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Attualità

Matteo Salvini stasera a Filorosso: sicurezza, allarme Fentanyl e i nuovi segreti sul delitto di Garlasco

Siete pronti per una prima serata televisiva esplosiva e senza sconti? 📺 Questa sera (martedì 6 ottobre) alle 21.15 su Rai 3, torna l’appuntamento con “Filorosso”! Il conduttore Antonino Monteleone avrà come ospite d’eccezione il Ministro Matteo Salvini. Il faccia a faccia toccherà i nervi scoperti dell’Italia: dalle drammatiche condizioni delle periferie romane all’emergenza sicurezza, fino all’allarme rosso per la diffusione del Fentanyl, il letale oppioide “degli zombie” che sta terrorizzando i giovanissimi! 😱 Ma non è tutto: il programma dedicherà ampio spazio al giornalismo investigativo, con aggiornamenti sul complesso caso di Valter Lavitola e un focus imperdibile (per tutti gli amanti del true crime) sui segreti e sui risvolti infiniti del caso Garlasco. Voi guarderete il talk politico stasera o preferite il calcio e i reality? Fatecelo sapere nei commenti (e non perdetevi le nostre migliori Smart TV consigliate nell’articolo)! 👇

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Filorosso

Roma – La prima serata televisiva del martedì si preannuncia ricchissima di spunti di riflessione, inchieste sul campo e accesissimi dibattiti politici. Questa sera, martedì 6 ottobre 2026, a partire dalle ore 21.15 in diretta su Rai 3 (e in contemporanea streaming sulla piattaforma digitale RaiPlay), andrà in onda una nuova, attesissima puntata di Filorosso. Il fortunato e seguitissimo talk show di approfondimento giornalistico della terza rete Rai, magistralmente condotto dal giornalista Antonino Monteleone, si prepara a calare uno dei suoi assi più pesanti in termini di ascolti e impatto mediatico: l’ospite d’onore e protagonista indiscusso dell’intervista centrale della serata sarà infatti il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. La presenza del leader leghista negli studi televisivi della Rai non sarà una semplice e formale passerella politica, ma si tradurrà in un serrato faccia a faccia sui temi più caldi, spigolosi e urgenti che stanno attraversando la nostra società. L’agenda dettata dagli autori del programma è infatti densissima e non farà sconti, puntando il faro dritto verso i nervi scoperti dell’Italia contemporanea: dal perenne e mai risolto problema del degrado urbano delle periferie, fino all’emergenza sicurezza che preoccupa quotidianamente milioni di cittadini, passando per una nuova, terrificante ombra che minaccia di distruggere il futuro delle nuove generazioni.

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Il degrado delle periferie e la minaccia del Fentanyl

Il cuore pulsante del dibattito con il Ministro Salvini ruoterà attorno alla complessa gestione dell’ordine pubblico nelle aree metropolitane più disagiate.
La trasmissione sceglierà un approccio diretto e immersivo: la narrazione della serata partirà proprio dalle strade della periferia romana, offrendo ai telespettatori crudi collegamenti in diretta e approfonditi servizi giornalistici dedicati in modo specifico alle gravissime criticità del territorio e alle innumerevoli sfide legate alla sicurezza dei cittadini onesti. Attraverso testimonianze in prima persona di residenti esasperati, esperti del settore e inviati sul campo, il programma di Rai 3 si prefigge di analizzare con occhio clinico fenomeni di devianza che, purtroppo, interessano sempre più realtà urbane da Nord a Sud del Paese. La lente d’ingrandimento della redazione sarà focalizzata, con particolare apprensione, sull’emergere di nuovissime e letali forme di disagio sociale e di criminalità organizzata. A spiccare tra tutti i temi in scaletta sarà l’allarme, sempre più rosso e assordante, legato alla subdola diffusione del fentanyl. Questo potentissimo e letale oppioide sintetico (noto anche come “la droga degli zombie”), che ha già causato centinaia di migliaia di vittime mietendo una vera e propria strage silenziosa negli Stati Uniti d’America, sta preoccupando enormemente le forze dell’ordine e le istituzioni sanitarie italiane per la sua crescente e inarrestabile circolazione clandestina e per i gravissimi rischi di overdose connessi, soprattutto tra la fascia dei giovanissimi che spesso lo assumono inconsapevolmente mescolato ad altre sostanze.

