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A Presezzo la rassegna “L’etica della parola” celebra le donne nella scienza: a Palazzo Furietti Carrara il dialogo tra sociologia, pittura e musica

A Palazzo Furietti Carrara di Presezzo grande successo per la tappa del festival «L’etica della parola» dedicata a “Donne nella scienza”. Con i docenti Roberto Flauto e Nico Menchini, la pittura di Carla Colombo e la musica di Mauro Paganelli, un incontro multidisciplinare tra ricerca, sociologia e parità di genere 👇

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Presezzo, etica della parola

Presezzo – Nella storica ed elegante cornice di Palazzo Furietti Carrara, in via Vittorio Veneto a Presezzo, si è rinnovato l’appuntamento con il festival culturale itinerante «L’etica della parola – Arte e Cultura: il senso della riflessione. Uomini e donne parlano di lei». Promossa dal Movimento Internazionale Artistico Letterario – Group, la rassegna ha acceso i riflettori su una tematica di straordinaria attualità civile e pedagogica: «Donne nella scienza». Una serata densa di contenuti e di grande partecipazione comunitaria, ideata per indagare il ruolo decisivo, e storicamente troppo spesso oscurato, del genio femminile nei processi di avanzamento della ricerca scientifica, dell’innovazione tecnologica e della crescita etica della collettività.

Il pensiero critico e la società dei consumi: i contributi di Flauto e Menchini

A guidare il pubblico lungo le coordinate del dibattito sono stati due relatori di spicco del mondo accademico e formativo. Il professor Roberto Flauto, sociologo e docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha offerto una lucida disamina sulle dinamiche strutturali che ancora oggi condizionano l’accesso e la valorizzazione del talento femminile nei contesti accademici e nei settori STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Nel corso dell’incontro, il professor Flauto ha inoltre presentato la sua recente fatica editoriale, il saggio intitolato Il bene del consumo, un volume rigoroso che indaga le contraddizioni della società contemporanea, i modelli di relazione umana e i meccanismi simbolici che governano le scelte individuali e collettive nel mercato globale.

Accanto a lui, il professor Nico Menchini, docente di scuola secondaria, apprezzato poeta e saggista, ha arricchito il confronto ponendo l’accento sulla dimensione educativa e sulla responsabilità della parola. Menchini ha evidenziato come la formazione umanistica debba camminare di pari passo con quella scientifica: superare gli stereotipi di genere nei percorsi scolastici significa fornire alle giovani generazioni gli strumenti critici per comprendere che la scienza non ha barriere di genere, ma richiede passione, rigore logico e libertà di pensiero.

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L’intreccio tra arti: la pittura di Carla Colombo e la musica di Mauro Paganelli

A condurre con garbo e sensibilità la serata è stata la Cav. Dott.ssa Anna Maria Lombardi, abile nel tessere le fila di un dialogo polifonico in cui i diversi linguaggi espressivi si sono integrati armoniosamente. Le sale affrescate di Palazzo Furietti Carrara sono state infatti impreziosite dalla mostra personale dell’artista Carla Colombo. Le sue opere pittoriche, intrise di cromatismi luminosi e materia vibrante, hanno offerto un contrappunto visivo potente alle riflessioni sociologiche, materializzando attraverso tele di grande impatto la fecondità del talento femminile nell’interpretazione della natura e della realtà.

Ad amplificare la suggestione dell’evento sono stati gli intermezzi musicali eseguiti dal Maestro Mauro Paganelli. La musica ha agito come collante emotivo, creando spazi di silenzio e sospensione tra un intervento e l’altro, dimostrando come l’arte dei suoni e la forza del pensiero razionale non siano compartimenti stagni, ma rami dello stesso albero della conoscenza umana.

La rete istituzionale e il valore della cultura diffusa sul territorio

La tappa di Presezzo ha confermato la solidità organizzativa del festival «L’etica della parola», un’iniziativa itinerante che trae la propria forza dalla cooperazione virtuosa tra istituzioni civiche e realtà del terzo settore. La manifestazione ha beneficiato del sostegno economico e del patrocinio ufficiale dei Comuni di Bonate Sotto, Presezzo e Terno d’Isola, a testimonianza di una sinergia comprensoriale che sceglie di investire sulla cultura di qualità nei borghi storici dell’Isola Bergamasca. A questi si sono affiancati i prestigiosi patrocini di Casa Bravi – ATS, Cattedra delle Donne – Equality Generation e dell’Accademia Tiberina.

