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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: “Il temporale annunciato non ha spostato i vasi”

Il consueto “Mattutino” di Luca Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano è un capolavoro di allegoria politica che smonta i populismi. “Avevano annunciato un temporale, ma i vasi sono salvi”, scrive Sforzini, riferendosi alle promesse urlate dalla destra radicale e poi spazzate via dal voto moderato. E di fronte ai numeri deludenti di chi prometteva rivoluzioni e non è arrivato al 10%, il Presidente del Centro Studi chiude con una lapidaria stroncatura dantesca: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”👇

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Il mattutino del 29 settembre 2026

Castellar Ponzano (Alessandria) – Nel vasto, caotico e spesso sguaiato panorama della comunicazione politica e istituzionale italiana contemporanea, dove le urla televisive e le risse verbali sui social network sembrano dominare incontrastate il dibattito pubblico quotidiano, esiste ancora uno spazio preziosissimo e ricercato dedicato alla riflessione pacata, all’allegoria colta e all’analisi intellettuale. Questo spazio unico e affascinante prende vita, giorno dopo giorno, all’interno delle antiche, spesse e nobili mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, da dove viene regolarmente diffuso il “Mattutino”. Si tratta di un appuntamento editoriale e culturale ormai imperdibile per moltissimi addetti ai lavori, una breve ma densissima nota mattutina firmata da Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che utilizza abilmente la forza evocativa della poesia e della metafora letteraria per fotografare, decodificare e commentare le più complesse dinamiche politiche e sociali del nostro Paese. L’edizione diramata all’alba di oggi, martedì 29 settembre 2026, si presenta come un vero e proprio capolavoro di sintesi allegorica, un testo ermetico ma al contempo tagliente come la lama di un bisturi, palesemente e strettamente connesso ai recenti e burrascosi esiti delle elezioni suppletive e alle tensioni interne al centrodestra italiano.

L’allegoria politica: le elezioni e la tempesta mancata

Il messaggio mattutino di Sforzini si apre con una potente e inequivocabile immagine meteorologica, che cela dietro di sé una chiarissima allusione alle roboanti e minacciose promesse elettorali fatte nei giorni scorsi dai movimenti della destra più radicale.
“Avevano annunciato un temporale. Al mattino, i vasi erano ancora al loro posto”, recita in apertura il testo diffuso dal Centro Studi. La metafora del temporale distruttivo rappresenta plasticamente la “rivoluzione” tanto sbandierata e urlata nelle piazze dai movimenti populisti, i quali avevano promesso di spazzare via i vecchi equilibri del centrodestra tradizionale per imporre la propria egemonia politica a suon di voti. Tuttavia, la realtà dei fatti emersa freddamente e inesorabilmente dallo scrutinio delle urne si è rivelata ben diversa dalle minacciose previsioni della vigilia. Al risveglio (ovvero al mattino dopo il voto), i fragili “vasi” (le istituzioni, gli equilibri moderati della coalizione di governo) sono stati trovati ancora saldamente intatti e perfettamente posizionati al loro posto originario. La tanto temuta tempesta elettorale radicale, che avrebbe dovuto teoricamente travolgere il candidato moderato del centrodestra unito in Calabria, si è rivelata essere nei fatti poco più di una innocua folata di vento primaverile, incapace di causare alcun reale danno strutturale all’edificio politico nazionale.

