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Attualità

La libertà come forma del divenire umano

L’uomo si scopre libero nel momento in cui agisce, scegliendo non soltanto ciò che vuole, ma ciò che intende diventare. In questa affermazione si raccoglie una delle verità più alte dell’esperienza umana

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Libertà

Redazione-  L’uomo si scopre libero nel momento in cui agisce, scegliendo non soltanto ciò che vuole, ma ciò che intende diventare. In questa affermazione si raccoglie una delle verità più alte dell’esperienza umana: l’esistenza non è semplice successione di atti, ma cammino di configurazione interiore. Ogni scelta non determina soltanto un effetto nel mondo; incide sulla forma stessa della persona, ne manifesta l’orientamento profondo, ne rivela la misura morale. L’agire umano non è mai neutro, perché in esso l’uomo non dispone soltanto di cose, occasioni o possibilità: egli dispone, in qualche modo, di sé. La grandezza della persona consiste precisamente in questa capacità di non coincidere interamente con ciò che la determina. L’uomo è immerso nella storia, segnato dai bisogni, attraversato dagli impulsi, educato da una tradizione, condizionato dalle strutture sociali e culturali; e tuttavia non si esaurisce in esse. Vi è nella coscienza una soglia ulteriore, un punto sorgivo nel quale il soggetto può interrogare ciò che vive, giudicare ciò che desidera, misurare ciò che gli appare utile alla luce di ciò che riconosce come giusto. Questa eccedenza rispetto alla pura necessità costituisce il principio della sua dignità. L’autonomia autentica, dunque, non è indeterminazione assoluta, né sovranità capricciosa dell’io. Essa è piuttosto la capacità di orientare la volontà verso un bene riconosciuto dalla ragione e assunto dalla coscienza. Non si è veramente padroni di sé quando si segue ogni impulso, ma quando si sa distinguere ciò che attrae da ciò che edifica, ciò che seduce da ciò che compie, ciò che appare conveniente da ciò che resta degno. L’arbitrio illimitato non innalza l’uomo: lo espone alla dispersione. Il desiderio non educato può trasformarsi in servitù; la scelta non illuminata può diventare smarrimento; la potenza priva di misura può generare dominio. Per questo il limite non è una negazione dell’umano, ma una sua forma. Tutto ciò che vive ha bisogno di misura per non dissiparsi. La persona stessa matura non quando rifiuta ogni vincolo, ma quando impara a riconoscere quali vincoli custodiscono la sua verità. Il limite giusto non imprigiona: orienta. Non spegne l’iniziativa: la sottrae all’arbitrio. Non mortifica la coscienza: la educa a considerare l’altro non come ostacolo, ma come presenza che interpella. L’altro è la soglia decisiva dell’autonomia personale, perché impedisce all’io di trasformare la propria espansione in appropriazione del mondo. Da qui nasce il significato più profondo del diritto. La norma, quando è giusta, non è una tecnica fredda di regolazione, ma una grammatica della convivenza. Essa offre all’agire umano una forma comune, impedendo che la forza si travesta da ragione e che l’interesse particolare pretenda il nome di giustizia. Il diritto non dovrebbe mai ridursi a comando esteriore; nella sua vocazione più alta esso traduce

