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Attualità

Sicurezza stradale: Anas lancia il maxi piano da 250 milioni contro il dissesto idrogeologico

3. Maxi piano di Anas contro il dissesto idrogeologico: pubblicato un bando di gara da 250 milioni di euro per mettere in sicurezza i versanti rocciosi e fermare le frane sulle strade italiane. L’intervento coprirà l’intero territorio nazionale con 15 lotti per blindare la rete viaria dagli eventi meteo estremi. Scadenza per le offerte fissata al 30 ottobre 👇

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Gemme 2026

Roma – Viaggiare lungo le arterie che attraversano il nostro Paese significa, troppo spesso, fare i conti con la fragilità intrinseca di un territorio bellissimo ma drammaticamente esposto ai capricci della natura. Quando una frana si stacca da un versante montuoso o un masso precipita sulla carreggiata, a spezzarsi non sono soltanto i collegamenti fisici tra le città, ma la serenità stessa di migliaia di automobilisti che ogni giorno percorrono quelle strade per motivi di lavoro, studio o necessità familiari. La protezione delle infrastrutture viarie non può più essere considerata un’attività di emergenza da rincorrere a disastro avvenuto, ma deve diventare un atto di cura quotidiano, preventivo e strutturato, volto a salvaguardare le vite umane e a difendere l’incolumità delle singole comunità locali.

Per rispondere con forza a questa cruciale sfida infrastrutturale, Anas (società del Gruppo FS Italiane) ha annunciato ufficialmente la pubblicazione di un bando di gara dal valore monumentale di 250 milioni di euro. L’iniziativa, presentata nella Capitale, prevede l’affidamento di un corposo Accordo Quadro triennale interamente dedicato all’esecuzione di lavori di sistemazione dei versanti rocciosi e alla protezione mirata del corpo stradale lungo l’intera rete viaria nazionale. Si tratta di una manovra economica e tecnica ad ampio raggio che punta ad aumentare la resilienza delle strade italiane di fronte agli effetti sempre più evidenti e distruttivi dei cambiamenti climatici in atto.

Quindici lotti territoriali per blindare le strade d’Italia dal nord al sud

L’appalto nazionale è stato strategicamente suddiviso in 15 lotti territoriali per coprire in modo capillare l’intera penisola e intervenire con rapidità laddove le criticità geologiche si fanno più pressanti. L’accordo finanziario prevede inoltre una clausola di flessibilità che consente di incrementare l’importo contrattuale fino a un quinto del valore iniziale, portando l’investimento potenziale complessivo alla cifra astronomica di 300 milioni di euro. I fondi sono stati ripartiti con precisione millimetrica: 172,5 milioni saranno destinati ai lavori puri, 20 milioni per i costi inderogabili legati alla sicurezza e 57,5 milioni per coprire i costi della manodopera.

I lotti di maggiore entità economica, del valore di 25 milioni di euro ciascuno (incrementabili fino a 30 milioni), sono stati assegnati a territori storicamente fragili dal punto di vista geomorfologico: la Sicilia (Lotto 1), il raggruppamento Abruzzo e Molise (Lotto 7), la Toscana (Lotto 10) e l’Emilia-Romagna (Lotto 11). Alla Campania (Lotto 5) è stato destinato un budget di 22,5 milioni di euro, mentre la Calabria (Lotto 3) e l’asse Piemonte-Valle d’Aosta (Lotto 15) riceveranno 20 milioni a testa. Per le Marche (Lotto 8) e la Lombardia (Lotto 13) lo stanziamento è di 15 milioni, mentre lotti da 10 milioni interesseranno Sardegna, Lazio, Umbria, Liguria e il Veneto con il Friuli Venezia Giulia. Chiude la ripartizione il lotto Basilicata-Puglia da 7,5 milioni.

Opere di consolidamento e barriere paramassi di ultima generazione

Gli interventi che verranno messi in campo a partire dai prossimi mesi comprendono opere ingegneristiche complesse per il consolidamento e la stabilizzazione definitiva delle pareti rocciose instabili. Verranno installate e manutenute barriere paramassi ad alta resistenza e reti metalliche di contenimento di ultima generazione, oltre alla realizzazione di veri e propri sistemi di protezione strutturale del corpo stradale. Queste attività si rivelano fondamentali non solo per evitare la chiusura prolungata di arterie stradali vitali, ma anche per abbattere drasticamente i pesanti costi economici e sociali che ogni interruzione della circolazione inevitabilmente riversa sulle imprese e sui cittadini del territorio.