L’appuntamento ha ribadito con forza un principio cardine: portare la cultura fuori dalle grandi metropoli e renderla accessibile nei luoghi quotidiani di incontro e condivisione significa rafforzare la coesione democratica e favorire una cittadinanza attiva e consapevole. Parlare di donne nella scienza, in una prospettiva che unisce sociologia, letteratura, arte e musica, significa non soltanto rendere giustizia al passato, ma costruire un presente più equo in cui il merito, la dedizione e l’intelligenza di ciascuno possano fiorire senza confini né pregiudizi.

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«Giulio Cesare o la notte della Repubblica»: al Teatro Libero di Palermo Marco Lorenzi interroga la crisi della democrazia tra Shakespeare e manipolazione del consenso

Il 23 e 24 ottobre il Teatro Libero di Palermo ospita “Giulio Cesare o la notte della Repubblica”, acclamata riscrittura shakespeariana di Marco Lorenzi prodotta da A.M.A. Factory. Un dramma politico potente che indaga le contraddizioni della democrazia, la manipolazione del consenso e le ombre del potere prima di un lungo tour europeo 👇

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Palermo – Quando la strenua difesa della libertà istituzionale si trasforma nell’alibi morale per giustificare il ricorso alla violenza, il confine tra fedeltà ai principi democratici e cieca ambizione personale si assottiglia fino a dissolversi. È in questa drammatica zona d’ombra, dove il tentativo di preservare l’ordine costituito rischia di mutare in una spietata contesa per l’egemonia politica, che affonda le proprie radici “Giulio Cesare o la notte della Repubblica”. Lo spettacolo, nato dall’estro creativo della compagnia Il Mulino di Amleto e prodotto da A.M.A. Factory, approda venerdì 23 ottobre (ore 21:00) e sabato 24 ottobre (ore 19:00) sul palcoscenico del Teatro Libero di Palermo, inaugurando una prestigiosa tournée che toccherà le principali piazze italiane ed europee.

La riscrittura di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo: Bruto e la solitudine del potere

Diretta dal regista Marco Lorenzi, autore dell’adattamento drammaturgico e della riscrittura a quattro mani con Lorenzo De Iacovo, la messinscena sceglie di non rifugiarsi nella rassicurante monumentalità del dramma elisabettiano. Partendo dall’archetipo shakespeariano, l’opera sposta il baricentro dell’azione drammatica dalla cronaca evenemenziale dell’antica Roma alle motivazioni psicologiche, morali e mediatiche che guidano le decisioni dei singoli nei momenti di crisi degli ordinamenti repubblicani. Al centro della tragedia svetta la figura straziata di Bruto: nobile custode delle tradizioni civiche, sinceramente legato a Cesare da affetto filiale ma lacerato dal timore che il console intenda trasformare la Repubblica in una tirannide personale.

Attorno a lui si stringe una corte di figure chiaroscurali – da Cassio a Marco Antonio – che muovono pedine sofisticate in un gioco di alleanze mutevoli in cui l’ideale politico è costantemente inquinato da rancori privati e calcoli di fazione. In questa rilettura contemporanea, la vittima sacrificale non è Cesare nel sangue delle Idi di marzo, ma la Repubblica stessa: un corpo politico logorato dall’incapacità di riformarsi e consegnato alla dittatura proprio dagli uomini che avevano giurato di salvarla.

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Media, mistificazione e consenso: il dispositivo scenico contemporaneo

Uno degli snodi concettuali più incisivi dello spettacolo riguarda il rapporto ossessivo tra informazione, retorica e mistificazione del consenso. La celeberrima orazione funebre di Antonio dinanzi alla folla romana diventa nella regia di Lorenzi la rappresentazione spietata del populismo comunicativo contemporaneo: i fatti si piegano alla suggestione emotiva, la verità viene oscurata dalla propaganda e la cittadinanza, priva di punti cardinali critici, si fa manipolare dal miglior oratore di piazza.

Questa riflessione teorica trova traduzione scenica in un dispositivo visivo e sonoro di straordinario impatto. La regia video firmata da PiBold / Paolo Arlenghi, che vede la partecipazione speciale su schermo di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli, si intreccia con il disegno luci di Umberto Camponeschi e le partiture elettroacustiche create da Massimiliano Bressan. Il palco del Teatro Libero diventa un’arena multimediale in cui telecamere a circuito chiuso, primi piani invasivi e schermi riflettono la nostra iperconnessa realtà, amplificando l’urto delle interpretazioni affidate a un cast d’eccellenza: Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Francesco Sabatino e Angelo Tronca.

