Rimani in contatto con noi
#

Sport

L’oro storico che fa piangere di gioia la Ciociaria: Gabriele Di Sora vince in Thailandia e conquista il tetto del mondo nella Muay Thai

La Ciociaria vola sul tetto del mondo! 🇮🇹🥊 Il giovanissimo Gabriele Di Sora compie un’impresa leggendaria in Thailandia, conquistando la medaglia d’oro mondiale nella Muay Thai a soli 18 anni! 🏅✨ Un trionfo clamoroso che fa piangere di gioia Frosinone. Il consigliere Gianluca Quadrini celebra l’atleta: “Simbolo di una terra sana e vincente”. Orgoglio immenso! ❤️ Leggi qui per scoprire i dettagli di questa notte storica per lo sport italiano! 👇

Pubblicato

a

Gabriele Di Sora vince in Thailandia

Frosinone – Esistono imprese sportive che superano i confini del ring per trasformarsi in leggende metropolitane, in storie di riscatto e di orgoglio capaci di infiammare il cuore di un’intera provincia. Quello che è accaduto a Bangkok, nel tempio indiscusso e sacro della Muay Thai, è un miracolo di determinazione, giovinezza e sacrificio. Un ragazzo frusinate di appena diciotto anni, Gabriele Di Sora, classe 2008, ha compiuto il capolavoro della vita laureandosi campione del mondo e conquistando una leggendaria medaglia d’oro nella categoria -57 kg. Un traguardo immenso che ha spinto le istituzioni locali a tributargli un omaggio solenne, trasformando la sua vittoria nell’emblema di una terra che sa lottare e sa vincere.

A farsi portavoce del profondo sentimento di commozione e orgoglio istituzionale che sta attraversando l’intera comunità è Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole dirigente di ANCI Lazio. Attraverso una nota ufficiale, Quadrini ha voluto stringere in un abbraccio virtuale il giovanissimo campione, sottolineando la portata storica di un successo che va ben oltre il semplice dato statistico. Vincere nel paese in cui questa disciplina millenaria è nata e viene vissuta come una vera e propria religione rappresenta un’impresa epica, un evento che iscrive di diritto il nome di questo atleta ciociaro negli annali dello sport internazionale.

La gabbia della pressione spezzata da un cuore di soli 18 anni

Guardando al percorso che ha portato il giovane Gabriele sul gradino più alto del podio, si comprende l’eccezionalità della sua forza mentale. Affrontare il debutto internazionale a una simile età, lontano da casa, e sottoporsi a due settimane di preparazione estenuante e massacrante all’interno dei durissimi centri d’allenamento thailandesi, avrebbe potuto piegare chiunque. Di Sora, invece, ha dimostrato una disciplina, una tenacia e una maturità psicologica fuori dal comune. La finale contro l’atleta di casa, spinto dal tifo incessante del pubblico locale, è stata il capolavoro tattico e umano di un ragazzo che ha saputo trasformare la fatica in energia pura, non lasciando scampo al suo avversario.

“Questo straordinario traguardo illumina e dà prestigio all’intera provincia di Frosinone”, ha dichiarato con forza Gianluca Quadrini nel suo comunicato. Successi di questa portata sono la testimonianza tangibile di come la Ciociaria sia un vivaio inesauribile di eccellenze e di talenti puri. Quando i nostri giovani sono supportati da una passione autentica e da una dedizione feroce, non hanno timore di nessuno e possono guardare a testa alta il panorama sportivo mondiale. Gabriele è l’esempio plastico di una Ciociaria sana, pulita, che lavora in silenzio per raccogliere frutti straordinari.

Il miracolo delle palestre di periferia: dove si impara a diventare uomini

Dietro i riflessi dorati di una medaglia mondiale c’è sempre un mondo sommerso fatto di sudore, lacrime e legami umani indissolubili. Un plauso carico di gratitudine deve essere esteso all’ASD Maluma Martial Arts, ai maestri, ai tecnici e a tutto lo staff che ha curato la preparazione atletica e strategica del ragazzo, senza dimenticare il ruolo fondamentale della sua famiglia. Le associazioni sportive dilettantistiche del territorio rappresentano un presidio sociale e formativo insostituibile per le nostre comunità: sono luoghi magici in cui si insegna ai ragazzi il valore sacro del sacrificio, il rispetto profondo per l’avversario e l’etica del lavoro quotidiano.

