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Cultura

Trionfo della cultura al Senato della Repubblica: proclamati i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo”, premi alla carriera per Enrico Beruschi e Margherita Fumero

Proclamati nella Sala Capitolare del Senato a Roma i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”, promosso da VerbumlandiArt e presieduto da Regina Resta con Goffredo Palmerini. Premi alla carriera a Enrico Beruschi e Margherita Fumero, tra saggistica d’eccellenza, poesia civile e l’anteprima dell’Inno ufficiale 👇

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Città del Galateo

Roma – La solenne e prestigiosa cornice della Sala Capitolare del Senato della Repubblica, nel Complesso monumentale di Palazzo della Minerva a Roma, ha ospitato la cerimonia conclusiva della tredicesima edizione del Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”. Promossa dall’Associazione Culturale Internazionale VerbumlandiArt Aps, presieduta dalla poetessa e scrittrice Regina Resta, la manifestazione si è confermata un crocevia di primissimo piano per il dialogo interculturale, la promozione della legalità e la valorizzazione del merito umano, artistico e scientifico. Una kermesse dal respiro cosmopolita che trae ispirazione dal pensiero umanistico di Antonio De Ferrariis (1444-1517), medico e filosofo salentino celebre per la sua instancabile opera di mediazione tra saperi e civiltà.

Il valore civile della cultura: ponti di dialogo e grandi personalità al Senato

A testimoniare l’altissimo profilo istituzionale dell’edizione 2026 è stata la partecipazione di un parterre eccezionale. L’evento ha goduto dell’Alto Patronato del Cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e della presenza di Suor Rebecca Nazzaro, Superiora Generale delle Missionarie della Divina Rivelazione, in veste di madrina. La presidenza onoraria è stata affidata al professor Francesco Lenoci dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, mentre la presidenza di rappresentanza per la cultura ha visto protagonista il professor Hafez Haidar, già candidato al Premio Nobel per la Pace e la Letteratura. A guidare i lavori della giuria è stato il giornalista e saggista Goffredo Palmerini, affiancato dalla vicepresidente Maria Pia Turiello e da un collegio di critici e docenti di fama nazionale e internazionale.

Tra i riconoscimenti più attesi e applauditi della giornata spiccano i Premi alla Carriera conferiti a due autentiche icone dello spettacolo e del teatro italiano: Enrico Beruschi e Margherita Fumero, omaggiati per la loro straordinaria capacità di unire comicità garbata, satira di costume e profonda sensibilità attoriale. Per la sezione sportiva, il plauso è andato al giovane pugile Tiberio Nocadello, campione italiano Junior 70 kg del Gruppo Sportivo Fiamme Oro di Marcianise, premiato per i valori di disciplina e lealtà sportiva.

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I riconoscimenti d’eccellenza a docenti, giuristi e uomini di scienza

Nutrito e altamente qualificato il novero delle personalità insignite per meriti civili, accademici e professionali. Tra i premiati figurano il Gen. Prof. Emilio Errigo (Generale di Brigata della Guardia di Finanza e Commissario Arpacal), i docenti dell’Università della Tuscia Enrico Maria Mosconi e Massimo Ferrari Zumbini, gli imprenditori Giuseppe Mancini e Antonio Pelosi (ideatore dell’Albergo Etico a Roma), il Prof. Giuseppe Colagrosso (La Sapienza) e il Rettore dell’Università Link Carlo Alberto Giusti. Riconoscimenti attribuiti anche a Claudio Francesco Tomasello (ASP Catanzaro), al Prof. Luigi Musco (Università del Salento), al Prof. Emerito Guglielmo Lunardon (Federico II di Napoli), al direttore delle radio digitali e podcast RAI Gianfranco Zinzilli, al regista Adriano Engelbrecht, al giornalista Ennio Bellucci e agli artigiani-studiosi Giuseppe e Caterina Manisco per il Museo Leonardo da Vinci di Galatone.

Di assoluto rilievo la sezione degli autori e delegati internazionali, che ha visto sfilare figure di spicco della diplomazia culturale come Silvana Muço Dogani, Irene Doura-Kavadia (Writers Capital International Foundation e UNESCO Grecia), Elda Keci e il noto giornalista albanese e corrispondente di Radio Radicale Artur Nura.

