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Il trionfo dell’anima: la scrittrice abruzzese Kristine Maria Rapino sbanca il Cava Book Fest con “Scialacca”. Il plauso del Maestro De Giovanni

Il destino magico esiste! La bravissima autrice abruzzese Kristine Maria Rapino sbanca in Campania e vince il Premio Nazionale di Letteratura. “Ho ritirato il premio nella stessa meravigliosa stanza dove avevo vinto con una mia poesiola quando avevo 12 anni!”. 🏆 📖 Questo è uno di quei racconti che scaldano il cuore a chiunque ami l’Arte, il Talento e il Destino! La straordinaria scrittrice e docente di Chieti, KRISTINE MARIA RAPINO, ha trionfato sbaragliando la concorrenza al gigantesco festival letterario “Cava Book Fest” (nel Salernitano). A portarla sul gradino più alto del podio e a farle vincere il Premio Vincenzo Russo 2026 è stato il suo meraviglioso e dolorosissimo romanzo corale ambientato in Abruzzo: “SCIALACCA”. La potentissima giuria del Premio era capitanata addirittura dal grande e celebre Maestro MAURIZIO DE GIOVANNI, che è rimasto totalmente folgorato dal libro dell’autrice: “La sua scrittura è matura e magistrale! È riuscita, senza mai essere banale, a dare dolcemente voce agli invisibili e ai più fragili, trasformando una cruda storia di Dolore Familiare e Dipendenza in una luminosa speranza di vera rinascita per tutti!”. Il titolo “Scialacca” richiama infatti la scintilla di una fabbrica di fuochi d’artificio, una metafora per spiegare le “scintille e le esplosioni” della nostra Anima quando cerchiamo di guarire dalle nostre antiche ferite! A far piangere di gioia il pubblico durante la consegna della Targa è stata proprio l’autrice: la bravissima Kristine Maria si è commossa, ricordando che oltre 20 anni prima, a soli dodici anni, era stata premiata con una medaglietta per una sua dolce Poesia proprio all’interno delle stesse identiche stanze di quel chiostro! Il destino e la magia della scrittura l’hanno riportata lì per farla vincere tra i “grandi” della letteratura italiana! Leggi tutti i meravigliosi dettagli del premio e della trama del romanzo nel nostro articolo! 👇 🎆 Conoscete questa bravissima autrice e avete già letto i suoi capolavori? Siete d’accordo sul fatto che i libri scritti “col cuore”, che raccontano di sofferenze, fragilità ed errori familiari che tutti noi compiamo (e della successiva rinascita), siano quelli che ci restano più attaccati all’anima? Diteci la vostra opinione e lasciate i vostri Complimenti all’autrice nei commenti per farle sentire tutto l’orgoglio del nostro territorio!

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Kristine Maria Rapino

Cava de’ Tirreni – Nella vita di ogni artista ci sono cerchi invisibili e magici che, a distanza di decenni, finiscono inesorabilmente per chiudersi nel modo più inaspettato e meraviglioso possibile. Il destino ha voluto che il talento purissimo della scrittrice teatina Kristine Maria Rapino sbocciasse in modo clamoroso e definitivo, venendo celebrato a livello nazionale proprio all’interno dello stesso edificio che l’aveva vista sognare quando era ancora solo una dolcissima bambina.
Sotto le storiche e suggestive arcate del chiostro quattrocentesco di San Francesco e Sant’Antonio a Cava de’ Tirreni (nel Salernitano), si è consumata una delle pagine più belle e intense della letteratura italiana di questo 2026. Il formidabile e intenso romanzo «Scialacca» della Rapino (stimata editor e infaticabile docente di scrittura creativa, originaria di Chieti) ha letteralmente trionfato, aggiudicandosi la prestigiosissima vittoria del Premio Vincenzo Russo – Castel di Carta, all’interno della vastissima e competitiva kermesse culturale del Cava Book Fest.

