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Spettacolo

Le tradizioni d’Albania incantano Azzano Decimo: musica e danze per il tour dell’Ensemble di Tirana

La magia della danza folcloristica e della musica tradizionale per abbattere le distanze geografiche e unire due popoli. Il Teatro “Marcello Mascherini” di Azzano Decimo (Pordenone) ha registrato il tutto esaurito per ospitare l’atteso spettacolo dell’Ensemble Nazionale di Canzoni e Danze Popolari di Tirana. Ben 33 artisti professionisti, vestiti con abiti tradizionali cuciti a mano, hanno regalato al pubblico del Nord Italia un viaggio indimenticabile attraverso i suoni, i colori e i ritmi delle varie regioni dell’Albania. L’evento, ideato e organizzato con grande tenacia da Enkel Zhuti e patrocinato dal Comune, è stato un trionfo di integrazione. Per la numerosa comunità albanese residente in Italia (accorsa da tutto il Triveneto), l’esibizione dell’orchestra dal vivo non è stato solo un semplice concerto, ma un ponte culturale straordinario capace di riaccendere il legame con la madrepatria, mostrando al Paese ospitante il volto più bello e nobile delle proprie antiche radici. Leggi il racconto completo della serata evento 👇

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Costumi tradizionali albanesi

Azzano Decimo (PN) – La grande e affascinante arte popolare ha il potere unico e straordinario di annullare istantaneamente le distanze geografiche, trasformando un palcoscenico teatrale in un vero e proprio ponte emotivo capace di ricongiungere intere generazioni alla propria terra madre. La recente serata andata in scena presso il Teatro “Marcello Mascherini” di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, è stata senza alcun dubbio una di quelle rare e preziose esperienze umane e culturali destinate a rimanere incise a lungo nel cuore dei partecipanti. Una sala letteralmente gremita in ogni ordine di posto, animata fin dai primissimi minuti da colori sgargianti, ritmi incalzanti, musica dal vivo e un entusiasmo a dir poco incontenibile, ha accolto a braccia aperte non soltanto il folto pubblico residente di Azzano Decimo e Pordenone, ma anche numerosi, appassionati spettatori giunti appositamente per l’occasione da diverse province limitrofe, tra cui Treviso, Trieste, Vicenza e altre floride località del Nord Italia.
Sotto le luci della ribalta friulana è arrivato, in tutta la sua imponenza scenica, il prestigioso Ensemble Nazionale di Canzoni e Danze Popolari di Tirana, protagonista assoluto e indiscusso di una serata indimenticabile interamente dedicata alla riscoperta della musica tradizionale, della danza folcloristica e delle millenarie tradizioni popolari albanesi. L’atteso evento, promosso con orgoglio nel Comune di Azzano Decimo sotto il patrocinio diretto e convinto del consigliere comunale Ervin Ramaliu, è stato magistralmente ideato, curato e organizzato nei minimi dettagli logistici dal coreografo e direttore manager dell’evento Enkel Zhuti. Un professionista instancabile che ha lavorato duramente e a lungo, superando innumerevoli ostacoli burocratici, pur di riuscire nell’impresa di portare in Italia questa imponente e storicamente rilevante formazione artistica balcanica.