La favola di Gabriele Di Sora è appena cominciata, ma le sue radici sono ben salde nella sua terra d’origine. “In qualità di Consigliere Provinciale e dirigente ANCI Lazio – ha concluso Quadrini – ribadisco l’impegno totale delle istituzioni nel sostenere e valorizzare le eccellenze locali, affinché lo sport continui a essere un volano di crescita culturale e d’immagine per le nostre comunità”. A questo straordinario ragazzo giunge il calore e l’augurio più affettuoso di un popolo intero: che questo oro in Thailandia sia solo il primo capitolo di una vita luminosa nel professionismo mondiale. La Ciociaria oggi cammina a un palmo da terra, fiera del suo piccolo, grande re del ring.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lifestyle

Toshisuke Kanazawa, il campione di bodybuilding a 90 anni: “Lo farò fino alla morte”

La genetica, l’allenamento e l’incredibile mentalità del popolo nipponico non smettono mai di stupire il mondo. A Hiroshima vive Toshisuke Kanazawa, un uomo che ha appena compiuto la bellezza di 90 anni, ma che vanta un fisico scultoreo, sodo e muscoloso da fare letteralmente invidia a un ventenne. L’inossidabile atleta non è solo un amatore: proprio il mese scorso ha conquistato l’ennesimo traguardo sbaragliando la concorrenza e vincendo il suo 19° titolo assoluto ai Campionati Nazionali Giapponesi di Bodybuilding Master nella categoria “over 85”. Ex promessa olimpica del nuoto giapponese, decise di dedicarsi al culturismo nel 1960 arrivando persino a sfidare leggende mondiali come l’attore Arnold Schwarzenegger. Qual è il segreto della sua eterna e sovrumana giovinezza muscolare? “Niente fumo, zero alcol e mai carne o pesce: mangio solo riso integrale, uova crude e zuppa di miso”, racconta il campione. Con il passare inesorabile degli anni ha dovuto però ridurre i frullati proteici e abbandonare del tutto il sollevamento di pesi liberi per non gravare sulla sua pur fortissima schiena, preferendo le macchine isotoniche. Toshisuke si allena due ore al giorno, per sei giorni alla settimana, e non ha alcuna intenzione di fermarsi davanti alla carta d’identità: “Voglio fare il bodybuilder fino al giorno esatto della mia morte”. Leggi la sua pazzesca e motivazionale storia👇

Pubblicato

a

Toshisuke Kanazawa

Hiroshima – Ha da poco spento la bellezza di novanta candeline sulla sua torta di compleanno, ma sfoggia orgogliosamente un fisico statuario, scolpito e definito che la stragrande maggioranza degli uomini molto più giovani di lui può solamente sognare o ammirare sulle riviste patinate. Busto liscio, pelle perfettamente abbronzata, pettorali incredibilmente sodi e vene sottili e pulsanti che percorrono le braccia e le spalle in tensione: non stiamo assolutamente parlando di un’immagine iperrealistica generata al computer dall’Intelligenza Artificiale, ma del frutto reale, tangibile e sudato di innumerevoli, incalcolabili ore di sacrifici trascorsi sollevando ghisa in palestra. L’uomo capace di sfidare e sconfiggere inesorabilmente lo scorrere crudele del tempo si chiama Toshisuke Kanazawa. Esattamente il mese scorso, ironicamente e simbolicamente appena il giorno prima di vincere e dominare l’ennesima, importantissima competizione sportiva della sua infinita carriera, questo autentico e inossidabile leggendario campione nipponico di bodybuilding ha festeggiato in splendida forma il suo invidiabile novantesimo compleanno. Per lui, l’età anagrafica scritta sui documenti rappresenta unicamente un inutile e noioso dettaglio burocratico che non ha alcun impatto sulla sua ferrea volontà di dominare il palcoscenico sportivo.

