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Politica

“Vannacci grandioso, ha sfidato Draghi e Monti nella tana del lupo e li ha scioccati!”. Roberto Jonghi Lavarini esalta il trionfo a Cernobbio

“Vannacci a Cernobbio è stato grandioso: ha scioccato i saccenti professoroni Draghi e Monti affrontandoli nella tana del lupo!”. 🐺 ⚔️ L’incredibile retroscena svelato dal “Barone Nero” Roberto Jonghi Lavarini: “Il Generale ha conquistato in segreto il 25% degli imprenditori presenti!”. Ma vi ricordate quando i moderati dicevano che l’intervento di Roberto Vannacci al Forum di Cernobbio era stato un “Flop”? Beh, dimenticate tutto! Roberto Jonghi Lavarini (figura di spicco della Destra milanese e grandissimo estimatore di “Futuro Nazionale”) ha ribaltato completamente la storia con un comunicato vulcanico che svela i retrosceni clamorosi di quel giorno! Secondo Jonghi Lavarini, Vannacci è stato un eroe epico: “Ha sfidato i poteri forti e l’ipocrita plutocrazia mondialista proprio a casa loro, sbattendo in faccia ai banchieri la necessità di difendere la Sovranità Nazionale e l’Identità Italiana!”. L’impatto delle parole del Generale sarebbe stato devastante: “Ha letteralmente scioccato l’ex premier Mario Monti, che spiazzato non ha saputo far altro che balbettare per l’ennesima volta del finto ‘pericolo fascista’ a cui nessuno crede più!”. La vera bomba? Secondo il Barone Nero, almeno il 25% dei ricchissimi imprenditori in sala (tra cui un suo parente diretto) avrebbe segretamente approvato e applaudito le parole di Vannacci! “Lui non parla solo alla pancia del popolo, ma al cervello di chi produce! Alle prossime elezioni Futuro Nazionale volerà al 15%!”. Leggi tutti i succosissimi retrosceni di questa guerra politica nel nostro articolo! 👇 🏛️ Voi a chi credete? Vannacci ha fatto davvero “tremare e balbettare” i grandi professori come Mario Monti difendendo orgogliosamente l’Italia davanti ai banchieri, o pensate che quelle di Jonghi Lavarini siano solo esagerazioni politiche? Diteci la vostra nei commenti e accendete il dibattito!

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Monti, Vannacci a Cernobbio

Cernobbio (CO) – Nella politica italiana, la verità assoluta non esiste: ogni evento dipende dagli occhi (e dal credo politico) di chi lo guarda. E se per l’area più moderata del Centrodestra l’intervento del Generale a Cernobbio è stato un autentico flop, per la fazione più radicale e orgogliosamente sovranista si è trattato di un trionfo epico, degno dei libri di storia. A riscrivere completamente e in modo clamoroso la narrazione di quanto accaduto nelle lussuose sale del Forum Ambrosetti sul Lago di Como è intervenuto Roberto Jonghi Lavarini (storica figura della Destra radicale milanese, noto come il “Barone Nero”), che ha dipinto l’intervento di Roberto Vannacci come una vera e propria e gloriosa rivoluzione culturale contro l’Establishment.
«Il generale Roberto Vannacci oggi è stato letteralmente grandioso», ha esordito Jonghi Lavarini con un entusiasmo travolgente. «Ha avuto l’immenso coraggio di sfidare a viso aperto gli intoccabili, i “saccenti professoroni” come Mario Draghi e Mario Monti, andandoli a colpire proprio nella loro tana del lupo!». Per il Barone Nero, il Generale ha compiuto un miracolo politico: portare prepotentemente al centro del dibattito dell’alta finanza temi considerati “scomodi” e tabù, come la sacra sovranità nazionale, l’orgoglio dell’identità italiana e la necessaria giustizia sociale.