Dal caso Lavitola al mistero infinito del delitto di Garlasco

Oltre al serrato confronto politico con il Ministro Salvini sulle emergenze sociali, la puntata odierna di Filorosso manterrà fede alla sua solida vocazione per la cronaca giudiziaria e investigativa, esplorando vicende che hanno profondamente segnato e diviso l’opinione pubblica italiana.
Nel corso della lunga serata televisiva ci sarà infatti spazio per un preziosissimo e atteso aggiornamento sugli innumerevoli filoni d’indagine e sui risvolti del complesso caso di Valter Lavitola, figura chiave di moltissime inchieste che hanno intrecciato pericolosamente il mondo della politica, degli affari internazionali e dell’editoria. Ma l’attenzione del pubblico generalista e degli appassionati di true crime verrà inevitabilmente catturata da un ulteriore, fondamentale e inquietante focus dedicato all’intricatissima vicenda del delitto di Garlasco. L’omicidio della giovane Chiara Poggi, avvenuto nella tranquilla villetta provinciale nell’estate del 2007, e le successive, estenuanti battaglie legali che hanno portato alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi, continuano inesorabilmente a richiamare l’attenzione dei media e dei telespettatori. La trasmissione di Antonino Monteleone cercherà di fare chiarezza sulle ultime, eventuali novità procedurali e sui misteri che ancora aleggiano attorno a uno dei casi di cronaca nera più complessi, controversi e dibattuti della recente storia italiana. L’appuntamento è dunque imperdibile per tutti gli amanti del grande giornalismo d’inchiesta, ricordando che il programma è attivamente presente e interattivo anche sui social, in particolare sulla pagina Instagram ufficiale @filorosso_rai.

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Attualità

Caso Orlandi, spuntano video inediti su Marco Accetti: il misterioso “Americano” torna sotto inchiesta

Il mistero più oscuro e insabbiato d’Italia si arricchisce di un capitolo inquietante! Marco Accetti, il controverso e discusso fotografo romano, è tornato clamorosamente nel registro degli indagati della Procura di Roma con la pesantissima accusa di concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione nel caso di Emanuela Orlandi. Durante l’ultima puntata del programma “Filorosso” (Rai 3), il giornalista Antonino Monteleone ha mostrato un video shock e inedito: le telecamere hanno sorpreso Accetti, nel maggio 2024, intento a partecipare a una festa di diciottesimo nel centro di Roma, mentre balla e interagisce con ragazzine che hanno esattamente l’età che aveva Emanuela al momento della scomparsa! Ma non è tutto: Accetti è l’uomo che nel 2013 si autoaccusò del rapimento, dichiarando di essere lui il misterioso “Americano” (il gelido telefonista che ricattava il Vaticano e la famiglia Orlandi), e facendo ritrovare un flauto traverso appartenuto alla ragazza! Oggi i RIS di Roma stanno rianalizzando quello strumento con tecnologie moderne per trovare tracce del DNA della giovane vaticana. Mitomane alla disperata ricerca di attenzioni (come dice la sua perizia psichiatrica) o pedina fondamentale di un complotto internazionale? Scoprite nel nostro articolo tutti i retroscena di queste nuove clamorose indagini e trovate il nostro consiglio di lettura per approfondire tutti i segreti del Vaticano! 👇

