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Politica

Da Giannini a Grillo, passando per Fallaci e Miglio: quando la rabbia inascoltata del cittadino fa la Storia

Il “qualunquismo”? Un termine usato per disprezzare un uomo che aveva capito i mali dell’Italia prima di tutti! 🇮🇹 ⚖️ Da Guglielmo Giannini a Beppe Grillo, passando per le visioni profetiche di Oriana Fallaci e Gianfranco Miglio. Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia una sfida culturale altissima: intercettare la rabbia dei cittadini inascoltati e trasformarla in un grande progetto di governo per il Paese, senza etichette e senza nostalgie. Leggi il bellissimo editoriale che spiega la “costellazione dei ribelli” per una nuova Italia. 👇 📖

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Guglielmo Giannini

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono personaggi della storia politica italiana che hanno avuto una singolare, spietata sfortuna: quella di essere sopravvissuti a se stessi soltanto attraverso un aggettivo. È accaduto a Guglielmo Giannini, un uomo che la maggioranza degli italiani oggi conosce esclusivamente attraverso la parola “qualunquista”. Un termine pronunciato quasi sempre con un’alzata di spalle e con malcelato disprezzo, senza mai la curiosità intellettuale di andare a scoprire chi fosse davvero l’uomo da cui quella parola derivò. Quale Italia avesse interpretato, cosa avesse scritto, e soprattutto per quale motivo, in un momento drammatico della nostra storia nazionale, milioni di cittadini si fossero ostinatamente riconosciuti in lui. A riportare alla luce questa figura complessa, togliendola dalla polvere della caricatura, è un lungo e profondo intervento di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che ha deciso di inserire provocatoriamente Giannini nel proprio Pantheon culturale.

Oltre la caricatura del “qualunquismo”: chi era davvero Guglielmo Giannini

Secondo Sforzini, recuperare la figura di Giannini oggi è un’operazione doverosa. Non per accettarne integralmente il pensiero (come non lo si è fatto per Oriana Fallaci o per Gianfranco Miglio), ma per rendere omaggio a quegli “italiani irregolari” che seppero vedere, con lucida disperazione, qualcosa che le élite del tempo non volevano guardare.

Nato a Pozzuoli nel 1891, Giannini non era un politico di professione. Era un intellettuale, un commediografo, un uomo di teatro e un padre devastato dal dolore per la perdita del figlio Mario, caduto in guerra nel 1942. Quando, nel dicembre del 1944, nella Roma appena liberata uscì il primo numero de L’Uomo Qualunque, l’Italia era un cumulo di macerie fumanti. Il fascismo era crollato, i nuovi partiti si contendevano ferocemente il potere e milioni di cittadini volevano semplicemente ricominciare a vivere in pace, senza dover necessariamente giurare fedeltà a nuove ortodossie. Giannini diede una voce assordante a questa immensa fetta di Paese. Il simbolo del suo giornale era di una semplicità brutale: un omino schiacciato da un torchio. La perfetta rappresentazione del cittadino oppresso dallo Stato.

Dalla protesta alla Costituente: il grido di un’Italia stanca di padroni

Quello del Fronte dell’Uomo Qualunque non fu folclore, ma un trionfo politico vero. Alle elezioni per la Costituente del 1946 incassò oltre il 5% dei voti, portando 30 deputati in Parlamento. Ridurre quel fenomeno politico al mero “qualunquismo” significa rinunciare a capirne l’essenza: la feroce diffidenza verso lo Stato invasivo, l’odio per la neonata partitocrazia, la disperata richiesta di abbassare le tasse e, soprattutto, la pretesa che lo Stato smettesse di voler “educare” o “plasmare” il cittadino a proprio piacimento. «Oggi come allora – si chiede provocatoriamente Sforzini – dove finisce il bene della comunità e dove inizia quello Stato che, con la scusa di proteggerci, finisce per dirci perfino come dobbiamo pensare?».

