Rimani in contatto con noi
#

Attualità

Rinnovo CCNL Scuola, Anief all’Aran: “Il burnout diventi materia di confronto sindacale”

Si infiamma il tavolo all’Aran per il rinnovo del CCNL Scuola 2025-2027! Durante il vertice di stamattina sulla parte normativa, il sindacato Anief ha lanciato un forte allarme. Il leader Marcello Pacifico ha chiesto espressamente che lo stress cronico, la sicurezza e la “sindrome da burnout” vengano finalmente riconosciute e inserite come specifica materia di confronto sindacale all’interno del nuovo contratto. “Basta ignorare il problema, vogliamo e dobbiamo tutelare in toto e psicologicamente sia i docenti che tutto il personale Ata”👇

Pubblicato

a

Aran

Roma – Il complesso, delicatissimo e spesso farraginoso mondo della scuola e della pubblica istruzione italiana si trova nuovamente di fronte a uno snodo burocratico e sindacale di fondamentale e cruciale importanza per il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Questa mattina, all’interno delle austere stanze della sede centrale dell’Aran (l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), si è infatti tenuto un primissimo, formale e importantissimo tavolo di confronto istituzionale, dedicato in maniera specifica all’articolata stesura e alla revisione della cosiddetta parte normativa del prossimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del comparto Istruzione e Ricerca, relativo al triennio 2025-2027. Un appuntamento attesissimo dai lavoratori della conoscenza, durante il quale le principali sigle sindacali di categoria sono state chiamate a presentare le proprie piattaforme programmatiche e le proprie imprescindibili istanze. Nel corso della lunga e proficua riunione odierna, a spiccare per la chiarezza delle argomentazioni e per la radicalità delle proposte avanzate, è stata l’azione intrapresa dai vertici nazionali del sindacato rappresentativo Anief, che ha chiesto apertamente, con toni fermi e decisi, di smettere di procrastinare e di affrontare finalmente di petto e alla radice i problemi più urgenti, gravosi e drammatici che affliggono ormai cronicamente il delicato lavoro svolto all’interno delle mura scolastiche del Paese.

L’allarme di Marcello Pacifico: salute e sicurezza priorità assolute

A prendere la parola durante l’acceso vertice contrattuale e a dettare la linea politica e programmatica dell’organizzazione è stato Marcello Pacifico.
Il vulcanico e instancabile leader del giovane, battagliero e sempre più ampiamente rappresentativo sindacato Anief, ha voluto spostare strategicamente, ma in maniera decisa, il baricentro del dibattito, allontanandolo temporaneamente dai tradizionali (seppur sacrosanti) temi puramente economici e salariali legati agli scatti di anzianità, per accendere invece un potentissimo e ineludibile faro su aspetti legati prettamente al benessere psico-fisico del lavoratore. Tra le innumerevoli e complesse tematiche tecniche portate all’attenzione dei delegati dell’Aran, Pacifico ha infatti chiesto formalmente e con assoluta priorità di prestare maggiore attenzione, nero su bianco all’interno del nuovo contratto, ad aspetti fondamentali che regolano e condizionano pesantemente la vita quotidiana all’interno degli istituti comprensivi e delle scuole superiori. “Vogliamo e pretendiamo con forza che la parola burnout, la tutela della salute fisica e mentale insieme al grande tema della sicurezza sui luoghi di lavoro di chi opera faticosamente a scuola ogni giorno, diventino a tutti gli effetti e a pieno titolo una specifica e riconosciuta materia di contrattazione e di serrato confronto sindacale”, ha tuonato con fermezza il leader dell’Anief davanti ai vertici governativi.