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Filorosso

Roma – Ci sono ferite nel tessuto sociale del nostro Paese che si rifiutano categoricamente di rimarginarsi. Il rapimento e la scomparsa nel nulla della quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi, avvenuta in una torrida giornata del lontano 22 giugno 1983, rappresenta ancora oggi il buco nero per eccellenza della cronaca nera italiana, un intrigo internazionale fatto di segreti inconfessabili, depistaggi istituzionali, servizi segreti e criminalità organizzata. Ma quando sembrava che l’inchiesta fosse destinata all’ennesimo binario morto, un clamoroso colpo di scena ha riacceso i riflettori su una delle figure più controverse, sfuggenti ed enigmatiche dell’intera vicenda giudiziaria. Al centro dell’ultima puntata di Filorosso, il graffiante programma d’inchiesta condotto da Antonino Monteleone in prima serata su Rai 3 (e disponibile in streaming su RaiPlay), ci sono infatti le nuove, dirompenti indagini della Procura di Roma su Marco Fassoni Accetti. Il noto e discusso fotografo romano è recentemente tornato, con enorme fragore mediatico, a occupare un posto di rilievo nel registro degli indagati, formalmente accusato di concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione nell’ambito dell’infinito e doloroso caso Orlandi. Un ritorno di fiamma investigativo che si arricchisce oggi di nuovi, inquietanti documenti visivi mostrati in esclusiva nazionale.

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Le immagini shock: Accetti tra le quindicenni nel 2024

Il momento di maggiore tensione e sgomento della puntata televisiva si è registrato quando la regia ha deciso di mandare in onda delle immagini assolutamente inedite, girate in epoca recentissima, per la precisione nel maggio del 2024.
Il video, realizzato in un noto e affollato locale notturno situato nel centro di Roma, ritrae Marco Accetti intento a partecipare a una festa di diciottesimo compleanno. Quello che colpisce e fa inevitabilmente rabbrividire gli spettatori e gli investigatori è l’atteggiamento del controverso fotografo: lo si vede infatti interagire, ballare e muoversi con inquietante disinvoltura in mezzo a giovanissime ragazze che, per un tragico gioco del destino, hanno un’età anagrafica molto simile (se non identica) a quella che aveva l’incolpevole Emanuela Orlandi al momento della sua improvvisa e drammatica sparizione. Oltre allo shock visivo, il corposo servizio giornalistico ha ripercorso con lucidità il burrascoso, controverso e violento passato giudiziario del fotografo romano. Accetti è infatti balzato clamorosamente agli onori delle cronache nel 2013 con una clamorosa e spiazzante autoaccusa: si presentò spontaneamente agli inquirenti sostenendo di aver partecipato in prima persona al rapimento della giovane vaticana, orchestrando un complesso e delirante finto sequestro per fare pressioni internazionali. Non solo: Accetti dichiarò orgogliosamente di essere lui stesso la voce del misterioso e glaciale “Americano”, il famoso e spietato telefonista dall’inconfondibile accento anglosassone che per mesi terrorizzò la famiglia Orlandi e tenne sotto scacco il Segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli con le sue gelide richieste di scambio con il terrorista turco Ali Agca.

Il mistero del flauto e la perizia psichiatrica

A corroborare (almeno in parte) le sue strabilianti dichiarazioni del 2013 fu un macabro ritrovamento.
Accetti fece infatti ritrovare agli inquirenti, nascosto sotto una mattonella negli studi cinematografici dismessi della De Laurentiis, un vecchio flauto traverso in una custodia, indicandolo con assoluta certezza come lo strumento musicale appartenuto a Emanuela Orlandi (che, ricordiamo, scomparve proprio dopo essere uscita dalla sua consueta lezione di musica a Sant’Apollinare). Oggi, alla luce della clamorosa riapertura delle indagini vaticane e romane, quell’oggetto (che all’epoca non fornì tracce evidenti di DNA a causa dello stato di conservazione) è nuovamente finito sotto la spietata lente d’ingrandimento della scientifica. I RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Roma sono attualmente impegnati in nuovi, sofisticatissimi accertamenti tecnologici e chimici per verificarne l’effettiva provenienza e cercare l’impronta genetica definitiva che collegherebbe inesorabilmente Accetti al crimine. Ma chi è davvero Marco Accetti? Un mitomane incallito o un gelido calcolatore invischiato nei peggiori misteri d’Italia? La trasmissione ha ricostruito con attenzione le intercettazioni telefoniche dei familiari dell’uomo, i quali in passato avevano già espresso fortissime e fondate perplessità sulle sue continue e megalomani dichiarazioni. A fare chiarezza sulla sua mente ci pensa però la perizia psichiatrica ufficiale disposta dai magistrati: il documento medico lo ha ritenuto clinicamente sano e “pienamente imputabile” per i suoi reati, pur descrivendolo psicologicamente come una personalità narcisistica e fortemente orientata alla morbosa ricerca di attenzioni mediatiche. Il mistero si infittisce, ma la rete degli inquirenti sembra stringersi inesorabilmente attorno ai vecchi protagonisti di questa infinita storia oscura.