in istituzione l’esigenza che ogni persona sia riconosciuta come fine e mai degradata a mezzo. La legge diventa allora custodia della dignità, argine contro l’arbitrio, spazio nel quale le differenze possono coesistere senza annullarsi reciprocamente. La vita civile, tuttavia, non si regge soltanto su procedure. Nessuna architettura istituzionale può sostituire la maturità delle coscienze. Un popolo che non sappia pensare, discernere, ricordare, argomentare e assumere responsabilmente il peso delle decisioni comuni, può possedere formalmente la sovranità e tuttavia restare interiormente servile. La democrazia, infatti, non vive della sola somma delle opinioni, né della mera prevalenza numerica. Essa esige cittadini capaci di non consegnarsi all’immediatezza, di non confondere il bisogno indotto con il bene reale, il risentimento con la giustizia, la semplificazione emotiva con il giudizio politico. Quando il popolo non è educato alla complessità, la sovranità può rovesciarsi nel suo contrario. Il dominio non si esercita più soltanto contro il popolo, ma attraverso il popolo, accarezzandone paure, egoismi, fragilità e capricci. Il populismo nasce precisamente in questa zona d’ombra: parla il linguaggio della partecipazione, ma spesso impoverisce la responsabilità; invoca la voce collettiva, ma ne riduce la profondità; celebra il cittadino, ma tende a trasformarlo in spettatore emotivo. La vera democrazia non lusinga le masse: le eleva a popolo. Non moltiplica reazioni: forma giudizi. Non sfrutta l’inquietudine sociale: la conduce verso una più alta consapevolezza civile. Per questo ogni ordinamento democratico presuppone una vasta opera educativa. Pensare è un diritto, ma anche un dovere. Non basta garantire formalmente la possibilità di esprimersi, se non si coltiva la capacità di cercare il vero. Non basta assicurare pluralismo, se lo spazio comune viene invaso da rumore, manipolazione, violenza simbolica e consumo rapido delle opinioni. La parola pubblica ha bisogno di disciplina interiore, di rispetto, di profondità, di ascolto. Senza questa educazione, il confronto decade in contrapposizione permanente e la comunità politica smarrisce la propria intelligenza collettiva. Il pensiero, del resto, non è mai solitario in senso assoluto. Esso nasce e si sviluppa nella relazione. Ogni coscienza pensa anche perché incontra altre coscienze, riceve linguaggi, partecipa a una memoria, si espone al dissenso, accetta di essere interrogata. Una società matura deve dunque custodire uno spazio pubblico nel quale il dialogo non sia ridotto a competizione retorica, ma divenga esercizio di ricerca comune. Là dove manca questo luogo simbolico di incontro, l’opinione si frantuma in monadi incomunicanti, e la vita civile perde la capacità di generare orientamenti condivisi. Ma lo spazio non basta. Una comunità ha bisogno anche di durata. Non esiste popolo senza profondità temporale, senza rapporto vivo con ciò che precede e con ciò che attende. La politica non può vivere soltanto nell’istante; se resta

prigioniera dell’immediato, diventa amministrazione del consenso, non costruzione del futuro. La durata pubblica è la memoria che non si chiude in nostalgia, ma diventa responsabilità; è il passato che non pretende di immobilizzare il presente, ma gli consegna un’eredità da discernere, purificare e rimettere in circolo.  In questo senso, l’identità non è possesso, ma compito. Una comunità non custodisce se stessa isolandosi, bensì riconoscendo che ciò che ha ricevuto deve essere restituito accresciuto. Il patrimonio comune non è un recinto difensivo, ma un dono affidato alla responsabilità delle generazioni. Esso identifica proprio perché obbliga; unisce proprio perché chiede di essere condiviso; radica proprio perché rende possibile l’apertura. La vera appartenenza non è immunità dall’altro, ma capacità di incontrarlo senza dissolversi. L’identità autentica è dinamica: si conserva trasformandosi, si approfondisce nel dialogo, si chiarisce nella prova dell’incontro. In tale orizzonte si comprende anche la funzione dello Stato. Esso non è un assoluto, né l’ultima parola sulla vita dell’uomo; ma non è neppure un semplice apparato tecnico, disponibile a qualsiasi contenuto. Lo Stato è una delle grandi mediazioni storiche attraverso cui l’umanità cerca di dare forma alla propria convivenza. È opera dell’uomo e, al tempo stesso, luogo nel quale l’uomo può essere educato a una più alta umanità. La sua grandezza consiste nel generare condizioni di giustizia, pace, partecipazione e tutela; il suo limite consiste nel non poter mai assorbire integralmente la persona, la società e il destino dei popoli. Occorre dunque evitare due errori opposti. Il primo è attribuire allo Stato una funzione salvifica, chiedendogli di produrre dall’alto ciò che può nascere soltanto da coscienze formate, comunità vive e responsabilità diffuse. Il secondo è svuotarlo di autorevolezza, consegnando la convivenza a poteri economici, tecnici, mediatici o finanziari privi di adeguato controllo democratico. Una società senza istituzioni credibili non diventa più autonoma: diventa più vulnerabile. Dove il potere pubblico arretra senza generare responsabilità, altri poteri avanzano senza assumere doveri. Lo Stato, pertanto, deve essere pensato come mediatore e non come idolo; come forma storica e non come destino ultimo; come servizio alla persona e non come potere su di essa. La sua missione più alta non è occupare la società, ma renderla più capace di bene comune. Non creare sudditi, ma cittadini. Non amministrare masse, ma promuovere corresponsabilità. Non chiudere il popolo in una sovranità autosufficiente, ma orientarlo verso una più ampia comunione tra popoli. Qui si apre l’orizzonte di una civiltà politica oltre i particolarismi. L’Europa, in questa prospettiva, può rappresentare un laboratorio di mediazione alta: non una pura architettura economica, né una burocrazia senza anima, ma uno spazio nel quale popoli diversi imparano a comporre memoria e futuro, sovranità e cooperazione,

