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Giancarlino incontra Gaudí a Roma: dal 16 ottobre alla Galleria dei Miracoli la mostra “Il segno e la visione”, gran finale con la lectio di Massimiliano Fuksas

Dal 16 ottobre al 19 dicembre 2026 la Galleria dei Miracoli di Roma ospita la mostra “Gaudí. Il segno e la visione” di Giancarlino Benedetti Corcos, curata da Eleonora Carrano ed Ercole Ceriani. Un omaggio al centenario del genio catalano arricchito da sette incontri d’eccezione, fino alla lectio magistralis conclusiva dell’archistar Massimiliano Fuksas con Marco Damilano 👇

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Locandina evento Roma

Roma – Nel cuore del Tridente capitolino, a pochi passi da Piazza del Popolo, la materia dispersa ritrova una voce e una traiettoria estetica di rara suggestione. Venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 17, gli spazi della storica Galleria dei Miracoli, in via del Corso 528 a Roma, aprono le porte alla mostra “Gaudí. Il segno e la visione”, straordinaria retrospettiva dedicata all’universo immaginifico di Giancarlino Benedetti Corcos. Curata con rigore filologico e sensibilità poetica da Eleonora Carrano ed Ercole Ceriani, con il sostegno di Vivenda, l’esposizione sarà visitabile fino al 19 dicembre 2026, offrendo al pubblico un percorso immersivo in cui l’arte contemporanea si fa interprete privilegiata delle celebrazioni per il centenario della scomparsa di Antoni Gaudí (1926-2026), genio indiscusso dell’architettura modernista mondiale.

La poesia del frammento: il dialogo intimo tra Giancarlino e Antoni Gaudí

Al centro dell’itinerario espositivo si colloca la riflessione profonda sul “frammento”, inteso non come residuo inerte o scarto, ma come germe vitale da cui può rinascere una narrazione inedita. Nato a Roma nel 1954, Giancarlino Benedetti Corcos attraversa da decenni i linguaggi della pittura, della ceramica, della carta e dell’intaglio del legno, prediligendo materiali poveri e di recupero. Le sue opere si muovono su una soglia liminare, in quell’istante esatto e sospeso in cui una forma si dissolve e un’altra comincia a manifestarsi. La ricerca di Corcos non mima le geometrie di Gaudí, ma ne intercetta l’anima primigenia, instaurando un dialogo ideale con la tecnica leggendaria del trencadís, il mosaico di frammenti ceramici e vetri spezzati che riveste le superfici organiche del Parc Güell e di Casa Batlló a Barcellona.

Se nell’opera di Gaudí i cocci ricomposti davano vita a una pelle architettonica vibrante e continua, nelle ceramiche di Giancarlino è il passaggio del fuoco a lasciare la traccia indelebile della propria memoria, mentre sulle carte e sulle tele sovrapposizioni cromatiche e slittamenti materici fanno affiorare figure in perenne metamorfosi. Questo confronto con i maestri dell’architettura rappresenta per l’artista romano la prosecuzione naturale di un percorso già avviato nella primavera del 2026 alla Biblioteca Vallicelliana con Francesco Borromini: da un maestro del barocco romano al padre del modernismo catalano, il filo conduttore rimane la tensione tra rigore progettuale, forza del simbolo, libertà inventiva e il fascino fecondo dell’incompiutezza.

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La Galleria dei Miracoli: uno scrigno di luce e teatralità in via del Corso

La scelta della Galleria dei Miracoli per ospitare l’evento risponde a una precisa affinità spaziale e concettuale. Collocata in uno degli assi viari più prestigiosi di Roma, la galleria accoglie i lavori di Corcos valorizzandone la componente teatrale e scenografica, elementi che l’artista ha sempre coltivato parallelamente alla produzione plastica e pittorica. Come sottolinea la curatrice Eleonora Carrano nel testo critico di presentazione, l’allestimento guida il visitatore in un’esperienza sensoriale in cui ogni superficie suggerisce un gesto, oppone una resistenza e accoglie un’apparizione in divenire.

Le opere esposte invitano a rallentare lo sguardo e a confrontarsi con una dimensione estetica in cui il recupero dei materiali non è un mero esercizio ecologico o formale, ma un atto etico e spirituale. La bellezza che rinasce dai frammenti interroga la precarietà del nostro presente, offrendo una risposta poetica al bisogno universale di ricomporre l’armonia laddove sembra regnare la dispersione.