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Attualità

Morte David Rossi, la Commissione sgancia la bomba: “C’è un uomo nel vicolo, le ferite provano l’aggressione”

Svolta clamorosa e agghiacciante nel caso della morte di David Rossi (l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena)! Dopo oltre dieci anni passati a sentir parlare di “suicidio”, la Commissione Parlamentare d’Inchiesta ha letteralmente sganciato una bomba in diretta su Rai 3, durante il programma “Filorosso” di Antonino Monteleone. Il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha rivelato l’esistenza di un misterioso “uomo nel vicolo”: un individuo non identificato, ingiustamente liquidato all’epoca come un passante, che compare nelle telecamere appena 4 minuti dopo la caduta di Rossi. L’uomo era al telefono e fissava il manager moribondo a terra “per capire se fosse ancora vivo”, senza chiamare i soccorsi! Ma la vera prova schiacciante dell’omicidio sta sul volto della vittima: i medici e i periti hanno confermato che la ferita sul naso, lo zigomo tumefatto e il labbro spaccato non sono dovuti alla caduta, ma sono le prove inconfutabili di un brutale pestaggio (un’azione di forza) subita dal manager prima di precipitare dalla finestra! “Vogliamo trovare il mandante e gli esecutori, speriamo di far riaprire il caso”, ha dichiarato Vinci. In trasmissione è intervenuta anche la vedova, Antonella Tognazzi, ribadendo come fin da subito le ferite sul corpo del marito smentissero la tesi del gesto volontario. Leggete tutti i clamorosi dettagli inediti nel nostro articolo inchiesta, e scoprite i libri perfetti per conoscere tutti i segreti oscuri di questo incredibile mistero italiano! 👇

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Grossi, Monteleone

Roma – A distanza di oltre un decennio da quella tragica e misteriosa sera del 6 marzo 2013, il caso della morte di David Rossi (l’allora potentissimo capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena, precipitato nel vuoto dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni) continua a tormentare le coscienze, rifiutandosi categoricamente di essere archiviato sotto la frettolosa e controversa etichetta di “suicidio”. Nel corso degli anni, grazie all’incessante lavoro del giornalismo d’inchiesta e alla disperata determinazione della famiglia, la verità ufficiale ha iniziato a scricchiolare paurosamente, mostrando falle e contraddizioni clamorose. Nelle scorse ore, una vera e propria bomba mediatica e istituzionale è stata sganciata in diretta televisiva nazionale, riaprendo prepotentemente il caso e gettando un’ombra ancora più sinistra sulle indagini iniziali. A parlare, scuotendo l’opinione pubblica, è stato Gianluca Vinci, attuale presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Ospite della trasmissione Filorosso (il fortunato programma di approfondimento condotto dal giornalista Antonino Monteleone in onda in prima serata su Rai 3 e sulla piattaforma RaiPlay), Vinci ha rivelato dettagli agghiaccianti e retroscena investigativi inediti che puntano dritti verso una conclusione ben più macabra del gesto volontario: un’aggressione brutale seguita da un omicidio mascherato.

