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Territorio

Rifiuti in Abruzzo: scontro totale sulla riforma e scatta la furia dei sindaci

Durissimo attacco del presidente di ALI Abruzzo, Angelo Radica, sulla riforma della governance dei rifiuti regionali. I sindaci chiedono di fermare i giochi di potere e i calcoli politici all’Aquila per concentrarsi esclusivamente su efficienza del servizio, costi bassi per le famiglie e tutela dell’ambiente 👇

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Angelo-Radica

L’Aquila – Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che le decisioni sulla gestione della spazzatura sotto casa vostra, sulle tasse da pagare e sulla tutela dell’aria che respirate sono state prese all’interno di stanze chiuse, lontane dai bisogni della gente e guidate unicamente da logiche di spartizione partitica. Nel cuore dei piccoli borghi e delle città abruzzesi si consuma da tempo una battaglia silenziosa ma violentissima che tocca da vicino il portafogli delle famiglie e la salute pubblica. Quando la politica dimentica il territorio per inseguire poltrone e alleanze elettorali, si spezza il patto di fiducia tra lo Stato e le comunità locali, trasformando un servizio essenziale come la gestione ambientale in una pericolosa polveriera di scontento popolare.

Per arginare questa deriva e bloccare i tentativi di accentramento decisionale, l’associazione delle autonomie locali ha scelto di alzare la voce, scendendo in trincea a difesa delle amministrazioni comunali. Il presidente di ALI Abruzzo, Angelo Radica, ha lanciato un durissimo atto d’accusa contro l’attuale andamento della discussione sulla riforma della governance dei rifiuti nella regione. Le parole del rappresentante dei sindaci suonano come un ultimatum alla politica regionale, chiedendo di far uscire immediatamente un tema così delicato dalle secche delle convenienze elettorali e dalle strumentalizzazioni della contesa dei partiti di maggioranza e opposizione.

I giochi di potere nella provincia dell’Aquila bloccano i territori

Il fulcro della polemica sollevata da ALI Abruzzo risiede nella constatazione che gran parte del dibattito normativo attuale, localizzato in particolar modo nell’area strategica della provincia dell’Aquila, sembri derivare esclusivamente da calcoli matematici legati a equilibri interni e giochi di potere. Radica ha espresso la profonda preoccupazione dei primi cittadini, evidenziando come l’attenzione mediatica e istituzionale si stia concentrando sui posizionamenti delle poltrone nei futuri consigli di amministrazione dei nuovi enti gestori, piuttosto che sugli elementi che interessano realmente la vita delle persone comuni e dei residenti dei piccoli borghi.

Il sindacato dei Comuni chiede un’immediata inversione di rotta per rimettere al centro della riforma l’efficienza reale del servizio pubblico di raccolta e smaltimento. La discussione deve focalizzarsi sui costi reali che i cittadini dovranno sostenere a fronte della qualità tecnologica messa a disposizione dalle aziende della filiera. Una gestione fallimentare o viziata da interessi politici ha implicazioni immediate e devastanti sulla qualità della vita quotidiana, sulla difesa ecologica dei parchi abruzzesi e sul bilancio economico delle famiglie, già duramente colpite dal carovita e dalle difficoltà occupazionali dell’entroterra.

L’appello di Angelo Radica per premiare i Comuni virtuosi d’Abruzzo

La riforma del sistema dei rifiuti abruzzese deve essere affrontata, secondo la ferma presa di posizione di ALI Abruzzo, con criteri scientifici di massima serietà che sappiano premiare le realtà comunali che hanno investito risorse e capitale umano nella raccolta differenziata in questi anni. Allo stesso tempo, la nuova governance deve prevedere scudi finanziari e operativi per tutelare i territori più deboli, isolati e montani, dove la logistica dello smaltimento risulta strutturalmente complessa e costosa. Nessuna decisione sul futuro dell’ambiente può essere tollerata se calata dall’alto e priva di un reale percorso di concertazione locale.