Che cos’è il burnout? Lo stress cronico di chi lavora a scuola

La pressante, accorata e precisa richiesta formulata dal sindacato Anief non è affatto casuale, ma nasce dalla drammatica constatazione di un fenomeno sociale in fortissima e allarmante espansione.
La “sindrome da burnout”, termine tecnico inglese che descrive uno stato patologico di profondo e devastante esaurimento emotivo, fisico e mentale causato da uno stress lavorativo cronico e prolungato nel tempo, rappresenta oggi una vera e propria e silenziosa emergenza sanitaria all’interno del mondo della scuola pubblica italiana. Le classi sempre più numerose e difficili da gestire per la carenza di sostegno (“classi pollaio”), il peso schiacciante di una burocrazia asfissiante, infinita e spesso inutile, uniti all’aumento esponenziale delle aggressive conflittualità quotidiane con genitori e famiglie (sempre più propensi allo scontro verbale e fisico con il corpo docente), stanno letteralmente logorando, fiaccando e distruggendo psicologicamente un’intera generazione di insegnanti ed educatori. Finora, questo gravissimo e diffuso disturbo professionale è stato troppo spesso colpevolmente ignorato, derubricato a semplice stress passeggero o trattato superficialmente dalle istituzioni sanitarie e contrattuali. Chiedere che il burnout venga finalmente codificato e inserito come materia specifica di confronto sindacale all’interno del nuovo testo del CCNL significa compiere un gigantesco e rivoluzionario passo in avanti verso il pieno e formale riconoscimento del disagio psico-fisico e delle gravose e invalidanti malattie professionali che colpiscono la categoria.

Le richieste del sindacato: tutelare in toto docenti e Ata

L’azione programmatica e di tutela sindacale portata avanti dall’Anief in queste delicatissime fasi preliminari e negoziali all’Aran non intende assolutamente fare disparità o creare divisioni interne tra i vari lavoratori dell’istruzione.
Marcello Pacifico, a chiusura del suo duro e appassionato intervento al tavolo contrattuale romano, ha infatti tenuto a specificare e rimarcare con forza un concetto fondamentale, basato sull’uguaglianza dei diritti e sulla dignità del lavoro: “Per il nostro sindacato è assolutamente importante e dirimente occuparsi in toto, a 360 gradi e con la medesima attenzione formale, sia del corpo docenti, quotidianamente in trincea nelle aule, sia di tutto l’indispensabile personale Ata”. Anche il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (collaboratori scolastici, segretari, direttori sga), pur non trovandosi a diretto contatto frontale e didattico prolungato con gli alunni, subisce infatti pesantissime ricadute di stress da lavoro correlato a causa di organici costantemente e drammaticamente sottodimensionati, stipendi inadeguati al costo della vita, responsabilità civili e penali crescenti, precariato storico e carichi di lavoro amministrativi sempre più opprimenti e complessi. La richiesta dell’Anief per il contratto 2025-2027 getta quindi delle basi solide e inequivocabili: il rinnovo dovrà necessariamente partire dal benessere umano, prima ancora che da quello economico, perché una scuola sicura e in salute è l’unico vero motore possibile per il futuro del Paese.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Politica

Suppletive in Calabria, Mazzocchi: “Vittoria moderata, Meloni scarichi Vannacci”

La schiacciante vittoria del centrodestra unito alle elezioni suppletive in Calabria (oltre il 50%) apre la resa dei conti interna alla coalizione. L’On. Antonio Mazzocchi, Presidente del Movimento Cristiano Riformisti, esulta e sottolinea la “netta bocciatura” della lista radicale sostenuta dal Generale Roberto Vannacci (ferma sotto il 10%). Da qui l’appello diretto, duro e inequivocabile a Giorgia Meloni: “Questa débâcle sia un monito, il Premier respinga con convinzione ogni alleanza con i populisti di Vannacci. Il baricentro del governo deve restare liberale ed europeista”👇

