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Territorio

Eccellenza a Poggio Moiano: la Pizzeria “Incontro” lancia la pizza fiori di zucca e alici

Siete pronti per un viaggio sensoriale che vi farà letteralmente venire l’acquolina in bocca? Nel meraviglioso borgo di Poggio Moiano (Rieti), c’è un locale che non è solo una pizzeria, ma un vero tempio del sapore e dell’accoglienza familiare: la mitica Pizzeria “Incontro”! A far impazzire i clienti in questi giorni è una nuovissima e fragrante creazione appena sfornata: una pizza pazzesca con delicati Fiori di Zucca e gustosissime Alici! Un impasto soffice e super digeribile su cui danza il contrasto perfetto tra la dolcezza del fiore e la sapidità decisa del mare. Ma il vero segreto di questo successo è la formidabile squadra che ci lavora dietro: l’esperienza e l’ospitalità ineguagliabile di Piero Angeloni, l’energia fresca e il sorriso della figlia Ester in sala, e le “mani d’oro” della talentuosissima pizzaiola Eleonora Simonetti, che doma il forno a legna con una maestria assoluta (in un mondo spesso dominato dagli uomini)! Un capolavoro di gusto e passione che dovete assolutamente assaggiare!👇

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Pizza fior di zucca e alici , Pizzeria "Incontro" Poggio Moiano

Poggio Moiano (Rieti) – Esistono luoghi, sparsi nel cuore più verde, silenzioso e autentico della provincia italiana, in cui il concetto di ristorazione riesce ancora fortunatamente a sfuggire alle fredde, calcolate e asettiche logiche del business moderno per tornare a essere quello che è sempre stato nei secoli: un atto d’amore supremo, di profonda condivisione e di pura magia artigianale. Nel meraviglioso e accogliente borgo sabino di Poggio Moiano, questo miracolo quotidiano di sapori, profumi e calore umano porta un nome che è già di per sé un dolcissimo manifesto programmatico: Pizzeria “Incontro”. Mai nome fu più azzeccato per descrivere un locale che, ben lontano dall’essere un semplice punto di ristoro, si è affermato negli anni come un vero e proprio crocevia di storie, sorrisi e altissima qualità culinaria. Ma a far vibrare le papille gustative e il cuore degli avventori in questi giorni di transizione stagionale è una clamorosa, croccante e strepitosa novità appena sfornata, destinata a entrare di diritto nell’Olimpo dei grandi classici del locale: la nuova, monumentale e irresistibile pizza con fiori di zucca e alici. Un capolavoro di equilibrio gastronomico che non è solo una gioia assoluta per il palato, ma rappresenta la perfetta e commovente sintesi del lavoro, della passione travolgente e dell’infinita dedizione della straordinaria squadra che ogni sera anima i forni e la sala di questo gioiello della Sabina.

Il contrasto perfetto: la dolcezza del fiore e la sapidità del mare

Descrivere la nuova creazione della Pizzeria Incontro significa intraprendere un vero e proprio e inebriante viaggio sensoriale che colpisce e ammalia tutti i cinque sensi.
Tutto ha inizio dal disco di pasta, la base sacra di ogni capolavoro lievitato. Frutto di una lunghissima, paziente e maniacale lievitazione e di un’idratazione spinta al limite della perfezione, l’impasto si presenta soffice come una nuvola al centro, ma orgogliosamente croccante, alveolato e fragrante nei bordi esterni, sprigionando nell’aria l’inconfondibile, rassicurante e antico profumo del grano tostato e del pane appena sfornato. Su questa tela bianca, magistralmente preparata, va in scena uno degli abbinamenti più antichi, nobili e complessi della grande tradizione culinaria italiana. Da una parte troviamo la grazia assoluta e la delicatezza vellutata dei fiori di zucca freschissimi, rigorosamente selezionati a mano e trattati con il massimo rispetto per non disperderne la fragilità; dall’altra, irrompe con prepotenza la sapidità decisa, marina e sfacciata delle alici di altissima qualità, che si sciolgono dolcemente al calore violento del forno. Ad unire e abbracciare questi due estremi in un matrimonio di sapori ineguagliabile ci pensa un letto cremoso e filante di mozzarella fior di latte, che ammorbidisce le punte sapide e arrotonda ogni singolo morso. Il risultato è un morso esplosivo, un ottovolante di consistenze e sapori in cui la dolcezza e la sapidità danzano insieme senza mai sovrastarsi a vicenda, lasciando in bocca un ricordo gustativo indelebile e la voglia irrefrenabile di prenderne subito un’altra fetta.