L’appello finale lanciato dal presidente Angelo Radica si configura come un invito solenne al Consiglio regionale e alle forze politiche affinché aprano immediatamente un tavolo di vera e trasparente condivisione con gli amministratori locali e i cittadini. Le scelte che incidono sulla salute pubblica e sul suolo abruzzese non possono essere imposte con colpi di maggioranza o decreti d’urgenza. Solo attraverso il rispetto della reciprocità e la valorizzazione delle competenze dei sindaci in prima linea si potrà costruire un sistema di gestione dei rifiuti moderno, equo e sostenibile, capace di difendere l’Abruzzo dalle speculazioni commerciali e dall’inefficienza burocratica.

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Territorio

Filatelia a Rieti: iniziativa d’oro con l’annullo speciale dedicato a San Francesco

Poste Italiane celebra gli 800 anni dalla morte di San Francesco con un annullo speciale lineare a Rieti. Il timbro da collezione con l’immagine del Santo sarà disponibile fino al 10 gennaio 2027 presso lo sportello filatelico dell’ufficio postale di via Garibaldi negli orari di apertura 👇

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Annullo speciale poste San Francesco

Rieti – Immaginate di imprimere sulla carta un sigillo indelebile, un piccolo frammento d’inchiostro capace di fermare lo scorrere del tempo e di connettere un semplice gesto quotidiano alla grandezza di una storia spirituale lunga otto secoli. Esiste una bellezza autentica, intima e ricca di fascino nel collezionismo filatelico d’autore, un universo di dettagli in cui la memoria collettiva di un popolo trova riparo dall’avanzata frenetica del digitale. Quando le istituzioni scelgono di celebrare un uomo che ha cambiato per sempre il corso della spiritualità mondiale facendo della povertà e dell’amore per la natura il suo unico vessillo, anche un timbro postale si spoglia della sua fredda funzione burocratica per farsi custode di un messaggio universale di pace e speranza.

Per onorare nel migliore dei modi le celebrazioni nazionali legate all’ottocentesimo anniversario della scomparsa del Poverello d’Assisi, Poste Italiane ha annunciato ufficialmente una straordinaria iniziativa d’oro che toccherà da vicino il territorio reatino. È stato infatti realizzato un esclusivo annullo speciale lineare interamente dedicato alla figura di San Francesco d’Assisi. Questa preziosa chicca da collezione, pensata per la gioia degli appassionati e dei tantissimi devoti sparsi lungo la penisola, sarà messa a disposizione del pubblico per un lungo periodo all’interno di una delle sedi postali più importanti e storiche della città sabina.

I dettagli del bollo lineare e gli orari dello sportello filatelico

Il bollo speciale, la cui impronta è destinata a impreziosire cartoline e lettere d’epoca, è stato concepito con una vignetta finissima che riporta al centro l’effigie e l’immagine sacra di San Francesco d’Assisi, completata capillarmente dalle diciture testuali stampate in stampatello “POSTE ITALIANE” e “SAN FRANCESCO”. Dal punto di vista prettamente tecnico e collezionistico, gli uffici postali hanno specificato che questo particolare annullo lineare potrà essere utilizzato dai cittadini esclusivamente in abbinamento con il classico bollo recante la dicitura “FILATELIA” a datario mobile, garantendo così la perfetta regolarità e la massima tracciabilità storica del timbro.

Per usufruire di questa eccezionale opportunità culturale, i residenti e i turisti potranno recarsi direttamente presso l’ufficio postale centrale dotato di sportello filatelico specialistico di Rieti Garibaldi, situato in via Garibaldi. L’annullo verrà impresso durante i normali orari di apertura al pubblico: dal lunedì al venerdì dalle ore 8:20 alle 19:05, e nella giornata del sabato dalle ore 8:20 fino alle 12:35.

La valle santa reatina riabbraccia il suo legame indissolubile con il Santo

La scelta della città di Rieti per ospitare questo importante presidio filatelico non è affatto casuale, ma affonda le proprie radici in un legame viscerale, storico e geografico che unisce indissolubilmente il territorio sabino alla vita stessa del Santo di Assisi. È proprio in questa splendida e incontaminata “Valle Santa” che Francesco scelse di fondare i suoi santuari più celebri e di dare vita alla meravigliosa tradizione del primo presepe vivente della storia a Greccio, traendo dall’asprezza e dalla pace dei boschi locali l’ispirazione più pura per la stesura del suo amore universale verso tutte le creature della Terra.

