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Cultura

La storia di Charles Lipanda Matenga: dal dramma della fuga nel Sud-Kivu alla rinascita con la poesia nel campo profughi di Dzaleka

«Sei come una madre per me. Ti prego, diffondi la mia storia». Dagli orrori della guerra nel Sud-Kivu alla solitudine del campo profughi di Dzaleka in Malawi: la straordinaria vicenda di Charles Lipanda Matenga, il ragazzo orfano che a sedici anni ha detto «no» al suicidio e ha trovato nella poesia la forza di rinascere, vincere premi internazionali e fondare un’accademia per salvare i giovani rifugiati. Una testimonianza indimenticabile di coraggio e speranza 👇

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La storia di Charles Lipanda Matenga

«Sei come una madre per me. Ti prego, diffondi la mia storia». C’è una supplica straziante e al tempo stesso luminosa racchiusa nelle parole che Charles Lipanda Matenga ha affidato a una lettera accorata. Un messaggio che travalica le distanze geografiche e la freddezza delle statistiche internazionali per posarsi direttamente sul cuore di chi sa ancora ascoltare. Perché la vicenda di Charles non è soltanto la cronaca personale di una giovinezza segnata dalla perdita precoce e dall’esilio forzato, ma rappresenta il grido universale, nobile e indomito di milioni di anime che popolano i campi profughi del pianeta, spogliate di ogni certezza materiale ma mai dome nel rivendicare la propria dignità attraverso la forza redentrice della parola.

Nato il 2 luglio 2005 nel piccolo villaggio di Rwenena, situato nei pressi di Uvira, nella tormentata provincia del Sud-Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, Charles Lipanda Matenga — noto anche nei circoli letterari come Charles Lipanda Mahigwe — ha conosciuto la durezza dell’esistenza prima ancora di imparare a difendersi dal mondo. Una terra, quella del Congo orientale, da decenni martoriata da conflitti sanguinosi, predazioni di risorse e violenze sistematiche, che impone ai più deboli il fardello insopportabile di dover lottare ogni istante per il semplice diritto di sopravvivere.

Dalle sponde del lago Tanganica alla tragedia della perdita: le radici nel Sud-Kivu

Il primo, lacerante strappo nella vita di Charles avviene quando ha appena cinque anni: la morte improvvisa della madre, Sada Magdaleine. Non avendo mai conosciuto il padre, il bambino si ritrova di colpo orfano e completamente indifeso di fronte a una realtà priva di ammortizzatori sociali. A farsi carico del suo destino e di quello degli altri fratelli è una sorella maggiore, anch’essa giovanissima, che con un coraggio e una devozione commoventi sceglie di sacrificare la propria giovinezza per consentire alla famiglia di non soccombere alla fame.

Ogni giorno, alle prime luci dell’alba, la sorella di Charles si recava sulle rive scoscese del lago Tanganica per raccogliere faticosamente sabbia, ghiaia e pietre pesanti, trasportando carichi massacranti sulla testa per chilometri pur di rivenderli al mercato locale. Un lavoro usurante, spezzaschiena, affrontato con l’unica speranza di rimediare una manciata di farina e racimolare le quote necessarie per permettere ai fratelli di sedere tra i banchi di una scuola di fortuna. Agli occhi del piccolo Charles, l’orizzonte appariva come un muro invalicabile di fatiche e privazioni, dove anche il più elementare gesto quotidiano richiedeva una riserva d’energia sovrumana.

Ma la già precaria stabilità familiare viene spazzata via dal riacutizzarsi delle violenze armate nella regione dei Grandi Laghi. Costretto ad abbandonare precipitosamente il villaggio natio, Charles viene sradicato dalla propria terra, trascinato lungo le rotte disperate dell’esodo forzato fino a trovare asilo oltre il confine, all’interno del campo profughi di Dzaleka, in Malawi. Una struttura sorta decenni prima per accogliere poche migliaia di persone e oggi trasformata in una sterminata città-prigione a cielo aperto che ospita decine di migliaia di rifugiati congolesi, ruandesi e burundesi in condizioni igienico-sanitarie ed economiche al limite della sopravvivenza.

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TESTIMONIANZE & DIRITTI UMANI

Nel mare ci sono i coccodrilli – Fabio Geda

La straordinaria e commovente storia vera di chi è costretto a fuggire dalla propria terra da bambino, affrontando pericoli indicibili per ritrovare la speranza, la libertà e il diritto a un futuro degno.