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Il mistero dell’uomo nel vicolo: “Guardava se era ancora vivo”

Secondo il presidente Vinci, uno degli elementi più rilevanti, sconvolgenti e colpevolmente ignorati emersi dal certosino lavoro di revisione della Commissione parlamentare riguarda le celebri telecamere di videosorveglianza puntate sul vicolo in cui precipitò il manager.
Le immagini, diventate tristemente note all’opinione pubblica, nascondono infatti una presenza spettrale su cui non si è mai voluta fare davvero chiarezza. “Oltre quello che noi vediamo della caduta, c’è un uomo nel vicolo che vede una persona moribonda a terra. Quest’uomo sta al telefono, è stato frettolosamente etichettato all’epoca come un semplice passante o un turista, e su di lui non è mai stata sollevata una questione investigativa precisa”, ha dichiarato Vinci. L’incongruenza temporale sollevata dalla Commissione fa venire i brividi. La prima ombra in movimento in quel vicolo buio e deserto compare infatti dopo appena 4 minuti dall’impatto di Rossi con il suolo, ovvero esattamente il tempo materiale necessario per scendere a piedi dall’ufficio del manager fino alla strada. “C’è molto da preoccuparsi e c’è da capire al più presto in che modo quell’uomo c’entra con la vicenda”, ha incalzato Vinci. “Quando quell’individuo compare nel vicolo, David Rossi era palesemente ancora vivo, si muoveva. E lui lo guarda dall’alto verso il basso, non per prestare soccorso, ma quasi per accertarsi e capire se fosse effettivamente ancora vivo”.

Le ferite sul volto: la prova schiacciante di un pestaggio

L’altro pilastro fondamentale su cui si sta concentrando l’inchiesta parlamentare per scardinare definitivamente la falsa tesi del suicidio riguarda l’analisi forense e autoptica del corpo della vittima.
Il presidente della Commissione ha infatti richiamato con forza le inequivocabili conclusioni scientifiche raggiunte di recente sugli esami delle lesioni riportate da David Rossi prima di precipitare dalla finestra. “Già in precedenza c’erano stati dei periti e dei medici legali che avevano dichiarato a chiare lettere che quella profonda ferita sul naso non era fisicamente compatibile con la dinamica della caduta al suolo”, ha ricordato Vinci. “Ricordiamo che David Rossi, come dimostrano le telecamere, entra in banca poche ore prima perfettamente sano, senza un graffio”. Il meticoloso lavoro di ricostruzione bio-meccanica della Commissione ha permesso di identificare con una ragionevole e granitica certezza dove, come e quando sono stati procurati quei segni sul viso del manager. Si parla di ferite estese che vanno dal labbro fino alla fronte, passando per uno zigomo pesantemente tumefatto: tutti traumi contusivi che, secondo gli esperti, corrispondono indiscutibilmente a un’azione di forza, a un vero e proprio pestaggio subito all’interno della stanza prima del volo fatale. “Stiamo facendo un ragionamento investigativo molto più ampio”, ha rincarato Vinci. “Vogliamo trovare sia il mandante che gli esecutori materiali”. L’auspicio finale è che questo monumentale lavoro non resti lettera morta: “Spero che la Commissione possa arrivare in Procura con del materiale probatorio talmente schiacciante da imporre l’immediata riapertura del caso”.