L’Albania autentica: un viaggio tra ritmi, costumi e tradizioni popolari

Ad aprire ufficialmente il ricco e variegato programma della serata è stata la brillante presentatrice Suela Demiri, che ha saputo immediatamente rompere il ghiaccio e accogliere il caloroso pubblico in sala, introducendo i talentuosi artisti con parole particolarmente sentite, profonde e significative.
«Non siamo venuti fin qui in Friuli semplicemente per offrirvi un classico e formale concerto da ascoltare in silenzio: siamo venuti per portarvi fisicamente e spiritualmente qui l’Albania autentica. L’Albania delle canzoni e delle danze secolari, l’Albania della tradizione contadina, dei ritmi frenetici, dei colori accesi e della straordinaria, inesauribile energia vitale del popolo albanese». E le sue parole, cariche di legittimo orgoglio patriottico, hanno trovato un’immediata e piena espressione artistica nell’eccezionale spettacolo che è seguito. I ben 33 artisti professionisti dell’Ensemble, presentandosi sul palco abbigliati con i loro splendidi, complessi e preziosissimi costumi tradizionali cuciti a mano, hanno proposto agli spettatori un immaginario e travolgente viaggio geografico attraverso i canti polifonici e le danze coreografiche delle diverse regioni albanesi, muovendosi idealmente dalle aspre montagne del Nord fino alle calde coste del Sud del Paese. La sapiente commistione di musica acustica, danza sincronizzata e costumi tipici ha restituito al pubblico italiano l’immagine vivida della smisurata ricchezza di un patrimonio culturale antico, che continua caparbiamente a essere custodito gelosamente e trasmesso di padre in figlio anche ben oltre i confini naturali dell’Albania. Le esibizioni, rigorosamente eseguite e accompagnate dal vivo senza alcun ausilio di basi registrate, hanno visto come assoluti protagonisti i virtuosi cantanti, gli instancabili ballerini e gli impeccabili musicisti dell’orchestra professionale proveniente direttamente da Tirana. Suonando magistralmente gli strumenti tipici della tradizione popolare balcanica (come il liuto, il def e il çifteli), hanno contribuito a creare in sala un’atmosfera di grandissima intensità emotiva. Il pubblico, letteralmente rapito, ha risposto con applausi scroscianti, battute di mani a tempo e continue ovazioni a scena aperta, lasciandosi coinvolgere totalmente dall’energia magnetica degli artisti in scena.

Il trionfo organizzativo di Enkel Zhuti e l’omaggio delle istituzioni

La perfetta e impeccabile realizzazione di un evento di tale e complessa portata internazionale è stata il risultato concreto di un lunghissimo e faticoso lavoro organizzativo. Enkel Zhuti, vero deus ex machina, ideatore e organizzatore logistico dell’iniziativa, ha inseguito per lunghissimo tempo e con assoluta tenacia il grande e ambizioso progetto di portare l’Ensemble di Stato di Tirana a esibirsi in Italia. Il fortunato tour autunnale ha toccato in totale quattro importantissime città del Nord – Brescia, Torino, Azzano Decimo e infine Rovereto – trasformando quello che per anni era stato soltanto un bellissimo sogno su carta, in una splendida realtà capace di coinvolgere attivamente decine di migliaia di membri delle numerose comunità albanesi residenti stabilmente nel nostro Paese.
Nella tappa specifica di Azzano Decimo, il colossale e delicato lavoro organizzativo è stato affettuosamente sostenuto anche dalla famiglia dello stesso Zhuti, in particolare dall’instancabile moglie Gerta e dalla giovane figlia Alisa, oltre che da una fitta e solidale rete di collaboratori, volontari e amici fidati che hanno contribuito gratuitamente e con passione alla perfetta riuscita dell’iniziativa. La solennità e l’importanza dell’evento sono state peraltro sancite dalla partecipazione attiva e convinta dei massimi rappresentanti delle istituzioni politiche locali. Un caloroso saluto istituzionale di benvenuto è stato infatti rivolto alla platea e agli artisti dal Sindaco in carica, Massimo Piccini, affiancato dal Presidente del Consiglio Comunale Paul Vatamanu e dal già citato Consigliere comunale Ervin Ramaliu, titolare della fondamentale delega alle Politiche dell’Immigrazione e dell’Integrazione. A testimoniare il grande interesse mediatico suscitato dall’iniziativa, erano presenti in prima fila anche numerosi rappresentanti del mondo dell’informazione e della stampa locale, tra cui l’apprezzata giornalista Mirella Piccini, oltre a svariati giornalisti e pubblicisti di spicco appartenenti alla stessa comunità italo-albanese, come il noto critico, pubblicista e stimato scrittore Florim Zeqa, che ha seguito attentamente l’intero evento documentandone il profondo significato sociologico.

