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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: “La luna è un luogo, non una lampada”

Come un misterioso messaggio radiofonico clandestino captato nel cuore della notte, torna puntuale l’appuntamento letterario con “Il Mattutino” dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano. In questo evocativo giovedì 24 settembre 2026, l’autore ci sintonizza sulle frequenze della fantomatica “Stazione K”, miscelando abilmente le melodie classiche di Mozart alle interferenze dell’animo umano. Un testo criptico, fulmineo e denso di significati filosofici, dominato da due immagini potentissime: lo slancio inarrestabile dei cavalli che hanno già superato il confine, e la profonda presa di consapevolezza che “La luna è un luogo, non una lampada”, un invito coraggioso a non essere semplici spettatori passivi, ma veri esploratori dei propri sogni e del proprio destino. Scopri l’analisi del testo e leggi l’editoriale completo nel nostro articolo 👇

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Il Mattutino del 24 settembre 2026

Castellar Ponzano (Alessandria) – Nel frenetico e caotico bombardamento di notizie di cronaca, politica ed economia che riempiono voracemente le primissime pagine dei quotidiani digitali e dei notiziari televisivi fin dalle prime luci dell’alba, esiste ancora un piccolo, preziosissimo e isolato spazio dedicato alla riflessione intima e alla letteratura d’avanguardia. Un porto sicuro, avvolto nella nebbia dell’intelletto, in cui la comunicazione si spoglia provvidenzialmente della sua banale utilità materiale e commerciale per riabbracciare finalmente la sua primordiale vocazione squisitamente poetica, filosofica e misteriosa. Questo spazio dell’anima prende regolarmente vita all’interno della suggestiva e storica cornice del Castello Sforzini, antica fortezza incastonata nel cuore pulsante di Castellar Ponzano. Da qui, puntuale come un orologio cosmico, giunge oggi la nuova e attesissima edizione de Il Mattutino, il consueto appuntamento editoriale e letterario della giornata. Il frammento testuale recapitato ai lettori nella gelida ma tersa mattinata di giovedì 24 settembre 2026 si presenta come una comunicazione radiofonica proveniente da una dimensione parallela e inesplorata. Un messaggio telegrafico, criptico, apparentemente sconnesso, ma in realtà pregno e densissimo di simbologie oniriche potentissime, di codici cifrati dell’anima e di profondissimi e spiazzanti inviti all’azione intellettuale e al coraggio civile.

Il misterioso messaggio della Stazione K: onde radio, Mozart e interferenze

Il componimento odierno abbandona le classiche e rassicuranti strutture della prosa diaristica per assumere coraggiosamente e audacemente i connotati cupi, affascinanti e stranianti di una vera e propria intercettazione radiofonica clandestina.
Il testo si apre con una dichiarazione di coordinate volutamente e magicamente impossibili: la voce narrante annuncia di trasmettere da una fantomatica “Stazione K”, dichiarando apertamente una “longitudine sconosciuta”, pur vantando paradossalmente una “ricezione eccellente”. Questa geniale contraddizione spaziale funge da perfetta, sublime metafora della condizione umana contemporanea: l’uomo moderno è costantemente iper-connesso e capace di ricevere e decodificare flussi sterminati di dati in tempo reale, ma risulta allo stesso tempo totalmente smarrito, tragicamente privo di radici geografiche e spirituali certe, incapace di individuare la propria esatta posizione esistenziale nel mondo. Il paesaggio sonoro immaginato dall’autore prosegue poi con un’irruzione di pura e immortale bellezza classica: le note sublimi del genio viennese Wolfgang Amadeus Mozart, che vengono però brutalmente squarciate e interrotte da “due minuti di interferenza”. Il disturbo radiofonico non è casuale: rappresenta il disordine cosmico, il fastidiosissimo e inevitabile rumore bianco della nostra frenetica società moderna, quell’odiosa interferenza mediatica, lavorativa e sociale che ci impedisce quotidianamente di ascoltare la pura armonia della vita interiore, costringendoci a vivere in uno stato di perenne e stressante attesa del prossimo segnale pulito.

