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Tecnologia

L’addio allo smartphone: perché la Generazione Z sta tornando ai vecchi cellulari

🚨 RIVOLUZIONE TECH: PERCHÉ LA GENERAZIONE Z STA ABBANDONANDO GLI SMARTPHONE PER I VECCHI CELLULARIUn incredibile ribaltamento culturale ed economico che sta spiazzando i colossi della Silicon Valley! I giovani nati nell’era digitale, stanchi dell’ansia da notifica, del controllo degli algoritmi e della trappola del doomscrolling, stanno dicendo addio agli smartphone di ultima generazione. Il nuovo trend globale vede il boom di vendite dei “dumbphone”, i vecchi telefoni a conchiglia con tastiera fisica e senza internet, che costano meno di 50 euro. 📱🚫Non si tratta di una moda vintage passeggera, ma di una vera e propria scelta di salute mentale. Eliminando i social e la reperibilità h24, i ragazzi stanno riscoprendo la bellezza del “Digital Detox”, trasformando la disconnessione in un vero e proprio status symbol. Marchi storici registrano crescite a doppia cifra, mentre nei campus nascono i primi club dove gli schermi intelligenti sono severamente vietati per fare spazio alla socialità reale. 🌍🧠✨👇 Saresti capace di rinunciare al tuo smartphone per una settimana e tornare a un vecchio cellulare in bianco e nero? Dicci la tua nei commenti!#DigitalDetox #GenerazioneZ #Dumbphone #NostalgiaTech #SaluteMentale #RivoluzioneDigitale #Trend2026 #SiliconValley #SocialMedia

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Cellulari vintage

Milano – Nel panorama sociologico contemporaneo, dominato dall’iper-connessione algoritmica e dalla dipendenza da notifiche push, si sta consolidando un fenomeno contro-culturale di straordinaria rilevanza macroeconomica. La Generazione Z, la prima coorte demografica nata e cresciuta nell’era degli schermi capacitivi e dei social media globali, sta progressivamente avviando un processo di disconnessione selettiva. L’indicatore più tangibile di questa inversione di tendenza risiede nel boom di vendite dei cosiddetti “dumbphone” (cellulari stupidi), ovvero i vecchi dispositivi con tastiera fisica e privi di connessione internet avanzata che caratterizzavano il mercato dei primi anni Duemila. Questa scelta non risponde a una semplice operazione di nostalgia estetica o vintage, bensì a una precisa esigenza di tutela della salute mentale e psicologica. I giovani consumatori, esausti dal monitoraggio costante del tempo di utilizzo dello schermo e dai bias cognitivi indotti dal doomscrolling, ridefiniscono il concetto di libertà individuale attraverso il rifiuto della reperibilità permanente.

La prigione della dopamina e la sindrome da iper-connessione

Per comprendere le cause profonde di questa transizione tecnologica all’indietro, è necessario analizzare l’architettura dei moderni sistemi operativi, scientificamente progettati per massimizzare l’economia dell’attenzione e capitalizzare sul tempo speso dagli utenti sulle piattaforme. La continua stimolazione dei circuiti cerebrali della dopamina, causata dai feedback digitali immediati (like, condivisioni, messaggi istantanei), ha generato un incremento strutturale dei disturbi d’ansia, dei deficit di concentrazione e della frammentazione del sonno tra gli adolescenti europei e americani. I dati clinici pubblicati dagli osservatori sulla salute mentale evidenziano come la scelta di sostituire lo smartphone di ultima generazione con un telefono basico elimini alla radice la fonte dello stress digitale. Privi di browser, applicazioni di messaggistica istantanea e feed algoritmici, questi dispositivi restituiscono al telefono la sua funzione originaria e primaria: effettuare chiamate vocali e inviare brevi messaggi di testo, blindando l’utente all’interno del tempo reale e concreto.