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L’abisso del campo profughi di Dzaleka e la scintilla della rinascita interiore

L’ingresso nel campo di Dzaleka coincide per Charles con un tunnel di solitudine e disorientamento totale. Circondato da idiomi sconosciuti, costretto a fare i conti con la fame cronica, le lunghe file per l’acqua potabile e l’assoluta assenza di prospettive educative o professionali, il ragazzo sperimenta la sensazione devastante di essere un fantasma senza valore né identità. In quelle baracche di fango e lamiere arrugginite, Dzaleka assume per lui i contorni spietati di un cimitero a cielo aperto dove seppellire per sempre sogni e speranze. La disperazione si fa così densa e opprimente da insinuare nella sua mente il pensiero estremo del suicidio come unica via di fuga dal dolore.

Ma è proprio sull’orlo del baratro che si accende una scintilla inattesa. Un sussulto di pura dignità spirituale che Charles stesso ha impresso sulla carta con una formula destinata a rimanere scolpita: «Ho deciso di concedere un’altra possibilità alla mia anima». In questa presa di coscienza c’è il rifiuto assoluto di arrendersi alla brutalità del destino. La consapevolezza che, se il corpo è rinchiuso tra i recinti del campo, la mente, la memoria e il cuore conservano una scintilla divina che nessun filo spinato potrà mai spegnere.

La poesia come arma di liberazione: le antologie e i riconoscimenti mondiali

Nel 2021, a sedici anni, Charles Lipanda Matenga scopre la poesia. Inizia a comporre versi su frammenti di carta recuperati qua e là, trasformando le ferite insanabili dell’infanzia e l’angoscia del presente in ritmo, metafora e testimonianza viva. La metrica diventa la sua casa, la stanza inviolabile in cui elaborare il lutto per la madre mai dimenticata e dare voce a chi non ha megafoni per farsi sentire. La parola poetica non cancella la povertà materiale, ma compie il miracolo più grande: restituisce significato all’esistere.

Il talento di Charles travalica inaspettatamente i confini del campo grazie alle connessioni digitali e alla collaborazione con la comunità letteraria internazionale. Nel 2022 collabora alla creazione dell’antologia poetica internazionale «Our Voice Is Our Catalyst», affiancando il coautore statunitense Salvador CapBic e poeti di diversi continenti. Pochi mesi più tardi, a metà del 2023, lavora a quattro mani con Ruth Takodwa, anch’essa rifugiata a Dzaleka, alla pubblicazione di «Being Refugee Wasn’t a Choice» («Essere un rifugiato non è stata una scelta»), un’opera potente che smantella i pregiudizi occidentali sull’immigrazione, ricordando come nessuno scelga spontaneamente di abbandonare i propri affetti per finire in una tendopoli polverosa.

I suoi scritti approdano su prestigiose riviste culturali internazionali, aprendogli la strada a un ruolo attivo come saggista, curatore editoriale, interprete e traduttore multilingue. Sempre nel 2023 partecipa ai lavori della Conferenza Mondiale della Poesia in India, dove viene insignito del prestigioso riconoscimento di «Master of Creative Consciousness». Nello stesso anno viene invitato a portare la propria voce alle celebrazioni della Giornata delle Nazioni Unite e contribuisce alla stesura della Politica Nazionale per i Giovani del Malawi per il quinquennio 2023-2028, culminando la sua ascesa con il quarto posto assoluto al terzo Campionato Mondiale di Storytelling in rappresentanza del Paese ospitante.

L’arte per i giovani senza voce: l’impegno con l’AYAP nel cuore del Malawi

Nonostante i traguardi internazionali e i riconoscimenti accademici, Charles Lipanda Matenga continua a vivere giorno dopo giorno all’interno del campo profughi di Dzaleka. Non ha cercato una via di fuga individuale egoistica: ha scelto di reinvestire ogni briciola della propria visibilità per riscattare i suoi compagni di sventura. È nata così la «African Youth Artistic Poetry» (AYAP), organizzazione comunitaria da lui fondata e presieduta, che offre laboratori gratuiti di scrittura creativa, declamazione poetica e teatro ai bambini e agli adolescenti del campo.

