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Attualità

Lo scudo del Parlamento Europeo salva l’oro delle nostre vigne dalla follia dei divieti commerciali: Angelo Radica blinda il valore del vino italiano

L’oro dei nostri vitigni si fa scudo di legalità a Bruxelles e il domani dell’enologia italiana trionfa contro la follia dei divieti ed etichette di plastica dello Stato! Il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e leader europeo Recevin, Angelo Radica, ha espresso oggi, martedì 29 settembre 2026, spiccata soddisfazione per lo sblocco del voto al Parlamento Europeo sul Piano anti-cancro, che ha ribadito la netta separazione biologica tra consumo moderato e abuso. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica comunitaria che sventa il calvario di sanzioni commerciali e barriere pubblicitarie pronte a colpire il welfare di migliaia di aziende agricole e giovani under 30 dei nostri rioni collinari. Le Città del Vino lanciano ora un manifesto d’avanguardia per la formazione dei ventenni, per sconfiggere l’isolamento da smartphone e difendere l’onestà delle idee della tradizione contadina. Leggete l’intero reportage nel nostro articolo! 👇

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Angelo-Radica

Roma – Un’ondata di profondo sollievo macroeconomico, fiero orgoglio rurale e assoluta onestà intellettuale si propaga dai laboratori dei vignaioli della penisola per invadere le aule del dibattito geopolitico dello Stato, trasformando i registri delle istituzioni in un’autentica officina di riscatto, legalità agraria e tutela dell’identità territoriale. La saggistica enologica e il patrimonio vitivinicolo dei nostri borghi, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dell’asettico proibizionismo e dei filtri digitali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare il merito e la biodiversità delle nostre province, offrendo alle famiglie e ai giovani under 30 un’oasi di benessere biologico e spensieratezza colta. Oggi, martedì 29 settembre 2026, i monitor della finanza agricola celebrano uno sblocco normativo transnazionale di immenso spessore: le istituzioni comunitarie hanno respinto l’offensiva integralista che rischiava di mettere sotto asfissia le etichette di tutto il Paese.

A esprimere un giudizio di spiccato e spavaldo ottimismo di fronte al voto espresso a Bruxelles è Angelo Oreste Radica, carismatico presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e leader indiscusso della prestigiosa rete continentale Recevin. La cabina di regia del Parlamento Europeo, esprimendosi sulle linee guida del monitoraggio per l’implementazione del solenne Piano di lotta globale contro il cancro, ha blindato in totale trasparenza e priva di filtri protettivi una netta, scientifica e insostituibile distinzione tra il consumo moderato e l’abuso inospitale di sostanze alcoliche. Un’opera di squadra eccezionale che rifiuta la demonizzazione ideologica di un comparto strategico per lo Stato, sintonizzando le scadenze dello sviluppo rurale sui binari della pura onestà delle idee, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle etichette allarmistiche allo scudo dell’economia dello Stato: l’allarme sventato

L’ordito di questa battaglia politica si offriva alla vigilia come un perimetro irto di suspense e gravi insidie per il welfare delle aziende agricole della provincia italiana. Una lettura astratta ed estremista delle norme sanitarie europee avrebbe potuto sbloccare una vera e propria follia burocratica, introducendo contratti di commercializzazione restrittivi, barriere doganali e disposizioni punitive sulle etichettature e sulla pubblicità dei prodotti vitivinicoli. Un attacco frontale che avrebbe fortemente penalizzato un mercato macroeconomico andato già a rubato nei mercati finanziari globali per la sua straordinaria eccellenza esecutiva, un settore che governa il PIL e garantisce posti di lavoro stabili alle nuove generazioni in tutto il Mezzogiorno e nel Nord, senza filtri o mediazioni commerciali.

I dati della ricerca scientifica parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: l’uso consapevole e l’abuso sconsiderato non possono in nessun caso essere biologicamente equiparati per quanto concerne gli effetti e le risposte flessibili sulla salute pubblica dei cittadini. «Giudichiamo in modo estremamente positivo l’esito della votazione a ridosso del territorio europeo», dichiara con assoluta fermezza civile e toni decisi il presidente delle Città del Vino, Angelo Radica, riaprendo il proprio taccuino programmatico prima delle scadenze autunnali. «Sarebbe stato un errore enorme ed iniquo condannare in toto un prodotto che trasmette la cultura secolare, il lavoro contadino e la tradizione identitaria delle nostre smart land, trattandolo semplicemente come una fredda miscela a base di alcol di plastica, cedendo a moralismi o paternalismi di facciata».

