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La Ut Factory di Unaltroteatro porta in scena Fuori posto al teatro Zambra di Ortona

🎭 Il palcoscenico del cinema Auditorium Zambra si accende per “Fuori Posto”, lo spettacolo che indaga l’identità e l’inadeguatezza attraverso il lavoro degli allievi della Ut Factory di Unaltroteatro. Un appuntamento imperdibile lunedì 29 giugno a Ortona.

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#Unaltroteatro #Ortona #TeatroAbruzzo #FuoriPosto

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Ut Factory di Unaltroteatro

Redazione-  Ortona, nel cuore vibrante della provincia di Chieti, si prepara ad accogliere un evento di rilievo per il panorama culturale locale. Lunedì 29 giugno, alle ore 20:45, il palco del Cinema Auditorium Zambra ospiterà “Fuori Posto”, la nuova produzione teatrale nata dal lavoro della Ut Factory. Questo appuntamento rappresenta il punto di arrivo di un intenso percorso formativo che ha coinvolto gli allievi del corso targato Unaltroteatro e il gruppo del laboratorio “Trame interiori” dedicato agli adulti, offrendo alla comunità una restituzione artistica di alto profilo.

Il senso di inadeguatezza raccontato sul palco

Lo spettacolo, firmato nella scrittura e nella regia da Lorenza Sorino, nasce per scavare nel vissuto quotidiano di chiunque si sia sentito, almeno una volta, estraneo al contesto circostante. Il copione indaga quel sottile e persistente disagio che attanaglia l’essere umano moderno, stretto tra la pressante necessità di adeguarsi a modelli sociali prestabiliti e la spinta interiore verso una forma di autenticità spesso incompresa. Il titolo stesso, “Fuori Posto”, richiama quella sensazione di distonia temporale e spaziale che segna le vite di chi non riesce – o non vuole – incastrarsi perfettamente negli ingranaggi della normalità.

Nei pressi di Piazza San Tommaso e lungo le vie storiche della città, la notizia dell’evento sta attirando l’attenzione non solo degli appassionati di recitazione, ma anche di un pubblico attento alla crescita culturale del territorio abruzzese. La narrazione si dipana attraverso una sequenza di quadri scenici in cui i protagonisti si muovono come pezzi di un incastro mai definitivo. La regia di Sorino sceglie una via dinamica, dove l’ironia si fonde con la poetica, trasformando la fatica della ricerca identitaria in uno spettacolo capace di coinvolgere lo spettatore su più livelli emotivi.

Un cast corale tra prosa e movimento

Il successo di questa produzione poggia le basi sulla sinergia di un gruppo folto e coeso. Sul palco dello Zambra si alterneranno attori che hanno saputo tradurre in movimento ed espressione le competenze acquisite durante i mesi di studio. Il cast vede protagonisti Luigi Di Fabio, Federico Faraone, Francesco Piccinino Camboni e Michele Sulkja, affiancati dal talento di Daniela Basti, Ludovica Iannucci, Mariapia Nervegna, Lorenzo Aquilano, Fabiola Di Sipio e Mauro Serra. Ognuno di loro porta sulla scena una tessera di quel mosaico umano che rappresenta il fulcro dell’intera pièce.

L’impatto visivo dello spettacolo è supportato da uno staff tecnico di primo livello. Il disegno luci, fondamentale per definire le atmosfere oniriche e introspettive dell’opera, è opera di Arturo Scognamiglio. La cura dei dettagli è affidata a Fabiola Di Sipio, che ha lavorato anche all’aiuto regia, e a Lorenzo Aquilano, curatore dei contributi video che arricchiscono la narrazione. Elisa Totaro ha completato il team tecnico, fornendo l’assistenza necessaria per rendere lo spettacolo un prodotto rifinito in ogni sfumatura.