identità e apertura. Essa sarà fedele alla propria vocazione solo se saprà superare tanto il tecnicismo quanto il nazionalismo, tanto l’uniformità astratta quanto la frammentazione egoistica. Il suo compito più nobile è mostrare che l’unità non richiede cancellazione delle differenze, ma una loro armonizzazione in vista di un bene più grande. Le trasformazioni tecnologiche rendono questo compito ancora più urgente. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, l’autonomia della persona non è minacciata soltanto dalla coercizione visibile, ma da forme invisibili di orientamento, previsione e profilazione. Il potere non si presenta più soltanto come comando, ma come architettura dell’ambiente cognitivo; non vieta necessariamente, ma suggerisce; non impone sempre, ma anticipa; non reprime soltanto, ma modella desideri, preferenze, decisioni. L’uomo rischia di essere interpretato come somma di dati, come profilo comportamentale, come probabilità calcolabile. Eppure la persona eccede ogni rappresentazione algoritmica. Essa non coincide con ciò che ha fatto, né con ciò che statisticamente potrebbe fare. Custodisce la possibilità del giudizio, del pentimento, della promessa, del perdono, dell’inizio nuovo. Proprio questa eccedenza costituisce il nucleo indisponibile dell’umano. Una tecnica che dimentichi tale profondità può diventare efficiente senza essere sapiente, potente senza essere giusta, predittiva senza essere veramente conoscitiva. Il progresso merita questo nome solo quando accresce la dignità, non quando rende l’uomo più trasparente al controllo o più dipendente da sistemi opachi. La questione decisiva non è dunque opporre l’uomo alla tecnica, ma ricondurre la tecnica a una sapienza del fine. Ogni innovazione porta in sé una domanda antropologica: quale idea di persona serve? Quale forma di società promuove? Quale rapporto tra potere e responsabilità istituisce? Se l’efficienza diventa criterio supremo, l’umano viene misurato secondo parametri parziali. Se il calcolo prende il posto del giudizio, la decisione perde il suo spessore morale. Se la previsione sostituisce la fiducia, la convivenza si impoverisce. La tecnica deve restare strumento; l’uomo, mai mezzo. L’intera vicenda della civiltà politica può allora essere riletta come il tentativo, sempre incompiuto, di dare forma a questa vocazione. La persona non viene al mondo già compiuta: diventa se stessa attraverso relazioni, istituzioni, educazione, memoria, responsabilità. Anche i popoli non nascono maturi una volta per tutte: devono continuamente apprendere l’arte difficile della convivenza. Anche lo Stato, la democrazia, il diritto e la cultura non sono acquisizioni irreversibili: possono elevarsi o decadere, generare umanità o produrre servitù, custodire dignità o assecondare dominio. La domanda fondamentale, dunque, non è soltanto quante possibilità siano concesse all’individuo, ma quale qualità umana esse rendano possibile. Una società può moltiplicare scelte

