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Cultura

“Verso casa, senza casa”: il viaggio interiore nella poesia di Menda Vreto

Siamo tutti alla disperata ricerca di un posto da chiamare “casa”, ma se questa casa non fosse un luogo fisico, bensì uno spazio segreto nel nostro cuore? Vi regaliamo oggi un momento di pura e altissima poesia pubblicando i meravigliosi versi di “Verso casa, senza casa”, l’ultima, struggente lirica nata dalla sensibile penna dell’autrice Menda Vreto. Una poesia che è un vero e proprio viaggio interiore, un inno per tutti coloro che si sentono “stranieri” in un mondo distratto, in cui le città fredde brillano di luci artificiali ma l’anima piange un “uccello senza cielo” fatto di pura nostalgia. Ma c’è un messaggio potentissimo e catartico nel finale: la pace che cerchiamo non è alla fine del viaggio, ma “dentro ogni singolo passo che continua ostinatamente verso la luce”. Leggetela tutta, vi toccherà l’anima!👇

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Homeless

Cultura – La letteratura universale, fin dai tempi dei primissimi e polverosi poemi epici omerici, si fonda inesorabilmente e disperatamente su un sentimento atavico, primordiale e comune a tutti gli esseri umani che popolano questo pianeta: la ricerca spasmodica, faticosa e costante di un luogo sicuro da poter finalmente chiamare “casa”. Eppure, nell’epoca contemporanea, dominata da una frenesia alienante, da metropoli spersonalizzanti e da un senso diffuso di perenne sradicamento emotivo, il concetto di “casa” ha perso i suoi rassicuranti confini fisici e geografici, trasformandosi in una vera e propria chimera spirituale. È esattamente in questo abisso vertiginoso di riflessione intimista, in questo delicato, doloroso ma meraviglioso confine tra l’essere viandanti e l’essere stranieri perenni nel mondo, che si inserisce prepotentemente, con la forza deflagrante e silenziosa della vera poesia, la lirica intitolata “Verso casa, senza casa”, composta dalla penna sensibile e acuta di Menda Vreto. Quello che l’autrice ci regala non è un semplice e banale susseguirsi di rime, ma un autentico, faticoso e catartico viaggio interiore dell’anima, una mappa emotiva tracciata a parole per chiunque, almeno una volta nella propria frenetica vita, abbia provato il morso crudele della solitudine in mezzo alla folla, cercando disperatamente un’alba capace di riconoscerlo, accarezzarlo e pronunciarne il nome.

La solitudine nella metropoli e il peso della nostalgia

La poesia di Menda Vreto si apre con una dichiarazione di intenti potentissima, in cui la natura stessa viene umanizzata e implorata di non essere indifferente, di non voltare il viso dall’altra parte.
“Cerco un’alba che sappia il mio nome”, scrive la poetessa, fotografando con una lucidità disarmante la freddezza chirurgica di un mondo distratto, in cui anche un semplice raggio di sole sembra passare “oltre la mia finestra / come uno straniero distratto”. Il viandante dipinto dalla Vreto cammina incessantemente, consumando la suola delle scarpe su “serpenti di pietra / che inghiottono le distanze”, circondato da città tentacolari che sfoggiano e ostentano orgogliosamente le loro incomprensibili “lingue di luce” artificiale e fredda. Ma il cuore del protagonista non si fa corrompere dal caos moderno, non cede alle lusinghe del rumore, perché è ostinatamente sintonizzato su una frequenza diversa, segreta e lontanissima: ascolta le memorie del passato, “un profumo, una porta socchiusa, il calore di una sera” che il tempo non è riuscito a cancellare del tutto. La nostalgia, in questo quadro lirico struggente e perfetto, assume le sembianze dolorose e tangibili di un “uccello senza cielo”, intrappolato, che sbatte convulsamente e disperatamente le ali contro le pareti del petto senza mai trovare un ramo sicuro su cui potersi finalmente riposare e trovare pace.

“Verso casa, senza casa” (di Menda Vreto)

Cerco un’alba che sappia il mio nome,
un raggio di sole
che non passi oltre la mia finestra
come uno straniero distratto.

Cerco una voce
capace di attraversare il rumore,
di posarsi sulle mie spalle
come una mano che non chiede nulla.