Il ponte culturale e il valore della memoria per la diaspora in Italia

La bellissima e commovente serata friulana ha assunto, fin dalle prime note, un significato intimo e del tutto particolare per la vastissima comunità albanese residente in Italia. Per le migliaia di coraggiosi emigrati giunti nel Belpaese negli scorsi decenni in cerca di fortuna e lavoro, ritrovare improvvisamente sul palco di un teatro le musiche, le parole e le danze della propria terra ha significato poter riabbracciare virtualmente le proprie radici. Ha significato, soprattutto, poter finalmente mostrare e condividere apertamente con il Paese ospitante che li ha accolti una parte fondamentale, gioiosa e nobile della propria forte identità culturale.
L’arte scenica si è così trasformata in un potentissimo linguaggio universale, capace di superare in un istante i rigidi confini geografici, le differenze linguistiche e le distanze generazionali, favorendo l’incontro puro, il dialogo costruttivo e la conoscenza reciproca tra due popoli storicamente fratelli. L’Albania, pur essendo un Paese dalle dimensioni territoriali relativamente contenute, custodisce infatti come un prezioso scrigno una straordinaria, insospettabile e complessa varietà di tradizioni, dialetti, costumi cuciti a mano, ritmi sincopati e forme musicali polifoniche, che variano in maniera sorprendente da una piccola regione all’altra, ma che risultano sempre e indissolubilmente accomunati da una fortissima identità culturale di matrice nazionale. È stata esattamente questa profonda e ancestrale ricchezza che i 33 artisti di Tirana hanno portato in dono ad Azzano Decimo, permettendo al vasto pubblico di vivere una serata magica nella quale il viscerale legame con la terra d’origine si è fuso armoniosamente con la solida e laboriosa realtà quotidiana della comunità albanese perfettamente integrata in Italia. Quando le pesanti luci del teatro Mascherini si sono accese e l’ultima nota dell’orchestra ha smesso di risuonare nell’aria, per moltissimi spettatori con gli occhi lucidi è stato davvero come ritrovare, nel cuore del Nord Italia, un frammento vivo e pulsante della propria Albania.

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Spettacolo

La leggenda della chitarra jazz risorge tra le note dell’organo Hammond e della Big Band: a Busto Arsizio si accendono i riflettori su “Eventi in Jazz”

Dal 2 ottobre al 20 novembre 2026 torna “Eventi in Jazz” tra Busto Arsizio e Castellanza, con la direzione artistica di Mario Caccia. Apertura con un omaggio a Franco Cerri e un ricco cartellone che spazia dagli Area Open Project a Steve Ferrone. Ingresso gratuito under 20 e prevendite su Vivaticket! 👇

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Franco Cerri

Busto Arsizio – Un’onda di travolgente interplay, eleganza acustica e fiera libertà espressiva si propaga dai laboratori della musica indipendente per invadere i teatri storici della provincia, trasformando i palcoscenici del Varesotto in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed educazione permanente alla bellezza, al di là dell’asfissia dei consumi e dei filtri digitali degli smartphone. Il jazz e le sue contaminazioni rock e funk, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare il merito e il genio dei massimi compositori della penisola, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta. Venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 21:00 in punto, lo sfolgorante scenario del Teatro Sociale di Busto Arsizio (VA) terrà a battesimo il solenne fischio d’inizio della nuova, attesissima edizione di Eventi in Jazz.

La monumentale rassegna, che abiterà le sale e i monitor culturali di Busto Arsizio e Castellanza fino al prossimo 20 novembre, è interamente promossa con orgoglio dalle amministrazioni comunali del territorio in asse con il contributo degli sponsor Puce & Partners e Mogon Pharmaceuticals. La direzione artistica e organizzativa della scuderia, affidata al rigore filologico di Mario Caccia (carismatico patron della casa discografica Abeat Records), ha blindato una programmazione strategica e pluriennale d’area vasta in totale trasparenza. Il gran galà di apertura si offre alla platea come un viaggio specchio e un commosso tributo intitolato “Cento di questi Cerri”, interamente consacrato alla memoria di un titano immortale andato rubato negli occhi della storia della musica dello Stato: il leggendario chitarrista Franco Cerri, taccuino alla mano e passioni calde.

Dall’organo Hammond di Gurrisi ai tre re del Barber Shop: l’omaggio a Cerri

Il ruolino di marcia della serata d’apertura schiererà sul legno della pista ben tre formazioni d’élite composte da musicisti under 40 e maestri stanziali che hanno condiviso con il chitarrista milanese (scomparso nel 2021) decenni di concerti e registri discografici. Il primo round vedrà salire in trincea il trio guidato dal talento di Alberto Gurrisi all’organo Hammond, affiancato millimetricamente sul pentagramma dalla chitarra di Alessandro Usai e dalla batteria di Roberto Paglieri, reduci dal successo del progetto “Cento di questi Cerri” inciso per Abeat Records. Al loro fianco faranno squadra i fiati e le sezioni della **CJO Civica Jazz Orchestra**, la blasonata big band diretta dal Maestro Luca Missiti e nata all’interno dei Civici Corsi di Jazz di Milano, la prestigiosa scuola dello Stato fondata nel 1987 dallo stesso Cerri in asse con Enrico Intra.