e tuttavia impoverire la coscienza; può ampliare consumi e restringere orizzonti; può accelerare comunicazioni e indebolire il pensiero; può proclamare diritti e dimenticare i doveri che li rendono abitabili. La misura di una civiltà non sta nella quantità delle opzioni disponibili, ma nella capacità di formare persone in grado di scegliere il bene. Riscoprire la grandezza dell’agire umano significa allora ritrovare l’unità tra coscienza e responsabilità, tra diritto e giustizia, tra istituzione e bene comune, tra identità e dono, tra tecnica e sapienza. Significa comprendere che l’uomo non si compie nella pura autodeterminazione, ma nella risposta a ciò che lo precede e lo chiama: la verità, l’altro, la comunità, la storia, il futuro. La persona diventa pienamente se stessa quando la sua autonomia non si chiude in autosufficienza, ma si apre alla cura del mondo condiviso. In definitiva, ciò che chiamiamo libertà è l’arte difficile di diventare umani insieme. Non il privilegio di restare soli, ma la capacità di costruire legami giusti; non la pretesa di sottrarsi a ogni misura, ma la maturità di riconoscere la misura che custodisce la dignità; non l’espansione illimitata del desiderio, ma l’orientamento della volontà verso ciò che merita di essere amato, servito e trasmesso. L’uomo, scegliendo, non decide soltanto il corso delle proprie azioni: decide la qualità della propria presenza nel mondo. Per questo il compito più urgente del nostro tempo è educare l’agire umano alla sua altezza. Educare la persona a pensare, il popolo a discernere, le istituzioni a servire, la tecnica a rispettare, la politica a generare futuro. Solo così la scelta diventa responsabilità, la sovranità diventa autorevolezza, il diritto diventa giustizia, lo Stato diventa mediazione di umanità e la storia può aprirsi a una convivenza più degna. L’uomo non è davvero se stesso quando può semplicemente volere; lo diventa quando impara a volere il bene. Non è grande perché domina, ma perché risponde. Non si compie appropriandosi del mondo, ma rendendolo più abitabile. In questa risposta, la sua esistenza cessa di essere mera successione di bisogni e diviene vocazione: cammino verso una forma più alta dell’umano, nella quale la dignità personale e il destino comune non si oppongono, ma si illuminano reciprocamente.

Paolo Cancelli

Ministro Integrazione Culturale

Nazionale e Internazionale MI

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Attualità

Filorosso su Rai 3, puntata di fuoco: scontro Bertolaso-Cartabellotta sulla sanità, i grandi gialli e il caso OnlyFans

Martedì 13 ottobre alle 21:15 su Rai 3 torna Filorosso con Antonino Monteleone: attesissimo faccia a faccia sulla sanità pubblica tra Guido Bertolaso e Nino Cartabellotta (GIMBE), seguito dal duello sull’immigrazione tra Karima Moual e Filippo Facci. Nel corso della serata riflettori accesi sui gialli di Yara Gambirasio e Garlasco, fino al dibattito sul caso dell’insegnante su OnlyFans con Francesca Pascale, Malena e Paolo Brosio. Tutti i dettagli e le anticipazioni: 👇

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Grossi, Monteleone

Roma – Dalla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale alle tensioni sociali legate ai flussi migratori e alla scuola multietnica, fino ai grandi misteri giudiziari della cronaca nera italiana e ai confini della moralità digitale. Torna con una puntata densa di inchieste e confronti serrati Filorosso, il programma di approfondimento giornalistico in prima serata su Rai 3 e in diretta streaming su RaiPlay condotto da Antonino Monteleone, in onda martedì 13 ottobre 2026 alle ore 21:15.