Pubblicato

a

Giorgia Meloni

Roma – I risultati definitivi e inequivocabili scaturiti dalle ultime elezioni suppletive tenutesi in Calabria non si limitano affatto a sancire una semplice, seppur fondamentale, vittoria numerica sul campo per la maggioranza di governo, ma scatenano e infiammano un pesantissimo e inevitabile dibattito interno volto a definire la futura identità politica e la strategia strutturale dell’intero schieramento conservatore italiano. Mentre le sezioni elettorali terminano le frenetiche operazioni di scrutinio e i numeri ufficiali del trionfo si consolidano, le anime più moderate, centriste e spiccatamente cattoliche della coalizione escono pubblicamente allo scoperto per blindare il proprio inossidabile perimetro ideologico, alzando vere e proprie barricate contro le derive più radicali. A guidare e farsi autorevole portavoce di questa vera e propria offensiva politica e culturale è l’Onorevole Antonio Mazzocchi, agguerrito Presidente nazionale del Movimento dei Cristiano Riformisti. Attraverso una nota stampa dai toni fermi, decisi e politicamente inequivocabili, Mazzocchi non si è limitato a celebrare e applaudire il larghissimo successo elettorale ottenuto dal candidato del centrodestra tradizionale nel delicato collegio calabrese, ma ha colto strategicamente la palla al balzo per lanciare un durissimo avvertimento politico a Palazzo Chigi, chiedendo esplicitamente e senza alcun mezzo termine l’isolamento tattico e totale delle forze populiste legate a doppio filo alla divisiva figura del Generale Roberto Vannacci.

Il trionfo del centrodestra unito: maggioranza assoluta alle urne

L’analisi post-elettorale tracciata dai vertici del Movimento dei Cristiano Riformisti parte, innanzitutto, dall’esaltazione convinta del dato puramente numerico ed elettorale appena emerso dalle cabine elettorali del profondo Sud.
“Come Movimento dei Cristiano Riformisti accogliamo con sincera, profonda e grandissima soddisfazione istituzionale l’ottimo e rotondo verdetto scaturito dalle urne del collegio di Reggio Calabria, dove il candidato unico ed espressione del centrodestra unito ha ottenuto una vittoria elettorale netta e schiacciante, riuscendo agilmente a superare la fatidica e ambita soglia psicologica e aritmetica del 50% dei voti validi”, esordisce l’Onorevole Mazzocchi nel suo appassionato comunicato. Secondo la lucida e attenta visione politica del leader cattolico, non ci si trova affatto di fronte a un fortuito e isolato successo locale legato al caso o alle contingenze territoriali, bensì alla clamorosa e definitiva validazione di un preciso modello politico nazionale. “Questo risultato elettorale, che possiamo senza dubbio definire come straordinario e inappellabile, dimostra in modo empirico, scientifico e del tutto inequivocabile come la classica formula politica di un centrodestra saldamente unito, storicamente coeso e programmaticamente saldo sui propri valori fondanti, sia ancora e ampiamente maggioritario nel Paese, a Catanzaro come nel resto d’Italia. I cittadini ed elettori calabresi, chiamati a compiere una scelta, hanno saggiamente premiato la grande serietà, l’affidabilità e la correttezza istituzionale della proposta di governo avanzata dalla coalizione”.

La netta bocciatura del populismo: “Vannacci resta sotto il 10%”