Cammino,
e le strade si allungano sotto i miei passi,
serpenti di pietra
che inghiottono le distanze.

Intorno a me,
le città parlano lingue di luce,
ma il mio cuore ascolta ancora
una musica lontana.

Cerco ciò che il tempo
ha nascosto nelle sue tasche,
un profumo,
una porta socchiusa,
il calore di una sera
rimasta accesa nella memoria.

A volte la nostalgia
è un uccello senza cielo:
batte le ali nel petto
e non trova dove posarsi.

E io la lascio volare.
Perché forse non cerco una casa,
né una strada,
né un luogo segnato sulla terra.

Cerco quel piccolo spazio
dove il cuore smette di essere straniero,
dove anche il silenzio
pronuncia il mio nome.

Forse è lì
che mi aspetta ciò che cerco:
non alla fine del viaggio,
ma dentro ogni passo
che, nonostante tutto,
continua verso la luce.

La rivelazione finale: la casa non è un luogo, ma una luce interiore

Il vero capolavoro della composizione, l’apice emotivo, spirituale e filosofico che innalza questo testo facendolo risuonare potentemente e a lungo nell’anima di chiunque lo legga, arriva proprio nell’ultima parte della lirica.
La voce narrante di Menda Vreto smette improvvisamente e faticosamente di combattere contro la propria angoscia, accetta la propria condizione di viandante perpetuo e sceglie, in un atto di estrema e liberatoria maturità, di lasciar “volare” via quell’uccello ferito fatto di pura nostalgia. La rivelazione che colpisce il lettore è spiazzante, rivoluzionaria e dolcissima: la meta finale del nostro faticoso vagabondare terreno non è affatto un luogo geografico. La poetessa non cerca “un luogo segnato sulla terra”, ma un’identità pacificata, un “piccolo spazio / dove il cuore smette di essere straniero” a se stesso. La casa che tutti noi disperatamente cerchiamo per un’intera esistenza, non si trova nascosta chissà dove alla fine del cammino. Si trova, paradossalmente ma meravigliosamente, già lì, presente e viva “dentro ogni passo / che, nonostante tutto, / continua verso la luce”. La poesia di Menda Vreto si chiude così, regalando al lettore non la fine di un viaggio, ma un potentissimo inno alla speranza, alla resilienza umana e alla forza salvifica di continuare a camminare, sempre e comunque, cercando ostinatamente la luce.

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Cultura

La poesia “For Ronaldo”: l’omaggio dell’azero Bahtiyar Hidayet tra calcio e politica

Può il gioco del calcio trasformarsi in un grido di disperazione politica e sociale? Assolutamente sì! Vi presentiamo oggi, nella nostra rubrica culturale, una particolarissima poesia scritta dall’autore azero Bahtiyar Hidayet e intitolata “For Ronaldo” (Per Ronaldo). Il poeta utilizza la figura sportiva e mitologica di Cristiano Ronaldo, esaltando il suo fisico d’acciaio, le sue gambe implacabili e la sua longevità da cyborg, per lanciare un attacco politico feroce. Il bersaglio di Hidayet non sono i difensori avversari, ma i “Ronaldo del potere”, ovvero quei politici, burocrati e tiranni “incollati alla poltrona da anni” che rubano la felicità alla povera gente. L’autore implora idealmente CR7 di sferrare il suo “ultimo tiro mortale” per colpire proprio questi mostruosi governanti, intrappolandoli nella sua ragnatela! Potete leggere l’analisi e il testo originale inglese con la traduzione italiana nel nostro speciale!👇

