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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: la riflessione di domenica 4 ottobre

“Stanotte qualcuno ha spostato le stelle. Di poco, ma abbastanza. Fu allora che decidemmo di non tornare indietro”. Inizia con questa suggestiva, potentissima e poetica immagine il nostro tradizionale “Mattutino” domenicale, direttamente dalle antiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Un editoriale intimo e profondo, una riflessione sul coraggio di cambiare strada, sulla necessità di non guardare al passato e sull’importanza di trovare la propria verità interiore con una semplice “passeggiata intorno al lago”. Che sia per tutti voi una giornata di libertà, responsabilità e immenso coraggio! Buona lettura!👇

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Il mattutino del 4 ottobre 2026

Castellar Ponzano – Ci sono albe che nascono silenziose, portandosi addosso il peso impercettibile ma inesorabile del cambiamento. Alzando gli occhi al cielo ancora livido, avvolto nelle brume del primo mattino autunnale, si ha come la stranissima, inquietante ma affascinante sensazione che il firmamento non sia più esattamente al suo posto. Stanotte qualcuno ha spostato le stelle. Di poco, forse di una manciata di millimetri cosmici impercettibili agli strumenti degli astronomi, ma abbastanza per farci intuire che l’universo intorno a noi si è rimesso in moto. È una domenica, questa del 4 ottobre 2026, che ci chiede di fermarci un istante, di abbassare il volume assordante del mondo e di ascoltare il rumore sordo dei nostri passi sul selciato. Dal silenzio secolare delle mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, dove la storia ha lasciato segni indelebili e il tempo sembra scorrere con una lentezza sacra e guaritrice, proviamo oggi a decifrare questo nuovo, misterioso allineamento del cielo e della nostra anima.

“Stanotte qualcuno ha spostato le stelle”: il mutamento invisibile

La sensazione che le stelle abbiano cambiato posizione non è un banale abbaglio ottico, ma la perfetta e potentissima metafora visiva di quando la nostra vita subisce una scossa interiore.
Capita a tutti noi, in determinati momenti dell’esistenza, di svegliarci e percepire chiaramente che le vecchie coordinate, le mappe mentali che usavamo per orientarci nel mondo, non funzionano più. I punti di riferimento saltano, le certezze granitiche si sgretolano dolcemente e ci ritroviamo costretti a ricalcolare la rotta. Accorgerci che le stelle sono state spostate “di poco, ma abbastanza”, significa avere finalmente la lucidità mentale e spirituale di riconoscere che il cambiamento è già in atto dentro di noi. Non serve un cataclisma per stravolgere un’esistenza: a volte basta una singola, minuscola variazione di prospettiva, una parola non detta, uno sguardo incrociato per caso, per disallineare l’intero nostro microcosmo e prepararci alla rivoluzione.

“Fu allora che decidemmo di non tornare indietro”: il coraggio della scelta

Di fronte a un cielo mutato, l’istinto più primordiale e rassicurante dell’essere umano è sempre quello di rifugiarsi nel passato, di aggrapparsi tenacemente a ciò che si conosce per paura dell’ignoto.
Ma è proprio in questo istante di smarrimento e vertigine cosmica che si consuma il miracolo del libero arbitrio. “Fu allora che decidemmo di non tornare indietro”. Pronunciare questa frase significa compiere il passo più difficile e doloroso, ma al tempo stesso più liberatorio, dell’intera esperienza umana. Significa tagliare definitivamente i ponti con le nostre rassicuranti prigioni di comfort, smettere di guardare malinconicamente dallo specchietto retrovisore e accettare la meravigliosa incertezza del domani. Chi decide di non voltarsi indietro non sta fuggendo, sta semplicemente scegliendo di avanzare, accogliendo il nuovo assetto delle stelle come una bussola per esplorare territori inesplorati del proprio cuore.