Attraverso il festival annuale «Our Talents, Our Advocacy», ideato e coordinato da Charles, i giovani rifugiati salgono sul palco per mostrare al mondo che non sono vittime passive in cerca di carità, ma portatori di bellezza, ingegno e arte. L’iniziativa rappresenta una boccata d’ossigeno fondamentale per prevenire devianze, dipendenze e disperazione giovanile in un contesto di privazione cronica. «La casa non è semplicemente una coordinata geografica su una mappa», ricorda spesso Charles nelle sue conferenze. «La casa è il luogo interiore in cui ti senti ascoltato, accolto e riconosciuto per quello che sei. E un verso poetico può essere la prima pietra per costruire quella casa invisibile ma indistruttibile».

Raccogliere il suo appello («Diffondi la mia storia») significa compiere un dovere etico verso la verità. La parabola umana e artistica di Charles Lipanda Matenga ci ricorda che l’umanità non si misura dal passaporto o dal conto in banca, ma dalla capacità di trasformare la cenere del dolore nel fuoco vivo della solidarietà, dimostrando che persino nella polvere di un campo profughi la poesia ha il potere sacro di far fiorire la speranza.

A cura della Redazione Diritti Umani e Cultura di Cavalier News

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Cultura

La natura selvaggia e il respiro dei boschi: la poesia dell’americano Ray Whitaker tra wilderness, grandi orsi del Colorado e la traduzione di Irma Kurti

La grande wilderness americana nella poesia di Ray Whitaker: tra gli orsi del Colorado, boschi di pioppi secolari e la traduzione di Irma Kurti 👇

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Ray Whitaker

Roma – C’è una tradizione letteraria potente e primordiale che affonda le sue radici nei silenzi sconfinati del continente americano, dove la parola poetica non nasce per compiacere i salotti accademici, ma per riconnettere l’essere umano con il respiro della terra e con la maestà del regno animale. A interpretare con rara autenticità questo anelito è lo scrittore e poeta statunitense Ray Whitaker, voce tra le più sincere e rappresentative della Carolina del Nord, i cui versi approdano oggi ai lettori italiani grazie alla raffinata traduzione curata dalla poetessa Irma Kurti.

Autore versatile attivo fin dall’adolescenza tra prosa e lirica, Whitaker ha sviluppato nel corso degli anni una poetica incentrata sull’empatia diretta con il pubblico comune: versi limpidi, capaci di evocare immagini immediate, scuotere la coscienza e suscitare una riflessione profonda sul nostro posto nel creato. Membro autorevole della North Carolina Poetry Society, dei Winston-Salem Writers e tre volte “Scrittore in Residenza” presso il prestigioso Centro per le Arti e le Umanità di Weymouth, Whitaker ha pubblicato cinque volumi (tra cui l’acclamato libro Animals) e due chapbook, divulgando la propria opera in dodici nazioni e dirigendo la testata culturale internazionale Masticadores Canada.

«Selvatichezzan»: l’unione mistica tra il corpo dell’uomo e la terra

La lirica «Selvatichezzan» è un autentico inno alla riconciliazione con la natura primigenia, un manifesto di fuga spirituale dal frastuono della civiltà per ritrovare la vicinanza al divino nel palpito delle foreste:

«Probabilmente, andrò nella natura selvaggia
finché ne avrò la possibilità,
senza avere idea di quanto tempo passerà
da ora a quel momento…

per la vita che vi è in essa,
per la selvatichezza,
per la fuga verso il luogo in cui vivono gli animali,
per la vicinanza a Dio.

Immerso nella profondità
della freschezza,
bagnato dalla gioia
dell’erba e degli alberi che crescono

tutti ondeggianti nella brezza
che soffia dal cielo,
le mie narici si dilatano con questo,
ogni inspirazione nutre ogni cellula.

È il mio corpo
sul corpo della terra,
anche con l’impronta del fratello Orso vicino alla mia tenda.»

L’accostamento conclusivo con l’impronta dell’orso non evoca terrore o minaccia, ma fratellanza cosmica: l’uomo e il grande plantigrado condividono lo stesso suolo, testimoni di un patto antico che la frenesia tecnologica moderna rischia di cancellare per sempre.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
LETTERATURA & NATURA SELVAGGIA

Walden, ovvero La vita nei boschi – Henry David Thoreau

Il capolavoro assoluto della letteratura wilderness mondiale: il manifesto intramontabile del ritorno alla semplicità, alla libertà interiore e al contatto sacro con la natura incontaminata.