I numeri sul quaderno: la matematica di una sconfitta

L’analisi allegorica e pungente di Sforzini si addentra poi, con chirurgica ironia, nel campo della matematica elettorale e delle aspettative deluse dei sedicenti “rivoluzionari” del voto.
Il Mattutino prosegue infatti snocciolando numeri in modo apparentemente enigmatico: “Sul quaderno era scritto quaranta. Qualcuno, più sotto, ha annotato dieci. Su venti”. Dietro questi frammenti numerici si nasconde la spietata cronaca di un clamoroso ridimensionamento politico. Il “quaranta” rappresenta le altissime, irrealistiche e gonfiate aspettative di chi, forte di un’effimera notorietà mediatica e social, pensava di poter sbancare facilmente le elezioni suppletive dettando legge al resto della coalizione governativa. La dura realtà, annotata brutalmente “più sotto” con la penna rossa dall’elettorato sovrano, ha invece certificato percentuali elettorali drammaticamente più basse, fermatesi impietosamente sotto la fatidica e deludente soglia psicologica del “dieci”. È la certificazione matematica e inappellabile di come l’inconsistenza delle urla demagogiche si sgretoli inesorabilmente di fronte alla prova reale e concreta delle urne e del consenso popolare moderato.

“Non ragioniam di lor”: la citazione dantesca

Per archiviare definitivamente e con eleganza la questione legata ai movimenti di disturbo, Sforzini sceglie di affidarsi saggiamente alla suprema e immortale saggezza del Sommo Poeta, Dante Alighieri.
“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, sentenzia il Mattutino, citando uno dei versi più celebri, lapidari e citati dell’intera Divina Commedia. L’invito intellettuale e politico rivolto ai propri lettori e, in senso più ampio, all’intera coalizione moderata di governo, è chiaro e inequivocabile: è assolutamente inutile e controproducente continuare a sprecare tempo prezioso, energie mentali e inchiostro per analizzare o discutere con chi ha ampiamente dimostrato la propria irrilevanza strutturale e numerica quando il gioco si fa duro. I disturbatori seriali, privi di reale peso elettorale, vanno semplicemente ignorati per concentrarsi sulle cose serie. Il comunicato si chiude infine con il consueto, caldo e immancabile augurio formale rivolto a tutti i cittadini: “Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Che sia per tutti una giornata di libertà, di grandissima responsabilità e di infinito coraggio”. Un triplice monito valoriale che suona come una bussola morale indispensabile per navigare con sicurezza e dignità nelle turbolente acque del nostro tempo.

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Attualità

Lo scudo del Parlamento Europeo salva l’oro delle nostre vigne dalla follia dei divieti commerciali: Angelo Radica blinda il valore del vino italiano

L’oro dei nostri vitigni si fa scudo di legalità a Bruxelles e il domani dell’enologia italiana trionfa contro la follia dei divieti ed etichette di plastica dello Stato! Il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e leader europeo Recevin, Angelo Radica, ha espresso oggi, martedì 29 settembre 2026, spiccata soddisfazione per lo sblocco del voto al Parlamento Europeo sul Piano anti-cancro, che ha ribadito la netta separazione biologica tra consumo moderato e abuso. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica comunitaria che sventa il calvario di sanzioni commerciali e barriere pubblicitarie pronte a colpire il welfare di migliaia di aziende agricole e giovani under 30 dei nostri rioni collinari. Le Città del Vino lanciano ora un manifesto d’avanguardia per la formazione dei ventenni, per sconfiggere l’isolamento da smartphone e difendere l’onestà delle idee della tradizione contadina. Leggete l’intero reportage nel nostro articolo! 👇

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Angelo-Radica

Roma – Un’ondata di profondo sollievo macroeconomico, fiero orgoglio rurale e assoluta onestà intellettuale si propaga dai laboratori dei vignaioli della penisola per invadere le aule del dibattito geopolitico dello Stato, trasformando i registri delle istituzioni in un’autentica officina di riscatto, legalità agraria e tutela dell’identità territoriale. La saggistica enologica e il patrimonio vitivinicolo dei nostri borghi, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dell’asettico proibizionismo e dei filtri digitali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare il merito e la biodiversità delle nostre province, offrendo alle famiglie e ai giovani under 30 un’oasi di benessere biologico e spensieratezza colta. Oggi, martedì 29 settembre 2026, i monitor della finanza agricola celebrano uno sblocco normativo transnazionale di immenso spessore: le istituzioni comunitarie hanno respinto l’offensiva integralista che rischiava di mettere sotto asfissia le etichette di tutto il Paese.