L’atto conclusivo del tributo terrà accesi i riflettori sui monitor del **Barber Shop trio**, un’opera di squadra eccezionale che riunisce tre autentici monumenti storici della saggistica jazz tricolore: l’immensa classe pianistica di Dado Moroni, il contrabbasso millimetrico di Riccardo Fioravanti e la batteria ritmica di Stefano Bagnoli. Il repertorio si svilupperà come un cammino spavaldo e privo di filtri protettivi tra i massimi cavalli di battaglia del Maestro, fondendo la sensibilità melodica mediterranea a un comfort funzionale perfetto. «Vogliamo trasformare il ricordo in un’esperienza viva, attuale e condivisa», confessa visibilmente emozionato il direttore del festival Mario Caccia, pianificando le scadenze autunnali per sconfiggere il torpore, l’isolamento sociale e le nevrosi causate dall’uso improprio degli schermi digitali, per un benessere collettivo dell’anima.

Dall’avanguardia degli Area Open Project al groove planetario di Steve Ferrone

I dati del cartellone firmato da Caccia parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi, delineando una parata di stelle transnazionali pronte a far tremare le province lombarde per un interplay totale tra generi e geografie dell’io. Sabato 10 ottobre il Teatro Sociale ospiterà lo shock acustico degli Area Open Project di Patrizio Fariselli e Paolo Tofani, lo storico collettivo d’avanguardia che a cinquant’anni dalla nascita della formazione originale di Demetrio Stratos mantiene intatta la forza eversiva del proprio rock mediterraneo. Sabato 17 ottobre sbaferà a Busto l’ironia swing del sassofonista inglese **Ray Gelato** in asse con il tip tap del campione mondiale Tommaso Maria Parazzoli e le Ladies in Tune. Il 20 ottobre il festival traslocherà al Cinema Teatro Dante di Castellanza per accogliere il trio blues di Davide Pannozzo, impreziosito dal merito biologico di Steve Ferrone, icona mondiale della batteria e storico turnista di Eric Clapton e Michael Jackson, accanto ad Etienne Stadwijk.

Venerdì 30 ottobre i laboratori di Castellanza ospiteranno il secondo solenne tributo in memoria di **Emilio Soana**, la leggenda della tromba scomparsa all’inizio del 2025, celebrato sul leggio dai massimi colleghi di strumento dello Stato (Mandarini, Brunini, Moretto, Orlandi) e dalla Simply Bop Big Band. La chiusura del festival, programmata per venerdì 20 novembre a Busto Arsizio, sarà affidata al quartetto di un’eccellenza stanziale del territorio, il chitarrista pop **Chicco Gussoni**, noto per le sue joint venture con Sting e la Pausini. La direzione comunica in totale trasparenza che i biglietti d’ingresso sono acquistabili online sul circuito ufficiale di **Vivaticket**, ma per blindare il welfare dei giovani e bloccare lo spopolamento culturale delle aree interne, è stato sbloccato l’ingresso gratuito per tutti i ragazzi under 20, previa prenotazione obbligatoria tramite mail a *management@abeatrecords.com*. Questo fine settimana spegnete gli smartphone e scendete in strada a Busto: la grande musica vi aspetta a braccia aperte per ricordarvi che il futuro appartiene a chi non ha paura di sognare a tempo di jazz.

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La scarica EDM che risveglia i ventenni dal torpore del futuro: il producer imolese Cardo lancia “Volerò via” con lo shock dance di “Heyyy”

La scarica energetica dell’EDM anni Novanta sale in trincea contro l’asfissia del futuro e la musica d’autore canta il riscatto dei ventenni! Debutta da domani, venerdì 25 settembre 2026, su tutte le piattaforme digitali di streaming “Volerò via”, lo straordinario EP d’esordio del produttore imolese Cardo (Simone Cardelli). Il disco è trainato in radio dal singolo shock “Heyyy”, un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito guidato da un pianoforte travolgente che fa collidere la dubstep d’avanguardia alle fratture intime dell’anima. Un’oasi di spensieratezza e tagliente ironia rionale realizzata interamente su FL Studio per sconfiggere l’isolamento da smartphone e difendere il merito di abitare il presente. Scoprite la tracklist completa nel nostro articolo! 👇

