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Attualità

L’Elefante su Rai 3: Peter Gomez promette grande spettacolo con De Cataldo e Mercalli

Il sabato sera in tv cambia finalmente volto e si riempie di grande cultura! Sabato 3 ottobre alle 20.15 su Rai 3 (e in streaming su RaiPlay) torna “L’Elefante”, il programma di approfondimento condotto dal giornalista Peter Gomez. Una seconda puntata che promette letteralmente scintille intellettuali: in studio ci saranno lo scrittore ed ex magistrato Giancarlo De Cataldo (autore di Romanzo Criminale) e il noto climatologo Luca Mercalli per affrontare i temi più caldi dell’attualità. A impreziosire il salotto televisivo ci penseranno le storie emozionanti di Chiara Francini, la satira pungente del comico Dario Vergassola e l’immancabile e preziosa bussola storica del professor Giordano Bruno Guerri. Un appuntamento di pura intelligenza assolutamente da non perdere!👇

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Gomez, elefante, Rai 3

Roma – Il sempre affollato, chiassoso e ultra-competitivo palinsesto televisivo del sabato sera italiano, tradizionalmente e storicamente dominato da lustrini, balli di gruppo e varietà di puro intrattenimento leggero, si arricchisce finalmente di una meravigliosa e inestimabile oasi di profonda riflessione intellettuale e culturale. Sabato 3 ottobre 2026, con partenza fissata alle ore 20.15 in diretta nazionale su Rai 3 (e comodamente fruibile in streaming on demand sulla piattaforma digitale RaiPlay), andrà in onda la tesissima e attesissima seconda puntata de “L’Elefante”, il nuovo e fortunatissimo programma di approfondimento giornalistico guidato magistralmente dall’inconfondibile, graffiante e lucido stile di Peter Gomez. In un panorama mediatico troppo spesso piegato alla rincorsa spasmodica e urlata del facile consenso a colpi di slogan e litigi da pollaio, l’ambiziosa trasmissione della terza rete del servizio pubblico si propone coraggiosamente come uno spazio televisivo totalmente libero, pacato e trasversale. L’obiettivo dichiarato del padrone di casa è quello di offrire ai telespettatori uno sguardo lucido, analitico e privo di censure sui temi più caldi, complessi e divisivi che animano quotidianamente l’infiammato dibattito pubblico, dalla politica all’attualità, spaziando con eleganza fino alla sociologia e all’impegno civile. Per riuscire in questa titanica impresa, Gomez ha deciso di circondarsi di un salotto di ospiti di primissima grandezza, veri e propri pesi massimi del panorama culturale italiano.

Tra giustizia e clima: il fascino intellettuale di De Cataldo e Mercalli

Il piatto forte, saporito e imperdibile della serata televisiva di sabato sarà indiscutibilmente rappresentato dal doppio e prestigiosissimo dialogo intellettuale che Peter Gomez imbastirà con due figure chiave del nostro tempo.
Da un lato dei divani dello studio prenderà posto l’illustre scrittore ed ex magistrato di lungo corso Giancarlo De Cataldo. Penna raffinatissima, acuto osservatore delle dinamiche criminali e autore di capolavori letterari assoluti come “Romanzo Criminale” e “Una storia sbagliata”, De Cataldo porterà in dote al programma la sua ineguagliabile e profonda capacità di sezionare, analizzare e comprendere le zone più oscure, fragili e complesse della nostra società civile e del nostro instabile sistema giudiziario. Dall’altro lato, a bilanciare la complessa narrazione sociale con la rigorosa e allarmante urgenza scientifica, ci sarà il celeberrimo climatologo, studioso e volto noto della divulgazione ecologica Luca Mercalli. In un’epoca storica letteralmente e drammaticamente segnata dai violenti e devastanti stravolgimenti climatici e da un allarmante surriscaldamento globale, le parole ferme, decise e basate sui dati di Mercalli rappresenteranno un fondamentale, prezioso e ineludibile richiamo alla responsabilità collettiva e all’azione politica tempestiva.