I vincitori del concorso letterario: dalla poesia civile alla saggistica d’autore

Le sezioni competitive del concorso letterario hanno fatto registrare un livello qualitativo altissimo, valutato con rigore dalle giurie presiedute da Goffredo Palmerini:

Per la Poesia in Lingua Italiana, il primo gradino del podio è stato conquistato da Enza Spagnolo con la toccante opera “Spasimo d’amore”, dedicata alla memoria del Capitano di Fregata Natale De Grazia (Medaglia d’Oro al Merito di Marina); al secondo posto si è classificato Noureddine Lafrindi con “Silenzi color henné”, seguito al terzo da Pietro Catalano con “Era il tempo”. Nella sezione Racconto, vittoria per Nadia Mari (“Destinazione: me stessa”) davanti ad Angela Casalanguida (“La terra al di là del mare”).

Per i Libri di Poesia, il 1° Premio è andato a Marianna Iannarone con “D’amore e d’altra specie” (GPM Edizioni), con premi speciali conferiti ad Annalisa Lucini, Carlo Focarelli e Gabriella Paci. Nella Narrativa Adulti, trionfo della coppia Lorena Silvia Sambruna e Marco Fusi con “Dio creò la coppia” (Family Editore), con premi speciali ad Angelo Avignone, Andreina Moretti, Sara Magnoli e Paolo Miggiano (“Taccuino, di un viaggio in Salento in un certo disordine alfabetico”). Per la sezione giovani, premio speciale della critica a Denise Gjoka (“Anime caduche”).

Ampio spazio è stato riservato alla letteratura per l’Infanzia e Adolescenza, con i riconoscimenti a Rosita D’Esposito, Miriam Colasante, Cinzia Panuccio e alla scrittrice serba Božica Velousis per “Lina e il mare”. Nella prestigiosa sezione Saggistica, spicca il Premio Speciale della Giuria assegnato al giornalista e scrittore aquilano Angelo De Nicola per il saggio “Dante, Silone e la Perdonanza” (One Group Edizioni), affiancato dai riconoscimenti a Stefano Chiesa, Domenico Pisana e Riccardo Tiberi. Nella sezione Autori Stranieri, premi speciali della critica per Houssine e Hassane Yarti (Marocco/Spagna), Igor Trajkovski (Macedonia), Rifat Ismaili (Albania) e Violeta Penić (Serbia).

L’anteprima nazionale dell’Inno al Galateo composto dal M° Giuseppe Papaianni

Uno dei momenti di più intensa suggestione emotiva dell’assise romana è coinciso con l’esecuzione in anteprima nazionale dell’Inno ufficiale ad Antonio De Ferrariis. L’opera, nata dalla sinergia poetica di Regina Resta e impreziosita dalla partitura orchestrale del maestro e compositore Giuseppe Papaianni, ha reso un solenne tributo sonoro al grande umanista salentino. I pregevoli manufatti artistici consegnati ai premiati sono stati creati dall’artista galatonese Tommaso Filieri.

«Dare voce musicale ai versi di Regina Resta e all’eredità di De Ferrariis ha rappresentato una splendida responsabilità», ha sottolineato il M° Papaianni. «Un lavoro condotto con rispetto per la tradizione e con il cuore rivolto alla nostra terra, il Salento, che tanto ha donato alla storia del pensiero». Il Premio “Città del Galateo” si congeda così dalla Sala Capitolare del Senato confermandosi non solo una prestigiosa rassegna letteraria, ma un presidio militante di civiltà, bellezza e fratellanza tra i popoli.

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Cultura

“Riverberazioni dell’anima”, la poesia come luce e salvezza interiore: la silloge di Doina Maria Constantin con la prefazione del candidato al Nobel Hafez Haidar

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Doina Maria Constantin

Padova – In un tempo storico dominato dalla frenesia digitale e dal rumore di fondo della quotidianità, la poesia torna a rivendicare il proprio ruolo ancestrale: farsi rifugio, varco di luce e spazio sacro di meditazione interiore. È questo il sentiero luminoso tracciato da “Riverberazioni dell’anima”, la nuova silloge poetica firmata da Doina Maria Constantin, pubblicata da Aletti Editore all’interno della prestigiosa collana “Le Perle Audiolibri” e disponibile sia in formato e-book sia nella suggestiva versione recitata. Un’opera che condensa una ricerca intima e spirituale maturata nel corso degli anni, ponendosi come un ponte vibrante tra la finitezza dell’esperienza terrena e la sete inestinguibile di infinito che abita ogni essere umano.