Il Manifesto per la formazione dei giovani under 30: i canali delle Città del Vino

La postura dell’Associazione Nazionale Città del Vino rifiuta radicalmente l’attendismo, esigendo che la trincea istituzionale si converta in un programma di prossimità volto a supportare e finanziare imponenti piani formativi e di informazione nutrizionale ed ecologica rivolti in totale trasparenza alle comunità giovanili della penisola. Fare squadra con i laboratori scolastici, le università dello Stato e le amministrazioni comunali costituisce il mezzo flessibile e il comfort funzionale perfetto per edificare una reale cultura della moderazione rionale, insegnando ai ventenni il rispetto della terraferma, il portato ambientale delle vigne e il monitoraggio del paesaggio agrario contro lo spopolamento culturale delle aree interne.

I database della segreteria di Recevin sono attivi e i canali della stampa sintonizzati per registrare le risposte delle cantine e dei consorzi di tutela della provincia. I verbali del voto di Bruxelles sono chiusi e le schede protette nei database del Parlamento. Questo fine settimana d’autunno spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a fare una passeggiata tra i filari dorati delle Città del Vino: gli artigiani della terra vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché la nostra civiltà saprà proteggere l’onestà dei frutti della terra e la libertà della propria storia culinaria, il domani dell’Italia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il cammino del riscatto rurale non si ferma, ed è un viaggio meraviglioso che guarda al futuro.

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Politica

Fisco, Pagnoni (Cristiano Riformisti): “L’Italia è ostaggio dell’Europa, serve tagliare le tasse”

Un attacco frontale e durissimo contro l’eccessiva burocrazia europea e le pesantissime tasse! Valerio Pagnoni, coordinatore regionale in Lombardia del Movimento Cristiano Riformisti, lancia un forte allarme sull’economia nazionale: “L’Italia è sesta in Europa per l’enorme e insostenibile pressione fiscale, ma la colpa è dei rigidi vincoli imposti da Bruxelles che limitano la nostra sovranità economica e ci impediscono di abbassare le tasse”. Da qui, il forte e chiaro appello lanciato direttamente alla politica e al Governo: “Svegliatevi e andate in Europa a battere i pugni, serve un taglio urgente delle aliquote per salvare imprese e famiglie”👇

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Fisco

Milano – Il pesantissimo, insostenibile e per certi versi iniquo carico fiscale che continua imperterrito e quotidianamente a gravare come un gigantesco macigno insopportabile sulle spalle dei cittadini, strangolando di fatto l’intera economia del nostro Paese, non è e non può più essere considerato semplicemente il triste, isolato e fatale frutto di una banale mala gestione amministrativa nazionale, ma nasconde radici ben più profonde, sistemiche e internazionali. Questa fortissima, decisa e spietata analisi di natura macroeconomica e politica arriva direttamente e inequivocabilmente dalle file del Movimento Cristiano Riformisti, attraverso una dura nota ufficiale diramata pubblicamente alla stampa lombarda e nazionale. A farsi portavoce, senza mezzi termini e con grande fermezza, di questo profondo malessere generalizzato è Valerio Pagnoni, l’attuale e attivissimo responsabile e coordinatore regionale in Lombardia del movimento politico. Pagnoni non usa assolutamente giri di parole diplomatici per descrivere l’attuale, precaria e drammatica situazione finanziaria italiana: “La nostra amata nazione, purtroppo, continua tuttora e inesorabilmente a subire una pesantissima, ingiusta e castrante penalizzazione puramente fiscale, tutto questo a causa di ferree, inamovibili e molto spesso totalmente inspiegabili direttive calate dall’alto dell’Unione Europea”. Secondo il coordinatore, questo rigido, burocratico e insensibile asse normativo di matrice prettamente comunitaria finisce sistematicamente, matematicamente e inesorabilmente per “limitare fortemente, drasticamente e pericolosamente la nostra inalienabile e fondamentale sovranità decisionale sia in campo prettamente economico che in quello sociale”.