Da Chiara Francini a Dario Vergassola: l’inconfondibile ironia

Ma L’Elefante non è assolutamente e unicamente un serioso e cattedratico consesso accademico per soli addetti ai lavori. Il grande merito autoriale della trasmissione di Rai 3 risiede proprio nella magica e virtuosa capacità di saper mescolare sapientemente i registri narrativi.
A donare un irresistibile, brillante e coinvolgente tocco di leggerezza e di colore territoriale ci penserà infatti la talentuosissima e poliedrica attrice Chiara Francini. Nel corso della lunga e ricca serata televisiva, l’artista toscana proporrà al pubblico una delle sue affascinanti e poetiche “storie dal territorio”: un vero e proprio e intimo viaggio alla ricerca di personaggi sconosciuti, di realtà sommerse e di piccole comunità locali capaci di raccontare l’Italia vera, profonda e lavoratrice da prospettive umane insolite e umanamente sorprendenti. A bilanciare la narrazione emotiva con la tagliente satira di costume, interverrà poi l’istrionico e insostituibile comico ligure Dario Vergassola. Con le sue ormai celeberrime, caustiche e fulminee incursioni in studio, Vergassola punzecchierà amorevolmente ma spietatamente gli ospiti presenti, utilizzando la potentissima arma del suo inconfondibile umorismo surreale per cogliere e smascherare gli aspetti più inattesi, grotteschi e contraddittori della complessa realtà contemporanea italiana.

Giordano Bruno Guerri: la bussola storica nel caotico dibattito

A chiudere e a impreziosire definitivamente questo meraviglioso, ricco e variegato mosaico di voci, volti e pensieri, non poteva certamente mancare una figura di riferimento intellettuale solida, rassicurante e storicamente inattaccabile.
Proprio per questo motivo, ad affiancare stabilmente Peter Gomez nel difficilissimo e delicato ruolo di “compagno di viaggio” fisso, ci sarà ancora una volta il professor Giordano Bruno Guerri. Storico di altissima levatura, saggista prolifico e fine pensatore liberale, Guerri avrà l’importantissimo e gravoso compito di arricchire la puntata fornendo una preziosa, fondamentale e indispensabile “bussola storica” ai telespettatori da casa. Il suo ineguagliabile e lucido punto di vista servirà a contestualizzare i complessi fenomeni moderni all’interno delle grandi macro-dinamiche della storia umana, ricordandoci costantemente che, per comprendere davvero le difficili sfide del nostro agitato presente politico e climatico, è assolutamente necessario volgere lo sguardo al passato. L’Elefante si conferma dunque come una proposta televisiva coraggiosa, elegante e di altissima qualità, un vero e proprio faro di pura intelligenza acceso nel caotico mare del sabato sera.

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Attualità

Sicurezza stradale: Anas lancia il maxi piano da 250 milioni contro il dissesto idrogeologico

3. Maxi piano di Anas contro il dissesto idrogeologico: pubblicato un bando di gara da 250 milioni di euro per mettere in sicurezza i versanti rocciosi e fermare le frane sulle strade italiane. L’intervento coprirà l’intero territorio nazionale con 15 lotti per blindare la rete viaria dagli eventi meteo estremi. Scadenza per le offerte fissata al 30 ottobre 👇

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Gemme 2026

Roma – Viaggiare lungo le arterie che attraversano il nostro Paese significa, troppo spesso, fare i conti con la fragilità intrinseca di un territorio bellissimo ma drammaticamente esposto ai capricci della natura. Quando una frana si stacca da un versante montuoso o un masso precipita sulla carreggiata, a spezzarsi non sono soltanto i collegamenti fisici tra le città, ma la serenità stessa di migliaia di automobilisti che ogni giorno percorrono quelle strade per motivi di lavoro, studio o necessità familiari. La protezione delle infrastrutture viarie non può più essere considerata un’attività di emergenza da rincorrere a disastro avvenuto, ma deve diventare un atto di cura quotidiano, preventivo e strutturato, volto a salvaguardare le vite umane e a difendere l’incolumità delle singole comunità locali.