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Ronaldo

Redazione- Il gioco del calcio, con la sua inarrestabile ed enorme forza mediatica globale, ha da sempre superato i rigidi confini del rettangolo verde di gioco per trasformarsi in un vero e proprio linguaggio universale. Le gesta atletiche dei grandissimi campioni dello sport non si limitano a infiammare gli spalti degli stadi, ma penetrano inesorabilmente nel tessuto sociale, ispirando artisti, scrittori e poeti in ogni angolo del pianeta. E non deve quindi stupire se una delle icone assolute e incontrastate del calcio moderno, il leggendario fuoriclasse portoghese Cristiano Ronaldo (in arte CR7), sia diventato il soggetto inaspettato e provocatorio di un’opera letteraria proveniente dall’Est Europa. Oggi, sulle pagine della nostra rubrica culturale, ospitiamo i versi originali e taglienti del poeta azero Bahtiyar Hidayet. Il suo componimento, intitolato “For Ronaldo” (Per Ronaldo), si presenta apparentemente come un’ode scanzonata alle immense, disumane e inossidabili doti atletiche dell’ex attaccante di Juventus, Real Madrid e Manchester United. Ma, come spesso accade nella grande letteratura di matrice popolare, la maschera dello sport nasconde in realtà un volto ben più amaro, cinico e profondamente politico. L’ammirazione genuina per il campione lusitano si trasforma infatti, nei versi finali della poesia, in un durissimo, sfacciato e feroce atto di accusa contro i potenti della terra, in una richiesta di “giustizia” affidata metaforicamente proprio ai piedi esplosivi di CR7.

Il ragno invincibile e l’attacco ai “Ronaldo del potere”

La lirica di Bahtiyar Hidayet si apre con un’immagine domestica, tenera e quotidiana: il pallone sgonfio del figlio, la maglietta numero 7 e una pompa per auto utilizzata per rigonfiarlo.
Da questa semplice banalità scaturisce il paragone iperbolico: Ronaldo stesso viene descritto dal poeta azero come un “pallone gonfiato con una pompa”, una vera e propria e inarrestabile “macchina da calcio”, un uomo le cui gambe poderose sembrano “più grandi del suo stesso corpo”, in un’immagine che ricorda la forza implacabile e predatoria di un “ragno”. Hidayet celebra la longevità sportiva di un atleta la cui testa e le cui gambe sembrano rifiutarsi ostinatamente di invecchiare, eludendo persino “i radar” del tempo che passa. Ma è esattamente a metà della lirica che l’atmosfera si fa oscura, e il registro linguistico cambia bruscamente, abbandonando l’epica sportiva per abbracciare la cruda rabbia sociale. Il poeta denuncia l’impossibilità della gente comune di godersi in pace la propria esistenza, a causa di quelli che definisce apertamente (e senza usare mezzi termini) degli “stronzi incollati alla poltrona da anni”. Il riferimento politico è palese e universale: l’autore si scaglia contro i burocrati corrotti, i tiranni e i governanti dispotici, etichettandoli sarcasticamente come i “Ronaldo del potere”, avversari mostruosi e ben più temibili dei difensori che CR7 dribbla sul campo. L’invocazione finale del poeta è un grido di disperata ribellione: Hidayet chiede idealmente a Ronaldo di scagliare il suo “ultimo tiro”, non per gonfiare la rete di una normale porta da calcio, ma per colpire con forza questi oppressori incollati al potere, intrappolandoli per sempre nella sua fitta e implacabile “tela di ragno”.

“Per Ronaldo” – La traduzione in italiano

Il pallone di mio figlio si era sgonfiato
Lo abbiamo gonfiato con la pompa dell’auto del vicino
… Un’auto, una pompa, un pallone da calcio
C’è un collegamento in tutto questo?
E la maglietta di mio figlio, con la scritta “Ronaldo 7”
Quando Ronaldo gioca a calcio
Sembra che tutte e quattro le gambe si muovano
Il suo corpo è come un pallone gonfiato con una pompa
Una macchina da calcio
Un uomo le cui gambe sono più grandi del suo corpo
Un uomo come un ragno

Sulle strade dove si dovrebbe guidare a 40
Lui va ancora a 20
Che grande velocità, Ronaldo
E, per di più, non viene nemmeno intercettato dal radar
Questo è ciò che chiamano fare la storia
Ronaldo, che segna ancora gol con i piedi e con la testa
Le tue gambe non invecchiano
La tua testa non invecchia
E a noi piace guardare il tuo gioco

Ma, tuttavia, c’è un problema
Gli s*****i non ci permettono di goderci le nostre vite
Parlo degli s*****i che sono incollati alla poltrona da anni
Sono i Ronaldo del potere
Sono i tuoi mostruosi avversari

Lascia che questa sia la tua ultima mossa nel calcio, Ronaldo
Il tuo ultimo tiro
Danne uno agli s*****i incollati alla poltrona
Fai in modo che quei padroni di culi rimangano intrappolati nella rete
Non nella rete di una porta da calcio,
Ma nella tela di un ragno.