Il mercato dei telefoni basici: crescite a doppia cifra per i marchi storici

I riflessi commerciali di questo mutamento antropologico stanno ridisegnando le strategie industriali dei grandi colossi dell’hardware e della telefonia mobile. Marchi storici del settore, che avevano legato il proprio nome all’epopea dei dispositivi indistruttibili degli anni Novanta, registrano oggi crescite di fatturato a doppia cifra nel segmento dei telefoni a conchiglia (flip phone) e con tastiera fisica. I report di mercato evidenziano come i principali acquirenti di questi modelli economici — il cui costo monetario raramente supera la soglia dei 50 euro — siano proprio i giovani compresi nella fascia d’età tra i 15 e i 25 anni. Le aziende assecondano questa domanda integrando nei nuovi modelli elementari chip radio per la ricezione delle frequenze 4G, fotocamere a bassa risoluzione dall’effetto volutamente analogico e batterie a lunghissima durata capaci di garantire un’autonomia operativa di diverse settimane, trasformando la semplicità tecnologica in un fattore di forte attrazione di marketing.

Il Digital Detox come status symbol e la nascita delle comunità “offline”

In ultima analisi, la rinuncia allo smartphone si sta convertendo da scelta di nicchia per cultori del minimalismo a un vero e proprio status symbol sociale e culturale per le nuove generazioni. Nei campus universitari e nei centri urbani assistiamo alla proliferazione di club d’ascolto e comunità giovanili autogestite che impongono il divieto assoluto di introdurre schermi intelligenti durante le riunioni, favorendo il recupero della socialità vicinale e della comunicazione interpersonale diretta. Il cosiddetto “Digital Detox” (disintossicazione digitale) cessa di essere un’eccezione terapeutica temporanea per divenire una dottrina di vita consapevole e matura. Questo trend lancia un monito severo ai signori della Silicon Valley e agli sviluppatori di software, dimostrando empiricamente che il futuro del benessere civile e lo sviluppo delle relazioni umane passeranno inevitabilmente dalla capacità dell’uomo di porre un limite invalicabile all’ingerenza della tecnologia nella propria quotidianità.

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Tecnologia

Allarme nelle scuole britanniche: l’Intelligenza Artificiale fuori controllo tra compiti falsati e deepfake

L’Intelligenza Artificiale sta letteralmente distruggendo il sistema scolastico, e l’allarme che arriva dall’Inghilterra è a dir poco spaventoso! Una drammatica inchiesta del Daily Mail svela il caos che regna nelle aule britanniche: gli studenti usano ChatGPT per farsi scrivere compiti perfetti (rendendo impossibile per i docenti valutare il vero merito) e, cosa ancora più grave, utilizzano software di “deepfake” per creare finte foto compromettenti dei loro stessi compagni o professori, scatenando ondate di cyberbullismo ferocissimo. Insegnanti disperati e genitori su tutte le furie chiedono ora al Governo un ritorno immediato agli esami scritti con “carta e penna” per salvare un’intera generazione dal rimbambimento digitale. Leggi tutti i dettagli di questa emergenza educativa nel nostro articolo completo 👇

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Londra – Quella che fino a pochissimi anni fa veniva celebrata dai guru della tecnologia come la più grande e luminosa rivoluzione per l’apprendimento umano, si sta rapidamente e inesorabilmente trasformando nel peggior incubo per presidi, professori e genitori di tutto il mondo. Il sistema scolastico del Regno Unito, storicamente considerato uno dei più rigidi, meritocratici e severi d’Europa, sta letteralmente crollando sotto i colpi silenziosi, invisibili ma devastanti dell’Intelligenza Artificiale.
A lanciare una vera e propria e drammatica richiesta d’aiuto è l’ennesima, esplosiva inchiesta giornalistica condotta dal Daily Mail, che ha raccolto le testimonianze anonime e disperate di centinaia di docenti inglesi, ormai sull’orlo di una crisi di nervi. L’uso sconsiderato, massiccio e totalmente privo di filtri di piattaforme generative (come ChatGPT e i suoi innumerevoli cloni) sta causando un caos senza precedenti all’interno delle aule scolastiche, falsando irreparabilmente i voti, azzerando il merito accademico e minacciando di distruggere per sempre la capacità di pensiero critico di un’intera generazione di adolescenti.