Il dolore e la rabbia della vedova Antonella Tognazzi

A dare ulteriore spessore emotivo e drammatico alla trasmissione di Rai 3 è intervenuta anche Antonella Tognazzi, l’instancabile vedova di David Rossi.
La donna, che insieme alla figlia Carolina Orlandi non ha mai smesso di lottare contro i mulini a vento della burocrazia e dei silenzi istituzionali, ha ribadito con fermezza i dubbi atroci maturati nel corso di questi lunghissimi dieci anni. “Da subito, fin dai primi istanti, tutti hanno provato disperatamente a farmi credere ciecamente alla comoda tesi del gesto volontario”, ha raccontato con voce ferma. “Io non sono mai andata a vedere direttamente quelle terribili immagini o i documenti crudi, non ce la facevo, ma ci sono fior fiore di periti di parte, medici legali, professori universitari e avvocati che da subito hanno evidenziato la presenza inspiegabile di questi segni sul corpo di mio marito. Segni che, analizzandoli scientificamente, non erano in alcun modo compatibili con la ricostruzione ufficiale che ci stavano propinando”. La Tognazzi ha sottolineato come le innumerevoli e schiaccianti valutazioni tecniche emerse nel tempo (dai segni dei presunti “polsini” per tenerlo fermo, fino alle ferite al volto) abbiano contribuito, pezzo dopo pezzo, a sgretolare la narrazione costruita nelle prime fasi di un’indagine che oggi, alla luce dei fatti, appare sempre più lacunosa e inaccettabile per uno Stato di Diritto.

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Politica

L’analisi di Sforzini: “Cerno è il cormorano di Vannacci, il grave errore del Generale”

Ci sono battaglie politiche che si perdono in un istante, a causa di una singola frase sbalgiata. L’ultimo, clamoroso attacco frontale del Generale Roberto Vannacci nei confronti del giornalista Tommaso Cerno (direttore de Il Giornale) si sta rivelando un boomerang disastroso per l’europarlamentare. In un lucido e spietato editoriale, Luca Sforzini (presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) paragona questo scivolone al famoso “cormorano agonizzante” della Guerra del Golfo: un piccolo dettaglio capace di cambiare per sempre la percezione dell’opinione pubblica. L’errore fatale di Vannacci non è stato criticare Cerno politicamente, ma attaccarlo sul piano personale e intimo, riesumando termini come “gusti invertiti” per colpire la sua omosessualità. Il risultato? Basta leggere i commenti sui profili social del Generale: questa volta non sono i suoi nemici di sinistra a indignarsi, ma i suoi stessi elettori di destra! Il pubblico che lo osannava per il suo coraggio contro il “politicamente corretto”, oggi prende le distanze e lo critica aspramente. Perché esiste un confine netto tra l’avere idee forti e lo scadere nell’insulto sgradevole contro la vita privata di un’altra persona. Vannacci ha superato quel limite? Leggete la brillante analisi politica completa nel nostro articolo, e scoprite i meccanismi psicologici della propaganda nel saggio che vi consigliamo di leggere! 👇

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Luca Sforzini

Redazione-  Di Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale – Nel cinico e spietato mondo della strategia militare, così come in quello altrettanto feroce e calcolatore della comunicazione politica moderna, esistono battaglie e intere guerre che non vengono perdute sul campo, sotto il fuoco incrociato dei mortai o nei lunghi e noiosi dibattiti parlamentari. Vengono perdute in un istante infinitesimale, cristallizzate per sempre nell’impatto emotivo di una singola, potentissima immagine. La storia contemporanea ce lo insegna con una chiarezza disarmante. Durante la prima Guerra del Golfo, nei primi anni Novanta, le televisioni di tutto il mondo ci inondarono 24 ore su 24 con filmati di bombardamenti a tappeto, missili intelligenti, cieli notturni illuminati dai traccianti, pozzi petroliferi in fiamme ed esplosioni apocalittiche. Eppure, se chiudiamo gli occhi, una delle pochissime immagini rimaste indelebilmente incise nella memoria collettiva dell’umanità fu infinitamente più piccola, fragile e apparentemente marginale: quella di un povero cormorano completamente ricoperto di denso petrolio nero, agonizzante e indifeso sulla riva del mare. In mezzo a quella gigantesca, assordante e spietata macchina da guerra globale, bastò il rantolo silenzioso di un uccello morente per dare un volto concreto, tragico e comprensibile a un disastro che milioni di parole, analisi geopolitiche e comunicati stampa militari non erano minimamente riusciti a raccontare. Alla luce dei recenti e turbolenti avvenimenti politici italiani, ho la fortissima sensazione che il giornalista Tommaso Cerno possa trasformarsi, politicamente parlando, nell’esatto equivalente di quel cormorano per il Generale Roberto Vannacci.