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4.9 su 5
(oltre 5.400 recensioni)

Disponibile anche in versione audiolibro narrato su Audible. Iscriviti ad Amazon Prime con 30 giorni gratis per iniziare subito l’ascolto.

L’incontro epico al Keebler Pass: l’orso, i nativi americani e le rune

Nella seconda poesia, «Grande Orson», il ritmo narrativo si fa incalzante e cinematografico. L’autore rievoca un incontro improvviso avvenuto lungo le curve isolate della strada del Keebler Pass, nel cuore selvaggio delle Montagne Rocciose in Colorado, all’interno della sterminata Foresta Nazionale di Gunnison:

«Ha attraversato di corsa la strada
davanti a me
mentre guidavo a una velocità di circa venti miglia all’ora sulla
strada del Keebler Pass in Colorado,
una strada poco battuta,
immersa in un fitto bosco di alti pioppi tremuli dalla corteccia bianca,
così grandi che non riuscivo ad abbracciarli,
una foresta secolare, con il sottobosco sottostante,
proprio il tipo di rifugio
che piacerebbe a un orso nero dal manto color cannella,
che saltò oltre il guardrail marrone del servizio forestale
e scese lungo il terrapieno in un batter d’occhio,
così tanti alberi alti lo nascosero
in pochi secondi, sparito
tra i pioppi tremuli
proprio così.»

L’apparizione fugace del grande animale si carica di simbolismo esoterico e spirituale. L’autore intreccia le credenze animiste dei Nativi Americani con l’antico misticismo delle rune nordiche, scorgendo nel cammino dell’orso verso sud un presagio propizio di rinascita, crescita vitale e prosperità:

«Non era lontano dal mio accampamento,
trovandomi nella Foresta Nazionale di Gunnison
non riuscivo a smettere di pensare
a lui.

Alcuni dicono che gli orsi siano animali spirituali
non i miei, però
i miei sono il lupo, l’aquila
quelli con le virtù dei nativi americani
così simili alle rune nordiche
una scoperta che feci durante le mie ricerche molti anni fa.

Questo orso che si dirige a sud verso quelle influenze di
crescita, fertilità, una direzione verde,
un percorso verso la prosperità.
Prenderò quei segni dei nativi americani
vedendo questa grande bestia
andare da quella parte.»

Un’opera poetica di straordinaria purezza visiva, che ci ricorda come la salvezza dell’animo umano risieda ancora e sempre nella capacità di meravigliarsi di fronte alla forza selvaggia del pianeta.

A cura della Redazione Cultura e Libri di Cavaliere News

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Cultura

«Il Dialogo sui Riflessi della Riflessione – 2026»: esce la seconda edizione dell’opera di Angela Kosta tra venti voci internazionali, filosofia dell’ascolto e cura della parola

Esce la seconda edizione de «Il Dialogo sui Riflessi della Riflessione – 2026» di Angela Kosta: venti voci internazionali, 265 pagine e la potenza maieutica dell’ascolto 👇

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Il Dialogo sui Riflessi della Riflessione – 2026

Roma – In un’epoca contrassegnata dal rumore effimero della comunicazione istantanea e dalla polarizzazione degli slogan, concedere spazio al pensiero critico e alla sosta feconda del confronto rappresenta un atto di autentica resistenza intellettuale. È disponibile nelle librerie e nei maggiori canali di diffusione editoriale la seconda, attesa edizione de «Il Dialogo sui Riflessi della Riflessione – 2026», imponente opera saggistica curata dalla scrittrice, giornalista e traduttrice internazionale Angela Kosta. Un volume di straordinario spessore etico ed estetico che arricchisce il panorama letterario del nostro territorio, aprendo una finestra privilegiata sulle correnti più vive del dibattito contemporaneo.

L’opera si sviluppa lungo 265 pagine fitte di contenuti, analisi e testimonianze dirette, accogliendo al proprio interno venti interviste d’autore a personalità di primo piano del panorama culturale, artistico e scientifico internazionale. Non una semplice rassegna biografica o un compendio accademico, bensì un vero e proprio laboratorio di pensiero in cui l’intervista si spoglia di ogni formalismo per farsi strumento maieutico di indagine, rispecchiamento reciproco e comprensione delle grandi sfide del nostro tempo.