I compiti scritti dai robot e la morte del pensiero critico

Il cuore del problema, che sta mandando in cortocircuito il tradizionale sistema di valutazione britannico, riguarda la stesura dei compiti a casa e dei saggi accademici. Gli insegnanti si ritrovano quotidianamente sulle cattedre migliaia di elaborati testuali letteralmente perfetti: temi di storia impeccabili, analisi letterarie grammaticalmente ineccepibili e ricerche di scienze dotate di una sintassi fredda, robotica e spaventosamente sofisticata.
Il dramma è che nessuno di questi compiti è frutto del reale sudore, dello sforzo cognitivo o della reale comprensione degli studenti. Basta digitare una banale richiesta sul proprio smartphone durante la ricreazione, e in tre secondi netti il software genera un saggio da massimo dei voti. I professori inglesi denunciano un’assoluta impossibilità di valutare equamente i propri alunni: i rari studenti onesti, che faticano sui libri e commettono fisiologici errori grammaticali, finiscono per prendere voti inferiori rispetto ai furbetti dell’algoritmo. Ma il danno peggiore, avvertono gli psicologi interpellati dal quotidiano londinese, è a lungo termine. Demandando la fatica dello studio a un’intelligenza sintetica, gli adolescenti stanno drammaticamente perdendo la capacità di ragionare, di formulare un’opinione critica indipendente e di risolvere problemi complessi, subendo un pericolosissimo e subdolo “rimbambimento” cognitivo.

Il lato oscuro del bullismo digitale: foto finte e ricatti in classe

Se il crollo dell’etica accademica è un problema gravissimo, c’è un risvolto sociale ancora più oscuro, crudele e inquietante che sta terrorizzando le famiglie britanniche. L’accesso libero a generatori di immagini basati sull’Intelligenza Artificiale ha fornito ai bulli scolastici un’arma di distruzione psicologica letteralmente devastante.
Il Daily Mail riporta casi agghiaccianti e sempre più frequenti di giovanissimi studenti che utilizzano le fotografie rubate dai profili social dei propri compagni di classe (o persino delle stesse professoresse) per “incollarle”, tramite sofisticati software di deepfake, su corpi nudi o in situazioni profondamente imbarazzanti e compromettenti. Queste immagini finte, ma visivamente indistinguibili dalla realtà, vengono poi fatte circolare a velocità folle nei gruppi WhatsApp della scuola, scatenando gogne mediatiche feroci, ricatti emotivi e spingendo le giovanissime vittime in un abisso di vergogna e disperazione. Il cyberbullismo ha così compiuto un salto evolutivo terrificante, rendendo l’ambiente scolastico un campo minato dove l’identità digitale di chiunque può essere distrutta in un solo clic.

L’appello delle famiglie al Governo: servono regole immediate

Di fronte a questa vera e propria anarchia digitale, che mescola illegalità, violazione della privacy e frode accademica, i presidi inglesi si sentono colpevolmente abbandonati a se stessi. Attualmente, le scuole tentano di arginare l’emorragia utilizzando a loro volta dei software “anti-plagio”, i quali però si rivelano spesso fallibili, punendo ingiustamente alunni innocenti o venendo facilmente aggirati dai programmi più evoluti.
La rabbia delle associazioni dei genitori si sta riversando con veemenza contro il Dipartimento per l’Istruzione del Governo britannico, accusato di un ritardo legislativo colpevole e imperdonabile. Le famiglie chiedono a gran voce l’imposizione di regole ferree e di divieti chiari a livello nazionale: dal divieto assoluto di introdurre smartphone nelle aule scolastiche, fino al ritorno obbligatorio degli esami e dei saggi scritti esclusivamente a mano, con carta e penna, sotto la stretta supervisione dei docenti. Soltanto un ritorno radicale e nostalgico ai metodi tradizionali, sostengono gli esperti del Daily Mail, potrà salvare l’istruzione pubblica dal baratro algoritmico in cui è fatalmente precipitata.