Da nuotatore a rivale di Schwarzenegger: la nascita di una leggenda

La straordinaria e lunghissima favola sportiva di Kanazawa ha radici molto antiche e inizia con quello che sembrava essere, a prima vista, un vero e proprio dramma personale.
Nato nel lontano 1936, prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, il giovane Toshisuke era in realtà una fortissima e promettente speranza del nuoto nipponico. Purtroppo, dopo che un grave e invalidante infortunio muscolare interruppe in modo drastico e prematuro la sua brillante carriera agonistica da potenziale nuotatore olimpico, si trovò di fronte a un bivio esistenziale. Invece di arrendersi alla sfortuna, decise coraggiosamente di reinventarsi da zero e si dedicò anima e corpo alla durissima e ferrea disciplina del culturismo. I risultati furono immediati e a dir poco strabilianti: trionfò vincendo l’ambitissimo e prestigioso titolo di Mister Giappone a soli 24 anni di età. Da quel momento, la sua ascesa fu letteralmente inarrestabile, arrivando persino a competere ad altissimo livello internazionale calcando gli stessi palcoscenici di vere e proprie leggende mostruose del bodybuilding del calibro dell’attore hollywoodiano Arnold Schwarzenegger. Oggi, a distanza di decenni dai fasti internazionali, il campione non ha mai abbandonato la sua passione: gestisce personalmente e quotidianamente una storica palestra nella sua amata città natale di Hiroshima. Qui, tra un bilanciere e l’altro, ricorda e celebra la sua ultimissima e schiacciante vittoria nella speciale categoria “over 85” ai recenti Campionati giapponesi di bodybuilding master. Si tratta, statistiche alla mano, dell’incredibile diciannovesimo titolo nazionale assoluto conquistato nella sua vita, traguardo festeggiato promettendo solennemente ai giudici di gara e ai suoi innumerevoli e giovani fan che questo non sarà affatto l’ultimo trofeo ad arricchire la sua sterminata bacheca.

Il segreto del fisico a 90 anni: dieta vegetariana e stile di vita naturale

Di fronte a un simile, inspiegabile e quasi sovrumano miracolo fisiologico e atletico, la domanda sorge spontanea e imperiosa: qual è l’elisir di lunga vita e l’esatta, rigorosa ricetta dell’eterna giovinezza muscolare di Toshisuke Kanazawa?
La risposta fornita dal diretto interessato spiazza per la sua francescana semplicità: per il novantenne giapponese, tutto il successo sportivo e la salute di ferro si basano unicamente su uno stile di vita ascetico, estremamente rigoroso, inossidabile e certificato al cento per cento come naturale. L’atleta asiatico si vanta apertamente di non aver mai acceso o fumato una singola sigaretta in tutta la sua intera vita e di non aver mai toccato nemmeno una goccia di bevande o superalcolici. Sul fronte prettamente nutrizionale, che nel bodybuilding professionistico conta persino più dell’allenamento fisico stesso, le sue scelte sono altrettanto radicali ed estreme: ha rinunciato totalmente e definitivamente al consumo di qualsiasi tipo di carne rossa, carne bianca e persino di pesce fresco ormai da moltissimi decenni. L’ultranovantenne si nutre quotidianamente in modo quasi monastico e incredibilmente semplice. La sua dieta base è rigorosamente composta da enormi e misurate scodelle di riso integrale sapientemente condite con il tradizionale furikake (un tipico condimento secco giapponese), porzioni abbondanti di natto (soia fermentata ricchissima di proteine vegetali) e svariate ciotole di tradizionale zuppa di miso bollente, all’interno della quale rompe e miscela sapientemente un paio di uova rigorosamente crude per assicurarsi l’indispensabile e vitale apporto di colesterolo buono e grassi nobili. Tuttavia, nonostante la ferrea volontà, l’età avanza inesorabilmente e Kanazawa ha dovuto imparare ad ascoltare i campanelli d’allarme del proprio corpo. «Da giovane, nel pieno della preparazione agonistica, ero solito bere agevolmente fino a sei pesanti frullati proteici ipercalorici al giorno, mentre ora mi sono imposto un limite ferreo e ne bevo solamente tre», racconta candidamente il bodybuilder, spiegando ai giornalisti sportivi un semplice quanto crudele fatto biologico: «Purtroppo, con l’avanzare dell’età e il fisiologico rallentamento del metabolismo basale, per lo stomaco diventa fisicamente e oggettivamente molto più complesso e faticoso riuscire a digerire e assimilare quotidianamente una mole così massiccia ed esagerata di liquidi e integratori in polvere».