Il ritorno del destino: vincere nelle sale dell’infanzia

Il momento della premiazione ha regalato un vero e proprio brivido lungo la schiena a tutti i tantissimi presenti in sala, svelando un retroscena commovente che lega a doppio filo l’anima dell’autrice a quella del borgo campano.
Visibilmente (e giustamente) emozionata nel ritirare il massimo riconoscimento, Kristine Maria Rapino ha afferrato il microfono con la voce rotta dalla gioia: «Sono davvero tanto, tanto emozionata e felicissima per questo importante riconoscimento. Un premio che, tra l’altro, mi arriva tra le mani proprio all’interno di un luogo che fu estremamente importante per me quando ero ancora molto, molto piccola. Avevo forse dodici o tredici anni quando sono stata premiata, esattamente in una di queste stesse antiche sale, per una mia poesia… perché quando ero una ragazzina scrivevo tantissime poesie!». Un ritorno alle origini che sa di magia e di consacrazione letteraria definitiva.

“Scialacca”: il dolore, il riscatto e la fabbrica dei fuochi

Ma cosa c’è dietro il clamoroso e meritatissimo successo di questa incredibile opera narrativa? Scialacca è un romanzo corale mozzafiato, saldamente e fieramente ambientato in terra d’Abruzzo. Il libro ruota e gravita in modo ossessivo e catartico attorno ai fragili temi della famiglia, del faticoso ritorno a casa, della colpa che schiaccia l’anima e della sudata redenzione umana.
La trama segue i passi pesanti di Francesco (un uomo di ritorno dopo anni di dolorosa assenza, con il fardello di un passato oscuro e spinoso) e di Aria, una ragazza enigmatica e magnetica che lo condurrà per mano in un labirintico percorso di rinascita spirituale. Il particolarissimo e musicale titolo dell’opera non è affatto causale: evoca infatti sia un luogo fisico (una vecchia fabbrica di spettacolari fuochi d’artificio), sia un delicatissimo “spazio dell’anima” in cui i legami rimasti in sospeso cercano disperatamente una nuova, luminosa scintilla per esplodere, mettendo in luce il disperato coraggio necessario per fare i conti con le proprie ferite più profonde.

L’elogio del Maestro Maurizio De Giovanni

A rendere questa vittoria ancora più dolce e inattaccabile per l’autrice teatina è stato senza ombra di dubbio l’incredibile spessore intellettuale dei giurati che l’hanno votata. A guidare la severissima giuria del Cava Book Fest c’era infatti un vero e proprio “mostro sacro” della letteratura e del giallo italiano: il celeberrimo scrittore, drammaturgo e sceneggiatore Maurizio De Giovanni.
La motivazione ufficiale incisa sulla targa è un tributo straordinario e commosso al talento dell’abruzzese: «Per la strabiliante maturità della scrittura, per la spiazzante ricchezza della costruzione narrativa e per l’immensa capacità di dare voce, senza cadere mai nella banale retorica, alle fragilità e agli invisibili, trasformando una terribile storia di dolore e dipendenza in un intensissimo e luminoso percorso di riconciliazione e rinascita».

Il trionfo della cultura contro ogni violenza

La clamorosa vittoria della scrittrice abruzzese ha chiuso nel migliore dei modi una tre-giorni fieristica gigantesca, che ha visto la preziosa partecipazione di oltre trenta case editrici giunte da ogni angolo della Penisola per presentazioni e laboratori.
L’evento (supportato economicamente da Camera di Commercio di Salerno e Confesercenti, e forte dei potentissimi Patrocini Morali del Ministero della Cultura, della Regione Campania e del Centro per il libro e la Lettura) ha anche lanciato un meraviglioso e inequivocabile messaggio civico a tutta l’Italia, aderendo fieramente con tutti i suoi autori alla nobilissima campagna di sensibilizzazione “Posto Occupato” per dire basta, una volta per tutte, alla violenza di genere contro le donne. La vera cultura non si gira mai dall’altra parte.