Il vero fulcro dell’attacco sferrato dai Cristiano Riformisti si sposta però, repentinamente e inesorabilmente, sull’analisi del deludente e magro risultato percentuale incassato dalle liste di disturbo posizionate all’estrema destra dello schieramento ufficiale.
Mazzocchi non fa sconti e punta il dito direttamente e duramente contro la controversa operazione politica imbastita localmente dal Generale Vannacci e dai suoi fedelissimi sostenitori. “Come esponenti Cristiano Riformisti vogliamo e dobbiamo inoltre analizzare con attenzione il pessimo dato elettorale emerso chiaramente dalle forze che si richiamano orgogliosamente a posizioni estreme e radicali. Rileviamo infatti con estremo e malcelato favore la bassissima, quasi inconsistente percentuale di consensi raccolta sul territorio dal candidato di punta supportato apertamente da Roberto Vannacci”, affonda il colpo l’ex parlamentare. L’analisi si fa poi ancor più caustica e chirurgica quando Mazzocchi sottolinea il clamoroso tonfo del candidato radicale, avvenuto a dispetto del suo importante e ingombrante passato politico sul territorio: “Nonostante la sua forte notorietà a livello squisitamente locale, legata in modo indissolubile al suo precedente passato istituzionale di assessore regionale in quota Forza Italia, la sua controversa lista civica di disturbo non è riuscita in alcun modo a scalfire l’elettorato moderato, fallendo miseramente e non riuscendo nemmeno a sfiorare la soglia minima del 10%. Si tratta, a tutti gli effetti tecnici, di una sonora e bocciatura netta da parte dei cittadini calabresi nei confronti di sterili e inutili derive puramente demagogiche”.

L’appello diretto a Giorgia Meloni: “Nessuna alleanza con la demagogia”

Forti dei trionfanti numeri espressi dalle urne elettorali calabresi, i Cristiano Riformisti si sentono pienamente legittimati a bussare direttamente alla porta del Presidente del Consiglio dei Ministri per reclamare a gran voce una netta inversione di rotta strategica.
L’insuccesso palese, numerico e tattico del tentativo di “Futuro Nazionale” di condizionare, egemonizzare o spaccare dall’interno l’elettorato conservatore italiano, spinge l’Onorevole Mazzocchi a formulare una richiesta politica precisa e pesantissima rivolta ai vertici di Fratelli d’Italia: “Tutto questo complesso e limpido quadro elettorale appena delineato dai cittadini calabresi deve assolutamente e imperativamente costituire un chiaro, severo e definitivo monito istituzionale e tattico per Giorgia Meloni”, intima senza mezzi termini il Presidente dei Cristiano Riformisti. “Chiediamo infatti apertamente e formalmente al Presidente del Consiglio in carica di voler respingere, con una fortissima e inequivocabile convinzione ideale, qualsiasi strampalata o futura ipotesi di alleanza strutturale ed elettorale con una forza politica demagogica e antisistema come quella promossa quotidianamente da Roberto Vannacci”. Si tratta di una netta e definitiva chiusura di credito nei confronti dei movimenti nati a destra della maggioranza, accusati di avvelenare i pozzi del dibattito pubblico e di non portare alcun reale e tangibile valore aggiunto in termini di voti reali nei collegi uninominali maggioritari, come ampiamente dimostrato proprio dalla débâcle registrata durante questa tornata suppletiva al Sud.

I Cristiano Riformisti: “Il baricentro del governo resti moderato”

L’affondo conclusivo di Mazzocchi, che racchiude in sé l’essenza dell’intera, complessa riflessione post-voto, è un appassionato e accorato richiamo e ritorno alle origini storiche, valoriali e culturali del Popolo della Libertà e della Casa delle Libertà.
Per i Cristiano Riformisti, la presenza stessa del Generale e delle sue truppe all’interno del perimetro governativo rappresenta a tutti gli effetti un’anomalia ideologica insostenibile, pericolosa e del tutto inconciliabile con la storia decennale della coalizione conservatrice italiana nata e fondata nel 1994. “Le posizioni ideologiche, pubbliche ed estreme espresse quotidianamente da Vannacci e dai suoi fedelissimi sostenitori non hanno letteralmente nulla a che fare o da spartire con la grandiosa e gloriosa tradizione di una destra e di un centrodestra sinceramente liberale, autenticamente e profondamente moderato e strutturalmente europeista”, sentenzia infatti in chiusura e in via del tutto inappellabile la dura nota stampa firmata dall’Onorevole Mazzocchi. “Questi valori fondanti e moderati devono imperativamente rimanere sempre il vero, inossidabile e unico baricentro politico e culturale dell’intera coalizione di governo che guida attualmente il Paese”. Il messaggio inviato a Palazzo Chigi è insomma forte, chiaro e tracciato col pennarello rosso: la vittoria in Calabria certifica inequivocabilmente che i voti della pancia estrema non servono per vincere le elezioni, e che per mantenere saldamente la barra del comando a Roma occorre continuare ad ascoltare fedelmente e unicamente la voce rassicurante e centrista dei moderati.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Politica

