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«Febbre da cavallo» compie 50 anni: il 29 ottobre festa e proiezione gratuita all’Ippodromo delle Capannelle. L’incontro con Enrico Vanzina e la rinascita dello storico tempio dell’ippica romana

«Febbre da cavallo» compie 50 anni: giovedì 29 ottobre festa e proiezione gratuita all’Ippodromo delle Capannelle con Enrico Vanzina e Laura Delli Colli per celebrare il capolavoro di Steno e Gigi Proietti. Il programma completo nell’articolo di Cavaliere News! 👇

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Ippodromo Capannelle Roma

Roma – Mezzo secolo di risate irriverenti, battute entrate di diritto nel vocabolario quotidiano, colpi di genio cinematografici e un amore viscerale per la Città Eterna e per il mondo delle corse al galoppo e al trotto. Il 29 ottobre 1976 faceva il suo debutto nelle sale cinematografiche italiane una pellicola destinata a segnare in modo indelebile la storia della commedia all’italiana: Febbre da cavallo. Diretto con maestria insuperabile da Steno, pseudonimo del grandissimo Stefano Vanzina (1917-1988), il film ha saputo immortalare l’anima popolare, sognatrice, scanzonata e perennemente al verde di una Roma indimenticabile, trasformando la passione per le scommesse ippiche in un autentico monumento della memoria collettiva nazionale.

A cinquant’anni esatti da quella storica prima visione, la Capitale si prepara a celebrare questo capolavoro senza tempo con un appuntamento straordinario e dal valore altamente simbolico. Il prossimo giovedì 29 ottobre, la cittadinanza tutta, gli appassionati di cinema, le famiglie romane e i fedelissimi dell’ippica sono invitati all’Ippodromo delle Capannelle per una serata evento a ingresso totalmente gratuito. Cornice perfetta e naturale di questa ricorrenza, lo storico impianto di via Appia Nuova farà da palcoscenico a una speciale proiezione all’aperto del film, riunendo generazioni di spettatori sotto il cielo di Roma per rivivere le esilaranti peripezie dell’indossatore Bruno Fioretti detto “Mandrake”, del disoccupato Armando Pellicci detto “Er Pomata” e del guardalinee Felice Roversi.

Ad aprire la manifestazione, a partire dalle ore 18.00, sarà un prestigioso momento di approfondimento culturale che vedrà protagonista d’eccezione Enrico Vanzina. Il celebre regista, sceneggiatore e produttore, figlio primogenito di Steno e co-autore insieme al padre e al fratello Carlo di pagine memorabili del cinema nostrano, incontrerà il pubblico per raccontare i retroscena inediti sulla genesi dell’opera, le memorie del set, il lavoro gomito a gomito con il padre e lo speciale connubio che legava la Roma degli anni Settanta all’universo febbrile delle scommesse clandestine e ufficiali. A moderare il confronto sarà la giornalista e saggista Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, prima di dare il via alla visione su grande schermo della pellicola restaurata.

Un doppio anniversario secolare: la memoria di Mandrake e la ristrutturazione di Capannelle

La ricorrenza del cinquantenario di Febbre da cavallo assume quest’anno una valenza ancora più profonda ed emozionante, poiché si intreccia a filo doppio con un altro traguardo storico: il centenario della monumentale ristrutturazione dell’Ippodromo delle Capannelle, celebrato lo scorso 20 settembre attraverso una partecipatissima festa aperta a tutta la città. Inaugurato nella sua veste architettonica moderna nel 1926, l’impianto romano rappresenta da un secolo un punto di riferimento insostituibile non soltanto per l’ippica internazionale, ma per l’intero tessuto sociale e ricreativo della Capitale. Riunire simbolicamente queste due ricorrenze all’interno dello stesso prato significa rendere omaggio a un’opera che ha saputo fotografare la romanità più autentica elevandola a canone culturale.

Impossibile non ricordare la straordinaria galleria di personaggi cesellata dalla regia di Steno e interpretata da un cast in stato di grazia assoluta. Su tutti giganteggia il compianto Gigi Proietti, che con il suo Mandrake regalò una delle prove d’attore più iconiche e poliedriche della sua sterminata carriera, affiancato da un incontenibile Enrico Montesano nei panni del Pomata, da Francesco De Rosa, dall’eleganza di Catherine Spaak nei panni dell’esasperata fidanzata Gabriella e dalla verve straripante di Mario Carotenuto nel ruolo dell’avvocato De Marchis, senza dimenticare Adolfo Celi, memorabile giudice severo dal cuore segretamente ippico. La leggendaria scommessa sulla tris “Soldatino, King e D’Artagnan”, la truffa delle giubbe e la fuga precipitosa tra le scuderie hanno scolpito sequenze che appartengono al patrimonio affettivo di milioni di italiani.