Il sesto posto in Europa per carico fiscale e le cause reali

I dati statistici, economici e matematici internazionali, purtroppo, parlano un linguaggio freddo, inequivocabile e drammaticamente chiaro, confermando in pieno la gravità assoluta dell’allarme politico lanciato esplicitamente dall’esponente dei Cristiano Riformisti lombardi.
“Se l’Italia si colloca storicamente, stabilmente e drammaticamente al sesto posto assoluto tra tutte le ricche nazioni dell’Unione Europea per quanto riguarda la pesantezza, l’incidenza e l’insopportabilità del carico fiscale statale gravante sui propri cittadini e lavoratori”, continua ad argomentare lucidamente e tecnicamente Valerio Pagnoni nella sua accorata riflessione politica, “tutto ciò non dipende affatto e unicamente da vecchie dinamiche interne o da presunti errori legislativi dei nostri passati governi, ma è essenzialmente, chiaramente e indubbiamente la diretta e fatale conseguenza pratica di una serie di rigide, vecchie e anacronistiche regole di bilancio europee”. L’accusa mossa al sistema normativo di Bruxelles entra quindi finemente e prepotentemente nel dettaglio puramente tecnico ed economico: i vincoli comunitari imposti dai celebri e contestati trattati internazionali fisserebbero di fatto, secondo il movimento, dei paletti insuperabili, ovvero dei livelli minimi, rigidi e standardizzati di tassazione obbligatoria sotto i quali il nostro Paese (pur volendolo fermamente per poter finalmente far respirare la sua economia interna) non ha legalmente alcuna possibilità oggettiva di scendere o operare sconti, pena l’infrazione diretta e le sanzioni europee. Questo complicatissimo, freddo e ragionieristico impianto normativo continentale, privo di flessibilità, flessibilità, flessibilità “finisce letteralmente per asfissiare e uccidere a fuoco lento il nostro ricchissimo e vitale tessuto produttivo e per impoverire, giorno dopo giorno e mese dopo mese, i già provati nuclei familiari”.

L’appello alle istituzioni e al governo per un deciso taglio

Di fronte a questa innegabile, macroscopica e documentata perdita di competitività strutturale imposta dal di fuori dei nostri confini nazionali, la semplice, passiva e rassegnata accettazione dello status quo non è più un’opzione politicamente né umanamente praticabile e sostenibile.
Il coordinatore lombardo dei Cristiano Riformisti sfrutta quindi questa amara e lucida constatazione per rilanciare prepotentemente la palla nel campo del Governo, lanciando un fortissimo, chiaro e indilazionabile appello pubblico a tutti i massimi e attuali rappresentanti istituzionali del Paese a Roma. “Ritengo che sia finalmente e definitivamente giunto il fatidico momento che la politica italiana, tutta, si desti immediatamente da questo lungo torpore burocratico e si faccia coraggiosamente e attivamente promotrice, sedendosi con grande e ritrovata autorevolezza e determinazione politica a livello dei tavoli europei, di una profonda, radicale e necessaria revisione strutturale di tutti questi assurdi e iniqui vincoli finanziari”, esorta con vigore Pagnoni. Per ridare un vero, duraturo e concreto slancio economico a un Paese profondamente fiaccato dall’inflazione galoppante e dal crollo del potere d’acquisto, non servono più banali e temporanei palliativi. “È assolutamente e politicamente urgente procedere a una decisa, massiccia e coraggiosa riduzione delle svariate aliquote d’imposta”, conclude il responsabile del movimento. Un colpo di forbici netto e deciso, ritenuto ormai non più rimandabile né opzionale, necessario e fondamentale per raggiungere due delicati e vitali obiettivi strategici per il futuro della Nazione: “Da una parte serve disperatamente dare nuovo ossigeno finanziario e ripristinare la vitale competitività internazionale per tutte le nostre coraggiose imprese, dall’altra è imperativo sostenere e aiutare concretamente, materialmente e quotidianamente le famiglie italiane, colpite al cuore e al portafoglio da una pressione fiscale complessiva che, ad oggi, risulta purtroppo non più tollerabile né sostenibile per nessuno”.