Il ciclo di conferenze: sette grandi appuntamenti tra sacro, mito e architettura

Ad arricchire in maniera straordinaria l’esposizione sarà il ciclo seminariale intitolato “Gaudí. Architettura, arte e simbolo”, un cartellone di sette incontri pomeridiani (tutti con inizio alle ore 18:00) che vedrà sfilare alla Galleria dei Miracoli alcuni tra i più autorevoli studiosi, docenti universitari, saggisti e progettisti di fama internazionale. Il percorso prenderà il via venerdì 16 ottobre, subito dopo l’inaugurazione, con la proiezione del documentario “Cercando le sette chiavi” di Massimo Manservigi, che dialogherà con l’architetto Giancarlo Priori.

Il calendario proseguirà giovedì 22 ottobre con la relazione di Armand Puig i Tàrrech su “La forma del sacro · Gaudí e la Sagrada Família tra architettura, arte e simbolo”, affiancato da Maria Elena Catelli, con introduzione di Filippo Lambertucci e conclusioni di Marco Petreschi. Il 29 ottobre sarà la volta di Juan-José Lahuerta, che indagherà il rapporto tra cantiere, politica e ideologia nel tempio della Sagrada Família insieme a Filippo Lambertucci e Carlo Severati. Il mese di novembre vedrà tre focus di grande respiro: il 12 novembre Tate Cabré racconterà “Gaudí, oltre il mito · Una vita segnata dagli ostacoli” con Orazio Carpenzano; il 19 novembre Joan Abelló illustrerà l’inedito legame tra “Gaudí e il Giappone · Storia di una fascinazione” insieme a Carlo Severati; il 26 novembre l’architetto Josep Miàs esplorerà le eredità strutturali del maestro catalano nell’architettura contemporanea.

Il gran finale con Massimiliano Fuksas e le coordinate per la visita

Il momento culminante della rassegna è fissato per martedì 15 dicembre 2026 con la prestigiosa lectio magistralis dell’archistar Massimiliano Fuksas, intitolata “Una vita per Dio e l’Architettura”. Fuksas dialogherà con il giornalista e saggista Marco Damilano, conducendo il pubblico in una riflessione ad altissima quota sul valore civile della progettazione urbana, sulla monumentalità contemporanea e sul confine sottile tra vocazione spirituale e audacia costruttiva che rese immortale la figura di Gaudí.

La mostra “Gaudí. Il segno e la visione” rappresenta dunque uno degli appuntamenti culturali di maggior rilievo dell’autunno romano del 2026. L’esposizione sarà aperta al pubblico gratuitamente dal lunedì al venerdì, dalle ore 16:00 alle ore 19:00, fino al 19 dicembre. Un’occasione preziosa per riscoprire come l’arte sappia ricucire le ferite del tempo, trasformando i frammenti della materia in una visione luminosa capace di parlare al futuro.

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Violenza nelle scuole, a Napoli il grido d’allarme di Diego Palma: «Non servono recinti ma ponti», studenti e istituzioni a confronto al Maschio Angioino

Convegno al Maschio Angioino di Napoli sulla violenza scolastica con Diego Palma e la moderazione di Valentina Santarpia del Corriere della Sera. Il direttore de La Voce della Scuola lancia un monito chiaro: basta omertà e logiche aziendali, gli studenti non sono clienti ma il cuore di una scuola che deve costruire ponti anziché recinti 👇

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Al Maschio Angioino il confronto tra studenti, istituzioni ed esperti

Napoli – La scuola italiana non deve essere soltanto vivisezionata e raccontata attraverso la cronaca delle sue emergenze, ma soprattutto difesa, ascoltata e profondamente rappresentata. È questo il monito solenne risuonato nella prestigiosa cornice della Sala dei Baroni al Maschio Angioino di Napoli in occasione del convegno nazionale “La gestione della violenza all’interno delle scuole italiane”. Promossa dalla testata specialistica La Voce della Scuola in sinergia con FederIstruzione e OggiScuola, la giornata di studio ha trasformato lo storico maniero partenopeo in un laboratorio civico ad alta intensità, chiamando a raccolta dirigenti, docenti, magistrati, pedagogisti e rappresentanti istituzionali attorno al disagio giovanile e al contrasto del bullismo.