Il consenso unanime della critica teatrale italiana

Accolto con grande favore sin dal suo debutto al Festival delle Colline Torinesi, “Giulio Cesare o la notte della Repubblica” è stato consacrato dalla critica specialistica tra le produzioni più rilevanti del teatro contemporaneo italiano. Sulle pagine de Gli Stati Generali, Paolo Randazzo ne ha esaltato la compattezza: «Un lavoro solido, colto, compatto, capace di porre domande politiche autentiche e adulte». Dello stesso avviso Ilena Ambrosio su PAC, che ha individuato nello spettacolo «un atto organicamente politico», mentre Giuseppe Distefano su Exibart lo ha definito «uno spettacolo esemplare, tagliente, fuori dai canoni».

Un coro di elogi che premia il coraggio produttivo di A.M.A. Factory nel sostenere progetti capaci di scuotere le coscienze del pubblico e di interrogare la fragilità delle democrazie occidentali dinanzi ai rigurgiti autoritari e alla disillusione civica.

Dalla Sicilia all’Europa: le tappe della grande tournée 2026-2027

Dopo la due giorni palermitana, lo spettacolo intraprenderà un lungo viaggio attraverso l’Italia e l’Europa. Il calendario della tournée toccherà Erbusco (6 novembre), Manfredonia (20 novembre), il Teatro Kismet di Bari (21-22 novembre), Ovada (26 novembre), Cuneo (27 novembre), Racconigi (28 novembre), Carpi (2 dicembre), Breno (3 dicembre) e Viterbo (13 dicembre). Nei primi mesi del 2027 farà tappa ad Asti (9 gennaio), Tortona (10 gennaio), Novara (25 febbraio), Torino al Teatro San Pietro in Vincoli (6-11 aprile), approdando infine al prestigioso Teatre La Biblioteca di Barcellona (17-18 aprile) prima del gran finale a Roma al Teatro Vascello (27 aprile – 2 maggio 2027).

Una traiettoria internazionale che conferma come la tragedia del potere shakespeariana conservi una vitalità inesauribile: quando la tutela della democrazia rischia di capovolgersi nella sua negazione, solo il teatro e l’esercizio del pensiero critico possono restituire a una comunità gli strumenti per non precipitare nella notte delle proprie istituzioni.

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Summit nazionale dei GAL all’Aquila: Paolo Federico presenta il Forum Leader 2026, la sfida contro lo spopolamento delle aree interne e montane

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L’Aquila – Il capoluogo d’Abruzzo si prepara a diventare la capitale nazionale dello sviluppo rurale e delle politiche per la montagna. Il 28 e 29 ottobre 2026 L’Aquila ospiterà l’evento annuale “Forum Leader 2026”, il prestigioso summit che radunerà i Gruppi di Azione Locale (GAL) provenienti da tutte le regioni d’Italia, dopo l’edizione precedente svoltasi in Sicilia nella provincia di Palermo. Una due giorni ad alta densità strategica che chiamerà a confronto istituzioni di governo, amministratori locali, economisti, docenti universitari, ricercatori e rappresentanti del tessuto imprenditoriale per studiare e pianificare le future traiettorie della programmazione comunitaria LEADER (Liaison Entre Actions de Développement de l’Économie Rurale), con l’obiettivo primario di invertire il trend dello spopolamento delle terre alte e creare opportunità occupazionali durature per i giovani.

La visione di Paolo Federico: costruire presìdi umani e trattenere le comunità

A delineare il valore programmatico dell’assise è stato Paolo Federico, presidente del Gal Gran Sasso Velino e sindaco di Navelli. Secondo Federico, l’esperienza maturata sul campo dimostra che le aree interne non sono territori condannati all’abbandono, ma laboratori fecondi in cui l’utilizzo mirato delle risorse europee può innescare una vera e propria rinascita demografica ed economica: «In questi anni come Gal abbiamo portato avanti progetti concreti che ci hanno consentito di contrastare lo spopolamento delle aree montane, contribuendo a invertire la rotta», ha spiegato Federico. «Abbiamo raccolto riscontri tangibili in termini di tenuta della popolazione residente e di nascita di nuove attività produttive, elementi vitali per mantenere vivi i borghi. Ora ci prepariamo a questo summit nazionale per imprimere un’ulteriore accelerazione alla nostra azione».

I GAL operano come società partenariali a composizione mista pubblico-privata, a maggioranza privata, delegate alla gestione dei fondi europei per lo sviluppo locale, principalmente nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC). Il loro compito primario consiste nel calare le direttive comunitarie sulle specifiche esigenze orografiche e sociali dei comprensori montani: «La sfida cruciale di quest’anno ruota proprio intorno alla costruzione e alla salvaguardia dei presìdi umani», ha ribadito Federico, sottolineando come la presenza dell’uomo sia l’unico vero argine al degrado ambientale, al dissesto idrogeologico e alla desertificazione dei servizi.