L’Amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, ha commentato lo sblocco dei fondi sottolineando come la manutenzione programmata e preventiva rappresenti l’unico strumento efficace per tutelare l’efficienza delle reti viarie davanti all’aumento di frequenza e intensità degli eventi meteo estremi. Investire nella prevenzione significa prendersi cura in modo responsabile delle persone e garantire il diritto alla mobilità in totale sicurezza. La macchina burocratica è già scattata: le aziende interessate dovranno presentare le proprie offerte digitali sul Portale Acquisti di Anas entro il termine perentorio delle ore 12:00 del 30 ottobre 2026, mentre la scadenza per le richieste di chiarimento è fissata alle ore 12:00 del 16 ottobre 2026.

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Politica

Ritorno alle origini per Vannacci: il Comitato di Cesano Maderno a Pietrasanta

Un fine settimana all’insegna delle emozioni e della grande politica in Versilia! Una folta delegazione del “Comitato 47 Futuro Nazionale” di Cesano Maderno è scesa in Toscana per partecipare al raduno presso lo storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Un evento dal sapore magico e carico di simbolismo: si tratta infatti del ritorno nel luogo esatto dove, esattamente tre anni fa, sono state gettate le fondamenta del grande percorso politico e culturale legato al libro “Il Mondo al Contrario” di Roberto Vannacci. Tra dibattiti e voglia di lottare, la militanza brianzola riparte più carica che mai!👇

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il Comitato di Cesano Maderno

Marina di Pietrasanta (Lucca) – Nella frenetica e spesso cinica politica moderna, i luoghi fisici possiedono ancora la straordinaria, potente e magica capacità di trasformarsi in veri e propri santuari laici, simboli incancellabili di un’idea che prende forma e diventa movimento popolare. Questo fine settimana, la pittoresca e accogliente cornice della costa toscana ha fatto da palcoscenico a un evento dal fortissimo impatto emotivo e identitario per migliaia di appassionati militanti. Una folta, orgogliosa e agguerritissima delegazione del neonato Comitato 47 Futuro Nazionale, proveniente direttamente dall’attivissima e laboriosa cittadina brianzola di Cesano Maderno, ha infatti partecipato con grandissimo entusiasmo alla terza, attesissima edizione di quello che è ormai diventato un tradizionale e irrinunciabile incontro politico. La location prescelta non è stata affatto casuale: il suggestivo e storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Questo stabilimento balneare non è un semplice luogo di vacanza, ma rappresenta idealmente e politicamente il vero e proprio “kilometro zero” di un’avventura culturale che sta ridisegnando la geografia del consenso nel nostro Paese.

Il Bagno Biondetti: dove tre anni fa è nato “Il Mondo al Contrario”

Per comprendere appieno la gioia, l’emozione e la fortissima carica ideale che hanno animato la due giorni di raduno toscano, bisogna obbligatoriamente e doverosamente riavvolgere il nastro del tempo.
L’evento organizzato in riva al mare segna, infatti, un momento di grandissima rilevanza simbolica e quasi spirituale per tutto il gruppo dirigente e per la base militante sparsa in Italia: il ritorno fisico e corale nel luogo esatto in cui, esattamente tre anni fa, ha preso vita in maniera dirompente e inaspettata il percorso legato ai temi, alle denunce e all’inconfondibile visione sociale contenuta tra le pagine del best-seller assoluto “Il Mondo al Contrario”, scritto dal Generale Roberto Vannacci. In quel primo, storico e quasi carbonaro raduno sotto gli ombrelloni della Versilia, si gettarono le solidissime e profonde fondamenta di un pensiero politico critico nei confronti del politicamente corretto dominante. Tornare oggi al Bagno Biondetti, con un bagaglio di migliaia di tesserati e decine di comitati aperti in ogni provincia italiana, significa celebrare una scommessa culturale vinta contro ogni avversità e contro il disfattismo di certa élite intellettuale, trasformando un semplice libro in un solido faro politico per le generazioni future.

