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Vertenza CallMat, il Vescovo Ambarus in campo: convocati i sindacati per salvare 350 posti

Il futuro di 350 padri e madri di famiglia è in grave pericolo, ma la Chiesa non resta a guardare! La drammatica vertenza occupazionale che ha colpito l’azienda CallMat di Matera subisce oggi un’importantissima svolta istituzionale: Monsignor Benoni Ambarus, Arcivescovo di Matera-Irsina, è sceso coraggiosamente in campo convocando d’urgenza i vertici dei sindacati locali (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL). L’atteso e cruciale incontro si terrà oggi alle 16:30 presso il Palazzo Arcivescovile, nel cuore della città. Un tavolo di crisi straordinario voluto per fare definitivamente chiarezza sulle colpe della committenza, ascoltare le legittime e disperate istanze dei dipendenti a rischio licenziamento e rimettere finalmente al centro di tutto la sacra dignità del lavoro. Non sono solo numeri, sono famiglie!👇

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Benoni Ambarus

Matera – La drammatica, angosciante e prolungata crisi occupazionale che da innumerevoli mesi sta tenendo col fiato sospeso centinaia di famiglie lucane compie oggi un passo istituzionale e umano di straordinaria rilevanza e altissimo valore simbolico. L’intricata e spinosa vertenza sindacale che riguarda il futuro dell’azienda CallMat non è più soltanto una fredda e calcolata questione di bilanci aziendali, spietati numeri o aridi contratti di committenza, ma è diventata una vera e propria emergenza sociale e morale di primaria importanza per l’intero tessuto cittadino e regionale. Proprio per questo motivo, a rompere il silenzio assordante e a scendere direttamente, coraggiosamente e attivamente in campo per cercare di sbrogliare la complessa matassa è stata la massima e più autorevole istituzione religiosa del territorio. Nel pomeriggio di oggi, a partire dalle ore 16:30, la delicatissima vertenza CallMat arriverà formalmente e ufficialmente sul prestigioso tavolo di Monsignor Benoni Ambarus, attuale Arcivescovo della diocesi di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico. Sua Eccellenza ha infatti deciso di convocare personalmente e urgentemente le principali e più rappresentative sigle sindacali regionali per un serrato, profondo e diretto confronto costruttivo sulle immense e spaventose criticità che stanno attualmente minacciando il futuro lavorativo di ben 350 dipendenti e delle loro incolpevoli famiglie.

Il vertice in Episcopio: la Chiesa ascolta il grido dei lavoratori

L’atteso, fondamentale e cruciale appuntamento istituzionale è stato rigidamente fissato per il tardo pomeriggio odierno all’interno dei solenni e storici spazi dell’Episcopio di Matera (universalmente e storicamente noto alla cittadinanza lucana anche come Palazzo Arcivescovile), situato strategicamente in Via Duomo 7, proprio a pochissimi passi di distanza dalla maestosa Cattedrale, nel cuore pulsante dell’antica e bellissima zona Civita.
A varcare le imponenti soglie del palazzo vescovile per partecipare attivamente e con grande speranza al tavolo di crisi saranno le massime delegazioni territoriali. Risponderanno all’appello dell’Arcivescovo le Segreterie regionali in prima linea, guidate dai volti noti del panorama sindacale locale: Anna Russelli in severa rappresentanza della SLC-CGIL, Vincenzo Piccinni per la FISTEL-CISL, Giovanni Letterelli in nome della UILFPC-UIL e il combattivo Pino Giordano per l’UGL Telecomunicazioni, il tutto rigorosamente accompagnato dalle rispettive e preparate delegazioni tecniche. Questa solenne convocazione papale e arcivescovile arriva come un fulmine a ciel sereno proprio in una delle fasi più calde, tese e drammaticamente delicate dell’intera vertenza lavorativa. Rappresenta, agli occhi di tutti gli osservatori politici e sociali del territorio, un momento vitale e importantissimo di puro ascolto umano e di confronto civile sulle innumerevoli problematiche che stanno letteralmente schiacciando psicologicamente i tantissimi lavoratori della CallMat, affrontando parallelamente anche il difficile, oscuro e complesso rapporto intercorrente tra le stesse organizzazioni sindacali e la fredda e distaccata dirigenza della committenza aziendale.

