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Attualità

Il futuro degli enti locali passa per Roma: il bilancio finale del progetto Province & Comuni

🏛️ Si è concluso il progetto UPI che rilancia il ruolo delle Province come “case dei comuni”: il consigliere Gianluca Quadrini e Patrizio Di Folco portano l’esperienza del Lazio al tavolo nazionale per una nuova stagione di efficienza amministrativa.

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#Province #Frosinone #EntiLocali #InnovazionePA

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progetto province & comuni

 Redazione-  Il dibattito sul ruolo delle amministrazioni locali ha trovato una sintesi operativa nel corso del convegno nazionale “Il Progetto Province & Comuni – I risultati”, svoltosi nella cornice del Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi. L’evento ha rappresentato il culmine di un percorso, coordinato dall’Unione Province d’Italia (UPI) in stretta collaborazione con il Dipartimento della Funzione Pubblica, volto a ridefinire le competenze e la capacità di azione dei governi di area vasta nel panorama istituzionale contemporaneo. La delegazione laziale ha giocato un ruolo di primo piano, portando all’attenzione nazionale le istanze e le buone pratiche maturate nei territori di Frosinone e del Lazio meridionale.

Il ruolo delle province come piattaforme di servizio

La missione del progetto si è focalizzata sulla trasformazione delle Province in veri e propri hub di supporto tecnico-amministrativo. In uno scenario in cui i piccoli centri urbani faticano a gestire la crescente complessità burocratica e la partecipazione ai bandi europei, le Province tornano a occupare uno spazio di coordinamento necessario. Durante l’incontro, aperto dalla Presidente della Provincia di Rieti Roberta Cuneo e chiuso dall’intervento di Paolo Vicchiarello, Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, è emersa la volontà di superare la frammentazione amministrativa.

I risultati raggiunti nel corso dei mesi di attività sono significativi: sono stati elaborati nuovi modelli di gestione per le aree vaste, implementati piani strutturali per migliorare il clima lavorativo e l’impegno del personale, e avviati sistemi avanzati di gestione delle risorse umane. Il tutto è stato supportato da un’intensa attività accademica che ha visto il coinvolgimento diretto di atenei di prestigio come la LUISS, la LUMSA, l’Università del Molise, Roma Tre e l’Università di Ferrara. La creazione del nuovo “Osservatorio Dati delle Province” si inserisce in questo solco, puntando a fornire una base conoscitiva solida per la programmazione delle politiche pubbliche sui territori.

La prospettiva di Frosinone e l’impegno di Anci Lazio

A rappresentare la provincia di Frosinone e il valore dell’azione sinergica con Anci Lazio sono stati Gianluca Quadrini e Patrizio Di Folco. Per Quadrini, la partecipazione a questo tavolo di confronto costituisce un punto di svolta fondamentale per la governance locale. “Le Province rappresentano la spina dorsale per lo sviluppo del territorio”, ha sottolineato durante il suo intervento, ribadendo come queste istituzioni non debbano essere considerate strutture superate, bensì organismi dotati di una rinnovata vitalità operativa.

Il focus dell’amministrazione provinciale di Frosinone si è concentrato principalmente sul supporto ai sindaci, spesso isolati nel gestire le criticità derivanti dalla carenza di personale o dalla complessità del codice degli appalti. “I comuni di minori dimensioni, che caratterizzano gran parte del nostro comprensorio, necessitano di una guida tecnica costante. Abbiamo lavorato per strutturare le Province come vere case dei comuni, in grado di offrire assistenza digitale, supporto nelle procedure di reclutamento e coordinamento strategico per le opere pubbliche”, ha aggiunto Quadrini. Patrizio Di Folco, nel condividere questo percorso, ha evidenziato come l’innovazione digitale sia il linguaggio universale attraverso cui le amministrazioni devono comunicare per colmare il distacco tra le decisioni centrali e le esigenze reali dei cittadini.