Strage di Ustica: la Francia consegna i documenti segreti, esulta Fabio Rampelli

Svolta clamorosa nella Strage di Ustica! Dopo 46 anni di segreti e silenzi, la Francia ha ufficialmente deciso di consegnare ai magistrati italiani i documenti segreti militari relativi alla tragica notte del 27 giugno 1980. Una mossa che ha spinto la Procura a ritirare la richiesta di archiviazione dell’indagine. A commentare questo storico colpo di scena è Fabio Rampelli (Vicepresidente della Camera, FdI): “Un’ottima notizia e un passo fondamentale verso la verità per le 81 vittime innocenti di quella strage”👇

Pubblicato

a

Rampelli

Roma – Il buio impenetrabile, denso e pesantissimo che da oltre quarantasei lunghissimi anni avvolge inesorabilmente uno dei misteri più cupi, dolorosi e irrisolti dell’intera storia repubblicana italiana, sembra finalmente potersi diradare all’improvviso, grazie a un inaspettato e clamoroso squarcio di luce diplomatica internazionale. La tragica e famigerata Strage di Ustica, una ferita ancora aperta e sanguinante nella memoria collettiva del nostro Paese, torna prepotentemente a occupare le prime pagine della cronaca giudiziaria e politica nazionale. Nelle ultimissime ore, infatti, è giunta la dirompente e attesissima notizia di una svolta investigativa che in molti definiscono di portata storica: la formale e ufficiale decisione, assunta dai massimi vertici delle Istituzioni della Repubblica Francese, di consegnare finalmente alle autorità italiane i fascicoli e i preziosissimi documenti segreti militari relativi a quanto accadde realmente in quella drammatica notte d’estate. Questo improvviso e monumentale sblocco diplomatico ha innescato un’immediata e conseguente mossa da parte della magistratura inquirente italiana, che ha ufficialmente deciso di ritirare la richiesta di archiviazione definitiva del complicatissimo caso. A commentare a caldo questo straordinario e imprevedibile sviluppo è intervenuto Fabio Rampelli, esponente di spicco di Fratelli d’Italia e attuale Vicepresidente della Camera dei deputati, che ha accolto la notizia con grande e palese soddisfazione istituzionale.

Un colpo di scena giudiziario: ritirata la richiesta di archiviazione

La mossa della Procura rappresenta un vero e proprio terremoto tecnico e legale, destinato inevitabilmente a riaprire dolorosissime ferite ma anche fondatissime speranze di giustizia terrena.
Soltanto pochissimi mesi fa, l’intricata indagine italiana sembrava infatti destinata a finire per sempre nei polverosi e dimenticati archivi del tribunale, con la rassegnazione generale di non poter mai abbattere il muro di gomma internazionale e i presunti segreti di Stato. Il ritiro formale dell’istanza di archiviazione da parte della magistratura, un atto fortemente caldeggiato e politicamente auspicato dallo stesso Governo nazionale italiano nei mesi scorsi, rappresenta invece la ferrea volontà di non arrendersi di fronte al silenzio e di voler percorrere fino all’ultimo centimetro la pista internazionale. I nuovi documenti appena desecretati e consegnati dall’Eliseo potrebbero infatti contenere tracciati radar sconosciuti, comunicazioni militari intercettate o persino ordini di volo coperti da segreto, capaci di fornire un quadro probatorio finalmente limpido e inequivocabile sui movimenti aerei militari non autorizzati (francesi, americani o libici) che affollavano clandestinamente i cieli del basso Tirreno in quella maledetta e tragica notte.