Il Comitato 47: l’impegno instancabile sul territorio di Cesano Maderno

La presenza compatta, rumorosa e organizzatissima della delegazione del Comitato 47 Futuro Nazionale in terra toscana non è stata una semplice gita fuori porta, ma un preciso e netto manifesto politico di fedeltà e abnegazione alla causa.
Il viaggio dalla Brianza fino a Marina di Pietrasanta sottolinea e ribadisce con forza inaudita la straordinaria continuità dell’impegno politico, sociale e culturale che questo affiatatissimo gruppo sta portando avanti, giorno dopo giorno, sul difficile e popoloso territorio di Cesano Maderno. L’attività incessante del comitato brianzolo non si limita a sterili chiacchiere sui social network, ma si traduce quotidianamente in presenza costante sulle piazze, ascolto dei cittadini e divulgazione instancabile. La trasferta al Bagno Biondetti è servita a ribadire a gran voce e senza alcun tentennamento la totale, assoluta e indiscutibile centralità dei valori fondanti e delle grandi battaglie identitarie e patriottiche nate proprio durante quel primo storico e indimenticabile raduno. Un giuramento di fedeltà che dimostra come il fuoco politico acceso tre anni fa continui ad ardere vigorosamente nei cuori di chi non si rassegna al declino culturale dell’Occidente.

Dibattiti e confronto: la rete di Futuro Nazionale che si espande

La lunga e soleggiata giornata in Versilia non è stata, però, dedicata unicamente alle celebrazioni nostalgiche del passato, ma si è rivelata un fondamentale e vitale laboratorio di idee rivolto strenuamente verso le sfide future.
Durante l’intero arco dell’evento, i preparatissimi e agguerriti rappresentanti della delegazione cesanese si sono messi letteralmente in gioco, prendendo parte in prima linea ai numerosi e serrati momenti di dibattito, approfondimento tematico e costruttivo confronto organizzati insieme alle tante altre realtà territoriali giunte da ogni angolo della penisola. Questi incontri e questi scambi di esperienze sul campo rappresentano la vera e propria, preziosissima linfa vitale necessaria per rafforzare le radici del movimento sul piano nazionale. Coordinare gli sforzi, condividere le strategie di comunicazione locale e fare rete tra le diverse anime di Futuro Nazionale è il passo cruciale per trasformare la rabbia e la protesta dei cittadini in proposte concrete, legali e amministrative. Il Comitato 47 di Cesano Maderno è tornato in Brianza con un bagaglio di nuove idee, un entusiasmo contagioso e la ferma, granitica consapevolezza che la strada tracciata da “Il Mondo al Contrario” sia l’unica via percorribile per restituire dignità e buon senso alla politica del territorio.

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Politica

Scontro totale a destra: la clamorosa rottura con Vannacci nel libro Rinascimento Nazionale

La politica italiana è in subbuglio per i clamorosi retroscena sulla spaccatura all’interno del movimento del Generale Vannacci! Vi sveliamo in esclusiva la potentissima premessa del nuovo libro “Rinascimento Nazionale”. L’autore, ex Presidente del Centro Studi del partito espulso lo scorso 8 settembre, racconta senza filtri le motivazioni ideologiche della rottura: l’isolamento del leader da parte del “giglio tragico”, le pericolose derive verso uno Stato Etico che indaga la morale privata e l’insopportabile mediocrità di chi confonde la lealtà con la cieca obbedienza. Una clamorosa lezione politica sulla vera destra liberale!👇

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Rinascimento nazionale, cover libro

Roma – La politica italiana si arricchisce oggi di una testimonianza esplosiva, lucida e profondamente analitica, capace di far luce sulle complesse dinamiche interne di uno dei movimenti più discussi dell’ultimo anno. Pubblichiamo in esclusiva le densissime pagine introduttive del libro “Rinascimento Nazionale” (attualmente disponibile per l’acquisto in tutte le librerie fisiche e sui principali store digitali, tra cui Amazon). Un testo che non è solo un saggio culturale, ma rappresenta un vero e proprio manifesto politico e un retroscena inedito sulla traumatica scissione consumatasi ai vertici del partito “Futuro Nazionale” legato al Generale Roberto Vannacci. L’autore, titolare della tessera numero 18 ed ex Presidente del Centro Studi, ripercorre i motivi ideologici, strategici e personali che hanno portato alla sua clamorosa espulsione avvenuta lo scorso 8 settembre 2026. Di seguito, la premessa integrale dell’opera: “La Decima Corporazione di D’Annunzio: lavorare per il futuro e per ciò che non ha ancora nome”.