A esprimere un giudizio di spiccato e spavaldo ottimismo di fronte al voto espresso a Bruxelles è Angelo Oreste Radica, carismatico presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e leader indiscusso della prestigiosa rete continentale Recevin. La cabina di regia del Parlamento Europeo, esprimendosi sulle linee guida del monitoraggio per l’implementazione del solenne Piano di lotta globale contro il cancro, ha blindato in totale trasparenza e priva di filtri protettivi una netta, scientifica e insostituibile distinzione tra il consumo moderato e l’abuso inospitale di sostanze alcoliche. Un’opera di squadra eccezionale che rifiuta la demonizzazione ideologica di un comparto strategico per lo Stato, sintonizzando le scadenze dello sviluppo rurale sui binari della pura onestà delle idee, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle etichette allarmistiche allo scudo dell’economia dello Stato: l’allarme sventato

L’ordito di questa battaglia politica si offriva alla vigilia come un perimetro irto di suspense e gravi insidie per il welfare delle aziende agricole della provincia italiana. Una lettura astratta ed estremista delle norme sanitarie europee avrebbe potuto sbloccare una vera e propria follia burocratica, introducendo contratti di commercializzazione restrittivi, barriere doganali e disposizioni punitive sulle etichettature e sulla pubblicità dei prodotti vitivinicoli. Un attacco frontale che avrebbe fortemente penalizzato un mercato macroeconomico andato già a rubato nei mercati finanziari globali per la sua straordinaria eccellenza esecutiva, un settore che governa il PIL e garantisce posti di lavoro stabili alle nuove generazioni in tutto il Mezzogiorno e nel Nord, senza filtri o mediazioni commerciali.

I dati della ricerca scientifica parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: l’uso consapevole e l’abuso sconsiderato non possono in nessun caso essere biologicamente equiparati per quanto concerne gli effetti e le risposte flessibili sulla salute pubblica dei cittadini. «Giudichiamo in modo estremamente positivo l’esito della votazione a ridosso del territorio europeo», dichiara con assoluta fermezza civile e toni decisi il presidente delle Città del Vino, Angelo Radica, riaprendo il proprio taccuino programmatico prima delle scadenze autunnali. «Sarebbe stato un errore enorme ed iniquo condannare in toto un prodotto che trasmette la cultura secolare, il lavoro contadino e la tradizione identitaria delle nostre smart land, trattandolo semplicemente come una fredda miscela a base di alcol di plastica, cedendo a moralismi o paternalismi di facciata».

Il Manifesto per la formazione dei giovani under 30: i canali delle Città del Vino

La postura dell’Associazione Nazionale Città del Vino rifiuta radicalmente l’attendismo, esigendo che la trincea istituzionale si converta in un programma di prossimità volto a supportare e finanziare imponenti piani formativi e di informazione nutrizionale ed ecologica rivolti in totale trasparenza alle comunità giovanili della penisola. Fare squadra con i laboratori scolastici, le università dello Stato e le amministrazioni comunali costituisce il mezzo flessibile e il comfort funzionale perfetto per edificare una reale cultura della moderazione rionale, insegnando ai ventenni il rispetto della terraferma, il portato ambientale delle vigne e il monitoraggio del paesaggio agrario contro lo spopolamento culturale delle aree interne.

I database della segreteria di Recevin sono attivi e i canali della stampa sintonizzati per registrare le risposte delle cantine e dei consorzi di tutela della provincia. I verbali del voto di Bruxelles sono chiusi e le schede protette nei database del Parlamento. Questo fine settimana d’autunno spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a fare una passeggiata tra i filari dorati delle Città del Vino: gli artigiani della terra vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché la nostra civiltà saprà proteggere l’onestà dei frutti della terra e la libertà della propria storia culinaria, il domani dell’Italia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il cammino del riscatto rurale non si ferma, ed è un viaggio meraviglioso che guarda al futuro.