Negli ultimi anni, tuttavia, il patrimonio storico e sportivo di Capannelle ha dovuto fare i conti con una fase amministrativa e gestionale particolarmente complessa e delicata, che ha rischiato seriamente di comprometterne la continuità operativa e di recidere quel legame secolare costruito con generazioni di romani abituati a trascorrere le domeniche sulle tribune Liberty dell’ippodromo.

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Tutto sommato: Qualcosa mi ricordo – Gigi Proietti

L’autobiografia brillante, appassionata e ricca di aneddoti del maestro Gigi Proietti: dai primi passi nei locali di cabaret fino alla consacrazione sul set di Febbre da cavallo nei panni dell’indimenticabile Mandrake. Un viaggio intimo tra teatro, cinema e il grande cuore di Roma.

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La ripartenza di Capannelle: un polo culturale polivalente aperto a tutta la città

La proiezione del capolavoro di Steno si inserisce all’interno di una concreta e vigorosa rinascita per l’Ippodromo delle Capannelle. Dopo mesi di grande incertezza, grazie al proficuo lavoro congiunto condotto da Roma Capitale e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), affiancato dall’impegno operativo e gestionale garantito da Zètema Progetto Cultura, lo scorso 4 settembre le corse sono finalmente tornate a far battere il cuore delle piste, restituendo alla città uno dei suoi simboli più cari.

La riapertura dell’impianto non si limita tuttavia a un mero ritorno alle attività del passato, ma segna l’inizio di una visione strategica radicalmente rinnovata. L’obiettivo delle istituzioni capitoline è duplice: da un lato preservare e rilanciare con standard qualitativi d’eccellenza la vocazione ippica e agonistica di Capannelle, dall’altro trasformare la struttura in un grande parco polifunzionale vivo e accessibile trecentosessantacinque giorni all’anno, capace di aprirsi a esperienze culturali, sportive, formative e di aggregazione sociale per un pubblico vasto e trasversale.

Con le sue ampie superfici all’aperto, i prati sconfinati, le monumentali tribune d’epoca e scorci panoramici mozzafiato verso i Castelli Romani, Capannelle vanta una scenografia unica nel panorama capitolino. Uno spazio ideale per accogliere concerti di musica dal vivo, festival gastronomici, rassegne cinematografiche, laboratori didattici per bambini e manifestazioni sportive di quartiere, attirando famiglie, giovani, residenti e turisti che magari non hanno mai varcato i cancelli di un ippodromo.

La sinergia tra cinema e sport: Capannelle riparte dalla propria storia

La scelta di puntare con decisione sulla settima arte nasce dalla profonda convinzione, condivisa da Zètema Progetto Cultura e dall’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, che il cinema rappresenti il veicolo più potente per creare comunità e aggregazione attorno ai luoghi identitari della città. L’ippica italiana e il grande schermo hanno sempre dialogato in modo fecondo, trovando a Capannelle un set a cielo aperto ricco di fascino, contraddizioni, speranze e nobile romanticismo.

L’invito rivolto a tutta la cittadinanza per giovedì 29 ottobre rappresenta dunque molto più di una semplice celebrazione nostalgica: è l’occasione per riappropriarsi collettivamente di un bene comune straordinario. Tra una risata per le profezie ippiche del Pomata, il ricordo commosso dell’arte immensa di Gigi Proietti e la testimonianza preziosa di Enrico Vanzina, Roma ritrova uno dei suoi templi più amati, dimostrando che custodire la propria memoria popolare è il primo, fondamentale passo per costruire un futuro all’altezza della sua grande storia.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavaliere News

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Subbuteo Tradizionale, il ternano Marco Perotti a Roma per il Gran Prix Lazio: caccia al podio e premiazione al Centro Sportivo in Miniatura

Tutto pronto a Roma per il Gran Prix Lazio di Subbuteo Tradizionale! Domenica 25 ottobre al Centro Sportivo in Miniatura di Balduina si sfidano 32 campioni su campi Astropitch originali. Grande attesa per il ternano Marco Perotti: premiato come vincitore della classifica fuori regione della passata stagione dopo aver chiuso al 5° posto assoluto, lancia l’assalto al podio nel debutto del campionato 2026-2027. Tutti i dettagli 👇

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Locandina evento Roma

La magia senza tempo del calcio a punta di dito torna a infiammare la Capitale in un appuntamento agonistico di primo piano che unisce nostalgia, precisione millimetrica e altissimo tasso tecnico. Domenica 25 ottobre 2026 i riflettori del circuito federale saranno puntati sul quartiere Balduina a Roma, dove presso gli storici locali del «Centro Sportivo in Miniatura» di via Filippo Nicolai 76 andrà in scena l’atteso Gran Prix Lazio di Subbuteo Tradizionale. Con il calcio d’inizio fissato tassativamente per le ore 9.30, la manifestazione inaugurerà ufficialmente la nuova stagione sportiva 2026-2027, richiamando sul panno verde alcuni tra i migliori interpreti del centro Italia.

