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Attualità

Il giornalismo ricorda Andrea Pesciarelli: l’omaggio di Pluralismo e Libertà a 15 anni dalla scomparsa

A quindici anni dalla sua prematura scomparsa, il mondo dell’informazione italiana si ferma per ricordare Andrea Pesciarelli, storico, amatissimo e autorevole cronista politico del Tg5. L’omaggio commosso arriva dalla componente sindacale “Pluralismo e Libertà” (presente in Stampa Romana, FNSI, INPGI e Casagit), che in una nota ufficiale ha voluto celebrare la sua inesauribile passione civile e il suo impegno a tutela dei diritti della categoria. Pesciarelli non è stato solo un eccellente giornalista televisivo, ma un instancabile difensore dell’autonomia professionale, promotore del libero confronto delle idee e tra i fondatori della storica associazione “Lettera 22” per il pluralismo dell’informazione. “Il suo contributo al sindacato è stato sempre caratterizzato da competenza, equilibrio e spirito di servizio”, ricorda il coordinamento nazionale. In una fase storica di profonda crisi editoriale e precariato diffuso, il suo esempio etico e morale continua a rappresentare un faro indispensabile per le nuove generazioni di giornalisti chiamate a difendere l’indipendenza, la qualità delle notizie e la dignità stessa del lavoro giornalistico.

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Andrea Pesciarelli

Roma – Ci sono figure professionali che, attraverso il loro impegno quotidiano, riescono a lasciare un’impronta indelebile non solo nelle redazioni in cui hanno lavorato, ma nell’intera storia di una professione. Nel frenetico e spesso smemorato mondo dell’informazione contemporanea, fermarsi a riflettere su chi ha tracciato la strada prima di noi diventa un dovere morale e civile. È con questo profondo spirito di riconoscenza e memoria storica che oggi, a distanza di esattamente quindici anni dalla sua dolorosa e prematura scomparsa, il mondo del giornalismo italiano torna a stringersi attorno al commosso ricordo di Andrea Pesciarelli. Cronista politico di razza, volto storico, amatissimo e autorevole del Tg5, Pesciarelli non è stato soltanto un eccellente professionista dell’informazione televisiva capace di raccontare con lucidità i palazzi del potere, ma anche e soprattutto un instancabile difensore dei diritti della propria categoria lavorativa. A farsi promotrice di questo doveroso e sentito omaggio istituzionale è stata la componente sindacale “Pluralismo e Libertà”, una realtà da sempre radicata e attivamente presente all’interno dei principali organismi di rappresentanza e previdenza dei giornalisti italiani (tra cui l’Associazione Stampa Romana, la FNSI – Federazione Nazionale Stampa Italiana, l’INPGI e la Casagit). Attraverso una nota ufficiale diffusa in queste ore, la componente sindacale ha voluto celebrare e onorare pubblicamente un collega straordinario, un uomo che ha saputo segnare con la propria inesauribile passione civile, il rigore associativo e l’impegno sindacale un’intera, irripetibile stagione del giornalismo del nostro Paese.

Un faro di autonomia professionale e rigore sindacale

Il ricordo tracciato dai colleghi non si sofferma unicamente sulle innegabili doti giornalistiche di chi bucava lo schermo con la sua voce inconfondibile, ma scava a fondo nei valori etici che ne hanno guidato l’intera esistenza.
“Andrea Pesciarelli ha costantemente rappresentato un punto di riferimento saldo, luminoso e inossidabile per tantissimi giornalisti italiani che, proprio come lui, hanno creduto fermamente nel valore sacro e inviolabile dell’autonomia professionale, del confronto aperto e plurale delle idee e della difesa strenua e intransigente dei diritti dell’intera categoria”. Sono queste le intense e significative parole scelte dal coordinamento nazionale di Pluralismo e Libertà per descrivere l’eredità umana e professionale lasciata dall’ex inviato del telegiornale dell’ammiraglia Mediaset. L’attività sindacale di Pesciarelli non era mai vissuta come una sterile lotta di fazione, ma come una altissima missione al servizio dei colleghi, soprattutto quelli più fragili e meno tutelati contrattualmente. “Il suo lungo e fattivo contributo al sindacato dei giornalisti – prosegue l’accorato comunicato dell’associazione – è stato sempre e in ogni circostanza caratterizzato da una profondissima competenza tecnica, da un raro equilibrio nei giudizi e da un genuino spirito di servizio. Sono state esattamente queste rare e preziose qualità umane e intellettuali a fare di lui una voce non solo ascoltata, ma intimamente autorevole e profondamente rispettata da tutte le anime della professione, a prescindere dalle singole sensibilità politiche o editoriali”.

La fondazione di Lettera 22 e l’eredità per le nuove generazioni

Ma l’impegno civile di Andrea Pesciarelli non si è mai limitato al pur fondamentale perimetro sindacale tradizionale.
Il documento commemorativo diffuso oggi da Pluralismo e Libertà tiene infatti a ricordare con grande enfasi anche il ruolo assolutamente determinante e propulsivo svolto dal compianto giornalista nella storica fondazione dell’associazione Lettera 22. Questa importante e vivace realtà associativa di categoria nacque originariamente proprio con il nobile scopo statutario di promuovere senza sosta il reale pluralismo dell’informazione in Italia, stimolando la partecipazione attiva e democratica dei colleghi alla vita professionale e garantendo un confronto sempre libero, schietto e plurale all’interno di una categoria spesso frammentata dalle logiche editoriali. La sua visione di un giornalismo libero dai condizionamenti e orgoglioso della propria missione sociale appare, oggi più che mai, di una straordinaria e urgente attualità. Il giornalismo moderno sta attraversando la crisi più buia della sua storia, stretto in una morsa letale tra il dilagare della precarietà lavorativa, l’assedio delle fake news sui social network, l’avanzata delle intelligenze artificiali generative e la continua erosione delle tutele contrattuali storiche. In questo contesto di profondo smarrimento, la figura di Pesciarelli si erge come un faro da seguire. “Il suo altissimo esempio umano e professionale continua ancora oggi, a quindici anni di distanza, a parlare in modo chiaro e forte alle nuove generazioni di giornalisti che si affacciano a questo mestiere”, conclude amaramente ma con speranza il coordinamento nazionale di Pluralismo e Libertà. “In una fase storica estremamente delicata, in cui l’intera professione è chiamata quotidianamente ad affrontare trasformazioni tecnologiche ed editoriali profonde e sfide sempre più complesse per la propria sopravvivenza, il ricordo vivo di Andrea Pesciarelli ci richiama tutti alle nostre responsabilità. Ci ricorda ogni giorno l’importanza vitale dell’indipendenza di giudizio, l’imprescindibile ricerca della qualità assoluta dell’informazione e, non da ultimo, la necessità di un forte impegno collettivo e solidale a tutela della dignità del lavoro giornalistico. Valori che non possiamo e non dobbiamo mai disperdere”.

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Attualità

La pace come sfida della democrazia: l’Università LUMSA risponde all’appello di Papa Leone XIV

La pace non è un’utopia, ma la sfida più urgente per le nostre democrazie! Domani, venerdì 9 ottobre 2026 (dalle ore 11 alle 13), l’Università LUMSA di Roma presenterà lo storico documento finale del “Laboratorio sulla Dottrina Sociale della Chiesa”. L’Ateneo ha risposto con grande prontezza all’accorato appello lanciato dal Pontefice, Papa Leone XIV, nella sua recente enciclica “Magnifica humanitas”. Il documento traccia una mappa accademica, etica e teologica per affrontare le derive del cambiamento d’epoca globale: dall’economia spietata al disorientamento politico, fino all’impatto etico delle nuove tecnologie sull’uomo. L’incontro, coordinato dai professori Giuseppe Notarstefano e Rocco Pezzimenti presso la Sala Pia di via di Porta Castello 44, svelerà i cinque orizzonti accademici su cui l’Ateneo si impegnerà per promuovere una “pace disarmata, disarmante, umile e perseverante”. Scoprite nel nostro approfondimento tutti i dettagli della conferenza e i link per seguire la diretta streaming! Volete comprendere appieno il pensiero morale del Pontificato sulle grandi sfide del mondo moderno? Scoprite l’esclusivo suggerimento di lettura di oggi! 👇

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Papa Leone XIV

Roma – In un panorama globale drammaticamente segnato da conflitti armati, tensioni geopolitiche crescenti e derive tecnologiche che rischiano di disumanizzare i rapporti interpersonali, il concetto di “pace” sembra ormai essersi ridotto a una vuota e sterile utopia. Eppure, proprio nei momenti di maggiore oscurità e smarrimento, le grandi istituzioni accademiche e religiose sono chiamate a farsi faro di speranza e a fornire risposte concrete e intellettualmente solide alle enormi sfide del nostro tempo. Con questo preciso e nobile intento morale e culturale, la giornata di domani, venerdì 9 ottobre 2026, segnerà una tappa accademica e spirituale di fondamentale importanza nel cuore di Roma. Presso la storica sede dell’Ateneo cattolico della Capitale, andranno infatti a concludersi ufficialmente le intense e fruttuose attività del prestigioso Laboratorio sulla Dottrina Sociale della Chiesa dell’Università LUMSA. L’evento clou consisterà in un importante incontro pubblico, durante il quale verrà presentata e discussa una rigorosa “dichiarazione finale”. Questo documento programmatico avrà l’ambizioso compito di sintetizzare i risultati, le proposte e le visioni scaturite da una profonda e complessa esperienza di confronto accademico e rilettura teologica. Il tema centrale scelto per la stesura del manifesto è di un’attualità a dir poco disarmante: “Pace disarmata e disarmante, umile e perseverante”. Un titolo che suona come un coraggioso manifesto programmatico in antitesi netta con la moderna e feroce logica della corsa globale al riarmo e allo scontro frontale tra nazioni.

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La risposta all’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV

L’intera architettura intellettuale del Laboratorio attivato dall’Ateneo non è nata casualmente, ma si configura come la pronta, fedele e strutturata risposta dell’Università LUMSA a una precisa e accorata chiamata pontificia.
Il 17 maggio 2025, infatti, l’attuale Pontefice regnante, Papa Leone XIV, aveva rivolto un invito solenne a tutto il mondo accademico e laico cattolico: considerare la Dottrina Sociale della Chiesa non come un polveroso cimelio del passato, ma come una bussola modernissima e uno strumento essenziale per affrontare e decodificare le terribili sfide del “cambiamento d’epoca” che stiamo attraversando. La Dottrina (di cui il suo augusto predecessore di fine Ottocento, Leone XIII, è stato considerato l’illuminato artefice primigenio) rappresenta oggi l’unico argine etico alle derive del nostro millennio. Nello specifico, il Santo Padre aveva chiesto di applicare i principi del Vangelo e del Magistero a tre grandi ambiti di crisi: la spietata economia globale, la fragile e frammentata politica internazionale e, soprattutto, il devastante e pervasivo impatto delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale sulla dignità della persona umana. L’obiettivo supremo indicato dal Pontefice è quello di promuovere un instancabile impegno per il bene comune, unica via percorribile per costruire una pace autentica e duratura. Attraverso la sua memorabile e recentissima enciclica intitolata Magnifica humanitas, il Papa ha affidato al mondo intero una difficilissima missione di speranza, un faro che l’Università LUMSA ha voluto raccogliere, sostenere e alimentare con il contributo intellettuale del proprio Laboratorio, offrendo riflessioni teologiche e spunti di dialogo civile alla società contemporanea.

Cinque orizzonti per costruire la pace: l’incontro di Roma

Ma in cosa consisteranno, nel dettaglio pratico, le conclusioni di questo lungo lavoro accademico?
Il documento finale che verrà reso pubblico domani si articola organicamente su cinque specifici e fondamentali orizzonti d’azione, nei quali l’Università è chiamata a fare la differenza: Ricerca, Terza Missione, Didattica, Pastorale Universitaria e Relazioni Esterne. Sono questi i terreni fertili sui quali il Laboratorio sulla Dottrina Sociale della Chiesa dell’Università LUMSA, abilmente e rigorosamente coordinato dai professori Giuseppe Notarstefano e Rocco Pezzimenti, si è impegnato a declinare in chiave moderna il concetto di “Pace disarmante”. L’attesa conferenza di presentazione si terrà nel cuore di Roma, presso la spaziosa Sala Pia dell’Università LUMSA situata in via di Porta Castello 44. L’incontro si svolgerà in mattinata, dalle ore 11:00 fino alle ore 13:00. Per permettere la più ampia partecipazione possibile, superando i limiti logistici della pur capiente sala romana, l’Ateneo ha predisposto una copertura streaming integrale dell’evento, a dimostrazione di come la tecnologia, se ben utilizzata, possa essere un potente strumento di comunione e divulgazione. Sarà infatti possibile seguire l’intera conferenza anche da remoto, collegandosi semplicemente in diretta tramite questo link diretto di Google Meet. Un’occasione imperdibile per accademici, studenti, laici e credenti di riflettere profondamente su come la “pace” non sia soltanto l’assenza temporanea di un conflitto armato, ma la sfida più grande, complessa e urgente dell’intera democrazia contemporanea e dell’umanità intera.

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Esteri

Anne Carson: il Nobel per una lingua capace di attraversare il tempo

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Anne Carson:

Redazione- Anne Carson, poetessa, scrittrice e traduttrice canadese, è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2026, un riconoscimento che celebra non soltanto una grande voce poetica, ma anche un modo originale di mettere in dialogo il mondo antico con la sensibilità contemporanea.

Da oltre quarant’anni Carson attraversa i confini tra poesia, traduzione, saggistica e letteratura classica. Nelle sue opere, la Grecia e la Roma antiche non appartengono a un passato immobile: diventano materia viva, capace di interrogare il presente e di parlare ancora delle nostre inquietudini più profonde — l’amore, la perdita, la solitudine, il desiderio e la memoria.

La forza della sua scrittura risiede proprio qui: Carson non si limita a rileggere il passato, lo fa parlare al presente. Recupera miti, parole e figure della tradizione classica e li trasforma in qualcosa di nuovo, contemporaneo e sorprendentemente vicino all’esperienza umana di oggi.

Il Nobel a Carson può quindi essere letto anche come un riconoscimento alla libertà della letteratura: alla possibilità di superare i generi, rompere le forme convenzionali e cercare, attraverso le parole, nuove strade per comprendere l’essere umano.

Forse è proprio questo il dono più grande della sua opera: ricordarci che il tempo cambia le parole, ma non esaurisce mai le domande dell’uomo.

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Politica

Nuova Legge Elettorale, Sforzini esulta: “Vince il proporzionale. Ora la destra dimostri di non essere una caserma”

La politica italiana cambia volto e le regole del gioco vengono riscritte! L’approvazione della nuova legge elettorale segna lo storico ritorno a un sistema di tipo proporzionale, scuotendo profondamente gli equilibri all’interno del centrodestra. A commentare la notizia è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che accoglie la riforma come un “fatto politico importante” per combattere l’astensionismo. Ma Sforzini lancia un avvertimento durissimo ai vertici della coalizione: “La destra italiana non è una caserma e non appartiene a nessuno! È una storia complessa fatta di sensibilità liberali, conservatrici, nazionali e libertarie che non accettano di farsi omologare”. Il nuovo sistema proporzionale, secondo Sforzini, costringerà i partiti a contarsi: “Per vincere le elezioni è necessario che vengano finalmente valorizzate tutte le anime del centrodestra”. Leggete l’analisi politica completa nel nostro approfondimento. Siete appassionati di scienza politica e volete capire i segreti dei sistemi elettorali? Scoprite la nostra imperdibile proposta di lettura! 👇

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Camera dei Deputati

Roma – Il delicato scacchiere della politica italiana è appena stato scosso da un passaggio parlamentare di fondamentale importanza, destinato a ridisegnare radicalmente gli equilibri di potere, le alleanze e le dinamiche interne ai partiti in vista delle prossime scadenze elettorali. L’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, che sancisce un clamoroso e storico ritorno a un impianto di stampo proporzionale, sta infatti scatenando un animato dibattito non solo tra gli scranni dell’opposizione, ma anche e soprattutto all’interno delle varie correnti che compongono la vasta galassia del centrodestra italiano. Se i sistemi maggioritari hanno storicamente forzato le coalizioni a presentarsi come un blocco monolitico (spesso sopprimendo le voci minoritarie), il sistema proporzionale cambia totalmente le regole di ingaggio, premiando le singole identità politiche e costringendo ogni partito a misurare il proprio reale peso specifico nelle urne. A commentare a caldo questo epocale cambio di rotta istituzionale è intervenuto Luca Sforzini, intellettuale e presidente del Centro Studi “Rinascimento Nazionale”, espressione di quell’area culturale della destra liberale e risorgimentale che da tempo chiede maggiore pluralismo all’interno della coalizione conservatrice. Attraverso una nota ufficiale dai toni decisi e analitici, Sforzini ha voluto tracciare la rotta per il futuro del centrodestra, lanciando un messaggio chiaro ai vertici dei partiti maggiori: l’era del pensiero unico all’interno della coalizione deve considerarsi conclusa.

[COMPRENDERE LE DINAMICHE DEL POTERE E DELLA DEMOCRAZIA]
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Il compromesso sul proporzionale: un argine all’astensionismo

L’approvazione della nuova legge rappresenta un punto di caduta politico tra le diverse forze in campo, un compromesso che, pur non accogliendo in toto le richieste di Rinascimento Nazionale, segna comunque una svolta cruciale per la democrazia del Paese.
«Prendiamo atto con favore dell’approvazione definitiva della nuova legge elettorale», afferma lucidamente Luca Sforzini nella sua dichiarazione. L’intellettuale non nasconde però una vena di critica costruttiva riguardo ai meccanismi tecnici scelti dal legislatore. «Certamente non è il sistema proporzionale puro, calcolato con il matematico metodo D’Hondt, l’introduzione totale delle preferenze dirette e la totale assenza di soglie di sbarramento che avevamo proposto e auspicato a gran voce per favorire la democrazia reale e per combattere la piaga mortale dell’astensionismo», precisa il presidente del Centro Studi. «Tuttavia, il ritorno ufficiale a un impianto di tipo proporzionale rappresenta comunque un fatto politico di vitale importanza». Per Sforzini, infatti, l’astensionismo dilagante (che ha visto negli ultimi anni le urne sempre più vuote) è figlio diretto di leggi elettorali percepite come “blindate”, dove i cittadini non si sentono realmente rappresentati e percepiscono il proprio voto come inutile. Il ritorno al proporzionale, seppur corretto e mitigato, restituisce centralità alle segreterie, al dibattito territoriale e alla pluralità delle idee, riavvicinando potenzialmente l’elettorato disilluso alla partecipazione democratica attiva.

“La destra non è una caserma”: l’appello per il pluralismo

La seconda parte dell’intervento di Luca Sforzini si concentra invece sulle dinamiche strettamente interne al centrodestra italiano, affrontando di petto il tema scottante dell’egemonia culturale all’interno della coalizione.
Il leader di Rinascimento Nazionale rivendica con orgoglio la complessità storica del proprio campo politico: «La destra italiana non è assolutamente una caserma militare e non appartiene a nessuno in maniera esclusiva», avverte Sforzini. «La nostra è una storia complessa, profonda, attraversata nel corso dei decenni da innumerevoli e preziose sensibilità: anime liberali, conservatrici, nazionali, federaliste, identitarie, sociali e libertarie. Tutte queste correnti hanno il sacrosanto diritto di confrontarsi apertamente alla luce del sole e, soprattutto, di trovare una propria degna rappresentanza istituzionale». L’attacco è rivolto a chi, all’interno della coalizione, pretende di dettare la linea in maniera autocratica. «Il progetto politico di Rinascimento Nazionale nasce e si sviluppa precisamente da questa ferma convinzione: esiste nel Paese una solida destra di matrice risorgimentale, orgogliosamente liberale e fermamente occidentale che non intende assolutamente farsi omologare, né è disposta ad accettare ridicole patenti di autenticità rilasciate da altri». Da qui, l’elogio finale alle nuove regole del gioco elettorale: «Il sistema proporzionale appena approvato ha almeno una grandissima e innegabile virtù: costringe ciascuna forza politica a contarsi per ciò che è realmente. E forse, finalmente, questo meccanismo farà comprendere a molti una cosa molto semplice ma essenziale: non esiste affatto “la vera destra” detentrice della verità assoluta. Esistono, al contrario, diverse idee di destra. La nostra visione è molto chiara e definita. Per vincere le prossime sfide elettorali e governare bene il Paese, è assolutamente necessario che emergano e che vengano valorizzate e rispettate tutte le molteplici anime del centrodestra».

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