“I cavalli sono già dall’altra parte”: l’invito al coraggio e alla responsabilità

Ma è proprio quando l’interferenza si placa, lasciando spazio al silenzio, che il nucleo filosofico centrale e più profondo del componimento esplode in tutta la sua potenza evocativa e visionaria, consegnandoci due affermazioni fulminee e destinate a rimanere a lungo impresse nella mente del lettore attento.
La voce ignota, gracchiando dall’altoparlante della Stazione K, annuncia solennemente: «I cavalli sono già dall’altra parte.». L’immagine equestre è da sempre, nella storia della letteratura mondiale e della mitologia, il simbolo assoluto dell’energia vitale, della forza selvaggia, dello slancio inarrestabile e del passaggio di un confine (come il superamento del famoso fiume Rubicone). Sentirsi dire che “sono già dall’altra parte” significa prendere bruscamente consapevolezza che il momento dell’indecisione è ormai ampiamente finito. Il dado è inevitabilmente tratto. I nostri istinti migliori, le nostre speranze e le nostre energie si sono già spinte oltre l’ostacolo della paura: sta a noi, ora, trovare il coraggio di seguirli e compiere fisicamente il grande salto nel vuoto. Subito dopo, giunge la massima definitiva e cosmologica dell’autore: «La luna è un luogo, non una lampada.». Questa apparentemente semplice frase nasconde in sé una critica durissima e feroce alla superficialità dell’osservazione umana contemporanea. L’umanità spesso si accontenta di guardare gli astri e i sogni come se fossero meri e passivi oggetti decorativi, semplici lampade poste nel cielo per illuminare banalmente il nostro minuscolo cammino terreno. L’autore ci esorta invece a comprendere che la Luna (metafora della conoscenza, del mistero e del traguardo apparentemente irraggiungibile) è un “luogo” tangibile, una destinazione reale da esplorare faticosamente, da conquistare con l’ingegno e da abitare spiritualmente. Sognare non basta più: bisogna avere la forza, la preparazione e la pervicacia necessaria per trasformare il miraggio notturno in una solida e reale destinazione della propria esistenza e del proprio viaggio terreno.

Il testo integrale del Mattutino: una dichiarazione d’indipendenza

L’intera architettura testuale di questo breve frammento quotidiano si chiude infine con la consueta, ormai immancabile e solenne formula di commiato che caratterizza le pubblicazioni provenienti dalla fortezza di Castellar Ponzano, sigillando il significato del testo.
L’augurio rivolto a tutti i fedeli ascoltatori di questa frequenza radiofonica dell’anima è quello di vivere pienamente e senza compromessi una giornata all’insegna della “libertà, responsabilità e coraggio”. Tre virtù cardinali e pesantissime, che richiedono all’individuo un enorme sforzo morale e un totale impegno etico e pratico per non farsi mai schiacciare dalla mediocrità dilagante. Di seguito, per permettere a ciascun lettore di cogliere le sfumature e le risonanze interiori più intime di questa particolarissima prosa poetica, riportiamo il testo originale e integrale diffuso quest’oggi dall’autore.

IL MATTUTINO
dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano
Giovedì 24 settembre 2026

Qui stazione K.
Longitudine sconosciuta. Ricezione eccellente.

Mozart, due minuti di interferenza, poi una voce:
«I cavalli sono già dall’altra parte.»

La luna è un luogo, non una lampada.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
“Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”

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Attualità

Canale dei Navicelli, al via l’atteso dragaggio: la nautica pisana torna a respirare

La nautica pisana torna a respirare a pieni polmoni e l’economia locale ringrazia! La Port Authority di Pisa ha firmato ufficialmente il contratto definitivo per l’attesissimo e fondamentale dragaggio del Canale dei Navicelli. L’infrastruttura d’acqua, cruciale per permettere il transito sicuro dei mega-yacht dai grandi cantieri navali fino al mare, vedrà la faticosa rimozione dal suo fondale di ben 19.600 metri cubi di fanghi e sedimenti, ripristinando una profondità di navigazione di tre metri. Un appalto vitale da oltre 370mila euro (finanziato dalla Regione Toscana) affidato a una ditta viareggina, che permetterà di salvare e proteggere migliaia di preziosissimi posti di lavoro sul territorio (evitando fughe di cervelli e aziende altrove) garantendo allo stesso tempo la tutela ecologica delle sponde fluviali. Il Presidente della Port Authority, Mirko Benetti, esulta: “Non è più una vana promessa, ma finalmente un cantiere vivo! La trasparenza ha vinto e abbiamo persino risparmiato 37.000 euro”. Leggi tutti i dettagli dell’opera tecnica e le dichiarazioni dei protagonisti nel nostro articolo 👇