Un progetto inclusivo per il territorio di Ortona

Un elemento distintivo di questa edizione è il forte impegno verso l’accessibilità sociale. La collaborazione con la Pastorale Sordi Lanciano Ortona e con la Cooperativa Segni d’Integrazione sottolinea la volontà di Unaltroteatro di rendere la cultura un terreno inclusivo, dove le barriere comunicative vengono abbattute in favore di una fruizione universale. L’auditorium di via Gaetano Bernardi si conferma così un centro di aggregazione fondamentale, capace di ospitare stimoli creativi che parlano a diverse generazioni.

Per chi desidera assistere a questa performance, è possibile richiedere informazioni e prenotare il proprio posto contattando il numero 085 8135184 o scrivendo via WhatsApp al 375 5678433. La segreteria organizzativa è inoltre raggiungibile tramite l’indirizzo email segreteria@cinemaauditoriumzambra.com. Partecipare a una serata di questo tipo significa sostenere il vivaio creativo locale e dare valore al lavoro di chi, con impegno costante, arricchisce la proposta culturale della costa abruzzese.

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Roma, L’antico fregio di marmo bianco si colora nei disegni dei bambini: la Sovrintendenza lancia il libro “Ara Pacis. Le voci di una storia” con laboratori gratuiti

Ara Pacis Le voci di una storia libro Topipittori Cristiana Pezzetta Roma museo

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Cover libro Ara Pacis

Roma – Un sussurro millenario, acquatico e colmo di onestà intellettuale riaffiora dai marmi candidi del lungotevere per invadere i laboratori della didattica contemporanea dello Stato, trasformando il plesso museale in un’autentica officina di memoria collettiva, risorsa terapeutica ed educazione permanente alla bellezza, al di là dell’asfissia protettiva degli smartphone. La saggistica illustrata per l’infanzia e il racconto archeologico, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi canali del nozionismo scolastico di plastica, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di accendere i soft skill e la curiosità dei bambini, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta. Oggi, lunedì 28 settembre 2026, la Sovrintendenza Capitolina ha ufficializzato lo sblocco di un imponente progetto editoriale d’avanguardia per i rioni centrali della Capitale: è ufficialmente disponibile nelle librerie e nei digital store della rete il volume cartaceo e digitale intitolato “Ara Pacis. Le voci di una storia”.

Il prezioso e ricercato libro, elargito alle stampe dalla lungimirante casa editrice specializzata Topipittori all’interno della fortunata collana PIPPO (Piccola Pinacoteca POrtatile), blinda un programma pluriennale di prossimità nato per favorire la coesione sociale e l’interplay tra i piccoli viandanti e l’altare monumentale eretto da Ottaviano Augusto. L’ordito del testo, scritto con rigore filologico dall’archeologa Cristiana Pezzetta e finemente miniato dalle straordinarie tavole a colori dell’illustratrice Gioia Marchegiani, scorta i lettori under 12 in un viaggio specchio a ritroso nel tempo, privo di filtri burocratici o maschere commerciali, taccuino alla mano e passioni calde.

I monologhi del Tevere e di Gaio Cesare: i segreti del fregio vegetale

L’architettura narrativa del saggio si sviluppa come un coro polifonico in cui i Criteri interpretativi affidano il racconto dello Stato e della dinastia giulio-claudia a tre insoliti e spavaldi narratori biologici del passato, scacciando il torpore e le ipocrisie del conformismo. La prima voce, la più fluida e maestosa, è quella del **fiume Tevere**, che rievoca in totale trasparenza il misticismo delle origini del mito di Roma; a lei fa eco il monologo del **Campo Marzio**, la grande pianura verdeggiante che un tempo ospitava l’Ara Pacis Augustae avvolta dalla flora biologica. Le illustrazioni colorate della Marchegiani compiono il miracolo di restituire l’immagine originaria e vivace del monumento, oggi completamente bianco a causa dell’usura dei secoli, rigenerando le foglie d’acanto, gli animali e i fiori scolpiti a ridosso del marmo.

I dati della narrazione mitica parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: la terza cattedra letteraria è occupata dal piccolo Gaio Cesare, nipote e figlio adottivo dell’Imperatore Augusto. Il fanciullo imperiale, uno dei tanti minori andati scolpiti nei rilievi protetti del recinto, accompagna i coetanei del 2026 nel rito solenne del sacrificio di ringraziamento alla dea Pace, spiegando con parole semplici, pulite e spensierate la storia della propria famiglia mitica e il ricordo del padre, sepolto a pochi metri di distanza nel monumentale e vicino Mausoleo di Augusto. Il fluire finale del Tevere chiude il cerchio, radiografando l’oblio dell’altare sotterrato dal fango, la sua complessa riscoperta ingegneristica in epoca moderna e la valorizzazione contemporanea nei quartieri della movida.

Il laboratorio di acquerello botanico e le prenotazioni allo 060608: le date d’ottobre

Per celebrare il lancio del volume e contrastare l’isolamento sociale generato dall’uso compulsivo dei dispositivi elettronici, la Sovrintendenza Capitolina ha programmato a partire da **sabato 3 ottobre 2026 due esclusivi e fitti appuntamenti didattici gratuiti** all’interno delle sale del Museo dell’Ara Pacis. I laboratori creativi di disegno e acquerello botanico plein air, magistralmente coordinati sul campo dall’associazione *Semidicarta* con la presenza fisica di Cristiana Pezzetta e Gioia Marchegiani, guideranno i bambini della provincia alla scoperta delle specie vegetali e delle creature nascoste nel marmo romano, riabilitandone il merito interpretativo attraverso un comfort funzionale perfetto.

La direzione logistica del polo museale di **Lungotevere in Augusta a Roma** comunica che le attività didattiche sono completamente gratuite per i partecipanti, previo pagamento del solo ticket d’ingresso al plesso secondo la tariffazione vigente dello Stato, mentre l’accesso è interamente **gratuito per tutti i possessori della Roma MIC card**. I controlli sui database confermano che la prenotazione telefonica è tassativamente obbligatoria interfacciandosi con il centralino dello 060608, linea attiva tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00 per garantire risposte flessibili ed evitare le nevrosi delle code ai botteghini. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate all’Ara Pacis: il Tevere e il piccolo Gaio Cesare vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’infanzia saprà colorare la storia per difendere la bellezza della Pace, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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Spoleto si trasforma in un palcoscenico d’avanguardia per sfidare l’isolamento della modernità liquida: l’Umbria lancia il “Factory Fest 2026”

Il tomorrow delle arti performative contemporanee sale in trincea in Umbria e i corpi si uniscono in un immenso e fiero manifesto di riscatto civile contro l’isolamento! Dal 2 al 4 e dall’8 all’11 ottobre 2026, Spoleto, Foligno, Perugia, Spello e Campello sul Clitunno si trasformano in una spettacolare scena diffusa per la VI edizione del “Factory Fest”, il prestigioso festival ideato da Gestioni Cinematografiche in asse con La MaMa Umbria International. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica del territorio che mette a terra il claim “Fuori di sé” con messinscene da brivido, dal misticismo della coreografa Claudia Castellucci (Societas) allo shock operaio di “Alla linea” di Joseph Ponthus. Spazio al grande sound design con la prima nazionale di Antonina Nowacka e il concerto-evento per i 10 anni di “Antico” con Alfio Antico, Colapesce e Mario Conte per sconfiggere l’asfissia da smartphone. Scoprite l’intero ruolino di marcia nel nostro articolo! 👇

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Bolide _ Deus ex machine di Elia Pangaro, foto di Elvio Maccheroni

Spoleto – Un’ondata di dirompente intensità espressiva, misticismo corporeo e fiera denuncia sociale si propaga dalle storiche città d’arte dell’Umbria per invadere i laboratori della creatività contemporanea dello Stato, trasformando i teatri e le piazze della provincia in un’autentica officina di civiltà, risorsa terapeutica ed edicola di legalità. Le arti performative, la danza e la saggistica sonora, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare le ferite e le risposte flessibili del nostro tempo, offrendo alle famiglie e ai giovani under 30 un’oasi di spensieratezza colta. Dal 2 al 4 e dall’8 all’11 ottobre 2026, il territorio umbro ospiterà il solenne fischio d’inizio e il ruolino di marcia della sesta, attesissima edizione di Factory Fest – Festa delle arti performative.