Per rispondere con forza a questa cruciale sfida infrastrutturale, Anas (società del Gruppo FS Italiane) ha annunciato ufficialmente la pubblicazione di un bando di gara dal valore monumentale di 250 milioni di euro. L’iniziativa, presentata nella Capitale, prevede l’affidamento di un corposo Accordo Quadro triennale interamente dedicato all’esecuzione di lavori di sistemazione dei versanti rocciosi e alla protezione mirata del corpo stradale lungo l’intera rete viaria nazionale. Si tratta di una manovra economica e tecnica ad ampio raggio che punta ad aumentare la resilienza delle strade italiane di fronte agli effetti sempre più evidenti e distruttivi dei cambiamenti climatici in atto.

Quindici lotti territoriali per blindare le strade d’Italia dal nord al sud

L’appalto nazionale è stato strategicamente suddiviso in 15 lotti territoriali per coprire in modo capillare l’intera penisola e intervenire con rapidità laddove le criticità geologiche si fanno più pressanti. L’accordo finanziario prevede inoltre una clausola di flessibilità che consente di incrementare l’importo contrattuale fino a un quinto del valore iniziale, portando l’investimento potenziale complessivo alla cifra astronomica di 300 milioni di euro. I fondi sono stati ripartiti con precisione millimetrica: 172,5 milioni saranno destinati ai lavori puri, 20 milioni per i costi inderogabili legati alla sicurezza e 57,5 milioni per coprire i costi della manodopera.

I lotti di maggiore entità economica, del valore di 25 milioni di euro ciascuno (incrementabili fino a 30 milioni), sono stati assegnati a territori storicamente fragili dal punto di vista geomorfologico: la Sicilia (Lotto 1), il raggruppamento Abruzzo e Molise (Lotto 7), la Toscana (Lotto 10) e l’Emilia-Romagna (Lotto 11). Alla Campania (Lotto 5) è stato destinato un budget di 22,5 milioni di euro, mentre la Calabria (Lotto 3) e l’asse Piemonte-Valle d’Aosta (Lotto 15) riceveranno 20 milioni a testa. Per le Marche (Lotto 8) e la Lombardia (Lotto 13) lo stanziamento è di 15 milioni, mentre lotti da 10 milioni interesseranno Sardegna, Lazio, Umbria, Liguria e il Veneto con il Friuli Venezia Giulia. Chiude la ripartizione il lotto Basilicata-Puglia da 7,5 milioni.

Opere di consolidamento e barriere paramassi di ultima generazione

Gli interventi che verranno messi in campo a partire dai prossimi mesi comprendono opere ingegneristiche complesse per il consolidamento e la stabilizzazione definitiva delle pareti rocciose instabili. Verranno installate e manutenute barriere paramassi ad alta resistenza e reti metalliche di contenimento di ultima generazione, oltre alla realizzazione di veri e propri sistemi di protezione strutturale del corpo stradale. Queste attività si rivelano fondamentali non solo per evitare la chiusura prolungata di arterie stradali vitali, ma anche per abbattere drasticamente i pesanti costi economici e sociali che ogni interruzione della circolazione inevitabilmente riversa sulle imprese e sui cittadini del territorio.

L’Amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, ha commentato lo sblocco dei fondi sottolineando come la manutenzione programmata e preventiva rappresenti l’unico strumento efficace per tutelare l’efficienza delle reti viarie davanti all’aumento di frequenza e intensità degli eventi meteo estremi. Investire nella prevenzione significa prendersi cura in modo responsabile delle persone e garantire il diritto alla mobilità in totale sicurezza. La macchina burocratica è già scattata: le aziende interessate dovranno presentare le proprie offerte digitali sul Portale Acquisti di Anas entro il termine perentorio delle ore 12:00 del 30 ottobre 2026, mentre la scadenza per le richieste di chiarimento è fissata alle ore 12:00 del 16 ottobre 2026.