La verità nascosta in una passeggiata intorno al lago

Ma dove si trova, in definitiva, la bussola per orientarsi in questa nuova vita?
Rincorriamo costantemente risposte complicate, affannandoci sui libri, interrogando gli schermi luminosi dei nostri telefoni e perdendoci nel labirinto delle opinioni altrui. Eppure, forse la verità dipende semplicemente da una passeggiata intorno al lago. L’acqua ferma, specchio fedele del cielo e della nostra coscienza, ha il potere ancestrale di placare i tormenti della mente. Camminare in silenzio lungo le sponde, ascoltando unicamente il respiro del vento tra i salici e il suono regolare dei nostri passi sulla ghiaia, ci permette di svuotarci dal rumore di fondo. È nella solitudine contemplativa della natura, nell’osservare un paesaggio che muta lentamente con le stagioni, che le risposte più complesse si semplificano, affiorando spontaneamente a galla. La verità non si urla, si respira passo dopo passo.

Libertà, responsabilità e coraggio: l’augurio da Castellar Ponzano

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini.
Le pietre antiche di questo luogo ci insegnano che nulla dura per sempre, ma che tutto ciò che viene costruito con passione è destinato a resistere alle intemperie del tempo. Il nostro augurio per questa domenica di inizio ottobre è che ciascuno di voi possa ritagliarsi il proprio tempo per passeggiare intorno al proprio personalissimo lago interiore, trovando la forza di guardare il nuovo cielo senza paura. Vi lasciamo con tre parole chiave, tre fari luminosi per affrontare la settimana: che sia per tutti voi una giornata di assoluta Libertà per scegliere la vostra strada, di profonda Responsabilità per sostenerne il peso, e di indomito Coraggio per non voltarvi mai più indietro. Buona domenica a tutti i nostri lettori.

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Attualità

L’allarme di Mercalli: clima, bollette alle stelle e la verità sul nucleare

La terra soffoca e noi giriamo la testa dall’altra parte. Un allarme gravissimo, drammatico e inascoltato quello lanciato in tv su Rai 3 dal noto climatologo Luca Mercalli. L’estate estrema del 2026 appena terminata ha causato una vera strage silenziosa in Europa: 50.000 morti per il caldo anomalo, per la stragrande maggioranza anziani fragili. Il presidente della Società Meteorologica smonta anche le chiacchiere politiche sul ritorno al nucleare in Italia, definito inutile nell’immediato perché “troppo lento da realizzare”, invitando le famiglie a puntare subito sui pannelli fotovoltaici per abbattere le folli bollette! Dobbiamo salvare l’ambiente oggi, domani sarà troppo tardi!👇

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Gomez Elefante

Roma – Il nostro fragile e bellissimo pianeta sta lanciando disperati segnali di aiuto ormai da decenni, ma la voce inascoltata della scienza continua a scontrarsi violentemente contro il muro invalicabile degli enormi interessi economici e della burocrazia politica. A lanciare l’ennesimo, fortissimo e accorato monito sui disastri ambientali e sulle pesantissime ricadute sociali che tutti noi stiamo pagando sulla nostra pelle è stato Luca Mercalli, celebre e stimatissimo climatologo, divulgatore scientifico e attuale presidente della Società Meteorologica Italiana. Ospite del programma di approfondimento giornalistico “L’Elefante”, sapientemente condotto da Peter Gomez e andato in onda nella serata di ieri su Rai 3, Mercalli ha tracciato un quadro a dir poco inquietante, ma estremamente lucido, del nostro imminente futuro, unendo drammaticamente i puntini tra i rincari folli e asfissianti delle bollette energetiche, i ritardi imperdonabili nella transizione ecologica e le spaventose tragedie umanitarie causate dal cambiamento climatico estremo.

Il dramma silenzioso dell’estate 2026: cinquantamila vite spezzate dal caldo

Il passaggio televisivo più emotivamente devastante dell’intero intervento del climatologo ha riguardato il pesantissimo bilancio in termini di vite umane che abbiamo appena finito di pagare in questi ultimi e roventi mesi.
La narrazione mediatica spesso si concentra sui danni alle infrastrutture o alle colture agricole, dimenticando il volto tragicamente umano della crisi climatica. L’estate torrida del 2026 appena trascorsa non ha rappresentato semplicemente un fastidio meteorologico per chi non possedeva un condizionatore, ma si è tramutata in una vera e propria e letale strage silenziosa degli innocenti. Come ha drammaticamente ricordato Mercalli in diretta nazionale, a livello europeo si sono registrate ben cinquantamila vittime direttamente imputabili alle temperature estreme e prolungate. Tantissimi anziani, soggetti fragili e persone affette da patologie pregresse, soli nelle proprie abitazioni surriscaldate, ci hanno dolorosamente lasciato semplicemente perché il loro fisico debilitato non ce l’ha fatta a sopportare l’impatto di un caldo tanto innaturale quanto feroce. Una vera e propria ecatombe sanitaria che dovrebbe far rabbrividire le coscienze dei decisori politici europei.

La trappola delle bollette e l’illusione lentissima del nucleare

La soluzione a questo disastro globale passa obbligatoriamente da un radicale e immediato cambio di paradigma nella nostra disastrata e inquinante produzione energetica.
Mercalli ha evidenziato come gli attuali e insostenibili costi delle bollette, che stanno letteralmente mettendo in ginocchio le famiglie e strangolando le imprese italiane, dovrebbero fungere da sprone definitivo per spingerci verso una totale autosufficienza energetica. L’Italia possiede risorse naturali inestimabili (su tutte, il sole e l’acqua), eppure continuiamo a dipendere in maniera suicida dalle importazioni di combustibili fossili da Stati terzi. La tanto chiacchierata e promessa “svolta nucleare”, cavalcata attualmente da diverse forze politiche, rappresenta secondo l’esperto una pericolosa illusione temporale. Il nucleare è un’energia di Stato elefantiaca, burocratica e, soprattutto, lentissima da realizzare: non avremo centrali funzionanti prima di svariati decenni. Al contrario, un comunissimo ed economico pannello fotovoltaico domestico può essere acquistato e installato sul tetto domani mattina, iniziando a produrre immediatamente energia pulita e gratuita.

Il peso delle disuguaglianze e l’assurdità spaventosa delle guerre

L’ultimo, fondamentale e severo monito del presidente della Società Meteorologica Italiana ha riguardato le enormi ingiustizie sociali causate dall’inquinamento atmosferico e bellico.
Se è vero che il collasso ambientale minaccia l’intera economia mondiale, è altrettanto tragicamente vero che a pagare il prezzo più salato e doloroso sono, come sempre accade nella storia umana, le fasce più deboli e povere della popolazione globale. Un Paese del Terzo Mondo colpito da un alluvione o da una siccità estrema rischia la fame e la carestia totale, non possedendo le ricche risorse e le reti di Protezione Civile che noi occidentali diamo colpevolmente per scontate. In questo scenario da incubo, l’industria bellica globale rappresenta il paradosso supremo. Anche senza considerare gli spaventosi conflitti attualmente in corso, la sola produzione militare divora enormi quantità di materie prime e di energia inquinante. Quando poi questi giganteschi e mortali ordigni vengono impiegati sul campo, causano danni diretti spaventosi all’atmosfera. Risulta letteralmente un’assurdità storica, morale e scientifica finanziare guerre per la conquista di un pianeta che, di questo passo, sarà presto inabitabile per tutti.

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Politica

Ritorno alle origini per Vannacci: il Comitato di Cesano Maderno a Pietrasanta

Un fine settimana all’insegna delle emozioni e della grande politica in Versilia! Una folta delegazione del “Comitato 47 Futuro Nazionale” di Cesano Maderno è scesa in Toscana per partecipare al raduno presso lo storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Un evento dal sapore magico e carico di simbolismo: si tratta infatti del ritorno nel luogo esatto dove, esattamente tre anni fa, sono state gettate le fondamenta del grande percorso politico e culturale legato al libro “Il Mondo al Contrario” di Roberto Vannacci. Tra dibattiti e voglia di lottare, la militanza brianzola riparte più carica che mai!👇

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il Comitato di Cesano Maderno

Marina di Pietrasanta (Lucca) – Nella frenetica e spesso cinica politica moderna, i luoghi fisici possiedono ancora la straordinaria, potente e magica capacità di trasformarsi in veri e propri santuari laici, simboli incancellabili di un’idea che prende forma e diventa movimento popolare. Questo fine settimana, la pittoresca e accogliente cornice della costa toscana ha fatto da palcoscenico a un evento dal fortissimo impatto emotivo e identitario per migliaia di appassionati militanti. Una folta, orgogliosa e agguerritissima delegazione del neonato Comitato 47 Futuro Nazionale, proveniente direttamente dall’attivissima e laboriosa cittadina brianzola di Cesano Maderno, ha infatti partecipato con grandissimo entusiasmo alla terza, attesissima edizione di quello che è ormai diventato un tradizionale e irrinunciabile incontro politico. La location prescelta non è stata affatto casuale: il suggestivo e storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Questo stabilimento balneare non è un semplice luogo di vacanza, ma rappresenta idealmente e politicamente il vero e proprio “kilometro zero” di un’avventura culturale che sta ridisegnando la geografia del consenso nel nostro Paese.

Il Bagno Biondetti: dove tre anni fa è nato “Il Mondo al Contrario”

Per comprendere appieno la gioia, l’emozione e la fortissima carica ideale che hanno animato la due giorni di raduno toscano, bisogna obbligatoriamente e doverosamente riavvolgere il nastro del tempo.
L’evento organizzato in riva al mare segna, infatti, un momento di grandissima rilevanza simbolica e quasi spirituale per tutto il gruppo dirigente e per la base militante sparsa in Italia: il ritorno fisico e corale nel luogo esatto in cui, esattamente tre anni fa, ha preso vita in maniera dirompente e inaspettata il percorso legato ai temi, alle denunce e all’inconfondibile visione sociale contenuta tra le pagine del best-seller assoluto “Il Mondo al Contrario”, scritto dal Generale Roberto Vannacci. In quel primo, storico e quasi carbonaro raduno sotto gli ombrelloni della Versilia, si gettarono le solidissime e profonde fondamenta di un pensiero politico critico nei confronti del politicamente corretto dominante. Tornare oggi al Bagno Biondetti, con un bagaglio di migliaia di tesserati e decine di comitati aperti in ogni provincia italiana, significa celebrare una scommessa culturale vinta contro ogni avversità e contro il disfattismo di certa élite intellettuale, trasformando un semplice libro in un solido faro politico per le generazioni future.

Il Comitato 47: l’impegno instancabile sul territorio di Cesano Maderno

La presenza compatta, rumorosa e organizzatissima della delegazione del Comitato 47 Futuro Nazionale in terra toscana non è stata una semplice gita fuori porta, ma un preciso e netto manifesto politico di fedeltà e abnegazione alla causa.
Il viaggio dalla Brianza fino a Marina di Pietrasanta sottolinea e ribadisce con forza inaudita la straordinaria continuità dell’impegno politico, sociale e culturale che questo affiatatissimo gruppo sta portando avanti, giorno dopo giorno, sul difficile e popoloso territorio di Cesano Maderno. L’attività incessante del comitato brianzolo non si limita a sterili chiacchiere sui social network, ma si traduce quotidianamente in presenza costante sulle piazze, ascolto dei cittadini e divulgazione instancabile. La trasferta al Bagno Biondetti è servita a ribadire a gran voce e senza alcun tentennamento la totale, assoluta e indiscutibile centralità dei valori fondanti e delle grandi battaglie identitarie e patriottiche nate proprio durante quel primo storico e indimenticabile raduno. Un giuramento di fedeltà che dimostra come il fuoco politico acceso tre anni fa continui ad ardere vigorosamente nei cuori di chi non si rassegna al declino culturale dell’Occidente.

Dibattiti e confronto: la rete di Futuro Nazionale che si espande

La lunga e soleggiata giornata in Versilia non è stata, però, dedicata unicamente alle celebrazioni nostalgiche del passato, ma si è rivelata un fondamentale e vitale laboratorio di idee rivolto strenuamente verso le sfide future.
Durante l’intero arco dell’evento, i preparatissimi e agguerriti rappresentanti della delegazione cesanese si sono messi letteralmente in gioco, prendendo parte in prima linea ai numerosi e serrati momenti di dibattito, approfondimento tematico e costruttivo confronto organizzati insieme alle tante altre realtà territoriali giunte da ogni angolo della penisola. Questi incontri e questi scambi di esperienze sul campo rappresentano la vera e propria, preziosissima linfa vitale necessaria per rafforzare le radici del movimento sul piano nazionale. Coordinare gli sforzi, condividere le strategie di comunicazione locale e fare rete tra le diverse anime di Futuro Nazionale è il passo cruciale per trasformare la rabbia e la protesta dei cittadini in proposte concrete, legali e amministrative. Il Comitato 47 di Cesano Maderno è tornato in Brianza con un bagaglio di nuove idee, un entusiasmo contagioso e la ferma, granitica consapevolezza che la strada tracciata da “Il Mondo al Contrario” sia l’unica via percorribile per restituire dignità e buon senso alla politica del territorio.

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Politica

Scontro totale a destra: la clamorosa rottura con Vannacci nel libro Rinascimento Nazionale

La politica italiana è in subbuglio per i clamorosi retroscena sulla spaccatura all’interno del movimento del Generale Vannacci! Vi sveliamo in esclusiva la potentissima premessa del nuovo libro “Rinascimento Nazionale”. L’autore, ex Presidente del Centro Studi del partito espulso lo scorso 8 settembre, racconta senza filtri le motivazioni ideologiche della rottura: l’isolamento del leader da parte del “giglio tragico”, le pericolose derive verso uno Stato Etico che indaga la morale privata e l’insopportabile mediocrità di chi confonde la lealtà con la cieca obbedienza. Una clamorosa lezione politica sulla vera destra liberale!👇

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Rinascimento nazionale, cover libro

Roma – La politica italiana si arricchisce oggi di una testimonianza esplosiva, lucida e profondamente analitica, capace di far luce sulle complesse dinamiche interne di uno dei movimenti più discussi dell’ultimo anno. Pubblichiamo in esclusiva le densissime pagine introduttive del libro “Rinascimento Nazionale” (attualmente disponibile per l’acquisto in tutte le librerie fisiche e sui principali store digitali, tra cui Amazon). Un testo che non è solo un saggio culturale, ma rappresenta un vero e proprio manifesto politico e un retroscena inedito sulla traumatica scissione consumatasi ai vertici del partito “Futuro Nazionale” legato al Generale Roberto Vannacci. L’autore, titolare della tessera numero 18 ed ex Presidente del Centro Studi, ripercorre i motivi ideologici, strategici e personali che hanno portato alla sua clamorosa espulsione avvenuta lo scorso 8 settembre 2026. Di seguito, la premessa integrale dell’opera: “La Decima Corporazione di D’Annunzio: lavorare per il futuro e per ciò che non ha ancora nome”.

Il progetto originario e l’illusione di un “De Gaulle italiano”

Questo libro era sostanzialmente terminato quando gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno finito per conferirgli, quasi senza che lo volessi, un significato ulteriore.
Quando ho cominciato a scriverlo, il mio intento era abbastanza semplice da enunciare e assai meno facile da realizzare: provare a dare una forma coerente a un’idea di destra che sentivo sempre meno rappresentata nel dibattito italiano. Una destra nazionalista ma non statalista, identitaria ma non razzista, severa sull’immigrazione irregolare e ferma sulla sicurezza senza per questo trasformare lo straniero in un nemico; una destra liberale e liberista, occidentale, atlantica, legata alla tradizione italiana e proprio per questo più risorgimentale che novecentesca. Ritenevo che Futuro Nazionale potesse diventare uno degli strumenti attraverso i quali tentare questa costruzione. L’ho pensato sinceramente, al punto da espormi in prima persona, da contribuire alla sua elaborazione e da considerare possibile che Roberto Vannacci, per la forza con cui era riuscito a intercettare un disagio politico reale, potesse assumere un ruolo assai più importante di quello di semplice tribuno della protesta. Ho scritto e detto che avrebbe potuto essere una sorta di De Gaulle italiano. Non solo per la coincidenza dell’uniforme, evidentemente, ma perché intravedevo in lui un senso dello Stato così potenzialmente radicato da poter trasformare una protesta diffusa in una visione nazionale più ampia. Non ho ragione di rinnegare oggi quel giudizio, preferisco dire più semplicemente che quella possibilità, a un certo punto, ha cominciato a prendere una direzione diversa da quella che avevo immaginato.