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Canale dei Navicelli

Pisa – Il prestigioso e florido distretto industriale della nautica toscana, riconosciuto a livello internazionale come una delle eccellenze assolute del Made in Italy per la costruzione e l’allestimento di lussuosi yacht e grandi imbarcazioni, torna finalmente a respirare a pieni polmoni. Un’opera pubblica fondamentale e infrastrutturale, attesa con un misto di speranza e crescente disperazione per anni da tutti gli operatori del settore marittimo, è diventata improvvisamente realtà, sbloccando una situazione che rischiava di penalizzare pesantemente l’economia locale.
Il celeberrimo e storico Canale dei Navicelli, l’arteria d’acqua vitale che collega la città della Torre Pendente al mare, torna finalmente a essere pienamente e profondamente navigabile come la sua storia e la sua funzione logistica meritano. Nelle scorse ore, infatti, i vertici della Port Authority di Pisa hanno messo nero su bianco l’accordo, sottoscrivendo ufficialmente e formalmente il pesantissimo contratto definitivo per l’avvio immediato dei colossali “Lavori di Dragaggio” che interesseranno in maniera radicale alcuni dei tratti maggiormente compromessi del Canale dei Navicelli (relativi all’annualità finanziaria 2026-2027). Si tratta, a tutti gli effetti, di un massiccio e provvidenziale intervento di manutenzione straordinaria atteso da moltissimo tempo dai grandi cantieri navali, dai lavoratori del comparto nautico e, più in generale, dall’intera comunità cittadina che vive, prospera e lavora quotidianamente lungo tutta la suggestiva asta fluviale del Canale pisano, spesso ostacolata dai pericolosi accumuli di fanghiglia sui fondali.

Un’opera strategica da 19.600 metri cubi per la sicurezza marittima

I numeri snocciolati dai progettisti per questa mastodontica operazione di ingegneria idraulica e ambientale rendono perfettamente l’idea della reale portata e dell’urgenza del cantiere appena sbloccato.
L’opera pubblica prevede materialmente la faticosa rimozione subacquea di ben 19.600 metri cubi di pesanti sedimenti, sabbia e fanghi accumulatisi negli anni sul fondo. Il primario e indiscutibile obiettivo tecnico di questo massiccio scavo è quello di poter ripristinare e garantire stabilmente una profondità minima di pescaggio pari a 3,00 metri lungo l’intera e vitale fascia centrale del Canale. Questa quota batimetrica non è affatto un vezzo estetico, ma rappresenta al contrario una condizione lavorativa assolutamente essenziale per poter garantire la totale sicurezza idraulica della navigazione e per permettere il transito agevole delle colossali imbarcazioni e dei maestosi scafi che, ogni singolo giorno, viaggiano dai moli verso i poli produttivi per raggiungere i rinomati cantieri del distretto nautico pisano. Dopo un’attenta e rigorosa gara d’appalto, i complessi lavori marittimi sono stati definitivamente affidati all’Impresa Individuale “Tognetti Fabio”, con sede a Viareggio. L’offerta tecnica ed economica presentata dalla ditta versiliese è risultata di gran lunga la più conveniente e affidabile al termine di una lunga e trasparente procedura pubblica, svoltasi interamente online sulla piattaforma telematica regionale “START”, che ha previsto un rigido e millimetrico confronto comparativo tra le proposte di svariati e qualificati operatori economici del settore. L’importo contrattuale finale pattuito ammonta a 371.264,23 euro (oltre all’IVA di legge), una cifra che è già saggiamente comprensiva dei 26.809,68 euro destinati unicamente agli insopprimibili oneri di sicurezza per gli operai, generando così un eccellente risparmio netto di circa 37.000 euro per le casse pubbliche rispetto all’importo originariamente posto a base d’asta della procedura.

I dettagli dell’appalto e l’attenzione all’ecosistema naturale delle sponde

L’aspetto forse più interessante e moderno dell’intera operazione di restyling idraulico risiede nella spiccata sensibilità e nell’altissima attenzione posta dai tecnici e dagli ingegneri verso il fragile ecosistema palustre e fluviale che circonda storicamente le preziose acque del Canale pisano.
Il colossale e necessario dragaggio, infatti, non si limiterà affatto alla sola e brutale rimozione meccanica dei fanghi accumulatisi sul fondale sabbioso, ma andrà ben oltre. Il complesso e dettagliato progetto esecutivo approvato dalla direzione comprende anche la meticolosa preparazione delle “tasche di conferimento” (aree speciali per lo stoccaggio del materiale estratto), la ricollocazione intelligente, studiata e controllata dei volumi di terreno utile (scavato e riutilizzato strategicamente anche a rinforzo strutturale dei cedevoli argini del corso d’acqua), e la certosina e delicatissima riprofilatura finale delle sponde. Questa fase finale prevede addirittura un’accurata e sapiente copertura degli argini con strati di prezioso terreno vegetale, operando sempre e comunque nel più totale, sacro e assoluto rispetto della fitta vegetazione autoctona già esistente in loco. Si tratta, in estrema e perfetta sintesi tecnica, di un intervento strutturale “chirurgico”, pensato e soppesato scrupolosamente per restituire in tempi record la piena, totale e sicura funzionalità industriale, logistica e commerciale al Canale dei Navicelli e, al tempo stesso, per tutelarne e valorizzarne proattivamente l’ambiente naturale circostante. Per quanto riguarda le tempistiche burocratiche del cantiere, i complessi lavori subacquei e terrestri dovranno inderogabilmente e tassativamente concludersi entro il limite massimo di 547 giorni a partire dallo scorso 10 settembre 2026. L’intero svolgimento delle delicate operazioni idrauliche avverrà costantemente sotto il rigido e meticoloso controllo istituzionale del Responsabile Unico del Progetto (il cosiddetto RUP), il Dottor Enrico Barsantini, supportato dalle verifiche quotidiane dell’efficientissima Direzione dei Lavori.