Il progetto originario e l’illusione di un “De Gaulle italiano”

Questo libro era sostanzialmente terminato quando gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno finito per conferirgli, quasi senza che lo volessi, un significato ulteriore.
Quando ho cominciato a scriverlo, il mio intento era abbastanza semplice da enunciare e assai meno facile da realizzare: provare a dare una forma coerente a un’idea di destra che sentivo sempre meno rappresentata nel dibattito italiano. Una destra nazionalista ma non statalista, identitaria ma non razzista, severa sull’immigrazione irregolare e ferma sulla sicurezza senza per questo trasformare lo straniero in un nemico; una destra liberale e liberista, occidentale, atlantica, legata alla tradizione italiana e proprio per questo più risorgimentale che novecentesca. Ritenevo che Futuro Nazionale potesse diventare uno degli strumenti attraverso i quali tentare questa costruzione. L’ho pensato sinceramente, al punto da espormi in prima persona, da contribuire alla sua elaborazione e da considerare possibile che Roberto Vannacci, per la forza con cui era riuscito a intercettare un disagio politico reale, potesse assumere un ruolo assai più importante di quello di semplice tribuno della protesta. Ho scritto e detto che avrebbe potuto essere una sorta di De Gaulle italiano. Non solo per la coincidenza dell’uniforme, evidentemente, ma perché intravedevo in lui un senso dello Stato così potenzialmente radicato da poter trasformare una protesta diffusa in una visione nazionale più ampia. Non ho ragione di rinnegare oggi quel giudizio, preferisco dire più semplicemente che quella possibilità, a un certo punto, ha cominciato a prendere una direzione diversa da quella che avevo immaginato.

L’autonomia intellettuale e la pericolosa deriva verso lo “Stato Etico”

Ero il titolare della tessera numero 18 di Futuro Nazionale, una delle prime trenta assegnate dal generale alle persone che riteneva più vicine al progetto originario.
Parallelamente avevo continuato a lavorare in qualità di Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, organismo autonomo apprezzato dal generale sia ai tempi del MAC, sia con la nascita del Partito. Proprio questa autonomia si è rivelata il punto decisivo. Un centro studi serio non nasce per certificare a posteriori decisioni prese altrove. A un certo punto ho cominciato a porre questioni inevitabili. Non si trattava di stabilire se Futuro Nazionale fosse abbastanza di destra, ma di capire quale destra volesse essere. I problemi sono cominciati quando alle domande ragionevoli si sono aggiunte risposte che lo erano molto meno: quando la richiesta di sicurezza ha iniziato a convivere con suggestioni autoritarie; quando la critica all’immigrazione irregolare ha rischiato di trasformarsi in ostilità verso una religione; quando alla difesa della famiglia si è sovrapposta una concezione dello Stato chiamato a entrare nella vita privata delle persone; quando la critica al progressismo è diventata una specie di integralismo speculare. Non potevo condividere una visione nella quale lo Stato sembrava tornare a occuparsi di morale privata. Lo Stato etico non diventa accettabile soltanto perché cambia padrone.

Il “Giglio Tragico”, le cornacchie nere e la mediocrità al potere

Poi c’è stata la questione, più prosaica ma non meno importante, della classe dirigente. Intorno a ogni leader che cresce rapidamente si forma inevitabilmente un ambiente.
I collaboratori diventano filtri. I filtri diventano custodi. I custodi cominciano a decidere chi può parlare con il leader, quali persone sono gradite e quali invece no. Ho avuto la sensazione che intorno a Vannacci si stesse progressivamente formando qualcosa del genere. Ho usato l’espressione “giglio tragico” per descrivere un ambiente sempre più ristretto, capace di isolare il leader. Le “cornacchie nere”. Qualcuno ha voluto vedere in questa vicenda poteri forti o burattinai. Temo che la verità sia più semplice: molto spesso non servono complotti per danneggiare un progetto politico, bastano cattivi consiglieri, una selezione mediocre della classe dirigente, persone incapaci di distinguere la fedeltà dalla competenza. Una forza che pretende di rinnovare il Paese dovrebbe cominciare da se stessa, cercando persone capaci – se necessario – di contraddire il capo, non soltanto di rassicurarlo. Quando invece il dissenso viene interpretato come slealtà, il rischio è che il partito smetta di essere una comunità politica e diventi una corte.