Il corpo come dimora temporanea: la visione spirituale di Doina Maria Constantin

Residente a Lissaro di Mestrino, nel padovano, Doina Maria Constantin approda alla scrittura non per assecondare un mero esercizio retorico o estetizzante, ma per dare voce a un’urgenza conoscitiva che affonda le radici nelle tappe più delicate dell’esistenza. Il nucleo concettuale attorno al quale ruotano i componimenti è una consapevolezza limpida e disarmante: il corpo materiale rappresenta unicamente una veste transitoria, la dimora temporanea di un’anima immortale ed eternamente vigile. Nelle liriche della silloge, l’anima assume una fisionomia dinamica, protagonista assoluta capace di assorbire le vibrazioni del creato, generare risonanze interiori e tessere un confronto serrato, a tratti drammatico e fecondo, con le ragioni della mente e gli slanci del cuore.

«Desidero che i miei sentimenti e le mie esperienze persistano come la luce, il suono delicato o il calore del sole che si riflette», confida l’autrice delineando la genesi dei suoi versi. Per la poetessa, infatti, l’ispirazione artistica sfugge a qualsiasi calcolo volontaristico: non si pianifica né si acquista, ma sopraggiunge come una rivelazione epifanica nell’istante esatto in cui l’interiorità entra in contatto con una ferita o una gioia profonda. È la carezza impalpabile di «un’ala di farfalla che si posa sulla tempia», un lampo che trasforma il vissuto individuale in patrimonio universale attraverso un’etica rigorosa della parola scritta.

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La prefazione del professor Hafez Haidar: l’albero della vita e la fecondità del dolore

Ad attestare il peso letterario e la caratura spirituale dell’opera interviene la prestigiosa prefazione firmata dal professor Hafez Haidar, insigne accademico, poeta e più volte candidato al Premio Nobel per la Pace e per la Letteratura. Con acume ermeneutico, Haidar mette a nudo la tensione verso l’assoluto che attraversa l’intera raccolta: «La sua inesauribile sete di luce e di verità la conduce ad abbracciare con pazienza ed umiltà la parola come mezzo di vita e a farsi guidare dall’amore per intraprendere un nuovo cammino di consapevolezza, rischiarato dalla luce».

Tra le metafore più potenti concepite dall’autrice spicca quella dell’albero esistenziale, le cui fronde si protendono verso l’azzurro del cielo mentre le radici affondano nell’humus della memoria. In questo ciclo perenne, persino le foglie che si staccano in autunno – allegoria delle stagioni dolorose, dei lutti e delle speranze infrante – non simboleggiano la fine, ma si decompongono per nutrire la terra e generare gemme ancora più vigorose. La poesia diventa così un formidabile dispositivo di resilienza, un’ancora a cui stringersi quando le intemperie del mondo rischiano di chiudere il cuore nella morsa del cinismo.

Il ponte tra due lingue: l’eredità rumena e la dimensione polifonica dell’audiolibro

Un tratto di eccezionale interesse culturale e linguistico risiede nelle origini dell’autrice. Di madrelingua rumena, Doina Maria Constantin ha scelto di misurarsi con la musicalità della lingua italiana, vivendo il processo di traduzione e riscrittura metrica come una sfida intima ed emozionante. L’incontro tra il temperamento linguistico d’origine e la prosodia italiana infonde ai versi una cadenza peculiare, rarefatta e armoniosa, che trova il proprio compimento naturale nel formato audiolibro.

«Le poesie recitate da un interprete professionista, se comprese a fondo nella loro partitura emotiva, acquisiscono una tridimensionalità acustica straordinaria. È da questa consapevolezza che è nata la volontà di pubblicare la silloge nella collana Le Perle Audiolibri», spiega la Constantin. La voce narrante amplifica le pause, accarezza i ritmi e permette all’ascoltatore di immergersi nell’universo sonoro dei testi, restituendo alla parola poetica la sua primigenia vocazione orale.

