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Obiettivo Germania, l’ombra della guerra ibrida in Europa. L’analisi di Aldo Di Giovanni sui misteriosi attentati di Lipsia e Augusta

Bombe in Germania, droni fantasma contro la NATO e tracce di DNA: l’ombra della guerra ibrida in Europa! L’inquietante analisi investigativa di Aldo Di Giovanni 💣 🇩🇪 L’Europa è sotto attacco silenzioso? Quanto sta accadendo in Germania nelle ultime settimane sembra l’inizio di una vera e propria “Guerra Ibrida” fatta di sabotaggi, depistaggi e misteriosi ordigni inesplosi! Lo scorso 4 agosto l’aeroporto di Lipsia (snodo logistico vitale per il transito di armi della NATO verso Kiev) è stato attaccato da droni fantasma. E la notizia clamorosa di questa mattina è che una nuova bomba è esplosa danneggiando la stazione ferroviaria di Augusta (2 feriti)! La Germania accusa apertamente Mosca di questi attentati (e ha chiuso il consolato russo di Bonn per rappresaglia), ma la Russia nega categoricamente ogni coinvolgimento! A fare luce sulle pesantissime “zone d’ombra” di questi attacchi è il lucidissimo analista Aldo Di Giovanni. I dubbi investigativi sollevati sono clamorosi: perché i sofisticati sensori anti-drone dell’aeroporto tedesco non hanno rilevato i velivoli? Perché gli attentatori (ritenuti professionisti di alto livello) hanno utilizzato del vecchio esplosivo Hexogen al posto del più moderno C4, e perché l’innesco ha “casualmente” fatto cilecca? C’è stata scarsa preparazione tecnica degli esecutori o l’attentato DOVEVA fallire solo per “testare” le reazioni diplomatiche e le difese della NATO? Leggi tutti i segreti svelati e le domande scomode di questa torbida spy-story nel nostro articolo d’inchiesta! 👇 🕵️‍♂️ Voi cosa ne pensate di questo scenario da brividi? Si tratta davvero di provocazioni russe o, come suggerisce l’analista, bisogna chiedersi “a chi conviene” creare tutto questo caos in Europa in questo momento storico? Diteci la vostra nei commenti!

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Lipsia Aeroporto

Redazione  – Il cuore dell’Europa è sotto attacco, e le modalità operative impiegate per colpire la più grande potenza economica del Vecchio Continente suggeriscono che ci troviamo di fronte a un pericolosissimo e oscuro scenario di “guerra ibrida”. Nel mirino del terrore e del sabotaggio internazionale è finita la Germania, teatro nelle ultime settimane di una serie di inquietanti episodi di matrice esplosiva che stanno allertando tutte le cancellerie della NATO.
A fornire una lucidissima e spietata analisi di intelligence su quanto sta realmente accadendo sul suolo tedesco è l’esperto Aldo Di Giovanni, che solleva interrogativi pesantissimi sulle dinamiche tecniche e sui veri mandanti dei recenti attacchi terroristici.

Il mistero dell’aeroporto di Lipsia: un test per la NATO?

Il punto di partenza dell’analisi investigativa è quanto avvenuto lo scorso 4 agosto, quando l’aeroporto di Lipsia ha subito un attacco coordinato da parte di misteriosi droni. Lipsia non è uno scalo qualsiasi: si tratta di uno snodo logistico di fondamentale e strategica importanza per le operazioni militari della NATO, utilizzato costantemente per il delicato trasporto di equipaggiamento militare e civile in direzione di Kiev, in Ucraina.
«L’obiettivo di queste provocazioni», spiega chiaramente Aldo Di Giovanni, «è quello di testare le reazioni politiche e diplomatiche della Germania e dei suoi partner Europei, valutando i tempi e i modi delle eventuali contromisure prese dal Governo Tedesco».
La dinamica dell’attacco, tuttavia, presenta clamorose anomalie. Al momento dell’incursione, i giganteschi aerei cargo Antonov parcheggiati in pista erano inspiegabilmente vuoti. Ma il mistero più fitto riguarda la sicurezza dello scalo: «Come è possibile», si chiede l’esperto, «che il sofisticatissimo sistema di sensori antidrone, seppur perfettamente attivo nello scalo, stranamente non abbia rilevato l’arrivo dei velivoli?».

L’ordigno al plastico inesploso e la bomba di Augusta

A infittire ulteriormente la trama di quella che sembra un’operazione di spionaggio industriale e militare, c’è il ritrovamento, avvenuto successivamente nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Lipsia, di un ordigno esplosivo inesploso. La bomba era confezionata con circa 50 grammi di HEXOGEN (un potente esplosivo militare plastico) ed era dotata di un detonatore. L’esplosione non è avvenuta solo per un puro caso, a causa di un difetto tecnico dell’innesco.
A questa inquietante scoperta si aggiunge la notizia di cronaca di questa primissima mattina: una bomba ha gravemente danneggiato la stazione ferroviaria di Augusta, sempre in Germania, provocando due feriti, la chiusura dei binari e la paralisi del traffico ferroviario. Le autorità dell’intelligence tedesca stanno lavorando freneticamente in queste ore per valutare se ci sia una regia unica da collegare al caso di Lipsia.

