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La sanità lucana ritrova l’anima e difende i fragili: l’UGL Matera promuove la svolta di Latronico e spegne le polemiche sul ticket dei farmaci

Svolta storica nella sanità in Basilicata, il sindacato rompe il silenzio! 🏥🇮🇹 L’UGL Matera e il segretario Pino Giordano promuovono a pieni voti il piano di rilancio dell’assessore Cosimo Latronico per gli ospedali di Matera e Policoro: “Basta critiche a prescindere, finalmente c’è un cambio di passo che difende il lavoro e il territorio”. 🛑💊 Massima chiarezza anche sul nuovo ticket da 2,50 euro sui farmaci dal 1° settembre: “Nessun dramma, gli esenti, gli anziani e i malati cronici restano totalmente protetti. Chi ha meno deve ricevere di più!”. Leggi qui il resoconto completo e i dettagli del piano di tutele per i più fragili! 👇

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Corsia di Ospedale

Matera – Ci sono settori della vita pubblica in cui la gestione dei servizi non può essere ridotta a un mero calcolo di bilancio o a una fredda contabilità burocratica, ma deve configurarsi come un presidio di civiltà, un atto d’amore e di protezione verso le fasce più esposte della popolazione. La sanità in Basilicata, dopo un lungo e tormentato periodo caratterizzato da incertezze strutturali e dibattiti accesi sul rischio di ridimensionamento dei presìdi di periferia, si trova oggi di fronte a una svolta strategica cruciale. A tracciare un bilancio lucido, coraggioso e privo di preconcetti ideologici è Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera, che fotografa l’azione amministrativa impressa dall’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. Un intervento che, secondo la sigla sindacale, segna un netto e inequivocabile cambio di passo, rimettendo al centro della programmazione l’integrazione tra la rete ospedaliera, la medicina territoriale di prossimità e la dignità del lavoro sanitario.

“Dopo anni di preoccupante immobilismo, nella sanità lucana finalmente si vede una direzione precisa. L’assessore Latronico sta portando avanti una strategia lungimirante che mette insieme ospedali, sanità territoriale, servizi sociali, tutela delle fasce deboli e occupazione stabile. Come sindacato riteniamo doveroso e intellettualmente onesto riconoscerlo”, dichiara Pino Giordano. L’UGL sottolinea con evidente soddisfazione come due nodi vitali della sanità provinciale, Matera e Policoro, siano tornati al centro della pianificazione strategica. In particolare, per il presidio di Policoro si passa finalmente dalle logiche difensive contro i tagli a un concreto progetto di rilancio, valorizzazione e potenziamento delle prestazioni erogate, offrendo risposte certe a un bacino d’utenza che rivendica il diritto sacrosanto a una sanità d’eccellenza e vicina ai luoghi di vita quotidiana.

La quota di 2,50 euro sui farmaci: fare chiarezza per tutelare i malati cronici

La nota del sindacato affronta con estrema trasparenza e fermezza il delicato tema della quota di compartecipazione di 2,50 euro sui farmaci, in vigore a partire dal prossimo 1° settembre. Sul punto, Giordano spegne sul nascere le strumentalizzazioni politiche della vigilia: “Bisogna fare assoluta chiarezza nei confronti dei cittadini: questa quota non è un’invenzione estemporanea di Latronico, ma una scelta politica regionale obbligata. La Basilicata, del resto, è una delle ultime regioni d’Italia ad applicare una misura già presente e attiva da anni in gran parte del resto del Paese”. Ma l’aspetto fondamentale, spesso omesso dalle narrazioni di parte, riguarda la totale salvaguardia delle fasce protette.

Tutti i cittadini che rientrano nelle categorie di esenzione nazionali e regionali continueranno a essere interamente tutelati e non dovranno sborsare un solo centesimo. Il principio cardine dell’UGL resta netto e radicato nei valori della giustizia sociale: chi ha meno dal punto di vista economico e biologico deve essere protetto di più dallo Stato. Anziani, disabili, malati cronici, pazienti oncologici o affetti da malattie rare, famiglie in povertà e disoccupati devono trovare nella sanità pubblica uno scudo impenetrabile. Nessuna persona fragile o vulnerabile in Basilicata deve essere mai costretta a vivere il dramma contro natura di dover scegliere se curare la propria patologia o fare la spesa per arrivare dignitosamente alla fine del mese.