Verso una nuova stagione della governance territoriale

Il bilancio del progetto non si limita ai documenti prodotti, ma guarda ai traguardi raggiunti in termini di formazione. Oltre ottocento dipendenti pubblici hanno completato i moduli dedicati ai servizi europei e alla transizione digitale, creando una rete di competenze che supera i confini provinciali. La standardizzazione delle Stazioni Uniche Appaltanti (SUA) rappresenta un altro pilastro di questo percorso, capace di garantire maggiore trasparenza e velocità nell’aggiudicazione dei lavori pubblici.

La chiusura di questo capitolo progettuale segna l’inizio di una fase in cui la cooperazione istituzionale non sarà più un’opzione, ma il modello standard di lavoro. Il sistema delle Province italiane si prepara così a fronteggiare le sfide poste dal PNRR e dalla gestione dei fondi di coesione, puntando su una burocrazia snella e tecnologicamente avanzata. L’esperienza di Frosinone, portata al centro del dibattito capitolino, dimostra che la sinergia tra enti locali e istituzioni nazionali costituisce il metodo più efficace per restituire efficienza ai servizi collettivi, garantendo risposte rapide e concrete alle comunità locali che chiedono risposte immediate ai propri bisogni.

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Economia

Caro carburanti, oltre la metà delle stazioni italiane blocca i prezzi fino a fine ottobre

Ottime notizie per i disperati automobilisti e autotrasportatori italiani! Con l’ingresso ufficiale di Tamoil nell’accordo nazionale per il blocco dei prezzi (fino al 31 ottobre 2026), oltre 11.200 stazioni di servizio in Italia (il 50,9% del totale) offrono ora prezzi calmierati alla pompa. L’adesione della compagnia libica si unisce così al grande sforzo già messo in campo dai distributori Eni, IP e Q8. Un’iniziativa letteralmente vitale e salvifica, arrivata dopo un lungo pressing diplomatico di Palazzo Chigi, per cercare di frenare l’emorragia dei rincari, con il Diesel che al 1° ottobre ha sfondato la spaventosa e insostenibile soglia di 2,28 euro al litro!👇

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Caro carburanti

Roma – La fortissima, costante e asfissiante pressione inflazionistica legata agli insostenibili rincari del settore energetico sta continuando a pesare in maniera drammatica, profonda e insostenibile sui fragili bilanci economici di milioni di famiglie e di migliaia di imprese e operatori del settore logistico e commerciale. In questo difficile, turbolento e precario contesto macroeconomico globale, arriva fortunatamente una importantissima, vitale e rassicurante boccata d’ossigeno per i disperati automobilisti e autotrasportatori della nostra penisola. Tamoil Italia, storica e celebre compagnia petrolifera sussidiaria del grande gruppo internazionale Oilinvest, ha infatti ufficialmente e pubblicamente annunciato di aver introdotto una complessa, rigida e volontaria serie di misure straordinarie atte a contenere, bloccare e calmierare i prezzi di listino di benzina e diesel all’interno di circa 1.400 stazioni di servizio a proprio marchio sparse sul territorio nazionale. Questa fondamentale e strategica iniziativa di “blocco dei prezzi”, che resterà eccezionalmente, rigidamente e continuativamente in vigore fino al prossimo 31 ottobre 2026, si inserisce perfettamente nel più ampio solco delle difficili e serrate trattative portate faticosamente avanti dalle istituzioni governative e dalle storiche associazioni in difesa dei consumatori per cercare di alleggerire il devastante peso del caro-vita sulle tasche degli italiani.

Il peso della diplomazia: asse tra Palazzo Chigi e la Libia

La complessa e applaudita decisione industriale assunta improvvisamente dai vertici europei di Tamoil non rappresenta in alcun modo una banale o scontata manovra di marketing aziendale, ma è il pregevole, tangibile e diretto risultato di un delicato e sotterraneo lavoro di tessitura diplomatica internazionale.
Stando infatti a quanto rivelato e confermato in queste ore da autorevoli, affidabili e accreditate fonti vicine agli ambienti di Palazzo Chigi, nelle scorse settimane si sarebbero svolte fitte, lunghe e riservatissime discussioni bilaterali di altissimo livello istituzionale tra i rappresentanti del governo italiano e le massime cariche dell’esecutivo libico (Stato che, attraverso il fondo sovrano, detiene il pieno controllo finanziario e manageriale del colosso petrolifero Oilinvest). L’obiettivo primario di questa spinta diplomatica era proprio quello di incoraggiare, agevolare e garantire la partecipazione attiva e concreta di Tamoil a questa grande, nobile e necessaria iniziativa di contenimento dei prezzi del carburante. L’azienda stessa, in una nota ufficiale, ha orgogliosamente dichiarato e ribadito che questa eccezionale iniziativa di calmieramento dei prezzi risponde pragmaticamente a “condizioni internazionali e geopolitiche assolutamente straordinarie”, che continuano inesorabilmente a scuotere e destabilizzare con forza cieca i delicati mercati dell’energia e dei trasporti globali. Tamoil ha così sottolineato pubblicamente il proprio fermo e totale impegno a sostenere attivamente la mobilità di tutti i cittadini italiani, garantendo però al contempo l’irrinunciabile sostenibilità economica, la sopravvivenza commerciale e i profitti della propria e ramificata rete distributiva sul suolo nazionale.

Un patto nazionale: 11.200 stazioni congelano le tariffe

L’ingresso ufficiale e strategico di un peso massimo come Tamoil all’interno di questo grande e storico accordo nazionale sui carburanti segna un momento tecnico, psicologico e commerciale assolutamente cruciale, ribaltando completamente i rapporti di forza all’interno del libero mercato interno.
Con la preziosa e decisiva adesione della compagnia di origine libica, infatti, il numero totale, aggregato e complessivo di stazioni di servizio pubbliche che offrono attualmente sconti, blocchi tariffari o prezzi calmierati alla pompa sale vertiginosamente a toccare l’impressionante cifra di circa 11.200 impianti operativi. Questa enorme e rassicurante copertura commerciale rappresenta matematicamente e percentualmente il 50,9% delle circa 22.000 stazioni di rifornimento totali presenti e dislocate in ogni angolo del nostro Paese. In pratica, è stata ufficialmente e psicologicamente superata la fatidica e storica soglia della metà esatta della rete nazionale. La virtuosa e apprezzata iniziativa di calmieramento, infatti, includeva già e orgogliosamente circa 9.800 stazioni di servizio gestite dai tre più grandi, storici e potenti operatori energetici operanti in Italia: stiamo parlando della capillare partecipazione di 3.800 impianti a marchio Eni, di 3.400 pompe del gruppo IP e di ben 2.600 stazioni gestite dal marchio Q8. Una mobilitazione generale senza alcun precedente storico recente.

L’impatto sul mercato per fermare la follia del diesel a 2,28 euro

L’urgenza vitale, economica e sociale di mettere in campo queste massicce misure di contenimento aziendale appare drammaticamente, plasticamente e crudelmente evidente se si osservano freddamente i dati e le quotazioni reali del mercato all’ingrosso e al dettaglio.
Queste fondamentali e salvifiche misure di blocco dei prezzi entrano infatti in vigore, non a caso, nel momento in cui (dati aggiornati proprio al 1° ottobre 2026) le mostruose e folli medie nazionali dei carburanti si attestavano stabilmente alla vertiginosa cifra di 2,084 euro al litro per quanto riguarda la verde benzina, e addirittura a ben 2,285 euro al litro per l’insostituibile gasolio (diesel), il vero e incontrastato motore vitale dell’autotrasporto e della logistica commerciale. Si tratta di cifre oggettivamente astronomiche, paralizzanti e capaci di mandare rapidamente in bancarotta o in ginocchio qualsiasi piccola o media impresa costretta a viaggiare. Tuttavia, come sottolineato anche da un’attenta e acuta analisi diffusa dall’agenzia di stampa AdnKronos, il tanto atteso e simbolico superamento della soglia del 50% degli impianti a prezzo scontato e bloccato in Italia potrebbe, per la naturale e implacabile legge della concorrenza del libero mercato, innescare rapidamente un potente, irrefrenabile e benefico effetto domino. A questo punto, infatti, le compagnie petrolifere minori, i gestori indipendenti e gli altri colossi del settore ancora restii, potrebbero sentirsi “costretti” e inevitabilmente incoraggiati a introdurre sconti e blocchi simili alla pompa, pur di evitare l’emorragia di clienti e di perdere rovinosamente e irrimediabilmente quote vitali di mercato a favore di Eni, IP, Q8 e Tamoil.