Un dono di consolazione ed empatia per l’animo del lettore

In definitiva, “Riverberazioni dell’anima” si offre al lettore non come un monologo intimista ripiegato su se stesso, ma come un autentico atto di donazione e

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Cultura

«Un piccolo gesto, un grande cuore»: la commovente lezione di Menda Vreto sull’ombrello lasciato sotto la pioggia per uno sconosciuto

La scrittrice Menda Vreto racconta l’incontro sotto un violento diluvio con un uomo che lascia il suo ombrello aperto sul marciapiede per uno sconosciuto: «Ho lavorato nei paesi poveri, voglio restituire il bene ricevuto». Una toccante riflessione sulla gratuità del dono e sulla gentilezza silenziosa. Il racconto completo nell’articolo 👇

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MENDA-VRETO

Roma – Esistono istanti minuscoli, all’apparenza invisibili all’interno della frenesia quotidiana delle nostre città, capaci tuttavia di imprimere nell’anima un solco indelebile che l’usura del tempo non riesce a scalfire. In un’epoca segnata da diffidenze reciproche, porte blindate e sguardi che si incrociano raramente per timore dell’altro, il racconto firmato dalla scrittrice Menda Vreto si impone come una folgorazione etica. Una testimonianza reale e toccante che prende le mosse da una mattina di pioggia torrenziale per trasformarsi in una delle più alte parabole contemporanee sulla gratuità del dono, sul senso autentico della solidarietà e sulla bellezza rivoluzionaria di chi sceglie la gentilezza quando nessuno lo guarda.

La scena sotto la pioggia battente: un ombrello e una pietra sul marciapiede

Ieri pioveva a dirotto: non una pioggia leggera e passeggera, ma uno di quei rovesci violenti d’autunno che trasformano i marciapiedi in distese d’acqua e l’asfalto in fiumi insidiosi, rendendo ogni passo una sfida contro il vento e le pozzanghere. Immersa nei propri pensieri mentre si recava al lavoro, l’autrice nota i movimenti insoliti di un uomo che ha appena terminato di scaricare la spesa e chiudere il proprio garage. Anziché correre al caldo per ripararsi, l’uomo indugia sotto il diluvio con lo sguardo attento, come se stesse cercando qualcosa di vitale tra le siepi e l’erba fradicia.

Senza curarsi dei vestiti ormai zuppi e del freddo pungente, l’uomo si china, scava nel fango e solleva una pietra pesante. Poi compie un gesto inaspettato: apre il suo grande ombrello, lo adagia con cura sul bordo del marciapiede e colloca il sasso sulla stoffa tesa, impedendo alle raffiche di vento di ribaltarlo o trascinarlo via. Un riparo lasciato lì, stabile, aperto e pronto all’uso, sul ciglio della strada.

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La confessione dell’uomo: «Restituire il bene ricevuto nei paesi più poveri»

Vinta dalla curiosità e dallo stupore, Menda Vreto si avvicina all’uomo chiedendogli la ragione di quell’azione così bizzarra: «Mi scusi, perché ha lasciato il suo ombrello qui, aperto, sotto questa pioggia battente?». La risposta dello sconosciuto possiede la forza disarmante delle verità primordiali: «Ho lavorato per molti anni in un Paese del mondo estremamente povero. Lì ho ricevuto tantissimo rispetto, educazione e una generosità commovente da persone che non possedevano nulla eppure sapevano donare tutto. Adesso mi chiedo: cosa posso fare io per restituire tutto il bene che ho ricevuto? Cerco di fare del bene finché posso».

Le parole dell’uomo illuminano il marciapiede grigio con una luce inaspettata: «Vedo passare tante persone sotto questo temporale: bambini con gli zaini che vanno a scuola, anziani con le buste della spesa, lavoratori trafelati che cercano di raggiungere la fermata dell’autobus. Forse qualcuno ne avrà bisogno, forse qualcuno lo prenderà per non bagnarsi e arrivare a casa asciutto. Non è un’impresa straordinaria, lo so bene… ma se può servire ad aiutare anche una sola persona, perché mai non dovrei farlo?».

L’etica del dono anonimo: la grandezza di chi fa del bene senza chiedere nulla in cambio

Davanti a quella disarmante semplicità, ogni parola suona superflua. Quanto vale, dal punto di vista economico, un comune ombrello lasciato su un marciapiede? Probabilmente pochi euro. Ma quanto vale l’intenzione morale di chi rinuncia spontaneamente a un proprio bene, bagnandosi fino alle ossa, al solo scopo di rendere meno amara e fredda la giornata di uno sconosciuto di cui non conoscerà mai né il volto né la voce?

