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Cronaca

Donna aggredita dai Lupi a Valpiana-Massa Marittima, attenzione a gridare al lupo al lupo senza conoscere la verità dei fatti

La medaglia ha sempre due facce e il nostro giornale dà voce a tutte le campane! Dopo aver raccontato la drammatica aggressione del lupo ai danni di un’allevatrice di Valpiana, la nostra redazione ha ricevuto un’infuocata nota ufficiale di replica da parte di Raimondo Silveri, Presidente della L.A.C. (Lega Abolizione Caccia). La sua ricostruzione getta un’ombra inquietante sull’intera vicenda: “Altro che lupi, da mesi centinaia di pecore vagano incustodite seguite da enormi cani maremmani abbandonati a loro stessi e senza cibo! I cani sono così affamati che sbranano le loro stesse pecore, spargendo carcasse che poi, ovviamente, attirano altri predatori”, accusa Silveri. Il Presidente della L.A.C. svela inoltre l’esistenza di foto, video e ben due pesantissime denunce penali già depositate in Procura a Grosseto per maltrattamento animale e pascolo abusivo. Leggi la clamorosa e diametralmente opposta versione dei fatti in questo nostro speciale approfondimento 👇

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Cani da guardiana

Valpiana (Grosseto) – Il compito primario, etico e insopprimibile di una testata giornalistica libera e indipendente è quello di dare sempre voce a tutte le campane coinvolte in un fatto di cronaca, permettendo ai lettori di formarsi un’opinione completa, scevra da pregiudizi e basata sull’ascolto di ogni possibile sfumatura della realtà. A poche ore dalla pubblicazione del nostro dettagliato reportage riguardante la drammatica aggressione subita dall’allevatrice Marisa Aronne (ferita all’orecchio nel tentativo di difendere il proprio gregge e i propri cani da un branco di lupi in località Valpiana), la nostra redazione ha ricevuto un’infuocata e dettagliata nota di replica ufficiale.
A scriverci, chiedendo fermamente la pubblicazione integrale della propria e diametralmente opposta versione dei fatti, è Raimondo Silveri, Presidente della L.A.C. (Lega per l’Abolizione della Caccia). Le parole e le accuse mosse da Silveri nei confronti della gestione dell’azienda agricola maremmana sono di una gravità inaudita e gettano un’ombra lunga e inquietante sull’intera narrazione dell’episodio, dipingendo uno scenario di profondo degrado ambientale, presunti maltrattamenti animali e denunce già depositate sui banchi della magistratura toscana.

“Pecore e cani abbandonati senza cibo: si sbranavano tra loro”

La ricostruzione fornita dalla L.A.C. ribalta completamente l’immagine bucolica del gregge assaltato dai crudeli predatori selvatici. Secondo quanto messo nero su bianco dal Presidente Silveri, infatti, la situazione nelle campagne di Valpiana era fuori controllo da lunghissimo tempo.
«Da mesi circa duecento/trecento pecore vagano indisturbate e completamente incustodite nelle vaste pianure di Valpiana, nel Comune di Massa Marittima, costantemente seguite da un branco di dieci cani pastori maremmani anch’essi liberi, incustoditi e pericolosissimi», denuncia apertamente Silveri. Ma il dettaglio più macabro e sconvolgente riguarda proprio il rapporto tra i guardiani e il gregge. Il Presidente della L.A.C. sostiene che questi animali trascorressero intere giornate abbandonati a se stessi in mezzo a strade pubbliche, argini e fitti boschi, sistematicamente privati di cibo e acqua. Una disperazione alimentare che avrebbe spinto gli enormi maremmani a compiere atti estremi per la pura sopravvivenza: «I cani venivano lasciati senza cibo, tanto da dover uccidere le stesse pecore pur di poter mangiare, spargendo e lasciando poi pezzi di carcasse putrefatte lungo le strade provinciali e nei boschi limitrofi. Una situazione insostenibile che, ovviamente e inevitabilmente, ha finito per richiamare in zona l’attenzione e l’olfatto di altri naturali predatori selvatici come le volpi e, appunto, i lupi».