La monumentale manifestazione, concepita con rigore filologico e spavaldo orgoglio da Gestioni Cinematografiche e Teatrali in fitta e trasparente joint venture strategica con l’équipe internazionale di La MaMa Umbria International, si articola come un festival diffuso ad alto valore civile. Sotto la direzione artistica di Elisabetta ed Emiliano Pergolari, il festival blinda un programma pluriennale d’area vasta che abiterà capillarmente i monitor culturali e i palcoscenici di Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Spello e Perugia. L’opera di squadra eccezionale, realizzata con il patrocinio e il sostegno economico del Ministero della Cultura (MiC) e della Regione Umbria, mette a terra il claim programmatico “Fuori di sé”, un visual anchor ingegneristico nato per spingere lo spettatore a superare l’asfissia dell’io individualista per connettersi biologica al benessere collettivo dei rioni, taccuino alla mano e passioni calde.

Dall’alienazione in fabbrica di Joseph Ponthus al misticismo di Claudia Castellucci

L’ordito della sezione teatrale e di scrittura scenica schiera in trincea sul leggio una parata d’élite di anteprime andate già memorabili nei registri della vigilia. Spicca l’atteso debutto pubblico di “La vita degli animali”, il nuovo e viscerale lavoro firmato da Elisa Pol e Chiara Lagani, un testo privo di filtri protettivi che interroga la nostra relazione biologica con la biosfera. A questo saggio si affiancano il dramma operaio “Alla linea – Ponthus” di Tripee Teatro — uno specchio spietato che fotografa la ripetizione alienante della catena di montaggio e il tempo della produzione industriale che consuma i corpi delle tute blu — e il primo studio di “Lori” di Nicoletta Nobile per Drama Teatro, un comfort funzionale perfetto in cui il racconto privato si fa memoria collettiva contro il torpore rionale.

Sul terreno della ricerca coreografica d’avanguardia, il festival tocca il suo picco di massima suspense con la messinscena di “Verso la specie” di Claudia Castellucci. Prodotto dalla blasonata scuderia di Societas ed eseguito dai danzatori della Compagnia Mòra, lo spettacolo spoglia il movimento da ogni ipocrisia commerciale per rintracciare un impulso motorio originario, facendo collidere i ritmi umani a quelli vegetali e minerali. Grande suspense circonda anche il debutto di “Comeback” di Fabritia D’Intino e Agnese Banti, un’opera ingegneristica che radiografa i meccanismi tossici dell’idolatria nell’Occidente contemporaneo, e l’allestimento immersivo “Non una voce” di Ultimi Fuochi, una performance per soli quattro spettatori alla volta ispirata a Guido Morselli, in cui l’asfissia dello spopolamento umano azzera le distanze tra chi guarda e chi agisce.

I dieci anni di “Antico” con Colapesce e la prima nazionale di Antonina Nowacka

Il sound design di Factory Fest 2026 si offre come uno scudo sonoro impenetrabile contro l’isolamento sociale degli smartphone, rifugiandosi nei territori del misticismo acustico e del folk sperimentale. I monitor del festival ospiteranno l’esclusiva e attesissima prima nazionale di “Hiraeth”, il progetto transnazionale delle musiciste Antonina Nowacka e Sofie Birch, pronte a far vibrare la provincia con paesaggi sonori eterei e cristallini. L’atto conclusivo e picco emotivo delle sezioni musicali si compirà con il concerto straordinario che celebra i dieci anni dall’uscita di “Antico”, il fortunato album che vede tornare a fare squadra sullo stesso leggio la tradizione primitiva di Alfio Antico, il pop colto di Lorenzo Urciullo (Colapesce) e le architetture elettroniche di Mario Conte.

La cattedra formativa del festival blinda inoltre l’educazione permanente delle nuove generazioni under 30 grazie ai laboratori del *Progetto Piuma* diretto da Mattia Maiotti e Debora Renzi in collaborazione con l’associazione Occhisulmondo di Perugia; i giovani performer presenteranno al Teatro Pavone il saggio collettivo “Non è inferno”, un’esplorazione geometrica sui corpi urbani. Spazio poi alla radiofonia applicata con Upside Down #5 di Silvio Impegnoso e ai monitor del grande cinema con la pellicola L’Isola del Teatro di Velia Papa ed Eleonora Diana. I registri organizzativi della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno confermano il pieno sblocco della logistica degli accessi, mentre i dibattiti critici saranno presieduti dai verbali della rivista *La Falena* con Rodolfo Sacchettini e le maestranze di Altre Velocità, per mappare le risposte della platea.

I biglietti e le tappe del festival diffuso: le info utili della segreteria

La direzione logistica di Gestioni Cinematografiche e Teatrali comunica che i controlli tecnici sulla sicurezza dei plessi e sulle amplificazioni volumetriche sono ultimati per garantire un comfort acustico perfetto alle famiglie, alle scolaresche e ai viandanti della cultura. L’intera parata delle performance si configura come un atto collettivo nato per abbattere le barriere economiche, sintonizzando le scadenze del benessere rionale sulla massima partecipazione e gratuità di rete.

I motori delle macchine sceniche in Umbria sono caldi e i canali della stampa sintonizzati per le scadenze dei primi fine settimana d’ottobre. I dettagli completi sui costi dei biglietti per gli eventi a ingresso controllato del Teatro Pavone o della MaMa Umbria e i moduli di prenotazione obbligatoria sono interamente accessibili consultando i database digitali dei comuni partner. Questo fine settimana d’autunno spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e scendete in strada a Spoleto e Foligno: gli artisti di Factory Fest vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà uscire dal proprio sé per incontrare l’altro attraverso la bellezza della performance, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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La poesia stornellatrice e i canti della Resistenza rurale espugnano il cuore antico di Roma: i Traindeville infiammano la scalinata di via degli Ibernesi

Gli stornelli della tradizione romana e lo scudo civile della musica popolare scendono in trincea nel rione più antico della Capitale per un concerto da record assoluto di emozioni! Venerdì 9 ottobre 2026 alle ore 20:30, la splendida scalinata di Via degli Ibernesi a Roma ospita il fischio d’inizio dell’Ottobrata Monticiana con lo spettacolare live ad ingresso completamente GRATUITO del trio Traindeville. Un viaggio specchio iper-emotivo e privo di filtri protettivi che vedrà la monticiana doc Ludovica Valori far collidere i classici di Lando Fiorini e Gabriella Ferri al blues di Ettore Petrolini e alle poesie di Pier Paolo Pasolini. La band presenterà i nuovi brani d’avanguardia “Sogni di Cinecittà” e il “Saltarello senza casa”, un manifesto politico e musicale contro la crisi degli alloggi per sconfiggere l’isolamento da smartphone. Scoprite tutti i dettagli del programma nel nostro articolo! 👇

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trio_foto MatteoNardone

Roma – Un’onda travolgente di verace folklore romanesco, passione civile e misticismo stradale si propaga dai selciati dei quartieri storici della Capitale per invadere i laboratori della musica indipendente dello Stato, trasformando un suggestivo scorcio rionale in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed edicola di legalità. La canzone popolare e gli stornelli d’autore, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di curare le solitudini profonde del nostro tempo, offrendo alle famiglie e ai giovani under 30 un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dei consumi globali. Venerdì 9 ottobre 2026, a partire dalle ore 20:30 in punto, lo sfolgorante scenario della Scalinata di Via degli Ibernesi terrà a battesimo il solenne fischio d’inizio e il concerto straordinario della band Traindeville, evento di punta per l’inaugurazione della nuova edizione dell’Ottobrata Monticiana.