“For Ronaldo” – Original English text by Bahtiyar Hidayet

My son’s football went flat
We filled it with the neighbor’s car pump
… A car, a pump, football
Is there a connection here?
And my son’s shirt, with “Ronaldo 7” written on it
When Ronaldo plays football
It seems that all four legs move
His body like a ball filled with a pump
A football machine
A man whose legs are bigger than his body
A man like a spider

On roads where one should drive at 40
He still goes at 20
What a great speed, Ronaldo
And, moreover, he does not even get caught by the radar
This is what they call making history
Ronaldo, who still scores goals with his feet and his head
Your legs do not grow old
Your head does not grow old
And we also enjoy watching your game

But, and however, there is one problem
Assholes do not let us enjoy our lives
I am talking about the assholes who have been stuck to the chair for years
They are also the Ronaldos of power
They are your monstrous opponents

Let this be your last move in football, Ronaldo
Your last shot
Give one to the assholes stuck to the chair
Let those ass-owners get caught in the net
Not in the net of a football goal,
But in a spider’s web.

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Cultura

I Giovedì della cultura a Treviso: riparte la rassegna con la moda del Settecento

La cultura torna grande protagonista a Treviso! Giovedì 8 ottobre (ore 18:00), la splendida Casa dei Carraresi riapre ufficialmente le porte per inaugurare la nuova e imperdibile stagione de “I Giovedì della cultura”, la storica rassegna promossa dalla Fondazione Cassamarca e sostenuta da Banca delle Terre Venete. Ad aprire le danze di questo lunghissimo cartellone (che ci farà compagnia fino a maggio 2027) sarà un appuntamento affascinante e dal sapore glamour: un tuffo nei segreti della “Moda del Settecento”! Insieme alla prestigiosa storica del tessuto Alessandra Geromel, scopriremo l’ossessione maniacale della nobiltà settecentesca per i vestiti, i tessuti pregiati, i nastri di seta e i decori stravaganti. Un’epoca in cui sfilare nei salotti o a teatro era un vero e proprio “palcoscenico dorato” per far invidia alla società! L’ingresso è libero e per chi non potrà esserci, la conferenza sarà disponibile (come le oltre 200 precedenti!) sul canale YouTube della Fondazione! Non mancate!👇

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Alessandra Geromel

Treviso – L’autunno trevigiano si tinge nuovamente dei colori vividi e affascinanti della divulgazione intellettuale di altissimo livello. La storica e magnifica cornice di Casa dei Carraresi, vero e proprio cuore pulsante della vita culturale della città veneta, si prepara a riaprire solennemente le proprie porte per accogliere l’atteso ritorno de “I Giovedì della cultura”. La prestigiosissima e ormai irrinunciabile rassegna, sapientemente organizzata dalla Fondazione Cassamarca, riprenderà ufficialmente il suo lungo e affascinante cammino giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 18:00, inaugurando una stagione densissima che accompagnerà i cittadini trevigiani (e non solo) fino al 20 maggio 2027. La formula, vincente e collaudata, prevede un incontro a cadenza settimanale capace di spaziare attraverso gli scibile umano con una curiosità intellettuale senza pari. Se i grandi classici come l’arte figurativa, la storia monumentale, la letteratura e la musica classica rimarranno saldamente i pilastri portanti del cartellone, la nuova edizione 2026/27 promette di spingere lo sguardo del pubblico verso orizzonti tematici decisamente originali e, troppo spesso, ingiustamente trascurati dal dibattito accademico tradizionale. Il ricco e variegato programma dei prossimi mesi affronterà infatti argomenti di nicchia ma di immenso fascino: si parlerà dell’intricata storia del gioco degli scacchi, dei misteriosi e indissolubili legami che uniscono la scienza alla letteratura e l’arte allo sport, per poi tuffarsi nelle frontiere della farmaceutica moderna, nell’uso dei nuovi mezzi scientifici al servizio della salvaguardia del patrimonio culturale, esplorando persino gli affascinanti labirinti della genealogia e dei musei d’impresa.