Valorizzare medici e infermieri per fermare la fuga dei giovani cervelli

Dietro l’efficienza di un reparto, di una sala operatoria o di un servizio di assistenza domiciliare integrata ci sono prima di tutto i lavoratori: medici in prima linea, infermieri professionali, operatori socio-sanitari (OSS), tecnici di laboratorio e personale amministrativo che ogni giorno, con sacrifici immensi, garantiscono la tenuta del sistema. Investire con trasparenza nella sanità pubblica significa, per l’UGL, difendere l’occupazione qualificata, valorizzare le competenze interne e bloccare la drammatica emorragia di giovani professionisti verso le strutture del nord Italia o dell’estero. Matera e la sua provincia devono diventare attrattive, trasformando le risorse stanziate in un volano di sviluppo economico e di lavoro dignitoso per il territorio.

“Come UGL continueremo a vigilare in modo rigoroso, monitorando ogni singola delibera e chiedendo risultati concreti e misurabili sul campo. Non facciamo sconti a nessuno e saremo i primi a denunciare se qualcosa non dovesse funzionare nell’erogazione dei servizi”, conclude con determinazione Pino Giordano. Fare sindacato in modo moderno e maturo significa abbandonare la cultura della critica sterile e del no a prescindere, per farsi forza propositiva, capace di accompagnare e sostenere le scelte utili al bene comune delle nostre comunità locali. La sfida per una sanità lucana più forte, trasparente e solidale è appena iniziata, e l’UGL è pronta a fare la sua parte per garantire diritti, tutele e futuro a tutti i cittadini.

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CallMat Matera, stop ai licenziamenti e fine della solidarietà: TIM proroga le commesse ma i sindacati avvertono: «Vertenza ancora aperta»

CallMat Matera, stop ai licenziamenti e fine della solidarietà: TIM proroga le commesse ma la vertenza resta aperta 👇

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Callmat Matera

Matera – Una boccata d’ossigeno attesa da mesi che allontana lo spettro del baratro occupazionale per centinaia di famiglie lucane, ma che non cancella le ombre e le incertezze che continuano a gravare sul futuro del settore delle telecomunicazioni. Nella mattinata di oggi, venerdì 23 ottobre 2026, il vertice d’urgenza svoltosi tra le Segreterie regionali di SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL e UGL Telecomunicazioni, le RSA aziendali e i vertici di CallMat ha sancito una svolta fondamentale: l’azienda ha confermato la formale disponibilità del committente TIM a garantire la prosecuzione e la proroga dei volumi di attività affidati alla sede di Matera, assicurando la copertura operativa almeno per l’intero primo semestre del 2027.

L’annuncio comporta due conseguenze di straordinario rilievo per la tenuta sociale ed economica del nostro territorio: l’immediato congelamento della procedura di licenziamento collettivo precedentemente minacciata dall’azienda e la cessazione definitiva, a decorrere dal prossimo 1° novembre, dei contratti di solidarietà, permettendo alle lavoratrici e ai lavoratori di tornare al cento per cento dell’orario di lavoro ordinario.

La vittoria della mobilitazione operaia: sventato il baratro occupazionale

Le organizzazioni sindacali e i delegati interni hanno accolto con legittima soddisfazione il risultato strappato al tavolo negoziale, definendolo il frutto tangibile e prezioso della dura mobilitazione portata avanti in questi mesi dal personale di contrada Timmari. Mesi di presidi sotto la pioggia, scioperi, cortei cittadini e assemblee infuocate hanno costretto i committenti e le istituzioni a non voltare lo sguardo dinanzi a un disastro sociale annunciato. È la vittoria della compattezza dei lavoratori, che non hanno mai smesso di lottare per la salvaguardia del proprio posto di lavoro, dimostrando una resilienza ammirevole.

Tuttavia, la cautela dei rappresentanti dei lavoratori resta massima. La proroga concessa dal colosso delle telecomunicazioni ha infatti il sapore di una tregua armata e non di una soluzione strutturale e definitiva. L’orizzonte temporale resta limitato alla metà del 2027 e le criticità di fondo del mercato del CRM-BPO (il comparto del customer care e della gestione dei servizi in outsourcing) permangono intatte, strette tra la contrazione dei margini di profitto, la spietata corsa al ribasso delle gare d’appalto e l’avvento pervasivo dei sistemi di intelligenza artificiale applicati all’assistenza clienti.

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LAVORO & SOCIETÀ

Il lavoro nel XXI secolo – Domenico De Masi

Il monumentale saggio edito da Einaudi: un’analisi profonda sulle trasformazioni dell’occupazione, lo smart working, le sfide dell’automazione e la necessità di difendere la dignità umana.

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Il nodo delle risorse ministeriali e l’attesa per il tavolo del 12 novembre

A destare forte apprensione tra i rappresentanti sindacali è il mancato sblocco delle misure economiche straordinarie promesse dalla politica: i fondi stanziati sia a livello della Regione Basilicata sia attraverso i canali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per favorire la riqualificazione e la stabilizzazione del sito non hanno ancora trovato concreta attuazione amministrativa. Da qui l’appello accorato lanciato dalle sigle: «Non possiamo consentire che questa proroga si trasformi in un semplice rinvio del problema. Il tempo faticosamente conquistato deve essere utilizzato dai governi locale e nazionale per costruire certezze durature, non per ritrovarci tra pochi mesi nell’ennesima emergenza disperata».

Tutti gli occhi sono ora puntati sull’attesissimo tavolo nazionale di settore convocato a Roma per il prossimo 12 novembre. In quella sede istituzionale le sigle confederali pretenderanno una sessione interamente dedicata alla vertenza CallMat, chiedendo clausole sociali blindate, garanzie sulla commessa TIM e l’inserimento di nuovi volumi di traffico da parte di altri committenti pubblici e privati.

Le richieste interne: ritorno allo smart working e sciopero dell’11 novembre

Nel corso dell’incontro odierno le delegazioni dei lavoratori non si sono limitate all’aspetto macroeconomico, ma hanno avanzato all’azienda richieste urgenti per migliorare le condizioni quotidiane di lavoro. In primis, è stato chiesto con forza il ripristino immediato e generalizzato del regime di smart working: una misura essenziale per abbattere i pesanti costi del carburante che gravano sui pendolari in un’epoca di inflazione galoppante. A ciò si affiancano istanze per una maggiore flessibilità nella fruizione dei permessi, nei cambi di riposo e nella gestione dei turni, indispensabili per garantire un dignitoso equilibrio tra impegni professionali e vita familiare.

La guardia, dunque, non si abbassa. In vista dello sciopero generale nazionale del comparto CRM-BPO programmato per il prossimo 11 novembre, i sindacati annunciano una grande giornata di mobilitazione territoriale a Matera. Il messaggio che si leva dalla città dei Sassi è per

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Dramma CallMat a Matera, 350 licenziamenti dal 1° novembre: sindacati all’attacco di TIM e Governo, «Basta proclami, il MIMIT apra subito il tavolo»

Allarme CallMat a Matera, 350 licenziamenti annunciati dal 1° novembre: sindacati contro TIM e Governo, richiesta urgente al MIMIT 👇

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Callmat matera

Matera – Il conto alla rovescia è drammaticamente agli sgoccioli e lo spettro del licenziamento di massa rischia di abbattersi con violenza inaudita su 350 famiglie lucane. Nella vertenza CallMat di Matera il tempo delle rassicurazioni verbali è scaduto: le segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni hanno lanciato un grido d’allarme congiunto denunciando una situazione insostenibile, mentre la direzione aziendale conferma l’invio delle lettere di recesso a partire da domenica 1° novembre 2026.

Una vera e propria bomba sociale per la città dei Sassi e per l’intero territorio lucano. Nonostante le dichiarazioni d’intenti e le aperture informali, a oggi non esiste alcun accordo vincolante capace di blindare l’occupazione, mentre la formale richiesta d’incontro urgente inoltrata dalle organizzazioni sindacali è rimasta clamorosamente priva di riscontro da parte dei vertici societari.

L’appello urgente al MIMIT e l’atto d’accusa contro TIM

I sindacati chiedono con forza al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) di rompere gli indugi e anticipare a strettissimo giro la convocazione del tavolo di crisi straordinario, senza attendere la data del 12 novembre, termine che sancirebbe il compimento dei licenziamenti a giochi ormai fatti. Un atto d’accusa perentorio che chiama in causa direttamente il committente principale:

«A TIM chiediamo di chiarire ufficialmente dove siano finiti i volumi di commessa precedentemente assegnati al sito di Matera, quali flussi operativi siano stati delocalizzati verso altre regioni e perché a pagare il prezzo di queste scelte debbano essere i lavoratori della Basilicata. Pretendiamo dati trasparenti, il rispetto della regolamentazione AGCOM e il congelamento immediato dei volumi fino alla conclusione formale della vertenza».

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DIRITTO & LAVORO

Codice del Lavoro e Tutele Occupazionali: Manuali e Strumenti per Lavoratori e Delegati

Testi normativi, rassegne giurisprudenziali e guide pratiche sulla gestione delle crisi aziendali, licenziamenti collettivi e ammortizzatori sociali.

