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Nasce lo “Scudo di Achille”, patto militare greco-israeliano per blindare l’Egeo: l’analisi strategica di Aldo Di Giovanni

Contro droni, missili balistici e minacce ibride: nasce lo “Scudo di Achille”! L’analisi di Aldo Di Giovanni sul potentissimo asse militare Greco-Israeliano 🛡️ 🇬🇷 🇮🇱 Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulle guerre in Europa e in Medio Oriente, nel nostro Mar Mediterraneo sta nascendo una vera e propria “Fortezza inespugnabile”! L’esperto di intelligence Aldo Di Giovanni analizza il clamoroso accordo militare siglato lo scorso 31 agosto tra la Grecia e lo Stato di Israele: un’intesa che promette di BLINDARE definitivamente le acque e i cieli del Mar Egeo! Sfruttando la tecnologia missilistica avanzatissima di Israele, Atene si sta dotando di una formidabile “Bolla Difensiva Integrata”, ribattezzata in gergo “Lo Scudo di Achille”. Di cosa si tratta? Di un sistema multistrato ultra-tecnologico capace di individuare, intercettare e distruggere istantaneamente minacce ibride come ondate di Droni Kamikaze, raid aerei, missili da crociera e balistici! La difesa terrestre e quella navale greca saranno collegate in tempo reale con il Comando Nazionale per creare uno scudo impenetrabile! Ma chi è il vero bersaglio di questo chiaro messaggio strategico? “Con questo accordo”, spiega l’analista Di Giovanni, “Ritorna prepotentemente al centro del dibattito la spinosissima QUESTIONE CIPRO!”. L’isola, storicamente contesa con la Turchia, è oggi il vero crocevia dei giganteschi interessi energetici (i giacimenti di Gas sottomarini) dell’Europa! Insomma, la Grecia avverte i vicini: da oggi le risorse del Mediterraneo Orientale sono difese da uno scudo stellare! Leggi l’analisi geopolitica integrale nel nostro articolo! 👇 🪖 Come giudicate questo massiccio rafforzamento militare nel Mar Mediterraneo? Questo asse di ferro tra Israele e Grecia contribuirà a mantenere la pace e a frenare le mire della Turchia o rischia di accendere nuove e pericolose tensioni a un passo dall’Italia? Discutiamone nei commenti!

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Scudo di Achille

Redazione – Le acque del Mar Mediterraneo Orientale non sono mai state così agitate sotto il profilo diplomatico e militare. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica globale è quasi interamente assorbita dai conflitti in corso nell’Est Europa e nel Medio Oriente, sullo scacchiere geopolitico si muovono pedine pesantissime destinate a ridisegnare radicalmente gli equilibri di forza in Europa.
A svelare e analizzare nel profondo una di queste importantissime mosse strategiche è l’esperto e lucido analista Aldo Di Giovanni, che accende i fari mediatici su un accordo epocale siglato ufficialmente lo scorso 31 agosto 2026. Stiamo parlando della nascita di quello che in gergo militare è già stato ribattezzato “Lo Scudo di Achille”, un potentissimo patto di difesa integrata siglato tra la Grecia e lo Stato d’Israele, che promette letteralmente di blindare il cielo e le acque del Mar Egeo.

Una “bolla difensiva integrata”: il salto tecnologico di Atene

«L’intesa firmata a fine agosto rappresenta per Atene un salto tecnologico estremamente ambizioso e senza precedenti», spiega con precisione Aldo Di Giovanni nella sua analisi. Grazie al massiccio trasferimento di know-how tecnologico da parte di Tel Aviv (universalmente riconosciuta come leader mondiale nei sistemi di difesa anti-missilistici, come i celebri Iron Dome e Arrow), la Grecia si doterà di quella che l’esperto definisce “una bolla difensiva integrata”.
Ma in cosa consiste esattamente questa bolla? Non si tratta di semplici batterie di missili contraerei piazzate sulle coste, bensì di una rete digitale e balistica ultra-sofisticata, capace di collegare istantaneamente, elaborare e coordinare in tempo reale le informazioni provenienti dalla difesa terrestre e da quella navale, inviandole direttamente al Comando Nazionale Centrale. Un vero e proprio cervello elettronico capace di individuare, tracciare e neutralizzare le minacce ostili in frazioni di secondo, prima ancora che possano violare lo spazio aereo ellenico.