Le denunce in Procura per maltrattamento e pascolo abusivo

Il durissimo comunicato della L.A.C. non si ferma alla descrizione del degrado, ma attacca frontalmente anche le recenti dichiarazioni pubbliche rilasciate a mezzo stampa da Mirella Pastorelli, presidente del Comitato Pastori d’Italia, accusandola di raccontare favole prive di fondamento senza minimamente conoscere la reale e drammatica situazione sul campo.
«Siamo profondamente indignati», scrive Silveri, sottolineando come l’associazione animalista non sia rimasta affatto a guardare nel corso degli ultimi mesi. Secondo la L.A.C., le reiterate perdite del gregge (le famose “50 pecore morte in una notte” lamentate dagli allevatori) non sarebbero opera esclusiva del lupo, ma il tragico risultato di mesi di incuria certificata. «Peccato che la signora Pastorelli non conosca, o finga di non conoscere, la reale situazione di palese e conclamato abbandono. Ci sono decine di testimoni oculari pronti a parlare, innumerevoli prove fotografiche e pesanti videoriprese redatte meticolosamente anche dal sottoscritto e dai nostri volontari (intervenuti tempestivamente dopo diverse e ignorate segnalazioni nei mesi scorsi). Prove schiaccianti che dimostrano inconfutabilmente che sono gli stessi cani maremmani ad assalire e uccidere le pecore dello stesso gregge per poi cibarsene». Di fronte a questo scenario documentato, i volontari della L.A.C. sono passati alle vie legali: all’inizio del mese di settembre sono state infatti depositate due formali e pesantissime denunce penali presso la Procura della Repubblica di Grosseto. I reati ipotizzati? Maltrattamento e abbandono di animali, omessa custodia in luoghi pubblici e pericolosi, e pascolo abusivo.

I dubbi sull’attacco diurno e la strenua difesa del lupo

Nella parte conclusiva del suo intervento, il Presidente Silveri solleva fortissimi e logici dubbi anche sulle dinamiche dell’aggressione subita dall’allevatrice domenica mattina. Dal punto di vista etologico, fa notare la L.A.C., risulta quantomeno “strano e anomalo” che un lupo solitario, o anche un piccolo branco, possa decidere deliberatamente di attaccare un enorme gregge in pieno giorno, per di più presidiato da ben 10 cani da guardiania descritti come grossi, aggressivi e particolarmente pericolosi sia per gli altri animali che, paradossalmente, per gli stessi proprietari.
«Per questo motivo, nel recente passato, diverse e allarmate segnalazioni ci sono pervenute da liberi cittadini. Pure noi stessi, in prima persona, siamo stati oggetto di spaventosi inseguimenti e di tentati e immotivati attacchi da parte dei suddetti pastori maremmani mentre ci trovavamo a transitare sulle strade pubbliche», aggiunge il Presidente. Il comunicato si chiude con un forte appello alle Forze dell’Ordine (già ripetutamente chiamate in causa nei mesi scorsi senza alcun esito apparente) affinché facciano finalmente chiarezza e accertino la nuda verità dei fatti, smettendo di criminalizzare ingiustamente il lupo. Un animale che, ricorda Silveri, si trova in cima alla delicata catena predatoria e si nutre principalmente di ungulati selvatici. Condannare il lupo basandosi su narrazioni parziali o, peggio, diffamatorie per coprire presunte gestioni illecite degli allevamenti, significa secondo la L.A.C. danneggiare l’intero e già fragilissimo ecosistema della Maremma.