L’allenamento a Hiroshima: addio ai pesi liberi, largo alle macchine

Oltre alla drastica revisione e rimodulazione dell’introito calorico e proteico, l’anziano ma agguerrito campione nipponico ha dovuto intelligentemente, saggiamente e forzatamente fare anche qualche inevitabile e necessaria concessione strategica all’interno delle quattro mura della sua palestra di Hiroshima.
«Ho dovuto cambiare radicalmente approccio alla biomeccanica: non eseguo praticamente più i pericolosi e classici squat con il bilanciere pesante sulle spalle per non gravare sulla colonna vertebrale, né tantomeno mi cimento più nelle famose distensioni esplosive su panca piana. Preferisco nettamente utilizzare le macchine isotoniche guidate e i cavi rispetto ai traumatizzanti e instabili pesi liberi dei manubri, semplicemente perché oggi faccio esclusivamente e gelosamente ciò che sento essere meglio per me, per preservare le mie preziose articolazioni e per proteggere il mio fragile corpo a questa specifica veneranda età». A fargli da scudo c’è ovviamente una genetica invidiabile e una salute clinica definibile a tutti gli effetti come “di ferro”, certificata da costanti ed estenuanti controlli medici ospedalieri capaci di far impallidire d’invidia un trentenne nel pieno delle forze. Tuttavia, Kanazawa sa perfettamente e umilmente che oggi i tempi fisiologici della biologia umana sono inesorabilmente cambiati. «Devo ammettere con me stesso che oggi ci vuole senza dubbio molto più tempo per riuscire a smaltire l’acido lattico e a recuperare muscolarmente dai gravosi allenamenti rispetto a prima», confessa il campione. «Proprio per questo preciso motivo, mi assicuro scrupolosamente e maniacalmente di dilatare e riposare adeguatamente i tempi di recupero fisso tra una serie e l’altra, e soprattutto bado a dormire profondamente per circa sette lunghe e ininterrotte ore a notte, che per me sono il vero segreto del ripristino cellulare». Al netto di queste inevitabili rimodulazioni legate alla carta d’identità, la sua routine sportiva quotidiana resta comunque spaventosamente impeccabile, marziale e insostenibile per la maggior parte dei giovani: Kanazawa si allena e suda regolarmente tra i macchinari per ben due ore al giorno, tutti i giorni, con la costanza di sei giorni su sette.

Il Giappone dei record e della longevità estrema

L’incredibile record mondiale di muscolatura e resistenza di Kanazawa, pur essendo clamoroso a livello visivo e mediatico, non rappresenta affatto un caso genetico isolato, ma si inserisce perfettamente nel particolare e affascinante tessuto demografico di un Paese, il Giappone, che ospita statisticamente e orgogliosamente la popolazione più longeva, sana e duratura dell’intero pianeta Terra.
I numeri e le percentuali forniti dagli analisti demografici asiatici sono a dir poco spaventosi e ineguagliabili: attualmente, nel grande e popoloso arcipelago del Giappone, quasi il 30% degli oltre 123,7 milioni di abitanti registrati all’anagrafe nazionale ha superato la ragguardevole soglia dei 64 anni di età. Ancora più sbalorditivo è il dato statistico, diffuso recentemente dal governo, relativo al numero esatto dei cittadini centenari nipponici: questa esclusiva “fascia” anagrafica ha incredibilmente superato la quota record assoluta di 100.000 unità viventi e attive. In questo scenario socio-culturale unico al mondo, i cittadini anziani si rifiutano categoricamente di farsi parcheggiare ai margini della società produttiva e, al contrario, continuano ostinatamente a dimostrarsi giorno dopo giorno incredibilmente attivi, vitali e letteralmente inarrestabili nello sport come nel lavoro. Gli esempi sportivi si sprecano e fanno notizia quotidianamente sulle prime pagine dei giornali del mondo: la formidabile nuotatrice master Shoko Yonezawa continua inesorabilmente a scendere in vasca e a frantumare e battere storici record mondiali di velocità nella sua categoria alla veneranda età di 91 anni. Il leggendario esploratore e velista Kenichi Horie, dal canto suo, ha recentemente festeggiato il traguardo del suo 88° compleanno scioccando l’opinione pubblica e annunciando ufficialmente l’impresa di una nuova, folle e pericolosissima traversata in totale e assoluta solitudine del vasto e insidioso oceano Pacifico a bordo della sua imbarcazione. E come non citare l’incredibile prestazione fisica ed eroica di Shintaro Okuyama, che soltanto l’anno scorso, all’incredibile e fantascientifica età di 96 anni, è riuscito stoicamente a tagliare il traguardo faticosissimo di una regolare maratona di oltre quarantadue chilometri, chiudendo il lungo e sfiancante percorso podistico stradale in poco più di otto ore e quarantatré minuti netti di corsa ininterrotta. In un Paese che affronta quotidianamente a testa alta le colossali e gravose sfide politiche, sanitarie ed economiche dettate dalla gestione pratica di una popolazione sempre più fatalmente anziana, Toshisuke Kanazawa rifiuta categoricamente, lucidamente e fermamente l’idea occidentale e fatalista che l’inevitabile e triste declino fisico ed estetico del corpo umano sia totalmente inevitabile. Rivolgendosi orgogliosamente alle telecamere, il culturista nipponico lancia la sua sfida definitiva all’universo: «Voglio essere e restare un vero culturista fino all’esatto giorno della mia morte».