Il patto educativo infranto e la metafora dei ponti di Diego Palma

A delineare con fermezza le coordinate del dibattito è stato l’intervento di Diego Palma, direttore de La Voce della Scuola e docente che vive quotidianamente le dinamiche reali delle aule. Al centro della sua relazione, la pressante urgenza di restituire una piena centralità agli studenti, troppo spesso relegati a semplici destinatari passivi di riforme calate dall’alto anziché protagonisti attivi del patto educativo. Secondo Palma, la narrazione mediatica tende a criminalizzare o stigmatizzare il mondo dell’istruzione, soffocando la possibilità di aprire canali di ascolto autentico e duraturo tra le generazioni.

Da qui la riflessione sulla necessità di ricucire la lacerazione tra comunità educante e famiglie, superando le barricate corporative: la scuola non ha bisogno di recinti, ma di ponti. Costruire ponti significa per Palma abbandonare la logica della chiusura difensiva, trovare il coraggio di confrontarsi anche dinanzi a criticità dolorose e creare spazi protetti nei quali ogni ragazzo possa esprimere liberamente fragilità, disagi e proposte senza il timore del giudizio censorio.

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Basta omertà e logiche aziendali: la scuola come presidio di legalità dello Stato

Uno dei passaggi più coraggiosi del convegno ha toccato il velo di silenzio che ancora troppo spesso cala sulle violenze scolastiche. Palma ha denunciato apertamente le sacche di timore che paralizzano molti docenti, frenati dall’esporsi per paura di incrinare i rapporti con le dirigenze o di innescare tensioni burocratiche. Parallelamente, è stata stigmatizzata la prassi nefasta di celare o minimizzare gli episodi di bullismo per non danneggiare il “buon nome” e il posizionamento d’immagine dell’istituto nelle classifiche territoriali.

«La scuola non è un’azienda e gli studenti non sono clienti», ha scandito con determinazione il direttore, richiamando il ministero e i provveditorati a difendere la funzione istituzionale della scuola quale fondamentale presidio costituzionale dello Stato. La trasparenza, la tempestività della denuncia e la presa in carico collegiale dei problemi costituiscono gli unici argini efficaci per prevenire derive violente e tutelare l’incolumità psicofisica di allievi e personale.

La moderazione di Valentina Santarpia e il valore dei programmi strutturati

A cucire con equilibrio e rigore giornalistico i diversi momenti dell’assise è stata Valentina Santarpia, firma di punta del Corriere della Sera. La sua conduzione ha evitato il rischio di una sterile passerella istituzionale, mantenendo costantemente il focus sulla concretezza dell’ascolto e valorizzando le evidenze scientifiche legate ai piani strutturati di prevenzione. Santarpia ha posto l’accento sulla duplice veste di Palma – direttore di testata ed educatore in trincea – quale elemento propulsivo per cogliere senza filtri gli umori e le complessità del tessuto studentesco.

La tappa al Maschio Angioino si inserisce in una mobilitazione nazionale più ampia partita dai palazzi parlamentari con l’affare assegnato n. 67 al Senato e passata per il confronto con la Gilda degli Insegnanti a Roma. Un percorso arricchito dalla collaborazione strategica con Antonio Scarpellino, a dimostrazione di come l’editoria scolastica possa fare rete superando le mere logiche concorrenziali per una causa sociale condivisa.

La testimonianza contro il bullismo: quando l’isolamento fa più male della violenza

Il momento di maggiore commozione nella Sala dei Baroni è coinciso con la testimonianza diretta di una giovane ex studentessa, che ha ripercorso il dramma di anni vissuti sotto l’incubo del bullismo tra i banchi, segnati dall’angoscia di non aver trovato ascolto né risposte tempestive negli adulti di riferimento. Un racconto crudo che ha ricordato all’intera platea come la violenza non si manifesti soltanto con l’aggressione fisica, ma si insinui nell’emarginazione silente, nello scherno sistematico e nella solitudine.

Dall’evento di Napoli si leva un appello inequivocabile indirizzato a Governo e Parlamento: la prevenzione della violenza scolastica non si costruisce moltiplicando divieti o barriere, ma investendo in figure psico-pedagogiche stabili, formando i docenti e riconoscendo agli studenti il diritto a una scuola che accolga, protegga e prepari alla cittadinanza consapevole.