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Politica

Il futuro della destra, Sforzini svela il retroscena inedito tra Franco Castellazzi e Tatarella

Un emozionante viaggio a ritroso nel tempo che illumina il futuro della politica italiana! Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ha rotto il silenzio svelando un retroscena inedito e affascinante: le riservatissime e lungimiranti conversazioni di 35 anni fa tra il suo “padre politico” Franco Castellazzi (primo presidente della Lega Lombarda) e il grande Pinuccio Tatarella. Già nei primissimi anni Novanta, questi due giganti tracciavano le basi per costruire una vera destra moderna e di governo, capace di uscire dai propri recinti storici per aprirsi alle eccellenze e all’impresa. Un insegnamento vivo ancora oggi per costruire una forza politica liberale, identitaria e capace di parlare alla società civile senza innalzare nuovi muri!👇

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CASTELLAZZI E PINUCCIO TATARELLA

Milano – Nel caotico, rumoroso e spesso superficiale dibattito politico odierno, capita raramente di potersi fermare ad ascoltare e riflettere su memorie storiche in grado di illuminare lucidamente e profondamente il nostro presente e, soprattutto, di tracciare la rotta per il nostro futuro. A squarciare l’assordante rumore di fondo della politica contemporanea ci ha pensato in queste ore Luca Sforzini, attuale Presidente del dinamico Centro Studi Rinascimento Nazionale, affidando alla stampa un editoriale intimo, intenso e dal grandissimo peso specifico e culturale. Attraverso un personalissimo e commosso viaggio a ritroso nel tempo, Sforzini ha deciso di aprire pubblicamente il cassetto dei suoi ricordi politici più preziosi, riportando alla luce conversazioni private, riservatissime e straordinariamente attuali risalenti a ben trentacinque anni fa. Al centro di questo eccezionale spaccato storico vi sono due figure di proporzioni titaniche e fondanti per la recente storia repubblicana: da un lato Franco Castellazzi, indimenticato primo presidente della Lega Lombarda, e dall’altro l’ineguagliabile stratega Giuseppe “Pinuccio” Tatarella. Un dialogo a distanza che, incredibilmente, poneva già nei primissimi anni Novanta le basi concettuali per la creazione di quella grande, moderna e matura destra di governo di cui l’Italia ha disperatamente bisogno oggi.

Le memorie di un ragazzo di bottega: gli anni Novanta e il maestro Castellazzi

Il suggestivo racconto politico e umano tracciato dal Presidente di Rinascimento Nazionale prende il via proprio dagli albori degli anni Novanta, un’epoca di enormi stravolgimenti sociali e di gravissimi terremoti istituzionali per il nostro Paese.
All’epoca, un giovanissimo Luca Sforzini, appena ventenne, si affacciava con curiosità, rispetto e dedizione al complesso mondo delle istituzioni. “Ero, nel senso più antico e più bello dell’espressione, un puro e semplice ragazzo di bottega della politica”, ricorda Sforzini con palpabile emozione. La sua impareggiabile e fortunata “palestra” formativa fu la frequentazione assidua del suo vero e proprio padre politico: Franco Castellazzi. Primo capogruppo assoluto in Regione Lombardia ed esponente di primissimo piano di quell’ala spiccatamente moderata, colta, istituzionale e politicamente raffinatissima della primissima Lega delle origini. Sotto l’ala protettiva e saggia di Castellazzi, il giovane Sforzini ha avuto l’immenso e raro privilegio di poter osservare da vicino, in rigoroso silenzio e con grande spirito di apprendimento, le complesse e affascinanti dinamiche del potere e della costruzione del consenso, forgiando indissolubilmente quel bagaglio culturale che oggi guida saldamente la sua azione civica e politica.