L’evento rappresenta una tappa prestigiosa nel calendario del movimento ed è promosso congiuntamente dalla Federazione Italiana Sportiva Calcio Tavolo (FISCT), dal Settore Nazionale Subbuteo di OPES Italia — ente di promozione sportiva ufficialmente riconosciuto dal CONI —, dalla delegazione regionale FISCT Lazio e dall’esperta organizzazione del club Black Rose Roma 1998, autentica colonna storica e fucina di campioni del panorama capitolino e nazionale. Ai nastri di partenza si sfideranno 32 giocatori selezionati, provenienti non solo da Roma e dalle province laziali di Viterbo e Frosinone, ma anche da Campania, Abruzzo e Umbria, a testimonianza della straordinaria vitalità di una disciplina capace di aggregare generazioni diverse.

Marco Perotti alfiere di Terni: il trionfo tra i fuori regione e la nuova sfida al vertice

A difendere i colori della città dell’acciaio e dell’Umbria intera sarà presente il giocatore ternano Marco Perotti, atleta tesserato FISCT divenuto ormai una figura di riferimento costante nei tabelloni d’eccellenza del circuito laziale. Perotti si presenta ai nastri di partenza di questa nuova annata agonistica forte di un cammino straordinario compiuto nella passata stagione 2025-2026, durante la quale ha saputo imporsi per regolarità di rendimento, lucidità tattica e freddezza nelle fasi a eliminazione diretta.

I numeri certificano una crescita esponenziale: nell’arco degli scorsi dodici mesi Perotti ha accumulato la bellezza di 731 punti nel ranking ufficiale FISCT Lazio di Subbuteo Tradizionale, riuscendo nell’impresa di conquistare il quinto posto assoluto su un lotto complessivo di ben 113 atleti classificati. Un piazzamento d’élite che è stato ulteriormente impreziosito dal trionfo nella speciale graduatoria riservata ai giocatori «Fuori Regione», dove l’alfiere ternano ha conquistato la vetta solitaria piazzandosi al primo posto davanti a 40 agguerriti concorrenti provenienti da tutto il Centro-Sud.

Proprio in occasione del Gran Prix di domenica 25 ottobre, il cerimoniale ufficiale dell’evento ospiterà le premiazioni federali di chiusura della stagione 2025-2026: Perotti riceverà la coppa per la vittoria nella classifica fuori regione, raccogliendo il meritato tributo da parte di colleghi e avversari. Una celebrazione che tuttavia non distoglierà la concentrazione del campione umbro dall’obiettivo immediato: approcciare il debutto stagionale con la determinazione necessaria per incamerare punti pesanti, puntare senza mezzi termini alla vittoria di tappa e lanciare l’assalto alle primissime posizioni del ranking generale 2026-2027.

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Subbuteo. Storia, mito e passione del calcio in miniatura

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Campi Astropitch e porte d’epoca: il fascino del regolamento tradizionale

A conferire un fascino unico alla manifestazione della Balduina è il rispetto rigoroso dei canoni del Subbuteo Tradizionale, una declinazione sportiva che si differenzia nettamente dal calcio da tavolo moderno per la fedeltà ai materiali storici che hanno fatto sognare intere generazioni tra gli anni Settanta e Novanta. Le contese si svolgeranno infatti esclusivamente sui leggendari campi «Astropitch» originali, superfici in tessuto speciale rinomate per l’eccezionale scorrevolezza e per la capacità di esaltare la precisione dei tiri piazzati e delle traiettorie a effetto («girello»).

Anche l’attrezzatura di gioco risponderà a standard filologici rigorosi: porte tradizionali in plastica con le classiche reti a maglia fitta e miniature montate sulle iconiche basi basculanti d’epoca, capaci di richiedere all’atleta una sensibilità di tocco straordinaria, dove la forza bruta è bandita per fare spazio a geometrie millimetriche, coperture difensive studiate a tavolino e cambi di gioco millimetrici. Tutte le sfide in programma saranno rigorosamente dirette da arbitri federali designati dalla commissione tecnica, garantendo la massima trasparenza deontologica e il rispetto dello spirito di lealtà sportiva tipico della disciplina.

La formula della competizione prevede sfide articolate su due tempi da 12 minuti ciascuno, per una durata effettiva di 24 minuti a partita. Un format rapido e logorante sul piano della tenuta psicologica, dove ogni singola distrazione o un posizionamento errato della miniatura difensiva può costare la concessione di un calcio piazzato letale o di una ripartenza micidiale negli ultimi secondi di recupero.

Il Centro Sportivo in Miniatura: tempio di passione e cultura sportiva a Roma

La scelta della sede di via Filippo Nicolai non è casuale: il Centro Sportivo in Miniatura rappresenta da anni un punto di riferimento insostituibile per l’associazionismo ludico-sportivo della Capitale, un presidio culturale in cui la passione per i giochi di simulazione sportiva si trasforma in occasione di socialità sana, confronto generazionale e salvaguardia di un patrimonio di manualità che l’era digitale rischiava di cancellare. Grazie alla sinergia con il club Black Rose Roma 1998, la struttura garantisce standard logistici e di accoglienza all’altezza dei massimi tornei nazionali.