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Sport

Budjargal Byambaa: Ho realizzato il sogno di diventare campione del mondo

Budjargal Byambaa è uno dei migliori ultramaratoneti al mondo e detentore di sei record asiatici nelle gare di ultramaratona. Il suo percorso podistico è iniziato nel 2008 come impegno personale per la salute e la perdita di peso, evolvendosi poi in una straordinaria carriera internazionale all’insegna della disciplina, della resistenza e del superamento dei propri limiti.

Ad oggi, ha partecipato a 32 ultramaratone in oltre 10 paesi, classificandosi al primo posto in 23 eventi. Le sue prestazioni spaziano dalle gare di 500 km, 1000 km e 1000 miglia, alle gare di più giorni, sia al coperto che all’aperto, incluse competizioni di 6 e 10 giorni.

Pubblicato

a

Budjargal Byambaa

Ultramaratoneta di livello mondiale

Chi è l’atleta. (https://www.budjargal.com/)

Redazione-  Budjargal Byambaa è uno dei migliori ultramaratoneti al mondo e detentore di sei record asiatici nelle gare di ultramaratona. Il suo percorso podistico è iniziato nel 2008 come impegno personale per la salute e la perdita di peso, evolvendosi poi in una straordinaria carriera internazionale all’insegna della disciplina, della resistenza e del superamento dei propri limiti.

Ad oggi, ha partecipato a 32 ultramaratone in oltre 10 paesi, classificandosi al primo posto in 23 eventi. Le sue prestazioni spaziano dalle gare di 500 km, 1000 km e 1000 miglia, alle gare di più giorni, sia al coperto che all’aperto, incluse competizioni di 6 e 10 giorni.

 

Pubblicazioni

  • 2012: Right Life – Right Person
  • 2013: Right Development – Great Nation
  • 2025: Running Meditation

 

Filosofia della corsa

«La vita è come una corsa di lunghissima distanza. Di fronte a sfide, ostacoli e incertezze, ho imparato ad accettare con calma tutto ciò che la vita mi riserva. Grazie alla corsa ho rafforzato la mia forza di volontà, ho imparato ad ascoltare la mia voce interiore, mi sono concentrato sui miei sogni e mi impegno costantemente per diventare la versione migliore di me stesso.»

 

Principali risultati sportivi

  • 2025: 🥇 1° posto – Gara di 6 giorni, Giappone (931 km)
  • 2024: 🏃 Ultramaratona di 48 giorni e 5.000 km, New York, USA (la gara più lunga al mondo)
  • 2024: 🥇 1° posto – Gara di 10 giorni, New York, USA (1.315 km)
  • 2022: 🥇 1° posto – Gara di 2 giorni, New Jersey, USA (333 km)

 

Segnalato sul New York Times, 17 settembre 2022

  • 2021: 🥇 1º posto – Gara di 6 giorni, Wisconsin, USA (904 km)
  • 2014: Completamento di una gara continua di 6 giorni, New York, USA

Ha raggiunto l’«autotrascendenza»; menzionato sul Wall Street Journal del 29 aprile 2014.

 

Prestazioni da record

  • 24 ore: 236 km (Giappone)
  • 48 ore: 385 km (Giappone)
  • 72 ore: 522 km (Giappone)
  • 120 ore: 800 km (Giappone)

Citato sul principale quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, il 30 maggio 2025.

Budjargal Byambaa continua la sua ricerca del potenziale umano con i seguenti obiettivi ambiziosi:

  • 6 giorni: 1.050 km
  • 10 giorni: 1.550 km
  • 39 giorni: 5.000 km

Opportunità di sponsorizzazione

Budjargal Byambaa è attualmente alla ricerca di sponsor per sostenere i suoi tentativi di stabilire record mondiali. Gli sponsor beneficeranno di una visibilità globale del marchio grazie alla copertura mediatica internazionale.

“By running, I continue to inspire people to conquer themselves.”

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Budjargal Byambaa (MGL) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Come ti descriveresti in ambito sportivo?

Lo sport è la mia meditazione.

Quale esperienza sportiva ti ha dato la maggiore soddisfazione emotiva?

La gara di corsa di 10 giorni a New York nel 2017.

Qual è stata la tua esperienza sportiva più estrema o impegnativa?

Ogni gara è una sfida, ma le più significative sono state la corsa di 10 giorni a New York nel 2017 e quella di 3.100 miglia, sempre a New York, nel 2024.

Dal 17 al 27 aprile 2017 si è svolta la “22nd Sri Chinmoy 10 Day Race (USA)”, corsa su strada, il cui vincitore è stato  Budjargal Byambaa totalizzando 1.189,305 km, precedendo Yhor Mudryk (UKR) 1.147,462 km e Jesper Olsen (DEN) 1.009,058 km.  Tra le donne vinse Nataliya Hlushchuk (UKR) 930,200 km precedendo Zuzana Docziova (SVK) 915,716 km e Kimberley Delst 844,905 km.