Accogliere questo annullo speciale all’interno dello sportello cittadino di via Garibaldi significa dunque celebrare l’identità profonda di una comunità intera che non vuole dimenticare il proprio passato. In un’epoca dominata dal caos e dal consumo rapido delle risorse, la filatelia francescana si propone come un piccolo ma potente atto di resistenza pedagogica, invitando le persone a riscoprire il valore della lentezza e della cura del dettaglio. Poste Italiane invita tutti gli appassionati a visitare i propri canali digitali dedicati per scoprire i segreti di questa rassegna d’arte postale, offrendo alle nuove generazioni un’occasione d’oro per stringere tra le mani un pezzo di storia che continua a illuminare il futuro della civiltà umana.

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Villasanta, scoppia la rivolta contro le strisce blu: “Uccidono il commercio locale, vogliamo il disco orario”

Scoppia la protesta a Villasanta contro il rischio delle strisce blu! 🚗 I cittadini e i commercianti locali sono sul piede di guerra per la possibile introduzione dei tanto odiati parcheggi a pagamento nel cuore del paese. In un durissimo comunicato diffuso in queste ore (a firma di Roberto Manzato), si denuncia a gran voce come i parcometri rappresenterebbero il colpo di grazia per i negozi di vicinato, già messi in crisi dai grandi centri commerciali. “Chi deve fermarsi 10 minuti dal panettiere o in farmacia non deve pagare una nuova tassa!”, tuonano i promotori. La soluzione alternativa proposta? L’introduzione del disco orario di 90 minuti (con multe severe per chi non lo rispetta) e permessi speciali gratuiti per i residenti e i dipendenti. Un appello accorato all’Amministrazione Comunale affinché scelga il buon senso per non desertificare l’economia cittadina. Voi siete d’accordo con le strisce blu o preferite il disco orario (magari quello elettronico automatico che vi consigliamo nell’articolo)? Fateci sapere la vostra nei commenti! 👇

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Parcheggio Villasanta

Villasanta – Il delicato e sempre accesissimo dibattito sulla viabilità urbana, sulla gestione degli spazi pubblici e sulle tanto temute soste a pagamento torna a infiammare prepotentemente il clima politico e sociale della Brianza. Al centro della bufera mediatica e cittadina, in queste ore, c’è il Comune di Villasanta, dove sta prendendo sempre più corpo e consistenza una dura e ferma opposizione civile contro la possibile e discussa introduzione delle “strisce blu” nel cuore del paese. A farsi portavoce del diffuso malcontento che serpeggia tra i residenti e gli esercenti è Roberto Manzato, figura impegnata sul territorio, che ha diramato un durissimo comunicato stampa per denunciare a gran voce i gravissimi rischi economici e sociali legati a questa manovra amministrativa. “Diciamo un NO categorico e assoluto all’introduzione delle strisce blu a pagamento a Villasanta”, esordisce senza mezzi termini la nota diffusa. L’argomentazione principale, che trova un larghissimo e immediato consenso tra i cittadini, si fonda sulla difesa strenua di un ecosistema economico già da tempo in fortissima sofferenza: il commercio di vicinato. Le piccole botteghe storiche, infatti, si trovano già quotidianamente costrette a combattere una guerra impari contro la spietata concorrenza dei giganteschi poli commerciali limitrofi e contro l’inarrestabile rincaro generale dei costi di gestione e delle bollette energetiche.

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Il colpo di grazia alle botteghe e la tassa mascherata

Secondo l’attenta analisi dei promotori della protesta, imporre il pagamento di un ticket per la sosta nei punti nevralgici del paese si trasformerebbe rapidamente nel classico colpo di grazia per la già fragile economia locale.
“Riteniamo sia una scelta profondamente sbagliata e dannosa”, si legge nel documento. “Trasformare il centro storico e le vie principali di Villasanta in un gigantesco parcheggio a pagamento significa, di fatto, disincentivare e scoraggiare i cittadini a fermarsi nei nostri amati negozi, nei bar di fiducia o nelle botteghe storiche”. Il ragionamento è tanto semplice quanto inoppugnabile dal punto di vista pratico: un normale cittadino che deve sbrigare una commissione velocissima e quotidiana – come acquistare le medicine urgenti in farmacia, prendere il pane fresco dal fornaio o comprare il giornale nell’edicola sotto casa – non può e non deve essere costretto a perdere tempo per cercare la colonnina e pagare un balzello per soli dieci minuti di sosta. Per i detrattori dell’iniziativa, l’installazione dei parcometri non rappresenta affatto una soluzione per migliorare la fluidità del traffico urbano, ma nasconde ben altri scopi. “Le strisce blu non creano vera rotazione dei veicoli, ma creano solamente una nuova e ingiusta tassa occulta sulle spalle della comunità”, sentenziano con grande amarezza i firmatari della petizione. Un balzello che finirebbe inevitabilmente per allontanare la clientela residente, spingendola a riversarsi nei parcheggi immensi e gratuiti dei grandi centri commerciali della provincia brianzola, desertificando di conseguenza il tessuto sociale del centro cittadino.

La proposta alternativa: disco orario e tolleranza zero per la sosta selvaggia

Ma la protesta sollevata a Villasanta non si limita affatto a una sterile critica distruttiva nei confronti del Palazzo. I cittadini, infatti, mettono sul tavolo dell’Amministrazione Comunale una proposta alternativa molto chiara, estremamente concreta e, soprattutto, a costo zero per le già provate casse della comunità.
Il progetto alternativo si articola su tre punti fondamentali e complementari. Il primo passo prevede l’istituzione generalizzata di un “Disco orario della durata di 90 minuti nelle vie centrali e posizionato strategicamente davanti a tutte le attività commerciali”. Questa misura, secondo i promotori, sarebbe ampiamente sufficiente per garantire la necessaria e vitale rotazione dei veicoli, impedendo il malcostume delle auto lasciate parcheggiate nello stesso stallo per intere giornate lavorative. Il secondo punto, strettamente legato al primo, chiede a gran voce l’impiego di “controlli veri, costanti e severi da parte degli agenti della Polizia Locale sul reale rispetto del disco orario e contro la dilagante sosta selvaggia”, in modo da sanzionare chi abusa degli spazi pubblici a discapito degli altri. Infine, la terza richiesta riguarda la fondamentale “tutela per i residenti del centro, per i commercianti e per i loro dipendenti, da garantire attraverso il rilascio di speciali permessi gratuiti”. I promotori ricordano come questa soluzione equilibrata sia stata già adottata con enorme successo in moltissimi altri virtuosi Comuni della Brianza, invocando “più buon senso e meno balzelli”. L’appello conclusivo è un monito severo rivolto direttamente alla Giunta e al Sindaco: “Chiediamo all’Amministrazione Comunale di ascoltare la voce dei commercianti e dei cittadini prima di assumere una decisione unilaterale che rischia concretamente di svuotare il centro e penalizzare irreparabilmente l’economia locale. Il parcheggio è, e deve rimanere, un servizio primario per la comunità, non deve in alcun modo diventare un cinico business”.

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Allarme siccità, il fiume Turano scompare sotto la diga: la dura battaglia dei cittadini contro Enel

Allarme siccità a Rocca Sinibalda (Rieti): il fiume Turano, in un tratto sotto Rocca Sinibalda, è completamente sparito! 💧 La drammatica inchiesta, riportata e sollevata dal Fatto Quotidiano, accende i riflettori su una vera e propria guerra per l’acqua in provincia di Rieti. Da settimane l’alveo del fiume è ridotto a una spettrale distesa di sassi asciutti lunga oltre un chilometro e mezzo. Gli ambientalisti e il Comitato dei cittadini protestano (con tanto di concerto di violino nel letto del fiume prosciugato), chiedendo ad Enel di aumentare immediatamente i rilasci d’acqua dall’invaso principale. Il problema? L’acqua viene deviata in gallerie sotterranee per produrre preziosa energia idroelettrica, e i rilasci sono regolati da vecchi accordi che risalgono addirittura al 1950, ormai del tutto inadeguati ad affrontare i terribili cambiamenti climatici attuali! “Un fiume ha il diritto di restare un fiume, non può diventare una strada sterrata” dichiarano i residenti, sostenuti persino dall’Unione Europea. Leggete l’inchiesta completa (con un libro consigliato imperdibile sull’ambiente) nel nostro ultimo articolo! 👇

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fiume Turano in secca

Rocca Sinibalda (Rieti) – Per un’ora intera, nella soleggiata giornata di domenica 27 settembre, le note struggenti e malinconiche di un violino hanno riecheggiato in tutta la vallata. A suonare lo strumento, però, non era un musicista posizionato su una suggestiva riva erbosa, bensì qualcuno seduto esattamente nel punto in cui, in condizioni normali, dovrebbe scorrere impetuoso il fiume Turano, nel Comune di Rocca Sinibalda, in provincia di Rieti. Da intere settimane, infatti, l’antico alveo fluviale si è trasformato in una spettrale e silenziosa distesa di sassi bianchi e vegetazione spontanea. Le misurazioni e le rilevazioni raccolte sul campo dal Comitato per il Fiume Turano parlano chiaro e indicano un drammatico peggioramento: il tratto di letto del fiume completamente asciutto è cresciuto dai circa 1,2 chilometri registrati nel mese di agosto, fino a superare il chilometro e mezzo nel mese di settembre. L’acqua, quasi come per magia, ricompare solamente molto più a valle, in una località definita “Il Laghetto”, ma esclusivamente grazie al provvidenziale apporto idrico di una sorgente limitrofa. L’emozionante e provocatorio concerto, organizzato da Legambiente in occasione della Giornata mondiale dei fiumi, rappresenta ancora oggi una delle immagini visive più efficaci e potenti della protesta portata avanti da residenti e associazioni ambientaliste. Un’inchiesta dettagliata sulla vicenda è stata recentemente sollevata e riportata con grande precisione dai colleghi de Il Fatto Quotidiano (ilfattoquotidiano.it), che hanno acceso i riflettori su una problematica che rischia di diventare tristemente comune in molte regioni italiane.

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Il conflitto invisibile tra produzione idroelettrica e siccità

Per comprendere a fondo il caso del Turano, come ben evidenzia l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, è necessario spostare lo sguardo molto più a monte, e precisamente al Lago del Turano.
Questo immenso invaso artificiale è infatti storicamente legato a una grande diga gestita da Enel Produzione. Solo una minima parte delle sue acque viene attualmente rilasciata per defluire nel corso naturale del fiume Turano. Il resto della preziosa risorsa idrica viene invece convogliato, attraverso un complesso sistema di gallerie sotterranee, verso il Lago del Salto, per essere poi utilizzato in modo intensivo nel sistema idroelettrico della vicina centrale di Cotilia. Il problema nasce quando fattori meteorologici estremi iniziano a sovrapporsi: quando il caldo anomalo, la persistente siccità e i continui prelievi industriali si sommano, l’intero sistema rischia il tilt. La produzione energetica (seppur rinnovabile) entra in drammatica e diretta competizione con la sopravvivenza stessa dell’acqua e del suo ecosistema. La portata del fiume a valle della diga, infatti, non dipende esclusivamente dall’acqua rilasciata dall’invaso principale, ma riceve solitamente un aiuto vitale anche dagli affluenti, dalle sorgenti e dal reticolo idrografico minore. Quando le precipitazioni diminuiscono drasticamente, anche questi piccoli ma fondamentali contributi scompaiono: il Comune di Rocca Sinibalda ha riferito che, durante la grave crisi estiva, persino il Fosso di Stipes e il Fosso di Marangone non immettevano più un solo goccio d’acqua nel Turano.

La guerra dei numeri e i disciplinari degli anni ’50

Il cuore della vertenza burocratica risiede in un vecchio pezzo di carta. A regolare i delicati rilasci idrici dalla diga, infatti, c’è un disciplinare che risale addirittura al 1950.
Questo antico documento prevede, all’articolo 9, un deflusso minimo di almeno 100 litri al secondo all’altezza del vecchio ponte di Posticciola, stabilendo inoltre che, nei punti in cui la valle offre concrete possibilità di irrigazione per gli agricoltori, la portata non debba mai risultare inferiore a 300 litri al secondo. In estate, secondo quanto riferito dal sindaco Stefano Micheli, Enel aveva assicurato un rilascio dalla diga di 200 litri al secondo, ritenuto teoricamente sufficiente a garantirne almeno 100 a Posticciola. Una lettura che il Comitato cittadino contesta fermamente. Interpellata direttamente dai giornalisti de Il Fatto Quotidiano, Enel ha assicurato che la complessa gestione viene effettuata nel rigoroso “rispetto del titolo concessorio, del relativo disciplinare, della normativa applicabile e dei provvedimenti delle Autorità competenti”, aggiungendo di aver garantito, dopo gli incontri estivi con i sindaci, rilasci “maggiori del valore minimo previsto”. I dati specifici sulla quantità di acqua trasferita dal Turano al Salto per produrre energia, tuttavia, restano riservati: l’azienda li definisce “confidenziali” e li condivide solo con le Autorità.

A rendere ancora più accesa la querelle è l’intervento diretto dei rappresentanti dei cittadini. A questo proposito, la nostra Redazione ospita volentieri le dichiarazioni di David Rottgen, esponente di spicco del Comitato per il Fiume Turano, che si dichiara profondamente sorpreso dall’affermazione tecnica di Enel secondo cui il vecchio disciplinare del 1950 sarebbe ancora rispettato. «Secondo noi il disciplinare prevede la presenza obbligatoria non inferiore a 300 litri al secondo nel punto in cui la vallata del Turano, a valle della diga, offre la possibilità di irrigazione», spiega Rottgen. «Eppure nei punti della pianura sotto Rocca Sinibalda, in cui il Fiume Turano è in secca totale, quei 300 litri di acqua al secondo semplicemente non ci sono». Di fronte a questa palese e drammatica discrepanza, Rottgen e l’intero Comitato auspicano una pronuncia chiara, netta e a stretto giro, da parte di tutte le autorità competenti in materia ambientale, chiamando in causa in primis la Regione Lazio.

Il diritto dei fiumi e il monito dell’Unione Europea

Ma per i cittadini e gli attivisti, la fredda burocrazia non basta più. “Il livello dell’acqua nel Lago del Turano c’è, eppure, sotto Rocca Sinibalda il fiume scompare letteralmente nel nulla”, spiega amaramente David Rottgen del Comitato per il Fiume Turano. “Noi non chiediamo di fermare la necessaria produzione di energia rinnovabile, ma chiediamo che siano aumentati immediatamente i rilasci vitali dalla diga. Un fiume ha il sacrosanto diritto di restare un fiume, non può trasformarsi in una strada sterrata”.
Il nodo centrale della questione, infatti, non è solo capire se l’azienda rispetti o meno in modo formale delle norme stabilite oltre settant’anni fa, ma comprendere se quelle arcaiche quantità previste nel 1950 siano ancora lontanamente sufficienti oggi, alla luce degli stravolgimenti climatici attuali. Come è possibile conciliare l’aumento della produzione idroelettrica con la tutela degli ecosistemi fluviali quando il cambiamento climatico rende sempre più devastanti le stagioni secche? Non a caso, a gennaio, la stessa Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia, contestando proprio la gravissima assenza di revisioni periodiche adeguate per le antiche concessioni di prelievo e sbarramento idrico. Oggi, a Rocca Sinibalda, questo problema burocratico europeo ha smesso di essere un concetto astratto, trasformandosi in una drammatica ferita di pietre bianche nel cuore verde del territorio.

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