È proprio nell’anonimato che risiede la purezza assoluta della bontà. Nella società contemporanea, dove persino la beneficenza rischia spesso di degradarsi in passerella mediatica o in vanitosa ricerca di consensi digitali, donare senza pretendere ringraziamenti rappresenta un atto di altissima rivoluzione spirituale. Quell’uomo non sapeva se ad afferrare quel manico sarebbe stato un ragazzo, una madre stanca o un mendicante infreddolito. Gli bastava la serena certezza che, da qualche parte, un altro essere umano avrebbe provato sollievo sentendosi, anche solo per un attimo, protetto e pensato.

La lezione di Menda Vreto: il mondo non ha bisogno di chi cerca riparo, ma di cuori capaci di esserlo

Nel riprendere il proprio cammino sotto la pioggia che continua incessante, Menda Vreto consegna ai lettori una meditazione che interroga la coscienza di ciascuno: «Non possiamo fermare tutte le tempeste della vita, né abbiamo il potere di proteggere ogni persona dal dolore e dalle intemperie del destino. Ma possiamo scegliere liberamente di essere, almeno per qualcuno, un piccolo e inatteso riparo». La grandezza autentica di una vita umana non si calcola dalle ricchezze materiali accumulate, ma dal numero di pesi che abbiamo saputo alleviare lungo il cammino di chi ci cammina accanto.

Un sasso raccolto dall’erba fradicia, una cupola di stoffa aperta sul cemento e un cuore capace di vedere il bisogno là dove gli altri scorgono soltanto brutto tempo. «Che non ci manchi mai – conclude la scrittrice – la sensibilità di lasciare un ombrello aperto per chi sta attraversando il proprio temporale. Perché il mondo non ha bisogno soltanto di persone che cercano disperatamente un riparo: ha bisogno di cuori che abbiano il coraggio e la generosità di diventarlo».

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Cultura

Il giornalismo come servizio pubblico e ponte tra i popoli: Angela Kosta intervista Demitrios Kannavos tra sfide investigative e cooperazione europea

Angela Kosta intervista per Cavalier News il Dr. Demitrios Kannavos, membro dell’Associazione Europea dei Giornalisti (Sezione Ellenica): il giornalismo come servizio pubblico, la difesa dei diritti umani, la lotta alle fake news e la cooperazione internazionale. Il messaggio alle nuove generazioni: l’intervista integrale e la biografia completa nell’articolo 👇

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Demitrios Kannavos

Atene – Il giornalismo come presidio irrinunciabile di libertà, argine civile contro le tempeste della disinformazione digitale e ponte etico di cooperazione democratica tra i popoli. In un’epoca segnata da profonde instabilità geopolitiche e dalla rivoluzione tecnologica dei mass media, la giornalista e scrittrice Angela Kosta ha incontrato per Cavalier News il dottor Demitrios Kannavos, autorevole firma del giornalismo investigativo ellenico e membro del Comitato di vigilanza dell’Associazione Europea dei Giornalisti (Sezione Ellenica). Di seguito pubblichiamo integralmente la conversazione, un documento di straordinario valore civico sulla responsabilità sociale dell’informazione.

Il giornalismo come servizio pubblico e baluardo dei diritti umani

A cura di Angela Kosta

Dr. Demitrios Kannavos affronta le sfide del giornalismo investigativo, la tutela dei diritti umani e la cooperazione internazionale nell’era della disinformazione.

Buongiorno, Dr. Demitrios. Può descriverci il suo percorso professionale, soffermandosi sulle tappe che hanno maggiormente contribuito alla sua formazione nel campo del giornalismo internazionale?

«Il mio percorso professionale nel giornalismo è stato caratterizzato da un profondo impegno per l’informazione di interesse pubblico, il dialogo internazionale e il lavoro investigativo. Nel corso degli anni, ho operato in diversi ambiti dei media, tra cui il giornalismo investigativo e internazionale, la diplomazia culturale e le strategie di comunicazione digitale.

Un momento fondamentale della mia carriera è stata la fondazione e la direzione di Hellenic Group Media, un’organizzazione impegnata nel giornalismo responsabile, nella cooperazione internazionale e nella promozione dei valori democratici. Attraverso questo lavoro ho avuto l’opportunità di collaborare con giornalisti, accademici e personalità culturali in tutta Europa e negli Stati Uniti.

Un altro passo importante è stato lo sviluppo di Hellenic Los Angeles Network, che mira a costruire ponti tra la Grecia, la diaspora greca e la comunità creativa internazionale.

Queste iniziative hanno rafforzato la mia convinzione che il giornalismo non sia soltanto una professione, ma anche una responsabilità civica globale».

Lei concepisce il giornalismo come una missione di responsabilità e di servizio alla società. In che modo questa visione orienta il suo lavoro professionale?

«Per me, il giornalismo è essenzialmente un servizio pubblico. Il ruolo e il dovere del giornalista non consistono soltanto nell’informare, ma anche nel difendere i valori democratici, dare voce alla società e contribuire alla trasparenza e alla responsabilità delle istituzioni.

Questa filosofia guida ogni aspetto del mio lavoro. Un giornalismo responsabile richiede indipendenza, integrità etica e rispetto della verità. In un’epoca in cui la disinformazione si diffonde rapidamente, i giornalisti devono agire come custodi dell’informazione attendibile.

Per questo motivo, il mio lavoro mira a promuovere un giornalismo al servizio della società, non del potere. Ciò significa concentrarsi sull’accuratezza, sull’equità e sul contesto sociale più ampio in cui si inseriscono le notizie».

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Le sfide investigative, le crisi umanitarie e la vigilanza etica in Europa

In relazione alle dinamiche internazionali e al giornalismo investigativo, quali ritiene siano oggi le principali sfide in termini di indipendenza, accuratezza e protezione delle fonti?

«Una delle sfide più importanti consiste nel preservare l’indipendenza editoriale in un contesto in cui le pressioni economiche, le influenze politiche e la disinformazione digitale condizionano sempre più il mondo dei media.

Il giornalismo investigativo deve inoltre affrontare rischi crescenti, legati soprattutto alla protezione delle fonti e alla sicurezza delle informazioni. I giornalisti sono chiamati a operare in contesti geopolitici complessi, nei quali le informazioni possono essere manipolate o utilizzate come strumenti di pressione.

Per affrontare queste sfide sono necessari solidi standard etici e giuridici. La protezione dei giornalisti e la cooperazione internazionale tra organi di informazione e organizzazioni sono essenziali e indispensabili».

Quando si affrontano questioni legate agli interventi umanitari e alla protezione civile, quali principi considera fondamentali per garantire un’informazione accurata e responsabile?

«Nelle crisi umanitarie, i giornalisti devono dare priorità all’accuratezza, alla dignità umana e alla comprensione del contesto.

È importante evitare il sensazionalismo e garantire che la narrazione giornalistica rifletta la realtà delle popolazioni colpite. Questo rafforza ulteriormente la nostra responsabilità. Il giornalismo deve mettere in evidenza la dimensione umana delle crisi, offrendo al contempo informazioni verificate ed equilibrate.

I giornalisti devono inoltre essere consapevoli delle proprie responsabilità etiche, che implicano la necessità di riferire correttamente i fatti anche in contesti delicati, soprattutto quando sono coinvolte comunità vulnerabili».

In qualità di membro del Comitato di vigilanza dell’Associazione Europea dei Giornalisti – Sezione Ellenica, quali iniziative ritiene prioritarie per rafforzare l’etica e la qualità dell’informazione in Europa?

«In qualità di membro del Comitato di vigilanza dell’Associazione Europea dei Giornalisti – Sezione Ellenica, il mio ruolo si concentra principalmente sulla supervisione, sulla trasparenza e sulla responsabilità istituzionale.

L’organo di vigilanza e il comitato sono responsabili della revisione e del controllo finanziario, nonché del monitoraggio delle attività e delle procedure amministrative del Consiglio direttivo, al fine di garantire che l’organizzazione operi con integrità, trasparenza e nel rispetto del proprio statuto.

Oltre a questa responsabilità istituzionale, ritengo che il rafforzamento del giornalismo etico in Europa richieda una formazione professionale continua, un sostegno concreto al giornalismo indipendente e solidi meccanismi di trasparenza e responsabilità all’interno delle organizzazioni mediatiche.

Le istituzioni giornalistiche devono inoltre rafforzare le proprie strutture di governance interna e i principi etici. Una buona gestione delle associazioni professionali rappresenta un passaggio fondamentale per consolidare la credibilità del giornalismo europeo».

In qualità di fondatore e membro dell’Unione Internazionale dei Giornalisti di Creta e dei Mass Media, quale ruolo attribuisce alla cooperazione internazionale tra i professionisti dell’informazione?

«In qualità di fondatore e membro dell’Unione Internazionale dei Giornalisti di Creta e dei Mass Media, ritengo che la cooperazione internazionale tra giornalisti sia fondamentale nel mondo interconnesso di oggi.