Il commento del Presidente della Port Authority e la sinergia politica

L’avvio formale di questa mastodontica opera pubblica segna un punto di svolta decisivo per le sorti dell’intera economia cittadina e regionale, innescando l’entusiasmo, l’orgoglio e la palpabile soddisfazione delle massime cariche istituzionali e dirigenziali toscane coinvolte attivamente nel complesso progetto.
«Questo è indiscutibilmente un giorno di importanza capitale per la città di Pisa e, più in generale, per tutta la floridissima e vitale Toscana della grande nautica», ha dichiarato apertamente e con malcelato entusiasmo il Presidente della Port Authority di Pisa, il Dottor Mirko Benetti. «Il colossale dragaggio del Canale dei Navicelli era un’opera infrastrutturale attesa spasmodicamente e disperatamente da troppo, troppo tempo da tutto il comparto produttivo. Da oggi, finalmente, questo scavo non è più una vana promessa elettorale tracciata sulla sabbia o su un pezzo di carta, ma è diventato a tutti gli effetti un cantiere vivo, operoso e pulsante, dotato di risorse finanziarie certe, tempi di consegna rigorosi e pesanti responsabilità tecniche ben definite. Poter tornare a godere appieno di un canale sicuro e totalmente navigabile in ogni sua parte significa poter contare su cantieri nautici che lavorano a pieno ritmo, mastodontiche e redditizie commesse internazionali che arrivano sulle nostre scrivanie, e soprattutto significa blindare e garantire migliaia di posti di lavoro preziosissimi che, in questo modo, restano ancorati saldamente sul nostro territorio toscano senza fuggire altrove». Il Presidente Benetti ha poi voluto calcare orgogliosamente la mano sull’onestà e sull’efficienza della complessa macchina amministrativa: «Abbiamo fieramente e caparbiamente scelto di seguire la difficile strada della massima trasparenza istituzionale: abbiamo indetto una cristallina procedura pubblica, abbiamo favorito il leale confronto economico tra vari e seri operatori industriali del mercato, e abbiamo persino generato un prezioso risparmio netto per le martoriate casse pubbliche della Port Authority. Desidero infine ringraziare di vero cuore la Regione Toscana e il Presidente Eugenio Giani, che hanno generosamente reso possibile l’intero e oneroso finanziamento dell’opera, ma anche il Comune di Pisa e l’instancabile Sindaco Michele Conti per il costante, solido e incondizionato sostegno politico. E un enorme grazie va soprattutto agli uffici della Port Authority, che hanno lavorato nell’ombra con una serietà e una rapidità burocratica encomiabile». Con il definitivo avvio delle rumorose draghe sul fondo, la Port Authority di Pisa compie oggi un passo gigantesco, decisivo e straordinariamente concreto nel definitivo e radioso rilancio del Canale dei Navicelli, confermandosi come la vera e propria infrastruttura strategica e vitale per l’assoluta competitività globale del distretto nautico toscano.

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Politica

Intelligenza Artificiale e Destra del futuro, Sforzini lancia il guanto ad Andrea Stroppa

La sfida dell’Intelligenza Artificiale irrompe nella politica e ridisegna le basi della Destra del futuro. Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ha lanciato un forte endorsement alle lucide riflessioni tecnologiche proposte dall’esperto Andrea Stroppa. “Basta usare la politica per imbrigliare o vietare la tecnologia, dobbiamo usare l’Intelligenza Artificiale per sburocratizzare lo Stato, tagliare gli sprechi, ripensare ai flussi dell’immigrazione e garantire all’Italia la totale sovranità tecnologica”, ha tuonato Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano. Idee innovative che non nascono oggi, ma che sono il cuore pulsante del suo nuovissimo libro in uscita in tutte le librerie, intitolato proprio “Rinascimento Nazionale. Per la rinascita dell’Italia e dell’Occidente”. Il leader del movimento lancia l’appello per una sinergia operativa e intellettuale: “Siamo pronti a sederci a un tavolo con Stroppa. Dobbiamo costruire una Destra del XXI secolo all’altezza del futuro, basta cercare risposte nel Novecento!”. Leggi le durissime riflessioni di Sforzini nel nostro articolo completo 👇

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Sforzini

Castellar Ponzano (Alessandria) – Il complesso e inarrestabile dibattito sulle vertiginose frontiere dell’Intelligenza Artificiale irrompe prepotentemente e definitivamente nell’agenda politica italiana, spazzando via le vecchie logiche del Novecento per tracciare i confini ideologici della Destra del futuro. A tracciare la rotta e a raccogliere con entusiasmo le lucide e recenti provocazioni tecnologiche sollevate dall’analista Andrea Stroppa è direttamente Luca Sforzini, vulcanico presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Attraverso un lungo, articolato e densissimo comunicato politico diramato in data odierna (giovedì 24 settembre 2026) dal suo quartier generale piemontese, il suggestivo e antico Castello Sforzini di Castellar Ponzano, l’esponente politico ha voluto esprimere il suo totale e incondizionato appoggio pubblico alle tesi innovatrici proposte dall’esperto. «Andrea Stroppa ha assolutamente e innegabilmente ragione», esordisce Sforzini con fermezza e senza mezzi termini. «Le giustissime e centrate riflessioni che ha recentemente proposto a livello nazionale sull’utilizzo pratico dell’intelligenza artificiale, sulla radicale sburocratizzazione della pachidermica Pubblica amministrazione, sull’urgente necessità di incrementare la produttività, sull’avvento massiccio della robotica e sull’incerto ma affascinante futuro del mondo del lavoro in Occidente, dovrebbero immediatamente diventare parte fondante e insostituibile della base programmatica di qualunque destra italiana che voglia seriamente, onestamente e coraggiosamente definirsi come una destra moderna del XXI secolo». Un endorsement politico pesantissimo, che mira a svecchiare e aggiornare radicalmente l’agenda dei partiti conservatori italiani, spingendoli ad abbandonare le anacronistiche paure del passato per cavalcare, governare e dominare l’onda inarrestabile della rivoluzione tecnologica e digitale globale.

Meno burocrazia e più produttività: la sfida dell’IA per lo Stato

Il cuore pulsante del ragionamento politico ed economico sviluppato dal presidente del Centro Studi risiede proprio nel radicale e totale capovolgimento della miope prospettiva legislativa europea e nazionale.
«Purtroppo, per troppo, troppo tempo l’intera classe politica italiana ed europea ha sistematicamente affrontato le immani rivoluzioni tecnologiche ponendosi esclusivamente sulla difensiva, chiedendosi innanzitutto e unicamente come regolamentarle, come limitarle burocraticamente e come imbrigliarle con norme vetuste», analizza lucidamente Sforzini, puntando il dito contro l’eccesso di regolamentazione dell’Unione Europea. «Stroppa capovolge finalmente e giustamente alla radice il problema: oggi dobbiamo obbligatoriamente chiederci come utilizzare queste macchine portentose per poter liberare energie inespresse, aumentare drasticamente la produttività delle nostre aziende, ridurre all’osso la burocrazia asfissiante e, infine, rendere lo Stato molto più trasparente, rapido ed efficiente nei confronti del cittadino e dei contribuenti. Poter utilizzare l’intelligenza artificiale per passare minuziosamente al setaccio i conti spaventosi della spesa pubblica, le innumerevoli e contraddittorie norme statali, le lente procedure, i mastodontici sprechi e le assurde sovrapposizioni burocratiche degli enti, significa politicamente mettere finalmente la tecnologia al totale servizio del cittadino, anziché usarla per costruirle intorno l’ennesimo e costosissimo apparato di vincoli statali e futili divieti informatici».

L’immigrazione: come la robotica stravolgerà il fabbisogno di manodopera

L’analisi di Sforzini si spinge poi con estremo coraggio su uno dei terreni storicamente più scivolosi, ideologici e dibattuti dell’intera agenda politica della Destra e del Paese: la strettissima e inesplorata correlazione che intercorre tra lo sviluppo massiccio della robotica avanzata e la futura gestione dei flussi migratori internazionali.
«Condivido appieno anche il lucidissimo ragionamento fatto da Stroppa sul controverso futuro del lavoro umano», incalza il presidente di Rinascimento Nazionale. «La vera e grande sfida epocale, infatti, non consiste affatto nel cercare pateticamente di fermare l’avanzata delle macchine pur di conservare artificialmente e nostalgicamente i metodi di produzione del passato, ma consiste nel dover mettere rapidamente tutti gli italiani nelle migliori condizioni tecniche, educative e culturali per poterle governare da padroni e creare così il prospero lavoro del futuro. E questo enorme e ineluttabile mutamento sociologico riguarda, inevitabilmente e direttamente, anche la scottante tematica dell’immigrazione estera: se è vero, come è vero, che la robotica e l’IA modificheranno presto e radicalmente il fabbisogno quantitativo di manodopera a basso costo, noi politici non possiamo assolutamente permetterci di programmare oggi i flussi migratori in entrata continuando a ignorare supinamente quali e quanti lavori esisteranno ancora fisicamente da qui a dieci o vent’anni. Il rischio di creare un collasso sociale è altissimo».

La vitale sovranità tecnologica italiana e la corsa ai Data Center

Dalla politica interna, lo sguardo geopolitico di Luca Sforzini si allarga fatalmente allo scacchiere globale, dove Stati Uniti e Cina si contendono attualmente il feroce monopolio dell’innovazione e del calcolo quantistico.
«C’è poi un’ulteriore e colossale questione politica assolutamente decisiva per le sorti della nostra Nazione: la vera e propria sovranità tecnologica», ammonisce severamente Sforzini, toccando un tasto dolentissimo per l’industria europea. «L’Italia non può e non deve assolutamente rassegnarsi a essere in eterno soltanto una florida e passiva Nazione “consumatrice” dell’intelligenza artificiale prodotta altrove, importando algoritmi americani o asiatici. Per poter competere ad armi pari servono massicci investimenti statali: serve un’immediata produzione di energia abbondante e fortemente competitiva nei prezzi, servono urgentemente nuove infrastrutture di rete capillari, colossali data center sul nostro territorio, spaventosa capacità di calcolo, investimenti faraonici nella ricerca, università d’eccellenza, immissione di capitale fresco e imprese coraggiose. Essere una Nazione forte, libera e veramente sovrana nel pieno del XXI secolo, significa essenzialmente anche poter possedere e governare autonomamente le titaniche infrastrutture tecnologiche strategiche dalle quali, molto presto, dipenderanno indissolubilmente la nostra intera economia, il nostro sistema di difesa militare, la nostra amministrazione statale e la nostra stessa libertà democratica di cittadini».

Il libro e l’appello per una collaborazione politica concreta

Questa visione audace, modernista e futuristica della Destra italiana non nasce dal nulla e non è frutto di una semplice intuizione mattutina, ma affonda le sue profonde radici ideologiche in un ponderoso lavoro di sintesi letteraria, editoriale e programmatica che sta per vedere la luce sugli scaffali italiani proprio in queste ore.
«Non partiamo affatto da zero in questo arduo percorso culturale», rivela infatti in chiusura Luca Sforzini. «Tutte queste innovative idee politiche, economiche e sociali sono già esplicitamente e ampiamente presenti e sviscerate all’interno di “Rinascimento Nazionale. Per la rinascita dell’Italia e dell’Occidente”, il mio nuovo saggio e libro politico che sarà tra pochissimo disponibile e acquistabile in tutte le librerie fisiche italiane e sulla piattaforma digitale Amazon. L’intelligenza artificiale, la colossale rivoluzione tecnologica odierna, l’ossessione per la produttività, il delicatissimo tema dell’approvvigionamento dell’energia e l’assoluta e vitale necessità storica di riuscire a costruire finalmente una destra capace di affrontare a testa alta le titaniche sfide del XXI secolo (anziché continuare pigramente e inutilmente a cercare risposte ideologiche ammuffite nel Novecento), costituiscono una parte precisissima e fondante della solida proposta programmatica sviluppata nero su bianco all’interno del volume. Proprio per questo preciso e logico motivo, considero personalmente e politicamente particolarmente interessanti gli ulteriori e validi approfondimenti avanzati in queste ore dall’esperto Stroppa. Esiste già in partenza, dunque, una vastissima e solida base programmatica totalmente comune sulla quale potersi serenamente confrontare e lavorare in totale sinergia intellettuale. Se Andrea Stroppa vuole seriamente mettere queste idee visionarie sul tavolo della politica, Rinascimento Nazionale è prontissimo, insieme ad altri soggetti, a farlo pubblicamente con lui. Sono certo che, da questa felice convergenza d’intenti, possa nascere un terreno solidissimo e concreto di collaborazione civica e professionale per riuscire a costruire, finalmente, una proposta politica e di governo che sia realmente all’altezza del nostro futuro, anziché continuare follemente a inseguire i fantasmi del nostro passato».

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Attualità

Approvato il Ddl sul nucleare, l’Italia riapre alle centrali. Meloni: “Scelta coraggiosa”

L’Italia si prepara a rientrare clamorosamente nel club dell’atomo! A quasi 40 anni dallo storico referendum popolare del 1987 che bandì le centrali dopo il disastro di Chernobyl, il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega per il ritorno alla produzione di energia nucleare sul suolo italiano. L’obiettivo del governo è scommettere tutto sui cosiddetti “Smr” (reattori compatti, modulari e di ultimissima generazione, considerati ultra-sicuri). Entusiasta la premier Giorgia Meloni: “È una scelta coraggiosa e di buon senso, smetteremo di importare a caro prezzo l’energia atomica dai Paesi vicini”. Il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin fissa già la data storica: “Le prime centrali in Italia saranno operative nel 2033 o al massimo nel 2034”. Ma l’approvazione ha scatenato la rabbia feroce delle opposizioni (M5S e Verdi in testa) e delle associazioni ambientaliste (Greenpeace e WWF), che denunciano il provvedimento come “una distrazione di massa e un prodotto falso da campagna elettorale per coprire il fallimento sulle energie rinnovabili”. Leggi tutti i dettagli sui costi, le tempistiche e lo scontro politico nel nostro articolo completo 👇

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Nucleare

Roma – A quasi quarant’anni di distanza da quel lontano e storico referendum popolare del 1987 (svoltosi sull’onda emotiva della spaventosa tragedia di Chernobyl) che bandì categoricamente l’atomo dal nostro Paese, l’Italia si prepara ufficialmente e clamorosamente a riaprire le porte all’energia nucleare. Una svolta epocale, destinata a infiammare l’opinione pubblica, che si è materializzata definitivamente tra gli scranni di Palazzo Madama.
Nelle scorse ore, infatti, la blindatissima aula del Senato della Repubblica ha formalmente e definitivamente approvato in via ultimativa il discusso e attesissimo disegno di legge delega sul nucleare (già precedentemente avallato e vidimato dalla Camera dei Deputati), che porta l’ingombrante firma del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Il titanico e ambiziosissimo scopo politico ed economico di questo poderoso provvedimento legislativo è quello di fornire finalmente all’Italia una nuovissima e modernissima normativa quadro sulle centrali atomiche. Il disegno di legge delega, nei fatti, consegna pieni poteri e mandato diretto al governo in carica per poter emanare rapidamente una serie di decreti legislativi che disciplineranno ex novo l’intera e spinosissima materia radioattiva. I vastissimi campi d’intervento normativo sono stati già rigidamente definiti su carta: andranno a coprire tutte le fasi della sperimentazione, la delicatissima localizzazione territoriale, la costruzione materiale e l’esercizio civile delle nuove centrali nucleari. Ma non solo: il testo normerà anche la futura produzione ecologica di idrogeno tramite energia nucleare, la difficilissima gestione logistica e ambientale del combustibile atomico esaurito, l’istituzione e la nomina di severissimi organi di controllo indipendenti e i massimi standard internazionali di sicurezza per la salute pubblica.

Il Ddl nel dettaglio: fondi per la ricerca e la scommessa sugli SMR

Ma come avverrà, dal punto di vista prettamente pratico, questo complicato rientro nel club delle potenze atomiche? Il fulcro operativo dell’intera operazione non riguarderà le vecchie e ciclopiche centrali nucleari del passato, ma punterà tutto sulla modernissima tecnologia di ultimissima generazione.
Entrando nel dettaglio tecnico del testo, uno dei punti principali e più innovativi del Ddl approvato riguarda proprio la sperimentazione e la futura installazione di nuovi e compatti impianti, che il governo ha sapientemente individuato e categorizzato negli SMR. Si tratta del famigerato acronimo inglese di Small Modular Reactor, ovvero reattori atomici modulari di nuovissima concezione, teoricamente trasportabili su gomma e di piccole e agilissime dimensioni, considerati nettamente più sicuri ed efficienti rispetto alle mastodontiche e inquinanti cattedrali di cemento del Novecento. Inoltre, la nuovissima e pulita energia prodotta dovrà servire strategicamente non solo le utenze domestiche e industriali terrestri, ma persino il vorace settore navale e marittimo nazionale. Altro criterio cardine e irrinunciabile del mastodontico disegno di legge è l’obbligo stringente della formazione accademica specializzata, con il totale e proficuo coinvolgimento delle migliori università nazionali e degli enti pubblici di ricerca per formare la futura generazione di ingegneri nucleari italiani. Dal punto di vista economico, la dotazione finanziaria pubblica iniziale prevista dal Ddl è di ben 60 milioni di euro totali, suddivisi equamente nel prossimo triennio 2027, 2028 e 2029. A questi grossi capitali governativi si aggiungono strategicamente altri 1,5 milioni di euro stanziati per il prossimo 2025, e ben 6 milioni di euro (per l’anno solare in corso) destinati esclusivamente all’avvio di una massiccia, capillare e pervasiva campagna di informazione mediatica rivolta ai cittadini sull’assoluta sicurezza dell’energia nucleare moderna.

L’esultanza di Giorgia Meloni e le tempistiche di Pichetto Fratin

L’approvazione del provvedimento è stata accolta da uno scrosciante applauso e da scene di autentico e palese giubilo tra i banchi della maggioranza parlamentare, che ha votato in blocco e compattissima il ritorno al nucleare. A guidare i festeggiamenti istituzionali è stata ovviamente la premier, che ha rivendicato orgogliosamente il successo politico.
«Oggi il nostro Parlamento ha formalmente approvato in via definitiva la fondamentale legge sul nucleare. Dopo un’attesa di quasi quarant’anni, l’Italia torna finalmente ad avere a propria disposizione un chiarissimo quadro di regole per poter tornare a produrre energia nucleare in casa nostra», ha affermato trionfalmente sui propri canali social la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Si tratta di una scelta estremamente coraggiosa, moderna e dettata unicamente dal comune buon senso. Oggi noi italiani siamo costretti a importare l’elettricità prodotta dalle efficienti centrali nucleari delle nazioni a noi vicine, pagandola a caro prezzo, ma non possiamo assolutamente produrla sul nostro stesso territorio. Questa nuova legge serve proprio a invertire la rotta e a cambiare radicalmente le cose». Sulla stessa identica e trionfalistica lunghezza d’onda si è sintonizzato il Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che si è spinto anche a dettare delle clamorose, inedite e serratissime tempistiche industriali nel corso del suo attesissimo punto stampa al Senato. «Le prime, modernissime centrali nucleari attive in Italia – una stima realistica e cautelativa che faccio basandomi con attenzione sugli elementi scientifici che ho oggi a disposizione grazie ai nostri esperti e alle più grandi imprese del settore energetico – potrebbero esserci materialmente già nel 2033 o massimo 2034. Questi sono i tempi previsti per vedere la luce». Pichetto ha poi garantito ufficialmente e pubblicamente che l’estenuante lavoro di redazione ministeriale per scrivere di proprio pugno i difficilissimi decreti attuativi necessari per far partire concretamente la macchina statale sarà concluso, senza alcun dubbio, entro e non oltre la fine dell’anno solare corrente, snellendo e abbattendo i consueti ritardi della pachidermica burocrazia ministeriale italiana.

La furia delle opposizioni e degli ecologisti: “Distrazione di massa”

Se nei banchi del centrodestra si festeggia in pompa magna il traguardo raggiunto, sul fronte opposto della barricata parlamentare e ambientale si respira invece un’atmosfera carica di pesantissima tensione, sdegno feroce e rabbia politica senza quartiere.
L’opposizione ha letteralmente sparato ad alzo zero contro il controverso disegno di legge (con la sola, particolarissima e isolata eccezione del partito Azione guidato da Carlo Calenda, che si è schierato in Aula a favore del provvedimento governativo in nome del pragmatismo energetico). Per il furioso deputato di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra) Angelo Bonelli, la legge appena varata non è altro che uno specchietto per le allodole mediatico: «Dopo ben quattro anni e mezzo di fallimentare governo del Paese, con l’Italia piegata che oggi si ritrova ad avere tra i costi industriali dell’energia in bolletta più alti d’Europa, la Meloni tira fuori magicamente dal cilindro governativo gli “Smr”. Una tecnologia che, ad oggi, non ha ancora nessuna vera applicazione commerciale testata e funzionante nel mondo. È solo un banale e goffo strumento di distrazione di massa per cercare di coprire mediaticamente la totale incapacità di un esecutivo che ha sistematicamente frenato lo sviluppo delle rinnovabili e favorito esclusivamente le grandi e ricche società energetiche e i loro lauti profitti miliardari». Dello stesso parere è Sergio Costa, noto deputato ed ex ministro per il Movimento 5 Stelle, che ha rincarato pesantemente la dose dai microfoni della stampa: «Il fantomatico “nucleare sostenibile” di cui ci raccontano meravigliose favole oggi, purtroppo, non esiste assolutamente in nessun angolo del pianeta Terra. È semplicemente un falso prodotto pubblicitario da cinica campagna elettorale permanente». A schierarsi nettamente e minacciosamente contro il provvedimento sono scese in campo, ovviamente, anche le più imponenti organizzazioni non governative e le principali e seguitissime sigle ambientaliste del Paese (tra cui spiccano nomi di primissimo piano come Greenpeace Italia, Legambiente, il Wwf Italia e l’influente Kyoto Club). In una durissima nota stampa congiunta, le potenti ong hanno tuonato senza mezzi termini contro le scelte governative: «La falsa e pericolosa chimera del nucleare non risolve magicamente nessuno degli innumerevoli e gravissimi problemi strutturali che oggi l’Italia ha drammaticamente di fronte a sé, soprattutto nel bel mezzo di questa spaventosa e seconda crisi energetica sistemica divampata in Europa negli ultimi, difficilissimi 4 anni. Il ritorno al nucleare è un errore fatale e antistorico».

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