Il cuore dell’Incontro: l’esperienza di Piero, l’energia di Ester, l’arte di Eleonora

Ma una grande pizza, per quanto tecnicamente ineccepibile, non avrebbe un’anima senza le mani sapienti e i cuori pulsanti delle persone che le danno vita ogni singola sera con fatica e sudore.
Il grandissimo successo della Pizzeria Incontro poggia su una trinità umana formidabile e affiatatissima, che mescola sapientemente l’esperienza decennale con la freschezza delle nuove generazioni. A fare da saldo pilastro e da instancabile direttore d’orchestra c’è Piero Angeloni, il fondatore, l’anima e lo storico padrone di casa. Con la sua esperienza incalcolabile, il suo occhio vigile sulle materie prime e il suo sorriso rassicurante, Piero è l’oste perfetto, capace di far sentire ogni singolo cliente non un semplice avventore pagante, ma un ospite d’onore nel salotto di casa sua. Al suo fianco, a portare una ventata vitale di freschezza, innovazione e travolgente energia giovanile, c’è la figlia Ester. Con la sua grazia naturale e la sua attenzione maniacale al servizio e ai dettagli in sala, Ester rappresenta il futuro luminoso dell’azienda di famiglia, il ponte necessario tra la solidissima tradizione paterna e le nuove e mutevoli esigenze di una clientela sempre più attenta e preparata. Ma il vero e proprio tocco magico, l’artefice materiale della nuova strepitosa pizza fiori di zucca e alici, si trova al di là del bancone, avvolta in una nuvola di farina bianca e illuminata dal bagliore rosso e ipnotico del forno. Stiamo parlando della talentuosissima pizzaiola Eleonora Simonetti. In un mondo artigianale storicamente, tradizionalmente e talvolta colpevolmente dominato da figure prettamente maschili, Eleonora rappresenta una bellissima, forte e orgogliosa eccezione. Con gesti sicuri, ipnotici, femminili ma decisi, Eleonora doma il fuoco, coccola l’impasto e calibra gli ingredienti con una sensibilità e una precisione da vera artista del gusto. È lei il motore silenzioso e pulsante che trasforma ottime materie prime in emozioni commestibili. Se capitate a Poggio Moiano, fatevi un regalo immenso: varcate la porta dell’Incontro, ordinate la fiori di zucca e alici, e lasciatevi coccolare da questa meravigliosa famiglia allargata.

Tel:0765201845

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Festa della Castagna a Tufo di Carsoli: l’arte di Valeria Locritani colora il borgo

La magia dell’autunno, il profumo inconfondibile delle caldarroste fumanti e… la potenza salvifica della street art! Domenica 18 ottobre, in occasione dell’attesissima e storica “Festa della Castagna”, il meraviglioso borgo abruzzese di Tufo di Carsoli vivrà una giornata letteralmente indimenticabile e densa di emozioni! Oltre a celebrare le eccellenze gastronomiche del territorio, nel pomeriggio verrà svelata e inaugurata ufficialmente in pompa magna un’opera d’arte destinata a cambiare il volto del paese: un magnifico murale dipinto direttamente sui gradini di una vecchia scalinata nel cuore del centro storico, firmato dalla talentuosa artista Valeria Locritani! La Pro Loco mantiene il segreto più assoluto sul disegno, preannunciando che verrà svelato “il suo più profondo e originale significato” solo durante la festa. Un esempio bellissimo di come l’arte possa far rinascere i nostri piccoli borghi dimenticati! Ci sarete?👇