Tra il 30 agosto e il 20 ottobre 2024 Budjargal Byambaa ha portato a termine la “28th Self-Transcendence 3100 Mile Race (USA)”, corsa su strada.

Cosa provi prima, durante e dopo una gara sportiva?

Prima della gara: ho fiducia di potercela fare. Durante la gara: penso: “Non ne correrò mai più un’altra”. Dopo la gara: inizio a pianificare la successiva.

Ritieni utili gli psicologi dello sport?

Sì, molto. Sono estremamente preziosi.

Quali sogni hai realizzato, quali sono ancora in sospeso e quali sono rimasti incompiuti?

Ho realizzato il sogno di diventare campione del mondo. Il sogno di stabilire un record mondiale, tuttavia, non si è ancora avverato.

Tra il 3 e il 5. settembre 2022 si è svolto il “1st GOMU 48 Hour World Championship (USA)”, 48h corsa su strada e il campione del mondo è stato Budjargal Byambaa totalizzando 335,021 km e precedendo Viktoria Brown (CAN) 314,282 km e Lisa Devona (USA) 312,687 km.

Chi ti sostiene? L’universo.

C’è qualcuno che ti ispira? Gengis Khan.

Quali sessioni di allenamento sono state le più importanti? L’allenamento in quota.

C’è una parola o una frase che ti aiuta ad affrontare i momenti difficili? “Figlio di Dio”.

In che modo lo sport ti aiuta nella vita quotidiana? Mi aiuta molto: nell’auto-trascendenza.

Cosa hai scoperto del tuo carattere grazie allo sport? Ho scoperto di possedere una forza interiore che non avrei mai immaginato di avere.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Calcio

Lazio, la protesta contro Lotito arriva sul Times: “Olimpico spettrale, tifosi in rivolta”

Il “caso Lotito” diventa internazionale! La durissima, ostinata e silenziosa rivolta dei tifosi della Lazio contro la presidenza del vulcanico patron (e senatore di Forza Italia) è finita clamorosamente sulle pagine del prestigioso quotidiano britannico The Times. Gli inglesi parlano di uno stadio Olimpico “vuoto e dall’atmosfera spettrale” (a causa del boicottaggio casalingo) in totale contrasto con le affollatissime e rumorose trasferte che stanno spingendo in vetta alla classifica la grintosa squadra allenata quest’anno da mister Rino Gattuso. Ma il caso è soprattutto politico: il Times evidenzia come le minacce elettorali della Curva Nord (pronta a non votare più il centrodestra in caso di mancata cessione societaria) stiano terrorizzando i palazzi romani! Anche il governatore del Lazio, Francesco Rocca (storico tifoso biancoceleste), è tornato oggi ad affossare Lotito ai microfoni di Radio Globo: “Dal punto di vista umano e comunicativo ha sbagliato tutto, ormai la frattura non è più sanabile, il destino è solo nelle sue mani”. Leggi tutti i retroscena svelati dal giornale inglese nel nostro articolo completo 👇

Pubblicato

a

Lotito

Roma – Il calcio, si sa, nella Capitale non è mai soltanto uno sport, ma si trasforma spesso in un inestricabile e bollente groviglio di fortissime passioni viscerali, fiumi di denaro, scontri sociali e intricate dinamiche di potere politico. Ma quello che sta succedendo in questi particolarissimi mesi sulla sponda biancoceleste del fiume Tevere ha ormai ampiamente travalicato e superato i confini puramente sportivi e nazionali, assumendo la forma e la consistenza di un vero e proprio e clamoroso “caso di studio” sociologico e mediatico internazionale.
La durissima, rumorosissima e ostinata protesta civile e silenziosa portata ostinatamente avanti a oltranza dalla maggioranza assoluta dei tifosi della Lazio contro l’inossidabile figura e la gestione societaria del vulcanico presidente Claudio Lotito, ha infatti fatto in queste ore letteralmente il giro del mondo, finendo per essere sviscerata persino dai severissimi e austeri opinionisti britannici. Il caso sportivo e politico è ormai attentamente attenzionato Oltremanica, suscitando scalpore: questa mattina, infatti, l’autorevolissimo, prestigioso e blasonato quotidiano d’informazione inglese “The Times” ha inaspettatamente deciso di dedicare un lunghissimo, dettagliatissimo e tagliente articolo di fondo alla particolarissima e surreale situazione vissuta dal glorioso club capitolino. Il prestigioso quotidiano britannico ha focalizzato la sua spietata attenzione mediatica in particolar modo sull’impressionante e desolante immagine dello storico stadio Olimpico di Roma, lasciato letteralmente, completamente e desolatamente vuoto (quasi deserto) dai supporter biancocelesti in occasione di tutte le seguitissime partite casalinghe di campionato disputate dalla coriacea squadra allenata dal condottiero mister Rino Gattuso. Si tratta, a tutti gli effetti, del vertice di una colossale mobilitazione civile partita originariamente dal cuore pulsante del tifo organizzato della Curva Nord e che, piano piano e inesorabilmente, ha finito per contagiare e coinvolgere in maniera massiccia e trasversale tutti i settori, anche quelli più moderati, dello stadio Olimpico (incluse le costosissime tribune d’onore), manifestando al mondo intero una distanza sportiva, umana e comunicativa ormai divenuta siderale e incolmabile tra il tifo appassionato e la dirigenza verticistica del presidente-senatore Lotito.

Il boicottaggio casalingo e il miracolo in trasferta della Lazio di Gattuso

L’articolo del quotidiano d’oltremanica non si limita a dipingere un quadro a tinte fosche, ma fotografa un curioso, strabiliante e paradossale fenomeno sportivo che ha dell’incredibile.
La durissima e capillare contestazione dei tifosi, infatti, si è materializzata e concretizzata in una strategia a tenaglia ben precisa: spalti casalinghi rigorosamente vuoti (conditi dal boicottaggio totale e sistematico di tutto il merchandising e dell’abbigliamento sportivo ufficiale prodotto dalla società) e, di contro, una presenza massiccia, asfissiante e rumorosissima soltanto in occasione delle caldissime partite giocate dalla squadra in trasferta lontano da Roma. In tutti gli stadi d’Italia, infatti, i settori ospiti registrano immancabilmente un fragoroso sold out e vengono letteralmente colorati e inondati da un oceano di sciarpe e bandiere biancocelesti. E proprio questo incrollabile e passionale sostegno in trasferta (unito a una maestosa e vibrante manifestazione di piazza che, nel rovente mese di luglio, ha riunito per le strade della Capitale oltre 20.000 tifosi inferociti e festanti) sembra aver galvanizzato i giocatori sul prato verde: un supporto incondizionato alla maglia che la grintosa e quadrata squadra magistralmente costruita e allenata da Rino Gattuso avverte costantemente sulla propria pelle. Tanto che, clamorosamente, la Lazio si ritrova oggi sorprendentemente prima in classifica, veleggiando quasi a bottino pieno in vetta al campionato. Una protesta mirata, dunque, che il Times ha decodificato così ai propri attoniti lettori londinesi: «Il vero e imperdonabile peccato capitale di Lotito, secondo l’insindacabile giudizio dei sostenitori, è stato storicamente quello di non aver mai utilizzato a sufficienza e in maniera massiccia i cospicui proventi economici della sua redditizia impresa di pulizie, non investendo abbastanza capitali nel club per riuscire ad acquistare giocatori di punta e fuoriclasse sul calciomercato».