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Volerò via, cover

Redazione-  Un battito sintetico, dirompente e sfacciatamente nostalgico si propaga dai laboratori della musica indipendente per invadere i canali dello streaming, offrendo alle nuove generazioni la risorsa terapeutica ed etica più potente per curare lo scollamento emotivo e l’asfissia dei nostri giorni. I ritmi della notte, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare le inquietudini e i soft skill dei ventenni, regalando alle famiglie un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione capitalista. Da domani, venerdì 25 settembre 2026, questo brivido di pura e saggia introspezione elettronica diventa realtà fisica: debutta ufficialmente su tutte le piattaforme digitali di streaming “Volerò via”, il magnetico e attesissimo EP d’esordio del produttore e cantautore imolese Cardo.

Il progetto discografico, composto da sei tracce raffinate e prodotte in totale trasparenza attraverso i controller digitali, si articola come una spavalda requisitoria contro l’ossessione contemporanea per il domani, sintonizzando le frequenze dei server sul massimo livello di onestà intellettuale. Dal disco è stato estratto il singolo di lancio “Heyyy”, da questa mattina ufficialmente inserito in rotazione radiofonica in tutto lo Stato. Si tratta di un brano dall’energia travolgente guidato dalle note serrate di un pianoforte acustico, un ordito perfetto di arrangiamenti meccatronici che evoca immediatamente l’interplay e la suspense dei massimi club degli anni Novanta, taccuino alla mano e passioni calde.

La trappola del vuoto magnetico e i contrasti dell’anima: l’analisi di “Heyyy”

La traccia apripista “Heyyy” esplora senza filtri protettivi il perenne gioco dei contrasti macroeconomici e spirituali dell’io — la luce rionale e il buio dell’anima, il bene dei sentimenti e il male della materia —, concetti universali che non potrebbero biologicamente sussistere senza il proprio opposto. Nel momento esatto in cui ogni punto fermo della vita quotidiana viene meno, si spalanca davanti al protagonista un abisso spaventoso: un vuoto pneumatico che sa farsi pericolosamente magnetico per i passeggeri del sogno. È in questa trincea psicologica che il confine tra la paura ancestrale e l’attrazione si assottiglia millimetricamente, fino a quando il timore muta in rabbia pulita, tramutandosi nella necessaria valvola di sfogo per difendere il merito della propria dignità.

L’ordito narrativo dell’intero EP pulsa attorno a una domanda radicale, urgente e priva di ipocrisie interpretative: se oggi fosse l’ultimo giorno della nostra permanenza sulla terraferma, come sceglieremmo di vivere? Cardo manifesta una severa stanchezza nei confronti di una società asfissiata dall’illusione del tempo, in cui i giovani under 30 sono costretti a sacrificare il presente vivendo costantemente proiettati nel futuro. Le sonorità celebrano il matrimonio perfetto tra le metriche dell’EDM d’avanguardia e le vibrazioni telluriche della dubstep, combinando la serietà dei testi a una sofisticata e tagliente ironia rionale, un comfort funzionale perfetto per abbattere l’isolamento sociale.

La tracklist ufficiale blinda un portfolio di canzoni nate da una forte urgenza espressiva e andate già rubate nei sogni dei collezionisti della rete:

  • Heyyy: Il fischio d’inizio del disco, una scarica dance anni Novanta contro le nevrosi metropolitane.
  • Questa Notte: Un’esplorazione notturna tra i vicoli e i battiti digitali del clubbing.
  • Siamo Solo Noi: Un inno generazionale che rivendica il merito dell’unicità oltre il conformismo imperante.
  • Nel Paese Dei Balocchi: Una requisitoria satirica e priva di maschere sulle illusioni del benessere finto della società dei consumi.
  • Volerò Via: La ballata elettronica e title-track dell’opera, specchio della liberazione civile dell’io.
  • 2DAY: Il sigillo finale, un manifesto ritmico sull’importanza assoluta di abitare il presente.