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Politica

Suppletive in Calabria, Mazzocchi: “Vittoria moderata, Meloni scarichi Vannacci”

La schiacciante vittoria del centrodestra unito alle elezioni suppletive in Calabria (oltre il 50%) apre la resa dei conti interna alla coalizione. L’On. Antonio Mazzocchi, Presidente del Movimento Cristiano Riformisti, esulta e sottolinea la “netta bocciatura” della lista radicale sostenuta dal Generale Roberto Vannacci (ferma sotto il 10%). Da qui l’appello diretto, duro e inequivocabile a Giorgia Meloni: “Questa débâcle sia un monito, il Premier respinga con convinzione ogni alleanza con i populisti di Vannacci. Il baricentro del governo deve restare liberale ed europeista”👇

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Giorgia Meloni

Roma – I risultati definitivi e inequivocabili scaturiti dalle ultime elezioni suppletive tenutesi in Calabria non si limitano affatto a sancire una semplice, seppur fondamentale, vittoria numerica sul campo per la maggioranza di governo, ma scatenano e infiammano un pesantissimo e inevitabile dibattito interno volto a definire la futura identità politica e la strategia strutturale dell’intero schieramento conservatore italiano. Mentre le sezioni elettorali terminano le frenetiche operazioni di scrutinio e i numeri ufficiali del trionfo si consolidano, le anime più moderate, centriste e spiccatamente cattoliche della coalizione escono pubblicamente allo scoperto per blindare il proprio inossidabile perimetro ideologico, alzando vere e proprie barricate contro le derive più radicali. A guidare e farsi autorevole portavoce di questa vera e propria offensiva politica e culturale è l’Onorevole Antonio Mazzocchi, agguerrito Presidente nazionale del Movimento dei Cristiano Riformisti. Attraverso una nota stampa dai toni fermi, decisi e politicamente inequivocabili, Mazzocchi non si è limitato a celebrare e applaudire il larghissimo successo elettorale ottenuto dal candidato del centrodestra tradizionale nel delicato collegio calabrese, ma ha colto strategicamente la palla al balzo per lanciare un durissimo avvertimento politico a Palazzo Chigi, chiedendo esplicitamente e senza alcun mezzo termine l’isolamento tattico e totale delle forze populiste legate a doppio filo alla divisiva figura del Generale Roberto Vannacci.

Il trionfo del centrodestra unito: maggioranza assoluta alle urne

L’analisi post-elettorale tracciata dai vertici del Movimento dei Cristiano Riformisti parte, innanzitutto, dall’esaltazione convinta del dato puramente numerico ed elettorale appena emerso dalle cabine elettorali del profondo Sud.
“Come Movimento dei Cristiano Riformisti accogliamo con sincera, profonda e grandissima soddisfazione istituzionale l’ottimo e rotondo verdetto scaturito dalle urne del collegio di Reggio Calabria, dove il candidato unico ed espressione del centrodestra unito ha ottenuto una vittoria elettorale netta e schiacciante, riuscendo agilmente a superare la fatidica e ambita soglia psicologica e aritmetica del 50% dei voti validi”, esordisce l’Onorevole Mazzocchi nel suo appassionato comunicato. Secondo la lucida e attenta visione politica del leader cattolico, non ci si trova affatto di fronte a un fortuito e isolato successo locale legato al caso o alle contingenze territoriali, bensì alla clamorosa e definitiva validazione di un preciso modello politico nazionale. “Questo risultato elettorale, che possiamo senza dubbio definire come straordinario e inappellabile, dimostra in modo empirico, scientifico e del tutto inequivocabile come la classica formula politica di un centrodestra saldamente unito, storicamente coeso e programmaticamente saldo sui propri valori fondanti, sia ancora e ampiamente maggioritario nel Paese, a Catanzaro come nel resto d’Italia. I cittadini ed elettori calabresi, chiamati a compiere una scelta, hanno saggiamente premiato la grande serietà, l’affidabilità e la correttezza istituzionale della proposta di governo avanzata dalla coalizione”.