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Attualità

Vittorio Sgarbi in terapia intensiva, il ricordo di Laboccetta: “Nel 1993 mi difese in tv”

Il gravissimo, improvviso e preoccupante ricovero in Terapia Intensiva di Vittorio Sgarbi presso il Policlinico Gemelli ha scosso profondamente e trasversalmente il mondo della cultura e della politica nazionale. Tra i tantissimi e affettuosi messaggi di vicinanza e pronta guarigione, spicca per intensità emotiva e storica quello dell’amico fraterno Amedeo Laboccetta, Presidente di Polo Sud. In un accorato e commosso ricordo, l’Onorevole ha svelato un aneddoto pazzesco e inedito risalente al lontano e buio 1993: “Mentre mi trovavo ingiustamente recluso nel carcere di Poggioreale (da cui fui poi assolto pienamente), Vittorio, pur non conoscendomi affatto, si scagliò contro tutti e mi difese a spada tratta in diretta tv a Sgarbi Quotidiani. È un uomo sensibile, irriverente e geniale. Forza amico mio!”👇

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Vittorio Sgarbi

Roma – La gravissima, improvvisa e inaspettata notizia del drammatico ricovero d’urgenza nel reparto di Terapia Intensiva del Policlinico Gemelli di Roma ha letteralmente scosso e ammutolito l’intero, vasto e trasversale panorama culturale, artistico e politico del nostro Paese. Le delicate, precarie e preoccupanti condizioni di salute del celebre, amato e controverso critico d’arte ed ex Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi (che proprio negli ultimi anni aveva dovuto coraggiosamente e faticosamente affrontare e combattere gravi battaglie cliniche, sindromi depressive e pesanti tensioni familiari) stanno tenendo l’Italia intera con il fiato perennemente sospeso in queste lunghissime e convulse ore. In mezzo alla sterminata, continua e affettuosa marea di messaggi di vicinanza e di auguri di pronta guarigione che stanno inondando senza sosta i vari social network e le principali agenzie di stampa nazionali, spicca prepotentemente, per la sua immensa intensità emotiva e per il grandissimo spessore umano e storico, la commossa e sentita dichiarazione pubblica rilasciata dall’Onorevole Amedeo Laboccetta. Il noto e influente Presidente del polo culturale e politico “Polo Sud” non ha infatti voluto far mancare la sua forte, lucida e appassionata voce, rendendo omaggio a un’amicizia fraterna, inossidabile e profondissima, nata in circostanze a dir poco anomale, drammatiche e televisivamente rivoluzionarie.

Lo shock per il ricovero al Gemelli: “Una mazzata pesantissima”

Le parole scelte accuratamente e sentitamente dall’Onorevole Laboccetta per descrivere pubblicamente il proprio profondo e intimo stato d’animo di fronte alla dolorosa degenza dell’amico, non nascondono in alcun modo la fortissima apprensione emotiva e umana del momento.
“Apprendere improvvisamente e duramente la notizia che il mio fraterno, storico e inestimabile amico Vittorio Sgarbi si trova attualmente ricoverato e in cura presso la struttura del Policlinico Gemelli in regime di terapia intensiva, rappresenta per me una mazzata psicologica e umana davvero pesantissima e difficile da metabolizzare”, ha esordito con immensa tristezza e trasporto il Presidente di Polo Sud nel suo accorato comunicato. Il solido e indissolubile legame umano e personale che unisce saldamente e storicamente i due noti esponenti pubblici affonda infatti le proprie fortissime e intricate radici in decenni di innumerevoli e continue battaglie condivise sul campo, di infinite discussioni intellettuali e di accesi e proficui confronti intellettuali. “Con Vittorio, nel corso di tutti questi anni, ho infatti avuto l’immenso e raro privilegio e l’enorme fortuna di poter vivere, condividere e assaporare delle straordinarie, intense e irripetibili esperienze culturali, puramente umane e squisitamente politiche”, ha aggiunto l’Onorevole, ripercorrendo mentalmente un lungo, tortuoso e affascinante sentiero di vita vissuta. “Abbiamo trascorso e condiviso anni bellissimi e momenti storici fantastici, irripetibili e unici, che custodisco gelosamente nella mia memoria”.