L’incontro tra due giganti: la Lega delle origini dialoga con Pinuccio Tatarella

Ma il vero tesoro inestimabile celato nelle memorie di Luca Sforzini riguarda gli incontri riservati e le proficue e fitte conversazioni intellettuali tra il suo maestro e altre figure di primissimo piano del panorama politico nazionale dell’epoca.
Castellazzi, forte di una statura morale superiore e appartenente a una generazione per la quale il sano e duro confronto dialettico non richiedeva necessariamente l’appartenenza allo stesso recinto ideologico, dialogava abitualmente con mondi apparentemente lontanissimi dal suo. E tra questi interlocutori d’eccezione, un posto d’onore assoluto era riservato a Giuseppe “Pinuccio” Tatarella. Il giovane Sforzini assisteva affascinato a quegli scambi di altissima caratura intellettuale, comprendendo solo oggi la vera portata di quelle parole. “Oggi credo di comprendere molto meglio che cosa accomunasse due uomini provenienti da esperienze politiche e umane tanto lontane. Entrambi cercavano ostinatamente, faticosamente e coraggiosamente di portare le rispettive e storiche culture politiche ben oltre i propri ristretti confini originari”, spiega Sforzini. Mentre Castellazzi sognava e lavorava per trasformare la Lega in una forza adulta e di governo (liberandola dalle catene della mera protesta), Tatarella gettava instancabilmente le basi per una grande destra moderna, capace di uscire dal ghetto storico senza mai rinnegare la propria identità.

Rinascimento Nazionale e la nuova destra: radici e non recinti asfissianti

Le preziose e illuminanti riflessioni maturate in quelle lontane e fumose stanze della politica degli anni Novanta risuonano oggi con una potenza e un’attualità a dir poco sbalorditive e dirompenti.
La grandissima e irrisolta sfida di ieri è diventata prepotentemente l’urgenza assoluta di oggi: come si trasforma definitivamente e irreversibilmente una fiera identità politica in una solida, credibile e matura cultura di governo, senza trasformare il proprio schieramento in un’inutile cittadella assediata e isolata dal mondo? È proprio per rispondere coraggiosamente a questo complesso e vitale interrogativo che è nato e prospera il Centro Studi Rinascimento Nazionale. L’ambizioso progetto politico culturale guidato oggi da Luca Sforzini mira proprio a “immaginare e costruire una destra del XXI secolo che abbia radici profonde ma senza trasformarle in un recinto asfissiante”. Una visione politica grandiosa e inclusiva: una forza schiettamente nazionale ma ferocemente anti-statalista, orgogliosamente identitaria ma lontana anni luce da qualsiasi deriva razzista, istituzionalmente forte ma mai autoritaria. Una destra profondamente e orgogliosamente liberale, di chiara matrice risorgimentale e fieramente occidentale.

L’apertura alla società civile: il vero antidoto alla sterile politica dei muri

La strada maestra tracciata dal manifesto ideale di Luca Sforzini appare quindi chiarissima, luminosa e obbligata: per poter governare stabilmente e far rinascere il nostro Paese, è assolutamente indispensabile e non più rinviabile una sincera, totale e incondizionata apertura verso l’esterno.
La nuova destra deve imperativamente imparare a parlare e ad attrarre la grande classe media, il mondo produttivo dell’impresa, l’entusiasmo dei giovani, le competenze tecniche, le eccellenze accademiche e intellettuali. Deve, in sintesi, spalancare coraggiosamente le proprie porte a quella vastissima e preziosa parte della società civile italiana che non possiede una tessera di partito in tasca e non vanta una lunga genealogia politica militante, ma che possiede energie fresche, idee brillanti e moltissimo da dare al Paese. “Non so quale debba essere la formula politica o organizzativa attraverso cui questo processo potrà compiersi, ma prima delle formule vengono le culture politiche”, conclude magistralmente Sforzini. L’eredità morale di Castellazzi e Tatarella è oggi più viva che mai: costruire ponti e non innalzare nuovi muri. E, dopo ben trentacinque anni, quella meravigliosa e proficua conversazione tra gentiluomini della politica non è ancora finita.

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Attualità

Sgarbi, non è la malasorte e nemmeno le inchieste giornalistiche di Report e Fatto quotidiano

Cristo e’ morto sulla croce. La Terra gira intorno al Sole. La Terra e’ rotonda. L’acqua va verso il basso. Ma esiste invece chi vorrebbe convincerci del fatto che Cristo e’ morto dal freddo. Il Sole gira attorno alla Terra (come sostenevano gli antichi prima di Galileo), e che la Terra e’ piatta. E che l’acqua va in salita. Bene. La vicenda di Vittorio Sgarbi – che è umanamente straziante – ha dei contorni grotteschi degni dei paradossi sopra citati.

La teoria secondo la quale Vittorio Sgarbi sta in queste condizioni, febbricitante, sedato e intubato, lottando tra la vita e la morte, semplicemente “per sfortuna” va molto oltre il ridicolo, travalica il demenziale. Così come non si può sentire l’ipotesi del tutto destituita di ogni fondamento secondo cui la salute di Vittorio Sgarbi sarebbe stata minata pesantemente dalle inchieste giornalistiche di Report e Fatto Quotidiano. Come se scrivere alcune pagine su un quotidiano o mandare in onda alcuni fatti che potrebbero riguardarlo, potesse intimidire l’uomo che a suo tempo ha avuto il coraggio con Sgarbi Quotidiani in tv, dunque mettendoci la faccia, di dire sempre e comunque come la pensava, arrivando addirittura a collezionare senza batter ciglio oltre  200 querele per essersi esposto con veemenza persino contro la magistratura per difendere Craxi, Berlusconi, la Prima Repubblica, i principi di libertà e le idee scomode nei quali ha sempre creduto.

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Vittorio Sgarbi e Sauro Moretti

Se ci fosse stato ancora Sauro Moretti al fianco di Vittorio, tutta questa tragedia non sarebbe mai accaduta… sotto ogni punto di vista …

Editoriale Di Monica Macchioni

Roma-  Cristo e’ morto sulla croce. La Terra gira intorno al Sole. La Terra e’ rotonda. L’acqua va verso il basso. Ma esiste invece chi vorrebbe convincerci del fatto che Cristo e’ morto dal freddo. Il Sole gira attorno alla Terra (come sostenevano gli antichi prima di Galileo), e che la Terra e’ piatta. E che l’acqua va in salita. Bene. La vicenda di Vittorio Sgarbi – che è umanamente straziante – ha dei contorni grotteschi degni dei paradossi sopra citati.

La teoria secondo la quale Vittorio Sgarbi sta in queste condizioni, febbricitante, sedato e intubato, lottando tra la vita e la morte, semplicemente “per sfortuna” va molto oltre il ridicolo, travalica il demenziale. Così come non si può sentire l’ipotesi del tutto destituita di ogni fondamento secondo cui la salute di Vittorio Sgarbi sarebbe stata minata pesantemente dalle inchieste giornalistiche di Report e Fatto Quotidiano. Come se scrivere alcune pagine su un quotidiano o mandare in onda alcuni fatti che potrebbero riguardarlo, potesse intimidire l’uomo che a suo tempo ha avuto il coraggio con Sgarbi Quotidiani in tv, dunque mettendoci la faccia, di dire sempre e comunque come la pensava, arrivando addirittura a collezionare senza batter ciglio oltre  200 querele per essersi esposto con veemenza persino contro la magistratura per difendere Craxi, Berlusconi, la Prima Repubblica, i principi di libertà e le idee scomode nei quali ha sempre creduto.