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Valeria Locritani

Tufo di Carsoli  – L’autunno, con i suoi colori caldi, malinconici e avvolgenti che sfumano dall’oro acceso al rosso mattone, e con quel suo inconfondibile e pungente profumo di legna arsa nei camini che si mescola all’aria frizzante di montagna, rappresenta da sempre la stagione magica per eccellenza per i piccoli, meravigliosi e tenaci borghi dell’entroterra appenninico italiano. In questi scrigni silenziosi di pietra millenaria, dove il tempo sembra scorrere seguendo ritmi più lenti e umani, le antiche tradizioni contadine e popolari si risvegliano prepotentemente dal letargo, trasformando le piazze storiche e i vicoli acciottolati in veri e propri teatri a cielo aperto fatti di aggregazione comunitaria, sapori autentici e genuina gioia di vivere. Ed è esattamente in questa cornice da cartolina, intrisa di fascino e memoria, che il pittoresco e accogliente borgo di Tufo di Carsoli si appresta a vivere uno dei weekend più attesi, sentiti e partecipati dell’intero anno solare. In occasione della celebre e rinomata Festa della Castagna, l’autentico e incontrastato frutto re di queste valli, la comunità locale non si limiterà unicamente a celebrare e degustare le proprie preziosissime eccellenze enogastronomiche, ma ha deciso coraggiosamente di compiere un passo in più, spalancando le porte del paese alla bellezza rigeneratrice dell’arte contemporanea. Nel corso del densissimo programma previsto per il pomeriggio di domenica 18 ottobre 2026, il paese farà infatti da suggestivo palcoscenico per un evento culturale di grandissimo spessore emotivo e simbolico: la presentazione e inaugurazione ufficiale di un magnifico murale dipinto a mano direttamente sui gradini di una scalinata incastonata in uno dei vicoli più caratteristici del centro storico.

Il capolavoro di Valeria Locritani: quando la street art salva i borghi

A firmare e realizzare materialmente questo delicatissimo, prezioso e faticoso intervento di riqualificazione estetica e urbana è stata chiamata l’apprezzata e talentuosa artista Valeria Locritani.
La sua non è stata una semplice commissione pittorica, ma una vera e propria missione d’amore verso il territorio e la sua gente. L’artista, armata di pennelli, colori vividi e tantissima pazienza, completerà definitivamente e minuziosamente gli ultimissimi ritocchi della sua imponente opera artistica proprio nel corso della fredda mattinata di domenica 18 ottobre, lavorando febbrilmente sotto gli occhi curiosi e ammirati dei primissimi visitatori mattutini giunti in paese per la sagra. Questo meticoloso sforzo finale permetterà di svelare l’opera in tutto il suo splendore per l’inaugurazione ufficiale, programmata in pompa magna per le ore pomeridiane. La scelta di dipingere proprio una scalinata non è certamente casuale: negli ultimi anni, il fenomeno della cosiddetta street art (l’arte di strada) si sta rivelando in tutta Italia uno strumento formidabile, potente e pacifico per contrastare l’abbandono e lo spopolamento dei piccoli centri montani e rurali. Trasformare un vecchio vicolo scrostato, anonimo o dimenticato in una tela colorata e in un’attrazione turistica a cielo aperto significa restituire dignità, colore, speranza e orgoglio a un’intera comunità, dimostrando che la bellezza può germogliare e fiorire anche e soprattutto lontano dai grandi e freddi circuiti museali delle metropoli cittadine.