L’aneddoto storico: la difesa su Canale 5 nel lontano 1993

Il cuore pulsante, inedito e più toccante del comunicato diffuso da Laboccetta risiede però nella lucida e dettagliata rievocazione storica di un lontanissimo e delicatissimo episodio datato 1993, un anno storicamente, giudiziariamente e mediaticamente difficilissimo e caldissimo per la recente storia repubblicana del nostro Paese.
In quel periodo storico, pesantemente segnato e caratterizzato dal giustizialismo mediatico e dalle aspre bufere politiche, Amedeo Laboccetta si trovava a dover affrontare un drammatico calvario giudiziario personale e ingiusto. Come ricorda ampiamente e ironicamente lui stesso, in quei tristi giorni si trovava costretto e recluso come “ospite innocente e silenzioso del Grand Hotel Poggioreale” (ovvero, la nota e severa casa circondariale e struttura carceraria della città di Napoli). In un clima pubblico generale di ferma condanna sommaria e di totale isolamento istituzionale, in cui quasi nessuno aveva il coraggio di esporsi pubblicamente per difenderlo, accadde un fatto mediatico inaspettato e rivoluzionario. “Nel lontano 1993, pur non conoscendomi ancora assolutamente, fisicamente o personalmente di persona, Vittorio Sgarbi decise coraggiosamente e liberamente di fare un lungo, accorato e durissimo intervento televisivo sulla rete ammiraglia Canale 5, all’interno del suo celebre, seguitissimo e storico programma di approfondimento ‘Sgarbi Quotidiani'”, rievoca lucidamente Laboccetta. “Lo fece esclusivamente ed energicamente per prendere le mie ferme difese in un momento buio e per denunciare pubblicamente l’ingiustizia che stavo subendo”.

L’assoluzione piena e l’inizio di una lunga e vera amicizia

L’intervento televisivo a gamba tesa dell’irriverente critico d’arte, lanciato coraggiosamente e fieramente contro l’intero e potente establishment mediatico dell’epoca per difendere un perfetto sconosciuto, si rivelò essere non solo un gesto umano e civile di enorme spessore morale, ma anche profeticamente e giudiziariamente corretto.
Come ricorda fieramente e lucidamente l’Onorevole all’interno della medesima nota diramata alla stampa, infatti, la complessa e kafkiana odissea giudiziaria che lo vedeva tristemente e ingiustamente protagonista si concluse felicemente, doverosamente e totalmente con una sacrosanta formula liberatoria totale: “Fui fortunatamente, successivamente e finalmente assolto con formula piena, addirittura su stessa esplicita e formale richiesta mossa dallo stesso pubblico ministero, perché, banalmente e semplicemente, il fatto contestato non sussisteva e non era mai esistito”. Quell’inaspettata, coraggiosa e pubblica difesa televisiva a spada tratta segnò di fatto la posa della prima, fondamentale e solida pietra su cui venne successivamente e saldamente costruita la loro vera, lunga e profonda amicizia personale, politica e culturale. Consapevole del grande, immenso e irriducibile animo battagliero che da sempre contraddistingue visceralmente il critico d’arte ferrarese, Laboccetta ha voluto chiudere il suo messaggio con un sincero e accorato augurio di pronta guarigione rivolto al Policlinico Gemelli: “Uomini veri, liberi e indipendenti come Vittorio Sgarbi sono purtroppo merce rarissima al giorno d’oggi. È una mente sensibile, profondamente intelligente, deliziosamente irriverente e assolutamente geniale! Forza Vittorio! Metticela tutta e forza amico mio, rimettiti presto e torna tra noi a combattere le tue battaglie!”.

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Politica

Green Deal sotto la lente: il Centro Studi Rinascimento Nazionale pubblica il Prisma

La folle corsa dell’Europa verso un’ideologica transizione ecologica rischia di trasformarsi in un disastro industriale e in una “religione” che limita le libertà? È questa la dura e spietata tesi alla base del “Prisma”, il nuovo e brillante lavoro interdisciplinare pubblicato orgogliosamente dal Centro Studi Rinascimento Nazionale e scritto a sei mani da Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone. Attraverso tre saggi densissimi che intrecciano filosofia, economia e diritto, gli autori denunciano i pericoli del dirigismo tecnocratico di Bruxelles, evidenziando il rischio mortale di sacrificare il lavoro, la sovranità e l’industria continentale sull’altare del dogma ambientale. Una lettura fondamentale per un nuovo “ambientalismo dell’uomo”👇

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von der leyen

Castellar Ponzano (AL) – Il complesso, aspro e divisivo dibattito pubblico, politico ed economico internazionale attorno alle stringenti e discusse politiche ambientali dettate in questi anni dall’Unione Europea si arricchisce oggi, orgogliosamente e autorevolmente, di un nuovissimo, profondo e fondamentale strumento critico di indagine intellettuale. Direttamente dalle antiche, suggestive e prestigiose stanze del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, quartier generale e centro nevralgico del fervente pensiero conservatore, il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti annunciato ufficialmente la pubblicazione di un inedito, articolato e densissimo lavoro interdisciplinare interamente focalizzato sull’impatto reale del cosiddetto Green Deal europeo. L’ambiziosa e curatissima opera, sapientemente firmata a sei mani dai preparati intellettuali Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone, è stata strutturalmente, concettualmente e visivamente concepita dagli autori come un vero e proprio “prisma” ottico. L’obiettivo primario di questa affascinante e complessa trilogia saggistica è infatti quello di sfruttare appieno tre diverse e altissime competenze professionali per offrire al lettore tre prospettive intellettuali e accademiche fortemente complementari. Solo attraverso questo incrocio mirato e multidisciplinare di saperi è infatti possibile sviscerare, esaminare e giudicare con lucidità assoluta e senza filtri ideologici i discutibili presupposti culturali, la reale e sbandierata sostenibilità tecnica e, soprattutto, le gravissime, silenti e pericolose conseguenze giuridiche ed economiche derivanti da una transizione ecologica imposta dall’alto.

Mario Conetti: contro la deriva della “gnosi ecologica”

La primissima, affilata e affascinante lente di ingrandimento attraverso la quale questo complesso “prisma” letterario e politico decide di osservare lucidamente il fenomeno ambientale è di natura prettamente filosofica, sociologica e concettuale.
All’interno del denso e profondo capitolo intitolato emblematicamente «Contro la gnosi ecologica», lo studioso Mario Conetti decide coraggiosamente e accademicamente di applicare, con chirurgica precisione, le rigide categorie intellettuali elaborate dal celebre filosofo Eric Voegelin per analizzare e smontare pezzo per pezzo il dilagante e aggressivo ecologismo contemporaneo. Conetti interpreta lucidamente e severamente l’attuale, imperante e fanatica deriva ideologica “verde” non più come un sano e logico movimento a tutela della natura, ma come una vera, propria e pericolosissima religione secolare moderna. Secondo l’autore, infatti, la tanto sbandierata e urlata promessa di una fantomatica salvezza planetaria imminente rischia concretamente, subdolamente e politicamente di giustificare e legittimare un insopportabile e asfissiante dirigismo tecnocratico sovranazionale. Questa nuova “fede” ambientalista si regge, di fatto, sulla continua, ossessiva e dogmatica colpevolizzazione dell’uomo moderno, portando inevitabilmente a una progressiva, silenziosa e inaccettabile compressione delle fondamentali libertà individuali dei singoli cittadini e delle imprese europee.

Stefano Mambretti: l’impatto su industria e occupazione

Dalla pura speculazione filosofica e teoretica, il prisma sposta poi repentinamente, brutalmente e concretamente il proprio focus analitico e critico sull’ingegneria e sull’economia reale che muove quotidianamente i complessi ingranaggi del nostro Paese.
Nella sua lucida e pragmatica dissertazione intitolata «Sviluppo e Green Deal», l’esperto Stefano Mambretti traccia una linea netta, marcata e invalicabile per separare chirurgicamente la sana, pragmatica e concreta tutela dell’ambiente in cui viviamo, dal vuoto, distruttivo e irrazionale ecologismo dogmatico imposto dai salotti burocratici di Bruxelles. Mambretti richiama con forza e urgenza assoluta la necessità tecnica e ingegneristica di iniziare finalmente a valutare in maniera seria, scientifica e non ideologica l’intero ciclo di vita delle cosiddette tecnologie “green”, esigendo a gran voce la totale trasparenza dei dati e dei costi occulti legati alla produzione delle batterie e all’approvvigionamento dei materiali rari. L’autore denuncia infatti apertamente, coraggiosamente e supportato da numeri reali, il gravissimo e concreto rischio che i rigidi e unilaterali vincoli burocratici imposti dall’Unione Europea finiscano unicamente per azzoppare e compromettere irrimediabilmente la storica forza dell’industria manifatturiera continentale, distruggendo milioni di preziosi posti di lavoro. La sua ragionevole e lungimirante proposta politica si fonda sulla creazione di un nuovo «ambientalismo dell’uomo», un approccio razionale e maturo capace di conciliare magicamente e fattivamente il rispetto del territorio con la necessaria innovazione tecnologica e lo sviluppo produttivo.

Paolo Guidone e l’aspetto normativo: a rischio la sovranità

L’ultimo, fondamentale e complesso vertice di questo triangolo analitico affronta di petto la spinosissima e intricata giungla dei regolamenti comunitari, dei vincoli normativi e dei pesanti trattati internazionali in materia ambientale.
Attraverso il saggio conclusivo «Aspetti giuridici ed economici del Green Deal europeo», l’attento studioso Paolo Guidone ricostruisce meticolosamente, giuridicamente e criticamente l’intera e mastodontica architettura normativa che regola attualmente e forzatamente l’intero e complesso processo di transizione ecologica continentale. Guidone non si limita banalmente a una sterile elencazione di leggi e direttive europee, ma ne esamina lucidamente, spietatamente e matematicamente i costi esorbitanti scaricati sui contribuenti, i reali benefici attesi a lungo termine (spesso irrisori su scala globale) e le pesantissime ricadute produttive sulle filiere d’eccellenza nazionali. L’autore evidenzia chiaramente, logicamente e inequivocabilmente come, in totale e colpevole assenza di un serio, rigido e stringente coordinamento internazionale (che obblighi anche le potenze asiatiche a fare la loro parte), la forzata decarbonizzazione europea si tradurrà inevitabilmente in un suicidio economico, portando a una drammatica perdita di competitività delle nostre aziende. Il lavoro collettivo del Centro Studi Rinascimento Nazionale testimonia così, limpidamente e orgogliosamente, la crescente, solida e inarrestabile maturità intellettuale del proprio gruppo di ricercatori: un pool di eccellenze capace di mettere in comune alte competenze specialistiche per produrre analisi profonde e proposte concrete. Il filo conduttore e il monito finale del “Prisma” resta chiaro e inappellabile: l’Europa deve assolutamente, urgentemente e politicamente tornare a promuovere una tutela ambientale razionale e non ideologica, capace di mantenere sempre e saldamente al centro la dignità della persona, la sacralità del lavoro e l’immensa capacità produttiva della nazione.

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