Il caso politico e l’allarme dei vertici di Forza Italia al Senato

Dall’analisi puramente finanziaria e sportiva, l’indagine del severo quotidiano londinese prosegue e scivola pericolosamente sul turbolento e paludoso terreno della complessa politica italiana, intrecciando i destini del calcio con le sorti del Governo Meloni.
«A causa del cronico malessere del club e della presunta e strutturale incapacità del proprietario di investire seriamente sul mercato per far sognare la piazza, gli esasperati tifosi hanno deciso di boicottare platealmente tutte le partite casalinghe giocate quest’anno, conferendo all’immenso catino dello stadio Olimpico una vera e propria atmosfera spettrale e desolante», sottolinea amaramente la velenosa lettura che arriva dall’Inghilterra dopo le prime, roventi cinque giornate di Serie A (anche se la rabbiosa protesta, per onor di cronaca, era in realtà già cominciata prepotentemente durante la seconda, tesissima parte della scorsa stagione calcistica). Ma il clamore della rivolta ha valicato pesantemente i cancelli dello stadio per irrompere violentemente nei corridoi dorati dei palazzi della politica romana. Tra chi protesta e contesta aspramente il patron, infatti, ci sono oggi a sorpresa anche volti popolarissimi della televisione, noti esponenti della musica italiana e, soprattutto, pesi massimi della politica istituzionale locale e nazionale. «Il suo principale problema odierno», fa notare acutamente il Times, «è che proprio tra i ranghi dei parlamentari fedelissimi alla premier Meloni ci sono nascosti tantissimi e influentissimi tifosi arrabbiati e visceralmente “anti-Lotito”. Persino lo stesso e potente governatore della Regione di Roma (il Lazio), Francesco Rocca, nominato e voluto fortemente proprio dalla Meloni in persona, ha pubblicamente chiesto le immediate dimissioni di Lotito da presidente e, non pago, si è clamorosamente e fisicamente unito ai manifestanti durante il bollente corteo di luglio». Questa insofferenza calcistica rischia di trasformarsi velocemente in un pesantissimo boomerang elettorale. La protesta organizzata dei tifosi (ormai compattati e fusi in un enorme corpo civico) potrebbe infatti colpire duramente le prossime, delicate elezioni politiche e investire in pieno il partito di Forza Italia, la storica fazione politica con cui lo stesso Claudio Lotito è stato blindato ed eletto comodamente a Palazzo Madama. «I tifosi della Lazio hanno intelligentemente capito di avere anch’essi tra le mani un fortissimo e ricattabile potere politico e hanno pubblicamente minacciato in massa di smettere immediatamente di votare per Forza Italia se Lotito non si fosse dimesso dal club, facendo letteralmente e rapidamente scattare un fragoroso campanello di allarme in seno al governo e alla maggioranza», ha raccontato meravigliato il quotidiano inglese, dipingendo infine con caustica ironia britannica il patron biancoceleste come uno stanco ma tenace ‘superstite’, unico sopravvissuto nell’era moderna dominata dai potenti e asettici fondi specutali e dalle ricchissime proprietà straniere americane e arabe, che sono ormai prevalenti e dilaganti in Serie A. «Lotito è essenzialmente come un ruvido sopravvissuto proveniente da un’altra, antichissima epoca sportiva, ancora oggi saldamente e tenacemente invischiato e abbarbicato nell’oscuro groviglio romano di fumosi consigli di amministrazione, giochi di palazzo in parlamento e tifosi arrabbiati».

La durissima condanna di Francesco Rocca: “Rapporto irrecuperabile”

E a mettere una vera e propria e pesante pietra tombale sulla possibile e pacifica convivenza tra l’attuale dirigenza e la focosa tifoseria capitolina, gettando enorme benzina sul fuoco delle polemiche quotidiane, ci ha pensato nuovamente proprio una delle massime e più rappresentative autorità istituzionali del territorio laziale.
Il Presidente della Regione in carica, l’avvocato Francesco Rocca (citato e menzionato esplicitamente dallo stesso quotidiano londinese nel proprio reportage), è infatti sfacciatamente e coraggiosamente tornato a parlare ai microfoni della stampa proprio nella giornata di oggi per commentare l’andamento strabiliante in classifica della sua amatissima Lazio e, soprattutto, l’incandescente caso “Lotito”. Interpellato e pungolato ripetutamente nel corso dell’irriverente e seguitissima trasmissione radiofonica mattutina ‘The Morning Show’ (in onda in diretta sulle frequentate frequenze romane di Radio Globo), il potente governatore non ha usato mezzi termini e non ha fatto sconti diplomatici all’ingombrante senatore della Repubblica, rincarando pesantemente la dose delle passate contestazioni estive. «Parliamoci chiaro, dal punto di vista legale Claudio Lotito è il legittimo proprietario e, ovviamente, non lo si può di certo cacciare a pedate dalla società», ha spiegato pragmaticamente e lucidamente il governatore, «ma, allo stesso tempo, credo fortemente che lo si possa e lo si debba civilmente richiamare al dovere di avere un comportamento manageriale sano, rispettoso e, soprattutto, corretto nei confronti della storia di questa tifoseria. Una cosa che lui purtroppo non ha mai assolutamente avuto. E dovrebbe migliorare urgentemente la sua disastrosa e inesistente capacità di comunicare empaticamente con la tifoseria popolare. È stato proprio questo enorme deficit di umanità e di comunicazione che ha definitivamente fratturato, lacerato e rotto per sempre il prezioso rapporto di fiducia viscerale con i tifosi laziali. Ad oggi, se volete il mio sincero parere da tifoso e osservatore», ha concluso categoricamente Rocca in diretta radiofonica, spegnendo le deboli speranze dei pontieri politici, «credo tristemente che il rapporto non si possa assolutamente più risanare né ricucire. È solo lui che deve finalmente comprendere gli errori e la portata del disastro sociale, e l’unica, vera e onesta decisione sul da farsi è e resta saldamente e inesorabilmente nelle sue mani».

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza