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Politica

“Basta fare gli sciuscià degli USA, l’Italia non è una loro colonia!”: l’attacco frontale e patriottico di Roberto Jonghi Lavarini

“Basta fare gli sciuscià e i servi degli USA! L’Italia non è una colonia americana!”. L’attacco durissimo e patriottico di Roberto Jonghi Lavarini scuote la Destra! 🇮🇹 🦅 Una dichiarazione destinata a far esplodere un dibattito accesissimo all’interno del centrodestra italiano! Roberto Jonghi Lavarini, figura storica della destra identitaria, ha diffuso una nota infuocata in cui attacca frontalmente il mito degli Stati Uniti e del capitalismo occidentale! “Io del Fascismo ho un’opinione storica largamente positiva, come un terzo degli italiani, ma non sono un nostalgico, bensì un patriota futurista!”, si legge nel comunicato ufficiale. Jonghi Lavarini non usa mezzi termini e demolisce il modello americano: “È la sedicente democrazia liberal-capitalista angloamericana ad essere vecchia, superata e totalmente estranea alla nostra civiltà europea, greca, latina e cristiana!”. Per l’esponente politico, i veri valori della Destra odierna (come la sovranità nazionale e la giustizia sociale portati avanti da Futuro Nazionale) non hanno nulla a che vedere con il liberalismo americano. E poi, il durissimo attacco finale contro la politica estera: “Basta con questa tragicomica sudditanza psicologica verso gli USA, che ci trattano ancora come una loro colonia! Vogliamo un nostro modello di sviluppo italiano ed europeo: vogliamo essere amici di tutti, ma non SERVI E SCIUSCIÀ DI NESSUNO!”. Una presa di posizione fortissima in difesa dell’indipendenza nazionale dell’Italia! Leggi tutte le sue dichiarazioni integrali nel nostro articolo! 👇 🏛️ Voi cosa ne pensate delle parole di Jonghi Lavarini? È ora che l’Italia smetta di prendere ordini dall’estero per tornare a essere padrona a casa propria?

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Roberto Jonghi Lavarini

Redazione – Nel grande calderone del centrodestra italiano e della galassia conservatrice, il dibattito sull’identità, sulle radici storiche e, soprattutto, sul posizionamento geopolitico internazionale della nostra Nazione sta raggiungendo temperature letteralmente incandescenti. A gettare una pesantissima tanica di benzina sul fuoco delle discussioni politiche di questa fine estate è Roberto Jonghi Lavarini, figura storica e sempre divisiva della destra radicale e identitaria milanese, che attraverso una dura e inequivocabile nota ufficiale ha lanciato un attacco frontale contro quella che lui definisce senza mezzi termini una inaccettabile “sudditanza psicologica nei confronti degli Stati Uniti d’America”.

“Non sono un nostalgico, ma un vero patriota futurista”

La dichiarazione di Jonghi Lavarini parte da una premessa storica estremamente netta e polemica, destinata a far saltare sulle sedie i benpensanti del politicamente corretto. Nel testo diffuso alla stampa, l’esponente politico rivendica apertamente e orgogliosamente la sua visione del passato: «Io, che del Fascismo ho sempre avuto una opinione storica largamente positiva, esattamente come accade per almeno un terzo degli italiani, non sono affatto da considerarsi un nostalgico, ma un vero e proprio patriota futurista».
Una distinzione, quella tra “nostalgia” (che guarda passivamente al passato) e “futurismo” (che usa le radici per slanciarsi verso il domani), che rappresenta il vero cuore pulsante del manifesto politico di Jonghi Lavarini, il quale ribalta clamorosamente le accuse rivoltegli dai detrattori.

L’attacco alla democrazia liberal-capitalista angloamericana

Il bersaglio grosso dell’invettiva non è la sinistra italiana, bensì il modello occidentale a trazione atlantista, spesso osannato anche da ampie fette del centrodestra moderato. Secondo le parole inequivocabili di Roberto Jonghi Lavarini, il vero problema della nostra epoca è il modello d’Oltreoceano: «Al contrario di ciò che ci vogliono far credere, è proprio la sedicente democrazia liberal-capitalista di matrice angloamericana ad essere ormai vecchia, superata ed estranea in tutto e per tutto alla nostra millenaria civiltà europea (che è greca, latina, germanica) e cristiana».
Un rifiuto netto e categorico dell’americanizzazione della società, del consumismo sfrenato e di quel capitalismo finanziario che sradica i popoli dalle loro tradizioni religiose e culturali più profonde.

“Sovranità e giustizia sociale hanno radici europee”

Jonghi Lavarini entra poi nel merito dei concetti politici che oggi guidano i movimenti identitari, rivendicandone la precisa paternità ideologica a dispetto della narrazione dominante. «Ed i concetti basici e fondamentali delle “destre contemporanee” e del movimento Futuro Nazionale, ovvero la sovranità nazionale e la giustizia sociale, sono di chiara e innegabile origine “fascista” europea, non derivano certo dal pensiero liberale americano».
Una rivendicazione fortissima, che mira a ricollocare l’asse politico della Destra italiana nel cuore del Vecchio Continente, rifiutando l’etichetta di “conservatori all’americana” e riabbracciando invece la dottrina sociale europea.

“Non siamo colonie degli Usa: basta fare gli sciuscià”

Ma la conclusione della nota ufficiale è un vero e proprio boato geopolitico, un grido di indipendenza che scuote i palazzi della diplomazia atlantica. Jonghi Lavarini tuona contro l’atteggiamento passivo dei nostri governi nei confronti di Washington: «Basta con questa tragicomica sudditanza psicologica nei confronti degli USA, che ancora oggi ci considerano e ci trattano sfacciatamente come se fossimo una loro colonia! Noi vogliamo un nostro specifico modello di sviluppo, che sia squisitamente italiano ed europeo. Vogliamo essere liberamente noi stessi: amici di tutti, ma non servi e “sciuscià” di nessuno».
Parole durissime, firmate in calce da Roberto Jonghi Lavarini, che aprono ufficialmente un fronte di scontro ideologico accesissimo: da una parte chi, a destra, guarda a Elon Musk, agli USA e al liberismo come faro del futuro; dall’altra chi, rivendicando l’anima sociale ed europea, pretende un’Italia fiera, sovrana e finalmente slegata dalle catene atlantiche.

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Politica

Politica, terremoto nel movimento di Vannacci: i Paracadutisti della Brianza lasciano «Futuro Nazionale», strappo sulla meritocrazia

Politica, terremoto nel movimento di Vannacci: i Paracadutisti della Brianza lasciano «Futuro Nazionale» 👇

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Paracadutisti

Monza e Brianza – Un terremoto politico e identitario scuote le fondamenta dell’area politica che fa riferimento al Generale Roberto Vannacci. Con una presa di posizione ufficiale, netta e priva di margini di ricucitura, il Gruppo Indipendente di Corpi Speciali e Paracadutisti della Brianza ha annunciato la propria decisione irrevocabile di interrompere ogni forma di collaborazione e di uscire formalmente da «Futuro Nazionale», il movimento d’opinione e azione politica nato per dare voce e struttura organizzativa ai sostenitori dell’europarlamentare ed ex comandante del reggimento d’assalto Col Moschin e della brigata Folgore.

La notizia rappresenta uno strappo doloroso e inaspettato, soprattutto perché colpisce al cuore quel nucleo duro di militari in congedo, incursori e reduci dei reparti scelti che avevano visto nella discesa in campo del Generale una bandiera di riscatto morale contro i compromessi della politica tradizionale. Ma le divergenze maturate sul territorio lombardo hanno trasformato l’entusiasmo iniziale in una profonda delusione, culminata con l’addio pubblico.