Oltre la superficie: la complessità delle idee e la ricchezza delle differenze

Il cuore pulsante dell’opera di Angela Kosta risiede nella scelta metodologica di superare l’omologazione conformista. I venti protagonisti del volume non sono stati selezionati per uniformità ideologica, ma esattamente per la feconda pluralità dei loro percorsi: letterati, filosofi, saggisti e artisti provenienti da differenti latitudini geografiche si confrontano in un dialogo serrato che non mira ad appiattire le divergenze, bensì a valorizzarle come scintille di crescita collettiva.

«Soffermarsi sul pensiero di una persona significa restituire valore alla complessità», sottolinea la curatrice. «Significa concedere tempo alle idee, ricostruire i sentieri invisibili che le hanno generate e cogliere le motivazioni intime che orientano una ricerca. L’autorevolezza non si esaurisce nei titoli o nelle pubblicazioni, ma si manifesta nella capacità di elaborare un giudizio autonomo e di assumersi la responsabilità etica di ogni singola parola pronunciata».

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
FILOSOFIA & COMUNICAZIONE

L’arte di ascoltare – Erich Fromm

Un saggio fondamentale sull’ascolto empatico e sulla comprensione dell’altro: la guida essenziale per trasformare la parola e il dialogo in ponti di autentica consapevolezza umana.

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(oltre 2.800 recensioni)

Disponibile anche in versione audiolibro narrato su Audible. Iscriviti ad Amazon Prime con 30 giorni gratis per iniziare l’ascolto illimitato.

Tra specchio e distanza: l’architettura semantica dell’opera

Il titolo stesso dell’opera – Il Dialogo sui Riflessi della Riflessione – dischiude un’architettura filosofica rigorosa. Il “riflesso” è l’immagine immediata che scaturisce dall’incontro con l’alterità, ma anche la coscienza che ciascuno acquisisce di sé guardandosi negli occhi dell’interlocutore. La “riflessione”, di contro, introduce la distanza critica necessaria per decantare l’esperienza, ponderare le risposte e trasformare il dato grezzo in memoria viva. Un movimento dialettico continuo in cui la domanda non pretende risposte definitive, ma genera nuovi interrogativi etici.

In questo dinamismo, la dimensione sovranazionale del volume assume un valore civile primario: mettere in connessione tradizioni e sensibilità diverse dimostra come la cultura non sia proprietà esclusiva di una sola nazione o lingua, ma un patrimonio comune che si rigenera proprio attraverso il dono reciproco della conoscenza.

La parola come responsabilità etica e memoria futura

Nelle pagine conclusive, Angela Kosta consegna al lettore una densa meditazione sulla sacralità del linguaggio: «La cura della parola rappresenta un impegno che travalica la pura correttezza formale. Implica rispetto reverenziale per le persone, custodia della testimonianza e rifiuto di ogni arroganza intellettuale. La cultura non ha bisogno di celebrazioni vuote, ma di studio tenace, rigore e spazi reali di ascolto».

Con questa seconda edizione arricchita e ampliata, «Il Dialogo sui Riflessi della Riflessione – 2026» si afferma come una lettura irrinunciabile per chiunque cerchi nel libro non una rassicurante conferma dei propri pregiudizi, bensì una bussola per navigare con consapevolezza e coraggio nel mare aperto del pensiero critico.

A cura della Redazione Cultura e Libri di Cavaliere News

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Cultura

«Riflessioni poetiche»: la voce universale di Germain Droogenbroodt, già candidato al Nobel, tra il mistero del volo, l’autunno e la traduzione di Irma Kurti

«Riflessioni poetiche»: la grandezza lirica di Germain Droogenbroodt, già candidato al Nobel per la Letteratura, torna in libreria con Ukiyoto Publishing e Irma Kurti 👇

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Riflessioni poetiche,cover

Roma – Ci sono voci poetiche capaci di attraversare le frontiere geografiche e linguistiche con la leggerezza dell’aria e la densità della pietra filosofale, offrendo ai lettori del nostro territorio un ponte luminoso verso l’infinito. È il caso straordinario di Germain Droogenbroodt, uno dei massimi maestri del verso contemporaneo, già candidato al Premio Nobel per la Letteratura nel 2017 e pioniere infaticabile del dialogo lirico planetario, che torna nelle librerie con l’attesissima raccolta «Riflessioni poetiche», pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Ukiyoto Publishing con l’impeccabile traduzione italiana curata dalla poetessa Irma Kurti.

