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Cronaca

Branco di lupi fa strage in un ovile del Mugello: “Adesso basta, ci hanno abbandonati”

La furia dei lupi fa scoppiare la disperazione tra gli allevatori del Mugello! L’ennesima e cruenta strage si è consumata a Borgo San Lorenzo, a due passi dalle case: un grosso branco ha violato un recinto chiuso e ha sbranato e sventrato due capre e una pecora. L’allevatore è disperato: “Erano la gioia dei bambini che venivano a portargli le carote, ora come glielo spiego? Oltre al danno la beffa: dovrò pagare io l’assurdo e salatissimo costo dello smaltimento delle carcasse di animali uccisi da bestie di cui lo Stato non si occupa. Ora basta”👇

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Lupi

Borgo San Lorenzo (Firenze) – Il disperato e inascoltato grido d’allarme, lanciato ciclicamente da intere generazioni di pastori, risuona ancora una volta a vuoto nelle maestose e verdi vallate toscane. Ormai da moltissimi anni, l’intero comparto degli storici e caparbi allevatori mugellani cerca invano di attirare l’attenzione delle massime autorità regionali e nazionali sull’aumento esponenziale, incontrollato e ormai insostenibile dei feroci e sanguinosi attacchi perpetrati dai branchi di lupi ai danni dei greggi e del bestiame allo stato brado. Un’escalation di predazioni chirurgiche e spietate che, fino a questo tragico e difficile momento storico, ha purtroppo prodotto un solo, grande e desolante esito concreto sul territorio: la progressiva, dolorosa e silenziosa scomparsa definitiva di quasi tutti i piccoli e medi allevamenti tradizionali di ovini della zona. Una vera e propria decimazione economica e culturale, di fronte alla quale sembrano ormai riuscire a resistere, e con immensa fatica finanziaria, soltanto le aziende agricole più grandi e maggiormente strutturate. Eppure, nonostante i potenti recinti elettrificati e i grandi cani da pastore maremmani posti a costante guardia delle greggi, la fauna selvatica affamata continua inesorabilmente a mietere le sue vittime innocenti, spingendosi sempre più pericolosamente a ridosso dei centri abitati.

La strage di Panicaglia: recinto violato e animali sbranati vicino alle case

L’ennesimo, cruento e straziante capitolo di questa vera e propria e silenziosa guerra quotidiana per la sopravvivenza agricola si è consumato nelle scorse ore nella tranquilla frazione di Panicaglia.
Stavolta, la sfortunata vittima sacrificale dell’ennesimo attacco predatore notturno è la piccola e accogliente azienda agricola di Fabrizio Bartolini, un onesto e instancabile coltivatore diretto e allevatore residente nel territorio comunale di Borgo San Lorenzo. Approfittando del favore del buio della notte scorsa, un grosso e spietato branco di lupi affamati è clamorosamente riuscito, con incredibile astuzia, a trovare un varco e a introdursi furtivamente all’interno del solido recinto metallico di pertinenza della fattoria, dove riposavano pacificamente due tenere capre tibetane e una piccola pecora. Le povere e indifese bestiole, purtroppo, chiuse nel recinto e senza alcuna possibilità concreta di fuga, hanno fatto una fine a dir poco orribile e brutale. La gelida mattina seguente, Bartolini e sua moglie, andati con amore al recinto come ogni alba per nutrire gli animali con fieno e granaglie, si sono trovati di fronte a una scena macabra e apocalittica: li hanno trovati tutti tragicamente sgozzati, brutalmente sventrati e smembrati sull’erba.

Il dramma per i bambini e la rabbia: “Un recinto a due passi da casa”