Le ragioni dell’addio: «Principi traditi e frattura con i vertici»

Nel comunicato diffuso dal sodalizio brianzolo, la scelta di abbandonare il movimento viene definita come un passo sofferto, meditato a lungo ma ormai non più procrastinabile. Alla base del divorzio vi è la constatazione amara del venire meno di quei valori fondanti di lealtà, trasparenza e cameratismo che avevano costituito la premessa per la nascita del sodalizio. Secondo i paracadutisti e gli operatori dei corpi speciali della Brianza, l’evoluzione interna di Futuro Nazionale ha progressivamente allontanato la dirigenza dalle istanze della base, creando un solco insormontabile tra le parole d’ordine della campagna elettorale e la gestione concreta delle sezioni locali.

Il documento punta l’indice contro la gestione verticistica impressa dai quadri dirigenti, accusati di aver tradito lo spirito originario dell’associazione per cedere alle medesime dinamiche di palazzo che il Generale Vannacci ha sempre dichiarato pubblicamente di voler combattere. Una contestazione che pesa come un macigno, perché proviene da uomini abituati alla disciplina militare e alla rigorosa corrispondenza tra i principi proclamati e le azioni sul campo.

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POLITICA & ATTUALITÀ

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Il nodo della meritocrazia e lo scontro sulle nomine territoriali

Il cuore del contenzioso risiede nella mancata applicazione della meritocrazia, sbandierata come cardine del progetto ma disattesa nei fatti. Nel comunicato si legge senza mezzi termini: «Nonostante le rassicurazioni iniziali su una gestione basata sul valore, sull’impegno e sul merito individuale, la struttura di Futuro Nazionale ha dimostrato nei fatti di premiare logiche differenti rispetto a chi lavora quotidianamente con dedizione e spirito di servizio». Un’accusa esplicita di favoritismo e di calcoli correntizi che avrebbe mortificato chi ha garantito presenza costante, sacrifici logistici e mobilitazione militante nelle province lombarde.

L’uscita di scena si conclude con un messaggio che unisce distacco formale e sarcasmo politico: «Auguriamo comunque buon lavoro a Lele Petrucci», figura apicale e coordinatore di spicco della compagine vannacciana. Un commiato che lascia intendere come le frizioni con la gestione operativa delle deleghe e l’accentramento decisionale siano stati il detonatore definitivo per una rottura che covava sotto la cenere già da diverse settimane.

L’impatto sul radicamento di Futuro Nazionale al Nord

Lo strappo del Gruppo Indipendente di Corpi Speciali e Paracadutisti della Brianza non è una semplice scaramuccia locale, ma un campanello d’allarme strategico per le ambizioni future del Generale Vannacci. La Brianza e la Lombardia rappresentano da sempre il bacino elettorale ed economico più solido del Paese, e perdere l’appoggio organico del mondo dei paracadutisti – da sempre la guardia d’onore e la spina dorsale simbolica dell’ufficiale – rischia di indebolire la capacità di penetrazione del movimento proprio nel momento in cui si cerca di consolidare una rete capillare alternativa o parallela alla Lega.

Resta ora da capire quale sarà la reazione dei vertici nazionali di Futuro Nazionale e se il Generale interverrà in prima persona per arginare l’emorragia di consensi tra i suoi fedelissimi della prima ora. Quel che appare certo è che la transizione da fenomeno editoriale e d’opinione a forza politica strutturata si sta rivelando irta di ostacoli, e il primo fronte caldo si è aperto proprio nella roccaforte del Nord.

A cura della Redazione Politica e Territorio di Cavaliere News

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Comunali Roma, Pomarici (Futuro Nazionale): «Presto il nostro candidato per il Campidoglio, senza di noi il centrodestra non vince»

Comunali Roma, Pomarici (Futuro Nazionale): «Presto il candidato per il Campidoglio, il centrodestra senza di noi non vince» 👇

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Pomarici (Futuro Nazionale)

Roma – I motori della politica capitolina sono ufficialmente accesi e la corsa per la guida di Palazzo Senatorio si arricchisce di un protagonista destinato a sparigliare gli equilibri della coalizione. A margine della partecipata manifestazione di protesta contro la giunta del sindaco Roberto Gualtieri, svoltasi ai piedi del Campidoglio, è stato Marco Pomarici, responsabile per la Regione Lazio di Futuro Nazionale (il movimento politico fondato dal generale Roberto Vannacci), a lanciare la sfida per le prossime elezioni amministrative di Roma.

