Attualità
Approvato il Ddl sul nucleare, l’Italia riapre alle centrali. Meloni: “Scelta coraggiosa”
L’Italia si prepara a rientrare clamorosamente nel club dell’atomo! A quasi 40 anni dallo storico referendum popolare del 1987 che bandì le centrali dopo il disastro di Chernobyl, il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega per il ritorno alla produzione di energia nucleare sul suolo italiano. L’obiettivo del governo è scommettere tutto sui cosiddetti “Smr” (reattori compatti, modulari e di ultimissima generazione, considerati ultra-sicuri). Entusiasta la premier Giorgia Meloni: “È una scelta coraggiosa e di buon senso, smetteremo di importare a caro prezzo l’energia atomica dai Paesi vicini”. Il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin fissa già la data storica: “Le prime centrali in Italia saranno operative nel 2033 o al massimo nel 2034”. Ma l’approvazione ha scatenato la rabbia feroce delle opposizioni (M5S e Verdi in testa) e delle associazioni ambientaliste (Greenpeace e WWF), che denunciano il provvedimento come “una distrazione di massa e un prodotto falso da campagna elettorale per coprire il fallimento sulle energie rinnovabili”. Leggi tutti i dettagli sui costi, le tempistiche e lo scontro politico nel nostro articolo completo 👇
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Imprese e reputazione, l’allarme dei manager: solo una su dieci ha un budget dedicato
La reputazione di un’azienda vale più del suo fatturato, ma in Italia è gestita in modo allarmante e superficiale! È quanto emerge dalla preoccupante e dettagliatissima ricerca condotta da Astra Ricerca per Manageritalia su oltre 1.100 dirigenti d’impresa. Nonostante l’80,5% dei manager sia perfettamente consapevole che una buona nomea fidelizza i clienti e attrae i migliori talenti sul mercato, la pratica aziendale è disastrosa: solo l’11,3% delle imprese possiede una funzione interna e un budget specifico dedicato alla gestione della reputazione. Il 45,6% dei dirigenti, addirittura, ammette di non aver mai visto una procedura scritta per gestire una crisi mediatica! “Nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, delle fake news e della disinformazione, occuparsi dell’immagine aziendale soltanto quando arriva un problema significa essere già in colpevole ritardo. Si distrugge così il valore per gli azionisti”, ha avvertito Tommaso Saso (presidente di Manageritalia Lazio) durante il summit a Roma. Curiosi di leggere i dati sorprendenti emersi sul territorio laziale? Trovate tutti i numeri nel nostro articolo completo 👇
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Benzina sempre più cara: l’energia torna a pesare su mercati, imprese e consumatori
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Condanna Marco Nonno, Laboccetta (Polo Sud): “Pesa il silenzio del partito, di cosa hanno paura?”
La recentissima condanna inflitta a Marco Nonno ha scatenato un vero e proprio terremoto politico a Napoli, innescando la reazione furiosa e al vetriolo dell’onorevole Amedeo Laboccetta (Polo Sud). “Una condanna ingiusta e vergognosa. Marco Nonno ha già scontato 18 anni di gogna mediatica, demonizzazione e supplizio per le vicende di Pianura”, ha tuonato Laboccetta, rilanciando prepotentemente la necessità di inserire la responsabilità civile dei magistrati nell’agenda del Governo. Ma l’attacco più duro dell’esponente politico è riservato ai vertici del suo stesso schieramento e agli alleati. Laboccetta accusa apertamente i vertici (da Giorgia Meloni in giù) di aver lasciato solo Marco Nonno senza esprimere una parola pubblica di conforto o di critica verso le scelte del Tribunale. “Pesa il silenzio del partito ai massimi livelli”, ha concluso polemicamente, “di cosa hanno tanta paura? Temono forse di metterci la faccia per criticare i giudici?”. Leggi l’affondo completo nell’articolo 👇
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