Per Marco Perotti e per i suoi 31 contendenti la giornata di domenica si preannuncia intensa e carica di adrenalina: dalle prime fasi eliminatorie a gironi della mattinata fino ai quarti, alle semifinali e alla finalissima del pomeriggio, il Gran Prix Lazio promette di regalare match vibranti e spettacolari. Per il movimento ternano e per lo sport umbro, la presenza del proprio portacolori ai massimi livelli della rassegna romana conferma come la dedizione e la serietà agonistica possano portare risultati di assoluta eccellenza, rinnovando la leggenda di uno sport che non smette di far battere i cuori a punta di dito.

A cura della Redazione Sport di Cavaliere News

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Sport

Due greche a podio alla Spartathlon 246km 2026: Simantrakou 1^ e Panagiotou 3^

Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) in 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

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Spartathlon 246km 2026: Simantrakou 1^ e Panagiotou 3^

Redazione-  Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) in 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Despoina e Lemonia attraverso risposte ad alcune mie domande.

Congratulazioni per la prestazione alla Spartathlon, te l’aspettavi? Sei soddisfatta?

Despoina: Grazie mille, Matteo! Per quanto riguarda la vittoria, quest’anno ero preparata davvero bene. Sentivo che il mio corpo assimilava l’allenamento, diventando sempre più forte di settimana in settimana. Immaginavo di poter essere in testa alla gara, ma, in fin dei conti, la Spartathlon è sempre la Spartathlon: non sai mai chi si presenterà al via, né come reagirà il tuo corpo il giorno della corsa. Speravo di essere la prima donna greca a vincere e sapevo che avrei dato tutta me stessa. Sono molto soddisfatta del risultato, ma soprattutto del modo in cui ho gestito le difficoltà durante la gara.

Lemonia: Innanzitutto, grazie mille. La verità è che non mi aspettavo questo risultato e ne sono molto soddisfatta. Il mio obiettivo era semplicemente quello di finire la gara, di arrivare fino a Sparta. Non puntavo a una classifica specifica al mio primo tentativo e sarebbe stato da “ingordi” pretendere una cosa del genere.

La Spartathlon risulta essere una gara molto difficile che richiede allenamento molto intenso dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Una gara dove conta molto l’esperienza, la conoscenza del percorso, del proprio corpo e della propria mente come può reagire nelle varie fasi della gara, a metà gara, al momento della salita sul Monte Partenio e verso fine gara.

Despoina è alla terza partecipazione alla Spartathlon, ha esordito il 28-29 settembre 2024 concludendo in 27h52’09”, 6^ donna e già l’anno scorso si è presentata più preparata per poter ambire alla vittoria che ha sfiorato classificandosi 2^ donna in 25h37’44” preceduta dalla vincitrice Andrea Morocza (HUN) 25h09’06”.

Un grandissimo risultato per Lemonia classificarsi 3^ donna a una gara lunghissima e durissima come la Spartathlon, soprattutto al 1° tentativo.

Avresti potuto fare meglio?

Despoina: Le cose sarebbero potute andare meglio, ma anche peggio; perciò, non posso che essere grata per la mia prestazione.

Lemonia: Quanto alla possibilità di ottenere un risultato migliore in una gara di questa portata – dove non sai mai come ti sentirai o come evolverà la situazione da un chilometro all’altro – non saprei proprio dire. Forse, se avessi iniziato con un ritmo più blando, i dolori muscolari e la fatica sarebbero sopraggiunti più tardi. Ma, d’altra parte, non so come avrebbe reagito il mio corpo. Immagino che questo resti da scoprire… ahah!

A chi dedichi questa prestazione? Cosa — o chi — ti ha aiutato?

Despoina: La Spartathlon è un lavoro di squadra e considero questa vittoria il risultato di collaborazione, amore e dedizione condivisa. La dedico a Dimitri Kasimi, la persona che mi ha allenato così bene per questa gara, e a tutta la mia squadra di supporto – i miei amici e la mia famiglia – che mi sono stati accanto e si sono presi cura di me con la stessa passione, sia nei momenti più difficili che in quelli più felici della gara. Questa vittoria è dedicata anche al mio speciale Luca, che mi è stato accanto con orgoglio durante tutta la preparazione e la gara, usando la sua arma preferita – la matematica – per farmi credere che avrei vinto. Tutti mi hanno aiutato. Tutte le persone che ho scelto di tenere accanto a me: amici, familiari e il mio allenatore. Il mio coach mi aveva preparato al meglio per vincere la gara. Le persone a me più care mi hanno sostenuto durante la competizione, così come tante altre figure importanti nella mia vita che non erano presenti, tra cui il mio migliore amico, che mi copre le spalle quando non sono in ufficio.

Lemonia: Va da sé che nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza la guida del mio allenatore, Dimitris Kasimis. Devo inoltre un enorme ringraziamento e tanto affetto al mio team di supporto – mia sorella e Ilias Theodoridis – il cui sostegno incrollabile (sia psicologico che di altro genere) e i momenti meravigliosi condivisi durante la gara hanno reso questo viaggio ancora più bello.

 

Per raggiungere risultati importanti nello sport c’è bisogno di tanta passione e motivazione, talento naturale ma soprattutto professionisti a cui affidarsi come può essere un ottimo allenatore con esperienza; c’è bisogno, soprattutto in gare di endurance della durata di tantissime ore, di persone fidate e care che aiutano, sostengono, supportano, fanno il tifo.

La spartathlon, una gara durissima e dietro l’atleta ci sono tante persone tra amici, familiari e professionisti che aiutano, supportano, tifano.

Cosa pensano la tua famiglia e i tuoi amici di questa prestazione?

Despoina: La mia famiglia e i miei amici sono molto orgogliosi, non solo della vittoria, ma anche dell’atteggiamento che ho mostrato di fronte alle difficoltà. Durante la gara mi hanno visto soffrire, eppure ho continuato ad andare avanti, a prescindere da tutto.

Lemonia: Questa gara è stata un traguardo importante, quindi tutti si sono congratulati con me e i miei genitori erano molto orgogliosi. Sono incredibilmente grata a tutti loro per il sostegno che mi hanno dato.

Hai raggiunto i tuoi limiti durante la gara? I momenti più difficili?

Despoina: Se mai riuscirò a scoprire quali sono i miei limiti, allora potrò dirti se li ho raggiunti durante la gara. Di certo, il vomito mi ha fatto soffrire in un modo che non credevo possibile, ma sono rimasto ottimista anche nei momenti più bui. Quest’anno, nei primi 100 chilometri, ho dovuto affrontare parecchi problemi. Continuavo a vomitare. Non mi sono goduta la prima parte della gara e sono arrivata molto vicino al ritiro.

Lemonia: La prima metà del percorso è filata via abbastanza liscia, ma da Nestani in poi è subentrato il dolore e ho faticato parecchio fino a circa il 220° chilometro, punto in cui mi sono come “risvegliata“.

Una gara che tanti atleti da tutto il mondo vuole partecipare ma bisogna essere selezionati in base a criteri rigidi di performance già dimostrata in altre gare difficili e impegnative e alla partenza si è davvero felici di essere lì anche se una parte di sé teme ciò che l’aspetta perché sa che non è semplice il percorso e avrà tante difficoltà.

A volte in gara si affrontano diverse situazioni critiche e si è sempre combattuti se cercare di gestire al meglio la gara o rinunciare nel proseguire per pensare di fare una miglior prestazione una volta successiva.

Quali sono state le sessioni di allenamento più importanti?

Despoina: Durante l’estate ho svolto molti allenamenti di lunga distanza, da 60 a 70 chilometri, che includevano anche dislivello. Per me sono stati gli allenamenti più significativi, perché mi hanno permesso di testare diversi aspetti – come l’abbigliamento e il piano di nutrizione – e di preparare la mente ad affrontare la lunga distanza.

Lemonia: Dovendo incastrare gli allenamenti in una routine quotidiana già molto intensa — tra turni di reperibilità e un lavoro impegnativo — direi che quasi ogni sessione è stata fondamentale. Tutto è necessario e offre qualcosa, anche le corse di recupero più leggere; anzi, soprattutto quelle.

 

La lunga distanza si allena non solo con il corpo ma soprattutto con la mente ed è opportuno provare a fare degli allenamenti moto impegnativi e sfidanti da poter simulare tratti di gara che si andrà a fare in modo da arrivarci preparati fisicamente e mentalmente.

La partecipazione a gare ritenute estreme come la Spartathlon con tantissimi chilometri e tantissime ore in movimento richiede allenamenti lunghissimi ma anche tantissime sessioni di allenamento, la corsa diventa il pane quotidiano, come il respiro, ogni occasione è buona per allenarsi correndo ma anche riposare e sessioni più leggere sono utili per ripristinare corpo e mente e non è facile trovare spazi e tempi tra i vari impegni quotidiani, ma la passione e la motivazione spingono a trovare sempre opportunità di spazi e tempi per allenarsi.

Cosa cambia adesso?

Despoina: In realtà non è cambiato nulla. Torno ad allenarmi duramente, come se non avessi mai vinto nulla, per poter continuare a dare il massimo.

Lemonia: Non direi che stia cambiando qualcosa nell’immediato. Abbiamo trascorso un periodo di recupero di circa due settimane, all’insegna del riposo e di una buona alimentazione, e stiamo riprendendo gradualmente gli allenamenti veri e propri.

Quando si porta a termine una gara durissima e lunghissima come la Spartathlon di 246 km c’è bisogno dopo di un po’ di riposo, di alimentarsi bene, di occuparsi del proprio corpo e allo stesso tempo c’è la consapevolezza di ciò che si è riusciti a fare e la consapevolezza di quando si è cominciato la preparazione e ciò che si è riusciti a fare, pertanto si torna alla routine quotidiana iniziando ad avere in mente nuovi obiettivi o sogni in sospeso da cercare di poter trasformare in realtà con nuovi stimoli e un periodo mirato di allenamenti specifici.

Com’è stato il tuo percorso nello sport?

Despoina: Nel corso del mio percorso sportivo ho perso molte volte, e il mio ego ne è uscito ridimensionato ancora più spesso. È così che ho imparato a vincere. Scherzi a parte, la costanza è la chiave, anche nel mio caso.

Lemonia: In generale, pratico sport fin da giovane; un tempo giocavo a tennis. La corsa è entrata nella mia vita durante il lockdown e sembra destinata a restarci. Molti compagni di sport e amici hanno avuto un ruolo importante in questo, dato che uscivamo spesso per allenarci in gruppo.

Cosa hai scoperto di te stessa durante questa gara?

Despoina: Nel corso della gara ho capito che ci sono ancora molti aspetti di me che non conosco, e continuerò ad approfondire.

Lemonia: Ho capito che, quando ti poni un obiettivo e hai la giusta determinazione, riesci a raggiungerlo. Mi è stato molto utile fissare obiettivi più piccoli e intermedi – come passare da un punto di controllo all’altro – così da poter passare al successivo una volta raggiunto il primo: un passo alla volta. È lo stesso approccio che adotto anche nella vita.

Si può fare tutto con consapevolezza, fiducia, resilienza un passo alla volta con gradualità, avanzando sempre e gestendo ogni situazione sia nello sport, in una gara che nella vita quotidiana, tutto è gestibile e risolvibile un po’ per volta.

Quali sono stati i tuoi pensieri e le tue sensazioni prima, durante e dopo la gara?

Despoina: Non ne vado fiera, ma quest’anno ho affrontato la gara in uno stato di forte stress. Sto ancora cercando di capire le cause della mia ansia. A causa del vomito non sono riuscita a godermi la corsa per molto tempo, ma durante la notte la gioia è tornata: dimenticandomi di essere in gara, ho ricominciato a correre come una bambina, assaporando ogni singolo istante. Dopo la gara, ci ho messo un bel po’ a rendermi conto di aver vinto. Una settimana più tardi, nel cuore della notte, ho ricontrollato i risultati per assicurarmi di non aver sognato e che fosse successo davvero.

Lemonia: La gara è stata un vero e proprio ottovolante di emozioni: si passava dalla gratitudine per partecipare a un evento così impegnativo e di livello internazionale al chiedersi perché mi stessi sottoponendo a tutto ciò.

 

A volte si hanno delle aspettative elevate in gara, giustamente per un ottimo periodo di allenamento e la consapevolezza che si potrà fare benissimo ma nelle gare di ultramaratone tutto può succedere in ogni momento all’inizio di una gara o anche alla fine e l’atleta può restare destabilizzato per un po’ di tempo ma se ritrova la sua profonda motivazione può riscoprire il gusto di quello che sta facendo assaporando la gioia di essere in quel momento in quella gara nonostante la fatica.

Ci vuole tempo per assimilare ciò che è successo che chiude un circolo fatto di decisione di obiettivi, preparazione e compimento del proprio sogno.

Cosa ti dà lo sport e cosa ti toglie?

Despoina: Lo sport ha plasmato il mio carattere e la mia intera personalità. Mi ha reso una persona resiliente, paziente, tenace, sicura di sé e orientata alla ricerca di soluzioni. Non credo che mi tolga nulla; in un certo senso, mi ha formato. Sono molto orgogliosa di me stessa, soprattutto per aver sempre scelto la strada giusta, anziché quella più facile.

Lemonia: I benefici dello sport sono immensi, sia per la salute mentale che per quella fisica. Non credo che praticare sport tolga qualcosa; al contrario, offre solo vantaggi. Sviluppa disciplina, pazienza e prudenza.

I benefici dello sport sono immensi, dal semplice gioco e conoscenza del proprio corpo e delle proprie capacità quando si è piccoli a una palestra di vita quando si diventa più grandi mettendosi in gioco e sviluppando sempre più pazienza, consapevolezza e riuscendo a diventare realisti considerando e decidendo obiettivi da voler e poter raggiungere con lavoro costante, determinazione, eventualmente con l’aiuto di professionisti, amici, familiari, apprendendo sempre più da ogni esperienza.

La pratica di uno sport risulta essere una grande opportunità per mettersi in gioco e conoscere sempre più se stessi, nell’ultramaratona si apprende a essere pazienti e fiduciosi e a essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione di difficoltà.

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Sport

Despoina Simantrakou 1^ donna alla Spartathlon 246 km 2026

Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) in 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

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Despoina Simantrakou

Speravo di essere la prima donna greca a vincere

Redazione- Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) in 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Despoina attraverso risposte ad alcune mie domande.

Congratulazioni per la tua vittoria alla Spartathlon: te l’aspettavi?

Grazie mille, Matteo! Per quanto riguarda la vittoria, quest’anno ero preparata davvero bene. Sentivo che il mio corpo assimilava l’allenamento, diventando sempre più forte di settimana in settimana. Immaginavo di poter essere in testa alla gara, ma, in fin dei conti, la Spartathlon è sempre la Spartathlon: non sai mai chi si presenterà al via, né come reagirà il tuo corpo il giorno della corsa. Speravo di essere la prima donna greca a vincere e sapevo che avrei dato tutta me stessa.

 

La Spartathlon risulta essere una gara molto difficile che richiede allenamento molto intenso dal punto di vista quantitativo e qualitativo.

Despoina è alla terza partecipazione alla Spartathlon, ha esordito il 28-29 settembre 2024 concludendo in 27h52’09”, 6^ donna e già l’anno scorso si è presentata più preparata per poter ambire alla vittoria che ha sfiorato classificandosi 2^ donna in 25h37’44” preceduta dalla vincitrice Andrea Morocza (HUN) 25h09’06”.

 

Sei soddisfatta? Avresti potuto fare meglio?

Sono molto soddisfatta del risultato, ma soprattutto del modo in cui ho gestito le difficoltà durante la gara. Le cose sarebbero potute andare meglio, ma anche peggio; perciò, non posso che essere grata per la mia prestazione.

 

Grandissima soddisfazione, soprattutto per essere stata la prima atleta greca a vincere la Spartathlon.

A chi dedichi questa vittoria?

La Spartathlon è un lavoro di squadra e considero questa vittoria il risultato di collaborazione, amore e dedizione condivisa. La dedico a Dimitri Kasimi, la persona che mi ha allenato così bene per questa gara, e a tutta la mia squadra di supporto – i miei amici e la mia famiglia – che mi sono stati accanto e si sono presi cura di me con la stessa passione, sia nei momenti più difficili che in quelli più felici della gara. Questa vittoria è dedicata anche al mio speciale Luca, che mi è stato accanto con orgoglio durante tutta la preparazione e la gara, usando la sua arma preferita – la matematica – per farmi credere che avrei vinto.

Cosa — o chi — ti ha aiutato?

Tutti mi hanno aiutato. Tutte le persone che ho scelto di tenere accanto a me: amici, familiari e il mio allenatore. Il mio coach mi aveva preparato al meglio per vincere la gara. Le persone a me più care mi hanno sostenuto durante la competizione, così come tante altre figure importanti nella mia vita che non erano presenti, tra cui il mio migliore amico, che mi copre le spalle quando non sono in ufficio.

 

Una grande impresa vincere la spartathlon, una gara durissima e dietro l’atleta ci sono tante persone tra amici, familiari e professionisti che aiutano, supportano, tifano.

Cosa pensano la tua famiglia e i tuoi amici di questa vittoria?

La mia famiglia e i miei amici sono molto orgogliosi, non solo della vittoria, ma anche dell’atteggiamento che ho mostrato di fronte alle difficoltà. Durante la gara mi hanno visto soffrire, eppure ho continuato ad andare avanti, a prescindere da tutto.

Hai raggiunto i tuoi limiti durante la gara?

Se mai riuscirò a scoprire quali sono i miei limiti, allora potrò dirti se li ho raggiunti durante la gara. Di certo, il vomito mi ha fatto soffrire in un modo che non credevo possibile, ma sono rimasto ottimista anche nei momenti più bui.

Quali sono state le sfide o i momenti più difficili?

Quest’anno, nei primi 100 chilometri, ho dovuto affrontare parecchi problemi. Continuavo a vomitare. Non mi sono goduta la prima parte della gara e sono arrivata molto vicino al ritiro.

A volte in gara si affrontano diverse situazioni critiche e si è sempre combattuti se cercare di gestire al meglio la gara o rinunciare nel proseguire per pensare di fare una miglior prestazione una volta successiva.

Quali sono state le sessioni di allenamento più importanti?

Durante l’estate ho svolto molti allenamenti di lunga distanza, da 60 a 70 chilometri, che includevano anche dislivello. Per me sono stati gli allenamenti più significativi, perché mi hanno permesso di testare diversi aspetti – come l’abbigliamento e il piano di nutrizione – e di preparare la mente ad affrontare la lunga distanza.

 

La lunga distanza si allena non solo con il corpo ma soprattutto con la mente ed è opportuno provare a fare degli allenamenti moto impegnativi e sfidanti da poter simulare tratti di gara che si andrà a fare in modo da arrivarci preparati fisicamente e mentalmente.

Cosa cambia adesso?

In realtà non è cambiato nulla. Torno ad allenarmi duramente, come se non avessi mai vinto nulla, per poter continuare a dare il massimo.

Com’è stato il tuo percorso nello sport?

Nel corso del mio percorso sportivo ho perso molte volte, e il mio ego ne è uscito ridimensionato ancora più spesso. È così che ho imparato a vincere. Scherzi a parte, la costanza è la chiave, anche nel mio caso.

 

Despoina ha dimostrato che si può perdere una gara ma con la costanza, insistendo si può guadagnare la vittoria come ha dimostrato alla terza partecipazione della Spartathlon con un 6° posto all’esordio, secondo posto l’anno scorso e vittoria quest’anno.

Cosa hai scoperto di te stessa durante questa gara?

Nel corso della gara ho capito che ci sono ancora molti aspetti di me che non conosco, e continuerò ad approfondire.

Quali sono stati i tuoi pensieri e le tue sensazioni prima, durante e dopo la gara?

Non ne vado fiera, ma quest’anno ho affrontato la gara in uno stato di forte stress. Sto ancora cercando di capire le cause della mia ansia. A causa del vomito non sono riuscita a godermi la corsa per molto tempo, ma durante la notte la gioia è tornata: dimenticandomi di essere in gara, ho ricominciato a correre come una bambina, assaporando ogni singolo istante. Dopo la gara, ci ho messo un bel po’ a rendermi conto di aver vinto. Una settimana più tardi, nel cuore della notte, ho ricontrollato i risultati per assicurarmi di non aver sognato e che fosse successo davvero.

 

A volte si hanno delle aspettative elevate in gara, giustamente per un ottimo periodo di allenamento e la consapevolezza che si potrà fare benissimo ma nelle gare di ultramaratone tutto può succedere in ogni momento all’inizio di una gara o anche alla fine e l’atleta può restare destabilizzato per un po’ di tempo ma se ritrova la sua profonda motivazione può riscoprire il gusto di quello che sta fac3endo assaporando la gioia di essere in quel momento in quella gara nonostante la fatica.

Dopo la vittoria di una gara considerata estrema ci vuole tempo per assimilare ciò che è successo che chiude un circolo fatto di decisione di obiettivi, preparazione e compimento del proprio sogno.

Hai un messaggio per incoraggiare le donne a cimentarsi nelle ultramaratone?

Le ultramaratone annullano le differenze tra i generi e le donne possono ottenere risultati davvero eccellenti. Vorrei ricordare a ogni donna che, per vincere un’ultramaratona, la forza fisica non è l’elemento decisivo: lo è la resilienza! E le donne sono estremamente resilienti.

Le donne si dimostrano sempre più performanti in gare di endurance come le ultramaratone, fino alla distanza della maratona gli uomini sono nettamente più forti ma superata la distanza della maratona, le donne corrono sempre più vicine agli uomini fino a superarli in distanze superiori, soprattutto dai 200km in poi, come è successo più volte alla Nove Colli Running di circa 200km o anche all’ASA Atene Sparta Atene di 490 km.

Ritieni utili gli psicologi dello sport?

Nelle ultramaratone, la componente psicologica è ancora più importante dell’allenamento. Solo uno psicologo dello sport può intervenire sulla mentalità di una persona e, di conseguenza, sulla prestazione di un atleta.

Sogni realizzati e da realizzare? Prossimi obiettivi?

Ho sempre sognato di essere una donna forte e indipendente, capace di porsi degli obiettivi e di impegnarsi per raggiungerli. Posso dire di stare costruendo i miei sogni; non ho obiettivi specifici per il futuro, ma il mio desiderio principale è quello di continuare a impegnarmi in ogni ambito, una scelta che, finora, ho sempre fatto.

C’è qualcuno da cui trai ispirazione?

Traggo ispirazione da chiunque, nella mia vita, si impegni a fondo, non solo nello sport ma in ogni campo. Le persone che lavorano duramente, coniugando questo impegno a una solida etica, sono quelle che stimo di più.

Cosa ti dà lo sport e cosa ti toglie?

Lo sport ha plasmato il mio carattere e la mia intera personalità. Mi ha reso una persona resiliente, paziente, tenace, sicura di sé e orientata alla ricerca di soluzioni. Non credo che mi tolga nulla; in un certo senso, mi ha formato. Sono molto orgogliosa di me stessa, soprattutto per aver sempre scelto la strada giusta, anziché quella più facile.

La pratica di uno sport risulta essere una grande opportunità per mettersi in gioco e conoscere sempre più se stessi, nell’ultramaratona si apprende a essere pazienti e fiduciosi e a essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione di difficoltà.

Cosa significa per te questa vittoria?

Questa vittoria mi ha dato la conferma che sono fatta per questo sport e mi motiva ad andare avanti. Tuttavia, dal percorso ho tratto molto più di quanto non abbia fatto dalla vittoria in sé.

Per ottenere il successo bisogna seguire un percorso di allenamenti e fatica che forma la persona e fa apprezzare ogni momento, ogni allenamento del percorso di avvicinamento all’obiettivo ambito.

Quali sono gli ingredienti del successo?

Comprendere che le difficoltà sono reali e, al contempo, mantenere viva la speranza: questo è il segreto principale del successo. Avere accanto i propri cari e non perdere le persone care lungo il cammino verso il successo è l’elemento che contraddistingue le persone davvero realizzate.

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