Il format investigativo della terza rete Rai mette a fuoco le contraddizioni e le fratture che attraversano il Paese, chiamando a confronto esponenti istituzionali, magistrati, analisti ed esperti forensi su dossier ad altissimo tasso di dibattito pubblico.

Sanità pubblica al bivio: il duello tra Guido Bertolaso e Nino Cartabellotta

Ad aprire la serata sarà un’ampia e dettagliata inchiesta dedicata allo stato di salute della sanità pubblica italiana, partendo da un viaggio senza sconti tra le corsie e i pronto soccorso della Calabria. Tra liste d’attesa interminabili, fuga dei medici verso il privato, carenza drammatica di infermieri e disparità territoriali tra Nord e Sud, la trasmissione porrà una domanda cruciale: il Servizio Sanitario Nazionale è ancora universale e accessibile a tutti o rischia il definitivo tracollo finanziario?

In studio si consumerà un atteso faccia a faccia tra due visioni autorevoli e contrapposte della gestione sanitaria: da un lato Guido Bertolaso, medico chirurgo e assessore al Welfare della Regione Lombardia, fautore di modelli integrati pubblico-privato e riforme organizzative mirate; dall’altro Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, da anni in prima linea nella denuncia del sottofinanziamento cronico del fondo sanitario e dei rischi legati all’autonomia differenziata.

Audio Cinema e Talk Show: La Soundbar Dolby Atmos di Riferimento

Per seguire i grandi dibattiti televisivi, le inchieste giornalistiche e i film con dialoghi cristallini e bassi profondi grazie ai canali vocali dedicati con intelligenza artificiale per l’enfatizzazione della voce, il sistema audio home cinema più premiato al mondo è la soundbar Samsung Serie Q (HW-Q990D) con subwoofer e satelliti wireless (o l’iconica Sonos Arc):

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Configurazione a 11.1.4 canali con Dolby Atmos wireless, calibrazione ambientale automatica SpaceFit Sound Pro e connettività HDMI eARC.

Immigrazione e integrazione scolastica: il modello Monfalcone

I riflettori si sposteranno poi su un altro tema divisivo dell’agenda politica: l’integrazione e la gestione dei flussi migratori. Al centro del dibattito ci sarà il cosiddetto “caso Monfalcone” e la realtà delle aule scolastiche sul territorio nazionale composte a maggioranza da alunni con background migratorio.

La sfida educativa, l’apprendimento della lingua italiana, il rischio di ghettizzazione e la salvaguardia dell’identità culturale saranno gli assi portanti del vivace confronto in studio tra la giornalista e scrittrice Karima Moual e la penna sferzante del giornalista Filippo Facci, pronti a delineare due letture radicalmente opposte dell’impatto dell’immigrazione sul tessuto civile italiano.

I grandi misteri della cronaca: da Yara Gambirasio al delitto di Garlasco

La parte centrale di Filorosso scaverà a fondo nei capitoli più complessi e discussi della cronaca giudiziaria italiana. Ampio spazio sarà riservato al caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, ripercorrendo le anomalie genetiche, i percorsi investigativi e i dubbi procedurali che continuano a polarizzare l’opinione pubblica anche a distanza di anni dalle sentenze definitive.

A seguire, un doloroso approfondimento sul femminicidio Guidi e sull’emergenza della violenza contro le donne, analizzata sotto il profilo legislativo, psicologico e processuale con gli interventi dell’avvocata penalista Solange Marchignoli, del magistrato Valerio De Gioia e della criminologa forense Flaminia Bolzan. Non mancherà infine una finestra sul delitto di Chiara Poggi e sul caso di Garlasco, vicenda che continua ad alimentare tesi alternative e perizie difensive.