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Eventi

Festivalto 2026, gran finale a Fucecchio tra memoria, cinema e musica: dai Montefiori Cocktail e SCAR ai cammini storici della Francigena

Gran finale a Fucecchio per Festivalto 2026: dal film «L’uomo che verrà» al Nuovo Teatro Pacini alla tavola rotonda sui cammini storici tra Francigena e Cammino ’44. La musica live con SCAR, i Montefiori Cocktail e The Funkin’ Machine nel nostro articolo completo 👇

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The Funkin Machine

Fucecchio – La memoria storica come bussola civile per decifrare il presente, l’ecologia della lentezza riscoperta attraverso i sentieri degli antichi cammini e la forza aggregante della musica dal vivo. Si prepara a vivere il proprio atto conclusivo a Fucecchio, nel cuore della Città Metropolitana di Firenze, l’edizione 2026 di Festivalto, il progetto culturale itinerante che fin dal suo esordio ha saputo tessere un ponte ideale tra territori e generazioni differenti. Ribattezzato fin dagli albori il “festival che non c’è” per la sua natura nomade e refrattaria agli schemi convenzionali dei grandi eventi commerciali, il format chiude la propria stagione con una densa tre giorni di proiezioni cinematografiche, concerti d’autore, dibattiti e dj-set a ingresso rigorosamente gratuito, in programma da giovedì 15 a sabato 17 ottobre 2026.

Nato tra i boschi sacri di Monte Sole, nel Bolognese, come spazio di incontro tra artisti, intellettuali visionari e comunità locali, Festivalto ha sviluppato una trama di connessioni che attraversa l’Appennino tosco-emiliano unendo l’Emilia-Romagna alla Toscana. L’approdo finale a Fucecchio rappresenta il compimento di un percorso che intende la cultura non come mero consumo spettacolare, bensì come strumento condiviso di cittadinanza attiva e tutela della memoria collettiva. Il cartellone coinvolgerà alcuni dei luoghi simbolo del borgo toscano, dal Nuovo Teatro Pacini a La Limonaia Club all’interno del suggestivo Parco Corsini, fino alla monumentale Sala del ‘500 del Museo Civico e Diocesano.

Cinema per le scuole e cantautorato metropolitano: da Diritti al live di SCAR

Il sipario sulla manifestazione si alzerà la mattina di giovedì 15 ottobre alle ore 9:00 presso il Nuovo Teatro Pacini, con una mattinata dedicata agli studenti delle scuole secondarie di primo grado di Fucecchio e Cerreto Guidi all’interno della rassegna “I Luoghi della Memoria nel Cinema”. Sul grande schermo verrà proiettato il capolavoro cinematografico L’uomo che verrà, diretto da Giorgio Diritti, pellicola pluripremiata ai David di Donatello che ripercorre con struggente verismo la tragedia dell’eccidio nazifascista di Marzabotto attraverso gli occhi innocenti della piccola Martina. Al termine della visione, i ragazzi avranno l’opportunità di confrontarsi direttamente con lo sceneggiatore del film, Giovanni Galavotti, per una riflessione profonda sui pericoli dell’oblio e sulla necessità di custodire i valori costituzionali della Resistenza.

La serata di venerdì 16 ottobre accenderà i riflettori sulla grande musica d’autore a La Limonaia Club di Parco Corsini. Dalle ore 22:00 salirà sul palco SCAR, cantautore pugliese tra le rivelazioni più folgoranti della scena indipendente nazionale, capace di tradurre le cicatrici e i disincanti della provincia in poesia urbana tagliente e viscerale, come testimoniato dal travolgente riscontro dell’album d’esordio Esordienti 1994. Ad aprire il concerto sarà il talento toscano di Michiamanojack, mentre a chiudere la nottata sarà il sofisticato dj-set firmato da Fritz Orlowski.

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Dalla Francigena al Cammino ’44: mobilità sostenibile e gran finale sixties

Il momento centrale di riflessione teorica si svolgerà sabato 17 ottobre alle ore 17:00 nella prestigiosa Sala del ‘500 del Museo Civico e Diocesano di Fucecchio. L’incontro, intitolato «Dalla Francigena al Cammino ’44: la promozione della cultura della Memoria e dei territori attraverso la mobilità sostenibile», vedrà a confronto esperti di turismo responsabile, amministratori e storici moderati dall’assessore alla Cultura Alberto Cafaro. Dopo i saluti introduttivi del direttore del Museo Andrea Vanni Desideri, interverranno Daniele Cei (consigliere delegato ai Cammini storici di Fucecchio), Carlo Puddu (direttore di Liberation Route Italia), Maurizio Davolio (presidente di AITR), Marco Benedetti (Chimica Verde Bionet e Legambiente), Angelo Fedi (consigliere nazionale FIAB), Luca Federici (Cantilovers), Antonio Iadanza (ASD Silvano Fedi Pistoia) e Davide Fabbri (presidente di KeepOn Live). Al centro del dibattito, il valore dei tracciati storici e cicloturistici come vettori di rigenerazione economica per le comunità montane e presidi pedagogici per le future generazioni.

La tre giorni si chiuderà in bellezza sabato sera a La Limonaia Club con un doppio appuntamento musicale a tinte vintage ed esplosive. A infiammare la platea saranno gli storici Montefiori Cocktail, pionieri internazionali della lounge music e dell’easy listening cinematografico anni Sessanta, affiancati dal groove travolgente di The Funkin’ Machine, formazione dedita al recupero filologico del funk viscerale ispirato ai Meters e a Sly and the Family Stone. A completare la festa, le selezioni dei dj Fulci e Belvedere. Promosso da Faro Associazione Culturale ETS in sinergia con SIEDAS, Legambiente e con il patrocinio di Regione Toscana, Province e Comuni dell’area, Festivalto dimostra ancora una volta come la cultura indipendente sappia farsi rete diffusa, custodendo la memoria delle nostre radici per costruire un futuro ecologico e solidale.

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Roma celebra Gianni Testa a due anni dalla scomparsa: al Portico d’Ottavia nasce l’associazione per il «pittore dei cavalli» con Claudio Strinati

Lunedì 19 ottobre a Roma (Da Giggetto al Portico d’Ottavia) una giornata speciale in ricordo del Maestro Gianni Testa a due anni dalla scomparsa. Alla presenza dello storico dell’arte Claudio Strinati e delle istituzioni nasce l’Associazione «Arte, Cavalli e Passione» presieduta dalla figlia Chiara. La carriera del «pittore dei cavalli», da Carlo Levi al Vittoriano: tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Gianni Testa Studio

Roma – A due anni dalla scomparsa di Gianni Testa, avvenuta nell’autunno del 2024, la Capitale si prepara a rendere un omaggio solenne e corale a uno dei maestri più amati, vigorosi e originali della pittura italiana contemporanea. Universalmente celebrato come il «pittore dei cavalli» per la straordinaria potenza cromatica con cui sapeva infondere sulle tele l’impeto ancestrale, il movimento plastico e la nobiltà del destriero, l’artista romano sarà al centro di una giornata commemorativa in programma lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 17:30, presso lo storico ristorante Da Giggetto al Portico d’Ottavia, nel cuore monumentale del Ghetto ebraico di Roma. L’appuntamento, che accoglierà collezionisti, studiosi, galleristi e amici di una vita tra le opere del Maestro esposte nelle sale, rappresenterà la cornice ufficiale per il debutto dell’Associazione «Arte, Cavalli e Passione», sodalizio nato per iniziativa della famiglia con il compito di tutelarne, catalogarne e divulgarne l’immenso patrimonio artistico e umano.

Il tributo al Portico d’Ottavia: Roma celebra il genio e l’eredità di Gianni Testa

La cerimonia vedrà la partecipazione di figure di spicco del panorama culturale e istituzionale capitolino. Tra gli interventi più attesi figura quello dello storico e critico d’arte Claudio Strinati, già Soprintendente per il Polo Museale Romano, affiancato dai colleghi critici d’arte Tony Bonavita, Vittorio Esposito e Nicoletta Rossotti. A portare la loro testimonianza saranno inoltre la scrittrice Livia Mombelli Garrone, l’attrice Mariangela Torres e il consigliere capitolino Giorgio Trabucco, a testimonianza dell’indissolubile legame che ha unito Gianni Testa alla sua città natale.