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«Non vogliamo accompagnare 350 persone alla disoccupazione»

I rappresentanti sindacali territoriali – Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano – hanno ribadito con forza l’insufficienza di meri sussidi passivi:

«Gli ammortizzatori sociali non possono e non devono diventare la risposta definitiva al disimpegno industriale: noi non intendiamo accompagnare 350 persone verso il baratro della disoccupazione, pretendiamo la salvaguardia integrale dei posti di lavoro. Le sfide legate all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale nei contact center esigono investimenti seri, riqualificazione e una politica industriale mirata, non alibi per smantellare presidi strategici».

La solidarietà della Chiesa e le azioni legali in corso

La gravissima vertenza ha visto mobilitarsi anche la Chiesa locale: nei giorni scorsi una delegazione sindacale ha incontrato il Vescovo di Matera, Monsignor Benoni Ambarus, che ha espresso profonda vicinanza morale alle maestranze e preoccupazione per la tenuta del tessuto sociale.

Nel frattempo, il collegio dei legali delle organizzazioni sindacali sta passando al setaccio i contratti e le modalità operative di ripartizione dei carichi di lavoro di TIM, valutando ogni profilo di irregolarità, compresi eventuali estremi di interposizione illecita di manodopera. Il messaggio indirizzato alla Regione Basilicata e all’esecutivo nazionale è perentorio: senza garanzie scritte e impegni vincolanti entro il 1° novembre, la mobilitazione sindacale e civile paralizzerà la città.

A cura della Redazione Economia e Lavoro di Cavaliere News

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Stellantis Melfi, nuovo stop alla produzione il 22, 23 e 26 ottobre per carenza componenti. Allarme UGL: «Basta incertezze, servono investimenti certi per salvare fabbrica e indotto lucano»

Stellantis Melfi, nuova tegola sui lavoratori: produzione completamente ferma il 22, 23 e 26 ottobre per carenza componenti. Allarme rosso dell’UGL su cassa integrazione e tenuta dell’indotto lucano: «Basta incertezze, servono investimenti reali». Tutti i dettagli nell’articolo di Cavaliere News! 👇

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Stabilimento Stellantis di Melfi

Melfi – Si allunga nuovamente l’ombra della cassa integrazione e della paralisi produttiva su uno dei poli industriali più strategici e tecnologicamente avanzati dell’intero Mezzogiorno d’Italia. Lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza, si prepara ad affrontare una nuova e pesante battuta d’arresto delle proprie linee di montaggio. A causa di una persistente e cronica carenza di componenti essenziali lungo la catena di approvvigionamento internazionale, le attività produttive del sito lucano rimarranno totalmente sospese nelle giornate di giovedì 22, venerdì 23 e lunedì 26 ottobre 2026. Un blocco operativo su tre turni lavorativi che getta nello sconforto migliaia di tute blu e riaccende i riflettori sulla drammatica fragilità del comparto automotive nazionale.

L’ennesima fermata programmata non rappresenta un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce all’interno di una sequenza ormai logorante di “stop and go” che da mesi scandisce i ritmi dello stabilimento lucano, minando alla base la serenità economica e psicologica dei lavoratori e delle loro famiglie. A denunciare con toni di vibrante preoccupazione la gravità del momento è l’UGL Metalmeccanici Basilicata, che attraverso la voce della segretaria regionale Florence Costanzo ha sollevato un grido d’allarme sulle ripercussioni a lungo termine di questa continua instabilità. L’organizzazione sindacale chiede con forza che le generiche rassicurazioni verbali lascino spazio a impegni industriali vincolanti, verificabili e capaci di garantire la tenuta occupazionale dell’intera regione.

«Siamo profondamente preoccupati per il ripetersi sistematico delle fermate e per un quadro produttivo generale che continua a non offrire le necessarie certezze ai lavoratori e a tutta la comunità lucana. Non possiamo e non dobbiamo più considerare questi stop come episodi tecnici isolati o momentanei», ha evidenziato con fermezza Florence Costanzo. «Ogni singola interruzione delle linee incide pesantemente sull’organizzazione del lavoro, penalizza il reddito delle famiglie a causa del ricorso agli ammortizzatori sociali, vanifica la programmazione industriale a lungo termine e rischia di dare il colpo di grazia alla tenuta economica e finanziaria delle decine di aziende che compongono l’indotto locale».

La filiera dell’indotto al collasso: componentistica e logistica sull’orlo del baratro

Il timore più acuto espresso dalle rappresentanze dei lavoratori riguarda infatti la straordinaria capillarità dell’ecosistema produttivo che ruota attorno ai cancelli di Melfi. Se per i dipendenti diretti del gruppo automobilistico la cassa integrazione rappresenta comunque una rete di protezione, per le imprese dell’indotto — dalla componentistica stampata alla plastica, dai cablaggi elettrici ai servizi di logistica integrata e trasporti — ogni giornata di fermo dello stabilimento capofila si traduce in una perdita secca di fatturato insostenibile. Molte piccole e medie realtà del territorio lucano, nate e cresciute in simbiosi con l’impianto fin dalla sua inaugurazione negli anni Novanta, si trovano oggi sull’orlo del baratro, strozzate dal calo dei volumi e dall’impossibilità di pianificare investimenti a medio e lungo termine.

L’UGL Metalmeccanici ha ribadito che qualsiasi piano di rilancio non potrà dirsi credibile se non integrerà al proprio interno un patto di ferro per la salvaguardia dei fornitori locali. «Le fermate dello stabilimento principale si ripercuotono a cascata lungo tutta la filiera, mettendo sotto pressione competenze professionali di altissimo livello costruite in oltre tre decenni di sacrifici operativi», prosegue il sindacato. «È fondamentale che Stellantis definisca condizioni commerciali e temporali che consentano alle aziende dell’indotto di programmare le produzioni e salvaguardare fino all’ultimo posto di lavoro, evitando che la transizione ecologica si trasformi in una vera e propria desertificazione industriale del Mezzogiorno».

A complicare ulteriormente il quadro generale è l’incertezza che regna sovrana sui mercati europei, dove il rallentamento della domanda di vetture full-electric e le discussioni sui vincoli normativi comunitari stanno spingendo i vertici delle case automobilistiche a frenare sui programmi di espansione.

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Sergio Marchionne – Tommaso Ebhardt

La straordinaria e documentatissima biografia del manager che ha rivoluzionato il settore automobilistico mondiale, salvando la Fiat dal fallimento e guidando la trasformazione globale degli stabilimenti italiani tra cui Melfi. Un’analisi fondamentale sulle logiche industriali e la leadership d’impresa.

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La sfida europea e la richiesta di un tavolo urgente a Palazzo Chigi

Il sindacato lucano guarda con estrema attenzione anche al complesso dibattito in corso a Bruxelles sulla revisione del Green Deal e sulle scadenze relative allo stop ai motori a combustione interna per il 2035. Secondo l’UGL, le recenti aperture europee volte a introdurre maggiore flessibilità tecnologica e neutralità carbonica devono tradursi immediatamente in scelte industriali tangibili e allocate sul territorio italiano. Melfi possiede tutte le credenziali strutturali per ospitare la produzione di modelli ibridi e termici avanzati accanto ai veicoli a batteria previsti sulla nuova piattaforma STLA Medium, garantendo la saturazione degli impianti e l’azzeramento dei tempi morti.

«Chiediamo a Stellantis di fare finalmente chiarezza e di abbandonare le dichiarazioni di principio. Servono date precise, numeri incontrovertibili e investimenti verificabili», tuona la Costanzo. «La tenuta di un grande colosso manifatturiero non si misura con promesse a mezzo stampa, ma con il numero esatto delle vetture che escono dai cancelli, con le giornate effettivamente lavorate dagli operai, con l’avvio delle nuove linee e con la capacità di difendere l’occupazione. Melfi non può vivere con la clessidra alla gola, aspettando passivamente che decisioni calate dall’alto determinino la morte lenta del suo tessuto sociale».

Da qui l’appello perentorio rivolto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), affinché venga riconvocato con urgenza il tavolo nazionale dell’automotive con la presenza dei vertici aziendali e delle parti sociali. Il tempo delle attese è ormai scaduto: la Basilicata pretende risposte chiare per scongiurare un disimpegno industriale che lascerebbe ferite insanabili nel cuore del Mezzogiorno.

Un futuro che si costruisce con il lavoro: la mobilitazione continua

Nelle prossime ore l’UGL Metalmeccanici Basilicata proseguirà la propria azione di monitoraggio capillare all’interno dei reparti di Melfi e tra le aziende dell’indotto, pronta a concordare con i lavoratori le opportune forme di mobilitazione e sensibilizzazione pubblica qualora dal gruppo guidato da Carlos Tavares non dovessero pervenire rassicurazioni formali sul cronoprogramma dei nuovi modelli.

«Melfi non può affidare il proprio destino esclusivamente alle fluttuazioni congiunturali del mercato globale o ai labirinti burocratici dell’Unione Europea. Le grandi sfide della transizione ecologica devono diventare opportunità concrete di lavoro e di sviluppo per i nostri giovani», conclude la segretaria regionale Florence Costanzo. «Su questi risultati misureremo la serietà delle scelte aziendali. Difendere Melfi significa difendere il futuro produttivo di tutta l’Italia».

A cura della Redazione Economia e Lavoro di Cavaliere News

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