Nato a Rollegem in Belgio nel 1944 ma residente dal 1987 in Spagna, ad Altea, Droogenbroodt incarna la figura rinascimentale del poeta-editore e traduttore universale. Fondatore della storica casa editrice POINT (POesia INTernational) – che ha dato voce a oltre ottanta volumi di lirica mondiale – e creatore insieme ai celebri autori cinesi Bei Dao e Duo Duo della corrente d’avanguardia del Neosensazionismo, l’autore ha conquistato i più ambiti allori internazionali, dal prestigioso Premio Juan Alcaide in Spagna al Grand Prix Mihai Eminescu in Romania, fino alla laurea honoris causa in letteratura conferitagli in Egitto.

Dall’anelito celeste all’armonia dell’autunno: i versi di «Riflessioni poetiche»

La poesia di Germain Droogenbroodt è un esercizio supremo di sottrazione: versi scarni, limati con rigore geometrico, privi di compiacimento retorico, dove ogni singola parola acquista il peso di una rivelazione cosmica. Nel componimento inaugurale «Tra cielo e terra», l’autore interroga il paradosso dell’ambizione umana attraverso la metafora del volo:

«Tra cielo e terra
gli uccelli volano

spiegano le ali
e si alzano in volo

ma poi ritornano di nuovo
perché non riescono a raggiungere il cielo.»

Una meditazione sulla finitezza che trova la sua sublimazione in «Una foglia d’autunno», lirica di limpida quiete zen dove il distacco dal ramo non è vissuto come lutto, ma come liberazione gioiosa verso la ricongiunzione con l’origine:

«Una foglia d’autunno
che con l’aiuto del vento
si è liberata dal suo albero sa
che non c’è ritorno a esso

ma non si affligge e volteggia
godendosi il suo breve volo
verso l’unione
con la terra.»

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
POESIA & LETTERATURA MONDIALE

Riflessioni poetiche – Germain Droogenbroodt

La magnifica raccolta lirica del candidato al Nobel Germain Droogenbroodt nella delicata traduzione di Irma Kurti: un’opera contemplativa edita da Ukiyoto Publishing per riscoprire il senso profondo dell’esistenza.

★★★★★
5.0 su 5
(Edizione Ukiyoto Publishing 2026)

Esplora i capolavori della poesia e della saggistica in formato audiolibro. Iscriviti ad Amazon Prime con 30 giorni gratis per accedere all’ascolto su Audible.

Il dramma dell’emigrazione e il cammino del funambolo

La sensibilità etica di Droogenbroodt non resta tuttavia confinata alla contemplazione della natura: il poeta guarda con occhi dolorosamente aperti alle tragedie civili del Mediterraneo. In «Emigrazione (L’ultimo volo)», l’immagine straziante di una tortora senza vita sulla battigia diviene l’epitaffio muto per ogni essere umano inghiottito dal mare nel tentativo disperato di inseguire la salvezza:

«Sulla spiaggia del mare
che separa l’Africa dalla Spagna
giace una tortora morta

forse diretta
verso il caldo sud?

Giace supina, con le ali spiegate
come se desiderasse ancora una volta
abbracciare il cielo.»

La raccolta si chiude idealmente con la tensione metafisica di «Alla ricerca dell’equilibrio», in cui la condizione umana viene assimilata a quella di un acrobata sospeso nel vuoto, costretto ad avanzare nell’oscurità senza cedere alla vertigine:

«A volte l’alba rimane
priva di sole e calore.

Si aspetta nell’oscurità
invano la luce
e si cerca la speranza

– come un funambolo –

l’equilibrio instabile.»

Con «Riflessioni poetiche», Germain Droogenbroodt e la traduttrice Irma Kurti donano alla cultura contemporanea un’opera indispensabile: un antidoto contro il rumore del mondo, capace di restituire alla parola poetica la sua sacra funzione di specchio dell’anima.

A cura della Redazione Cultura e Libri di Cavaliere News

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