L’autonomia intellettuale e la pericolosa deriva verso lo “Stato Etico”

Ero il titolare della tessera numero 18 di Futuro Nazionale, una delle prime trenta assegnate dal generale alle persone che riteneva più vicine al progetto originario.
Parallelamente avevo continuato a lavorare in qualità di Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, organismo autonomo apprezzato dal generale sia ai tempi del MAC, sia con la nascita del Partito. Proprio questa autonomia si è rivelata il punto decisivo. Un centro studi serio non nasce per certificare a posteriori decisioni prese altrove. A un certo punto ho cominciato a porre questioni inevitabili. Non si trattava di stabilire se Futuro Nazionale fosse abbastanza di destra, ma di capire quale destra volesse essere. I problemi sono cominciati quando alle domande ragionevoli si sono aggiunte risposte che lo erano molto meno: quando la richiesta di sicurezza ha iniziato a convivere con suggestioni autoritarie; quando la critica all’immigrazione irregolare ha rischiato di trasformarsi in ostilità verso una religione; quando alla difesa della famiglia si è sovrapposta una concezione dello Stato chiamato a entrare nella vita privata delle persone; quando la critica al progressismo è diventata una specie di integralismo speculare. Non potevo condividere una visione nella quale lo Stato sembrava tornare a occuparsi di morale privata. Lo Stato etico non diventa accettabile soltanto perché cambia padrone.

Il “Giglio Tragico”, le cornacchie nere e la mediocrità al potere

Poi c’è stata la questione, più prosaica ma non meno importante, della classe dirigente. Intorno a ogni leader che cresce rapidamente si forma inevitabilmente un ambiente.
I collaboratori diventano filtri. I filtri diventano custodi. I custodi cominciano a decidere chi può parlare con il leader, quali persone sono gradite e quali invece no. Ho avuto la sensazione che intorno a Vannacci si stesse progressivamente formando qualcosa del genere. Ho usato l’espressione “giglio tragico” per descrivere un ambiente sempre più ristretto, capace di isolare il leader. Le “cornacchie nere”. Qualcuno ha voluto vedere in questa vicenda poteri forti o burattinai. Temo che la verità sia più semplice: molto spesso non servono complotti per danneggiare un progetto politico, bastano cattivi consiglieri, una selezione mediocre della classe dirigente, persone incapaci di distinguere la fedeltà dalla competenza. Una forza che pretende di rinnovare il Paese dovrebbe cominciare da se stessa, cercando persone capaci – se necessario – di contraddire il capo, non soltanto di rassicurarlo. Quando invece il dissenso viene interpretato come slealtà, il rischio è che il partito smetta di essere una comunità politica e diventi una corte.

L’espulsione e la Decima Corporazione di D’Annunzio

L’8 settembre 2026 sono stato espulso da Futuro Nazionale. Non avevo ricevuto contestazioni formali o telefonate. Ho appreso la notizia da un giornalista.
Non è l’aspetto procedurale che mi interessa di più, ma ciò che quell’episodio rappresenta. Una forza politica nata contro i vecchi partiti dovrebbe interrogarsi quando comincia a riprodurne i vizi peggiori. Ed è qui che torno a Fiume, alla Carta del Carnaro e alla Decima Corporazione. Non per nostalgia, ma per il contrario. La Decima Corporazione lasciava simbolicamente un posto a coloro che lavoravano per ciò che ancora non aveva nome. Una casella vuota destinata al futuro. I sistemi chiusi riempiono tutte le caselle. Le società vive, invece, lasciano sempre uno spazio all’irregolare, all’imprevisto, all’eretico. Per questo continuo a preferire il laboratorio alla caserma. D’Annunzio saccheggiava il passato per costruire il futuro; i reazionari fanno spesso il contrario. Questo libro non so dove porterà, ma so da quale parte intendo continuare a guardare: non indietro, verso le forme politiche che hanno già consumato la propria storia, ma avanti, verso quella casella vuota per chi lavora a ciò che ancora non ha nome.

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