Un intervento perentorio che rivendica il radicamento del movimento nelle periferie e avverte gli alleati tradizionali sulla necessità di una convergenza programmatica solida: senza il consenso e l’energia civica di Futuro Nazionale, la conquista del Campidoglio da parte del centrodestra rimarrà un miraggio per l’intero territorio metropolitano.

«A breve il nome per il Campidoglio e liste pronte in tutti i Municipi»

«Stiamo lavorando alacremente al candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative a Roma – ha dichiarato Marco Pomarici –. Stiamo strutturando con precisione e qualità le liste sia nei quindici municipi della Capitale, sia per l’Assemblea Capitolina. Roma è nel nostro cuore: lavoreremo senza sosta per ridare decoro e sicurezza alla Capitale d’Italia. Il nome del nostro candidato per la carica di primo cittadino arriverà molto presto».

Pomarici ha posto l’accento sulla frattura sociale tra il centro storico e i quartieri più esterni: «Le periferie, che rappresentano il cuore pulsante e operoso della nostra città, sono state letteralmente abbandonate dal centrosinistra di Gualtieri e noi siamo scesi in piazza per dare voce alla rabbia e alle speranze dei cittadini dimenticati».

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
POLITICA & ATTUALITÀ

Il coraggio vince. Vita e valori di un generale – Roberto Vannacci

L’autobiografia bestseller del generale Roberto Vannacci edita da Piemme: il percorso militare, le missioni operative, i principi morali e la visione della società italiana.

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L’avviso agli alleati: «La nostra casa è il centrodestra, ma senza FNV non si vince»

Il dirigente laziale ha infine chiarito la collocazione e il peso strategico della forza politica ispirata da Vannacci nel mosaico delle prossime consultazioni:

«Abbiamo rivendicato con assoluta coerenza, soprattutto in quest’ultimo periodo, che la nostra collocazione naturale e la nostra casa è il centrodestra. Tuttavia, il centrodestra dovrà comprendere lucidamente che senza Futuro Nazionale non sarà possibile vincere e strappare Roma alla sinistra. Noi siamo determinati, strutturati e assolutamente a disposizione della città».

Un messaggio inequivocabile recapitato ai tavoli delle forze politiche nazionali e regionali: la partita per Roma è aperta e Futuro Nazionale è pronta a recitare un ruolo di primo piano.

A cura di Monica Macchioni – Redazione Politica di Cavaliere News

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Politica

Vannacci a caccia della «manosfera», scoppia il caso su Politico: l’ex ideologo Luca Sforzini lo demolisce sul «patriarcato mediterraneo» e la Siracusano insorge

Scoppia il caso Vannacci su Politico: l’ex ideologo Luca Sforzini attacca sul «patriarcato mediterraneo», la Siracusano insorge e Giorgia Meloni si trova al bivio elettorale 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – Dalle trincee dell’esercito alle arene infuocate della politica nazionale, passando per i circuiti sotterranei del web e i codici digitali della cosiddetta “manosfera”. Il generale ed europarlamentare Roberto Vannacci finisce al centro di una deflagrante inchiesta internazionale pubblicata dal quotidiano statunitense POLITICO, che viviseziona la sua strategia di proselitismo tra gli elettori maschi, i giovani disillusi e i militanti anti-woke. Una scalata che con la fondazione del movimento Futuro Nazionale – accreditato dai sondaggi attorno all’8% in vista delle prossime elezioni politiche – trasforma il generale da provocatore dei social a variabile impazzita capace di scuotere le fondamenta della coalizione guidata da Giorgia Meloni.

A rendere incandescente lo scenario politico è il durissimo scontro interno alla maggioranza, scaturito dopo la diffusione di immagini generate dall’Intelligenza Artificiale che ritraevano esponenti di primo piano del governo, tra cui la sottosegretaria di Forza Italia Matilde Siracusano. «È disgustoso pensare di manipolare l’immagine di una donna per una propaganda così deplorevole», ha tuonato la Siracusano ai microfoni di POLITICO. «Non credo che siamo mai scesi così in basso, soprattutto da parte di chi aspira a essere un leader politico nazionale».

La rottura con Luca Sforzini: «Il patriarcato mediterraneo è un inganno mostruoso»

Il passaggio più dirompente e clamoroso dell’inchiesta è l’intervento a cuore aperto di Luca Sforzini, ex ideologo della prima ora del generale ed eminenza grigia del pensiero identitario dal Castello di Castellar Ponzano, che ha sancito la rottura insanabile con il leader di Futuro Nazionale, svelandone i retroscena di marketing ideologico.

Nel mirino di Sforzini c’è il concetto cardine teorizzato dal manifesto vannacciano, redatto dal filosofo toscano Lorenzo Gasperini: la restaurazione del cosiddetto “patriarcato mediterraneo”, fondato sulla contrapposizione al femminismo, sull’opposizione alla legge sul femminicidio e sul ritorno all’ordine tradizionale.

«L’etichetta ‘Mediterraneo’ è stata una studiata e astuta trovata di marketing», ha rivelato Sforzini a POLITICO. «È esattamente come parlare della dieta mediterranea: la gente pensa al buon cibo italiano, alla mozzarella fresca, ai pomodori maturi, all’olio extravergine d’oliva. Il risultato è stato quello di camuffare un modello patriarcale arcaico – in cui gli uomini sono considerati superiori alle donne – dietro immagini bucoliche, rassicuranti e positive. È qualcosa di mostruoso», ha chiosato duramente l’ex ideologo.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
POLITICA & ATTUALITÀ ITALIANA

Il mondo al contrario – Roberto Vannacci

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La difesa di Pozzolo e l’accusa delle associazioni femministe

A difendere a spada tratta la linea del generale è il deputato Emanuele Pozzolo, fuoriuscito da Fratelli d’Italia e ora colonnello di Futuro Nazionale, secondo cui i giovani maschi occidentali sarebbero vittime di una progressiva castrazione sociale:

«Oggi qualsiasi approccio romantico rischia di essere etichettato come molestia, abuso o violenza», afferma Pozzolo. «Il nostro modello non predica affatto la supremazia maschile, ma mira all’opposto: recuperare i doveri, la responsabilità e la capacità di protezione che l’uomo deve esercitare verso la famiglia e la società, respingendo con fermezza ogni violenza fisica o coercitiva».

Di segno diametralmente opposto la condanna espressa da Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna, che definisce il programma politico di Vannacci come «un restaurativo ritorno alla supremazia del maschio alfa bianco cisgender, con la donna degradata al ruolo di ancella sottomessa».

Il dilemma di Palazzo Chigi: Vannacci risorsa o spina nel fianco per Meloni?

I dati demografici certificano che oltre il 62% dell’elettorato potenziale di Vannacci è composto da uomini, con un radicamento profondo tra operai, lavoratori autonomi e disoccupati. Come evidenzia l’accademica Federica Formato dell’Università di Brighton, l’estetica da legionario romano, i meme e l’ostentazione marziale puntano a capitalizzare il risentimento di una generazione maschile che si sente emarginata dai canoni culturali contemporanei.

Per la premier Giorgia Meloni si profila un dilemma tattico senza precedenti. Con la nuova legge elettorale che assegna il premio di maggioranza alle coalizioni che superano il 42% dei consensi, i voti di Futuro Nazionale potrebbero rivelarsi indispensabili per blindare il governo. Ma imbarcare formalmente il movimento dell’ex generale significherebbe legittimare una piattaforma identitaria radicale che rischia di logorare i rapporti con l’ala moderata di Forza Italia e con le cancellerie europee.

A cura della Redazione Politica di Cavaliere News

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