L’espulsione e la Decima Corporazione di D’Annunzio

L’8 settembre 2026 sono stato espulso da Futuro Nazionale. Non avevo ricevuto contestazioni formali o telefonate. Ho appreso la notizia da un giornalista.
Non è l’aspetto procedurale che mi interessa di più, ma ciò che quell’episodio rappresenta. Una forza politica nata contro i vecchi partiti dovrebbe interrogarsi quando comincia a riprodurne i vizi peggiori. Ed è qui che torno a Fiume, alla Carta del Carnaro e alla Decima Corporazione. Non per nostalgia, ma per il contrario. La Decima Corporazione lasciava simbolicamente un posto a coloro che lavoravano per ciò che ancora non aveva nome. Una casella vuota destinata al futuro. I sistemi chiusi riempiono tutte le caselle. Le società vive, invece, lasciano sempre uno spazio all’irregolare, all’imprevisto, all’eretico. Per questo continuo a preferire il laboratorio alla caserma. D’Annunzio saccheggiava il passato per costruire il futuro; i reazionari fanno spesso il contrario. Questo libro non so dove porterà, ma so da quale parte intendo continuare a guardare: non indietro, verso le forme politiche che hanno già consumato la propria storia, ma avanti, verso quella casella vuota per chi lavora a ciò che ancora non ha nome.

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Politica

Allarme Intelligenza Artificiale: Meritocrazia Italia sfida la politica con una legge rivoluzionaria

Scontro totale sulle macchine che rubano il lavoro umano! Meritocrazia Italia lancia un durissimo allarme: l’Intelligenza Artificiale sta annientando le competenze professionali dei giovani italiani. Durante l’imminente e attesissimo VIII Congresso Nazionale di Roma (16 e 17 ottobre), il Presidente Walter Mauriello sfiderà apertamente il Governo e l’intera classe politica italiana, presentando una clamorosa e audace Proposta di Legge! Il documento prevede sanzioni pesantissime per chi licenzia professionisti a favore delle macchine, l’imposizione di un tetto massimo di utilizzo degli algoritmi negli uffici e il divieto totale nei concorsi!👇

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Mauriello

Roma – Il rapido, silenzioso e pervasivo avanzare delle nuove tecnologie digitali rischia seriamente di distruggere per sempre la sacralità del lavoro umano, polverizzando in pochi istanti decenni di studio, sacrifici e competenze faticosamente acquisite. È questo il gigantesco e angosciante allarme sociale e antropologico che verrà lanciato e sviscerato durante l’attesissimo VIII Congresso Nazionale di Meritocrazia Italia, in programma nella Capitale il 16 ottobre (al Teatro Quirino) e il 17 ottobre 2026 (al Teatro Rossini). Il movimento politico-culturale, guidato saldamente e appassionatamente dal Presidente Walter Mauriello, ha deciso di portare coraggiosamente al centro del dibattito pubblico e istituzionale quella che ritiene essere in assoluto la questione più urgente, devastante, ma paradossalmente meno considerata dall’attuale classe dirigente italiana: la necessità assoluta di imporre un rigido “limite umano” all’utilizzo incontrollato dell’Intelligenza Artificiale nei delicatissimi settori professionali e giurisdizionali.

Il caso della sentenza di Palermo e il drammatico tracollo del merito

La durissima presa di posizione di Meritocrazia Italia scaturisce da una gravissima, sconcertante e pericolosissima deriva della nostra società contemporanea, perfettamente riassunta in un recente scandalo giudiziario.
Il Presidente Mauriello non usa mezzi termini e punta immediatamente il dito contro l’incredibile caso della sentenza emessa dal Tribunale di Palermo, dove, clamorosamente, in calce al documento ufficiale sono rimaste stampate per sbaglio persino le istruzioni operative inviate al software di Intelligenza Artificiale per redigere l’atto. “Questo non è un semplice e banale errore materiale di distrazione”, tuona vigorosamente Mauriello, “ma rappresenta un vero e proprio tracollo strutturale del merito e della competenza. Se persino un delicatissimo provvedimento giurisdizionale, che incide pesantemente sulla vita, sui diritti e sulle libertà dei cittadini, viene comodamente e pigramente delegato a un banale prompt automatico, cosa ci resta realmente della competenza acquisita, dei decenni di studio forsennato sui manuali e dell’enorme fatica intellettuale?”. Da oltre otto anni, l’associazione combatte instancabilmente in prima linea per ribadire a gran voce che il concetto di “merito” non può mai essere banalmente racchiuso o svilito in un arido voto scolastico, ma deve necessariamente rappresentare un lungo, tortuoso e faticoso percorso di innalzamento delle proprie competenze umane e morali.