Dalla cameretta con FL Studio al manifesto generazionale: la biografia di Simone Cardelli

Dietro il moniker di Cardo pulsa l’anima e l’onestà delle idee di Simone Cardelli, artista romagnolo nato a Imola il 15 giugno 2002. Avviato allo studio del pianoforte all’età di soli cinque anni, ha saputo convertire lo spartito classico in un percorso da autodidatta a partire dai tredici anni, affinando soft skill compositive di assoluto rilievo. All’età di 18 anni, durante i mesi complessi del post-pandemia, si è addentrato nei laboratori della produzione musicale servendosi principalmente della piattaforma digitale FL Studio, iniziando a comporre i primi brani e a tradurre in musica i dolori e le riflessioni sulla tenuta sociale dei quartieri popolari, rifiutando le scorciatoie delle sintonizzazioni artificiali.

«Descrivere un brano o un EP mi mette sempre in crisi, fatico ad aggiungere parole a quelle che ho già scritto», confessa con spavaldo orgoglio e ironia Simone Cardelli, svelando i verbali del suo diario creativo prima dello sblocco nei digital store. «L’unica cosa che mi viene in mente è che mi sono divertito moltissimo nel farlo». Le sue reference musicali si estendono ai generi più disparati dello Stato e transnazionali, un programma pluriennale finalizzato a connettersi in totale trasparenza con il pubblico più vasto possibile, senza distinzione di età o barriere culturali. I server sono caldi e i canali della stampa specializzata pronti. Questo fine settimana spegnete gli smartphone e lasciatevi scortare dal flusso di “Volerò via”: scoprirete che finché la nostra giovinezza saprà alzare il volume per gridare la propria verità, il domani della musica italiana non avrà mai paura del buio.

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Prima mondiale in Francia per Paolo Cavallone: a Quiberon debutta “D’après Fauré”

La musica e l’estro italiano tornano a stregare l’esigente e prestigioso pubblico d’oltralpe! Il celebre compositore (e docente) Paolo Cavallone è pronto a volare in Francia per una solenne esecuzione in prima mondiale assoluta. Domenica 27 settembre 2026, all’interno del lussuoso e ambito cartellone del festival “Les Musicales de Quiberon” in Bretagna, andrà infatti in scena la nuovissima opera per trio d’archi intitolata “D’après Fauré”. Commissionata dal grande fagottista e direttore francese Pascal Gallois, l’opera del maestro Cavallone è un intimo e stravolgente omaggio al genio del celebre “Après un rêve” di Gabriel Fauré, miscelato sapientemente con i fortissimi echi della musica d’avanguardia del Novecento italiano di Berio e Nono. A dare anima e fiato agli strumenti e alle note non potevano che essere i virtuosi ragazzi del “Trio della Serenissima”, brillante orchestra da camera formata da tre giovanissimi studenti del rinomato Conservatorio statale “Benedetto Marcello” di Venezia (istituzione che, tra l’altro, è stata nominata ospite d’onore ufficiale del festival bretone 2026). Scopri nel nostro articolo tutti i dettagli sulla fortunata collaborazione italo-francese e i clamorosi successi internazionali di Paolo Cavallone 👇

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Trio Serenissima Cavallone

Roma – La raffinatissima e antichissima tradizione della composizione musicale contemporanea italiana si prepara orgogliosamente a varcare nuovamente e trionfalmente i confini nazionali, esportando il talento puro del nostro Paese per illuminare una delle piazze culturali europee più prestigiose ed esigenti del Vecchio Continente.
La grandissima attesa del mondo accademico e concertistico è tutta puntata verso un nuovo, imperdibile e solenne appuntamento internazionale che vedrà come assoluto e osannato protagonista il brillante e affermato compositore italiano Paolo Cavallone. L’eccellente musicista e accademico è infatti spasmodicamente atteso in Francia per la suggestiva e magica serata di domenica 27 settembre 2026, dove sarà ospite d’onore all’interno del rinomato cartellone del prestigioso festival transalpino “Les Musicales de Quiberon”, in terra di Bretagna. Il palcoscenico bretone farà da lussuosa cornice alla primissima e attesissima esecuzione mondiale assoluta dell’opera intitolata “D’après Fauré”. Si tratta dell’ultima e nuovissima, complessa composizione scritta per un classico trio d’archi, un’opera maestosa e intimista che è stata esplicitamente e direttamente commissionata al talento del maestro italiano dalla sapiente intuizione del celeberrimo e influente fagottista e grandissimo direttore d’orchestra francese Pascal Gallois.