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Economia

Stangata sulle bollette: luce in aumento del 37,3% per tre milioni di famiglie vulnerabili

La tempesta perfetta si sta per abbattere pesantemente, crudelmente e inesorabilmente sul portafoglio degli italiani più deboli. L’Arera (l’autorità di regolazione per l’energia) ha ufficialmente annunciato un catastrofico, spaventoso e irreale aumento del 37,3% per i costi delle bollette elettriche a partire dal 1° ottobre 2026. Questo devastante rincaro colpirà duramente gli oltre 3 milioni di clienti rimasti confinati nel regime di “maggior tutela” (considerati clienti vulnerabili, anziani o con difficoltà economiche). Le associazioni dei consumatori, da UNC a Codacons, insorgono denunciando una stangata da 236 euro l’anno e chiedono l’intervento immediato del governo per fermare la mattanza👇

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stangata bollette luce

Roma – L’autunno caldo, per gli sfortunati contribuenti e i già tartassati cittadini italiani, non è assolutamente e soltanto una semplice, banale o poetica espressione meteorologica e stagionale. Nelle scorse, tesissime ore, infatti, si è materializzata crudelmente all’orizzonte una pesantissima, inaspettata e insopportabile mazzata finanziaria che si andrà immancabilmente ad abbattere sulle già magre finanze domestiche dei cittadini più fragili del Paese. Circa tre milioni di sfortunati e ignari clienti elettrici considerati tecnicamente “vulnerabili” (ovvero tutti quegli utenti domestici rimasti ancorati al vecchio, caro e protetto regime statale di cosiddetta “maggior tutela”, solitamente per ragioni anagrafiche o per acclarate, certificate e riconosciute difficoltà economiche) dovranno purtroppo, inevitabilmente e faticosamente affrontare un vertiginoso, spaventoso e quasi irreale aumento del 37,3% sulle loro pesantissime bollette della luce per l’imminente quarto e fondamentale trimestre di questo complicato 2026. A dare il tristissimo e pesantissimo annuncio ufficiale, che ha gettato istantaneamente nel panico totale milioni di onesti padri di famiglia in tutta la Penisola, è stata direttamente l’Autorità pubblica di regolazione per energia, reti e ambiente (la potente e insindacabile ARERA). Il vertiginoso e inappellabile rincaro tariffario è stato matematicamente determinato dall’imponente, spaventosa e perdurante impennata dei costi di acquisto della materia prima dell’energia elettrica sui mercati volatili all’ingrosso. Una fiammata mortale sui costi puramente generata, alimentata e soffiata dalla tristemente nota, asfissiante e persistente instabilità geopolitica internazionale (e dalla guerra), che continua a scombussolare e strangolare l’approvvigionamento europeo.

I nuovi numeri e le tariffe: la luce vola oltre i 43 centesimi

L’aggiornamento e il ricalcolo trimestrale dei freddi numeri comunicati dai vertici dell’autorità statale non lasciano purtroppo alcuno scampo o via d’uscita alle famiglie italiane chiamate a pagare dazio.
A partire puntualmente e inesorabilmente dalla scadenza del 1° ottobre 2026, il calcolato e ufficiale prezzo base di riferimento per la fornitura dell’energia elettrica (riservato esclusivamente alle famiglie vulnerabili attualmente servite nel regime garantito di maggior tutela) subirà una dolorosa impennata, salendo vertiginosamente fino a toccare la cifra monstre di 43,43 centesimi di euro per singolo kilowattora consumato, imposte e tasse statali ovviamente già incluse nel conto finale. Facendo due rapidi e preoccupanti calcoli previsionali, i severi analisti finanziari di Arera prevedono che l’inarrestabile spesa elettrica totale per un classico utente vulnerabile tipo (il cosiddetto “cliente medio”) nel corso solare del 2026 arriverà inevitabilmente e faticosamente a raggiungere la non trascurabile somma di 665,38 euro lordi. Un dato che, a conti fatti e bollette alla mano, va tristemente a segnare un aumento progressivo, reale e tangibile del 9,3% su base annua se confrontato direttamente ai già non morbidissimi costi sostenuti dalle stesse famiglie nel corso del 2025. L’Autorità, per giustificarsi, ha apertamente dichiarato che i costi base dell’energia all’ingrosso rimangono purtroppo strettamente e drammaticamente incollati, come un cordone ombelicale inscindibile, alle folli fluttuazioni della quotazione del gas naturale, i cui prezzi continuano a oscillare impazziti sui mercati internazionali. Piccola, magra e insignificante consolazione tecnica per la bolletta degli utenti: mentre i pesanti oneri generali di sistema restano congelati e totalmente invariati, i complessi costi di dispacciamento della rete diminuiscono appena di 2,2 punti percentuali, in virtù del fatto che i mesi climaticamente intermedi dell’autunno mettono molto meno sotto pressione la rete rispetto all’estate o all’inverno.