Lo “Scudo” multistrato contro droni, missili balistici e attacchi ibridi

Di Giovanni scende nei dettagli tecnici di questa impressionante architettura militare. Lo “Scudo di Achille” nato nel Mediterraneo Orientale è, a tutti gli effetti, un sistema di difesa multistrato. Questo significa che è progettato per intercettare minacce a diverse altitudini e distanze.
L’analista fa un elenco ben preciso degli “incubi militari” che questo scudo dovrà abbattere: «È stato progettato per contrastare attacchi di sciami di droni, improvvisi raid aerei, ma anche missili balistici e letali missili da crociera». In un’epoca in cui (come dimostrato dall’attentato di Lipsia) la guerra si combatte sempre più sul filo dell’invisibilità, l’accordo greco-israeliano mira specificamente a neutralizzare le cosiddette minacce ibride, offrendo ad Atene un ombrello protettivo formidabile e di ultimissima generazione contro sabotaggi tecnologici e militari.

Il messaggio strategico: torna centrale la “Questione Cipro”

Ma in geopolitica, si sa, nessun investimento miliardario in armamenti avviene senza uno scopo politico ben preciso. «Questo accordo è, prima di tutto, un fortissimo e inequivocabile messaggio strategico lanciato ai vicini», sottolinea Di Giovanni.
Il riferimento, pur non esplicitato direttamente, è chiaramente rivolto alla Turchia, storico rivale di Atene nell’Egeo. Le tensioni latenti tra Grecia e Turchia per lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale nel bacino del Mediterraneo (le famose ZEE, Zone Economiche Esclusive) rischiano sempre di degenerare in incidenti militari.
Con questo scudo, evidenzia l’analista, «ritorna immediatamente al centro dell’infuocato dibattito internazionale la Questione Cipro». L’isola, storicamente divisa e contesa, rappresenta oggi più che mai il «vero centro e crocevia vitale di enormi interessi» politici, energetici e commerciali per l’intera Europa. Blindando militarmente l’Egeo e rafforzando l’alleanza di ferro con Israele, la Grecia lancia un monito chiaro: chiunque vorrà mettere le mani sulle risorse energetiche di Cipro, dovrà prima fare i conti con lo Scudo di Achille.

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Obiettivo Germania, l’ombra della guerra ibrida in Europa. L’analisi di Aldo Di Giovanni sui misteriosi attentati di Lipsia e Augusta

Bombe in Germania, droni fantasma contro la NATO e tracce di DNA: l’ombra della guerra ibrida in Europa! L’inquietante analisi investigativa di Aldo Di Giovanni 💣 🇩🇪 L’Europa è sotto attacco silenzioso? Quanto sta accadendo in Germania nelle ultime settimane sembra l’inizio di una vera e propria “Guerra Ibrida” fatta di sabotaggi, depistaggi e misteriosi ordigni inesplosi! Lo scorso 4 agosto l’aeroporto di Lipsia (snodo logistico vitale per il transito di armi della NATO verso Kiev) è stato attaccato da droni fantasma. E la notizia clamorosa di questa mattina è che una nuova bomba è esplosa danneggiando la stazione ferroviaria di Augusta (2 feriti)! La Germania accusa apertamente Mosca di questi attentati (e ha chiuso il consolato russo di Bonn per rappresaglia), ma la Russia nega categoricamente ogni coinvolgimento! A fare luce sulle pesantissime “zone d’ombra” di questi attacchi è il lucidissimo analista Aldo Di Giovanni. I dubbi investigativi sollevati sono clamorosi: perché i sofisticati sensori anti-drone dell’aeroporto tedesco non hanno rilevato i velivoli? Perché gli attentatori (ritenuti professionisti di alto livello) hanno utilizzato del vecchio esplosivo Hexogen al posto del più moderno C4, e perché l’innesco ha “casualmente” fatto cilecca? C’è stata scarsa preparazione tecnica degli esecutori o l’attentato DOVEVA fallire solo per “testare” le reazioni diplomatiche e le difese della NATO? Leggi tutti i segreti svelati e le domande scomode di questa torbida spy-story nel nostro articolo d’inchiesta! 👇 🕵️‍♂️ Voi cosa ne pensate di questo scenario da brividi? Si tratta davvero di provocazioni russe o, come suggerisce l’analista, bisogna chiedersi “a chi conviene” creare tutto questo caos in Europa in questo momento storico? Diteci la vostra nei commenti!

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Lipsia Aeroporto

Redazione  – Il cuore dell’Europa è sotto attacco, e le modalità operative impiegate per colpire la più grande potenza economica del Vecchio Continente suggeriscono che ci troviamo di fronte a un pericolosissimo e oscuro scenario di “guerra ibrida”. Nel mirino del terrore e del sabotaggio internazionale è finita la Germania, teatro nelle ultime settimane di una serie di inquietanti episodi di matrice esplosiva che stanno allertando tutte le cancellerie della NATO.
A fornire una lucidissima e spietata analisi di intelligence su quanto sta realmente accadendo sul suolo tedesco è l’esperto Aldo Di Giovanni, che solleva interrogativi pesantissimi sulle dinamiche tecniche e sui veri mandanti dei recenti attacchi terroristici.

Il mistero dell’aeroporto di Lipsia: un test per la NATO?

Il punto di partenza dell’analisi investigativa è quanto avvenuto lo scorso 4 agosto, quando l’aeroporto di Lipsia ha subito un attacco coordinato da parte di misteriosi droni. Lipsia non è uno scalo qualsiasi: si tratta di uno snodo logistico di fondamentale e strategica importanza per le operazioni militari della NATO, utilizzato costantemente per il delicato trasporto di equipaggiamento militare e civile in direzione di Kiev, in Ucraina.
«L’obiettivo di queste provocazioni», spiega chiaramente Aldo Di Giovanni, «è quello di testare le reazioni politiche e diplomatiche della Germania e dei suoi partner Europei, valutando i tempi e i modi delle eventuali contromisure prese dal Governo Tedesco».
La dinamica dell’attacco, tuttavia, presenta clamorose anomalie. Al momento dell’incursione, i giganteschi aerei cargo Antonov parcheggiati in pista erano inspiegabilmente vuoti. Ma il mistero più fitto riguarda la sicurezza dello scalo: «Come è possibile», si chiede l’esperto, «che il sofisticatissimo sistema di sensori antidrone, seppur perfettamente attivo nello scalo, stranamente non abbia rilevato l’arrivo dei velivoli?».

L’ordigno al plastico inesploso e la bomba di Augusta

A infittire ulteriormente la trama di quella che sembra un’operazione di spionaggio industriale e militare, c’è il ritrovamento, avvenuto successivamente nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Lipsia, di un ordigno esplosivo inesploso. La bomba era confezionata con circa 50 grammi di HEXOGEN (un potente esplosivo militare plastico) ed era dotata di un detonatore. L’esplosione non è avvenuta solo per un puro caso, a causa di un difetto tecnico dell’innesco.
A questa inquietante scoperta si aggiunge la notizia di cronaca di questa primissima mattina: una bomba ha gravemente danneggiato la stazione ferroviaria di Augusta, sempre in Germania, provocando due feriti, la chiusura dei binari e la paralisi del traffico ferroviario. Le autorità dell’intelligence tedesca stanno lavorando freneticamente in queste ore per valutare se ci sia una regia unica da collegare al caso di Lipsia.

Le domande scomode di Di Giovanni: Hexogen o C4?

Dal punto di vista diplomatico, la crisi è già esplosa in tutta la sua gravità. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha incassato l’immediata solidarietà del neo Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, e dei vertici dell’Unione Europea. La Germania ha puntato formalmente il dito contro Mosca, ordinando per rappresaglia la chiusura del consolato russo di Bonn e intensificando i controlli sulla cosiddetta “flotta ombra” di Putin (le navi mercantili non ufficiali che eludono le sanzioni). La Russia, dal canto suo, respinge con sdegno ogni accusa, negando categoricamente di essere il mandante degli attacchi.
Ma è proprio qui che si inserisce la sofisticata analisi tecnica di Aldo Di Giovanni. «Siamo di fronte alla chiara esecuzione di un attacco ibrido di altissimo livello organizzativo e di pianificazione», fa notare l’analista. «Tuttavia, bisogna valutare il tipo di esplosivo e indagarne la provenienza. Perché è stato utilizzato l’Hexogen e non il più moderno, diffuso e affidabile C4?».

Il mistero del fallimento: incompetenza o mossa voluta?

Le indagini sul campo hanno portato al recupero di alcune parti meccaniche di un velivolo e, dettaglio importantissimo, di tracce di DNA lasciate dagli attentatori. Di Giovanni pone quindi il quesito investigativo finale, quello più scomodo di tutti: «C’è da chiedersi: se l’organizzazione dell’attacco, come dimostra la tecnologia trovata sul posto, è di così alto livello tecnico e professionale, perché l’autore materiale dell’attentato non lo ha portato a compimento? Lo ha fatto volutamente o è fallito casualmente per la scarsa preparazione tecnica degli esecutori sul campo?».
In un contesto geopolitico così frammentato e pericoloso, trovare la verità è difficilissimo. «Solo approfondite indagini possono dire veramente chi è stato e chi ha mosso i fili nell’ombra», conclude Di Giovanni. «In questi casi, la primissima regola dell’intelligence è sempre la stessa: bisogna valutare chi ha il reale interesse geopolitico a creare tutto questo caos».

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Orrore a Ceuta: 17enne violenta quattro bambini di 10 anni nel centro d’accoglienza. La città è in guerra: “Polizia autorizzata a sparare”

L’orrore assoluto a Ceuta! Migrante stupra 4 bambini di 10 anni nel centro d’accoglienza! La città è in guerra: la Polizia è stata AUTORIZZATA A SPARARE! 🚨 😭 Ci sono notizie che ti spezzano il cuore e ti fanno salire una rabbia incontrollabile! A Ceuta, l’enclave spagnola invasa da 80mila persone a fine luglio, la situazione è ormai degenerata in una vera e propria guerra civile. Come riportato in queste ore da “Il Giornale”, un sedicente 17enne magrebino è stato arrestato dalla Polizia con l’accusa più raccapricciante: ha VIOLENTATO QUATTRO BAMBINI (due maschi e due femmine tra i 10 e gli 11 anni) all’interno del Centro d’accoglienza in cui erano ospitati! Gli altri migranti se ne sono accorti, lo hanno riempito di botte e lo hanno consegnato alla Polizia, ma il terrore degli inquirenti è che i bambini abusati siano molti di più! Il Sindaco di Ceuta è disperato: “Quando si ammassano 9.000 persone senza alcun controllo in queste condizioni, a pagare il prezzo di questa insicurezza sono sempre i più deboli e vulnerabili!”. L’anarchia e la violenza in città hanno raggiunto un livello talmente folle e pericoloso che lo Stato ha dovuto prendere una decisione estrema, da vera ZONA DI GUERRA: le Forze dell’Ordine da oggi sono AUTORIZZATE AD USARE LE ARMI DA FUOCO! A tutte le pattuglie sono stati distribuiti fucili e pistole cariche per difendere i cittadini e la propria vita dalle aggressioni! Leggi l’agghiacciante resoconto nel nostro articolo! 👇 🛑 È questa l’accoglienza e l’integrazione senza regole che l’Europa ci vuole imporre? Fino a che punto dovremo assistere alla distruzione delle nostre città e alla violazione dei nostri bambini prima che la politica intervenga davvero? Scrivete tutta la vostra indignazione nei commenti!

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Migranti , Ceuta

Ceuta– Esiste un punto di non ritorno, una linea rossa invalicabile oltre la quale l’emergenza politica e logistica si trasforma in puro, indicibile orrore criminale. E quel confine, purtroppo, è stato appena spazzato via nel peggiore dei modi possibili. Se a qualcuno non fosse ancora del tutto chiaro in quale voragine infernale sia sprofondata Ceuta (l’enclave spagnola in Nord Africa presa d’assalto dai flussi migratori), le notizie che rimbalzano in queste ore dalla penisola iberica restituiscono la fotografia agghiacciante di una città ormai totalmente fuori controllo, abbandata a se stessa e sprofondata nella barbarie.
Come giustamente e puntualmente riportato in queste ore da ilgiornale.it, la cronaca nera ci consegna un crimine così abietto da far gelare il sangue nelle vene: un sedicente 17enne di origine magrebina (giunto in Spagna durante la massiccia e devastante “invasione” di fine luglio) è stato arrestato dalla Policia Nacional. L’accusa che pende sulla sua testa è la più infamante e imperdonabile che la mente umana possa concepire: aver compiuto ripetute violenze sessuali ai danni di quattro bambini innocenti, due maschietti e due femminucce, di un’età compresa tra i 10 e gli 11 anni.

Il mostro nel centro d’accoglienza: l’inferno di El Príncipe

Gli episodi di inaudita violenza si sarebbero verificati all’interno del Centro Piniers, situato nel famigerato quartiere di El Príncipe. Una struttura che era stata allestita in fretta e furia dalle autorità per cercare di fare fronte all’emergenza umanitaria, ma che si è trasformata in una vera e propria trappola mortale per i più piccoli.
Secondo le prime, drammatiche ricostruzioni, i fatti si sarebbero consumati durante le prime due settimane di agosto. A far scattare l’allarme non sono stati i controlli (evidentemente assenti o inefficaci) della sicurezza, ma gli stessi migranti residenti nel centro. Accortisi dell’orrore che si stava consumando ai danni delle piccole vittime, gli ospiti della struttura hanno prima picchiato selvaggiamente l’aggressore magrebino, per poi consegnarlo alle autorità.
Oggi le delicatissime indagini sono affidate alla Unidad de Atención a la Familia y a la Mujer (UFAM), che mantiene il massimo e doveroso riserbo per tutelare l’identità e la fragilissima psiche dei bambini abusati. Ma il terrore degli inquirenti è che il mostro possa aver colpito ancora: in un contesto di anarchia assoluta, con oltre 9.000 migranti ammassati in condizioni critiche, non si esclude affatto che il numero delle giovanissime vittime possa tragicamente salire nelle prossime ore.

La disperazione del Sindaco: “Pagano i più vulnerabili”

Davanti a questa immane tragedia che ha distrutto per sempre la vita di quattro bambini, risuonano come un macigno le parole del sindaco-presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas. Una deriva, quella della violenza, che il Primo Cittadino aveva disperatamente denunciato e previsto fin dai primissimi momenti della crisi.
Vivas è tornato a ribadire la totale e assoluta insostenibilità della situazione locale, puntando il dito contro le politiche nazionali di accoglienza indiscriminata: «L’assenza di un reale controllo dei flussi migratori e il sovraffollamento indiscriminato nei centri finiscono inevitabilmente per generare contesti di gravissima insicurezza», ha denunciato il Sindaco, aggiungendo una dolorosissima verità: «Alla fine, in questo caos, a pagare il prezzo più alto sono sempre le fasce più deboli e vulnerabili». I bambini, appunto.

Stato d’assedio: le Forze dell’Ordine autorizzate a sparare

L’abominio di El Príncipe è solo la punta dell’iceberg di una città che ormai vive in uno stato di guerra civile non dichiarata. L’esasperazione della popolazione, le continue risse, le aggressioni e i tentativi di assalto ai centri di permanenza hanno spinto le autorità a prendere una decisione che fa rabbrividire, certificando il collasso dell’ordine pubblico europeo: le forze dell’ordine spagnole sono state ufficialmente autorizzate a utilizzare le armi da fuoco per difendere la propria vita e quella dei cittadini.
Come rilanciato e sottolineato anche dai reportage de ilgiornale.it, a fronte del progressivo e inarrestabile incremento dello stato di tensione a Ceuta, l’autorità competente ha infatti disposto l’assegnazione e l’uso di armi da fuoco a titolo di autotutela per tutti gli effettivi schierati sul campo. «Sono stati distribuiti i fucili in dotazione e le pistole per ciascuna pattuglia», ha spiegato gelidamente il presidente dell’Associazione di Truppa e Marina Spagnola, Marco Antonio Gómez.
Oggi Ceuta non è più soltanto l’epicentro di una crisi migratoria. È diventata una vera e propria trincea militarizzata dove l’innocenza viene stuprata, lo Stato arretra e la polizia è costretta a girare con il colpo in canna per sopravvivere.

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Ceuta in fiamme, l’invasione silenziosa e il tradimento di Sánchez: caos, stupri e la scandalosa sottomissione al Marocco

La Spagna crolla sotto l’Invasione di Ceuta! Aggressioni a minorenni, Polizia disperata e il Premier Sánchez se ne va in ferie inchinandosi al Marocco! 😡 🇪🇸 Una vergogna europea senza precedenti! A un mese dalla disastrosa “Invasione” dell’enclave spagnola di Ceuta (quando 80mila migranti irregolari si riversarono in una città di 84mila abitanti), la situazione è diventata una vera e propria GUERRA CIVILE! Ci sono ancora 10.000 clandestini non identificati per strada, e i crimini sono alle stelle: la Procura ha certificato ben 21 AGGRESSIONI SESSUALI ai danni di ragazzine minorenni! L’ospedale è al collasso (con i medici minacciati di licenziamento se parlano con i giornalisti del rischio epidemie) e la Polizia è costretta a sparare proiettili di gomma per fermare le rivolte! I cittadini disperati (guidati da Vigili del Fuoco e Guardie Civili) sono scesi in piazza urlando “Invasori Fuori!”. Ma la cosa più grave di tutte è l’atteggiamento del Governo Socialista di Pedro Sánchez! Mentre Ceuta andava a fuoco, il Premier ha passato l’intero mese di agosto A FARE IMMERSIONI in vacanza a Lanzarote! E non solo: invece di condannare il Marocco per aver aperto apposta i confini per ricattare la Spagna, Sánchez si è INCHINATO alle richieste del Re del Marocco, arrivando persino ad attaccare il Re di Spagna Felipe VI pur di difendere le quote immigrati! Un vero e proprio tradimento nei confronti degli spagnoli! E sapete l’ultima? Sánchez ha fatto di nuovo le valigie per andarsene in vacanza in Andorra! Leggi l’agghiacciante resoconto nel nostro articolo d’inchiesta! 👇 🚨 Cosa ne pensate del comportamento del Governo Socialista spagnolo? È giusto lasciare i cittadini da soli, in balia della criminalità, per tutelare i propri interessi geopolitici con il Nord Africa? Ditecelo nei commenti!

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Ceuta, migranti

Redazione – Ci sono immagini e numeri che raccontano, meglio di qualsiasi analisi politica, il dramma epocale e il totale collasso istituzionale di una Nazione. È passato esattamente un mese da quella che è passata alla storia come l’Invasione di Ceuta, il giorno in cui il ventre molle dell’Europa (l’enclave spagnola situata in Nord Africa) ha ceduto di schianto. Oltre 80.000 persone (secondo i dati ufficiali dello stesso governo spagnolo) si sono riversate disperatamente in una città che conta appena 84.000 abitanti, in una spaventosa ondata umana che ha lasciato sul campo almeno 86 morti accertati.
Oggi, a distanza di trenta giorni, la polveriera di Ceuta è pronta a esplodere definitivamente, trasformando la vita dei residenti in un vero e proprio girone infernale quotidiano fatto di paura, criminalità e servizi pubblici al collasso.

Le vacanze d’oro del Premier mentre la città brucia

Davanti a un’emergenza nazionale e comunitaria di tali e apocalittiche proporzioni, ci si aspetterebbe un intervento drastico, immediato e marziale da parte del Capo del Governo. E invece, cosa ha fatto il Premier socialista Pedro Sánchez? Ha trascorso l’intero mese di agosto comodamente asserragliato in una lussuosa residenza di Stato a Lanzarote, tra bagni, immersioni subacquee e la tranquilla osservazione dell’eclissi solare. Ha convocato il primo e tardivo Consiglio di Sicurezza Nazionale solamente lo scorso 25 agosto (di ritorno dalle ferie), ignorando brutalmente le suppliche disperate dei cittadini e delle opposizioni.
Nel frattempo, a Ceuta la situazione è precipitata nel baratro. Fino a 10.000 migranti irregolari si aggirano ancora fantasmaticamente in città, e solo un terzo di loro è stato fotosegnalato e identificato (complice l’imperdonabile e gravissimo ritardo con cui il ministro dell’Interno Marlaska ha finalmente chiesto l’aiuto di Frontex).

Violenze sessuali, rischio epidemie e il bavaglio ai medici

Il prezzo umano, sociale e psicologico di questa “invasione” incontrollata lo stanno pagando a carissimo prezzo i cittadini di Ceuta. Le strade della città sono teatro di crimini in vertiginoso aumento. Il dato più agghiacciante, confermato ufficialmente dalla Procura Generale dello Stato, riguarda le aggressioni sessuali: ben 21 denunce formalizzate da minorenni dall’inizio della crisi. Ragazzine violate in una città in cui i tribunali e le forze dell’ordine sono letteralmente sommersi e incapaci di rispondere alle richieste di aiuto.
Al collasso della sicurezza si unisce quello sanitario. L’associazione medica locale ha lanciato un disperato e serissimo allarme sui rischi di vere e proprie epidemie scatenate dalle condizioni igieniche precarie, ma la direzione dell’ospedale (che risponde direttamente al Ministero della Salute) ha incredibilmente minacciato di sanzionare e mettere il bavaglio ai medici che oseranno parlare della situazione con i giornalisti.

La sottomissione a Rabat e l’attacco al Re Felipe VI

Ma l’aspetto forse più oscuro e allarmante di questa intera, drammatica vicenda è lo spaventoso e ostentato servilismo dimostrato dal Primo Ministro Sánchez nei confronti del Regno del Marocco. Mentre Rabat sfrutta spudoratamente questa crisi migratoria per ricattare l’Europa e portare avanti la sua sfacciata agenda espansionistica (almeno tre ministri marocchini hanno appena chiesto pubblicamente a Re Muhammad VI di dichiarare le enclavi di Ceuta e Melilla come territori del Regno), Sánchez ringrazia pubblicamente il Marocco per la sua “lealtà”.
Non pago di essersi inchinato alle manovre di Rabat (negando l’evidente coinvolgimento marocchino nell’apertura dei confini), il Premier socialista in una recente intervista radiofonica è arrivato persino ad attaccare frontalmente e istituzionalmente il Re di Spagna Felipe VI, a cui il Governo ha peraltro fino a oggi impedito categoricamente di visitare Ceuta per portare solidarietà ai suoi sudditi.

La rabbia della Polizia: “Invasori, fuori!”. E Sánchez riparte

Oggi la rabbia sociale è ormai straripata, creando cortocircuiti persino nella sinistra (il Partito Socialista Nazionale ha dovuto vietare ai propri iscritti di Ceuta di partecipare alle manifestazioni contro il governo). Nei giorni scorsi, oltre 2.000 persone esasperate (guidate da vigili del fuoco, guardie civili e agenti della polizia nazionale) sono scese in Plaza de los Reyes al grido di «Invasori, fuori!», mentre ieri le Forze dell’Ordine sono state costrette a usare proiettili di gomma a Loma Colmenar per respingere l’assalto in massa di centinaia di migranti a un centro di accoglienza.
La città brucia, le scuole stanno per riaprire e le famiglie hanno il terrore di mandare le figlie per strada. E il Premier Sánchez cosa ha fatto davanti a questa guerra civile urbana? Ha fatto di nuovo le valigie ed è ripartito per le vacanze, questa volta in Andorra. L’appuntamento in Congresso per le spiegazioni è fissato al 3 settembre: fino ad allora, i cittadini di Ceuta sono lasciati soli a combattere e morire in trincea.

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