Il connubio artistico e filosofico tra Cavallone e Pascal Gallois

La genesi concettuale e puramente armonica di questa nuovissima opera musicale non è affatto casuale, ma rappresenta anzi la sublime e fisiologica fioritura di una partnership intellettuale e culturale che affonda radici profonde.
Questa particolarissima commissione internazionale, infatti, nasce spontaneamente dal solidissimo, storico e proficuo rapporto umano e artistico instauratosi negli anni tra lo stesso Paolo Cavallone e il maestro Pascal Gallois. I due immensi artisti, spiriti affini, collaborano ormai strettamente da moltissimo tempo, confrontandosi quotidianamente e intellettualmente con coraggio intorno ai difficili temi della ricerca musicale d’avanguardia e della complessa creazione sonora contemporanea. Questa nuova e prestigiosissima commissione festivaliera francese rappresenta dunque per entrambi non solo un punto d’arrivo, ma soprattutto una stimolante e nuova tappa evolutiva di un lungo e serrato dialogo interculturale transalpino. Un dibattito artistico fondato interamente sull’esplorazione audace di nuovi linguaggi musicali non convenzionali e sulla ricerca di forme espressive inedite, che siano però sempre capaci e rispettose di saper mettere armoniosamente in stretta relazione i canoni intoccabili della tradizione passata con la vibrante, nevrotica e frammentata scrittura del nostro turbolento presente storico.

Un omaggio a Fauré tra suggestioni sonore e la tradizione del Novecento

L’architettura musicale creata dal maestro Cavallone per questa speciale occasione bretone è un vero e proprio capolavoro di equilibrio, dedizione e reverenza verso i mostri sacri della composizione europea, impreziosita da sprazzi di genialità italiana.
L’intera struttura spartitica di D’après Fauré si basa originariamente ed esplicitamente sulle celebri e immortali note dell’opera “Après un rêve” del grandissimo compositore francese Gabriel Fauré (1845-1924), indubbiamente considerata dalla critica come una delle pagine più belle, oniriche e celebri dell’intero e sterminato repertorio tardo-romantico francese. Nel suo modernissimo lavoro d’archi, Cavallone non si limita banalmente e pigramente a citare in modo calligrafico e didascalico il capolavoro del maestro transalpino, ma gli rende piuttosto un vero e proprio e sentito omaggio spirituale. Egli seziona, stravolge e rielabora sapientemente e chirurgicamente il nobile materiale melodico e armonico originario del brano, trasformandolo in un nuovissimo, autonomo e sorprendente percorso sonoro e concettuale. Nelle battute di questo inedito trio d’archi, la struggente memoria del passato e l’immaginazione fervida del futuro si intrecciano indissolubilmente e virtuosamente attraverso velati e timidi richiami, continue metamorfosi stilistiche e affascinanti trasformazioni sonore. Ma la grandezza e la caratura intellettuale del compositore si evince da un dettaglio fondamentale: mentre omaggia il genio francese, nella sua originalissima scrittura polifonica emergono evidenti, prepotenti e meravigliose suggestioni contemporanee direttamente e indissolubilmente legate alla sterminata e grandiosa tradizione italiana musicale d’avanguardia del tormentato Novecento. Si percepiscono tra le note del pentagramma echi lontani delle lezioni immense e immortali lasciate in eredità da giganti del calibro di Luciano Berio e Luigi Nono, il tutto orchestrato in un costante, faticoso ma sublime gioco di ardite e mutevoli prospettive acustiche e di ingannevoli distanze emotive.