Il ruolo della Francia: una nuova fase di collaborazione diplomatica

Il rapporto politico e investigativo tra Roma e Parigi riguardo alla strage di Ustica è stato storicamente caratterizzato da grandissima freddezza, omissioni, reticenze e gravissime tensioni diplomatiche sotterranee.
Per decenni, le rogatorie internazionali presentate dai magistrati italiani si sono sistematicamente e dolorosamente scontrate contro il muro invalicabile del segreto militare transalpino. Questa improvvisa apertura odierna segna quindi un cambio di passo epocale nelle relazioni bilaterali. “La decisione ufficiale della Francia di consegnare finalmente i documenti relativi alla strage di Ustica, e la conseguente, logica decisione della magistratura inquirente italiana di ritirare la richiesta di archiviazione, esattamente come auspicato dal nostro Governo mesi fa, sono notizie di particolare e fondamentale rilievo”, ha dichiarato con soddisfazione il Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. L’esponente di Fratelli d’Italia non ha nascosto il valore politico dell’avvenimento: “Si tratta di un vero e proprio e inaspettato colpo di scena, che ravviva e riaccende concretamente una collaborazione giudiziaria e istituzionale non sempre stabile, facile e lineare con la Francia”.

Le parole di Fabio Rampelli: “Un passo verso la verità storica”

La soddisfazione istituzionale espressa dall’esponente di Fratelli d’Italia si sposa perfettamente con il sentimento di attesa e di speranza nutrito da milioni di cittadini italiani e, soprattutto, dalle famiglie delle povere vittime.
Rampelli ha voluto rimarcare come l’ostinata pressione politica esercitata dall’attuale esecutivo italiano nei confronti dei partner internazionali stia finalmente iniziando a produrre dei frutti tangibili e concreti, trasformando le vecchie e vuote promesse diplomatiche in fatti processuali utilizzabili nelle aule di tribunale. “Ci auguriamo con tutto il cuore e con la massima forza istituzionale”, ha concluso speranzoso il Vicepresidente della Camera nel suo comunicato stampa ufficiale, “che questo nuovo, inedito e fondamentale capitolo investigativo possa avvicinarci finalmente, dopo decenni di depistaggi, silenzi omertosi e false piste, alla verità storica, giudiziaria e assoluta su quanto accadde realmente quella fatale notte”. Un auspicio condiviso dall’intera nazione, stanca di vivere da quasi mezzo secolo in un Paese gravato dal peso insopportabile di stragi impunite e di responsabilità oscure mai portate alla luce del sole.

Il ricordo delle 81 vittime: il mistero irrisolto del 27 giugno 1980

In attesa di scoprire e analizzare minuziosamente il contenuto esplosivo dei dossier inviati da Parigi, il pensiero della politica e del Paese intero torna inevitabilmente a quella tragica e calda serata del 27 giugno del 1980.
Il volo di linea civile DC-9 della compagnia aerea Itavia, partito regolarmente da Bologna e diretto felicemente all’aeroporto di Palermo Punta Raisi, non giunse mai a destinazione. Il velivolo, con a bordo il suo preziosissimo carico umano, si inabissò misteriosamente e all’improvviso nelle acque profonde del mar Tirreno, nel tratto di mare compreso tra le isole di Ponza e Ustica, spazzando via crudelmente e in un solo istante la vita di 81 vittime innocenti, tra cui molti, troppi bambini. Decenni di estenuanti inchieste giudiziarie, infinite perizie tecniche contrastanti, depistaggi accertati all’interno degli stessi apparati militari italiani e svariate sentenze civili hanno fortemente consolidato la teoria di un abbattimento causato dall’onda d’urto di un missile militare lanciato durante uno scenario di guerra aerea non dichiarata. Oggi, grazie a questa svolta diplomatica, quelle 81 vittime innocenti citate da Rampelli potrebbero essere a un solo passo dall’ottenere finalmente quella giustizia terrena che invocano silenziosamente da quarantasei lunghi anni.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Politica