La netta bocciatura del populismo: “Vannacci resta sotto il 10%”

Il vero fulcro dell’attacco sferrato dai Cristiano Riformisti si sposta però, repentinamente e inesorabilmente, sull’analisi del deludente e magro risultato percentuale incassato dalle liste di disturbo posizionate all’estrema destra dello schieramento ufficiale.
Mazzocchi non fa sconti e punta il dito direttamente e duramente contro la controversa operazione politica imbastita localmente dal Generale Vannacci e dai suoi fedelissimi sostenitori. “Come esponenti Cristiano Riformisti vogliamo e dobbiamo inoltre analizzare con attenzione il pessimo dato elettorale emerso chiaramente dalle forze che si richiamano orgogliosamente a posizioni estreme e radicali. Rileviamo infatti con estremo e malcelato favore la bassissima, quasi inconsistente percentuale di consensi raccolta sul territorio dal candidato di punta supportato apertamente da Roberto Vannacci”, affonda il colpo l’ex parlamentare. L’analisi si fa poi ancor più caustica e chirurgica quando Mazzocchi sottolinea il clamoroso tonfo del candidato radicale, avvenuto a dispetto del suo importante e ingombrante passato politico sul territorio: “Nonostante la sua forte notorietà a livello squisitamente locale, legata in modo indissolubile al suo precedente passato istituzionale di assessore regionale in quota Forza Italia, la sua controversa lista civica di disturbo non è riuscita in alcun modo a scalfire l’elettorato moderato, fallendo miseramente e non riuscendo nemmeno a sfiorare la soglia minima del 10%. Si tratta, a tutti gli effetti tecnici, di una sonora e bocciatura netta da parte dei cittadini calabresi nei confronti di sterili e inutili derive puramente demagogiche”.

L’appello diretto a Giorgia Meloni: “Nessuna alleanza con la demagogia”

Forti dei trionfanti numeri espressi dalle urne elettorali calabresi, i Cristiano Riformisti si sentono pienamente legittimati a bussare direttamente alla porta del Presidente del Consiglio dei Ministri per reclamare a gran voce una netta inversione di rotta strategica.
L’insuccesso palese, numerico e tattico del tentativo di “Futuro Nazionale” di condizionare, egemonizzare o spaccare dall’interno l’elettorato conservatore italiano, spinge l’Onorevole Mazzocchi a formulare una richiesta politica precisa e pesantissima rivolta ai vertici di Fratelli d’Italia: “Tutto questo complesso e limpido quadro elettorale appena delineato dai cittadini calabresi deve assolutamente e imperativamente costituire un chiaro, severo e definitivo monito istituzionale e tattico per Giorgia Meloni”, intima senza mezzi termini il Presidente dei Cristiano Riformisti. “Chiediamo infatti apertamente e formalmente al Presidente del Consiglio in carica di voler respingere, con una fortissima e inequivocabile convinzione ideale, qualsiasi strampalata o futura ipotesi di alleanza strutturale ed elettorale con una forza politica demagogica e antisistema come quella promossa quotidianamente da Roberto Vannacci”. Si tratta di una netta e definitiva chiusura di credito nei confronti dei movimenti nati a destra della maggioranza, accusati di avvelenare i pozzi del dibattito pubblico e di non portare alcun reale e tangibile valore aggiunto in termini di voti reali nei collegi uninominali maggioritari, come ampiamente dimostrato proprio dalla débâcle registrata durante questa tornata suppletiva al Sud.