La sfida ai poteri forti e alla “plutocrazia mondialista”

Le parole usate da Jonghi Lavarini per descrivere l’impatto di Vannacci a Cernobbio grondano di fiera retorica sovranista. L’intervento del Generale viene descritto come l’assalto di un leone in un covo di lupi affamati.
«Non solo Vannacci ha difeso l’Italia, ma è stato il primissimo politico ad avere gli attributi per sfidare apertamente il pensiero unico e i poteri forti della plutocrazia mondialista, e per di più lo ha fatto giocando a “casa loro”», esulta Jonghi Lavarini. Il Forum di Cernobbio è notoriamente il salotto buono dei grandi banchieri europei e dei tecnocrati, l’ambiente più lontano e ostile in assoluto per le teorie populiste e patriottiche del Generale. Andare lì e sbattere i pugni sul tavolo per difendere i confini e la sovranità economica dell’Italia ha richiesto, secondo Lavarini, una dose di audacia politica che nessuno aveva mai mostrato prima.

Il balbettio di Monti e l’applauso segreto del 25% della sala

Ma il passaggio più gustoso e retroscenistico dell’intera dichiarazione di Jonghi Lavarini riguarda la reazione fisica dei “professoroni” e degli imprenditori presenti in platea. Secondo il Barone Nero, infatti, Vannacci ha ottenuto l’insperata e segreta «approvazione di almeno un quarto degli imprenditori e dei potentissimi finanzieri presenti in sala» (e a conferma di ciò, Lavarini svela persino di aver ricevuto la testimonianza diretta di un suo cugino di primo grado, presente fisicamente al Forum).
La visione di una classe dirigente spaccata a metà avrebbe mandato in confusione l’ala più tecnocrate. «Si è trattato di una vera e propria rivoluzione culturale che ha letteralmente scioccato l’ex premier Mario Monti», affonda il colpo Jonghi Lavarini. «Un Monti talmente spiazzato e in difficoltà che non ha potuto fare altro che replicare balbettando in modo confuso dei soliti e inesistenti “pericoli fascisti”, una vecchia e noiosa favoletta alla quale gli italiani non credono più da tempo».

Obiettivo 15% alle urne: l’ultimo, severo monito sulla squadra

La conclusione del vulcanico intervento di Jonghi Lavarini è un mix di pura esaltazione elettorale e pragmatismo organizzativo. «Vannacci ha ampiamente dimostrato che non parla più soltanto alla pancia arrabbiata del popolo, ma sa parlare in modo eccellente anche al cervello e al portafoglio della classe dirigente e della parte produttiva del Paese».
Le previsioni per le prossime scadenze elettorali sono a dir poco esplosive: secondo l’esponente milanese, il partito Futuro Nazionale ha oggi tutte le carte in regola per sfondare clamorosamente la mostruosa e fantascientifica soglia del 15% dei consensi alle urne. Ma per centrare questo obiettivo storico serve un’ultima condizione vitale, un monito che ricalca esattamente la polemica interna sollevata nei giorni scorsi da altri dirigenti del partito: «Per arrivare a quel traguardo, Vannacci deve necessariamente rafforzare la squadra, smettendola di imbarcare chiunque e iniziando a selezionare una vera classe dirigente pensante». La guerra (politica) è appena iniziata.

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Politica

Vannacci a caccia della «manosfera», scoppia il caso su Politico: l’ex ideologo Luca Sforzini lo demolisce sul «patriarcato mediterraneo» e la Siracusano insorge

Scoppia il caso Vannacci su Politico: l’ex ideologo Luca Sforzini attacca sul «patriarcato mediterraneo», la Siracusano insorge e Giorgia Meloni si trova al bivio elettorale 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – Dalle trincee dell’esercito alle arene infuocate della politica nazionale, passando per i circuiti sotterranei del web e i codici digitali della cosiddetta “manosfera”. Il generale ed europarlamentare Roberto Vannacci finisce al centro di una deflagrante inchiesta internazionale pubblicata dal quotidiano statunitense POLITICO, che viviseziona la sua strategia di proselitismo tra gli elettori maschi, i giovani disillusi e i militanti anti-woke. Una scalata che con la fondazione del movimento Futuro Nazionale – accreditato dai sondaggi attorno all’8% in vista delle prossime elezioni politiche – trasforma il generale da provocatore dei social a variabile impazzita capace di scuotere le fondamenta della coalizione guidata da Giorgia Meloni.