Le domande scomode di Di Giovanni: Hexogen o C4?

Dal punto di vista diplomatico, la crisi è già esplosa in tutta la sua gravità. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha incassato l’immediata solidarietà del neo Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, e dei vertici dell’Unione Europea. La Germania ha puntato formalmente il dito contro Mosca, ordinando per rappresaglia la chiusura del consolato russo di Bonn e intensificando i controlli sulla cosiddetta “flotta ombra” di Putin (le navi mercantili non ufficiali che eludono le sanzioni). La Russia, dal canto suo, respinge con sdegno ogni accusa, negando categoricamente di essere il mandante degli attacchi.
Ma è proprio qui che si inserisce la sofisticata analisi tecnica di Aldo Di Giovanni. «Siamo di fronte alla chiara esecuzione di un attacco ibrido di altissimo livello organizzativo e di pianificazione», fa notare l’analista. «Tuttavia, bisogna valutare il tipo di esplosivo e indagarne la provenienza. Perché è stato utilizzato l’Hexogen e non il più moderno, diffuso e affidabile C4?».

Il mistero del fallimento: incompetenza o mossa voluta?

Le indagini sul campo hanno portato al recupero di alcune parti meccaniche di un velivolo e, dettaglio importantissimo, di tracce di DNA lasciate dagli attentatori. Di Giovanni pone quindi il quesito investigativo finale, quello più scomodo di tutti: «C’è da chiedersi: se l’organizzazione dell’attacco, come dimostra la tecnologia trovata sul posto, è di così alto livello tecnico e professionale, perché l’autore materiale dell’attentato non lo ha portato a compimento? Lo ha fatto volutamente o è fallito casualmente per la scarsa preparazione tecnica degli esecutori sul campo?».
In un contesto geopolitico così frammentato e pericoloso, trovare la verità è difficilissimo. «Solo approfondite indagini possono dire veramente chi è stato e chi ha mosso i fili nell’ombra», conclude Di Giovanni. «In questi casi, la primissima regola dell’intelligence è sempre la stessa: bisogna valutare chi ha il reale interesse geopolitico a creare tutto questo caos».

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Il ‘tradimento’ di Zelensky e le ombre dell’Iran: il calcolo politico di Trump tra elezioni e grandi potenze

“Io manterrei la pressione sulla Russia… Non ho fiducia in Putin”. Questa è la reazione di Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham, deceduto nel luglio scorso, e attualmente candidata al seggio del fratello in South Carolina. Graham ha preso le distanze dall’annuncio di Trump di sospendere le sanzioni previste da una legge approvata in larga misura grazie agli sforzi del fratello e dirette contro la Russia. Trump, però, ha deciso di agire in un modo che molti hanno interpretato come un tradimento nei confronti dell’Ucraina, Paese aggredito da Vladimir Putin in una guerra iniziata cinque anni fa.

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Zelensky

Redazione-  “Io manterrei la pressione sulla Russia… Non ho fiducia in Putin”. Questa è la reazione di Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham, deceduto nel luglio scorso, e attualmente candidata al seggio del fratello in South Carolina. Graham ha preso le distanze dall’annuncio di Trump di sospendere le sanzioni previste da una legge approvata in larga misura grazie agli sforzi del fratello e dirette contro la Russia. Trump, però, ha deciso di agire in un modo che molti hanno interpretato come un tradimento nei confronti dell’Ucraina, Paese aggredito da Vladimir Putin in una guerra iniziata cinque anni fa.

Graham deve molto a Trump perché l’endorsement del presidente alle primarie le ha spianato la strada verso la candidatura del Partito Repubblicano. Allo stesso tempo, riconosce che l’inquilino della Casa Bianca ha fatto una scelta impopolare, poiché una netta maggioranza degli americani approva il sostegno all’Ucraina. Anche il senatore Ted Cruz, repubblicano del Texas e grande sostenitore del presidente Usa, ha giudicato l’azione di Trump “uno sbaglio”. Molto più duri i democratici. Il senatore Richard Blumenthal del Connecticut ha dichiarato che Trump ha tradito Volodymyr Zelensky e si è schierato con Putin, “un teppista sanguinario”, accusato di crimini di guerra dalla Corte penale internazionale.