Il Settecento: il palcoscenico della vita e la frenesia per i tessuti

Ad avere l’onere e l’enorme onore di tagliare il nastro di partenza di questa nuova ed entusiasmante stagione sarà un appuntamento dal fascino irresistibile e indiscutibilmente glamour.
Giovedì 8 ottobre, il palco di Casa dei Carraresi sarà tutto per Alessandra Geromel, stimata e rinomata storica del tessuto, che terrà una magistrale conferenza intitolata: “La ricerca della novità nella moda del Settecento”. L’importanza quasi sacrale del vestire ha accompagnato la storia dell’uomo fin dalle sue primissime origini, ma è innegabile che subisca un’amplificazione vertiginosa, teatrale e quasi ossessiva proprio nel corso del luminoso Settecento. In questo secolo di grandi sfarzi e contraddizioni, presentarsi in società adeguatamente vestiti e agghindati cessa di essere una semplice necessità funzionale per trasformarsi in una cura maniacale e in un impegno quotidiano che non aveva precedenti storici. L’apparizione in pubblico (che fosse a teatro, nei salotti nobiliari o nelle passeggiate cittadine) diventa il momento cruciale dell’esistenza, il palcoscenico dorato sul quale gli esponenti di spicco della corte e della ricca nobiltà recitano ossessivamente il proprio ruolo sociale. Lo scopo ultimo di questa sfarzosa “messa in scena” tessile era quello di esercitare una potentissima forza di attrazione, ma soprattutto di stimolare una feroce e invidiosa emulazione nei confronti di chi assisteva allo spettacolo. A fronte di cambiamenti sartoriali macroscopici spesso lenti e impercettibili nella forma strutturale degli abiti durante il XVIII secolo, è proprio nell’incredibile e variegato campo tessile che si concretizza e sfoga il desiderio irrefrenabile, ansioso e compulsivo di novità. Per soddisfare i gusti di questa società colta, estremamente raffinata e perennemente annoiata, si assiste all’esplosione di sempre nuovi, complessi e sfarzosi motivi decorativi stampati e tessuti, che si susseguono a un ritmo incalzante e frenetico quasi ad ogni cambio di stagione. Un’attenzione maniacale veniva inoltre riservata all’impiego degli innumerevoli accessori – come nastri di seta svolazzanti, galloni dorati e cascate di fiori artificiali – utilizzati sapientemente per decorare e personalizzare le vesti, con l’unico scopo di creare un’immagine di sé costantemente rinnovata, elegante, ricercata e ostinatamente mai banale, per soggiogare la società dei propri pari.

Il profilo della relatrice e il convinto sostegno di Banca delle Terre Venete

A guidare il pubblico in questo affascinante e colorato viaggio a ritroso nel tempo sarà una vera autorità accademica nel campo.
Alessandra Geromel, storica del tessuto di altissimo lignaggio (allieva diretta di due luminari come Doretta Davanzo Poli e Paolo Peri), opera come ricercatrice indipendente e brillante conferenziera. Il suo prezioso e minuzioso lavoro consiste nello studiare, decifrare e catalogare scientificamente delicatissimi tessuti e sfarzosi paramenti antichi per conto di prestigiose istituzioni museali, diocesi storiche e facoltosi collezionisti privati. Il suo curriculum vanta collaborazioni di peso assoluto con enti del calibro del Museo del tessuto liturgico di Brescia, il maestoso Castello Sforzesco di Milano, il Castello del Buonconsiglio di Trento, il Museo di San Pio X di Salzano, il pittoresco Museo del tessile di Ala, e le importanti Diocesi di Treviso e di Vittorio Veneto. Al certosino lavoro di studiosa da archivio, la Geromel affianca con passione la vocazione didattica, ricoprendo il ruolo di docente di storia del tessuto e insegnando l’arte dell’analisi e del riconoscimento dei tessuti antichi. La realizzazione di questo monumentale ciclo di incontri, che con la serata inaugurale toccherà l’incredibile traguardo della conferenza numero 216 (la rassegna è nata nel 2019), è resa possibile dal vitale e convinto contributo di Banca delle Terre Venete (Gruppo BCC Iccrea). A sottolineare l’importanza dell’investimento culturale è intervenuto Gianfranco Sasso, presidente dell’istituto bancario: «Rinnoviamo con convinzione il nostro sostegno ai Giovedì della cultura di Fondazione Cassamarca, una rassegna di tutto rilievo per la città di Treviso e l’intero territorio», ha dichiarato il Presidente. «Investire in questa iniziativa significa sostenere una cultura aperta, capace di parlare al pubblico attraverso un programma estremamente ricco e variegato. È un modo concreto per contribuire alla crescita culturale della comunità e valorizzare il patrimonio di conoscenze e relazioni che la cultura sa generare». Per chi non potesse partecipare fisicamente, la Fondazione Cassamarca offre un servizio inestimabile: l’intero archivio storico degli incontri passati, e le registrazioni di quelli futuri, sono comodamente e gratuitamente a disposizione di tutti sul canale YouTube ufficiale della Fondazione, un vero tesoro digitale per gli amanti del sapere.

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Cultura

Le Indagini dell’Ispettore Morganti: a Primavalle il mercato diventa teatro immersivo

Siete stanchi del solito teatro polveroso in cui bisogna stare seduti in silenzio per due ore? Preparatevi a vivere un’esperienza rivoluzionaria e carica di adrenalina! Venerdì 9 e domenica 11 ottobre 2026, lo storico Mercato Primavalle II di Roma si trasformerà in un gigantesco palcoscenico a cielo aperto per ospitare “Le Indagini dell’Ispettore Morganti”, uno strepitoso spettacolo giallo totalmente immersivo e gratuito! Non ci sarà alcun palco: voi sarete i detective! Durante l’inaugurazione di un bar tra i banchi della frutta, ci scapperà il morto… e il pubblico dovrà camminare fisicamente nelle corsie del mercato insieme all’Ispettore per raccogliere indizi, spiare le conversazioni dei sospettati e scoprire il colpevole tra vecchi rancori di borgata! Un format geniale ideato dal “Progetto Goldstein” per valorizzare le periferie romane e farci vivere i quartieri in modo totalmente inedito. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria! Ci sarete?👇

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Le Indagini dell Ispettore Morganti - Primavalle_Foto via Progetto Goldstein

Roma – Dimenticate per un attimo le maestose, stucchevoli e tradizionali poltrone di velluto rosso, dimenticate il rigoroso, formale e religioso silenzio imposto al pubblico nei teatri convenzionali e, soprattutto, dimenticate la rassicurante e invalicabile “quarta parete” che da secoli separa fisicamente gli attori in scena dagli spettatori paganti. La capitale si prepara ad accogliere un evento culturale e artistico che promette di rivoluzionare letteralmente il concetto stesso di fruizione teatrale, fondendo la recitazione dal vivo con la veracità, i profumi, i rumori e l’anima più autentica della vita di borgata. Venerdì 9 e domenica 11 ottobre 2026 (a partire dalle ore 18:30), l’iconico, storico e popolarissimo Mercato Primavalle II, situato in via Pasquale II, smetterà momentaneamente i panni del semplice e frenetico luogo di scambio commerciale mattutino per trasformarsi, come per magia, in un gigantesco, misterioso e pulsante palcoscenico diffuso a cielo aperto. Ad orchestrare questa formidabile e affascinante magia urbana sarà lo spettacolo “Le Indagini dell’Ispettore Morganti”, un giallo immersivo totalmente gratuito che rappresenta la nuova, ambiziosa e innovativa produzione firmata da Progetto Goldstein, realtà culturale sostenuta convintamente dal Ministero della Cultura.

Il pubblico diventa detective tra i banchi della frutta e i rancori di quartiere

La genialità assoluta e il punto di forza irresistibile di questa originalissima proposta artistica, magistralmente diretta dal talentuoso regista Emiliano Morana, risiede nella totale e totale rottura degli schemi narrativi classici.
All’interno del Mercato Primavalle II non esisteranno più una platea statica e un palco rialzato. Il pubblico verrà letteralmente e fisicamente fagocitato all’interno della narrazione: gli spettatori saranno chiamati ad attraversare le corsie del mercato, a camminare tra i banchi storici della frutta, della carne e del pesce, incrociando i personaggi, spiando le loro conversazioni, raccogliendo preziosi indizi disseminati ad arte e partecipando in primissima persona alla complessa e faticosa costruzione e risoluzione della storia. La trama orizzontale prende il suo sanguinoso e inaspettato avvio proprio durante un momento di apparente e banale quotidianità festosa: l’inaugurazione di un nuovo bar all’interno della struttura mercatale. Ma un evento drammatico e improvviso, un omicidio a sangue freddo, spezza brutalmente il fragile e apparente equilibrio della comunità locale. A prendere in mano le redini del caos sarà l’acuto e spigoloso Ispettore Morganti, supportato dal suo fido assistente. Saranno loro a prendere per mano gli spettatori e a condurli nei meandri più oscuri dell’animo umano, alla disperata ricerca di una verità inconfessabile e abilmente celata sotto un fitto, inestricabile groviglio di vecchi rancori mai sopiti, relazioni torbide e clandestine, e antiche e violente tensioni di quartiere. Ogni singolo personaggio incontrato tra i banchi potrebbe rivelarsi il colpevole, e la verità emergerà faticosamente, passo dopo passo, fino a un esito totalmente sconvolgente e imprevedibile.

Un cast d’eccezione per raccontare l’anima vera e profonda di Roma

Per dare corpo, voce, carne e sangue a questa complessa, corale e affascinante indagine itinerante, il regista Emiliano Morana ha radunato attorno a sé un cast di attori di altissimo livello, capaci di reggere la fortissima pressione dell’improvvisazione e del contatto fisico diretto e costante con il pubblico.
Ad animare le corsie del mercato e a seminare il dubbio tra gli spettatori saranno i formidabili Matteo Cirillo, Daniele Miglio, Gioele Rotini, Francesca Pausilli, Carlotta Sfolgori, Diego Migeni, Elena Giovanardi, Marta Gagliardi, affiancati dallo stesso regista Morana (nella duplice e faticosa veste di attore e direttore d’orchestra). Ma il vero, assoluto e silenzioso protagonista della drammaturgia resta inesorabilmente il mercato stesso. Il copione dello spettacolo, infatti, non è nato a tavolino nel chiuso di una stanza, ma è scaturito prepotentemente da lunghi e faticosi sopralluoghi, dal confronto quotidiano, schietto e sincero con gli operatori commerciali storici del Primavalle II. Le loro vere storie di vita vissuta, i loro aneddoti, i loro sacrifici e le loro dinamiche relazionali si sono miracolosamente fusi e trasformati in potentissima materia narrativa. Il mercato si spoglia così della sua fredda e arida veste commerciale per svelarsi in tutta la sua grandezza antropologica: uno spazio sacro di incontro, di memoria collettiva e condivisa, in cui pulsa indomita e fiera la vera identità di un quartiere popolare romano.

Un nuovo format per valorizzare i luoghi fuori dai circuiti turistici

L’esordio teatrale al Mercato Primavalle II non rappresenta affatto un evento isolato e fine a se stesso, ma assume i contorni strategici e culturali di un vero e proprio manifesto artistico e territoriale.
Con “Le Indagini dell’Ispettore Morganti”, infatti, Progetto Goldstein inaugura ufficialmente un nuovissimo format seriale e orgogliosamente itinerante. Il personaggio dell’infallibile Ispettore tornerà periodicamente a far capolino in città, portando ogni volta in scena una storia completamente inedita e scritta su misura, cucita chirurgicamente sulle specifiche, uniche e irripetibili caratteristiche del territorio che lo ospiterà (siano essi altri mercati rionali, piazze storiche di periferia o parchi pubblici della Regione Lazio). Questo meraviglioso e coraggioso progetto vuole accompagnare il grande pubblico romano alla scoperta (o alla riscoperta) delle proprie periferie, intrecciando magistralmente l’arte teatrale, la promozione del territorio e la valorizzazione della ricca cultura enogastronomica locale. È un invito pressante, intelligente e gratuito a vivere e respirare i quartieri da una prospettiva totalmente inedita e affascinante, slegata dai soliti cliché. Un metodo formidabile per promuovere e spingere una fruizione più diffusa e democratica del patrimonio culturale e urbano, valorizzando luoghi bellissimi, veri e ruspanti che restano colpevolmente tagliati fuori dai tradizionali, ricchi e inflazionati circuiti turistici del centro storico. Le Indagini dell’Ispettore Morganti ci insegnano che Roma non è solo il Colosseo o Piazza Navona, ma è viva, sanguinante e meravigliosamente teatrale anche tra i banchi del mercato di Primavalle.

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