Oltre all’ingente e inevitabile danno puramente economico derivante dalla perdita diretta del bestiame, ciò che logora profondamente l’animo dell’allevatore è la sensazione di costante e assoluta vulnerabilità.
L’allevatore borghigiano è rimasto infatti comprensibilmente e profondamente turbato, amareggiato e spaventato dall’accaduto notturno. “Qui si sta parlando di un recinto situato estremamente vicino alle nostre case abitate, e già questo fatto di per sé è un elemento altamente allarmante e preoccupante per la nostra sicurezza”, ha dichiarato Bartolini alla stampa locale. “Inoltre, gli animali erano regolarmente all’interno di un solido recinto chiuso, quindi formalmente e teoricamente protetti secondo le severe regole di prevenzione, e non riesco davvero a capacitarmi e non capisco come i lupi siano riusciti fisicamente a forzarlo ed entrare”. Ma l’aspetto più lacerante e triste dell’intera e macabra vicenda riguarda l’impatto emotivo sulla comunità e sui più piccoli: “Io tenevo qui con amore queste due piccole caprette e la tenera pecora esclusivamente per la gioia dei tanti bambini che vengono spesso in visita didattica nella nostra azienda agricola. Era un’abitudine sana e bellissima ormai, quella di venire a salutare le caprette, accarezzarle e portar loro una semplice carota fresca o un biscotto. Ora io mi chiedo: come glielo spiego domani mattina ai bambini che le loro caprette non ci sono più perché sono state mangiate?”.

L’assurda beffa dello smaltimento carcasse e i precedenti danni

La disperazione e lo sconforto di Bartolini sono purtroppo e tristemente i sentimenti amari condivisi da un’intera, stanca e logorata categoria produttiva.
“Conosco e parlo quotidianamente con diversi pastori della vallata, e siamo davvero tutti molto, molto preoccupati per il futuro”, riprende amaramente l’agricoltore. “Anche questi piccoli animali che alleviamo con immensa fatica fisica ci servono letteralmente per arrivare faticosamente alla fine del mese, e occorre assolutamente che le istituzioni e tutti quanti facciano finalmente una riflessione seria e non ideologica sulla gestione di questi predatori”. Poi, oltre al danno economico e morale, arriva immancabilmente la cinica e assurda beffa burocratica italiana: le salate spese mediche veterinarie e i costi altissimi per il complesso e obbligatorio smaltimento sanitario delle carcasse degli animali brutalmente uccisi spetta per legge unicamente all’allevatore stesso. “Tutto questo è profondamente ingiusto, perché io non ho mai lasciato libere al pascolo incustodito la mia pecora e le mie due capre. Sono state barbaramente uccise all’interno del mio recinto privato da un lupo selvatico che, certamente, non è un animale di mia proprietà!”, sbotta giustamente Bartolini. E purtroppo, non è minimamente la prima volta che i lupi fanno gravissimi e irreparabili danni all’allevamento toscano: “Tempo fa avevo fuori al pascolo estivo due mucche gravide. Vennero circondate e spaventate a morte dai lupi e, per lo shock estremo e il terrore, hanno entrambe e tristemente abortito i loro vitellini. Anche questi sono danni indiretti ed enormi che i branchi causano costantemente ai nostri bilanci. Davvero, le istituzioni non possono più far finta di nulla, e non fare assolutamente nulla per difenderci”.

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Cronaca

Orrore in Alto Adige, getta 13 gatti nella discarica e ne segrega altri 46 tra feci e denutrizione: denunciata una donna, l’OIPA si costituisce parte civile

Operazione shock in Alto Adige: denunciata una donna che aveva gettato 13 gatti nella discarica di Cortaccia e teneva altri 46 animali segregati tra feci e malnutrizione. L’OIPA si costituisce parte civile e chiede il divieto a vita di detenzione, mentre parte l’appello per l’affido dei cuccioli salvati 👇

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Gatto

Bolzano – Un quadro raccapricciante di degrado igienico, sofferenza animale e crudeltà inaudita è stato portato alla luce in Alto Adige grazie a una massiccia operazione congiunta delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari provinciali. A finire nei guai è una donna residente nella Bassa Atesina, formalmente denunciata alla Procura della Repubblica di Bolzano per i gravi reati di abbandono e maltrattamento continuato di animali. La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica locale e le organizzazioni di tutela zoofila, ha avuto inizio con un gesto di ferocia sconcertante: la donna si era appena disfatta di tredici gatti scaricandoli senza alcuna pietà all’interno della discarica comunale di Cortaccia, condannandoli a una fine atroce tra i rifiuti.

L’intervento tempestivo dei soccorritori ha consentito di recuperare i felini dal centro di smaltimento, ma purtroppo per uno di loro ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano: il piccolo animale è deceduto a causa dei traumi e degli stenti subiti. I dodici gattini sopravvissuti, molti dei quali cuccioli spaventati e gravemente debilitati, sono stati trasportati d’urgenza presso due cliniche veterinarie convenzionate del territorio, dove il personale sanitario ha prestato le prime cure intensive per idratarli, medicare le lesioni e stabilizzarne i parametri vitali. Ma la scoperta fatta nella discarica rappresentava soltanto la punta dell’iceberg di una situazione di incuria e violenza domestica ben più vasta e radicata.

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Il blitz tra Cortaccia e Termeno: 46 animali segregati in condizioni disastrose

A seguito dell’allarme scattato per i gatti rinvenuti nella discarica, gli investigatori hanno deciso di estendere immediatamente i controlli alle proprietà riconducibili alla donna. Il blitz, condotto in stretta sinergia dai Carabinieri della Stazione di Cortaccia, dal Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, dal Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e dal Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Bolzano, ha portato alla perquisizione di un appartamento situato nel centro di Cortaccia e di una rimessa rurale a Termeno sulla Strada del Vino.

Lo scenario presentatosi agli occhi degli operatori è stato definito drammatico e insostenibile. All’interno degli immobili sono stati rinvenuti ben quarantasei animali ammassati in spazi angusti, bui e completamente privi di aerazione: 13 cani di varie razze e taglie, altri 12 gatti, 18 galline stipate in gabbie improvvisate e 3 conigli. Gli animali vivevano immersi nei propri escrementi, tra cumuli di rifiuti e residui organici in decomposizione, senza ciotole con acqua pulita né cibo idoneo. Le perizie veterinarie eseguite sul posto hanno riscontrato un quadro clinico preoccupante: infestazioni massive di parassiti e pulci, stati avanzati di malnutrizione, pelo arruffato a chiazze e infezioni oculari acute, tra cui diffuse cheratiti e ulcere corneali non curate che rischiavano di compromettere la vista degli esemplari.

L’azione dell’OIPA: «Costituzione di parte civile e divieto assoluto di detenzione»

L’intera operazione di soccorso, messa in sicurezza e trasporto degli animali è stata supportata attivamente dai volontari delle associazioni animaliste locali, con in prima linea la sezione di Bolzano dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). L’associazione ha espresso il proprio plauso per la celerità e l’efficacia del coordinamento interforze, annunciando al contempo un’immediata offensiva giudiziaria a tutela delle vittime.

«Il sequestro di tutti i quarantasei animali è un passaggio fondamentale e imprescindibile per sottrarre questi esseri innocenti a una sofferenza quotidiana intollerabile», ha dichiarato Monica Morisi, delegata provinciale dell’OIPA Bolzano. «Vogliamo ringraziare di cuore l’Arma dei Carabinieri, il Servizio Forestale, i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria per la straordinaria sensibilità operativa. Tuttavia, il nostro compito non si ferma qui: come associazione siamo già pronti a formalizzare la nostra costituzione di parte civile nel procedimento penale che si aprirà contro la responsabile, con l’obiettivo di ottenere la confisca definitiva degli animali a favore di strutture pubbliche e rifugi accreditati. Chiederemo con la massima fermezza all’autorità giudiziaria e al sindaco l’emissione di un provvedimento di divieto a vita di detenzione di qualsiasi specie animale sia per la donna indagata che per i suoi conviventi, per impedire che l’orrore possa ripetersi in futuro».

Gara di solidarietà per i felini: l’appello per l’affido e l’adozione del cuore

Mentre la magistratura ordinaria prosegue gli accertamenti per definire le singole responsabilità penali ai sensi degli articoli 544-ter e 727 del Codice Penale – norme che puniscono severamente chiunque infligga sevizie, fatiche ingiustificate o abbandoni animali domestici –, l’attenzione primaria è ora rivolta al percorso di riabilitazione delle creature tratte in salvo. Gli animali da cortile e i conigli sono stati dislocati in oasi rurali protette, i cani sono stati accolti nei canili comprensoriali per iniziare i cicli di sverminazione e rieducazione comportamentale, mentre la situazione più delicata riguarda i gatti superstiti della discarica.

I volontari dell’OIPA e i medici delle cliniche veterinarie hanno lanciato una mobilitazione urgente e un accorato appello pubblico a tutte le famiglie e agli amanti degli animali dell’Alto Adige e delle regioni limitrofe: «Questi gatti hanno conosciuto il volto più crudele dell’uomo, ma con pazienza, affetto e calore possono tornare a fidarsi. Cerchiamo con urgenza stalli temporanei e richieste di adozione del cuore per consentire loro di superare il trauma della discarica e iniziare una vita degna di questo nome». Chiunque desideri offrire disponibilità per un affido o supportare le spese veterinarie può mettersi direttamente in contatto con la delegazione OIPA di Bolzano.

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Cronaca

Abruzzo, obbligo di lavare la pipì dei cani in strada con multe fino a 500 euro: scatta il ricorso al Tar contro l’ordinanza del sindaco

Scoppia la guerra legale in Abruzzo: l’associazione Tutela Diritti Animali ricorre al Tar contro l’ordinanza del sindaco di Pratola Peligna che impone di lavare la pipì dei cani con multe fino a 500 euro. «Onere impossibile per anziani e misura priva di reale efficacia igienica». Tutti i dettagli del ricorso 👇

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cane che fa la pipì

Pratola Peligna – Si accende un aspro scontro giudiziario e amministrativo nel cuore dell’Aquilano sul tema della convivenza urbana tra cittadini e animali d’affezione. Al centro della bufera c’è l’ordinanza sindacale numero 28 emanata lo scorso 5 ottobre dal Comune di Pratola Peligna, con cui l’amministrazione civica ha introdotto l’obbligo categorico per i proprietari dei cani di lavare immediatamente con acqua le minzioni dei propri animali su tutte le superfici pubbliche, strade, marciapiedi e piazze comunali, prevedendo sanzioni amministrative pesantissime che oscillano tra i 25 e i 500 euro per i trasgressori. Un provvedimento stringente che ha suscitato la reazione immediata del mondo animalista, culminata nel deposito formale di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo per chiederne la sospensiva e il parziale annullamento.

A promuovere l’azione legale dinanzi alla magistratura amministrativa è stata l’associazione Tutela Diritti Animali Ets, guidata dal presidente Gabriele Bettoschi e patrocinata legalmente dall’avvocato Massimo Rizzato. L’atto di impugnazione contesta alla radice i presupposti di ragionevolezza, proporzionalità ed effettiva attuabilità della misura, sostenendo che l’imposizione di un onere materiale continuo finisca per alterare e penalizzare in modo ingiustificato la cura quotidiana degli animali da compagnia: «Chiedere ai cittadini di girare con scorte d’acqua al seguito per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», denuncia Bettoschi, ponendo l’accento sulle oggettive difficoltà pratiche che il provvedimento crea a diverse fasce fragili della popolazione.

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Le ragioni del ricorso: anziani in difficoltà e penuria di fontanelle pubbliche

Nel dossier presentato ai giudici amministrativi, l’avvocato Rizzato snoda una serie di argomentazioni dettagliate che mettono in discussione la fattibilità tecnica dell’ordinanza. In primo luogo viene evidenziata la condizione delle persone anziane, di coloro che soffrono di patologie motorie o che convivono con cani di taglia medio-grande o con più esemplari contemporaneamente. Per queste categorie, dover trasportare recipienti pesanti, bottiglie o vaporizzatori d’acqua durante le uscite quotidiane rischia di diventare una barriera insormontabile, trasformando la normale passeggiata igienica in un calvario logistico.

A pesare sul territorio di Pratola Peligna, lamenta l’associazione, è inoltre la marcata carenza di fontanelle pubbliche funzionanti da cui potersi rifornire lungo i percorsi urbani. Senza punti di approvvigionamento distribuiti capillarmente, il proprietario dell’animale si trova costretto a uscire di casa con un carico d’acqua spropositato per far fronte a più uscite e a minzioni ripetute. L’effetto paradossale dell’ordinanza, sostiene la difesa animalista, rischia così di scoraggiare le uscite regolari all’aria aperta degli animali, incidendo negativamente sul loro benessere psico-fisico e sul diritto fondamentale alla socialità canina tutelato dalla legislazione nazionale.

Il parere della scienza medica: la perizia sull’efficacia igienica e Matteo Bassetti

Un capitolo centrale del ricorso verte sull’effettiva validità igienico-sanitaria della misura imposta dall’amministrazione peligna. L’associazione animalista contesta infatti che il semplice getto d’acqua su asfalto o sanpietrini possa risolvere le problematiche di decoro o igiene pubblica paventate nel testo dell’ordinanza. A sostegno di questa tesi, il ricorso richiama esplicitamente gli interventi pubblici e le valutazioni scientifiche espresse da autorevoli specialisti in malattie infettive, tra cui il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova.

Secondo le evidenze medico-scientifiche richiamate negli atti, la sola acqua non possiede proprietà disinfettanti né antibatteriche; al contrario, limitarsi a spruzzare qualche decilitro di liquido sulla minzione canina ha l’unico effetto pratico di diluire temporaneamente il liquido biologico, allargando la superficie bagnata sul marciapiede senza eliminare la carica batterica né neutralizzare gli odori sgradevoli. Per una reale igienizzazione servirebbero detergenti specifici ed enzimatici che tuttavia, se usati indiscriminatamente da centinaia di cittadini lungo le strade, rischierebbero di risultare tossici per gli stessi animali e inquinanti per le falde acquifere attraverso i tombini.

La giurisprudenza sui cani in città: i precedenti nei TAR italiani

La vertenza di Pratola Peligna non è un caso isolato nel panorama giuridico italiano, ma si inserisce in un solco interpretativo che negli ultimi anni ha visto diversi Tribunali Amministrativi Regionali pronunciarsi su ordinanze comunali simili. Più volte i giudici amministrativi hanno censurato provvedimenti sindacali che eccedevano i limiti dei poteri contingibili e urgenti previsti dal Testo Unico degli Enti Locali, ribadendo che l’obbligo di raccolta delle deiezioni solide – universalmente riconosciuto e doveroso – non può essere esteso in modo indiscriminato e sproporzionato ai liquidi fisiologici senza una comprovata e straordinaria emergenza sanitaria documentata dalle ASL competenti.

Mentre i cittadini del centro peligno attendono la fissazione dell’udienza cautelare che deciderà sull’eventuale congelamento dell’ordinanza numero 28, il dibattito tra favorevoli e contrari infiamma le piazze e i social network locali. Da una parte chi invoca il massimo decoro urbano e la tutela delle facciate storiche dei palazzi, dall’altra chi chiede buon senso, civiltà e rispetto per gli oltre dieci milioni di cani che compongono il tessuto affettivo delle famiglie italiane. La parola definitiva spetta ora al TAR dell’Abruzzo.

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Cronaca

«Amore, l’affare è fallito»: finta ispettrice tradita dalla telefonata al complice, sventata truffa a un’anziana a Castel Sant’Angelo e due arresti

Sventata dai Carabinieri di Cittaducale una tentata truffa aggravata ai danni di un’anziana a Castel Sant’Angelo. La finta ispettrice di polizia, tradita dalla telefonata al complice («Amore, l’affare è fallito»), è stata inseguita e arrestata insieme al partner su una Toyota Yaris grazie alla segnalazione di una vicina 👇

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Polizia di stato

Castel Sant’Angelo – Una frase sussurrata con concitazione all’auricolare dello smartphone nel vano tentativo di coprire la ritirata, l’intuito fulmineo dei militari dell’Arma e la provvidenziale solidarietà di una vicina di casa. Si è conclusa con due arresti in flagranza di reato una drammatica mattinata vissuta a Castel Sant’Angelo, comune alle porte di Rieti, dove una coppia di trasfertisti ha tentato di raggirare un’anziana signora facendo leva sulla paura e spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. L’operazione lampo, condotta con tempestività impeccabile dai Carabinieri della Compagnia di Cittaducale, ha permesso di bloccare i malviventi prima che potessero mettere le mani sui gioielli e sui risparmi di una vita della vittima, consegnando entrambi alla giustizia.

Il copione del finto perito e l’oro sull’asciugamano: la trappola psicologica

La tecnica criminale adottata ricalca purtroppo il collaudato e odioso copione dei raggiri ai danni della terza età, calibrato per gettare la persona vulnerabile in uno stato di improvviso panico emotivo. L’anziana è stata raggiunta sulla linea telefonica di casa da una voce femminile decisa che si è presentata falsamente come un’ispettrice di polizia. Con tono perentorio e incalzante, la finta agente ha comunicato alla donna che i suoi preziosi rischiavano di essere sequestrati o che potevano essere riconducibili a una rapina a mano armata avvenuta poche ore prima a Roma. Per fugare ogni dubbio ed evitare guai giudiziari, la truffatrice ha intimato alla pensionata di raccogliere immediatamente tutto l’oro e i gioielli custoditi in casa, adagiarli con cura sopra un asciugamano e tenerli pronti sul tavolo per l’imminente arrivo di un presunto “perito della polizia”, incaricato di visionarli e catalogarli.

Un meccanismo di manipolazione psicologica spietato, studiato per azzerare la capacità critica della vittima attraverso la simulazione di un’autorità dello Stato. Tuttavia, a spezzare la trama criminosa è stata l’attenzione vigile di una vicina di casa. Insospettita dalle grida d’aiuto e dal tono agitato con cui l’anziana rispondeva al telefono, la donna ha compreso all’istante la gravità della situazione e ha composto senza esitazione il Numero Unico di Emergenza 112, descrivendo l’accaduto alla centrale operativa dell’Arma.

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Il blitz a Castel Sant’Angelo e la telefonata fatale: «Amore, l’affare è fallito»

Le pattuglie della Compagnia di Cittaducale, già dispiegate sul territorio nell’ambito dei servizi straordinari di controllo anti-truffa disposti dal Comando Provinciale di Rieti, sono confluite in pochi minuti attorno all’abitazione dell’anziana. La rapidità dell’intervento ha colto di sorpresa la malvivente che si era materialmente recata sul posto per ritirare il bottino. Notando movimenti anomali e accorgendosi che qualcosa non stava andando secondo i piani, la donna ha desistito dal bussare alla porta, accelerando il passo verso la strada principale nel tentativo di rendersi invisibile.

Proprio in quell’istante, credendo di non essere osservata, ha composto il numero del complice che la attendeva a poca distanza a bordo di un’autovettura, pronunciando al telefono una frase che ha sciolto ogni residuo dubbio investigativo: «Amore, l’affare è fallito». Le parole sono state chiaramente udite dai carabinieri in borghese che si erano messi alle sue calcagna a debita distanza. Seguendo con discrezione i suoi spostamenti, i militari l’hanno vista salire a bordo di una Toyota Yaris di colore nero condotta da un uomo con il motore già acceso, pronto a premere sull’acceleratore per darsi alla fuga.

La fuga sventata sulla Toyota Yaris e l’arresto della coppia proveniente dalla Sicilia

La manovra di evasione è durata pochissimi metri. I veicoli dei Carabinieri di Cittaducale hanno sbarrato la strada all’utilitaria, bloccando ogni via di fuga e immobilizzando i due occupanti in totale sicurezza. La successiva perquisizione personale e veicolare ha permesso di acquisire elementi probatori inoppugnabili: all’interno dell’abitacolo sono stati rinvenuti telefoni cellulari utilizzati per coordinare i contatti con le vittime, navigatori satellitari impostati su itinerari dell’hinterland reatino e riscontri precisi che collegavano direttamente la coppia alla tentata estorsione appena consumata ai danni dell’anziana di Castel Sant’Angelo.

Dagli accertamenti anagrafici è emerso che i due indagati, un uomo e una donna con specifici precedenti, provenivano dalla Sicilia ed erano giunti nel Reatino con l’obiettivo mirato di compiere raid predatori contro residenti anziani e soli. Al termine delle formalità di rito espletate presso la caserma di Cittaducale, la coppia è stata dichiarata in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentata truffa aggravata continuata in concorso e posta a disposizione della Procura della Repubblica di Rieti, che coordina le indagini per verificare l’eventuale coinvolgimento dei due in ulteriori episodi analoghi verificatisi nel centro Italia.

L’appello delle forze dell’ordine: mai consegnare denaro od oro a sconosciuti

L’episodio sventato a Castel Sant’Angelo ribadisce con forza il ruolo cruciale svolto dalla cittadinanza attiva e dalla rete di vicinato, la cui prontezza ha evitato un danno economico e soprattutto morale devastante a una persona indifesa. I Carabinieri colgono l’occasione per rinnovare l’appello a tutta la popolazione, invitando a diffidare categoricamente di chiunque si presenti telefonicamente o alla porta dichiarando di essere un operatore delle forze dell’ordine, un funzionario pubblico, un avvocato o un tecnico del gas e chieda somme di denaro, gioielli o mandati di perizia su oggetti di valore.

Nessun corpo di polizia, nessun tribunale e nessuna istituzione dello Stato richiede la consegna di preziosi o contanti per risolvere controversie, liberare presunti congiunti arrestati o verificare la provenienza di beni domestici. In caso di dubbi o telefonate sospette, la raccomandazione assoluta è quella di interrompere immediatamente la comunicazione e comporre il numero 112 per richiedere l’invio tempestivo di una pattuglia.

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