La rabbia dei consumatori e l’allarme sociale delle associazioni

La fredda e implacabile mannaia dei rincari istituzionali si è abbattuta istantaneamente sul dibattito politico, scatenando l’ira furibonda, immediata e giustificata di tutte le principali anime del Paese a tutela dei deboli.
Le storiche, grandi e note associazioni nazionali per i diritti inviolabili dei consumatori hanno duramente, violentemente e aspramente criticato questo incredibile e insostenibile aumento trimestrale. Secondo i calcoli matematici e statistici effettuati indipendentemente dagli analisti dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), questo colossale rincaro percentuale si traduce brutalmente, crudelmente e materialmente in ben 236 euro in più pagati forzatamente all’anno per un cliente vulnerabile “tipo” (ovvero calcolato per una famiglia che consuma in media 2.000 kilowattora annui). Marco Vignola, stimato e attento vicepresidente nazionale proprio dell’Unc, ha pubblicamente, coraggiosamente e severamente definito questo aggiornamento come un vero e proprio “prezzo stellare e speculativo”, classificandolo addirittura dal punto di vista storico come il quarto dato più alto in assoluto mai registrato in Italia negli ultimi decenni. Ha inoltre lanciato un forte e preoccupato avvertimento sociale al governo: centinaia di migliaia di deboli famiglie del Paese rischiano serie e gravi difficoltà finanziarie e alimentari. Sulla stessa identica e durissima barricata politica si posiziona anche la famosa e seguita organizzazione del Codacons, che ha definito questa assurda situazione statale come un palese e vigliacco “colpo da record letale sferrato esclusivamente contro i vulnerabili”. Anche Fabrizio Ciliberto, attuale vicepresidente nazionale dell’associazione U.Di.Con., non ha usato deboli mezzi termini: ha fermamente avvertito l’esecutivo che le incredibili cifre snocciolate gelidamente dall’Arera rappresentano un vero e proprio, rumorosissimo e allarmante “campanello d’allarme sociale e civile”. Ciliberto ha esortato duramente tutte le massime istituzioni competenti a non abbassare mai fatalmente la guardia, sostenendo giustamente che la doverosa, sacrosanta e morale protezione economica delle famiglie più fragili dello Stato non può mai limitarsi ad affidarsi esclusivamente alle crude, ciniche e spietate dinamiche commerciali.

Il mercato libero: le offerte alternative di Eni, Enel e A2A

Nel bel mezzo di questo vero e proprio cataclisma finanziario e tariffario piovuto come un fulmine in testa a tre milioni di famiglie indigenti e vulnerabili, si sta però rapidamente, furbescamente e commercialmente muovendo la potente galassia degli operatori privati dell’energia.
Proprio in tempestiva, strategica e palese risposta agli insopportabili, folli e macroscopici aggiustamenti tariffari al rialzo annunciati in pompa magna nel regime statale tutelato, diversi e importantissimi colossi storici della fornitura nazionale e internazionale di energia (tra cui spiccano prepotentemente in queste ore i nomi di grossissimi calibri come Eni Plenitude, il colosso Enel e la forte multiutility lombarda A2A) stanno massicciamente e pubblicamente evidenziando agli sfortunati consumatori l’immediata possibilità di aderire a sostanziosi e invitanti sconti commerciali e a particolarissime offerte iper-competitive sul chiacchierato mercato libero. L’obiettivo delle grandi multinazionali, oltre ovviamente a incrementare l’ambito portafoglio clienti, è quello di gettare un insperato, provvidenziale e conveniente salvagente vitale a tutti quei poveri e stritolati consumatori domestici che, spaventati e terrorizzati dal rincaro record della maggior tutela statale, cercano ora disperatamente, urgentemente e ansiosamente un riparo tariffario molto più economico, sostenibile e stabile per il loro difficile e grigio inverno in arrivo.