La monumentale manifestazione d’autunno, orchestrata con assoluto rigore filologico e spavaldo ottimismo dall’Associazione Rione Monti e blindata dal prestigioso patrocinio del Municipio I di Roma Capitale, si articolerà come una fitta tre giorni di festa rionale, artigianato e gastronomia stanziale programmata fino all’11 ottobre 2026. L’ordito del festival si accenderà in totale trasparenza e ad ingresso completamente libero e gratuito per tutta la cittadinanza nei rioni centrali adiacenti a Piazza della Madonna dei Monti. Il ritorno dei Traindeville sul leggio della rassegna si offre alla platea come un viaggio specchio iper-emotivo, un portfolio di canzoni da viaggio e ritmi transnazionali concepito per far collidere la memoria storica alle contraddizioni contemporanee della città eterna, taccuino alla mano e passioni calde.

Dall’arrangiamento blues di Ettore Petrolini alle canzoni di Pier Paolo Pasolini

La corazzata acustica schiererà in trincea sul parquet stradale la monticiana “doc” Ludovica Valori (voce, fisarmonica e trombone), affiancata millimetricamente sul pentagramma dal contrabbasso di Paolo Camerini e dalle spavalde risposte flessibili di Fabio Gammone alla chitarra, armonica e clarinetto. Il trio elargirà una carrellata di testi e musiche estratti dal fortunato album “Racconti romani”, alternando con spaventosa suspense e onestà delle idee pilastri immortali del folklore romano del calibro di Cento campane, cavallo di battaglia della scuderia di Lando Fiorini, a brani originali di immenso merito esecutivo come il Bolero alla Romana composto dalla stessa Valori, scacciando il torpore e le nevrosi della modernità liquida.

I dati della ricerca filologica parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi interpretativi: la band tributerà un saggio d’élite a Ettore Petrolini, leggendario fine dicitore e attore monticiano, eseguendo la storica Fiore de gioventù nell’esclusivo arrangiamento blues d’avanguardia ideato dagli Ardecore, accoppiandola all’esecuzione corale di Tanto pe’ cantà. Grandissimo interesse circonda inoltre l’ironica rivisitazione in chiave romanesca del capolavoro del cantautore americano Woody Guthrie “This Land Is Your Land”, trasformata sul leggio in “E’ la mia Roma”, un comfort funzionale perfetto che rifiuta i moralismi di facciata per risvegliare l’orgoglio dei quartieri popolari, facendo squadra con gli omaggi poetici in asse con la memoria di Gabriella Ferri e Pier Paolo Pasolini, per un’accessibilità universale al sacro dell’arte di strada.

Il Saltarello contro la crisi degli alloggi e la lotteria di Piazza Madonna dei Monti

Il ruolino di marcia della serata presenterà in anteprima assoluta e in totale trasparenza brani inediti che radiografano senza maschere le sofferenze sociali della modernità del 2026. Tra le trame dello show spicca il “Saltarello senza casa”, un’affilata e severa invettiva in note contro lo sciacallaggio della speculazione immobiliare, l’asfissia degli affitti brevi e la dolorosa crisi degli alloggi che sta spopolando i centri storici dello Stato, costringendo i giovani all’esodo forzato. A questo grido di riscatto civile farà eco la dolcezza nostalgica di “Sogni di Cinecittà”, lo sguardo malinconico e poetico di una ex comparsa cinematografica sull’epoca d’oro delle produzioni Rai e internazionali di via Tuscolana, per tutelare il benessere collettivo rionale contro l’isolamento causato dagli smartphone.

La macchina organizzativa comunica che la Scalinata di Via degli Ibernesi è comodamente raggiungibile a piedi dai viandanti a due passi dalla fermata **Cavour della linea B della metropolitana**. I database del festival e il programma completo dei laboratori artigianali e delle lotterie di domenica sono interamente accessibili consultando il portale web ufficiale www.ottobratamonticiana.com, mentre i portfolio storici del trio sono stanziali sul sito della band. Questo fine settimana d’autunno spegnete le notifiche dannose degli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e scendete in piazza nel rione più antico di Roma: la musica dei Traindeville vi aspetta a braccia aperte per ricordarvi che finché il popolo saprà cantare la propria verità per difendere la dignità della propria terra, il domani della nostra città sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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