L’incontro, moderato da Giuseppe Scatolini, vedrà una fitta rappresentanza della famiglia e del comitato fondatore dell’associazione: dalla presidente Chiara Testa alla moglie Mariagrazia Bomba, dalla sorella Lidia Testa a Massimo Ferrari, socio fondatore e storico fotografo del pittore, fino al nipote Daniel Giannasca Testa, a cui l’artista era legato da un affetto viscerale, e una delegazione dell’Associazione del Fante. Un momento di memoria viva che rifugge la retorica per riscoprire il fuoco creativo di un maestro che ha fatto dell’indipendenza espressiva e del rigore accademico la sua firma inconfondibile.

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Nasce l’Associazione «Arte, Cavalli e Passione»: la memoria affidata alla figlia Chiara

Fondata da sette soci promotori, l’Associazione «Arte, Cavalli e Passione» nasce con finalità civiche, solidaristiche e di promozione sociale. L’ente si prefigge il compito primario di avviare l’archiviazione scientifica dell’intero corpus pittorico di Gianni Testa, contrastando il fenomeno delle contraffazioni e garantendo a collezionisti e musei un punto di riferimento filologico certo per la certificazione e autenticazione delle opere.

Accanto alla conservazione documentale, l’associazione punta a sostenere attivamente le nuove generazioni di artisti attraverso l’istituzione di borse di studio, laboratori formativi, premi di pittura e percorsi di turismo culturale aperti a ricercatori italiani e stranieri. «Ricordare mio padre a due anni dalla scomparsa significa non soltanto celebrare una carriera straordinaria, ma costruire un ponte vivo capace di trasmettere ai giovani i valori della libertà espressiva e della dedizione al lavoro che hanno guidato ogni sua pennellata», ha dichiarato la presidente Chiara Testa, custode della memoria artistica paterna.

Dall’amicizia con Carlo Levi e Guttuso alle mostre a New York: sessant’anni di pittura pura

Nato a Roma il 23 ottobre 1936, Gianni Testa ha attraversato oltre sei decenni di storia dell’arte del secondo Novecento. Dopo la laurea conseguita all’Università La Sapienza e gli anni formativi dedicati al restauro presso la prestigiosa Galleria Borghese, dove apprese i segreti della luce caravaggesca e la chimica dei pigmenti rinascimentali, Testa si inserì nel fermento intellettuale della Capitale del dopoguerra.

Determinante fu l’incontro con Carlo Levi, che ne intuì immediatamente il talento prorompente e lo incoraggiò a esporre già nei primi anni Sessanta accanto ai mostri sacri della pittura figurativa italiana. In quegli anni di vivace dibattito politico e artistico, Testa strinse legami di fraterna stima con Renato Guttuso, Ennio Calabria, Pericle Fazzini e Carlo Quaglia, partecipando alle più prestigiose kermesse del Paese, dalla Biennale Romana alla Triennale di Milano fino alla Quadriennale di Roma. Negli anni Ottanta e Novanta il suo raggio d’azione travalicò i confini nazionali, conquistando il collezionismo internazionale con memorabili rassegne a Basilea, New York e Philadelphia.

I critici, Claudio Strinati e il Vittoriano: l’energia selvaggia del «pittore dei cavalli»

Sebbene il soggetto equestre sia stato la sua icona più celebre, la poetica di Gianni Testa ha saputo spaziare con eguale maestria tra paesaggi onirici, nudi carnali, folle oceaniche e soggetti sacri. Nei suoi destrieri in corsa, vibranti di pennellate dense, vorticose e materiche, si condensa una ricerca stilistica originale che fonde il rigore del realismo con la luminosità atmosferica dell’impressionismo francese e l’urlo espressivo dell’avanguardia.

Numerosi i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua lunga traiettoria artistica, tra cui spicca il Premio alla Carriera conferitogli dal critico d’arte Vittorio Sgarbi e la memorabile mostra antologica che la città di Roma gli tributò nel 2014 negli spazi solenni del Complesso del Vittoriano. L’evento del 19 ottobre al Portico d’Ottavia riapre ufficialmente il dialogo tra Roma e uno dei suoi figli più illustri, consegnando alle future generazioni la testimonianza di un artista che ha saputo dipingere la vita con indomita passione e assoluta libertà.

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