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Tecnologia

Allarme dal Regno Unito: truffe amorose online, così finti corteggiatori svuotano i conti dei pensionati

Una vera e propria strage di cuori e di portafogli ai danni dei più deboli! Il Daily Mail ha pubblicato una clamorosa e drammatica inchiesta sulle spietate “truffe amorose” online: organizzazioni criminali internazionali stanno setacciando i social network per sedurre, far innamorare e poi derubare centinaia di pensionati soli. Utilizzando foto false, finte identità e l’Intelligenza Artificiale per scrivere finte lettere d’amore, questi truffatori riescono a manipolare psicologicamente gli anziani fino a svuotare completamente i conti correnti di una vita intera. Leggi i dettagli di questo crudele fenomeno e scopri i consigli della polizia per proteggere i tuoi cari nel nostro approfondimento 👇

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Truffe amorose online

Londra – Dietro lo schermo luminoso di un computer o di uno smartphone può nascondersi il più dolce dei conforti per un cuore solitario, ma anche la più crudele, spietata e devastante delle trappole criminali. A lanciare un pesantissimo allarme sociale, che sta letteralmente scuotendo l’opinione pubblica d’oltremanica, è una scioccante inchiesta pubblicata in queste ore dal celebre tabloid britannico Daily Mail. I giornalisti inglesi hanno scoperchiato un vaso di Pandora fatto di manipolazione psicologica e ricatti morali, portando alla luce un vertiginoso e allarmante aumento delle cosiddette “truffe amorose” (le famigerate romance scams) perpetrate quasi esclusivamente ai danni della fascia più fragile ed esposta della popolazione: i pensionati.
La terza età, spesso e volentieri segnata dalla dolorosa perdita di un coniuge, da una dilagante solitudine domestica o dalla lontananza fisica di figli e nipoti, è diventata improvvisamente il bersaglio grosso e privilegiato di spietate organizzazioni criminali internazionali. Questi spietati “cacciatori di cuori” non agiscono più nei parchi o nelle piazze, ma setacciano quotidianamente i social network (Facebook in primis) e le piattaforme di incontri over-60, alla ricerca metodica di profili di persone anziane e vulnerabili da sedurre, illudere e, infine, derubare dei risparmi di un’intera vita di duri sacrifici lavorativi.

Il crudele copione dei criminali: dalle finte chat alla rovina

Il modus operandi svelato dal quotidiano britannico segue un copione criminale ormai collaudatissimo, quasi cinematografico nella sua diabolica precisione. Il truffatore aggancia la vittima con un complimento garbato, un messaggio gentile e innocuo inviato in privato. Da quel momento inizia una fittissima e ossessiva ragnatela di conversazioni quotidiane: messaggi del buongiorno, confidenze intime, lunghe telefonate notturne e promesse di un amore eterno e romantico.
I criminali si presentano quasi sempre con identità finte ma estremamente affascinanti e rassicuranti: affermati medici in missione umanitaria in Africa, ingegneri navali bloccati su piattaforme petrolifere oceaniche o affascinanti vedovi militari in cerca di una seconda occasione dalla vita. Dopo aver conquistato la totale e incondizionata fiducia psicologica dell’anziano (un processo che può durare anche molti mesi, durante i quali la vittima si innamora perdutamente di un fantasma), scatta inesorabile la trappola finanziaria. Il finto corteggiatore inventa un’emergenza improvvisa e disperata: un intervento chirurgico salvavita all’estero, problemi con dogane internazionali, conti correnti temporaneamente bloccati o biglietti aerei costosissimi per potersi finalmente incontrare dal vivo. Accecati dal sentimento e dal disperato bisogno di aiutare l’anima gemella, i pensionati iniziano a inviare bonifici sempre più cospicui, arrivando a svuotare i propri conti correnti, a ipotecare la casa di famiglia o a contrarre prestiti rovinosi prima di scoprire l’amara, inaccettabile verità.