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Cronaca

Follia al posto di blocco: prende a pugni i carabinieri e tenta di strangolarne uno

La follia e la violenza contro le forze dell’ordine hanno superato il livello di guardia in Italia! Dopo la devastante sassaiola che aveva distrutto le volanti della Polizia a Palermo, la scorsa notte nel veronese si è sfiorata la strage. Un 38enne marocchino alla guida di un’Audi non si è fermato all’alt dei carabinieri e si è lanciato in un folle inseguimento da film ad altissima velocità. Una volta fermata l’auto, lo straniero si è scagliato come una furia sui due militari: prima ha spaccato la faccia a una carabiniera a suon di pugni, poi ha messo le mani al collo del collega tentando di strangolarlo fino a fargli quasi perdere i sensi! Catturato in un casolare dopo una caccia all’uomo, l’aggressore è ora accusato di tentato omicidio. Contemporaneamente, a Catania, tre poliziotti antidroga sono stati presi a casate in faccia (riportando il setto nasale rotto). I sindacati di Polizia (Sap e Unarma) lanciano un disperato allarme sulla sicurezza degli agenti e chiedono condanne severissime. Leggi la drammatica ricostruzione degli assalti 👇

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Carabinieri di notte- pattuglia

Verona – L’escalation di spaventosa e gratuita violenza contro le divise in Italia sembra ormai aver superato ogni limite di guardia, trasformando il normale pattugliamento delle strade in una vera e propria missione ad altissimo rischio per l’incolumità fisica degli agenti. Le donne e gli uomini delle forze dell’ordine continuano inesorabilmente a finire nel mirino di aggressioni sempre più efferate, imprevedibili e pericolose da Nord a Sud.
La memoria pubblica è ancora inevitabilmente scossa dai recentissimi e drammatici fatti di Palermo di appena una settimana fa, quando le volanti della Polizia di Stato in servizio di perlustrazione vennero vigliaccamente circondate e fatte oggetto di una fittissima e devastante sassaiola che portò alla distruzione dei mezzi e al ferimento di numerosi poliziotti. Da quel momento, però, il bollettino di guerra non si è affatto arrestato. Nelle ultime ore, infatti, i registri della cronaca nera si sono macchiati di episodi di inaudita gravità che hanno visto coinvolti sia agenti di Polizia che militari dell’Arma dei Carabinieri. L’episodio di gran lunga più sanguinoso e sconvolgente si è registrato proprio nella provincia veronese. A finire in manette, al termine di una nottata di pura e cieca follia, è stato un cittadino di origini marocchine di trentotto anni, identificato come Abdelilah Gandour. Sulla sua testa pendono ora capi d’imputazione gravissimi: tentato omicidio, lesioni personali aggravate e violenta resistenza a pubblico ufficiale.

L’inseguimento da film sull’Audi e la fuga nei campi

Le prime e concitate ricostruzioni fornite dagli inquirenti descrivono una dinamica degna della più cruda e spietata pellicola poliziesca d’azione. Stando a quanto emerso dai verbali, il trentottenne straniero stava viaggiando in piena notte a bordo di una potente vettura (un’Audi) in compagnia di altre due persone non ancora identificate.
Tutto ha avuto inizio nel momento in cui l’automobile in corsa ha incrociato sulla sua traiettoria un posto di blocco regolarmente allestito da una pattuglia dei carabinieri per i consueti controlli di sicurezza stradale. Intimatogli l’alt con la paletta e i dispositivi luminosi, l’uomo alla guida non ha mostrato la minima intenzione di arrestare la marcia. Al contrario, il conducente ha schiacciato improvvisamente il piede sull’acceleratore forzando il blocco stradale e tentando di far perdere rapidamente le proprie tracce nel buio della notte. I militari, senza esitare un solo istante, si sono lanciati all’inseguimento a sirene spiegate. La fuga si è protratta per svariati chilometri ad altissima velocità, caratterizzata da manovre stradali letteralmente folli e azzardate che hanno messo a serissimo repentaglio la vita e la sicurezza di tutti gli sfortunati automobilisti presenti lungo l’arteria in quel preciso frangente. Soltanto dopo lunghissimi, interminabili minuti di inseguimento al cardiopalma, giunti nel territorio del comune di Asigliano, la gazzella dei carabinieri è finalmente riuscita nell’intento di chiudere la traiettoria e costringere l’Audi ad accostare a bordo carreggiata. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