A rendere incandescente lo scenario politico è il durissimo scontro interno alla maggioranza, scaturito dopo la diffusione di immagini generate dall’Intelligenza Artificiale che ritraevano esponenti di primo piano del governo, tra cui la sottosegretaria di Forza Italia Matilde Siracusano. «È disgustoso pensare di manipolare l’immagine di una donna per una propaganda così deplorevole», ha tuonato la Siracusano ai microfoni di POLITICO. «Non credo che siamo mai scesi così in basso, soprattutto da parte di chi aspira a essere un leader politico nazionale».

La rottura con Luca Sforzini: «Il patriarcato mediterraneo è un inganno mostruoso»

Il passaggio più dirompente e clamoroso dell’inchiesta è l’intervento a cuore aperto di Luca Sforzini, ex ideologo della prima ora del generale ed eminenza grigia del pensiero identitario dal Castello di Castellar Ponzano, che ha sancito la rottura insanabile con il leader di Futuro Nazionale, svelandone i retroscena di marketing ideologico.

Nel mirino di Sforzini c’è il concetto cardine teorizzato dal manifesto vannacciano, redatto dal filosofo toscano Lorenzo Gasperini: la restaurazione del cosiddetto “patriarcato mediterraneo”, fondato sulla contrapposizione al femminismo, sull’opposizione alla legge sul femminicidio e sul ritorno all’ordine tradizionale.

«L’etichetta ‘Mediterraneo’ è stata una studiata e astuta trovata di marketing», ha rivelato Sforzini a POLITICO. «È esattamente come parlare della dieta mediterranea: la gente pensa al buon cibo italiano, alla mozzarella fresca, ai pomodori maturi, all’olio extravergine d’oliva. Il risultato è stato quello di camuffare un modello patriarcale arcaico – in cui gli uomini sono considerati superiori alle donne – dietro immagini bucoliche, rassicuranti e positive. È qualcosa di mostruoso», ha chiosato duramente l’ex ideologo.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
POLITICA & ATTUALITÀ ITALIANA

Il mondo al contrario – Roberto Vannacci

Il bestseller saggistico che ha scosso il panorama politico e culturale italiano: il testo integrale dell’ex paracadutista su società, tradizione, confini e identità nazionale.

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La difesa di Pozzolo e l’accusa delle associazioni femministe

A difendere a spada tratta la linea del generale è il deputato Emanuele Pozzolo, fuoriuscito da Fratelli d’Italia e ora colonnello di Futuro Nazionale, secondo cui i giovani maschi occidentali sarebbero vittime di una progressiva castrazione sociale:

«Oggi qualsiasi approccio romantico rischia di essere etichettato come molestia, abuso o violenza», afferma Pozzolo. «Il nostro modello non predica affatto la supremazia maschile, ma mira all’opposto: recuperare i doveri, la responsabilità e la capacità di protezione che l’uomo deve esercitare verso la famiglia e la società, respingendo con fermezza ogni violenza fisica o coercitiva».

Di segno diametralmente opposto la condanna espressa da Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna, che definisce il programma politico di Vannacci come «un restaurativo ritorno alla supremazia del maschio alfa bianco cisgender, con la donna degradata al ruolo di ancella sottomessa».

Il dilemma di Palazzo Chigi: Vannacci risorsa o spina nel fianco per Meloni?