Il diabolico aiuto dell’Intelligenza Artificiale per manipolare i cuori

L’aspetto più inquietante sollevato dall’inchiesta giornalistica è l’utilizzo sempre più massiccio, freddo e calcolato delle nuove tecnologie. Se un tempo le truffe amorose erano smascherabili a causa di un pessimo italiano o di foto palesemente rubate da cataloghi di moda, oggi l’Intelligenza Artificiale (AI) ha fornito ai truffatori armi di seduzione di massa impossibili da riconoscere per una persona non avvezza alla tecnologia.
Le reti criminali utilizzano sofisticati software di generazione di immagini per creare volti maschili e femminili iper-realistici ma totalmente inesistenti, impossibili dunque da rintracciare tramite le classiche ricerche su Google Immagini. Inoltre, utilizzano potenti chatbot linguistici per tradurre e comporre in tempo reale messaggi d’amore perfetti, poesie struggenti e discorsi intrisi di una finta ma credibilissima empatia emotiva. Addirittura, in alcuni casi recenti e agghiaccianti, i truffatori hanno clonato voci umane con l’intelligenza artificiale per inviare romantici messaggi vocali su WhatsApp, rendendo l’illusione amorosa praticamente indistinguibile dalla realtà.

L’appello delle forze dell’ordine: come difendere i nostri nonni

Di fronte a questa vera e propria strage di cuori e di portafogli, la reazione delle istituzioni d’oltremanica non si è fatta attendere. Le forze di polizia britanniche, supportate dalle più grandi associazioni a tutela degli anziani (come la celebre Age UK), hanno lanciato un disperato appello pubblico rivolto soprattutto alle famiglie delle potenziali vittime.
Il problema principale di questo crimine spregevole, infatti, è la fortissima “vergogna” sociale. I pensionati, una volta scoperto l’inganno e capito di essere stati raggirati da un falso amore, provano un senso di umiliazione e di colpa talmente opprimente da rinchiudersi nel silenzio più totale, rifiutandosi categoricamente di sporgere denuncia alle autorità o di confidarsi con i propri figli. Proprio per questo motivo, le autorità raccomandano a figli e nipoti di mantenere sempre altissima la guardia: monitorare delicatamente le nuove “amicizie” virtuali dei genitori anziani, insospettirsi di fronte a richieste insolite di denaro e, soprattutto, parlare apertamente e senza giudizi di questo fenomeno in famiglia. Spezzare il tabù della vergogna e informare i nostri nonni sull’esistenza di queste trappole digitali è l’unica, vera e infallibile arma per difenderli dalla crudeltà dei criminali del web.

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Tecnologia

iPhone 18 Pro alla prova: l’errore clamoroso del design e l’enorme delusione per l’intelligenza artificiale assente

La nostra attesissima recensione del nuovo iPhone 18 Pro è finalmente arrivata: promuoviamo la fotocamera e la batteria, ma l’intelligenza artificiale in Italia è una vera e propria delusione! A pochissimi giorni dall’uscita nei negozi (al prezzo “folle” di 1.489 euro per il modello base, ma che a causa della crisi globale delle memorie sfiora addirittura i 3.000 euro per il modello da 2 Terabyte!), abbiamo testato a fondo il nuovo gioiellino di Apple, assegnandogli un voto di 7.3 su 10. Esteticamente è identico all’iPhone 17 Pro, ma attenzione alla “clamorosa” trappola dei colori: la bellissima variante Borgogna (così come la scocca Nera) è un disastroso e fastidiosissimo magnete per le impronte digitali, che lo fanno sembrare sempre sporco e unto (meglio puntare sul pulitissimo color Ghiaccio!). La vera, grandissima rivoluzione sta nell’hardware: Apple ha introdotto un’incredibile fotocamera principale Fusion da 48 megapixel dotata per la prima volta di apertura variabile (da f/1,8 a f/4), una gioia per i veri fotografi professionisti! Ottima anche la ricarica rapida (50% in soli 15 minuti) e il dissipatore termico maggiorato per non farlo surriscaldare mentre si gioca. Ma allora perché il voto non è più alto? Semplice: perché la tanto sbandierata rivoluzione software di Apple non c’è! La potentissima “Siri AI”, protagonista di tutte le pubblicità, in Italia e in Europa è del tutto assente! Paghiamo il telefono a prezzo pieno per avere un software “monco”, mentre i rivali come Google Pixel e Samsung volano. Leggi tutti i test e la nostra recensione completa 👇

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iPhone 18 Pro

Milano – Scrivere una recensione definitiva e tranciante a pochissime ore dal debutto ufficiale sul mercato di un nuovo, attesissimo smartphone di fascia altissima è, per natura stessa del giornalismo tech, un esercizio profondamente ambiguo e rischioso. Eppure, nel caso specifico del nuovissimo e iper-pubblicizzato iPhone 18 Pro, il fattore tempo non rappresenta assolutamente un problema insormontabile. Il nuovo gioiellino di casa Apple, disponibile negli store italiani da venerdì 18 settembre, cambia infatti così poco (almeno in superficie) rispetto al suo ingombrante predecessore, che sono bastati davvero pochissimi giorni di utilizzo reale, intenso e stressante per farsi un’idea estremamente lucida e precisa sulle sue reali potenzialità. E purtroppo, come vedremo, non mancano le delusioni cocenti.
L’iPhone 18 Pro si posiziona come lo smartphone più piccolo e compatto dell’intera e prestigiosa linea Pro di Cupertino. Si rivolge in maniera esplicita a un pubblico che non ha fretta di stupirsi con design futuristici, ma che pretende caparbiamente il massimo assoluto in termini di fotografia mobile e prestazioni hardware. Tuttavia, il primo vero ostacolo all’acquisto è rappresentato dal listino: il prezzo di partenza in Italia è fissato a 1.489 euro per la “basica” versione da 256GB. Ma è spingendosi verso i tagli di memoria superiori (che arrivano fino all’esorbitante capienza di 2 TB) che si materializza il vero dramma per i consumatori: a causa della spaventosa crisi globale delle memorie, il prezzo schizza fino a sfiorare i 3.000 euro. Sembrerebbe a tutti gli effetti un grossolano errore di battitura, ma è la dura e spietata realtà del mercato tech odierno. Voto totale che ci sentiamo di assegnare: 7.3 su 10.

Il design identico e l’errore clamoroso delle impronte digitali

Le modifiche estetiche apportate rispetto al passato iPhone 17 Pro sono letteralmente chirurgiche e, a un occhio distratto, quasi del tutto impercettibili. Ritroviamo la medesima filosofia, le stesse identiche dimensioni, l’affidabile scocca in alluminio spazzolato e il resistentissimo vetro frontale Ceramic Shield. La vera differenza visiva risiede esclusivamente nella famosa Dynamic Island: l’isola digitale è stata finalmente ridotta, risultando molto più compatta e meno invasiva durante la visione di un film, pur guadagnando la comodissima capacità software di mostrare ben tre attività in background contemporaneamente (a fronte, va detto, di una leggera perdita di leggibilità dei caratteri più piccoli).
Ma è sulle colorazioni che Apple ha commesso un errore a dir poco clamoroso. Per la nostra prova abbiamo scelto con grande convinzione l’elegante e inedita tonalità Borgogna, pentendocene quasi istantaneamente. Nonostante la sofisticata finitura opaca della scocca posteriore, questo colore (così come l’intramontabile e severo Nero) si è rivelato un autentico e frustrante magnete per le impronte digitali. Il retro del telefono si sporca e si riempie di ditate visibili a metri di distanza dopo pochissimi minuti di semplice utilizzo, restituendo una perenne e sgradevole sensazione di “unto”. Chiunque cerchi uno smartphone capace di rimanere pulito ed elegante nel tempo, farà bene a ignorare i colori scuri e a orientarsi ciecamente sulla colorazione Ghiaccio, immensamente più discreta e pratica nell’uso quotidiano.

La rivoluzione della fotocamera: arriva il diaframma variabile

Se il design ristagna, sotto la scocca le novità hardware sono invece di altissimo livello. La vera, grande rivoluzione tecnica si nasconde nel mastodontico blocco fotografico posteriore. La fotocamera principale Fusion da 48 megapixel introduce infatti, per la primissima volta nella lunghissima storia dell’iPhone, la ricercatissima apertura variabile meccanica (regolabile agilmente dall’utente da f/1,8 a f/4). Sia chiaro, non stiamo parlando di una primizia assoluta nel mondo Android (i top di gamma Huawei offrono questa chicca ingegneristica già da svariati anni), ma il suo sbarco nell’ecosistema iOS è una notizia bomba.
Per il 90% degli utenti “punta e scatta”, onestamente, l’apertura variabile non stravolgerà la vita quotidiana rispetto ai consueti e già perfetti automatismi software. Ma chi utilizza il telefono in modo semi-professionale troverà nel controllo manuale della profondità di campo un’aggiunta di sostanza purissima. Se a questo uniamo i nuovi Pro controls su tempo di scatto e bilanciamento del bianco, e i potentissimi Stili fotografici di nuova generazione (ora personalizzabili in ogni singolo, impercettibile dettaglio), otteniamo un comparto ottico monumentale. E non dimentichiamo i video: la qualità delle riprese in movimento resta semplicemente inarrivabile per qualsiasi altro concorrente sul mercato.

Batteria super e l’enorme delusione dell’Intelligenza Artificiale assente

Ottime notizie arrivano anche dal fronte energetico e delle prestazioni termiche. Il nuovissimo chip proprietario A20 Pro (costruito con un’avveniristica e costosissima architettura a 2 nanometri) lavora in perfetta sinergia con la nuova vapor chamber di raffreddamento (con una superficie dissipante triplicata rispetto al modello 17 Pro). Questo si traduce in prestazioni granitiche e assenza totale di fastidiosi surriscaldamenti anche durante lunghe sessioni di gaming pesante o faticosi rendering video 4K. La ricarica rapida, finalmente, fa un balzo nel futuro: si raggiunge il 50% di autonomia in appena 15 minuti tramite cavo USB-C, e in 30 minuti tramite basetta wireless.
Ma qui arrivano le gravissime dolenti note sul software. L’intera e martellante campagna pubblicitaria di lancio di Apple si è basata sulla rivoluzione dell’intelligenza artificiale neurale. Peccato che l’attesissima Siri AI non sia ancora minimamente disponibile né nel nostro continente europeo, né tantomeno in lingua italiana. È un’assenza semplicemente gravissima e deludente: gli utenti italiani pagano la mostruosa cifra di quasi 1.500 euro (esattamente come i clienti americani) per avere in mano un software monco, privo della sua funzione cardine. Mentre rivali agguerriti come Google Pixel e Samsung offrono da tempo pacchetti IA completissimi, Apple continua testardamente ad arrancare in Europa, limitandosi a offrire qualche sfiziosa (ma minore) funzione di editing fotografico basata sull’intelligenza artificiale (come la strepitosa opzione per cambiare l’angolo di inquadratura di una foto post-scatto). Acquistare oggi iPhone 18 Pro in Italia, a quel prezzo, rappresenta a tutti gli effetti un costosissimo atto di fede verso futuri e incerti aggiornamenti software. Se avete già in tasca un iPhone 17 Pro, tenetevelo stretto.

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