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Esteri

Terrore sul volo FlyDubai per Tel Aviv: copilota accoltella il comandante per far precipitare l’aereo

Tragedia aerea e strage sventata per un soffio nei cieli del Medio Oriente. Pochi minuti fa, un gravissimo incidente ha trasformato in un incubo il volo FlyDubai decollato dagli Emirati e diretto a Tel Aviv. Secondo i passeggeri (e le indagini della sicurezza), il copilota omanita ha accoltellato brutalmente il comandante, mandando deliberatamente l’aereo in picchiata per farlo schiantare. Grazie all’intervento eroico ed estremo di alcuni passeggeri israeliani che hanno sfondato la porta blindata, l’assalitore è stato immobilizzato. Scattato il codice di dirottamento 7500, due caccia militari israeliani si sono alzati in volo👇

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FlyDubai,aereo

Gerusalemme – Lunghissimi, spaventosi e interminabili minuti di purissimo e cieco terrore ad altissima quota hanno drammaticamente squarciato la routine di quello che doveva essere un normalissimo viaggio commerciale tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele. Un gravissimo, inaudito e inquietante incidente di sicurezza, che ha assunto rapidamente e spaventosamente i drammatici e caotici contorni di un vero e proprio e sanguinoso tentativo di dirottamento aereo, si è infatti consumato nelle scorse ore a bordo del volo FZ 1073 della nota compagnia aerea FlyDubai. Il velivolo, originariamente decollato dall’hub internazionale di Dubai e regolarmente diretto verso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con a bordo circa 150 ignari passeggeri, si è improvvisamente trasformato nel tragico e claustrofobico teatro di una violentissima, sanguinaria e inimmaginabile lite scoppiata nel luogo più inaccessibile e sacro in assoluto: la cabina di pilotaggio. Secondo le ultimissime, sconvolgenti e dettagliate ricostruzioni fornite dalle autorevoli fonti della sicurezza israeliana, il copilota del Boeing (identificato dai media come un cittadino originario dell’Oman) avrebbe improvvisamente e brutalmente estratto un affilato coltellino tascabile in pieno volo, scagliandosi con ferocia e accoltellando ripetutamente e a sangue il primo comandante (di nazionalità emiratina). L’obiettivo finale di questa folle, lucida e sanguinaria aggressione ad alta quota, secondo le primissime e inquietanti valutazioni degli esperti, sarebbe stato quello di prendere il totale controllo manuale dei comandi della cloche per far schiantare volontariamente l’aereo civile a terra, compiendo una strage spaventosa.

Il codice 7500 e la picchiata: l’inizio dell’incubo a bordo

Il panico assoluto e incontrollabile si è materializzato non appena il velivolo ha iniziato a comportarsi in modo palesemente, visibilmente e spaventosamente anomalo rispetto alla regolare e fluida rotta di crociera prevista dai rigidi piani di volo internazionali.
Dall’interno della cabina di pilotaggio trasformata in un mattatoio, in quei drammatici e convulsi secondi di colluttazione fisica disperata tra i due ufficiali, è partito immediatamente l’impulso automatico del transponder. Il volo FZ 1073 ha inizialmente e disperatamente trasmesso sui radar internazionali il “codice 7700” (che indica convenzionalmente un generico stato di gravissima emergenza a bordo), ma dopo pochissimi, fatidici istanti è clamorosamente scattato il temutissimo “codice 7500”. Nel rigido e universale linguaggio dell’aviazione civile internazionale, questo specifico e raro segnale lampeggiante indica senza alcuna possibilità di errore un imminente dirottamento o un gravissimo atto di illecita interferenza in corso. Contemporaneamente, sotto gli occhi sgranati e terrorizzati dei 150 passeggeri, l’enorme e pesante aereo di linea ha bruscamente e repentinamente ridotto la propria quota altimetrica, modificando pericolosamente e radicalmente la propria rotta e iniziando a compiere assurde e repentine manovre evasive, deviando in direzione dei deserti dell’Arabia Saudita invece di proseguire dritto e linearmente verso la costa israeliana. Il segnale di dirottamento 7500 ha fatto scattare all’istante l’allarme rosso assoluto in tutti i vertici della sicurezza aerea militare d’Israele: nel giro di pochissimi minuti, due velocissimi caccia intercettori dell’Aeronautica militare israeliana sono decollati d’urgenza armati per intercettare il velivolo sospetto, temendo che potesse essere vigliaccamente lanciato come un enorme missile contro obiettivi civili a terra.