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L’attacco personale e l’errore strategico del Generale

La sensazione che si stia assistendo a un punto di non ritorno non nasce dal fatto che questa sia la prima volta in cui l’europarlamentare Roberto Vannacci pronunci parole estreme o divisive.
Al contrario: l’ipotesi prende corpo proprio perché il Generale, nel corso dell’ultimo anno, ne ha pronunciate talmente tante, in ogni contesto e su ogni tema possibile, da aver quasi assuefatto il suo pubblico e anestetizzato l’opinione pubblica nazionale. La provocazione costante era diventata il suo marchio di fabbrica, la sua infallibile corazza mediatica. Questa volta, però, il Generale ha sbagliato completamente e clamorosamente la bracciata. Invece di ingaggiare una legittima e costruttiva battaglia dialettica, ha preso di mira il direttore di un giornale fieramente schierato a destra (Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale) e, anziché contestarne le idee, gli editoriali o le visioni politiche, ha deciso di tirare volgarmente in ballo la sua sfera più intima e privata: la sua omosessualità. Vannacci ha riesumato termini anacronistici e offensivi come i celebri «gusti invertiti», contrapponendoli arbitrariamente e in modo denigratorio alla sua personale visione di «normalità». Un attacco ad hominem gratuito e sgradevole. Ma l’errore strategico più grave, quello che in gergo politico si definisce un vero e proprio autogol, è avvenuto nei giorni successivi: accortosi del divampare dell’incendio mediatico e istituzionale attorno alle sue dichiarazioni, anziché gettare acqua sul fuoco o tentare una doverosa rettifica, Vannacci ha continuato caparbiamente ad alimentarlo sui propri canali social, convinto forse di poter replicare lo schema vittimistico che lo aveva premiato in passato.

Il confine sottile tra il “politicamente scorretto” e l’insulto

Ed è esattamente qui, spulciando il polso della Rete, che si trova il dato sociologicamente e politicamente più interessante e inaspettato di tutta questa triste vicenda.
Oggi non occorrono costosi sondaggi demoscopici o complessi panel di esperti per tastare gli umori dell’elettorato: basta mettersi comodi e leggere con attenzione i commenti sotto i post social dello stesso Generale. Il suo pubblico di riferimento, quello zoccolo duro che dovrebbe applaudirlo e difenderlo a spada tratta in nome della libertà di espressione, questa volta, in larghissima parte, non applaude affatto. Al contrario: i suoi stessi follower contestano aspramente la caduta di stile, prendono le distanze in modo netto e inequivocabile, e qualcuno scrive persino (con l’amarezza di chi si sente tradito) che pensava seriamente di votarlo alle prossime elezioni ma, dopo questa uscita, non lo farà mai più. Il motivo di questa reazione allergica della sua stessa “bolla” è molto semplice, ma fondamentale per chiunque faccia politica: esiste una differenza enorme, un abisso incolmabile, tra l’essere fieramente “politicamente scorretti” e l’essere semplicemente e banalmente sgradevoli. C’è una distanza siderale tra il coraggio di sfidare il conformismo imperante del pensiero unico e la bassezza di frugare nella vita privata e sentimentale di un uomo unicamente per poterlo insultare. E, soprattutto, c’è una differenza abissale tra lo scandalizzare i propri avversari politici (tattica che compatta i ranghi) e il disgustare i propri potenziali elettori (tattica che svuota le urne). Le guerre politiche, esattamente come quelle vere fatte di trincee e polvere da sparo, producono sempre moltissimo rumore e fumo. Ma, qualche volta, a decidere ciò che resterà davvero sul campo alla fine della battaglia non è l’assordante fragore delle bombe sganciate. A volte basta l’immagine silenziosa di un cormorano sulla riva.

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