Elezioni suppletive in Calabria: Sforzini asfalta Vannacci e le “cornacchie nere” della destra

La destra finisce in frantumi alle elezioni! Volano stracci pesantissimi tra le anime conservatrici: Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ha appena demolito in modo impietoso “Futuro Nazionale” e la strategia elettorale del Generale Roberto Vannacci. “Sia a Vigevano che in Calabria hanno remato contro il centrodestra e hanno fallito, rendendosi del tutto irrilevanti”, ha tuonato Sforzini svelando un clamoroso retroscena.

Pubblicato

a

Roberto Vannacci

Castellar Ponzano (Alessandria) – La durissima ed estenuante battaglia politica e dialettica per l’egemonia culturale e numerica all’interno del vasto mondo della destra italiana si arricchisce oggi di un nuovo, pepato e velenosissimo capitolo. Le recenti elezioni suppletive tenutesi in Calabria, e i primissimi incoraggianti dati in arrivo dallo spoglio delle urne elettorali, si sono infatti rapidamente trasformate in un vero e proprio e sanguinoso campo di battaglia verbale tra le varie anime del conservatorismo nazionale. A gettare litri di pesantissima benzina sul fuoco delle polemiche, sferrando un durissimo e calcolato attacco frontale proprio all’indirizzo del Generale Roberto Vannacci e della primissima cerchia dei suoi fedelissimi alleati, è intervenuto Luca Sforzini, vulcanico e agguerrito presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Attraverso una nota stampa al vetriolo diramata direttamente dalle storiche sale del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, l’esperto analista e stratega politico ha letteralmente e impietosamente demolito l’intera narrazione trionfalistica portata avanti in queste ore dalla destra sociale, bollando il nascente movimento “Futuro Nazionale” (sigla che fa esplicitamente e dichiaratamente riferimento al militare) come un banale ed egoistico esperimento elettorale destinato unicamente e irrimediabilmente all’assoluta irrilevanza politica e parlamentare.

Il fallimento in Calabria: “Futuro Nazionale è irrilevante quando conta”

L’affilata e spietata analisi tracciata da Luca Sforzini parte dai primissimi numeri reali e crudi che stanno emergendo con sempre maggiore chiarezza dalle urne del Mezzogiorno.
«Se i dati definitivi e ufficiali dello scrutinio andranno effettivamente a confermare la netta e preventivata vittoria del candidato ufficiale espresso dalla coalizione di centrodestra», esordisce infatti senza troppi giri di parole o diplomazie il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, «allora da Reggio Calabria e dall’intero collegio arriverà un messaggio politico estremamente semplice, chiaro e inequivocabile per tutti i naviganti: Futuro Nazionale ripete in modo pedissequo e ostinato l’esatto e fallimentare schema tattico che abbiamo già visto tristemente all’opera durante le elezioni di Vigevano. Ovvero, risulta essere un soggetto politicamente e numericamente irrilevante proprio quando conta per davvero». L’accusa mossa frontalmente da Sforzini alle truppe “vannacciane” è pesantissima dal punto di vista dell’etica di coalizione: «Ha palesemente e lucidamente cercato in ogni modo di far perdere terreno al candidato del centrodestra istituzionale, giocando di sponda per disperdere i consensi, e non c’è minimamente riuscito», sentenzia con inappellabile durezza matematica l’analista piemontese.