Il Pantheon dei ribelli: Fallaci, Miglio, Giannini e l’allarme per la democrazia

Certo, Giannini fallì politicamente. La sua fu una meteora fulminea, schiacciata dai grandi partiti di massa. La sua rabbia riuscì ad aprire una porta, ma non fu capace di costruirci dentro una casa solida. Eppure, il suo fallimento è la più grande lezione per l’attualità. Il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha così composto una costellazione di ribelli apparentemente inconciliabili. Dalla Fallaci si eredita la denuncia orgogliosa della civiltà occidentale; da Miglio si prende la critica radicale al centralismo e la necessità di un’architettura federale; da Giannini si recupera la domanda primordiale: l’apparato politico esiste ancora per servire l’uomo, o l’uomo esiste solo per mantenerlo?

Da Grillo a Futuro Nazionale: dare una vera casa politica alla rabbia

È proprio in questo solco che si inserisce la clamorosa apertura, suggerita nei giorni scorsi da Sforzini, nei confronti di Beppe Grillo. Parliamo di Italie e contesti lontanissimi, eppure il Movimento 5 Stelle delle origini ha intercettato, come Giannini, una disperata rivolta contro la politica professionale. Il punto non è convertire Grillo alla destra, chiarisce Sforzini, ma capire se esiste oggi un vastissimo spazio politico di milioni di persone che non si riconoscono nelle vecchie etichette e che chiedono a gran voce la fine di un sistema autoreferenziale.

«Futuro Nazionale ha davanti a sé una possibilità immensa, ma anche un rischio mortale», ammonisce il Presidente. Il rischio è illudersi che basti cavalcare il malcontento. La storia di Giannini insegna che la rabbia, se non diventa cultura politica, visione economica, senso delle istituzioni e classe dirigente, è destinata a implodere o a degenerare in odio.

Non serve cercare antenati da imbalsamare, né riproporre il vecchio e stantio “album di famiglia” della destra novecentesca. Serve ripartire da italiani liberi, irregolari e coraggiosi. Serve rimettere al centro della politica non il qualunquismo, ma l’Uomo Qualunque. Che è una cosa completamente, intimamente diversa: perché dietro quella definizione c’è la parola Uomo. E nessun Rinascimento potrà mai nascere se non partendo, di nuovo, dal volto e dai diritti inalienabili degli esseri umani.

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Politica

Caos nel Centrodestra a Milano. Jonghi Lavarini (Futuro Nazionale) provoca Cruciani: “Senza di noi vince la sinistra arcobaleno

La corsa per la poltrona di Sindaco di Milano si trasforma in una rissa politica furibonda all’interno del centrodestra! Roberto Jonghi Lavarini, esponente di spicco di “Futuro Nazionale” (il movimento legato a Roberto Vannacci), ha lanciato una pesantissima provocazione in una lettera aperta indirizzata a Giuseppe Cruciani (conduttore de La Zanzara). Lavarini ha denunciato l’atteggiamento dei partiti di governo (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia) che continuano a “sbattergli la porta in faccia”, rifiutando ogni accordo per pura sete di potere e paura della concorrenza interna! “I numeri parlano chiaro: se il centrodestra va da solo a Milano, andrà a sbattere contro un muro e regalerà la città alla sinistra mondialista arcobaleno!”, ha tuonato Lavarini. Ma Futuro Nazionale non arretra e lancia la sfida: il loro candidato sindaco, il Generale Carmelo Burgio, è già in piena campagna elettorale tra le strade di Milano! Lavarini accetta inoltre la sfida di Matteo Salvini sulle primarie: “Non abbiamo paura di nulla, vogliamo un centrodestra unito e rinnovato. Noi ci siamo!”. Leggete l’articolo per tutti i retroscena di questa rottura shock! E per gli uomini che non si fermano mai, dominate il vostro tempo e le vostre sfide quotidiane con lo Smartwatch High-Tech più resistente e ambito del mercato, oggi in super sconto su Amazon! 👇