Un significato profondo e segreto svelato dalla Pro Loco

L’intera iniziativa artistica, che si incastona in modo armonico e intelligente all’interno del più vasto e variegato quadro delle attività ricreative, musicali e gastronomiche promosse sul territorio in occasione della manifestazione autunnale, è stata fortemente voluta, sostenuta e patrocinata dalla dinamica e infaticabile Pro Loco di Tufo di Carsoli.
L’associazione, da sempre in primissima linea per la difesa e la valorizzazione certosina delle radici identitarie del borgo, ha voluto creare un alone di grande attesa e affascinante mistero attorno a questo evento pittorico. Attraverso una nota diramata ai cittadini e ai media locali, i vertici della Pro Loco hanno infatti tenuto a specificare, con orgogliosa e marcata enfasi, che non ci si troverà di fronte a un semplice e banale disegno decorativo fine a se stesso, bensì alla “presentazione di un’opera di estrema importanza e significato“ per l’intera collettività. Il soggetto esatto del murale e il messaggio intrinseco che l’artista Valeria Locritani ha voluto imprimere in modo indelebile sui gradini di pietra del vicolo restano, per il momento, rigorosamente top secret per mantenere viva la curiosità. Nel corso dell’atteso evento pubblico pomeridiano, accompagnato dal profumo avvolgente delle caldarroste fumanti e del buon vino novello, gli organizzatori prenderanno finalmente la parola per svelare l’arcano e fornire a tutti i presenti la corretta chiave di lettura dell’intervento pittorico. “Inaugureremo quello che la nostra Artista Valeria Locritani terminerà in mattinata e sveleremo il suo più profondo e originale significato!“, fa sapere con giustificato entusiasmo l’associazione, lanciando un caloroso, sentito e imperdibile invito a tutti i cittadini del circondario e ai numerosi visitatori e turisti attesi a partecipare in massa a questa meravigliosa giornata di festa, arte, rinascita e orgoglio paesano.

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Territorio

Il messaggio del Vescovo Parmeggiani a Bellegra: la vera gioia di San Francesco

Nel suggestivo, millenario e silenzioso “Sacro Ritiro di Bellegra” (Roma), un luogo mistico, immerso nella natura e dove San Francesco ha fisicamente soggiornato ottocento anni fa, si è levata forte, chiara e profonda la voce del Vescovo Mauro Parmeggiani per le celebrazioni del Patrono d’Italia. In una società malata, ansiosa e divorata dallo stress e dal materialismo vuoto, le parole del Vescovo risuonano come uno scossone rivoluzionario alle nostre coscienze addormentate: “San Francesco continua a parlarci. Ci ricorda che la vera gioia e la vera ricchezza non consistono nell’avere tutto o nell’ossessione del possedere, ma nel sapersi donare totalmente al prossimo”. E in un mondo insanguinato da guerre assurde, il messaggio francescano tocca il cuore di ognuno di noi: la vera e duratura pace non è solo il silenzio delle armi in tv, ma la coraggiosa riconciliazione del nostro cuore e la fine dell’odio nelle nostre vite quotidiane! Un monito spirituale di una potenza e attualità devastanti!👇

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Il Sacro Ritiro di San Francesco a Bellagra

Bellegra (Roma) – Ci sono luoghi, incastonati silenziosamente nelle pieghe nascoste e meravigliose della provincia italiana, dove il tempo sembra letteralmente essersi fermato, e dove le pietre, gli alberi secolari e persino il vento che soffia tra le valli continuano a trasudare, in maniera quasi tangibile, una profonda e purissima spiritualità millenaria. Uno di questi luoghi di inestimabile valore storico, mistico e umano è senza ombra di dubbio il celeberrimo e suggestivo Sacro Ritiro di Bellegra, un minuscolo e silenzioso polmone di fede situato a ridosso dei monti prenestini. Qui, in questo asilo di pace assoluta lontano dal frastuono alienante e nevrotico della modernità metropolitana, la figura gigantesca e rivoluzionaria del “Poverello di Assisi” non è soltanto un lontano e sbiadito ricordo storico o un’immagine da santino. Qui, San Francesco è fisicamente e storicamente passato in preghiera, lasciando un’impronta indelebile e incancellabile nell’anima del territorio. Proprio in questa straordinaria cornice mistica, in occasione della partecipatissima, solenne e commossa Festa in onore del Santo Patrono d’Italia celebratasi la scorsa domenica 4 ottobre 2026, si è levata, forte e cristallina, la voce profonda e riflessiva di Sua Eccellenza Monsignor Mauro Parmeggiani, Vescovo della Diocesi di Tivoli e di Palestrina. Le sue parole, pronunciate durante una sentitissima ed emozionante omelia, hanno saputo squarciare il velo del nostro tempo, riportando alla luce un messaggio francescano di una modernità e di un’urgenza letteralmente spiazzanti per l’uomo contemporaneo.