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Dino Limiti trionfa con il Leone d’Oro: a Roma il prestigioso riconoscimento all’eccellenza vitivinicola di Marino e dei Castelli Romani

L’eccellenza di Marino premiata con il Leone d’Oro: a Roma il trionfo dell’azienda vitivinicola di Dino Limiti per i vini vulcanici dei Castelli Romani 👇

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Dino Limiti

Marino – Ci sono avventure imprenditoriali capaci di custodire la memoria sacra della tradizione contadina e trasformarla, attraverso il rigore qualitativo e l’innovazione agronomica, in un’eccellenza celebrata oltre i confini nazionali. È la storia luminosa dell’azienda vitivinicola di Dino Limiti, storica cantina di Marino che interpreta con maestria l’anima enologica dei Castelli Romani, portando il prestigio del nostro territorio sui palcoscenici più ambiti d’Europa.

Un percorso virtuoso che ha ricevuto una solenne consacrazione istituzionale a Roma, nella sede del Consiglio regionale del Lazio, con l’assegnazione del «Riconoscimento al Merito – Miglior Azienda» nell’ambito del prestigioso Gran Premio Internazionale di Venezia – Star Golden Lion (Leone d’Oro per la Cultura e la Comunicazione). Un alloro conferito per gli straordinari meriti professionali e per la capacità di narrare l’identità vulcanica di Marino nel calice.

L’eredità paterna e l’energia dei suoli vulcanici dei Castelli Romani

Per Dino Limiti, produrre vino è prima di tutto un patto morale con la propria discendenza. Un’eredità raccolta dal padre, maestro di dedizione silenziosa, pazienza e rispetto religioso per i cicli delle stagioni. Tra i filari che degradano verso la capitale, la terra è custode di una mineralità irripetibile: i terreni di matrice vulcanica dei Colli Albani donano alle uve una sapidità, una freschezza e una complessità aromatica che l’azienda esalta attraverso potature mirate e basse rese per ceppo.

Un equilibrio perfetto tra sapere antico e tecnologia moderna che permette alle etichette di Marino di varcare le frontiere e farsi ambasciatrici del bere bene italiano nei mercati esteri più esigenti.

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Dalla vigna al calice: il trionfo di Campo Fattore, Colle del Turchetto e Costa Rotonda

L’eccellenza della cantina marinese si declina in tre capolavori enologici premiati dalle giurie internazionali più autorevoli:

* Campo Fattore: raffinato uvaggio di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio, autentico portabandiera aziendale, che al Concorso Enologico Internazionale “Città del Vino” ha sbaragliato la concorrenza conquistando la Medaglia d’Oro e lo speciale Premio Vini Vulcanici, bissato dall’ambito Award Rosso al The WineHunter di Merano.
* Colle del Turchetto: sontuoso blend bordolese di Merlot e Cabernet Franc, premiato con la Medaglia d’Argento a Siena per la sua eleganza austera e i tannini vellutati.
* Costa Rotonda Sauvignon: la sfida di precisione più audace di Dino Limiti, capace di cogliere i sentori vegetali ed esotici del vitigno, insignito dell’Award Rosso a Merano.

Dalla celebre Sagra dell’Uva al futuro: Marino capitale del vino d’autore

Un legame viscerale con la comunità che si rinnova ogni autunno nella leggendaria Sagra dell’Uva di Marino, la festa più antica d’Italia nata nel 1925 dal genio di Leone Ciprelli, dove le storiche fontane cittadine zampillano vino bianco tra canti popolari e visitatori giunti da ogni angolo del mondo.

Il prestigioso Leone d’Oro non rappresenta per Dino Limiti un traguardo su cui adagiarsi, ma la scintilla per rilanciare la sfida: custodire l’eredità familiare, tutelare la biodiversità dei Castelli Romani e dimostrare che la Ciociaria e il Lazio rurale producono gemme enologiche capaci di competere con i più grandi cru del pianeta.

A cura della Redazione Enogastronomia e Territorio di Cavaliere News

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«Da Cervantes a Gaza: quando tutto ebbe inizio»: al Teatro Vittoria di Roma lo spettacolo di Stefano Reali tra quattro secoli di propaganda, verità imposte e violoncello

Al Teatro Vittoria di Roma debutta «Da Cervantes a Gaza: quando tutto ebbe inizio»: lo spettacolo di Stefano Reali con Luca Pincini su quattro secoli di propaganda e verità nascoste 👇

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Da Cervantes a Gaza

Roma – In una società globale inondata da flussi continui di notizie, immagini ritoccate e narrazioni sintetiche generate dall’Intelligenza Artificiale, discernere la verità storica dalla manipolazione del potere è diventata una battaglia civile decisiva. Il palcoscenico del celebre Teatro Vittoria di Roma si prepara a farsi coscienza critica e tribunale etico della memoria: martedì 27 e mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 21.00 va in scena «Da Cervantes a Gaza – quando tutto ebbe inizio», il nuovo, dirompente spettacolo teatrale scritto, diretto e interpretato dal regista e drammaturgo Stefano Reali.

Prendendo le mosse dalla folgorante ammonizione di Malcolm X – «La narrazione può arrivare a farci odiare chi vuole proteggerci, e a farci amare chi ci opprime» – l’opera attraversa quattro secoli di storia politica ed economica, smascherando con lucida ironia i meccanismi psicologici attraverso cui i governi fabbricano il consenso, manipolano i conflitti e impongono all’opinione pubblica la cosiddetta “versione ufficiale”.

Da Tunisi ad Algeri fino a Gaza: il dilemma di Miguel de Cervantes

A condurre il pubblico in questo viaggio a ritroso nel tempo è il suggestivo contrappunto sonoro e drammaturgico del violoncello solista del maestro Luca Pincini, che scandisce i passaggi più drammatici della partitura recitativa. Il filo rosso della narrazione individua nel padre della letteratura occidentale moderna il primo grande testimone di questa disillusione: il sommo romanziere spagnolo Miguel de Cervantes.

Prima di dare alla luce il capolavoro del Don Chisciotte, Cervantes fu soldato della flotta iberica nelle guerre di religione del Mediterraneo orientale, combattendo sul campo a Navarino, a Tunisi e persino a Gaza, prima di essere catturato dai corsari barbareschi e trascorrere cinque lunghi anni di prigionia e schiavitù ad Algeri. È nel crogiolo multietnico e multireligioso della capitale ottomana che l’autore affrontò il tema della convivenza pacifica, ponendosi per primo una domanda rivoluzionaria: «Quando è stato il momento esatto in cui i governanti hanno iniziato a mentire sistematicamente ai propri popoli?».

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CLASSICI LETTERARI & LIBERTÀ

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«False flags», retorica bellica e inganni di stato sotto la lente del teatro

Dall’epopea bellica di Cervantes alle tensioni mediorientali contemporanee, lo spettacolo si sviluppa come una brillante cavalcata documentaria attraverso quattro secoli di censure, “false flags” (operazioni sotto falsa bandiera) ed eclatanti depistaggi geopolitici. Stefano Reali mette a nudo con chirurgica precisione come la propaganda non sia un’invenzione dei moderni media digitali, ma una collaudata tecnologia del potere che ciclicamente giustifica conflitti armati, sacrifici economici e restrizioni delle libertà individuali.

Uno spettacolo appassionante e scomodo, che restituisce al teatro la sua sacra vocazione di spazio d’illuminazione laica e dissenso civile, spingendo gli spettatori a interrogarsi sulla natura delle verità preconfezionate che ogni giorno ci vengono servite.

Le repliche al Teatro Vittoria (in piazza Santa Maria Liberatrice 10, nel rione Testaccio a Roma) sono previste per il 27 e 28 ottobre alle ore 21.00. Per informazioni e prevendite è possibile consultare i canali ufficiali del teatro.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavaliere News

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Il mito di Fantômas rivive a Cagliari con «Storie di volti e silenzi»: al via la 10ª rassegna del cinema muto tra Louis Feuillade, musica dal vivo e cene col delitto

A Cagliari il mito di Fantômas inaugura «Storie di volti e silenzi»: al via la 10ª rassegna del cinema muto tra Louis Feuillade sonorizzato dal vivo e la cena noir con delitto 👇

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Fantômas – À lombre de la guillotine

Cagliari – Un criminale inafferrabile e camaleontico, genio supremo del travestimento e dell’inganno, capace di beffare la polizia parigina e dileguarsi nell’ombra un istante prima che la lama della ghigliottina ne recida il destino. È Fantômas, la figura più enigmatica e seducente dell’immaginario poliziesco del Novecento, il protagonista assoluto del doppio appuntamento speciale in programma sabato 24 ottobre a Cagliari per la decima edizione di «Storie di volti e silenzi. La magia del cinema muto». La prestigiosa rassegna è organizzata dall’associazione culturale La macchina cinema, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e la direzione artistica di Patrizia Masala.

L’edizione 2026 reca un titolo programmatico di straordinario fascino: «Alle origini del mistero. Detective, criminalità e psiche». Un percorso filologico e visivo dedicato alla genesi del racconto noir nel cinema delle origini, indagando l’evoluzione psicologica dell’antagonista e la nascita dei moderni archetipi investigativi che avrebbero poi conquistato la letteratura e la cinematografia mondiale.

Alla Fondazione Siotto: Feuillade e la chitarra dal vivo di Paolo Capodacqua

Il primo evento scatterà alle ore 19.00 nella suggestiva Sala dei Ritratti della Fondazione Giuseppe Siotto, in via dei Genovesi 114 a Cagliari. La serata sarà aperta da un seminario critico curato dallo studioso Roberto Chiesi, a cui farà seguito la proiezione del capolavoro del 1913 «Fantômas – À l’ombre de la guillotine» (58 minuti), firmato dal maestro francese Louis Feuillade. A impreziosire le immagini in bianco e nero sarà la sonorizzazione dal vivo eseguita dal cantautore e virtuoso della chitarra Paolo Capodacqua, in una fusione magnetica tra fotogrammi d’epoca e composizione contemporanea.

Tratto dalla prolifica saga letteraria di Pierre Souvestre e Marcel Allain, il film trasporta la platea nella Parigi della Belle Époque, tra il furto di gioielli ai danni della principessa Danidoff al Royal Palace Hotel, l’omicidio di Lord Beltham e l’eterna sfida all’ultimo respiro tra l’inafferrabile criminale, l’ispettore Juve e il giornalista Fandor, sigillata dal celebre scambio d’identità che beffa il boia sul patibolo.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
LETTERATURA NOIR & GIALLO CLASSICO

Fantômas – Marcel Allain e Pierre Souvestre

Il romanzo immortale che ha rivoluzionato il genere poliziesco mondiale: intrighi parigini, delitti perfetti, travestimenti diabolici e la nascita del genio del male più imitato della storia.

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(Classici del Mistero)

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«Crimini in bianco e nero… a tavola»: l’esperienza sensoriale da Su Piscosus

La seconda tappa della serata trasferirà la suspense cinematografica nella dimensione conviviale del gusto. Alle 21.15 il ristorante Su Piscosus, in via Napoli 4 a Cagliari, farà da cornice alla cena-spettacolo «Crimini in bianco e nero… a tavola». Un format esclusivo a posti limitati (massimo 40 commensali) in cui la storia del muto noir s’intreccia con un gioco narrativo animato da attori e con pietanze della tradizione sarda a chilometro zero, rivisitate cromaticamente sul contrasto luce-ombra del cinema muto.

Per prendere parte alla cena è richiesta la prenotazione anticipata contattando la segreteria all’indirizzo email lamacchinacinema@gmail.com o al recapito telefonico 328 0951378.

Da Pirri a Siliqua: il grande cartellone d’autore fino al 24 novembre

La rassegna «Storie di volti e silenzi» è ospitata principalmente presso il Centro culturale Hermaea di Pirri, dove fino al 24 novembre sfileranno pellicole leggendarie firmate da Friedrich Wilhelm Murnau, Tod Browning, Josef von Sternberg ed Emilio Ghione. Il cartellone prevede inoltre un evento speciale a Siliqua il 21 novembre con il restauro di «Sherlock Jr. – Calma signori miei» di Buster Keaton.

Un appuntamento di altissima caratura divulgativa che dimostra come il cinema muto, lontano dall’essere una reliquia polverosa, conservi intatta la forza primigenia delle immagini per raccontare gli abissi e il fascino dell’animo umano.

A cura della Redazione Cinema e Cultura di Cavaliere News

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