Il Trio della Serenissima sul palco: Venezia ospite d’onore in Bretagna

Per dare voce fisica, anima vibrante e suono reale e tangibile a questa complessa ed elitaria nuova composizione, si è deciso saggiamente di affidare l’esecuzione materiale dell’opera nelle sapienti e delicate mani di giovani talenti della nostra Nazione.
A salire emozionatissimi e carichi di responsabilità sul palco francese del festival sarà il bravissimo Trio della Serenissima, un eccelso ensemble formato direttamente tra i maestosi, antichi e silenziosi corridoi accademici del prestigioso Conservatorio Statale di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia. Questo affiatatissimo gruppo cameristico è formato tecnicamente dai virtuosi musicisti Carlo Maria Vianello Mirabello (al violino), Leonardo Mariotto (alla viola) e Costanza Battistella (al violoncello). Saranno esclusivamente e onorevolmente loro tre a dover interpretare solennemente e impeccabilmente in prima esecuzione mondiale, davanti al competentissimo e temuto pubblico transalpino, una delle più belle e recenti creazioni scaturite dalla fervida mente del maestro compositore Paolo Cavallone. La scelta dell’orchestra da camera non è affatto casuale: il maestro è un fiero veneziano d’adozione lavorativa, ed è attualmente uno stimato e severo docente titolare di composizione proprio presso le prestigiose aule del medesimo e storico Conservatorio lagunare. La massiccia e voluta presenza istituzionale dell’ensemble veneziano all’evento musicale è strettamente legata a doppio filo all’ufficiale, fittissimo e meraviglioso legame di gemellaggio culturale stretto di recente tra la suggestiva cittadina marittima francese di Quiberon e il celebre Conservatorio italiano, che è stato nominato all’unanimità nientemeno che “ospite d’onore ufficiale” dell’intera e ricchissima edizione 2026 del blasonato festival d’oltralpe. A livello accademico e puramente istituzionale, questa storica e mastodontica realtà educativa veneziana è attualmente guidata dall’esperienza del direttore Roberto Gottipavero, il quale resterà saldamente in carica fino al termine del suo mandato (fissato al 31 ottobre 2026). Dal 1° novembre prossimo, invece, la direzione e il pesante testimone passeranno amministrativamente sotto la guida del nuovo direttore, Chiara Staibano.

I successi internazionali e la proficua carriera di Paolo Cavallone

L’esibizione che andrà in scena domenica chiuderà idealmente un vero e proprio cerchio artistico, suggellando una duratura e inossidabile amicizia.
L’atteso, acclamato e festoso ritorno trionfale del maestro Paolo Cavallone in terra di Bretagna si va felicemente a inserire in un profondo rapporto artistico e geografico già solidamente e lungamente consolidato nel corso del tempo. Già negli anni passati, infatti, il grande compositore italiano aveva collaborato attivamente, proficuamente e brillantemente con la famosissima e imponente Orchestre National de Bretagne (ONB) per la superba realizzazione concertistica del mastodontico doppio concerto intitolato “Metamorfosi d’amore” (un’opera d’arte che fu all’epoca presentata, registrata ed eseguita con enorme clamore di pubblico e di severissima critica presso il sontuoso teatro dell’Opera di Rennes). La collaborazione transalpina aveva poi prodotto ottimi frutti anche per la difficilissima e chirurgica registrazione di Porte, un imponente e avanguardista progetto discografico denominato “Hóros”, che venne poi orgogliosamente presentato in pompa magna e trasmesso dai potenti microfoni pubblici della radio di Stato, Radio France. La nuovissima e prestigiosissima commissione di “D’après Fauré”, inoltre, arriva magicamente e puntualmente a cadere in una fase lavorativa ed emotiva che è particolarmente e professionalmente intensa per quanto riguarda l’attività quotidiana dello stesso maestro Cavallone. L’autore si trova a cavalcare una lunghissima e ininterrotta onda di puro e cristallino successo mediatico, giunta meritatamente dopo l’enorme attenzione intellettuale, editoriale e di critica ricevuta di recente a teatro grazie al successo travolgente della sua imponente e complessa opera teatrale intitolata “Il D’Annunzio Segreto”, a cui ha fatto subito e brillantemente seguito la recentissima e attesissima pubblicazione musicale globale e internazionale del bellissimo, fortunato e ricercato CD intitolato “Miroirs d’esquisses”, inciso gelosamente e meticolosamente per la nota etichetta di settore Da Vinci Classics. Una carriera sterminata, profonda e costellata di continui, immani e faticosissimi successi intellettuali. L’altissima caratura accademica e la profondità emotiva e umana della sua ormai vasta, complessa e variegata produzione, lo colloca indiscutibilmente, meritatamente e oggettivamente oggi (a livello unanime di critica specializzata) tra le voci italiane contemporanee più fresche, originali, libere, autorevoli e in assoluto più influenti dell’intera, affollatissima e competitiva scena musicale classica e avanguardistica internazionale.

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