Il racconto dei passeggeri: “Entrati con la forza, c’era sangue ovunque”

Se l’immenso disastro aereo e la strage di massa sono stati miracolosamente, eroicamente ed efficacemente evitati, il grandissimo e storico merito va attribuito unicamente all’immenso coraggio mostrato dai disperati passeggeri e dai coraggiosi membri dell’equipaggio di cabina presenti sul volo.
Capendo immediatamente la palese e mortale gravità della situazione (viste le manovre folli e le grida provenienti dal cockpit anteriore blindato), un folto e agguerrito gruppo di persone si è scagliato frontalmente contro la spessa porta blindata della cabina. “Solo noi passeggeri israeliani siamo prontamente intervenuti con forza”, ha raccontato freddamente, lucidamente e sotto shock un testimone diretto dell’accaduto ai microfoni di Channel 12. Diversi coraggiosi membri dell’equipaggio, aiutati dalla pura forza della disperazione di alcuni forzuti viaggiatori, sono incredibilmente e faticosamente riusciti a forzare e sfondare fisicamente l’accesso alla cabina di comando, riuscendo infine a immobilizzare fisicamente e brutalmente a terra il pericolosissimo copilota omanita armato di lama. “La scena era da film horror, c’erano persone che ci hanno aiutato con le magliette completamente inzuppate e ricoperte di sangue fresco”, ha aggiunto il superstite. Noa, un’altra e giovane passeggera terrorizzata che si trovava comodamente seduta nelle prime file del volo, ha raccontato piangendo quegli istanti infiniti: “È stato estremamente angosciante. L’aereo ha cominciato improvvisamente a muoversi in modo violento da una parte all’altra, sballottandoci. Abbiamo capito che i piloti avevano perso definitivamente il controllo della macchina perché uno di loro era stato ripetutamente accoltellato. L’aereo è sceso spaventosamente e rapidamente di quota verso il basso, è stato davvero e oggettivamente spaventoso”. Il coraggioso, disperato ed estremo intervento corale ha miracolosamente e tempestivamente sventato il folle piano omicida a un passo dall’impatto fatale col suolo.

Le indagini, l’ipotesi terrorismo e la fredda reazione di Netanyahu

Riuscito fortunosamente e brillantemente a stabilizzare la drammatica picchiata grazie all’intervento dei presenti, il velivolo è stato infine e prontamente dirottato (sotto stretta e attenta scorta militare) in Arabia Saudita, riuscendo a compiere un complicatissimo ma vitale atterraggio di estrema e assoluta emergenza presso le piste dell’aeroporto internazionale di Tabuk.
Appena atterrato e toccato l’asfalto, il copilota incriminato, ferito e bloccato, è stato immediatamente prelevato di peso, isolato e posto sotto strettissimo e durissimo interrogatorio da parte delle solerti autorità saudite del posto. A queste delicatissime, vitali e diplomatiche indagini internazionali sta partecipando attivamente, fittamente e costantemente anche la dura intelligence dello Stato di Israele (Mossad e Shin Bet). Fonti militari israeliane ammettono e confermano che è tuttora in corso una serrata e capillare inchiesta per accertare i veri, reali e oscuri moventi dell’accaduto: l’inquietante ipotesi predominante è che dietro la folle e inspiegabile aggressione si nasconda, in realtà, la mostruosa e calcolata intenzione di voler innescare volontariamente un clamoroso attacco terroristico (anche per la nazionalità dell’aggressore). Stranamente, però, la compagnia aerea civile FlyDubai ha diramato poche ore fa un secco, freddo e diplomatico comunicato stampa ufficiale che cerca goffamente di sminuire pesantemente l’incidente, parlando banalmente di una semplice “colluttazione avvenuta in cabina durante il volo, che ha portato uno dei due piloti a perdere i sensi”, negando testardamente che si tratti di un effettivo “incidente di sicurezza”. Questa morbida e istituzionale versione diplomatica emiratina contrasta però violentemente e apertamente con la testimonianza diretta e visiva del sangue versato per le coltellate, la picchiata mortale e lo scrambling armato. In Israele la tensione politica è, inevitabilmente, schizzata alle stelle in un secondo: il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno immediatamente e solennemente convocato una clamorosa e urgentissima riunione governativa del gabinetto di sicurezza per valutare la portata geopolitica del disastro sfiorato.

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