Moralità, cattedre e OnlyFans: il caso Elena Maraga con Pascale e Brosio

A chiudere la puntata sarà una riflessione tagliente sul costume contemporaneo e sui nuovi confini della vita privata nell’era dei social network. Protagonista del blocco finale è Elena Maraga, l’insegnante finita al centro del clamore mediatico e delle polemiche scolastiche per la sua attività parallela di creator sulla piattaforma per adulti OnlyFans.

Il tema della libertà individuale contrapposto al decoro professionale dell’insegnamento pubblico sarà sviscerato in un insolito e scoppiettante confronto che vedrà intervenire in studio l’attivista Francesca Pascale, l’attrice e opinionista Malena e il giornalista Paolo Brosio, promettendo un epilogo di puntata imprevedibile e ricco di scintille.

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Economia

Poste Italiane lancia i nuovi webinar nazionali di educazione finanziaria: come gestire i conti di casa, investimenti e credito con esperti online

Tornano su scala nazionale i webinar gratuiti di educazione finanziaria promossi da Poste Italiane per tutti i cittadini: martedì 13 e giovedì 15 ottobre sessioni online su conti di casa, gestione del credito, protezione della famiglia e investimenti (con interprete LIS per non udenti). Consigli pratici per difendere il bilancio familiare e la nuova serie podcast “Generazione EF”. E per imparare a gestire le entrate e tagliare le spese quotidiane, scoprite il metodo Kakebo e i manuali di finanza personale in offerta su Amazon. Leggete la guida completa con il link di registrazione sul nostro giornale 👇

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Webinar finanziario poste

Roma – In una congiuntura economica complessa, contrassegnata dalle oscillazioni dei mercati e dalla necessità di difendere il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, la consapevolezza nella gestione del denaro si conferma il primo e più efficace strumento di tutela per le famiglie italiane. Poste Italiane rinnova e potenzia il proprio impegno capillare su scala nazionale a favore della cittadinanza, promuovendo un nuovo ciclo di webinar interattivi gratuiti dedicati all’Educazione Finanziaria, Assicurativa e Previdenziale. Una serie di appuntamenti digitali aperti a tutti i risparmiatori da Nord a Sud del Paese, fruibili comodamente da computer, tablet o smartphone, ideati per fornire nozioni pratiche e strumenti operativi per pianificare con serenità il bilancio domestico e gli investimenti futuri.

Il calendario degli incontri: quattro appuntamenti per le famiglie

Il nuovo programma formativo si articola in due giornate strategiche, con una formula snella e accessibile che prevede sessioni mattutine e pomeridiane guidate da docenti ed esperti di pianificazione economica di Poste Italiane.

Si parte martedì 13 ottobre 2026 con una doppia sessione:

  • Ore 10:00 – «I conti di casa»: un modulo fondamentale per imparare a monitorare entrate e uscite, tagliare gli sprechi invisibili e costruire un fondo di riserva per le spese impreviste. La sessione mattutina sarà pienamente accessibile e inclusiva, arricchita dalla presenza di sottotitoli in tempo reale e dal servizio di traduzione con interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana).
  • Ore 16:00 – «La gestione del credito»: un focus dedicato a come valutare con giudizio l’accensione di prestiti personali, finanziamenti e mutui per l’acquisto della casa, evitando i rischi del sovraindebitamento e individuando le soluzioni più sostenibili per i propri progetti di vita.

Il secondo ciclo di webinar si terrà giovedì 15 ottobre 2026:

  • Ore 10:00 – «La protezione»: sessione incentrata sul valore delle coperture assicurative per tutelare la salute, l’abitazione e il futuro dei propri cari dagli eventi avversi o accidentali della vita (anch’essa provvista di sottotitoli e interprete LIS).
  • Ore 16:00 – «Il risparmio e gli investimenti»: l’appuntamento pomeridiano offrirà una panoramica chiara sulle differenze tra risparmio liquido e investimento a medio-lungo termine, guidando i partecipanti alla scoperta degli strumenti per far fruttare il capitale nel rispetto del proprio profilo di rischio.