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Un parterre istituzionale di vertice per il Forum Leader 2026

La caratura nazionale dell’evento è confermata dall’ampia partecipazione istituzionale attesa nel capoluogo regionale. Alla due giorni aquilana prenderanno parte, tra gli altri, il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) Luigi D’Eramo, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il vicepresidente regionale con delega all’Agricoltura Emanuele Imprudente, il sindaco dell’Aquila e presidente di Anci Abruzzo Pierluigi Biondi, e il presidente nazionale di Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani) Marco Bussone, unitamente ai presidenti e direttori degli otto GAL abruzzesi e di decine di consorzi rurali italiani.

Nel riassumere i risultati ottenuti in questi anni sul territorio montano, Paolo Federico ha ricordato alcuni dei successi più significativi promossi dal Gal Gran Sasso Velino: «Abbiamo sostenuto e finanziato iniziative di rilievo assoluto come il Cammino del Gran Sasso, oggi attestato stabilmente tra i primi tre grandi itinerari d’Italia per numero di presenze turistiche ed entrate economiche generate; l’associazione dei Paesi Narranti del Gran Sasso, che unisce quindici comuni nella promozione identitaria; la nascita delle cooperative di comunità, percorsi di mobilità sostenibile, aree attrezzate di sosta e incentivi diretti a commercianti, artigiani e presìdi Slow Food».

I cinque laboratori tematici: verso l’associazione nazionale e la programmazione 2028-2034

Il cuore operativo del Forum Leader sarà scandito da cinque laboratori tematici che analizzeranno lo stato dell’arte e tracceranno le linee guida del futuro:
1. “Verso un’associazione nazionale dei GAL”, con proposta guidata dal GAL Metropoli Est di Palermo (Sicilia);
2. “Il ruolo dei GAL nella governance delle aree montane”, promosso dal GAL Etruria Meridionale (Lazio);
3. “Affrontare l’Abbandono: il metodo LEADER per rimettere in moto il patrimonio fondiario”, curato dal GAL Castelli Romani e Monti Prenestini (Lazio);
4. “L’attuazione del LEADER 2028-2034 nella prospettiva del Fondo Unico”, con capofila il GAL Alto Bellunese (Veneto);
5. “Effetto Leader”, proposto in partenariato dal GAL Escartons e Valli Valdesi (Piemonte) e dal GAL Costa dei Trabocchi (Abruzzo).

All’interno di questo mosaico di competenze, il GAL Gran Sasso Velino giocherà un ruolo trainante proprio sui tavoli della governance delle terre alte e sulle prospettive finanziarie del Fondo Unico per il ciclo 2028-2034.

L’Aquila protagonista della rinascita rurale e culturale

L’appuntamento del 28 e 29 ottobre assume un significato simbolico ancora più profondo alla vigilia delle celebrazioni per L’Aquila Capitale Italiana della Cultura. «In questo percorso virtuoso – ha concluso il presidente Paolo Federico – il nostro Gruppo di Azione Locale intende offrire un contributo decisivo affinché il territorio aquilano e abruzzese continui a essere punto di riferimento nazionale nella sperimentazione di modelli sostenibili, capaci di coniugare innovazione, tutela delle radici storiche e futuro per le comunità delle aree interne».

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Violenza nelle scuole, a Napoli il grido d’allarme di Diego Palma: «Non servono recinti ma ponti», studenti e istituzioni a confronto al Maschio Angioino

Convegno al Maschio Angioino di Napoli sulla violenza scolastica con Diego Palma e la moderazione di Valentina Santarpia del Corriere della Sera. Il direttore de La Voce della Scuola lancia un monito chiaro: basta omertà e logiche aziendali, gli studenti non sono clienti ma il cuore di una scuola che deve costruire ponti anziché recinti 👇

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Al Maschio Angioino il confronto tra studenti, istituzioni ed esperti

Napoli – La scuola italiana non deve essere soltanto vivisezionata e raccontata attraverso la cronaca delle sue emergenze, ma soprattutto difesa, ascoltata e profondamente rappresentata. È questo il monito solenne risuonato nella prestigiosa cornice della Sala dei Baroni al Maschio Angioino di Napoli in occasione del convegno nazionale “La gestione della violenza all’interno delle scuole italiane”. Promossa dalla testata specialistica La Voce della Scuola in sinergia con FederIstruzione e OggiScuola, la giornata di studio ha trasformato lo storico maniero partenopeo in un laboratorio civico ad alta intensità, chiamando a raccolta dirigenti, docenti, magistrati, pedagogisti e rappresentanti istituzionali attorno al disagio giovanile e al contrasto del bullismo.

Il patto educativo infranto e la metafora dei ponti di Diego Palma

A delineare con fermezza le coordinate del dibattito è stato l’intervento di Diego Palma, direttore de La Voce della Scuola e docente che vive quotidianamente le dinamiche reali delle aule. Al centro della sua relazione, la pressante urgenza di restituire una piena centralità agli studenti, troppo spesso relegati a semplici destinatari passivi di riforme calate dall’alto anziché protagonisti attivi del patto educativo. Secondo Palma, la narrazione mediatica tende a criminalizzare o stigmatizzare il mondo dell’istruzione, soffocando la possibilità di aprire canali di ascolto autentico e duraturo tra le generazioni.

Da qui la riflessione sulla necessità di ricucire la lacerazione tra comunità educante e famiglie, superando le barricate corporative: la scuola non ha bisogno di recinti, ma di ponti. Costruire ponti significa per Palma abbandonare la logica della chiusura difensiva, trovare il coraggio di confrontarsi anche dinanzi a criticità dolorose e creare spazi protetti nei quali ogni ragazzo possa esprimere liberamente fragilità, disagi e proposte senza il timore del giudizio censorio.

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Basta omertà e logiche aziendali: la scuola come presidio di legalità dello Stato

Uno dei passaggi più coraggiosi del convegno ha toccato il velo di silenzio che ancora troppo spesso cala sulle violenze scolastiche. Palma ha denunciato apertamente le sacche di timore che paralizzano molti docenti, frenati dall’esporsi per paura di incrinare i rapporti con le dirigenze o di innescare tensioni burocratiche. Parallelamente, è stata stigmatizzata la prassi nefasta di celare o minimizzare gli episodi di bullismo per non danneggiare il “buon nome” e il posizionamento d’immagine dell’istituto nelle classifiche territoriali.

«La scuola non è un’azienda e gli studenti non sono clienti», ha scandito con determinazione il direttore, richiamando il ministero e i provveditorati a difendere la funzione istituzionale della scuola quale fondamentale presidio costituzionale dello Stato. La trasparenza, la tempestività della denuncia e la presa in carico collegiale dei problemi costituiscono gli unici argini efficaci per prevenire derive violente e tutelare l’incolumità psicofisica di allievi e personale.

La moderazione di Valentina Santarpia e il valore dei programmi strutturati

A cucire con equilibrio e rigore giornalistico i diversi momenti dell’assise è stata Valentina Santarpia, firma di punta del Corriere della Sera. La sua conduzione ha evitato il rischio di una sterile passerella istituzionale, mantenendo costantemente il focus sulla concretezza dell’ascolto e valorizzando le evidenze scientifiche legate ai piani strutturati di prevenzione. Santarpia ha posto l’accento sulla duplice veste di Palma – direttore di testata ed educatore in trincea – quale elemento propulsivo per cogliere senza filtri gli umori e le complessità del tessuto studentesco.

La tappa al Maschio Angioino si inserisce in una mobilitazione nazionale più ampia partita dai palazzi parlamentari con l’affare assegnato n. 67 al Senato e passata per il confronto con la Gilda degli Insegnanti a Roma. Un percorso arricchito dalla collaborazione strategica con Antonio Scarpellino, a dimostrazione di come l’editoria scolastica possa fare rete superando le mere logiche concorrenziali per una causa sociale condivisa.

La testimonianza contro il bullismo: quando l’isolamento fa più male della violenza

Il momento di maggiore commozione nella Sala dei Baroni è coinciso con la testimonianza diretta di una giovane ex studentessa, che ha ripercorso il dramma di anni vissuti sotto l’incubo del bullismo tra i banchi, segnati dall’angoscia di non aver trovato ascolto né risposte tempestive negli adulti di riferimento. Un racconto crudo che ha ricordato all’intera platea come la violenza non si manifesti soltanto con l’aggressione fisica, ma si insinui nell’emarginazione silente, nello scherno sistematico e nella solitudine.

Dall’evento di Napoli si leva un appello inequivocabile indirizzato a Governo e Parlamento: la prevenzione della violenza scolastica non si costruisce moltiplicando divieti o barriere, ma investendo in figure psico-pedagogiche stabili, formando i docenti e riconoscendo agli studenti il diritto a una scuola che accolga, protegga e prepari alla cittadinanza consapevole.

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