I professionisti dell’informazione devono lavorare insieme per condividere conoscenze, difendere la libertà di stampa e rafforzare gli standard professionali.

Le organizzazioni che promuovono la cooperazione internazionale creano valori condivisi e reti che consentono ai giornalisti di confrontare le proprie prospettive e affrontare collettivamente le sfide globali.

Una simile collaborazione rafforza anche il ruolo culturale e democratico del giornalismo oltre i confini nazionali».

Il futuro della professione nell’era digitale e il messaggio alle nuove generazioni

In un contesto globale caratterizzato dalla crescente diffusione della disinformazione, quale contributo possono offrire le istituzioni giornalistiche per tutelare l’affidabilità delle informazioni?

«Le istituzioni giornalistiche svolgono un ruolo fondamentale nella tutela dell’affidabilità dell’informazione. Devono promuovere l’etica professionale, sostenere il giornalismo investigativo e rafforzare i meccanismi di verifica dei fatti.

Inoltre, le organizzazioni mediatiche dovrebbero investire nell’educazione ai media e alla comunicazione digitale, affinché i cittadini siano maggiormente preparati a distinguere le informazioni attendibili da quelle false.

In definitiva, la credibilità del giornalismo dipende dalla trasparenza, dalla responsabilità e dal rispetto costante dei principi etici».

A suo giudizio, quale rapporto esiste tra giornalismo investigativo e tutela dei diritti umani nella società contemporanea?

«Il giornalismo investigativo è strettamente legato alla tutela dei diritti umani. Portando alla luce gli abusi di potere, la corruzione e le violazioni delle libertà e dei diritti fondamentali, contribuisce alla costruzione di una democrazia più responsabile.

Spesso i giornalisti agiscono come sentinelle della società, richiamando l’attenzione su questioni che altrimenti potrebbero rimanere nascoste. Questo ruolo è fondamentale per proteggere le libertà civili e la giustizia stessa.

In numerose occasioni, il giornalismo investigativo ha svolto un ruolo decisivo nel denunciare le violazioni dei diritti umani e nel promuovere riforme istituzionali».

Osservando l’evoluzione del panorama mediatico, quali aspetti strutturali e trasformazioni ritiene più significativi per il futuro della sua professione?

«Le trasformazioni più importanti comprendono la rapida digitalizzazione dei media, la comparsa di nuove piattaforme di comunicazione e la circolazione globale delle informazioni in tempo reale.

Sebbene questi sviluppi offrano nuove opportunità al giornalismo, generano anche sfide legate alla disinformazione, alla sostenibilità economica e alla fiducia del pubblico.

Il futuro del giornalismo dipenderà dalla capacità delle istituzioni mediatiche di adattarsi tecnologicamente, preservando al contempo solidi valori etici fondamentali».

Quale messaggio desidera trasmettere alle nuove generazioni di giornalisti che si affacciano a un mondo sempre più complesso?

«Alle nuove generazioni di giornalisti direi che l’integrità è il nostro patrimonio più prezioso.

In un mondo caratterizzato dal rumore mediatico e dalla competizione, la dedizione alla verità e al giornalismo etico deve rimanere il nostro principio guida.

Il giornalismo richiede coraggio, curiosità e responsabilità. I giovani giornalisti devono continuare a ricercare la conoscenza, mantenere la propria indipendenza di pensiero e ricordare sempre che il giornalismo è al servizio della società.

Nonostante le difficoltà, il giornalismo rimane uno dei pilastri più importanti della democrazia».

La ringrazio per questa intervista.

«Ringrazio lei, Angela, e tutti i lettori italiani. Desidero esprimere la mia gratitudine e il mio rispetto a tutta la redazione di Cavaliere News».

Biografia e percorso professionale del Dr. Demitrios Kannavos

Il Dr. Demitrios Kannavos è un giornalista conosciuto e una figura attiva nei settori dell’informazione, della cultura e del servizio pubblico.

È membro del Comitato di revisione contabile dell’Associazione Europea dei Giornalisti – Sezione Ellenica, nonché fondatore e membro dell’Unione Internazionale dei Giornalisti di Creta e dei Mass Media. Nel corso della sua attività ha contribuito allo sviluppo degli standard giornalistici e alla promozione della cooperazione internazionale.

Durante la sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali per il proprio lavoro, il servizio alla comunità e l’impegno nella promozione culturale.

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