Gestione del denaro e risparmio quotidiano

Per mettere in pratica subito i consigli degli esperti e tenere sotto controllo le spese di casa senza stress, scoprite il celebre Kakebo (Il libro dei conti di casa giapponese per imparare a risparmiare) e i manuali bestseller di Finanza Personale e Pianificazione del Patrimonio in promozione su Amazon.

👉 Scopri i migliori Kakebo e libri di finanza personale in offerta su Amazon

Come partecipare gratuitamente e le nuove risorse multimediali

Partecipare agli incontri online è estremamente semplice e non comporta alcun costo né vincolo contrattuale. Per registrarsi è sufficiente collegarsi al portale ufficiale di Poste Italiane nella sezione dedicata: www.posteitaliane.it/educazione-finanziaria/eventi, selezionare la tematica di proprio interesse e compilare il modulo di iscrizione per ricevere via email il link di accesso diretto alla stanza virtuale.

All’interno della medesima sezione web i cittadini possono accedere a una vasta libreria di materiali didattici, guide scaricabili, glossari sui termini bancari e contenuti multimediali sempre fruibili. Tra le novità più apprezzate figura la serie podcast «Generazione EF – Una vita di benessere»: attraverso le vicende quotidiane di quattro protagonisti di età diverse, il podcast racconta come affrontare con lucidità le scelte finanziarie che contraddistinguono le tappe dell’esistenza, dal primo impiego all’acquisto della prima casa, dalla nascita dei figli fino alla previdenza integrativa per la terza età.

La responsabilità sociale d’impresa e i criteri ESG

Il programma nazionale di educazione finanziaria risponde alla storica missione sociale di Poste Italiane, radicata da oltre centosessanta anni al servizio del tessuto produttivo e delle famiglie del Paese. L’iniziativa si inserisce coerentemente negli obiettivi di sostenibilità e di inclusione economica definiti dai criteri internazionali ESG (Environmental, Social and Governance) promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, confermando il ruolo dell’azienda come pilastro fondamentale per la coesione e l’emancipazione civica ed economica della comunità nazionale.

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Attualità

Maurizio Ferrini a Rai 3, confessione a cuore aperto: «Unito civilmente a Sara per proteggere suo figlio Jacopo, l’autismo è amore puro»

Emozionante confessione di Maurizio Ferrini a “Il Cacciatore di Sogni” su Rai 3: l’attore rivela l’unione civile con la manager Sara Guglielmi, non per motivi sentimentali ma per garantire tutela legale ed economica al figlio Jacopo, ragazzo nello spettro autistico. Il racconto del legame speciale e l’appello per superare ogni pregiudizio: «La disabilità è una diversa abilità, impari dal diverso». E per comprendere e sostenere la neurodiversità, scoprite i migliori libri e saggi sull’autismo in offerta su Amazon. Leggete l’articolo completo sul nostro giornale 👇

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Buttafuoco Ferrini

Roma – Dietro la maschera esilarante della Signora Coriandoli e la verve comica che ha fatto la storia della televisione italiana da Quelli della notte fino alle serate di Che tempo che fa, batte il cuore generoso di un uomo che ha saputo trasformare l’amicizia e la solidarietà in un atto supremo di responsabilità civile e d’amore. Maurizio Ferrini si racconta a cuore aperto nella toccante puntata de «Il Cacciatore di Sogni», il format condotto da Stefano Buttafuoco su Rai 3 e disponibile su RaiPlay, realizzato da Rai Approfondimento in stretta sinergia con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità. Ai microfoni della terza rete della Tv di Stato, l’attore e comico romagnolo ha rivelato la scelta profonda che lo ha portato a unirsi civilmente con Sara Guglielmi, sua storica manager e madre di due figli, per fare da scudo legale ed economico a Jacopo, ragazzo nello spettro autistico.

Un’unione civile nata per proteggere il “Dopo di Noi”

«Io e Sara non siamo una coppia sentimentale. La nostra unione è nata per tutelare i diritti di Jacopo e garantirgli anche una sicurezza economica», ha confessato Ferrini con disarmante limpidezza. Un gesto che l’artista definisce senza esitazioni «una scelta d’amore, di legalità e di tutela». In un Paese in cui il tema del “Dopo di Noi” angoscia quotidianamente migliaia di famiglie con figli con disabilità o neurodivergenze, la decisione di Ferrini si configura come una lezione concreta di cittadinanza e altruismo.

L’attore ha spiegato come la scelta di formalizzare l’unione civile non sia scaturita da un’attrazione romantica, ma dalla precisa volontà di affiancare concretamente Sara nella tutela genitoriale e patrimoniale del ragazzo: «Soprattutto per garantirgli una sicurezza economica», ha ribadito Ferrini, sottolineando come l’istituto giuridico dell’unione civile rappresenti lo strumento più efficace per assicurare a Jacopo serenità, assistenza e protezione negli anni a venire, scongiurando qualsiasi vuoto di tutela futura.

Il legame speciale con Jacopo: «Sbrodola amore da ogni poro»

Nel corso della lunga e commovente intervista, Maurizio Ferrini ha aperto una finestra intima sul rapporto quotidiano che lo lega a Jacopo, fatto di intese silenziose, gesti spontanei, musica e sguardi che vanno ben oltre le parole convenzionali. «Quando vede me sbrodola amore da ogni poro. Mi guarda, mi fissa e mi abbraccia ogni volta che ci rivediamo», ha raccontato l’attore con gli occhi lucidi di commozione.

Un’alchimia autentica, costruita giorno dopo giorno con rispetto e infinita tenerezza. «Ultimamente cammino più piano — ha confidato Ferrini — e Sara mi ha fatto notare un dettaglio bellissimo: anche Jacopo rallenta il passo, mi aspetta e cerca con dolcezza di prendere il mio ritmo. È una sintonia speciale che ti riempie la vita e ti fa comprendere quali siano le cose che contano davvero».

Comprensione, empatia e inclusione della disabilità

Per abbattere i pregiudizi e comprendere la ricchezza dello spettro autistico e della neurodivergenza attraverso storie toccanti e saggi scientifici, scoprite i migliori Libri sull’Autismo e sulla Genitorialità Consapevole e i grandi romanzi di sensibilizzazione più letti su Amazon.

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La disabilità come ricchezza: «È una diversa abilità, impari dal diverso»

Dalla vicenda personale, Ferrini ha allargato lo sguardo a una riflessione etica e sociale sull’inclusione che interroga l’intera collettività. «La gente deve finalmente accettare che la disabilità è una diversa abilità», ha ammonito con fermezza. «Si pensa sempre, con un atteggiamento paternalistico, che una persona con disabilità debba unicamente essere aiutata. Va aiutata, certo, ma molto spesso ne sa più di te su tantissime cose della vita».

Per il comico romagnolo, la vera sfida culturale dell’Italia contemporanea risiede nel superamento radicale di etichette, pietismi e barriere invisibili. «Più diversità ci sono, più ti piacerebbe includerle, perché la diversità ti insegna. Nel momento in cui vuoi bene agli altri trovi da solo la strada. Impari dal diverso: ogni fragilità racchiude un talento unico che merita di essere scoperto, accolto e valorizzato».

Il valore dell’esempio pubblico

La testimonianza di Maurizio Ferrini a Il Cacciatore di Sogni va ben oltre la cronaca televisiva o il gossip patinato. Racconta la generosità disinteressata di un artista che, lontano dalle luci della ribalta, sceglie di mettere la propria vita e il proprio patrimonio al servizio di un ragazzo speciale. Un messaggio potente di civiltà, che dimostra come l’amore non abbia bisogno di schemi tradizionali per farsi protezione, famiglia e futuro.

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