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Lavarini , Cruciani

Milano – La corsa per la conquista di Palazzo Marino si preannuncia come una delle sfide politiche più accese, frammentate e imprevedibili dei prossimi anni. Mentre il centrosinistra cerca di blindare la propria storica roccaforte meneghina, nel campo del centrodestra è in corso una vera e propria guerra di logoramento e posizionamento. Il nodo centrale, che rischia di far implodere le ambizioni della coalizione governativa, è la gestione dell’ingombrante presenza di “Futuro Nazionale”, il movimento che fa capo al generale Roberto Vannacci. Dopo il netto “no” incassato dai vertici nazionali (tra cui Ignazio La Russa), la battaglia si sposta ora sul piano locale, precisamente a Milano. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro i veti imposti dalla maggioranza, e a provocare direttamente il noto conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani affinché intervenga nel dibattito, è Roberto Jonghi Lavarini, figura di spicco di Futuro Nazionale sulla piazza milanese, che con una nota al vetriolo ha smascherato le contraddizioni del centrodestra lombardo e nazionale.

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“Ci sbattono la porta in faccia per non dividere il potere”

Il messaggio di Jonghi Lavarini (indirizzato direttamente al microfono de La Zanzara con l’incipit “Caro Cruciani…”) è un mix di sfida e amara constatazione. «Futuro Nazionale è ampiamente pronto a confrontarsi, seriamente e serenamente, con l’attuale centrodestra di governo, mettendo sul tavolo idee e programmi», esordisce l’esponente politico. «Ma questa ragionevole e costruttiva disponibilità, più e più volte espressa pubblicamente, sia dal Generale Vannacci a livello nazionale, quanto da me a livello milanese, è stata finora sempre e categoricamente respinta dai nostri interlocutori, a volte anche in maniera sgarbata e supponente». Jonghi Lavarini non usa mezzi termini per spiegare il motivo di questa perdurante ostilità: «Noi ci siamo, ma se bussiamo e non ci aprono, o addirittura ci sbattono pesantemente la porta in faccia, cosa dovremmo fare? Non presentarci alle elezioni per non far loro un torto? Gli accordi politici, esattamente come i matrimoni, si fanno rigorosamente in due, e alla base serve rispetto reciproco. La verità è che i ‘governisti’ non vogliono spartire il loro consolidato potere con nessuno e, soprattutto, non vogliono concorrenti politici forti sulla loro stessa fascia elettorale».

L’avvertimento: “Andando da soli farete vincere la sinistra mondialista”

L’analisi di Futuro Nazionale prosegue evidenziando il drammatico rischio matematico che il centrodestra corre isolando le frange più identitarie. «I numeri elettorali sono freddi e inequivocabili: se il centrodestra si ostina ad andare da solo, andrà a sbattere violentemente contro un muro, facendo vincere, di fatto, la sinistra mondialista arcobaleno», avverte Jonghi Lavarini. La soluzione proposta passa per il pragmatismo. Pur riconoscendo le marcate differenze a livello nazionale (soprattutto in materia di politica estera, con Futuro Nazionale molto critico su NATO e Russia), Jonghi Lavarini lancia l’idea di una “alleanza tecnica elettorale” a livello governativo, sottolineando però come sul piano locale la convergenza sia estremamente più facile: «Nei Comuni, anche in quelli grandi e strategici come Milano, trovare accordi politico-programmatici su un buon e solido governo civico è cosa assai più semplice e naturale».

La sfida a Salvini: “Sì alle primarie, avanti con il Generale Burgio”

Ma chi sarà il volto a sfidare la sinistra a Milano? Per Futuro Nazionale non ci sono dubbi, ed è qui che scatta la provocazione finale a Cruciani e a Matteo Salvini. «Perché non organizzi proprio tu, Cruciani, un bel dibattito infuocato fra tutti i candidati sindaci del centrodestra a Milano?», chiede Lavarini. «Al netto del fatto che, per ora, l’unico candidato ufficialmente già in campo e in piena campagna elettorale è il nostro Generale Carmelo Burgio». L’alto ufficiale, schierato dal movimento, sta già battendo palmo a palmo il capoluogo lombardo da un mese, incontrando associazioni, cittadini e categorie produttive. E di fronte all’ipotesi di consultazioni popolari avanzata dal leader della Lega, Futuro Nazionale non si tira indietro: «Non abbiamo paura di nulla, figuriamoci delle primarie proposte da Matteo Salvini per la scelta del candidato sindaco di centrodestra. Noi vogliamo una coalizione radicalmente rinnovata, allargata a destra e alle liste civiche vere, con un programma serio e una squadra fortissima. Per far tornare il centrodestra a governare Milano serve unità. Noi ci siamo, con o senza primarie».