Oltre i numeri e i bilanci: la dignità irrinunciabile delle famiglie

Il nobile e chiarissimo intento di questo tavolo istituzionale fortemente voluto dalla Chiesa materana è quello di gettare finalmente un fascio di luce e di verità per comprendere analiticamente e fino in fondo la reale situazione, affrontando le criticità senza più alcun indugio o falso tatticismo politico.
Le organizzazioni sindacali si presenteranno al cospetto del Vescovo Ambarus non con le mani vuote, ma portando sul tavolo la reale, drammatica e tangibile situazione quotidiana vissuta sulla propria pelle dai lavoratori: racconteranno e documenteranno le spinose questioni legali e contrattuali che, ormai da troppo e logorante tempo, incidono pesantemente e negativamente sul presente sereno e sulle precarie prospettive occupazionali dei circa 350 valorosi dipendenti lucani coinvolti nella vertenza. La pressante, unitaria e sacrosanta richiesta avanzata dai sindacati confederali è quella di affrontare severamente e nel merito tutte le oggettive criticità burocratiche emerse finora, per poter comprendere fino in fondo le reali e oscure dinamiche aziendali che si celano dietro la vertenza in atto. L’obiettivo ultimo e inderogabile è individuare un percorso di confronto stabile e duraturo che possa rimettere finalmente al centro esatto del dibattito il sacro valore del lavoro, l’inviolabile dignità umana e la necessaria e assoluta tutela occupazionale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che rischiano ingiustamente di perdere la loro unica, indispensabile e vitale fonte di reddito mensile.

La speranza di una risoluzione pacifica: l’impegno sindacale

La straordinaria e inattesa convocazione ufficiale firmata da Monsignor Ambarus assume, proprio in questo preciso e turbolento contesto socio-economico, un particolarissimo e profondissimo significato cristiano e civile.
Questa coraggiosa mossa dell’Arcivescovado significa infatti voler aprire fisicamente e spiritualmente un prezioso e raro spazio di ascolto e di confronto pacifico su una complessa e dolorosa vicenda che non riguarda e non potrà mai riguardare esclusivamente l’analisi spietata di numeri aziendali, tagli ai bilanci o commesse milionarie, ma che impatta frontalmente, violentemente e prepotentemente sul futuro prossimo di centinaia di persone fisiche, madri e padri di famiglia della comunità. Il sacro diritto al lavoro e la sua strenua e incrollabile tutela devono e dovranno restare indiscutibilmente al centro esatto di ogni futuro confronto istituzionale o tavolo ministeriale. È esattamente animati da questo incrollabile spirito di giustizia che i vertici delle organizzazioni sindacali materane parteciperanno in massa all’incontro odierno. Porteranno fermamente e orgogliosamente all’attenzione del tavolo episcopale le legittime e disperate istanze dei lavoratori, chiedendo a gran voce chiarezza definitiva, totale e inequivocabile sulle reali e nebulose prospettive aziendali della CallMat. L’obiettivo primario di tutti è fare finalmente luce sulla reale situazione, mettere crudamente a confronto tutti gli elementi della vertenza e costruire le basi per una ripresa dei dialoghi.

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Crisi CallMat, il Vescovo scende in campo: scontro infuocato con Tim per salvare Matera

La vertenza occupazionale CallMat si trasforma in un vero e proprio dramma sociale per l’intera comunità di Matera! I rappresentanti sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) si sono rivolti disperatamente a Sua Eccellenza il Vescovo Benoni Ambarus per lanciare il loro grido di dolore: in bilico ci sono le vite e i mutui di ben 350 famiglie. I sindacati puntano ferocemente il dito contro TIM, accusata di aver dirottato i volumi di traffico verso altri territori sulla pelle dei lavoratori lucani. E mentre si attende un intervento duro della Regione Basilicata e del MIMIT, gli avvocati affilano le armi: si valuta già un’azione legale contro TIM per interposizione illecita di manodopera!👇

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Vescovo Matera per callmat

Matera – Il drammatico, logorante e inaccettabile spettro della disoccupazione di massa continua a volteggiare minacciosamente sopra i cieli della Città dei Sassi, gettando nello sconforto più totale centinaia di cittadini lucani. La complessa e spinosa vertenza industriale che vede tragicamente coinvolta l’azienda CallMat e le circa 350 lavoratrici e lavoratori del sito materano ha ormai ampiamente e definitivamente superato i ristretti, burocratici e asettici confini dei semplici tavoli sindacali. Si tratta ormai di una vera e propria e gigantesca emergenza sociale che rischia concretamente di mettere in ginocchio e affossare l’economia di un’intera comunità. Proprio per questo motivo, nel tentativo disperato di scuotere le coscienze delle istituzioni dormienti, le Segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni (guidate con fermezza da Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano) hanno deciso di compiere un passo dal fortissimo peso simbolico ed etico. Le delegazioni sindacali si sono infatti recate in udienza per incontrare faccia a faccia Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Benoni Ambarus (affettuosamente conosciuto da tutti come “Don Ben”), il neo Vescovo dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina, per illustrargli senza filtri la gravità inaudita della situazione in corso.