La brutale aggressione: pugni in faccia e mani al collo

Non appena l’automobile si è fermata, due degli occupanti hanno immediatamente spalancato le portiere per darsi a una precipitosa fuga a piedi, scomparendo nel nulla tra i campi circostanti. Il trentottenne marocchino, invece, è rimasto inizialmente a bordo, preparando però un’aggressione di inaudita ferocia.
Quando i militari si sono avvicinati al veicolo per neutralizzarlo, l’uomo si è scagliato contro di loro come una belva furibonda. La prima a fare le spese della sua pazzia è stata la componente femminile dell’equipaggio dell’Arma, la quale ha ricevuto diversi e violentissimi pugni sferrati direttamente in pieno volto, crollando a terra. Dopo aver letteralmente messo fuori gioco la carabiniera, lo straniero ha spostato la sua rabbia omicida sull’altro militare intervenuto in soccorso della collega. L’aggressore, dimostrando una forza disumana, gli ha messo pesantemente le mani al collo, stringendo la presa sulla trachea in modo letale, fino quasi al punto di farlo soffocare e svenire. Soltanto quando il militare, stremato, stava ormai per perdere del tutto i sensi e abbandonarsi, il marocchino ha allentato leggermente la presa mortale e ha approfittato della confusione per tentare un’estrema e disperata fuga a piedi nelle campagne oscure, lasciando i due militari gravemente feriti sull’asfalto.

La cattura nel casolare e la ferma condanna del sindacato

Nonostante le terribili ferite riportate al volto e lo stato di semi-asfissia, i due eroici carabinieri sono riusciti a mantenere la lucidità necessaria per lanciare immediatamente l’allarme via radio, chiedendo urgenti rinforzi. Da quel momento è scattata una massiccia e capillare caccia all’uomo durata svariate ore.
La latitanza del trentottenne si è conclusa alle primissime luci dell’alba, quando i rinforzi lo hanno scovato e braccato all’interno di un casolare agricolo abbandonato, facendo scattare le manette ai suoi polsi. I due carabinieri aggrediti, nel frattempo, sono stati trasportati d’urgenza in ospedale per ricevere tutte le cure del caso e sono stati dimessi con prognosi di guarigione giudicate molto alte dai sanitari. Sulla gravissima vicenda è intervenuto a gamba tesa Giacomo Raffi, Segretario Generale Regionale per il Veneto del sindacato Unarma: «Quanto accaduto stanotte è semplicemente grave e inaccettabile. Non possiamo e non dobbiamo mai abituarci a subire passivamente episodi nei quali chi indossa con orgoglio una divisa e opera in strada ogni singolo giorno per garantire la sicurezza dei cittadini venga esposto a rischi così elevati per la propria vita semplicemente per aver svolto fino in fondo il proprio dovere». Il leader sindacale ha ribadito con estrema fermezza che chiunque osi mettere in pericolo l’incolumità degli operatori di Polizia deve scontrarsi con una risposta delle istituzioni e della magistratura chiara, spietatamente autorevole e determinata.

Violenza senza fine: poliziotti presi a casate anche a Catania

Che si tratti di un problema sistemico su scala nazionale lo dimostra, purtroppo, un secondo e altrettanto grave fatto di sangue avvenuto a migliaia di chilometri di distanza. Poche ore prima della tentata strage nel veronese, la città di Catania è stata teatro di una brutale aggressione ai danni di tre coraggiosi poliziotti, impegnati in una complessa operazione di controllo del territorio legata a un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Mentre stavano procedendo all’identificazione dei sospetti, gli agenti sono stati vigliaccamente colpiti in pieno volto con l’utilizzo di un pesante casco da motociclista usato come vera e propria arma contundente. Il bilancio del raid è pesantissimo: uno degli agenti ha riportato la frattura scomposta del setto nasale e un gravissimo trauma facciale, mentre gli altri due colleghi hanno subito violente contusioni e traumi diffusi sul corpo, per i quali si è resa necessaria una prognosi di 15 giorni ciascuno. Fortunatamente, due dei presunti responsabili del vile attacco sono stati subito arrestati e trasferiti direttamente in carcere. Sull’episodio siciliano ha espresso tutta la sua rabbia Giuseppe Coco, segretario generale aggiunto del sindacato autonomo Sap della Polizia di Stato: «Ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo e intollerabile. Serve senza indugi una condanna unanime da parte della società civile, che sia severa ed esemplare. Almeno per questa volta, ci consola constatare che le prime sanzioni applicate sono state rapide e adeguate».

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Cronaca

Donna azzannata dai lupi in Maremma, il drammatico racconto: l’allevatrice rischia di perdere l’udito

Poteva finire in tragedia la domenica mattina dell’allevatrice Marisa Aronne, titolare di un’azienda agricola a Valpiana (in Maremma)! Come riportato dalla testata lanazione.it, la donna è stata ferocemente aggredita da un branco di lupi mentre cercava disperatamente di salvare i suoi cani e il suo gregge di oltre 500 pecore dall’assalto dei predatori. Nel tentativo di proteggere un cucciolo, un lupo le si è avventato contro sferrandole un morso micidiale al volto. L’allevatrice è stata salvata dal tempestivo intervento del fratello e trasportata in ospedale: ha ricevuto ben 30 punti di sutura e ora rischia gravissimi danni permanenti all’udito. L’episodio ha scatenato la furiosa rabbia del Comitato Pastori d’Italia, che ha ricordato come l’azienda avesse già perso decine di pecore negli anni scorsi. Anche la politica regionale si muove: il consigliere Minucci (FdI) ha decretato il totale fallimento della “task force” regionale, invocando l’immediato contenimento della specie per salvare le campagne. Leggi la drammatica ricostruzione dell’aggressione nel nostro articolo

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Lupi

Valpiana (Grosseto) – Il delicatissimo e sempre più conflittuale rapporto tra la necessaria tutela della fauna selvatica e il sacrosanto diritto alla sicurezza per chi vive e lavora onestamente nelle campagne italiane, ha purtroppo raggiunto un drammatico punto di non ritorno. Quella che doveva essere una normalissima e tranquilla domenica mattina di fine estate dedicata alla cura del bestiame, si è infatti repentinamente trasformata in un vero e proprio incubo a occhi aperti per una coraggiosa donna toscana.
Come riportato in un dettagliato resoconto pubblicato dalla testata lanazione.it, l’allevatrice Marisa Aronne, titolare dell’azienda agricola Campo all’Aia situata nella verde e isolata località di Valpiana (nel territorio comunale di Massa Marittima), è stata vittima di una brutale e sanguinosa aggressione da parte di un branco di lupi. La donna si trova tuttora in un profondo stato di choc emotivo, provata nel corpo e nello spirito dopo aver letteralmente rischiato la vita per tentare di difendere strenuamente il suo immenso gregge, composto da circa cinquecento pecore, e i suoi fedeli cani da pastore. L’episodio, che ha scosso profondamente l’intera comunità della Maremma, ha riacceso in maniera feroce i fari della cronaca nazionale e della politica su un’emergenza territoriale che gli allevatori denunciano inascoltati ormai da troppi anni.

Il disperato tentativo di salvare il cucciolo dal branco

La drammatica sequenza dei fatti, ricostruita in modo indiretto dalle testimonianze raccolte da lanazione.it, ha avuto inizio intorno alle ore 8:30 del mattino di domenica. La signora Aronne era uscita dalla propria abitazione in compagnia del fratello per effettuare il consueto e quotidiano giro di perlustrazione e controllo all’interno della sua azienda agricola.
Giunti a pochissimi metri di distanza dalla grande stalla principale, i due si sono trovati improvvisamente di fronte a una scena letteralmente raggelante: ben tre grossi esemplari di lupo avevano accerchiato con fare predatorio gli otto agguerriti cani da guardiania che, seppur in palese difficoltà numerica e tattica, stavano disperatamente cercando di proteggere il numeroso gregge di ovini. L’allevatrice ha spiegato come in quegli attimi concitati il panico avesse preso il sopravvento, spinto dall’urgenza viscerale di dover mettere immediatamente in salvo sia le pecore terrorizzate che i cani di famiglia. Invece di darsi alla fuga per mettersi al riparo, la donna ha deciso coraggiosamente di farsi avanti per cercare di spaventare e allontanare i predatori. Il momento critico e fatale si è verificato quando uno dei lupi si è improvvisamente scagliato con violenza inaudita contro un piccolo cucciolo di pastore, azzannandolo. Pur di salvare la vita del cagnolino, la donna non ha esitato a gettarsi fisicamente verso di lui. È stato in quella esatta e drammatica frazione di secondo che la bestia feroce ha rivolto la sua attenzione verso di lei, aggredendola fisicamente e sferrandole un morso potentissimo in pieno volto che le ha quasi tranciato di netto l’orecchio.

Trenta punti di sutura e la corsa per salvare l’udito

L’attacco si sarebbe concluso in tragedia se non fosse stato per il provvidenziale e tempestivo intervento del fratello della vittima, che, supportato dall’arrivo di un altro pastore richiamato dalle urla, è riuscito eroicamente ad allontanare fisicamente il lupo, permettendo i soccorsi.
La signora Aronne è stata immediatamente trasportata d’urgenza presso il pronto soccorso dell’ospedale di Massa Marittima, dove il personale medico l’ha sottoposta a un lunghissimo e delicatissimo intervento chirurgico d’emergenza per tentare di ricostruire il padiglione auricolare gravemente dilaniato dai denti dell’animale. La ferita ha richiesto l’applicazione di ben trenta punti di sutura esterni e interni. Le conseguenze fisiche dell’assalto, tuttavia, potrebbero rivelarsi ben più gravi del previsto: la donna dovrà infatti sottoporsi a una lunga e dolorosa serie di specifici accertamenti specialistici per comprendere con certezza se la furia del morso le abbia purtroppo provocato dei danni neurologici permanenti e irreversibili all’udito.

Un’azienda decimata: la rabbia inascoltata degli allevatori

L’aspetto più frustrante e angosciante di questa assurda vicenda di cronaca rurale, come sottolineato anche dalla stampa locale, è che per la sfortunata azienda di Valpiana non si tratta minimamente di un fulmine a ciel sereno o di un tragico ma episodico incidente isolato.
Le cronache interne della fattoria parlano di un vero e proprio bollettino di guerra. Nel corso degli ultimi anni, infatti, il gregge della famiglia Aronne ha subito ripetuti e innumerevoli assalti mortali da parte dei predatori selvatici. I danni economici e morali sono incalcolabili: viene riportato che in una sola, maledetta notte notturna l’azienda abbia perso la bellezza di cinquanta pecore, mentre nei mesi successivi decine di altri animali sono misteriosamente spariti nel nulla o sono stati rinvenuti orribilmente sbranati nei campi limitrofi. Soltanto pochissimi giorni prima dell’aggressione all’allevatrice, un altro preziosissimo e insostituibile cane da guardiania era stato brutalmente ucciso dai lupi mentre svolgeva il suo lavoro. Un climax di terrore quotidiano che ha spinto l’intera categoria agricola locale sull’orlo di una profonda e irrimediabile crisi di nervi.

L’allarme politico e le richieste di abbattimento controllato

Di fronte all’ennesimo, brutale fatto di sangue che ha sfiorato la tragedia mortale per un essere umano, le reazioni delle associazioni di categoria e del mondo politico toscano non si sono fatte attendere, alzando i toni della protesta a livelli mai visti prima.
Come riportato dalle fonti, il Comitato Pastori d’Italia ha rilanciato con grandissima forza il proprio appello istituzionale, rivolgendosi direttamente e senza mezzi termini al Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani per esigere interventi legislativi immediati e non più rimandabili. Anche la politica regionale è scesa duramente in campo: il consigliere regionale in quota a Fratelli d’Italia, Luca Minucci, ha duramente criticato l’immobilismo delle istituzioni. Nelle sue dichiarazioni indirette, il consigliere ha intimato di passare finalmente dalle sterili parole ai fatti concreti attraverso piani mirati di abbattimento e contenimento della specie. Minucci ha ribadito che gli allevatori non possono più continuare ad assistere da spettatori inermi al massacro quotidiano delle proprie greggi, giudicando estremamente grave quanto accaduto a Valpiana e decretando l’inequivocabile e totale fallimento dell’apposita “task force lupo” istituita in passato dalla Regione. L’unica soluzione possibile, secondo l’esponente politico, risiede in un contenimento numerico drastico e immediato per porre definitivamente un freno a questi continui e letali assalti portati a termine da lupi puri e pericolosissimi ibridi canini.

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Cronaca

Terrore in Maremma, donna azzannata da un lupo per salvare il gregge: staccato un orecchio

La paura che da anni attanaglia gli allevatori italiani è diventata sangue. In pieno giorno, a Valpiana (frazione di Massa Marittima, in Toscana), una pastora ha subito un’aggressione brutale e spaventosa all’interno della propria azienda agricola. Marisa Aronne, notando tre lupi che avevano accerchiato i suoi cani da guardiania nei pressi della stalla, è intervenuta per allontanarli con un coraggio immenso. Il branco si è però avventato su di lei, staccandole di netto un orecchio con un morso. Operata d’urgenza con oltre 30 punti di sutura, la donna rischia ora l’invalidità e la sordità permanente. Esplode la rabbia del Comitato Pastori d’Italia contro le Istituzioni per la mancata gestione dei lupi e gli abbattimenti selettivi bloccati: “Lo Stato ha lasciato completamente sola questa famiglia, che si è vista massacrare prima le pecore e ora rischia la vita per colpa di un animale protetto dalla legge”. Leggi la drammatica ricostruzione dell’incubo nel nostro articolo 👇

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Lupo

Valpiana (Grosseto) – Un orrore consumatosi in pieno giorno, una scena di inaudita ferocia che sembra uscita da un incubo primordiale ma che purtroppo è drammaticamente e sanguinosamente reale. Le dolci e rinomate colline della Maremma toscana si sono trasformate improvvisamente nel teatro di una brutale aggressione che riaccende prepotentemente e rabbiosamente i fari sull’ormai insostenibile emergenza della gestione dei lupi sul territorio nazionale.
La mattinata di domenica 20 settembre ha segnato un tragico punto di non ritorno per la famiglia Aronne, storici allevatori che gestiscono con fatica e sacrificio l’azienda agricola “Campo all’Aia”, situata nella piccola frazione di Valpiana (nel comune di Massa Marittima). A denunciare pubblicamente i raccapriccianti contorni della vicenda è scesa in campo Mirella Pastorelli, battagliera presidente del Comitato Pastori d’Italia, che ha raccontato la disperata lotta di Marisa Aronne contro un predatore affamato. La donna, dimostrando uno sconfinato e quasi folle coraggio, non ha esitato un solo istante a mettere a repentaglio la propria stessa vita pur di difendere il frutto del suo durissimo lavoro quotidiano.

L’incubo a pochi passi dalla stalla: il coraggio estremo di Marisa

Secondo la drammatica e dettagliata ricostruzione fornita dalla Pastorelli, l’inferno si è scatenato quando Marisa ha notato un comportamento strano e anomalo da parte dei suoi fidati cani da guardiania. Uscita per controllare la situazione, si è trovata di fronte a una scena raggelante: i suoi cani erano stati pericolosamente accerchiati da un branco composto da tre grossi lupi, spintisi a cacciare a pochissimi metri dalla stalla dell’azienda.
Invece di fuggire a gambe levate per mettersi al sicuro in casa, l’allevatrice ha compiuto un gesto di puro e disperato istinto materno verso i suoi animali. Ha cercato fisicamente di allontanare i temibili predatori, ma la reazione del branco è stata spietata. «La donna, con un coraggio enorme, non scappa. Mentre tenta disperatamente di salvare i suoi animali, un lupo le si avventa contro con ferocia inaudita. L’aggredisce. Con un morso potentissimo le stacca di netto un orecchio», racconta la presidente Pastorelli, descrivendo attimi di terrore puro e di sangue.

La corsa in ospedale e i 30 punti di sutura: rischio invalidità

Immediatamente soccorsa dai familiari richiamati dalle grida disperate, la povera pastora è stata caricata in ambulanza e trasferita d’urgenza presso il pronto soccorso del vicino ospedale di Massa Marittima. Qui, l’equipe medica l’ha sottoposta a un delicatissimo e complesso intervento chirurgico d’urgenza nel disperato tentativo di ricucire i tessuti dilaniati dalle fauci del predatore.
Il bilancio clinico, come riferito dal Comitato, è pesantissimo: i medici sono stati costretti ad applicare oltre 30 punti di sutura alla testa della donna. Ma il calvario fisico e psicologico di Marisa è appena iniziato. La donna dovrà affrontare un lungo, doloroso e costoso percorso di riabilitazione e visite specialistiche. Ad oggi, la prognosi sulla funzionalità dell’organo uditivo resta drammaticamente incerta: «I medici purtroppo non sanno ancora dirle se perderà completamente e definitivamente l’orecchio e se perderà l’udito per sempre da quella parte». Un’invalidità permanente causata dal disperato tentativo di difendere la propria azienda.

Il gregge sterminato e il silenzio assordante delle istituzioni

L’aggressione fisica a Marisa è purtroppo solo il culmine sanguinoso di una vera e propria guerra di trincea che la famiglia Aronne sta combattendo da anni nel più totale e assordante isolamento istituzionale. L’azienda agricola toscana, infatti, non è affatto nuova a subire pesantissime predazioni che ne minano la stessa sopravvivenza economica.
Il gregge originario, composto da circa 500 preziose pecore, è stato sistematicamente decimato nel corso degli ultimi mesi. «Hanno già perso 50 capi in una sola, maledetta notte. Poi una, due pecore sparite di continuo, e solo pochissimi giorni fa abbiamo registrato anche la brutale uccisione di un coraggioso cane da guardiania», ricorda la Pastorelli. Davanti a questa vera e propria ecatombe, Giovanni Aronne (fratello di Marisa) aveva cercato disperatamente aiuto bussando a tutte le porte istituzionali, dalle forze dell’ordine fino alla guardia forestale. «La risposta ufficiale? Che doveva appellarsi unicamente alle guardie provinciali. Di fatto, è stato lasciato completamente da solo a combattere a mani nude contro un problema enorme».

La rabbia del Comitato: “Lo Stato fermi questa vergognosa strage”

La rabbia degli allevatori è ormai esplosa, trasformandosi in una durissima e frontale accusa politica. Il Comitato Pastori d’Italia punta il dito senza esitazioni contro la totale inerzia del Governo e la mancata applicazione della recentissima normativa europea, che prevede il formale declassamento del lupo da specie “strettamente protetta” a specie “protetta”.
Una lieve ma fondamentale modifica burocratica che, secondo gli allevatori, consentirebbe finalmente di attuare interventi di controllo demografico ben più incisivi, autorizzando l’abbattimento selettivo degli esemplari nei casi di comprovato pericolo per la sicurezza pubblica, esattamente come avvenuto a Valpiana. «È una vergogna inaccettabile che l’Italia, ancora una volta, non attui la legge europea», tuona la presidente Pastorelli, che conclude il suo intervento con un accorato e disperato appello rivolto direttamente al Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e al Governatore della Toscana Eugenio Giani: «Questa famiglia distrutta non sia lasciata sola. Sia data vera solidarietà, forte sostegno morale e i dovuti e necessari riconoscimenti economici a una donna eroica che resterà invalida permanente per colpa esclusiva di un animale protetto dallo Stato».

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