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Politica

Caos Legge Elettorale, Mazzocchi (Cristiano Riformisti): “Riforma incostituzionale, il prestito dei deputati è uno schiaffo alla democrazia”

La nuova legge elettorale fa scoppiare il caos nei palazzi della politica romana e l’Onorevole Antonio Mazzocchi (Presidente dei Cristiano Riformisti) ha deciso di vuotare il sacco con un durissimo attacco frontale! Al centro dello scandalo ci sono le assurde manovre dei partiti per raggiungere il quorum del 42%. Pur di arrivare a quella soglia matematica, le segreterie politiche stanno ricorrendo al “prestito dei deputati”, creando finte liste e partitini dell’ultima ora solo per superare gli sbarramenti. Mazzocchi non usa mezzi termini e definisce la riforma “assolutamente incostituzionale” e un “fallimento morale”. “Stiamo assistendo a un mercato delle istituzioni”, ha tuonato l’Onorevole. I deputati, eletti per rappresentare un territorio e una linea politica, vengono cinicamente usati come merce di scambio, allontanando sempre di più i cittadini disgustati dalla politica. I Cristiano Riformisti promettono battaglia dura in ogni sede per fermare questa deriva! Leggete l’articolo per capire tutti i retroscena shock della nuova legge elettorale! E per chi ama l’eleganza assoluta sul posto di lavoro e nei palazzi del potere, scoprite su Amazon l’incredibile Borsa in vera pelle Piquadro in offerta… il lusso che meritate! 👇

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Roma – Le aule parlamentari tornano a trasformarsi in un vero e proprio campo di battaglia politico, e ancora una volta il casus belli è rappresentato dalle regole del gioco democratico: la nuova e discussissima riforma elettorale. Mentre le forze di maggioranza spingono a tappe forzate per l’approvazione del testo, le polemiche si infiammano in merito ai complessi e spesso opachi meccanismi numerici necessari per la formazione delle liste e delle coalizioni. Al centro del ciclone, questa volta, ci sono le spregiudicate manovre parlamentari e le alchimie di palazzo finalizzate al raggiungimento del fatidico e proibitivo quorum del 42%. A lanciare un durissimo atto d’accusa, smascherando senza filtri le dinamiche interne ai palazzi romani, è l’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente nazionale del movimento dei Cristiano Riformisti, che non esita a bollare l’intero impianto normativo come un insulto palese ai principi fondamentali della Costituzione Italiana.

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Il mercato delle istituzioni e il “prestito” dei deputati

L’affondo del leader dei Cristiano Riformisti si concentra su una pratica parlamentare che, sebbene non inedita nella storia repubblicana, sembra aver ormai superato i livelli di guardia del pudore istituzionale. «Come Cristiano Riformisti torniamo ad esprimere, con voce ancora più forte, la nostra netta e ferma contrarietà alla nuova riforma elettorale, ribadendone l’evidente e macroscopica incostituzionalità», tuona Mazzocchi in una nota infuocata. «Siamo davanti a un vero e proprio mercanteggiare delle istituzioni, una compravendita inaccettabile che svilisce il ruolo stesso del Parlamento». Il riferimento esplicito dell’Onorevole è al proliferare improvviso di nuove (e spesso fantomatiche) sigle di partito nate dall’oggi al domani. Queste formazioni dell’ultima ora non nascono da reali movimenti di opinione nel Paese, ma unicamente attraverso il famigerato meccanismo del “prestito” di alcuni deputati, ceduti temporaneamente da altre formazioni per permettere alle nuove liste di presentarsi alle elezioni aggirando gli ostacoli burocratici. «Questo espediente squisitamente speculativo è la prova provata del fallimento morale, prima ancora che politico, di questa operazione», incalza Mazzocchi.

La caccia cieca al quorum del 42%

L’obiettivo di queste spericolate acrobazie parlamentari è puramente matematico. Secondo la lettura dei Cristiano Riformisti, pur di centrare la soglia di sbarramento e assicurarsi il famigerato premio di maggioranza al 42%, le segreterie di partito stanno rinnegando i fondamenti stessi del patto elettorale con i cittadini. «I fautori della nuova riforma, pur di raggiungere a qualsiasi costo il quorum del 42%, sono ormai disposti a calpestare e annientare qualsiasi principio basilare di democrazia». È l’ennesimo trionfo di quello che gli analisti politici definiscono “trasformismo istituzionale”, una prassi che contribuisce quotidianamente ad allontanare l’elettorato dalle urne. «Sottolineiamo con profonda amarezza come queste oscure manovre di palazzo allontanino sempre di più i cittadini onesti dalla politica attiva, ignorando deliberatamente e sfacciatamente la volontà popolare che si era espressa liberamente alle urne».

Lo strappo istituzionale e la mortificazione dei territori

L’aspetto più grave evidenziato da Mazzocchi, tuttavia, riguarda la completa perdita di rappresentanza territoriale. I parlamentari “prestati” per formare nuovi gruppi tradiscono inevitabilmente il mandato ricevuto dai propri elettori nei collegi di appartenenza. «Si sta consumando sotto i nostri occhi un gravissimo strappo istituzionale che azzera, di fatto, la salvaguardia dei reali rappresentanti del territorio», spiega il Presidente dei Cristiano Riformisti. «Chi è stato eletto dagli italiani per rappresentare una specifica comunità locale e per portare avanti una precisa linea politica, non può e non deve essere usato come cinica merce di scambio per meri calcoli matematici e per superare cervellotici sbarramenti elettorali». Di fronte a questa preoccupante deriva, il movimento non intende arretrare di un millimetro, promettendo battaglia in ogni sede (politica e possibilmente giuridica) per arginare l’avanzata della riforma. «Noi continueremo a batterci in ogni sede per fermare questa scellerata deriva anticostituzionale, che rischia seriamente di indebolire e frammentare l’Italia proprio in un momento storico in cui il Paese avrebbe disperatamente bisogno di essere più solido e coeso nelle sue fondamentali radici democratiche», ha concluso Mazzocchi.

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Politica

Luca Sforzini blinda La Russa: “Nessun patto con Vannacci, posizioni incompatibili su NATO, Russia ed economia”

La politica estera e la guerra in Ucraina spaccano il centrodestra italiano e chiudono definitivamente le porte in faccia a Roberto Vannacci! Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, ha rilasciato una durissima dichiarazione schierandosi totalmente dalla parte del Presidente del Senato Ignazio La Russa, che aveva frenato l’ingresso del Generale nella maggioranza. “La Russa è stato saggio”, ha dichiarato Sforzini. “Il problema di Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale non sono i voti, ma l’incompatibilità politica assoluta!”. Le idee del generale sul rapporto con la Russia e sul ruolo della NATO sono infatti diametralmente opposte alla linea atlantista ferrea adottata dal governo Meloni. Sforzini ha avvertito che accogliere Vannacci nella coalizione significherebbe mettere a rischio la credibilità internazionale e l’economia del Paese: “Una coalizione non è una banale somma di voti, ma una visione comune!”. Leggete l’articolo per capire perché il generale rischia ora di rimanere isolato nel panorama politico. E se amate leggere i quotidiani, scorrere i social e informarvi ovunque vi troviate, scoprite la potenza inaudita del Tablet più desiderato del mondo, oggi in offerta pazzesca su Amazon! 👇

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Sforzini

Roma – Il dibattito interno alla coalizione di centrodestra continua a infiammarsi, e questa volta il terreno di scontro non riguarda semplici nomine o beghe elettorali locali, ma i pilastri fondamentali della politica estera ed economica del Paese. Al centro dell’agone politico c’è la figura, sempre polarizzante, del generale Roberto Vannacci e del suo neonato movimento politico “Futuro Nazionale”. L’ipotesi di un suo organico e strutturato ingresso all’interno dell’attuale maggioranza di governo (guidata dalla ferrea linea atlantista di Giorgia Meloni) ha fatto storcere il naso a molti vertici istituzionali, portando il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, a tracciare una linea rossa invalicabile. A fare quadrato attorno alle parole della seconda carica dello Stato, e a rincarare pesantemente la dose sotto il profilo dell’analisi ideologica, è intervenuto oggi Luca Sforzini, autorevole presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.

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Il nodo geopolitico: la faglia su Russia e Alleanza Atlantica

La dichiarazione rilasciata da Luca Sforzini fotografa con spietata lucidità il reale problema politico che ruota attorno al fenomeno Vannacci. «Saggio Ignazio La Russa: coglie perfettamente il nocciolo della questione», ha esordito il presidente di Rinascimento Nazionale. «Con Roberto Vannacci il problema non si riduce banalmente a una percentuale elettorale da calcolare con il pallottoliere, ma a un problema gigantesco di compatibilità politica». L’incompatibilità a cui fa riferimento Sforzini non è di natura caratteriale, bensì squisitamente geopolitica. Da mesi, infatti, le esternazioni del movimento “Futuro Nazionale” si scontrano frontalmente con la granitica linea adottata da Palazzo Chigi. «Futuro Nazionale ha ormai scelto con chiarezza inequivocabile di esprimere posizioni profondamente diverse, se non antitetiche, da quelle dell’attuale maggioranza di centrodestra sul rapporto con la Federazione Russa e sull’adesione incondizionata alle politiche della NATO», ha analizzato Sforzini. In un momento di gravissima tensione internazionale, con i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente che ridisegnano gli equilibri mondiali, il governo non può permettersi ambiguità o “cavalli di Troia” interni che strizzino l’occhio a posizioni filo-russe o critiche verso l’Alleanza Atlantica.

L’economia e l’identità del Centrodestra: non è solo una somma di voti

Ma il fossato ideologico che separa l’attuale maggioranza dalle istanze di Vannacci non si limita alla complessa scacchiera internazionale. Sforzini pone l’accento anche sulla visione della politica interna: «Accoglierlo nella coalizione significherebbe rimetterne in discussione non solo il posizionamento geopolitico, ma anche l’intera impostazione economica». Anche in campo economico, infatti, le posizioni espresse da “Futuro Nazionale” viaggiano su binari non sempre allineati alle manovre di rigore e ai delicati equilibri di bilancio tracciati dall’attuale esecutivo in accordo con l’Europa. In questo senso, le parole di Ignazio La Russa, rilanciate con forza dal presidente di Rinascimento Nazionale, suonano come una vera e propria lezione di pragmatismo politico: una maggioranza stabile e credibile agli occhi del mondo non può basarsi esclusivamente sull’opportunismo matematico. «La Russa ha detto una cosa fondamentale e imprescindibile», conclude Sforzini. «Una coalizione non è mai una mera e cinica somma algebrica di voti per vincere le elezioni, ma deve essere innanzitutto una compatibilità di visione per governare il Paese».

Quale destino per Futuro Nazionale?

Con questo pesantissimo endorsement alla linea di sbarramento imposta dai vertici di Fratelli d’Italia, i margini di manovra per il generale Roberto Vannacci e per il suo progetto “Futuro Nazionale” sembrano ridursi drasticamente. Se le porte del centrodestra istituzionale si chiudono a doppia mandata sui temi della NATO, dell’Ucraina e della stabilità economica, la nuova formazione politica dovrà necessariamente cercare i propri spazi di agibilità fuori dal perimetro governativo, puntando probabilmente a consolidarsi come polo di destra radicale e identitaria, ma rigorosamente all’opposizione o comunque sganciato dal patto di coalizione originario. La sfida per l’identità del centrodestra italiano è, insomma, entrata nella sua fase più calda e decisiva.

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