La vera gioia e la vera ricchezza: una sfida al materialismo vuoto

Il cuore pulsante, teologico ed emotivo del profondo intervento del Vescovo Parmeggiani si è concentrato sulla drammatica e dolorosa contrapposizione tra i valori eterni predicati da San Francesco e le tristi, vuote e spietate illusioni che dominano la società consumistica in cui siamo immersi fino al collo.
«Fratelli e sorelle, ottocento anni dopo il suo Transito, Francesco continua a parlarci», ha esordito solennemente il Prelato, ricordando all’attenta assemblea dei fedeli come la voce del Santo non sia stata minimamente affievolita dallo scorrere inesorabile dei secoli, ma risulti oggi più squillante, chiara e provocatoria che mai. Monsignor Parmeggiani ha puntato coraggiosamente il dito contro la più grande e diffusa menzogna del nostro secolo: l’idea che la felicità umana coincida matematicamente con l’accumulo compulsivo, bulimico e infinito di beni materiali e denaro. «Ci ricorda che la vera gioia non consiste nell’avere tutto, ma nell’avere Cristo», ha affermato con forza il Vescovo. In un’epoca angosciante, in cui milioni di individui corrono freneticamente ogni giorno, schiacciati dallo stress e dall’ansia sociale pur di possedere l’ultimo modello di smartphone, l’automobile più lussuosa o l’abito firmato per ostentarlo sui social network, il richiamo di San Francesco rappresenta uno schiaffo morale fortissimo, uno scossone necessario per risvegliare le coscienze intorpidite. Ma il ragionamento del Vescovo si spinge ancora più in profondità, toccando il concetto stesso, spesso distorto e avvelenato, del patrimonio personale: «Ci ricorda che la vera ricchezza non consiste nel possedere, ma nel sapersi donare». Svuotarsi del proprio egoismo e delle proprie asfissianti sicurezze materiali per riempirsi, fino all’orlo, dell’amore gratuito verso il prossimo, specialmente verso gli ultimi, i poveri e gli scartati dalla società, è l’unico vero “investimento” in grado di garantire una pace interiore duratura, solida e incrollabile di fronte alle tempeste imprevedibili e feroci della vita.

La pace del cuore e il creato come sacra strada verso Dio

L’omelia pronunciata al Sacro Ritiro di Bellegra non poteva certamente ignorare il contesto globale angosciante, buio e insanguinato in cui ci troviamo a vivere in questo difficile e travagliato 2026, costantemente minacciati dallo spettro di guerre assurde e devastanti.
Tuttavia, anche in questo caso, il Vescovo Parmeggiani ha saputo elevare magistralmente il discorso, superando la pur sacrosanta e necessaria condanna geopolitica per toccare la dimensione più intima, spirituale e faticosa dell’animo umano. «Ci ricorda che la vera pace non consiste semplicemente nell’assenza di conflitti, ma nella riconciliazione del cuore», ha ammonito saggiamente il Vescovo. Un cessate il fuoco armato imposto dalla diplomazia, per quanto vitale, non durerà mai se prima gli uomini non avranno il coraggio immenso e disperato di spegnere i roghi mortali dell’odio, del rancore inestinguibile, del pregiudizio cieco e dell’invidia che bruciano violentemente all’interno delle proprie case, dei propri condomini e delle proprie misere vite quotidiane. La pace vera, solida e inattaccabile, insegna San Francesco, nasce unicamente dall’interno, dal coraggio faticoso di perdonare se stessi e chi ci ha profondamente ferito. Infine, Monsignor Parmeggiani ha voluto onorare la straordinaria e ineguagliabile visione ecologista e sacra del Santo Patrono, ricordando a tutti i presenti che «ogni uomo e ogni donna, ogni creatura, tutto il creato, può diventare per noi una strada che conduce a Dio». Non esistono scarti, non esiste una natura “usa e getta” da sfruttare cinicamente e brutalmente fino all’esaurimento per puro profitto. Guardando le pietre silenziose, umili e intrise di preghiera del Sacro Ritiro di Bellegra, «dove lui è passato e dove tutto ci parla di Francesco», la comunità dei fedeli ha pregato affinché il Santo ci accompagni e ci guidi, oggi più che mai, nel nostro faticoso ma meraviglioso cammino terreno.

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L’evento a Spoltore: il tempo sospeso nella poesia di Valeria Di Felice

Fermare il tempo per riscoprire l’anima attraverso la magia senza tempo della poesia! Venerdì 9 ottobre 2026, la Biblioteca Comunale “P. Angela” di Spoltore diventerà il palcoscenico di un evento culturale di altissimo spessore e di rara bellezza. L’autrice ed editrice Valeria Di Felice presenterà la sua pluripremiata e straordinaria silloge “Il giallo del semaforo” (Società Editrice Fiorentina), un’opera dal successo internazionale (già tradotta in Romania, Perù ed Ecuador!) che indaga in profondità il senso dell’attesa e il mistero del “tempo sospeso”. La serata, patrocinata dal Comune e impreziosita dai saluti del Sindaco Chiara Trulli, regalerà fortissime emozioni grazie alle evocative e intense letture poetiche a cura di Cam Lecce dell’associazione Deposito dei Segni. Un appuntamento vitale e imperdibile per chi ama perdersi nella letteratura!👇

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Locandina evento Spoltore

Spoltore– In un’epoca frenetica, caotica e iper-connessa, in cui l’esistenza umana sembra drammaticamente ridursi a una folle, inarrestabile e spesso cieca corsa contro le implacabili lancette dell’orologio, ritagliarsi un preziosissimo e silenzioso spazio per la meditazione poetica rappresenta un autentico atto di resistenza intellettuale e spirituale. La poesia, con il suo linguaggio denso, evocativo e apparentemente fragile, possiede ancora oggi l’incommensurabile e salvifico potere di fermare il tempo, costringendoci a specchiarci nelle profondità più inesplorate, intime e talvolta dolorose della nostra anima inquieta. È proprio all’insegna di questa profonda, vitale e necessaria ricerca di autenticità emotiva che la suggestiva cittadina di Spoltore si prepara a vivere un momento di altissimo profilo letterario, destinato a lasciare un segno indelebile nel panorama culturale del territorio. Venerdì 9 ottobre 2026, a partire dalle ore 18.00, gli eleganti e accoglienti spazi della Biblioteca Comunale “P. Angela” apriranno le loro porte a un imperdibile, affascinante e raffinato appuntamento dedicato interamente alla poesia contemporanea. L’evento, promosso con passione e dedizione dall’associazione Deposito dei Segni e onorato del prestigioso patrocinio ufficiale della Città di Spoltore, accenderà i riflettori su una delle voci poetiche ed editoriali più sensibili, raffinate e incisive del nostro tempo: Valeria Di Felice, autrice della straordinaria e pluripremiata silloge intitolata “Il giallo del semaforo”.

Il giallo del semaforo: una potentissima metafora dell’attesa esistenziale

Il cuore pulsante, vibrante e filosofico di questa attesissima serata culturale sarà proprio la presentazione ufficiale, l’analisi critica e l’approfondimento della raccolta poetica firmata da Valeria Di Felice.
L’opera, edita con estrema cura e prestigio dalla rinomata Società Editrice Fiorentina (e sapientemente inserita all’interno della pregevole collana Pasifae diretta dall’acuto Mario Fresa), non si limita a essere un semplice accostamento di versi lirici, ma si innalza a vera e propria, complessa e stratificata meditazione sul senso ultimo della nostra presenza nel mondo. Il titolo stesso della silloge, “Il giallo del semaforo”, rappresenta un’intuizione poetica e visiva di formidabile, disarmante e struggente potenza evocativa. Il colore giallo, nella quotidianità alienante del traffico cittadino, rappresenta un fugace e nevrotico istante di transizione. Ma sotto la lente d’ingrandimento sensibile e affilata della poesia di Valeria Di Felice, questo elemento cromatico si trasforma, si sublima e assurge a universale figura di una soglia. Diventa il simbolo perfetto, malinconico e assoluto di una condizione esistenziale perennemente in bilico: un confine sottile, invisibile ma pesantissimo che separa inesorabilmente il giorno e la notte, la luce accecante della verità e l’ombra protettiva del dubbio, l’attimo di lucida consapevolezza e il tempo infinito, snervante e gravido di speranze dell’attesa. La poesia della Di Felice costringe il lettore a fermarsi proprio su quella linea di confine, a trattenere il respiro, a non accelerare compulsivamente la propria vita, ma a vivere appieno e dolorosamente la magia e la vertigine dell’immobilità sospesa, riflettendo eticamente sulle vere e insostituibili priorità dell’esistenza e sul legame, spesso reciso, con la realtà autentica delle cose.