I Cristiano Riformisti: “Il baricentro del governo resti moderato”

L’affondo conclusivo di Mazzocchi, che racchiude in sé l’essenza dell’intera, complessa riflessione post-voto, è un appassionato e accorato richiamo e ritorno alle origini storiche, valoriali e culturali del Popolo della Libertà e della Casa delle Libertà.
Per i Cristiano Riformisti, la presenza stessa del Generale e delle sue truppe all’interno del perimetro governativo rappresenta a tutti gli effetti un’anomalia ideologica insostenibile, pericolosa e del tutto inconciliabile con la storia decennale della coalizione conservatrice italiana nata e fondata nel 1994. “Le posizioni ideologiche, pubbliche ed estreme espresse quotidianamente da Vannacci e dai suoi fedelissimi sostenitori non hanno letteralmente nulla a che fare o da spartire con la grandiosa e gloriosa tradizione di una destra e di un centrodestra sinceramente liberale, autenticamente e profondamente moderato e strutturalmente europeista”, sentenzia infatti in chiusura e in via del tutto inappellabile la dura nota stampa firmata dall’Onorevole Mazzocchi. “Questi valori fondanti e moderati devono imperativamente rimanere sempre il vero, inossidabile e unico baricentro politico e culturale dell’intera coalizione di governo che guida attualmente il Paese”. Il messaggio inviato a Palazzo Chigi è insomma forte, chiaro e tracciato col pennarello rosso: la vittoria in Calabria certifica inequivocabilmente che i voti della pancia estrema non servono per vincere le elezioni, e che per mantenere saldamente la barra del comando a Roma occorre continuare ad ascoltare fedelmente e unicamente la voce rassicurante e centrista dei moderati.

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Attualità

Rinnovo CCNL Scuola, Anief all’Aran: “Il burnout diventi materia di confronto sindacale”

Si infiamma il tavolo all’Aran per il rinnovo del CCNL Scuola 2025-2027! Durante il vertice di stamattina sulla parte normativa, il sindacato Anief ha lanciato un forte allarme. Il leader Marcello Pacifico ha chiesto espressamente che lo stress cronico, la sicurezza e la “sindrome da burnout” vengano finalmente riconosciute e inserite come specifica materia di confronto sindacale all’interno del nuovo contratto. “Basta ignorare il problema, vogliamo e dobbiamo tutelare in toto e psicologicamente sia i docenti che tutto il personale Ata”👇

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Aran

Roma – Il complesso, delicatissimo e spesso farraginoso mondo della scuola e della pubblica istruzione italiana si trova nuovamente di fronte a uno snodo burocratico e sindacale di fondamentale e cruciale importanza per il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Questa mattina, all’interno delle austere stanze della sede centrale dell’Aran (l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), si è infatti tenuto un primissimo, formale e importantissimo tavolo di confronto istituzionale, dedicato in maniera specifica all’articolata stesura e alla revisione della cosiddetta parte normativa del prossimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del comparto Istruzione e Ricerca, relativo al triennio 2025-2027. Un appuntamento attesissimo dai lavoratori della conoscenza, durante il quale le principali sigle sindacali di categoria sono state chiamate a presentare le proprie piattaforme programmatiche e le proprie imprescindibili istanze. Nel corso della lunga e proficua riunione odierna, a spiccare per la chiarezza delle argomentazioni e per la radicalità delle proposte avanzate, è stata l’azione intrapresa dai vertici nazionali del sindacato rappresentativo Anief, che ha chiesto apertamente, con toni fermi e decisi, di smettere di procrastinare e di affrontare finalmente di petto e alla radice i problemi più urgenti, gravosi e drammatici che affliggono ormai cronicamente il delicato lavoro svolto all’interno delle mura scolastiche del Paese.