Anche perché è come l’uovo di colombo. O il segreto di Pulcinella. Chi ha visto Vittorio Sgarbi a Castellabate al Premio Pio Alferano lo ha trovato profondamente debilitato, inequivocabilmente affaticato, con la voglia di andarsene da quella premiazione il prima possibile, ma con l’incapacità di camminare senza trascinarsi. E a qualche amico che lo e’ andato a trovare non più di un mese fa, dopo oltre 1 ora di mutismo, è’ riuscito a proferire solo due parole: “sono stanco”.

Inutile che continuino a sbandierare la favoletta della depressione grave come causa scatenante di una condizione che ha trasformato il Vittorio che abbiamo tutti conosciuto in una altra persona. Fragile, spaventata, introversa e dipendente.

Bisognerebbe invece che il manager storico Sauro Moretti –  anziché continuare a trincerarsi dietro un silenzio rispettoso del passato e dell’affetto che nutre per lo Sgarbi anticonformista geniale e irriverente che abbiamo tutti conosciuto – si decidesse finalmente a parlare. Avrebbe tanti aneddoti del passato e del presente da poter raccontare, anche sulla salute di Vittorio  – ma non solo – e pure sul modo in cui andrebbe accudito un paziente nelle sue condizioni, avendo Moretti in passato lavorato come assistente sanitario. Infatti Vittorio per qualsiasi aspetto inerente la sua salute prima di tutto, si rivolgeva sempre e solo a Sauro Moretti… aver accettato che l’aspirante moglie Sabrina Colle e la sorella Elisabetta Sgarbi lo facessero fuori e’ stato per Vittorio un grande e irreparabile guaio, sotto ogni punto di vista. Quanto gli sarebbe stato utile ora…

Sicuramente, per il quadro clinico estremamente delicato e complesso che investe l’uomo Vittorio Sgarbi, paziente oncologico, cardiopatico, con tante complicazioni in atto, rimanere esposto al caldo afoso o alla umidità serale non ha fatto bene e non fa bene. Si sono raccomandati i medici questa estate di tenere le persone fragili e anziane riparate dalle alte temperature e dagli sbalzi di clima.

E’ da settimane che Vittorio Sgarbi visibilmente non sta fisicamente bene e nonostante questo hanno continuato pervicacemente ad esibirlo come un brand utilizzando come alibi la prescrizione medica che non deve rimanere in isolamento. Ma ci sono tanti modi per non rimanere soli. Non è necessario lavorare anche quando le condizioni fisiche non lo consentono o lo sconsigliano.

Parlare di sfortuna e’ quindi un insulto alla intelligenza e al buon senso. Il fatto che ci sia ancora chi da’ spazio a queste ricostruzioni e letture inquieta abbastanza rispetto alla indipendenza del giornalismo in Italia. E come dar torto alla figlia Evelina Sgarbi – che ieri si è recata al Gemelli, insieme al suo legale Avv. Lorenzo Iacobbi, per accertarsi delle reali condizioni di salute del padre – se si lamenta per non essere stata creduta dopo oltre 1 anno e mezzo che va dicendo che suo padre e’circondato da un cerchio tragico interessato più al brand che all’uomo e peraltro non in grado di accudirlo e curarlo come si deve?

Hanno passato l’estate a far di tutto per poter dimostrare al mondo  – e probabilmente anche al Tribunale – che Vittorio Sgarbi e’ ritornato operativo, sa badare a se stesso, non è manipolato da nessuno, e’ autonomo, lavora e produce. Non una parola sul suo reale stato di salute. Che non e’ la depressione. E’ ben altro. Questo ricovero al Gemelli in rianimazione li ha smentiti di brutto. Si sa che le bugie hanno le gambe corte e che i fatti hanno la testa dura. D’altra parte non esistono delitti perfetti. E presto verra’ a galla tutta la verità.

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