L’appello disperato a Don Ben: “Non chiediamo miracoli”

L’incontro, voluto con un’incredibile caparbietà e tenacia dalle stesse sigle sindacali, si è rivelato un momento di altissima, profonda e commovente intensità umana e sociale.
I rappresentanti dei lavoratori hanno voluto fortemente portare dinanzi alla massima autorità religiosa cittadina non soltanto un arido e freddo dossier fatto di numeri, esuberi aziendali e complicate procedure burocratiche, ma soprattutto la carne viva delle persone coinvolte. Hanno raccontato le storie strazianti, le paure inconfessabili per il domani, i mutui da pagare e l’incertezza soffocante di 350 oneste famiglie lucane. “Abbiamo trovato nel nostro Vescovo una porta spalancata e, soprattutto, una disponibilità autentica, sincera e cristiana ad ascoltare il grido di dolore dei lavoratori”, hanno dichiarato a caldo, visibilmente emozionati, i leader sindacali al termine dell’udienza. Al presule è stato consegnato un messaggio verbale crudo, diretto e inequivocabile: “Don Ben, noi non Le chiediamo un miracolo divino. Le chiediamo semplicemente di esserci. Di incontrare questi padri e madri di famiglia, di ascoltare la loro paura, di prendere in carico la loro flebile speranza e di portare la loro voce disperata là dove il potere politico sembra essersi tappato le orecchie. Sapere che la Chiesa di Matera ci guarda e non ci abbandona significa moltissimo per noi”.

Le durissime accuse dei sindacati a Tim: il giallo dei volumi

Ma al netto della doverosa e fondamentale ricerca di solidarietà umana e conforto spirituale, i sindacati hanno colto l’occasione dell’incontro per lanciare bordate di inaudita ferocia, scagliandosi senza alcuno sconto contro i vertici aziendali.
Il punto focale, cruciale e dirimente dell’intera vertenza, secondo i rappresentanti dei lavoratori, risiede unicamente nelle scelte strategiche adottate da TIM (la gigantesca committenza del call center materano). Le organizzazioni sindacali hanno denunciato pubblicamente un fatto che ritengono gravissimo, oscuro e moralmente inaccettabile: mentre a Matera si paventa una drastica e dolorosissima riduzione dei volumi di lavoro (con conseguente minaccia di tagli al personale), risulterebbe invece che quelle stesse identiche attività, storicamente gestite dalla sede lucana con enorme e riconosciuta professionalità per ben dieci anni, sarebbero state artatamente dirottate verso altri fornitori e altri territori in Italia o all’estero. “Chi sta vergognosamente prendendo in giro la Basilicata? Noi esigiamo risposte certe e cristalline”, tuonano furiosi i sindacalisti. “Se i volumi di traffico telefonico sono realmente e fisiologicamente diminuiti, TIM lo deve dimostrare carte alla mano. Ma se invece il lavoro c’è e viene semplicemente trasferito altrove per risparmiare pochi spiccioli sulla pelle della gente, qualcuno ci deve spiegare per quale assurdo motivo a pagare questo prezzo inumano debbano essere proprio e soltanto i lavoratori di Matera”.

Regione e Mimit nel mirino: e spunta la minaccia legale

Di fronte a questo scenario a dir poco apocalittico e kafkiano, il sindacato ha tracciato una linea rossa invalicabile: l’unica condizione accettabile per scongiurare la rivolta sociale è che l’azienda CallMat resti stabilmente a Matera e che non si perda un singolo, preziosissimo posto di lavoro.
Per raggiungere questo ambizioso e vitale traguardo, le sigle sindacali hanno deciso di mettere pesantemente e frontalmente sotto pressione anche la giunta della Regione Basilicata e i ministeri competenti a Roma. Pur ringraziando istituzionalmente la Regione per le prime risorse pubbliche messe in campo per finanziare gli ammortizzatori sociali, il messaggio lanciato è perentorio e inequivocabile: “Non vogliamo elemosine di Stato o scivoli dolci per accompagnare 350 persone verso il baratro della disoccupazione. Noi chiediamo lavoro, dignità e investimenti”. Viene quindi richiesto a gran voce al MIMIT (il Ministero delle Imprese) di convocare immediatamente un tavolo di crisi vincolante con TIM, costringendo i manager a svelare le vere carte industriali. Ma la vera, dirompente e clamorosa novità di queste ore è la minaccia di un contrattacco giudiziario senza precedenti: i legali dei sindacati stanno già passando al setaccio tutta la documentazione disponibile per valutare un’azione legale contro TIM per l’ipotesi di “interposizione illecita di manodopera”. I sindacati promettono battaglia totale: “Nessuno domani potrà lavarsi le mani dicendo che non sapeva. Lo sa la politica, lo sa l’azienda, e da oggi lo sa anche la Chiesa. Non aspetteremo inerti e passivi l’arrivo delle lettere di licenziamento”.

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Crisi al Comune di Matera, l’appello dell’UGL: “Sindaco, non mollare, la città deve andare avanti”

La politica locale litiga e si accapiglia sulle poltrone, ma la vera economia della città rischia di fermarsi inesorabilmente! Di fronte all’attuale crisi che agita e scuote il Comune lucano, si leva forte, chiara e inequivocabile la voce dell’UGL. Pino Giordano, segretario provinciale del sindacato, lancia un messaggio diretto e chiarissimo al primo cittadino materano: “Sindaco, te lo chiediamo, non mollare adesso! Matera ha assoluto bisogno di andare avanti senza indugi”. Il monito sindacale è severissimo: nessuna rassegnazione o immobilismo. La priorità totale e assoluta del momento deve essere l’occupazione, il completamento urgente delle infrastrutture cantierabili e la necessaria, complessa e urgente trasformazione della grande attrattività turistica della città in vera e tangibile stabilità e ricchezza per le famiglie materane!👇

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Antonio NICOLETTI, Sindaco di Matera

Matera – Il delicatissimo, turbolento e complesso dibattito politico e amministrativo che sta attualmente, pesantemente e profondamente interessando, agitando e scuotendo i palazzi istituzionali del Comune della celebre Città dei Sassi rischia seriamente, se non governato con immensa e lucida responsabilità, di paralizzare pericolosamente e fatalmente la complessa macchina amministrativa e l’intera e vitale economia del territorio lucano. In un momento storico così fragile, incerto e denso di sfide epocali per l’immediato futuro cittadino, a rompere con forza, decisione e chiarezza d’intenti il clima di tensione politica è l’intervento autorevole, fermo e preoccupato di Pino Giordano, attuale e combattivo Segretario Provinciale del sindacato UGL Matera. L’esponente sindacale non usa inutili giri di parole o vuote metafore politiche, ma si rivolge pubblicamente e direttamente al Primo Cittadino materano lanciandogli un accorato, chiaro e inequivocabile salvagente di responsabilità istituzionale. L’appello lanciato dall’UGL è categorico: fermare o far cadere in questo preciso, delicatissimo e cruciale istante storico l’amministrazione cittadina significherebbe condannare l’intero capoluogo lucano all’immobilismo più totale, allontanando tragicamente gli investitori, bloccando irreparabilmente i fondamentali cantieri in corso e tradendo di fatto le enormi, pressanti e sacrosante aspettative dei tantissimi lavoratori, dei disoccupati e delle storiche imprese locali che chiedono soltanto certezze, continuità e sostegno concreto.

Il messaggio di Giordano: la priorità assoluta è il lavoro

La disamina tracciata apertamente e lucidamente dal Segretario dell’UGL parte da una premessa doverosa, prettamente istituzionale, pacifica e profondamente democratica, per poi arrivare dritto, chirurgicamente e inesorabilmente al cuore sanguinante e pulsante del problema cittadino.
“Nutriamo ovviamente il massimo, totale e assoluto rispetto per tutte le diverse opinioni e le fisiologiche posizioni politiche in campo in queste ore convulse”, afferma con fermezza e senza sconti Pino Giordano. “Tuttavia, riteniamo convintamente che Matera abbia oggi un disperato, urgente e impellente bisogno soprattutto e prima di ogni altra cosa di una singola e semplice virtù: poter andare avanti a passo spedito. Non possiamo assolutamente, irresponsabilmente e in alcun modo consegnare all’Italia intera e agli stessi delusi cittadini materani l’immagine triste e deprimente di una città rassegnata, bloccata, immobile o, peggio ancora, malinconicamente ripiegata in maniera apatica sulle proprie e insormontabili difficoltà interne. Matera non è affatto questo: la nostra città possiede straordinarie e inesauribili energie umane, immense e preziose competenze tecniche e intellettuali, imprese solide e capaci, lavoratori instancabili e, soprattutto, delle potenzialità turistiche e strutturali a dir poco inestimabili, che devono necessariamente e obbligatoriamente essere valorizzate e trasformate concretamente e quotidianamente in nuovissime e tangibili opportunità di rinascita”. Secondo la chiara e solida visione sindacale proposta, l’attuale momento storico richiede alla classe politica un’altissima e inusitata dose di spietata concretezza, smisurata e totale responsabilità civile e una forte e incrollabile capacità di governo.

Il confronto politico e le vere esigenze delle famiglie lucane

Nel prosieguo accorato e appassionato della sua lucida e capillare analisi, Giordano punta fermamente e decisamente il dito contro il fortissimo e pericolosissimo rischio che la normale dialettica politica (giusta e fisiologica) degeneri però rapidamente, inutilmente e colpevolmente in un cieco, sterile e logorante scontro di potere autoreferenziale e distaccato dai reali e concreti bisogni popolari.
“Il confronto, anche aspro e duro tra le varie forze politiche, è senza ombra di dubbio una parte fondante e integrante della nostra preziosa democrazia”, prosegue incalzante il Segretario provinciale dell’UGL, sottolineando però un limite netto e invalicabile. “Esso non deve tuttavia mai, per nessuna ragione al mondo, farci tragicamente perdere di vista o obnubilare la mente rispetto a quelle che sono le assolute e primarie e vitali priorità delle persone comuni. Esistono e ci sono migliaia di padri e madri di famiglia e onesti lavoratori che chiedono disperatamente e quotidianamente certezze lavorative e risposte salariali immediate. Esistono storiche imprese e coraggiosi imprenditori che chiedono unicamente condizioni favorevoli, infrastrutture funzionanti e una burocrazia snella per poter finalmente tornare a investire pesantemente capitali nel territorio. Ci sono intere, sofferenti e stanche famiglie che domandano a gran voce servizi comunali e territoriali efficienti e puntuali. E poi ci sono i nostri giovani, il nostro futuro, che chiedono opportunità reali per poter orgogliosamente costruire il proprio futuro qui a Matera, senza essere forzatamente costretti alla fuga emigratoria o all’abbandono della propria bellissima e amata terra natia. È esattamente su queste concrete e impellenti esigenze quotidiane, e non certamente sulle poltrone e sugli inciuci, che deve essere rigorosamente pesata e spietatamente misurata l’azione e l’efficacia delle nostre istituzioni”.

Sviluppo e appello diretto: “Sindaco, non mollare adesso”

A conclusione del comunicato, il richiamo fortissimo dell’UGL si sposta drasticamente e tecnicamente sulle sempre urgenti, aperte e cruciali questioni squisitamente economiche, prettamente produttive e inerenti le prospettive occupazionali per l’intero e vasto territorio della provincia.
“Il nostro sacrosanto e primo dovere civico e istituzionale in questo momento è difendere strenuamente e con i denti ogni singolo e prezioso posto di lavoro oggi esistente sul territorio. Ma, nello stesso ed identico tempo e con la medesima, inesauribile energia, dobbiamo assolutamente accelerare brutalmente tutti i grandi e fondamentali interventi infrastrutturali e logistici in cantiere. Matera non può, non deve e non potrà mai sperare di sopravvivere dignitosamente vivendo di sola e misera rendita legata puramente e unicamente al proprio e straordinario patrimonio storico e culturale ereditato dai nostri avi: l’enorme attrattività turistica che esercita nel mondo intero deve tassativamente e magicamente trasformarsi in vera, tangibile e strutturale occupazione stabile, sviluppo industriale e benessere diffuso e percepibile per l’intera e orgogliosa comunità”. Da qui nasce, in maniera logica, spontanea e inevitabile, il famosissimo e accorato messaggio diretto, umano e accalorato rivolto in maniera frontale al primo cittadino: “Sindaco, te lo chiediamo a gran voce, per favore, non mollare adesso. Le oggettive difficoltà politiche interne o di maggioranza e le complesse noie amministrative quotidiane vanno certamente e doverosamente affrontate e superate con enorme e inattaccabile senso di responsabilità, ampio e sincero confronto e grande dialogo istituzionale con l’opposizione, ma senza perdere assolutamente mai di vista il bene superiore e assoluto della città”. L’UGL offre infine la propria totale, sincera e incondizionata disponibilità e apertura per l’immediata costituzione di un tavolo stabile, solido e concreto di crisi e di concertazione tra la Giunta comunale, le organizzazioni dei lavoratori, le eccellenze imprenditoriali e tutte le varie rappresentanze sociali.

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Crisi CallMat, l’appello dei sindacati al Vescovo: “Don Ben, non lasci sola Matera”

La disperazione e la rabbia di 350 lavoratori lucani a rischio licenziamento arrivano dirette al cuore della Chiesa. I sindacati hanno lanciato un drammatico appello al Vescovo di Matera, Monsignor Ambarus: “Don Ben, non lasci sola la nostra comunità”. La vertenza CallMat rischia di distruggere il futuro di centinaia di famiglie. L’accusa contro TIM è durissima: si sospetta che i volumi di lavoro non siano calati, ma siano stati cinicamente trasferiti verso altri territori. I lavoratori rifiutano l’elemosina dei sussidi e chiedono l’intervento immediato di Regione e Ministero per difendere il posto di lavoro👇

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Monsignor Benoni Ambarus

Matera – Nel complesso, arido e spesso spietato mondo delle relazioni industriali, arriva inesorabilmente un preciso momento di rottura in cui una formale vertenza sindacale cessa definitivamente di essere considerata soltanto come una fredda disputa burocratica tra le parti sociali, per trasformarsi in una vera e propria e drammatica emergenza umanitaria e territoriale. Quando dietro l’ombra minacciosa e incombente di una massiccia procedura di licenziamento collettivo non si scorgono più asettici numeri da bilancio, algide percentuali di esubero o complessi grafici aziendali, ma si materializzano concretamente i volti stanchi di centinaia di persone in carne ed ossa, la prospettiva della lotta cambia radicalmente. La gravissima, complessa e sempre più esplosiva vertenza che ha duramente colpito la CallMat di Matera è drammaticamente giunta esattamente a questo delicato e pericoloso punto di non ritorno sociale. Attualmente, ben 350 lavoratrici e lavoratori lucani rischiano concretamente, quotidianamente e dolorosamente di perdere il proprio sacrosanto posto di lavoro. Parliamo di 350 intere famiglie che guardano all’immediato futuro con legittima paura, schiacciate dal peso opprimente di mutui da pagare, bollette in scadenza e figli da mantenere. Di fronte a questo inaccettabile e imminente disastro occupazionale, che minaccia di recidere le radici stesse della speranza di una comunità intera, le principali sigle sindacali del territorio (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni) hanno deciso di compiere un passo eccezionale e fortemente simbolico: rivolgere un appello pubblico, accorato e disperato, direttamente alla Chiesa locale, e in particolar modo alla sensibilità umana di Monsignor Benoni Ambarus, affettuosamente noto come “Don Ben”, Vescovo dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina e di Tricarico.

L’appello alla Chiesa: la fede come scudo per i lavoratori

La lettera aperta, firmata congiuntamente dai combattivi Segretari regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, non rappresenta affatto una formale e burocratica richiesta di mediazione tecnica, ma suona come un vero e proprio e potentissimo grido di dolore lanciato verso le istituzioni religiose.
“Eccellenza, la preghiamo, ascolti il disperato grido di Matera”, si legge nel toccante documento sindacale. I rappresentanti dei lavoratori chiariscono immediatamente di non voler in alcun modo chiedere alla Chiesa cattolica di sostituirsi impropriamente alle mancanze o alle gravi assenze delle istituzioni politiche deputate alla risoluzione della crisi, ma le implorano di fare ciò che da sempre, evangelicamente, le appartiene di diritto: stare fisicamente e spiritualmente accanto a chi soffre ingiustamente, ascoltare pazientemente chi ha paura del domani, difendere a spada tratta la dignità inalienabile della persona e dare voce potente a chi rischia concretamente di non averne più nei tavoli che contano. Nelle case dei 350 dipendenti CallMat, la parola più difficile e angosciante da pronunciare oggi è diventata “domani”. La grande paura di svegliarsi senza uno stipendio dignitoso e senza la fondamentale sicurezza economica necessaria per mandare avanti il nucleo familiare sta logorando la serenità della città dei Sassi. I sindacati ricordano con forza al Vescovo che la vera fede cristiana non può e non deve esaurirsi esclusivamente nella preghiera silenziosa all’interno delle mura parrocchiali, ma deve necessariamente tradursi in presenza attiva, in tangibile solidarietà civica e in strenua difesa della dignità del lavoro umano. La richiesta a Don Ben è chiara, diretta e umanamente inattaccabile: scendere fisicamente in campo, incontrare gli operai e far sentire la propria autorevole e pesante voce a sostegno della comunità lucana ferita.

Le pesantissime accuse a TIM: trasferimenti occulti di volumi

Se il lato prettamente umano ed emotivo della vertenza è stato affidato all’autorevole figura pastorale del Vescovo Ambarus, il lato duro e crudo della vertenza industriale viene invece scaricato, con accuse pesantissime, frontali e circostanziate, direttamente contro i massimi vertici aziendali.
Il sindacato unito ha infatti pubblicamente denunciato una situazione gestionale e industriale che ritiene a dir poco gravissima e inaccettabile. Le rappresentanze dei lavoratori hanno formalmente posto domande precise, stringenti e inequivocabili al colosso delle telecomunicazioni TIM, alla Regione Basilicata e al Ministero competente (MIMIT), senza ricevere finora risposte rassicuranti. La fortissima accusa mossa dai sindacalisti è pesantissima: mentre a Matera l’azienda parla ufficialmente e drammaticamente di una presunta “riduzione fisiologica dei volumi di traffico”, sbandierando lo spettro di 350 inevitabili esuberi occupazionali, i sindacati avrebbero invece raccolto fondate e preoccupanti informazioni interne secondo cui le medesime attività lavorative (precedentemente e storicamente gestite con professionalità dal sito di CallMat) sarebbero state artatamente e strategicamente dirottate e indirizzate verso altri fornitori e altri bacini territoriali meno costosi. “Se i volumi sono realmente diminuiti, TIM abbia il coraggio manageriale di dimostrarlo pubblicamente portando tavoli, dati, numeri certificati e documenti inoppugnabili. Se invece, come temiamo, le attività continuano a essere svolte regolarmente ma vengono scientemente trasferite altrove per logiche di mero risparmio, qualcuno deve spiegarci per quale assurdo motivo a pagare il prezzo altissimo di queste ciniche scelte debbano essere unicamente i padri e le madri di famiglia di Matera”, tuonano all’unisono i segretari regionali, domandandosi apertamente chi stia realmente e clamorosamente prendendo in giro la Basilicata lavoratrice.

Regione e MIMIT chiamati in causa: servono risposte immediate

L’ultimo, fondamentale e cruciale fronte della complessa e logorante battaglia a difesa del call center lucano si sposta inevitabilmente sul delicatissimo e fragile tavolo della politica istituzionale nazionale e regionale.
I sindacati, pur riconoscendo e apprezzando formalmente lo sforzo iniziale e la volontà della Regione Basilicata di mettere in campo risorse economiche d’emergenza per sostenere le famiglie coinvolte dal probabile taglio, sono categorici, fermi e inamovibili sulla loro durissima posizione di principio: non si cercano banali elemosine di Stato o temporanei sussidi di disoccupazione, ma si esige con la massima forza che il lavoro vero, produttivo e dignitoso venga salvaguardato e difeso con i denti. Un ammortizzatore sociale può aiutare temporaneamente una famiglia a superare la primissima fase di emergenza, ma non potrà mai e poi mai sostituire a lungo termine la dignità e la sicurezza sociale garantite da un posto di lavoro stabile. Proprio per questo motivo ineludibile, le segreterie regionali chiedono pubblicamente e urgentemente al Presidente della Regione di alzare drasticamente e coraggiosamente il livello dell’iniziativa istituzionale di protesta, pretendendo inoltre dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) la convocazione immediata e perentoria dei vertici di TIM a Roma per chiarire definitivamente le proprie oscure scelte industriali. Matera ha già dato prova di grandissima professionalità e dedizione negli anni, e i sindacati promettono che lotteranno fino all’ultimo respiro istituzionale pur di non permettere che la città venga cinicamente considerata come una terra sacrificabile sull’altare dei bilanci aziendali.

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