L’allarme di Marcello Pacifico: salute e sicurezza priorità assolute

A prendere la parola durante l’acceso vertice contrattuale e a dettare la linea politica e programmatica dell’organizzazione è stato Marcello Pacifico.
Il vulcanico e instancabile leader del giovane, battagliero e sempre più ampiamente rappresentativo sindacato Anief, ha voluto spostare strategicamente, ma in maniera decisa, il baricentro del dibattito, allontanandolo temporaneamente dai tradizionali (seppur sacrosanti) temi puramente economici e salariali legati agli scatti di anzianità, per accendere invece un potentissimo e ineludibile faro su aspetti legati prettamente al benessere psico-fisico del lavoratore. Tra le innumerevoli e complesse tematiche tecniche portate all’attenzione dei delegati dell’Aran, Pacifico ha infatti chiesto formalmente e con assoluta priorità di prestare maggiore attenzione, nero su bianco all’interno del nuovo contratto, ad aspetti fondamentali che regolano e condizionano pesantemente la vita quotidiana all’interno degli istituti comprensivi e delle scuole superiori. “Vogliamo e pretendiamo con forza che la parola burnout, la tutela della salute fisica e mentale insieme al grande tema della sicurezza sui luoghi di lavoro di chi opera faticosamente a scuola ogni giorno, diventino a tutti gli effetti e a pieno titolo una specifica e riconosciuta materia di contrattazione e di serrato confronto sindacale”, ha tuonato con fermezza il leader dell’Anief davanti ai vertici governativi.

Che cos’è il burnout? Lo stress cronico di chi lavora a scuola

La pressante, accorata e precisa richiesta formulata dal sindacato Anief non è affatto casuale, ma nasce dalla drammatica constatazione di un fenomeno sociale in fortissima e allarmante espansione.
La “sindrome da burnout”, termine tecnico inglese che descrive uno stato patologico di profondo e devastante esaurimento emotivo, fisico e mentale causato da uno stress lavorativo cronico e prolungato nel tempo, rappresenta oggi una vera e propria e silenziosa emergenza sanitaria all’interno del mondo della scuola pubblica italiana. Le classi sempre più numerose e difficili da gestire per la carenza di sostegno (“classi pollaio”), il peso schiacciante di una burocrazia asfissiante, infinita e spesso inutile, uniti all’aumento esponenziale delle aggressive conflittualità quotidiane con genitori e famiglie (sempre più propensi allo scontro verbale e fisico con il corpo docente), stanno letteralmente logorando, fiaccando e distruggendo psicologicamente un’intera generazione di insegnanti ed educatori. Finora, questo gravissimo e diffuso disturbo professionale è stato troppo spesso colpevolmente ignorato, derubricato a semplice stress passeggero o trattato superficialmente dalle istituzioni sanitarie e contrattuali. Chiedere che il burnout venga finalmente codificato e inserito come materia specifica di confronto sindacale all’interno del nuovo testo del CCNL significa compiere un gigantesco e rivoluzionario passo in avanti verso il pieno e formale riconoscimento del disagio psico-fisico e delle gravose e invalidanti malattie professionali che colpiscono la categoria.

Le richieste del sindacato: tutelare in toto docenti e Ata

L’azione programmatica e di tutela sindacale portata avanti dall’Anief in queste delicatissime fasi preliminari e negoziali all’Aran non intende assolutamente fare disparità o creare divisioni interne tra i vari lavoratori dell’istruzione.
Marcello Pacifico, a chiusura del suo duro e appassionato intervento al tavolo contrattuale romano, ha infatti tenuto a specificare e rimarcare con forza un concetto fondamentale, basato sull’uguaglianza dei diritti e sulla dignità del lavoro: “Per il nostro sindacato è assolutamente importante e dirimente occuparsi in toto, a 360 gradi e con la medesima attenzione formale, sia del corpo docenti, quotidianamente in trincea nelle aule, sia di tutto l’indispensabile personale Ata”. Anche il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (collaboratori scolastici, segretari, direttori sga), pur non trovandosi a diretto contatto frontale e didattico prolungato con gli alunni, subisce infatti pesantissime ricadute di stress da lavoro correlato a causa di organici costantemente e drammaticamente sottodimensionati, stipendi inadeguati al costo della vita, responsabilità civili e penali crescenti, precariato storico e carichi di lavoro amministrativi sempre più opprimenti e complessi. La richiesta dell’Anief per il contratto 2025-2027 getta quindi delle basi solide e inequivocabili: il rinnovo dovrà necessariamente partire dal benessere umano, prima ancora che da quello economico, perché una scuola sicura e in salute è l’unico vero motore possibile per il futuro del Paese.

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