I dati demografici certificano che oltre il 62% dell’elettorato potenziale di Vannacci è composto da uomini, con un radicamento profondo tra operai, lavoratori autonomi e disoccupati. Come evidenzia l’accademica Federica Formato dell’Università di Brighton, l’estetica da legionario romano, i meme e l’ostentazione marziale puntano a capitalizzare il risentimento di una generazione maschile che si sente emarginata dai canoni culturali contemporanei.

Per la premier Giorgia Meloni si profila un dilemma tattico senza precedenti. Con la nuova legge elettorale che assegna il premio di maggioranza alle coalizioni che superano il 42% dei consensi, i voti di Futuro Nazionale potrebbero rivelarsi indispensabili per blindare il governo. Ma imbarcare formalmente il movimento dell’ex generale significherebbe legittimare una piattaforma identitaria radicale che rischia di logorare i rapporti con l’ala moderata di Forza Italia e con le cancellerie europee.

A cura della Redazione Politica di Cavaliere News

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Politica

Caso Ziello, bufera politica a destra: «Evocato il colpo di stato contro Mattarella, Vannacci lo sconfessi subito». L’affondo durissimo di Sforzini (Rinascimento Nazionale)

Scontro durissimo a destra, bufera su Edoardo Ziello: «Ha definito Mattarella un pastore e teorizzato lo scontro con il Quirinale, è allusione al golpe». L’ultimatum perentorio di Luca Sforzini a Roberto Vannacci. Tutti i retroscena nel nuovo articolo di Cavaliere News! 👇

Pubblicato

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Sforzini

Roma – Una tempesta politica di inusitata violenza verbale e istituzionale scuote i palazzi della politica romana e accende uno scontro fratricida all’interno dell’area della destra italiana. A far deflagrare una polemica destinata a lasciare strascichi profondi sono state le dichiarazioni al vetriolo rilasciate dal deputato Edoardo Ziello, esponente di spicco e capogruppo della cosiddetta “sporca dozzina” parlamentare legata al movimento Futuro Nazionale e al generale Roberto Vannacci. Parole pronunciate direttamente dai corridoi di Montecitorio e affidate a un video diffuso sui canali social, nelle quali il parlamentare ha attaccato a testa bassa sia il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, scatenando la reazione sdegnata del Centro Studi Rinascimento Nazionale guidato da Luca Sforzini.

Nel mirino dell’intervento di Ziello è finita la recente interlocuzione istituzionale tra Palazzo Chigi e il Colle in merito ad alcuni delicati provvedimenti legislativi riguardanti il comparto militare e la sicurezza dello Stato. Il parlamentare ha usato espressioni di inaudita durezza, sostenendo che Giorgia Meloni, davanti ai rilievi del Capo dello Stato, «al fischio del pastore si è calata le braghe», e rivendicando con enfasi che Roberto Vannacci, qualora si fosse trovato alla guida dell’esecutivo, non avrebbe esitato ad andare «allo scontro frontale con il Quirinale». Una sortita che ha immediatamente oltrepassato il perimetro della fisiologica dialettica politica per trasformarsi in un vero e proprio caso istituzionale.

«Il limite della decenza democratica e del rispetto repubblicano è stato ampiamente superato», ha dichiarato senza mezzi termini Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. «Un deputato della Repubblica che parla dall’interno della Camera non può permettersi di definire il Capo dello Stato un “pastore” e di accusare la Presidente del Consiglio di sottomissione solo perché rispetta le regole fondamentali del nostro ordinamento. Non siamo più di fronte a folklore o a provocazioni da campagna elettorale: questa è una perversa teorizzazione dello scontro tra i massimi organi dello Stato, una narrazione che sfiora pericolosamente l’evocazione di un colpo di stato».

L’attacco alla grammatica costituzionale e la caccia ai consensi sui social

Nel suo durissimo atto d’accusa, Sforzini ha analizzato la gravità politica dell’accaduto, sottolineando come le parole di Ziello rappresentino un tentativo calcolato di logorare dall’interno l’architettura repubblicana. «Qui non stiamo discutendo della legittima critica su una singola norma legislativa», ha incalzato il leader di Rinascimento Nazionale. «Il fatto politico è infinitamente più allarmante: si indica pubblicamente come prova di virilità e di forza politica lo scontro armato tra il Governo e il Presidente della Repubblica. Si descrive il Capo dello Stato come un ostacolo da travolgere quando non si piega alla volontà del capo carismatico di turno. Questo atteggiamento non ha nulla a che vedere con la politica: è eversione pura della grammatica costituzionale».

Particolarmente severa è stata la censura nei confronti dell’utilizzo spregiudicato delle piattaforme digitali per veicolare messaggi destabilizzanti. Sforzini ha puntato il dito contro la tentazione di trasformare le aule parlamentari in un set per raccogliere consensi facili a colpi di visualizzazioni e pollici all’insù: «La gravità si moltiplica esponenzialmente quando questo veleno viene impacchettato ad arte per i social media, alla ricerca del like isterico e dell’applauso scomposto della folla. Aizzare la rabbia dei cittadini contro le istituzioni di garanzia significa minare giorno dopo giorno la coesione democratica del Paese. Chi si comporta in questo modo dimostra di non avere alcun senso dello Stato».

Il comunicato di Rinascimento Nazionale richiama con forza i principi inderogabili della Carta fondamentale del 1948, ricordando che l’ordinamento italiano si fonda sul principio della separazione dei poteri, sui contrappesi e sulla leale collaborazione istituzionale.

Consigliato dalla Redazione
Diritto e Istituzioni

La Costituzione della Repubblica Italiana – Edizione annotata e commentata

Il testo fondamentale del patto repubblicano, arricchito da saggi introduttivi e commenti articolo per articolo sui principi cardine della democrazia italiana, il ruolo di garanzia del Quirinale e i delicati equilibri di potere tra Governo e Parlamento.

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La difesa di Mattarella e Meloni: «La vera destra non delegittima lo Stato»

«La nostra Costituzione non prevede pastori, greggi né generali salvifici calati dall’alto», prosegue la nota diffusa da Rinascimento Nazionale. «L’architettura dello Stato prevede organi costituzionali precisi, attribuzioni chiare, pesi e contrappesi inderogabili. L’articolo 87 stabilisce che il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale; il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Pretendere di sostituire questo equilibrio con la logica dello scontro frontale e della sopraffazione muscolare significa porsi scientemente al di fuori della legge repubblicana, flirtando con istanze golpiste che l’Italia ha storicamente ripudiato».

Sforzini rivendica con forza la propria appartenenza ideale all’area conservatrice, tracciando una linea di demarcazione invalicabile tra chi intende governare la Nazione e chi invece persegue una deriva sovversiva: «Noi difendiamo Sergio Mattarella con convinzione assoluta; difendiamo Giorgia Meloni nell’esercizio rigoroso e faticoso delle sue responsabilità di governo; difendiamo la sacralità del Parlamento e la dignità delle istituzioni. E lo facciamo da uomini di destra, fieri della nostra identità. Perché una destra matura, europea e di governo non dileggia il Quirinale, non insulta le istituzioni e non teorizza l’anarchia muscolare. Chi lo fa dimostra solo debolezza e infantilismo politico».

Il duello all’interno della coalizione e dell’area identitaria apre scenari inediti, costringendo i vertici politici a prendere una posizione netta di fronte all’opinione pubblica.

L’ultimatum a Roberto Vannacci: chiarimento immediato o rottura definitiva

La conclusione della presa di posizione di Luca Sforzini chiama direttamente in causa l’europarlamentare ed ex generale Roberto Vannacci, leader indiscusso del movimento Futuro Nazionale a cui fa riferimento il gruppo parlamentare di Ziello. «Ora la palla passa a Vannacci, che ha l’obbligo morale e politico di chiarire immediatamente la propria posizione davanti agli italiani», conclude la nota del Centro Studi.

«Ziello ha affermato che Vannacci, al governo, sceglierebbe lo scontro frontale con il Quirinale. È davvero questa la linea politica di Futuro Nazionale? È questa la visione istituzionale che si intende proporre agli elettori? Perché non stiamo più discutendo dell’ennesimo saggio controcorrente o di una frase a effetto pronunciata in televisione: qui è in gioco la tenuta democratica della Repubblica. Il confine politico ed etico è tracciato una volta per tutte: da una parte c’è la destra repubblicana, seria, costituzionale e impegnata a guidare il Paese; dall’altra c’è chi teorizza il conflitto istituzionale, strizza l’occhio all’eversione ed evoca il golpe per raccogliere qualche consenso sui social. Ci aspettiamo una smentita immediata e perentoria, senza ambiguità di sorta».

Le prossime ore saranno decisive per comprendere se dal quartier generale di Vannacci giungerà una presa di distanza ufficiale dalle parole di Ziello o se, al contrario, lo scontro all’interno della destra italiana sia destinato a trasformarsi in una rottura insanabile dagli esiti imprevedibili.

A cura della Redazione Politica di Cavaliere News

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Politica

Mattarella, intelligenza artificiale e monopoli tech: la replica di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale): «I giganti si battono creando concorrenti, non burocrati»

Intelligenza artificiale e monopolio tech: Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) risponde al monito di Mattarella su Einaudi: «I giganti si battono creando concorrenti, non burocrati». 👇

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Sergio Mattarella

Castellar Ponzano – Il discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in merito alle sfide epocali sollevate dall’intelligenza artificiale, dallo sviluppo delle costellazioni satellitari e dal rischio di oligopoli tecnologici globali continua ad alimentare un dibattito fecondo e di altissimo profilo nel panorama politico ed economico nazionale. Il richiamo del Capo dello Stato alla lezione liberale di Luigi Einaudi – secondo cui i monopoli rappresentano il nemico giurato del mercato, del merito e della libertà democratica – ha acceso i riflettori sulla necessità di garantire sovranità e trasparenza nell’era degli algoritmi. Tuttavia, sulle modalità con cui l’Occidente e l’Italia debbano affrontare i colossi dell’high-tech si apre un confronto serrato sulle ricette da adottare.

A intervenire con una riflessione organica e perentoria dalle sale del Castello Sforzini di Castellar Ponzano è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Nel suo intervento, Sforzini condivide l’allarme istituzionale sui pericoli delle concentrazioni di potere tecnologico, ma capovolge l’impostazione dirigista: per sconfiggere i monopoli non serve erigere gabbie normative soffocanti, bensì liberare l’iniziativa privata, attrarre capitali globali e favorire la nascita di nuovi campioni industriali italiani ed europei attraverso una radicale opera di sburocratizzazione.

Il paradosso europeo: scrivere regole mentre il mondo costruisce il futuro

«Il dibattito sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie satellitari sollevato dal Presidente Mattarella tocca il cuore stesso del nostro avvenire civile ed economico – esordisce Luca Sforzini –. Il richiamo al pensiero di Luigi Einaudi è prezioso e fondamentale: i monopoli sono da sempre i peggiori nemici del libero mercato, della concorrenza leale e della libertà individuale. Ma proprio per questo motivo, la risposta delle democrazie occidentali non può consistere nell’aggiungere burocrazia alla burocrazia. I monopoli non si combattono moltiplicando i regolatori o istituendo comitati di vigilanza privi di visione industriale: si combattono sul campo, creando concorrenti forti, capaci di innovare e di competere ad armi pari».

Il presidente di Rinascimento Nazionale punta il dito contro quello che definisce il vizio d’origine delle istituzioni comunitarie: l’illusione regolatoria. «L’Europa ha commesso per troppi anni l’errore madornale di pretendere di scrivere le regole del futuro mentre gli Stati Uniti e l’Asia il futuro lo stavano concretamente costruendo nei laboratori e nelle aziende. Abbiamo partorito norme ipertrofiche come l’AI Act prima ancora di avere sul nostro continente colossi industriali capaci di sviluppare modelli linguistici proprietari. Il risultato è stato quello di appesantire le nostre start-up di vincoli di conformità mentre i leader d’oltreoceano hanno continuato a galoppare indisturbati».

Secondo Sforzini, la vera sovranità tecnologica è incompatibile con il protezionismo o con l’ostilità ideologica verso l’innovazione: non significa punire chi è arrivato per primo, ma creare le condizioni fiscali, giuridiche ed energetiche affinché anche in Italia e in Europa possano fiorire talenti e investimenti di pari grandezza.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
ECONOMIA & PENSIERO LIBERALE

Le prediche inutili – Luigi Einaudi

La bibbia del liberalismo economico italiano: le magistrali riflessioni del Presidente economista contro le degenerazioni burocratiche, a difesa della libertà di mercato e della concorrenza.

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Dati, spazio ed energia: le alleanze con gli Stati Uniti e la vera concorrenza

Nell’analisi di Rinascimento Nazionale, le nuove frontiere dell’emancipazione umana e della prosperità geopolitica si condensano in una cinquina inscindibile: intelligenza artificiale, spazio, sovranità dei dati, capacità di calcolo ed energia abbondante. Settori ad altissima intensità di capitale in cui la frammentazione nazionale è sinonimo di irrilevanza.

«Sovranità tecnologica non significa erigere barriere anacronistiche o adottare un approccio punitivo verso i campioni dell’innovazione privata – prosegue Sforzini –. Significa, al contrario, stringere alleanze tecnologiche e geopolitiche strategiche e indissolubili con gli Stati Uniti, attrarre i leader globali del settore a insediarsi sul nostro territorio e creare le condizioni affinché i nostri ricercatori e imprenditori non debbano fuggire all’estero per trovare venture capital. La vera concorrenza democratica non consiste nell’usare le forbici dello Stato per rendere piccoli i grandi, ma nel costruire un ecosistema in cui i piccoli abbiano finalmente la possibilità reale di diventare grandi».

La dimensione atlantica dello sviluppo tecnologico rappresenta per l’Italia una garanzia democratica contro le mire delle autocrazie orientali, che utilizzano il controllo dei dati e l’infrastruttura digitale come armi di sorveglianza di massa e sottomissione politica.

L’Italia grande hub occidentale: deregulation intelligente e sburocratizzazione

La proposta programmatica che Luca Sforzini lancia al governo italiano è ambiziosa e di ampio respiro: candidare la penisola a diventare il principale hub mediterraneo e occidentale dell’IA, della robotica avanzata, dell’aerospazio e dei grandi data center. Un traguardo che richiede una rivoluzione copernicana nelle politiche pubbliche.

«Per attrarre l’industria del futuro servono quattro condizioni imprescindibili: energia abbondante, sicura e a costi competitivi, una fiscalità di assoluto favore per chi reinveste gli utili in ricerca e sviluppo, una deregulation intelligente nei settori emergenti e una sburocratizzazione radicale che elimini i tempi morti delle autorizzazioni amministrative». È la visione di uno Stato che abbandona le velleità dirigiste per concentrarsi sul proprio nucleo essenziale.

«Lo Stato deve imparare a fare meno cose, ma a farle con assoluta efficienza – conclude il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale –: garantire l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale, assicurare la certezza del diritto e l’imparzialità della giustizia, tutelare la concorrenza contro i cartelli e realizzare infrastrutture strategiche all’avanguardia. Tutto il resto deve essere lasciato alla creatività, all’intelligenza, alla libertà d’impresa e alla nobilità del rischio privato. Sostenere chi innova e chi rischia significa, in ultima analisi, difendere la libertà stessa dell’essere umano».

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