Il trionfo internazionale e il duplice impegno culturale dell’autrice

Il valore assoluto, la profondità tematica e l’incisività stilistica di questa straordinaria opera letteraria non sono certamente passati inosservati agli occhi severi e attenti della critica di settore, varcando persino i ristretti confini nazionali.
Il giallo del semaforo ha infatti già raccolto consensi unanimi e riconoscimenti prestigiosissimi, arrivando a sfiorare la vittoria come opera finalista in contesti di altissimo calibro come il Premio Parco Maiella e il rinomato Premio Pontedilegno proprio in questo florido 2026. Ma la forza universale e dirompente dei versi di Valeria Di Felice ha saputo toccare le corde dell’anima anche di lettori lontanissimi dalla nostra penisola: la silloge vanta prestigiose pubblicazioni e traduzioni internazionali in nazioni come la Romania, il Perù e l’Ecuador, e si appresta a conquistare, a brevissimo, anche gli esigenti mercati editoriali di Spagna e Francia. Un successo globale meritatissimo, che accende un faro luminoso sulla figura della Di Felice, donna che si distingue nettamente nel panorama intellettuale odierno non solo per la sua innegabile, raffinatissima e fragile sensibilità autoriale. L’autrice, infatti, porta avanti quotidianamente un instancabile, coraggioso e preziosissimo impegno culturale anche indossando le vesti di editrice e di tenace animatrice della cultura letteraria. Con un lavoro oscuro, certosino e appassionato, la Di Felice combatte per dare voce, dignità e spazio vitale a progetti editoriali indipendenti, coraggiosi e di altissimo spessore critico, dimostrando un amore viscerale e incondizionato per la letteratura in ogni sua singola e preziosa sfaccettatura.

Un appuntamento imperdibile tra voci istituzionali e lirismo recitato

La prestigiosa serata organizzata presso la Biblioteca Comunale di Spoltore si preannuncia, dunque, come un’esperienza sensoriale, intellettuale e comunitaria di rara, intensa e assoluta bellezza.
L’incontro culturale prenderà solennemente il via con i saluti e i doverosi onori istituzionali, affidati alla voce orgogliosa del Sindaco della Città, Chiara Trulli, e alla competenza dell’Assessore alla Cultura, Nada Di Giandomenico, a testimonianza del fortissimo, encomiabile e rinnovato interesse dell’amministrazione locale per la promozione e la diffusione capillare della poesia di qualità sul territorio. Subito dopo, il pubblico presente avrà il grandissimo privilegio di immergersi totalmente nelle tematiche dell’opera e nei meandri affascinanti del pensiero poetico dell’autrice. Ma il vero momento di magia teatrale ed emotiva si raggiungerà grazie alle sapienti e suggestive letture curate dalla voce di Cam Lecce, espressione viva e vibrante dell’associazione Deposito dei Segni. Saranno proprio le sue modulazioni vocali a restituire fisicamente alla platea tutta l’imponente forza evocativa, la delicatezza stilistica e lo straziante lirismo dei testi di Valeria Di Felice, trasformando le parole mute stampate sulla carta in un’esperienza collettiva viva, pulsante e indimenticabile. Un invito aperto a tutti coloro che desiderano fermarsi, ascoltare, e riflettere profondamente aspettando, con pazienza, il verde della vita.

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