“L’IA uccide la competenza”: le dure e allarmate parole di Mauriello

Il rischio più grave e catastrofico, secondo l’acuta analisi dell’associazione, non è solo la perdita del posto di lavoro, ma l’annullamento cognitivo e formativo delle nuove e future generazioni di professionisti.
Come illustreranno autorevolmente gli ospiti attesi al Congresso (tra cui il falegname Massimo Lauro e illustri presidenti come Francesco Greco del CNF e Giuseppe Tango dell’ANM, affiancati da Valeria Fazio e Nicola Russo), un operaio specializzato impiega ben 10 anni di dura “trincea” in cantiere prima di diventare mastro artigiano; allo stesso identico modo, un avvocato, un chirurgo o un ingegnere necessitano di innumerevoli notti insonni sui libri per forgiare e fortificare le proprie preziose abilità. Ma oggi l’Intelligenza Artificiale sta letteralmente hackerando e cancellando gli step iniziali della scala dell’apprendimento umano, sottraendo fraudolentemente l’importantissimo e vitale approfondimento giurisprudenziale al giovane praticante o il faticoso disegno tecnico all’apprendista ingegnere. Il risultato apocalittico, secondo Mauriello, è che l’Italia rischia di non forgiare mai più le eccellenze umane che l’hanno resa grande nel mondo: “Avremo solamente una misera schiera di semplici operatori di prompt; persone che non sanno più fare le cose, ma sanno esclusivamente chiedere a una fredda macchina di farle al loro posto. Questa è la morte ingloriosa della qualità artigiana e professionale italiana. Stiamo affrontando un vero e proprio ‘COVID-IA’, un virus letale che non colpisce i nostri polmoni fisici, ma devasta la nostra intelligenza umana”.

La legge choc: sanzioni pecuniarie per chi licenzia e tetto agli algoritmi

Di fronte a questo scenario orwelliano, il Congresso di Meritocrazia Italia si trasformerà nella rampa di lancio per una radicale e audace Proposta di Legge sul Limite Umano.
Il documento programmatico, che verrà illustrato nel dettaglio a Roma, si basa su quattro pilastri normativi fondamentali e rivoluzionari. Il primo punto prevede l’istituzione di una “Riserva Umana di Competenza”: ogni singolo atto tecnico, medico o giudiziario dovrà obbligatoriamente certificare (con pesantissima responsabilità penale e deontologica allegata) l’effettiva percentuale di reale elaborazione umana impiegata, garantendo al cittadino il sacrosanto diritto di sapere se a difenderlo o a curarlo sia un algoritmo o un professionista in carne ed ossa. Il secondo, esplosivo pilastro chiede a gran voce (con appelli diretti alla Premier Giorgia Meloni e a tutti i massimi rappresentanti di Lega, FdI, Forza Italia, Pd, M5S, Azione, Italia Viva e Verdi Sinistra invitati a presenziare) l’imposizione legislativa di un rigidissimo tetto percentuale massimo di utilizzo dell’IA all’interno delle aziende e degli studi professionali, con l’introduzione di sanzioni economiche pesantissime e spietate contro chiunque decida di licenziare freddamente le competenze umane per sostituirle con gli automatismi. Il terzo punto intima il divieto categorico e assoluto dell’uso dell’IA sostitutiva nei concorsi pubblici e negli Esami di Stato. Infine, la proposta chiede orgogliosamente che l’Italia (supportata da esperti del calibro di Luigi Di Maio, Renato Mannheimer, Diego Fusaro, Maurizio Dallocchio e Gennaro Terracciano) si faccia pioniera coraggiosa e intransigente promotrice internazionale per la firma di un Trattato sull’Intelligenza Artificiale Umanocentrica, per fermare lo strapotere disumano di Stati Uniti e Cina.

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