Il retroscena di Vigevano: le telefonate ignorate e l’errore strategico

Per dimostrare apertamente e pubblicamente la presunta e grave pochezza strategica dei vertici del movimento vicino al Generale, Sforzini ha deciso di vuotare definitivamente il sacco, rivelando per la prima volta ai media un clamoroso e finora inedito retroscena risalente alle precedenti edizioni amministrative locali.
«A questo punto del dibattito, credo di poter e dover raccontare anche un interessantissimo retroscena politico», prosegue infatti la nota al veleno di Sforzini. «A Vigevano, dove il candidato civico che avevamo minuziosamente e sapientemente costruito arrivò a sfiorare l’ottimo risultato del 14% al primissimo turno, e dove molti autorevoli organi di informazione locale mi attribuirono, non senza fondate e solide ragioni tecniche, un indiscusso ruolo di vero e proprio deus ex machina dell’intera operazione politico-elettorale, il buon Vannacci si guardò bene dal prendere in mano il telefono e chiedermi un misero consiglio strategico in vista del delicatissimo ballottaggio finale. Fui io stesso, con grande senso di responsabilità verso l’area politica, a cercarlo con insistenza, ma totalmente senza successo, poco prima che venisse inspiegabilmente e follemente resa pubblica da parte loro l’indicazione di voto finale per gli elettori». Sforzini rivela di aver tentato disperatamente di salvare Vannacci da un errore marchiano: «Conoscendo molto bene e da decenni le dinamiche sociali di Vigevano, gli avrei voluto semplicemente spiegare una cosa di elementare matematica elettorale: il centrosinistra non avrebbe mai e poi mai vinto in quella città. Sarebbe bastato semplicemente appoggiare e sostenere pubblicamente il candidato moderato sostenuto da Forza Italia per poter tranquillamente mettere il proprio pesante cappello politico su quella certa e schiacciante vittoria. Si poteva dimostrare ai palazzi romani che i tantissimi voti di protesta raccolti al primo turno potevano effettivamente diventare politicamente e istituzionalmente determinanti per il governo di una grande città. Invece, Vannacci fece clamorosamente, testardamente e stupidamente di testa sua: diede l’incomprensibile indicazione di votare scheda bianca o nulla. Risultato? Il centrodestra unito vinse comunque a valanga e Futuro Nazionale scelse autonomamente di rendersi del tutto ininfluente e irrilevante».

L’attacco ai cattivi consiglieri: “Ascoltano solo le geniali cornacchie nere”

Ma la chiusura del comunicato stampa del presidente Sforzini è, se possibile, ancora più caustica, al vetriolo e pregna di pesantissimi e chiarissimi messaggi in codice diretti a ben specifici avversari interni.
Senza troppi giri di parole, Sforzini colpisce duramente al cuore della cerchia magica che consiglia strategicamente il Generale. «Oggi in Calabria, purtroppo per loro, rischia seriamente e concretamente di consumarsi per filo e per segno l’esatto, identico e fallimentare copione già visto in passato, ma questa volta su una scala politica di interesse squisitamente nazionale: Futuro Nazionale ci riprova in malafede a sottrarre volutamente e cinicamente voti vitali al bacino del centrodestra, ma il centrodestra alla fine vince comunque la tornata elettorale senza di loro». L’avvertimento agli aspiranti leader della destra radicale è netto: «Non basta assolutamente andare in giro per le piazze a fare clamore e raccogliere voti di pura protesta e pancia: bisogna anche avere l’intelligenza tattica di sapere cosa farsene di quei consensi. La vera politica richiede studio, profonda cultura politica, conoscenza capillare dei territori periferici e, soprattutto, una grande e umile capacità di costruire e mantenere salde alleanze. Pensare con arroganza di poter fare sempre e comunque a meno di tutti gli alleati tradizionali e, peggio ancora, ostinarsi ad ascoltare unicamente i pessimi consigli sussurrati dalle solite e geniali “cornacchie nere”, porta esattamente e inesorabilmente qui: nel baratro dell’irrilevanza più totale». E a chi gli chiede lumi sull’identità di questi cattivi consiglieri, Sforzini non fa sconti a nessuno, precisando con spietata lucidità che le “cornacchie nere” che stanno portando all’irrilevanza politica il progetto sono le figure che ruotano attorno a Vannacci, come Simoni e Ziello.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza