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Attualità

Carlo Freccero e Dacia Maraini ospiti a “L’Elefante”: il nuovo talk di Peter Gomez su Rai 3

La seconda imperdibile puntata de “L’Elefante”, il nuovo format di approfondimento condotto da Peter Gomez, torna sabato 26 settembre alle 20.15 su Rai 3 e RaiPlay. Un appuntamento televisivo all’insegna della cultura e della decodifica del presente, che abbandona le urla dei classici talk show per ospitare due giganti del panorama intellettuale italiano: il massmediologo e autore televisivo Carlo Freccero e la celebre scrittrice Dacia Maraini. Accompagnato come sempre dal lucido commento storico di Giordano Bruno Guerri e supportato dal preziosissimo e immenso patrimonio audiovisivo delle Teche Rai, Peter Gomez intreccerà l’attualità con la memoria del Paese. A spezzare il ritmo e alleggerire il dibattito interverranno l’attrice Chiara Francini, inviata alla ricerca di storie umane e marginali dal territorio, e la graffiante ironia surreale del comico ligure Dario Vergassola. Scopri le anticipazioni e i temi della serata in cui la riflessione e l’umorismo racconteranno l’Italia di oggi👇

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Gomez Elefante

Roma – Il panorama televisivo dell’approfondimento giornalistico e culturale del weekend si arricchisce di nuovi, interessanti e prestigiosi contenuti, offrendo al pubblico del servizio pubblico una serata all’insegna della riflessione e del dibattito di altissimo livello. Sabato 26 settembre 2026, con fischio d’inizio fissato nella strategica fascia oraria dell’access prime time delle ore 20.15, andrà in onda sulla storica rete di Rai 3 (e in contemporanea streaming on demand sulla moderna e popolarissima piattaforma digitale RaiPlay) la seconda, imperdibile puntata del nuovo e già apprezzato format televisivo “L’Elefante”. Il programma, ideato e magistralmente condotto dal noto e agguerrito giornalista Peter Gomez, direttore della versione online de Il Fatto Quotidiano, si propone fin dal suo recente debutto come un vero e proprio “animale” raro nel panorama del piccolo schermo italiano. Abbandonando le urla sguaiate e le rissosità tipiche di molti talk show contemporanei, Gomez preferisce infatti adottare un tono pacato, analitico e costruttivo, mettendo al centro del dibattito le idee e non le provocazioni a buon mercato. Per questo secondo, attesissimo appuntamento stagionale, il parterre degli ospiti in studio si preannuncia a dir poco eccezionale. A sedersi sulle poltrone del programma per dialogare amabilmente con il padrone di casa saranno due giganti assoluti della cultura italiana contemporanea: Carlo Freccero e Dacia Maraini. Ad affiancare costantemente Gomez nel delicato e fondamentale ruolo di spalla narrativa e “compagno di viaggio” fisso, ci sarà ancora una volta l’illustre presenza di Giordano Bruno Guerri, intellettuale raffinato e profondo conoscitore della complessa e travagliata storia d’Italia.

Tra mass media e letteratura: Freccero e Maraini analizzano il presente

Il cuore pulsante della lunga serata televisiva di sabato sarà, senza ombra di dubbio, il serrato, lucido e appassionante dialogo a tre voci che Peter Gomez intesserà magistralmente con i suoi due prestigiosi e attesissimi ospiti d’onore.
Da un lato della barricata concettuale siederà il vulcanico Carlo Freccero, figura a dir poco mitologica del panorama massmediologico nazionale, storico autore televisivo, ex direttore di rete e, da decenni, finissimo e spietato osservatore dei mutamenti strutturali e dei linguaggi subliminali della comunicazione moderna. La sua spiccata capacità di decostruire la realtà mediatica, smascherando le logiche di potere che si celano dietro l’infotainment, offrirà sicuramente al pubblico di Rai 3 spunti di riflessione taglienti, complessi e mai banali. Sull’altro versante troveremo invece l’immensa eleganza e la pacata saggezza della scrittrice Dacia Maraini, considerata all’unanimità dai critici come una delle più autorevoli, lette e tradotte voci della letteratura italiana contemporanea. La Maraini, da sempre impegnata strenuamente sul fronte dei sacrosanti diritti civili e dell’emancipazione femminile, porterà in studio il suo preziosissimo bagaglio di memoria storica e di sensibilità umanistica. Si tratta, a ben vedere, di due protagonisti assoluti e indiscussi della cultura italiana contemporanea, appartenenti a mondi intellettuali profondamente e apparentemente diversi tra loro (quello veloce e cinico della televisione e quello lento e riflessivo della parola scritta), ma che risultano saldamente accomunati dalla rara e innata capacità di saper leggere, interpretare e sviscerare criticamente i mutamenti, le paure e le contraddizioni della società contemporanea, offrendo prospettive originalissime e spunti di dibattito inediti sui principali e scottanti temi del nostro presente.

Giordano Bruno Guerri e le Teche Rai per rileggere l’attualità italiana

Nel corso del ricco e articolato appuntamento in prima serata, non mancheranno ovviamente altre voci autorevoli e altri importanti ospiti pronti a intervenire in diretta.
A contribuire in maniera assolutamente sostanziale, determinante e qualitativa all’approfondimento storico e storiografico dei complessi temi affrontati in studio sarà ancora una volta il professor Giordano Bruno Guerri. Lo storico, saggista, accademico e biografo tra i più noti, prolifici e autorevoli dell’intero panorama culturale italiano, è stato esplicitamente chiamato dagli autori del programma per condividere fianco a fianco con Peter Gomez l’intero e tortuoso percorso narrativo della serata. Il suo compito principale sarà quello di arricchire il dibattito televisivo con il proprio personale, dissacrante e sempre lucido punto di vista storico, tracciando parallelismi e similitudini tra le vicende politiche del passato e la cronaca stretta dei nostri giorni. Come di consueto, infatti, il nuovo programma di Rai 3 alternerà sapientemente momenti di serrato approfondimento giornalistico, analisi sociologica e confronto dialettico, mettendo in costante e proficuo dialogo le notizie scottanti dell’attualità odierna con l’immenso valore della memoria storica nazionale. Questo delicato ponte tra passato e presente sarà reso possibile soprattutto grazie all’uso massiccio e intelligente dello straordinario patrimonio audiovisivo custodito gelosamente dalle famose Teche Rai. Le fredde notizie di cronaca della settimana verranno così estrapolate dal loro contesto effimero per essere ricollocate sapientemente all’interno di una dimensione narrativa e temporale molto più ampia e organica, arricchita continuamente da citazioni e riferimenti colti alla cultura popolare, alla letteratura classica, ai capolavori del cinema d’autore e alla complessa vita sociale e politica del nostro tormentato Paese.

Le storie di Chiara Francini e l’umorismo surreale di Dario Vergassola

L’approfondimento intellettuale e la serietà giornalistica de “L’Elefante” troveranno il loro perfetto e necessario contraltare grazie alla presenza di due formidabili e amatissimi fuoriclasse dello spettacolo italiano, incaricati di spezzare il ritmo e alleggerire il tono della narrazione con intelligenza e acume.
Ad accompagnare il racconto televisivo ci sarà infatti l’effervescente e amatissima attrice toscana Chiara Francini, che proporrà al grande pubblico una delle sue speciali e appassionate “storie dal territorio”. Armata del suo proverbiale sguardo ironico, brillante e spesso dolcemente pungente sull’Italia provinciale e sui suoi bizzarri protagonisti, la Francini andrà fisicamente alla ricerca di personaggi dimenticati, realtà marginali e storie umane capaci di raccontare le infinite contraddizioni del nostro Paese partendo da prospettive decisamente insolite, inaspettate e sorprendenti. A completare il formidabile cast fisso della trasmissione interverrà anche l’inconfondibile verve del comico ligure Dario Vergassola, pronto come sempre a offrire al pubblico in studio e a casa le sue celebri, fulminee e imprevedibili incursioni dialettiche. Con le sue proverbiali e finto-ingenue osservazioni caratterizzate da un umorismo spiccatamente surreale, Vergassola punzecchierà gli ospiti illustri e lo stesso Gomez, offrendo punti di vista sagaci, originali e spesso spiazzanti sui temi affrontati nel corso della lunga puntata. Tra lunghe interviste confidenziali a cuore aperto, confronti accesi in studio e preziosi materiali d’archivio riesumati dalle polverose Teche Rai, il salotto de L’Elefante continua dunque imperterrito la sua “pesante” marcia, con il nobile scopo di mettere in relazione fatti di cronaca, personaggi pubblici, storie private e luoghi geografici, spingendosi ben oltre la semplice e arida cronaca quotidiana. Un racconto televisivo maturo e articolato che non segue mai supinamente e banalmente l’agenda mediatica dettata dal giorno, ma che cerca invece affannosamente connessioni logiche, prospettive inattese e nuove, coraggiose chiavi di lettura culturali per aiutare gli italiani a comprendere l’estrema complessità del presente.

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Attualità

Dacia Maraini a L’Elefante: “La religione unita al potere è un disastro per le donne”

Nel corso della trasmissione di Rai 3 “L’Elefante”, condotta da Peter Gomez, la scrittrice Dacia Maraini ha regalato una potentissima e lucida lezione di storia e umanità al pubblico. Sotto i riflettori è finita la drammatica e tragica condizione femminile legata e oppressa dal velo e dai regimi estremisti: “Nel Corano non c’è scritto, ma quando la religione si allea con il potere statale è un disastro totale per le donne”. Poi, il ricordo intimo e struggente dei viaggi in Africa e della purezza poetica dell’amico Pier Paolo Pasolini e l’amara, sferzante critica alla miseria dei politici di oggi, abituati miseramente ad accusare l’avversario etichettandolo come “radical chic”. Leggi i passaggi salienti dell’intervista 👇

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Maraini Gomez

Roma – La potenza dirompente, lucida e inarrestabile della grande e profonda parola d’autore e del pensiero critico irrompe improvvisamente e magistralmente in prima serata televisiva, squarciando con eleganza e fermezza il velo stantio, opaco e spesso eccessivamente superficiale, urlato e banale del consueto chiacchiericcio e dibattito nei talk show italiani. In una vibrante, intensa e densissima puntata andata in onda nella serata odierna, i telespettatori del servizio pubblico hanno potuto fortunatamente assistere a una vera e propria e preziosissima lectio magistralis di civiltà, storia, emancipazione e letteratura, regalata con la consueta umiltà e fiera determinazione da una delle più grandi e stimate menti viventi della cultura del nostro Paese. Stiamo ovviamente parlando della celeberrima scrittrice, poetessa, saggista e drammaturga Dacia Maraini. Accolta con grande deferenza e ospitata d’onore nel prestigioso e sobrio salotto de “L’Elefante” (l’approfondito programma di informazione inchiesta e interviste faccia a faccia condotto magistralmente, puntualmente e sapientemente dal giornalista Peter Gomez, regolarmente in onda e in diretta streaming sulle frequenze nazionali di Rai 3 e sulla piattaforma on demand RaiPlay), l’intellettuale e romanziera non si è affatto trincerata dietro comodi, rassicuranti e diplomatici giri di parole. Sollecitata e stuzzicata dalle abili e attente domande del padrone di casa, la Maraini ha invece deciso coraggiosamente di affrontare a viso aperto, con un incredibile, lucido e invidiabile vigore dialettico, alcune delle tematiche sociali, politiche e umane più scottanti, attuali, spinose e dolorose della nostra incerta e violenta contemporaneità geopolitica.

Il Corano e l’oppressione: la dura e inequivocabile analisi sul velo integrale

Il primissimo, doloroso e ineludibile macigno dialettico affrontato coraggiosamente nel corso della densa e lunga intervista televisiva ha riguardato immancabilmente il delicatissimo, tragico e sanguinoso tema dei diritti civili fondamentali e universali brutalmente negati, calpestati e annientati nei violenti regimi teocratici mondiali.
La scrittrice, da sempre instancabile, agguerrita, fiera e storica paladina militante in prima linea per la difficile e tortuosa emancipazione femminile e per l’indipendenza delle donne in tutto il mondo, ha puntato un rigidissimo e severissimo dito accusatore direttamente e senza mezzi termini contro le drammatiche storture interpretative estreme della religione islamica. Sgombrando il campo da facili e letali equivoci teologici e culturali, la Maraini ha voluto precisare un dettaglio testuale e storico di vitale e dirimente importanza per il dibattito: «Voglio ricordare a tutti e sottolineare con forza che nel testo sacro del Corano non c’è scritto letteralmente ed esplicitamente da nessuna parte, in nessun versetto, che le donne debbano per forza ed obbligatoriamente mortificarsi e nascondere il proprio corpo e il proprio volto dovendo indossare integralmente e forzatamente il velo islamico». La sua successiva, tagliente e spietata disamina sociologica e politica si è poi concentrata chirurgicamente e spietatamente sul mostruoso, oscuro e deleterio rapporto incestuoso e letale che storicamente intercorre da secoli tra la fede e i palazzi governativi. «Il vero e spaventoso problema sociologico di fondo si innesca inesorabilmente e fatalmente quando la religione, qualsiasi essa sia, decide opportunisticamente di fondersi, di allearsi militarmente e di sposarsi indissolubilmente con la spietata gestione terrena del potere politico assoluto e statale: in quel preciso, maledetto istante storico, la fede smette di essere spiritualità e diventa repentinamente e matematicamente un disastro incalcolabile, un totalitarismo feroce e inumano, e lo diventa purtroppo e tragicamente soprattutto, prima di tutto e in maniera spaventosa, a danno del corpo e delle vite delle donne, costrette alla sottomissione».

Il ruolo vitale dell’intellettuale oggi: la ferrea difesa della libertà di pensiero

Archiviata la drammatica e attualissima pagina sui diritti umani internazionali calpestati e sulle teocrazie, Peter Gomez ha sapientemente condotto, indirizzato e virato il denso confronto televisivo sulle dinamiche puramente intellettuali, domandando apertamente all’ospite quale debba e possa essere l’effettivo, utile e reale peso o ruolo sociale di uno scrittore e di un artista nella distratta, disillusa e iper-tecnologica società odierna.
Rivendicando con grandissimo orgoglio, fierezza identitaria e veemenza il proprio vitale spazio d’azione pubblica e civile, la scrittrice ottantottenne ha letteralmente e magistralmente impartito alla platea e ai giovani una vibrante ed emozionante lezione frontale e storica di puro e sano impegno civile, attingendo a piene mani dal glorioso passato letterario e musicale della penisola. «Chi possiede il dono dell’arte, gli intellettuali veri, i pensatori liberi, sono intimamente, fisiologicamente e naturalmente sempre portati dal loro stesso animo tormentato a doversi schierare pubblicamente, a dover inevitabilmente prendere posizione di fronte alle enormi e stridenti ingiustizie del mondo che li circonda», ha argomentato sapientemente la Maraini, zittendo i critici dell’impegno politico nell’arte. «Oggi noi tendiamo superficialmente e scolasticamente a pensare, sbagliando di grosso, che magari geni malinconici come Giacomo Leopardi non lo facessero o si astenessero dalle vicende patrie, ma in realtà, studiando a fondo, scopriamo che tutti, assolutamente tutti i nostri più grandissimi, immensi e insuperabili scrittori e artisti patri, e pensiamo limpidamente ad esempi giganti come il compositore Giuseppe Verdi e il romanziere Giovanni Verga, si sono intimamente e politicamente e socialmente impegnati fino allo spasimo e si impegnano tuttora e costantemente a fondo con le loro immense opere. Attenzione, impegnarsi non significa affatto banalmente e miseramente dover andare in una sede per prendere obbligatoriamente in mano la tessera di un partito politico, ma significa essenzialmente possedere il coraggio indomito di parlare, descrivere e denunciare a gran voce la cruda e reale verità sociale, economica e umana del proprio tempo storico. Gli artisti, per loro stessa, pura e insita e divina definizione costituzionale e spirituale, lottano strenuamente ogni giorno e fino alla morte unicamente per la difesa assoluta e totale della suprema libertà di pensiero».

Il ricordo intimo e struggente di Pasolini: la ricerca della purezza e del candore

L’atmosfera nello studio Rai, improvvisamente, si è poi fatta immensamente e incredibilmente rarefatta, intima, poetica, dolce e densa di palpabile e struggente e autentica e vera e sentita malinconia quando l’intervista è inevitabilmente, fatalmente e dolcemente scivolata e approdata sul delicato e personalissimo ricordo umano e viscerale di uno dei più grandi, controversi, complessi e geniali intellettuali mai nati nel Novecento italiano: il compianto, amato e inseparabile amico fraterno e genio Pier Paolo Pasolini.
Dacia Maraini, compagna di innumerevoli, leggendari, formativi e storici viaggi esplorativi intercontinentali, confidenze sussurrate e avventure culturali condivise in gioventù proprio e fianco a fianco con l’iconico regista, autore e poeta friulano trucidato all’Idroscalo, ha tracciato al microfono di Rai 3 un ritratto inedito, affettuoso, profondo, lucidissimo e privato e intimo della sua perenne e irrequieta tensione esistenziale giovanile verso l’assoluto. «Conoscendolo a fondo, posso serenamente e fermamente affermare che Pier Paolo Pasolini è stato, nel suo intimo e profondo animo, un uomo profondamente e dichiaratamente piuttosto e testardamente anarchico. Ce l’aveva a morte, ideologicamente e visceralmente e ontologicamente, in maniera viscerale con il concetto stesso del potere, qualsiasi forma e colore politico e istituzionale di potere costituito o coercitivo fosse», ha rievocato e spiegato la scrittrice con un palese ed emozionante e percepibile velo di genuina ed autentica nostalgia umana negli occhi lucidi. «Egli voleva disperatamente essere libero, e per esserlo sentiva di avere in testa una sua precisa, radicata e ossessiva idea idilliaca di ‘purezza’ primordiale, una purezza contadina e rurale originaria che lui, instancabilmente e disperatamente, aveva faticosamente cercato prima nelle isolate e povere campagne friulane e tra i contadini di Casarsa, e poi successivamente frugando disperatamente nel cinico e povero e crudo e violento sottoproletariato urbano romano delle borgate disperate. È esattamente da lì, da questa costante e frustrata e affannosa fuga dal modernismo e ricerca del genuino, che nasce prepotentemente anche la sua nota, celebre e profonda e fortissima passione per il continente nero, per l’Africa antica. Pensava genuinamente e utopicamente di poter trovare rifugio, di poter trovare finalmente laggiù, in Africa, una sorta di oasi di purezza originaria e un candore ancestrale incontaminato, l’illusione totale e poetica di un mondo arcaico molto più vicino e legato visceralmente alla natura selvaggia. Ovviamente, e razionalmente noi tutti oggi lo sappiamo benissimo e tristemente, questa purezza edenica e incorrotta assoluta purtroppo sulla terra non esiste, è e rimane nient’altro che un meraviglioso, enorme e romantico sogno irraggiungibile. Ma, in cuor mio, penso seriamente, fermamente e poeticamente che tutte le rare e meravigliose e fragili persone come lui, che scelgono ostinatamente e fino alla fine di inseguire strenuamente un sogno impossibile, abbiano nel loro profondo ed animo qualcosa di immensamente, divinamente e inarrivabilmente poetico e struggente».

La miseria della politica moderna e l’etichetta vuota dei “radical chic”

L’ultimo, sferzante e rapido ma ficcante e durissimo capitolo affrontato nell’interessante, densa e bellissima lunga chiacchierata e intervista serale ha voluto orgogliosamente ed impietosamente riguardare da vicino l’attuale, grigio, aspro e bassissimo livello in cui è purtroppo ed inesorabilmente sprofondato l’intero clima del confronto dialettico e scontro politico partitico contemporaneo italiano.
Invitata a commentare l’uso ormai quotidiano, sguaiato, ossessivo, sistematico e inflazionato della celebre, offensiva ed abusatissima etichetta denigratoria definita comunemente e giornalisticamente di “radical chic” (costantemente appiccicata e sputata banalmente e qualunquisticamente addosso e contro ogni intellettuale di sinistra che provi a parlare di diritti e a ragionare), la Maraini ha espresso senza mezzi termini tutta la sua più dura e profonda amarezza mista a sdegnata e severa condanna intellettuale e morale per il livello infimo e puerile raggiunto dalla classe dirigente. «Continuare banalmente, pedissequamente e pappagallescamente a prendersela sempre, ostinatamente e furiosamente nei talk show e nei comizi elettorali di piazza con questi fantomatici intellettuali ‘radical chic’ è diventato ormai, palesemente e stancamente e unicamente, solamente un bieco, misero e bassissimo modo populista per cercare disperatamente e volgarmente di abbattere, smontare e denigrare dialetticamente l’avversario o il nemico politico o ideologico di turno senza avere argomenti validi», ha incalzato aspramente e severamente, chiudendo il lungo e bel monologo di Rai 3 l’autorevole scrittrice. «Si tratta intellettualmente di una cosa assolutamente e indicibilmente e profondamente meschina, triste e vuota. Purtroppo, viviamo storicamente, socialmente e tristemente in un preciso momento e contesto sociale grigio in cui, a causa della cronica e totale e abissale mancanza e assenza e vuoto spinto di grandi e validi ideali strutturati, formativi e portanti tra i partiti, ci si illude stoltamente e stupidamente e si pensa erroneamente e banalmente di poter vincere sempre e facilmente le difficilissime sfide e i dibattiti dialettici e televisivi unicamente denigrando e sminuendo puerilmente e volgarmente l’avversario, invece di rispondere punto su punto esponendo i propri contenuti o affrontando civilmente le idee a monte».

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Politica

La svolta verde dei trasporti che rottama i vecchi pullman inquinanti: Andrea Dara svela il maxi-piano Pnrr da 370 milioni per la Lombardia

I fondi del Pnrr rottamano le vecchie flotte inquinanti e il domani dei trasporti lombardi viaggia a emissioni zero su vetture d’avanguardia! Il deputato della Lega Andrea Dara ha ufficializzato oggi, sabato 26 settembre 2026, lo sblocco di un colossale finanziamento dello Stato da 371,5 milioni di euro per l’arrivo in Lombardia di ben 591 autobus di ultimissima generazione. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica del MIT guidato da Matteo Salvini, che mette a terra un piano strategico per 11 città (tra cui Milano, Cremona, Bergamo e Pavia) per rivoluzionare il benessere quotidiano di studenti under 30 e lavoratori pendolari. Un comfort funzionale perfetto integrato in un maxi-bando nazionale da 2 miliardi di euro per sconfiggere l’isolamento da smartphone: scoprite la mappa dei bus nel nostro articolo! 👇

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On. Andrea Dara

Milano – Un’imponente ondata di ammodernamento tecnologico, transizione ecologica e rigore ingegneristico si appresta a rivoluzionare i flussi della mobilità urbana della regione, trasformando le strade e le corsie preferenziali in un’autentica officina di sostenibilità, risorsa terapeutica e sicurezza civile per tutta la cittadinanza. Il trasporto pubblico locale, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dei mezzi obsoleti e inquinanti di plastica, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di rispondere con onestà alle richieste dei rioni, offrendo alle famiglie e ai lavoratori un’oasi di comfort funzionale perfetto e di mobilità pulita, lontana dall’asfissia del traffico metropolitano. Oggi, sabato 26 settembre 2026, i monitor della contabilità statale hanno registrato lo sblocco di un imponente capitolo di spesa macroeconomica: grazie ai fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono in arrivo sul territorio lombardo ben 591 autobus di ultimissima generazione per un investimento record da 371,5 milioni di euro.

I dati della rivoluzione meccatronica sulle strade lombarde sono stati ufficializzati con spavaldo orgoglio e ferma determinazione politica dal deputato mantovano della Lega, Andrea Dara. La cabina di regia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), guidata dal vicepremier Matteo Salvini, ha pianificato un ruolino di marcia millimetrico che distribuirà le risorse e i contratti di acquisto in totale trasparenza tra le undici province strategiche dello Stato rionale: il piano di rinnovo del parco mezzi bacerà infatti capillarmente i quartieri di Milano, Cremona, Bergamo, Monza, Pavia, Como, Lodi, Brescia, Varese, Mantova e Lecco, azzerando le distanze burocratiche e scacciando il torpore delle vecchie carrozze termiche, taccuino alla mano e passioni calde.

Il rinnovo del parco mezzi contro il logorio quotidiano: la saggistica del pendolarismo sano

L’ordito del programma pluriennale del MIT si configura come uno scudo impenetrabile e un programma di prossimità interamente finalizzato a potenziare l’efficienza dei servizi per i passeggeri del trasporto di strada, un comfort logistico che impatta direttamente sulla vita quotidiana di chi sale su un pullman per recarsi in fabbrica, in ufficio o nei laboratori dei licei. Sostituire i vecchi automezzi con vetture a propulsione elettrica, a idrogeno o a metano biologico costituisce il requisito irrinunciabile per tutelare il benessere collettivo e la salubrità dell’aria all’interno delle smart land della pianura padana. Si combattono così in modo flessibile la povertà infrastrutturale rionale e il logorio delle nevrosi generate dall’asfissia dei trasporti insufficienti, riducendo l’isolamento dei rioni periferici delle province.

I dati della mobilità complessiva parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’intervento lombardo si inserisce con merito all’interno di una monumentale operazione di squadra eccezionale e priva di filtri protettivi che abbraccia l’intera penisola. Il bando nazionale elargito dal dicastero di Porta Pia mette a terra un portfolio macroeconomico da ben 2,09 miliardi di euro complessivi, finalizzato allo sblocco immediato di 3.238 nuovi autobus destinati a rifornire le scuderie di 55 città italiane. Un programma strategico nato per valorizzare il merito delle aziende di trasporto locali e limitare l’esodo degli utenti verso l’uso selvaggio dei mezzi privati, sintonizzando le scadenze dello sviluppo urbano sui massimi Criteri europei di vivibilità, senza cedere a moralismi o paternalismi di facciata.

Il lavoro del MIT per le smart land: info e scadenze dei futuri contratti stradali

La segreteria dell’ufficio stampa della Lega a Montecitorio comunica che i verbali di assegnazione dei finanziamenti comunitari sono stati sigillati per consentire alle municipalizzate regionali l’immediata attivazione dei bandi di gara d’avanguardia per le forniture. L’opera del dicastero dei Trasporti dimostra con i fatti come le risorse economiche del Pnrr possano essere convertite in interventi concreti, privi di lacci burocratici, capaci di creare nuovi posti di lavoro stabili tra i conducenti e i tecnici delle officine della penisola e di restituire risposte flessibili alle richieste delle province che ogni giorno si muovono e producono.

I motori dell’amministrazione sono caldi e i canali della stampa sintonizzati sulle future scadenze dei cantieri delle autostazioni. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione ai nuovi autobus che iniziano a circolare nei rioni della vostra città: scoprirete che finché lo Stato saprà investire sul benessere dei propri cittadini e sulla salubrità delle proprie strade, il domani della Lombardia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il viaggio verso la nuova mobilità sostenibile è cominciato dal Nord, ed è un cammino di futuro che aspetta solo di essere vissuto.

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Politica

Fronte fascista e chat shock, Sforzini lancia l’allarme: “Stiamo scherzando col fuoco”

La scoperta di una chat degli orrori piena di apologia nazista, inneggiamenti a Hitler, antisemitismo ed esaltazione delle stragi, frequentata assiduamente da 14 giovanissimi minorenni italiani indagati per eversione neonazista, squarcia drammaticamente la politica nazionale. A lanciare l’allarme rosso e una vera e propria chiamata al fronte costituzionale ci ha pensato Luca Sforzini, intellettuale e presidente di Rinascimento Nazionale: “Quando questi raccapriccianti simboli, questo antisemitismo cieco e le nostalgie dei totalitarismi vengono sdoganati e colpevolmente minimizzati dalla società civile definendoli semplice folklore o provocazione politica, si abbassano letali barriere immunitarie. Stiamo letteralmente scherzando col fuoco. Quando il veleno neonazista infetta e arriva alle giovani menti dei nostri ragazzi, significa che gli adulti hanno atteso troppo”. Nel suo accorato appello pubblico dal Piemonte, Sforzini lancia una pesantissima e chiara e inequivocabile sfida all’anima della destra di governo: “Una destra davvero e fieramente costituzionale deve tracciare un muro senza il minimo spazio o calcolo di ambiguità, bisogna fare un asse comune escludendo categoricamente dalla vita civile chi mantiene doppiezze su questi temi minacciando così la tenuta democratica della Nazione intera”. Leggi l’urlo e la presa di posizione durissima contro il razzismo👇

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Sforzini

Castellar Ponzano (Alessandria) – Mentre i salotti televisivi, le alte sfere dirigenziali e i corridoi del potere della politica romana continuano incessantemente e fastidiosamente a litigare, scontrarsi e speculare in maniera astratta e filosofica su riforme e definizioni legislative, la drammatica, cupa e violenta realtà della cronaca nera irrompe brutalmente e prepotentemente nel dibattito pubblico, squarciando un velo di omertà e di sottovalutazione sociale spaventoso. Nelle scorse e frenetiche ore, le agenzie di stampa nazionali hanno infatti battuto una notizia a dir poco agghiacciante: una vasta operazione di polizia ha portato alla perquisizione domiciliare di ben quattordici minorenni italiani, tutti gravemente e formalmente indagati e pesantemente coinvolti all’interno di una complessa e delicatissima inchiesta giudiziaria incentrata sull’attività sovversiva di inquietanti ambienti eversivi di chiara e inequivocabile matrice neonazista e suprematista. Di fronte all’emersione di questo torbido, putrido e pericoloso calderone di odio giovanile in rete, la reazione del mondo della cultura e della politica non si è fatta fortunatamente e doverosamente attendere. A sollevare immediatamente un argomentato, pesantissimo e durissimo scudo morale, istituzionale e civile è stato Luca Sforzini, intellettuale e presidente in carica del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dal suo quartier generale piemontese, il noto pensatore ha diffuso in data odierna una nota stampa dai toni apocalittici ma lucidissimi, lanciando un disperato e accorato appello a tutte le forze sane, moderate e democratiche della Nazione affinché non si volti più il viso dall’altra parte derubricando questi fenomeni eversivi a semplici bravate adolescenziali, ma si prenda finalmente e civilmente atto della mastodontica minaccia eversiva che sta infettando silenziosamente il Paese e le sue nuove generazioni.

Quattordici minorenni indagati: il letale veleno neonazista corre nelle chat

Lo scenario dipinto e tratteggiato in maniera minuziosa e inquietante dai fascicoli investigativi aperti dalla Procura dei minori e dagli uomini della Digos ha contorni letteralmente foschi, angoscianti e cinematografici, che stridono spaventosamente e irrimediabilmente con la giovanissima, innocente e immatura età anagrafica dei tantissimi ragazzi inquisiti e perquisiti all’alba nelle loro camerette.
«Quattordici ragazzini, quattordici giovanissimi minorenni italiani si ritrovano oggi tragicamente e penalmente coinvolti, indagati e travolti nelle recenti perquisizioni giudiziarie disposte dalla magistratura inquirente nell’ambito di un’indagine inquietante su pericolosi e violenti ambienti neonazisti e suprematisti», esordisce con estremo sdegno e palese e viscerale orrore Luca Sforzini, leggendo e commentando i primi e scarni resoconti trapelati dai freddi verbali degli investigatori. «Questi ragazzini comunicavano costantemente e fanaticamente attraverso delle chiuse, criptate e settarie chat digitali e gruppi social privati all’interno delle quali circolavano, in maniera ossessiva e quotidiana, messaggi traboccanti del più bieco e puro antisemitismo, raccapriccianti, orrendi e inaccettabili tesi a favore del negazionismo e del revisionismo storico della Shoah, e finanche un fanatico, ritualistico e cieco culto personale rivolto all’ingombrante figura del dittatore Adolf Hitler e delle feroci milizie sanguinarie delle SS. Ad aggravare il tutto, non mancava la costante e psicotica esaltazione feticistica della violenza stragista e persino preoccupanti e cupi riferimenti organizzativi all’agghiacciante e reale possibilità di compiere degli attentati fisici e armati mirati. Certo, legalmente sono solo dei ragazzi poco più che bambini, ma noi adulti e legislatori non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, assolutamente ignorare o provare a minimizzare vigliaccamente la reale portata e l’immensa gravità del pericolo democratico che stiamo correndo. Stiamo letteralmente e colpevolmente scherzando con il fuoco vivo».

“L’antisemitismo non è folklore”: l’attacco frontale alle nostalgie tollerate

L’allarme civile lanciato a reti unificate dal fondatore del Centro Studi piemontese non si limita però all’amara constatazione del degrado etico e morale di una singola o sfortunata generazione di adolescenti adescati in rete, ma individua chirurgicamente, storicamente e politicamente le precise e imperdonabili responsabilità morali degli adulti e, in particolare, di un certo mondo mediatico compiacente.
Il dito accusatore di Sforzini è puntato, duramente, implacabilmente e senza alcuno sconto, contro quella perniciosa, strisciante, trasversale e purtroppo popolarissima e tollerata malsana tendenza a banalizzare le derive razziste in nome di una presunta e finta “libertà di scherno”. «Quando dei simboli funesti, delle note e tragiche parole d’ordine sanguinarie e delle pericolosissime e inaccettabili nostalgie organizzate del regime nazifascista vengono costantemente, sistematicamente e colpevolmente derubricate e rimpicciolite dalla società civile a semplice e pittoresco ‘folklore’ da stadio, a banale provocazione mediatica da talk show, a stupida e infantile goliardia goliardica da bar o a un’innocua e giustificabile radicalità politica giovanile extraparlamentare, si contribuisce direttamente, fattivamente e irrimediabilmente ad abbassare progressivamente e inesorabilmente una fondamentale e invalicabile barriera culturale e immunitaria, che invece in questo Paese dovrebbe restare altissima e insormontabile per chiunque», tuona in maniera furente e accorata il presidente. «Dobbiamo capire, imprimendocelo a fuoco nella mente e nei libri di scuola, un concetto base: l’antisemitismo strisciante non è e non sarà mai una forma di folklore cittadino. Il nazismo assassino non è folklore, non è uno scherzo goliardico. Il razzismo ideologico non è affatto folklore da tollerare con un sorriso indulgente. E la violenza politica programmata e propagandata in rete non è, e non può mai essere, considerata o giustificata come folklore. Mai».

La sfida alla destra di governo: tracciare un netto confine coi totalitarismi

Consapevole del delicatissimo momento storico che sta attraversando l’intera impalcatura partitica e repubblicana in queste infuocate e tesissime settimane (tra piazze di estrema destra che urlano, richieste revisionistiche di abolire le leggi antifasciste e polemiche in Senato sui voti al ddl contro le discriminazioni religiose), Sforzini lancia anche un pesantissimo e mirato salvagente e monito ai palazzi del potere.
«In questo mio amaro e doloroso sfogo pubblico non si tratta assolutamente o banalmente di voler per forza criminalizzare, stigmatizzare o etichettare scorrettamente un’intera e legittima area politica conservatrice, né tantomeno si tratta di voler goffamente attribuire colpe morali o responsabilità oggettive a chi onestamente non ne ha affatto», chiarisce sapientemente e strategicamente l’intellettuale, rivolgendosi indirettamente ma esplicitamente proprio all’anima più matura del governo e della maggioranza partitica in Parlamento. «Si tratta esattamente e precisamente dell’esatto contrario istituzionale: noi tutti abbiamo oggi il preciso e urgente dovere civico di impedire e bloccare sul nascere il fatto che la legittima e democratica destra italiana venga confusa, mischiata, inquinata o tristemente associata a dei fenomeni eversivi che appartengono inevitabilmente alla spazzatura della storia del totalitarismo novecentesco, del razzismo e dell’antisemitismo criminale. Una destra europea che voglia davvero e sinceramente definirsi moderna, credibile e fieramente costituzionale deve assolutamente, oggi più che mai, avere la forza politica e il coraggio elettorale di tracciare pubblicamente questo muro e questo confine insormontabile di decenza democratica in maniera chiara, perentoria e senza la minima, colpevole o opportunistica ombra di ambiguità».

L’appello di Rinascimento Nazionale: “Costituzione e Cristianesimo contro l’odio”

La chiusura della nota stampa, diramata all’ombra delle mura dello storico Castello Sforzini di Castellar Ponzano in provincia di Alessandria, assume e si eleva ai contorni drammatici, spirituali e quasi profetici di una vera e propria e formale chiamata alle armi civili in difesa della democrazia.
«Quando questo letale e schifoso veleno dell’odio eversivo arriva persino a contagiare le menti plasmabili dei nostri ragazzi e dei nostri figli, allora significa inesorabilmente e inequivocabilmente che abbiamo tutti noi già aspettato decisamente troppo tempo per reagire», prosegue incalzando duramente e amaramente il presidente Sforzini. «Chi, nel mondo dei grandi e della politica adulta, continua stoltamente, biecamente e opportunisticamente a giocare a dadi con certe oscure nostalgie dittatoriali e razziste, dovrebbe capire in fretta che le parole, i simboli e i falsi miti politici sdoganati con facilità possono avere delle conseguenze nefaste e molto concrete sulle azioni dei più deboli. È ora di smettere questo gioco al massacro intellettuale. Lancio dunque un accorato, solenne e formale appello a tutte le innumerevoli forze politiche, civili e partitiche che si riconoscono sinceramente nel sacro perimetro della nostra Costituzione repubblicana, nel senso basico di umanità e nel limite umano che per primo l’alto Cristianesimo (quello vero e universale, a cui invece alcuni esponenti oltranzisti si appellano troppo spesso in maniera falsa, subdola, elettorale e prettamente strumentale) pone eticamente e duramente all’odio, alla violenza cieca e al rigetto o rifiuto del nostro prossimo. Bisogna fare immediatamente un compatto e solido fronte comune in Aula e nel Paese, andando a escludere categoricamente e politicamente dai tavoli tutti coloro che conservano, coccolano o sfruttano volutamente ambiguità e doppiezze verbali su questi delicatissimi temi che, nei fatti, minacciano letalmente la tenuta democratica e pacifica della nostra Nazione. Questo è a tutti gli effetti un gravissimo attacco eversivo ai gangli dello Stato. Dobbiamo reagire ora, prima che sia troppo tardi».

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