Trump, però, ha addossato la colpa della guerra a Zelensky, asserendo che avrebbe dovuto accettare un accordo. Senza l’assistenza Usa e quella europea, i russi sarebbero già in controllo dell’intera Ucraina. Trump ha inoltre dichiarato che l’America ha fatto moltissimo per gli ucraini e non ha ricevuto nulla in cambio. In una delle sue dichiarazioni più recenti, Trump ha persino attribuito la durata della guerra a un generale russo, che avrebbe dovuto conquistare Kiev in un batter d’occhio. Trump, a differenza degli alleati europei, non riconosce che l’Ucraina è stata aggredita e che l’aggressore è proprio Putin. Nel mondo di Trump, i forti hanno il potere di fare quello che vogliono e i deboli devono solamente accettarne le conseguenze.

L’eliminazione delle sanzioni e le vendite di gasolio russo non avranno grandi effetti positivi per i consumatori americani, che già attribuiscono gli aumenti dei prezzi alla guerra in Iran. In effetti, l’azione di Trump serve a distogliere l’attenzione dal problema che contribuisce in misura significativa al caro vita, un fattore che influenzerà le elezioni di midterm. Trump, però, è molto abile a spostare l’attenzione mediatica e, infatti, proprio in questi giorni si parla poco dell’Iran. Gli Usa e Israele avrebbero in programma altri attacchi all’Iran, ma le elezioni alle porte in entrambi i Paesi hanno frenato queste azioni militari, nonostante le incursioni degli Houthi, specialmente in Arabia Saudita. Il Dipartimento di Stato americano ha infatti ordinato ad alcuni diplomatici e alle loro famiglie di lasciare l’Arabia Saudita a causa degli attacchi quasi giornalieri contro aeroporti e pozzi di petrolio.

Gli americani, però, sembrano aver già maturato un’opinione, come confermano gli ultimissimi sondaggi: l’inquilino della Casa Bianca è impopolare e molti elettori associano i costi del caro vita e dei carburanti alla guerra in Iran. Ecco perché i candidati repubblicani fanno quasi di tutto per cercare di non identificarsi con il presidente, mentre i candidati democratici ne approfittano per richiamare l’attenzione degli elettori sulle sue responsabilità.

L’abbraccio di Trump a Putin e il “tradimento” di Zelensky non dovrebbero sorprendere. La politica del presidente Usa è spesso basata sui rapporti personali, che talvolta si intrecciano con i suoi affari. Sul piano personale, c’è da ricordare che Zelensky è stato al centro della vicenda che portò al primo impeachment di Trump. Nel 2019, durante il suo primo mandato, Trump promise in una telefonata al neoeletto presidente Zelensky di consegnargli le armi che gli erano state promesse. Trump chiese però a Zelensky un “favore”: iniziare un’indagine su potenziali legami con la corruzione di Joe Biden, il suo eventuale avversario nelle elezioni del 2020. Trump voleva creare un polverone sul candidato democratico, collegandolo al presunto tentativo di bloccare un’inchiesta in Ucraina per proteggere il figlio Hunter, che aveva legami con l’azienda Burisma. Una volta venuta alla luce la telefonata, il Congresso iniziò le indagini che condussero all’impeachment nel 2019, seguito nel 2020 dall’assoluzione di Trump al Senato.

Trump non dimentica, ma l’abbandono di Zelensky è dovuto anche alla sua visione politica, secondo cui i “piccoli” si devono piegare ai “forti”. I forti sono, per Trump, la Russia e la Cina. Putin avrebbe quindi già proposto un vertice tra i tre Paesi per discutere di relazioni internazionali, compresa la questione dell’Ucraina, senza la partecipazione di Zelensky. Un incontro fra questi tre “big” sarebbe una vittoria per Putin, anche perché la Russia verrebbe trattata come una potenza di pari livello rispetto a Stati Uniti e Cina. Il netto cambio di posizione di Trump nei confronti di Zelensky rappresenta un’ulteriore conferma dei dubbi sull’affidabilità americana agli occhi degli alleati tradizionali, costretti a prendere altre misure per la propria sicurezza.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Richard Bennett chiede di fermare i rimpatri degli afghani dall’Europa

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Richard Bennett

Redazione – Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Afghanistan, ha invitato i Paesi europei a fermare i rimpatri dei cittadini afghani verso luoghi in cui rischiano persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali.

Bennett ha sottolineato che gli Stati europei devono rispettare gli obblighi internazionali e non rimandare le persone in territori dove la loro vita e libertà potrebbero essere in pericolo. Ha inoltre espresso preoccupazione per l’intensificazione dei contatti tra l’Unione europea e i talebani, avvertendo che tali rapporti non devono contribuire a normalizzare le violazioni dei diritti umani, soprattutto la repressione delle donne e delle ragazze in Afghanistan.

L’appello arriva mentre la Germania ha ripreso i rimpatri di cittadini afghani e altri Paesi europei hanno avviato colloqui con i talebani per facilitare il ritorno delle persone prive di un regolare permesso di soggiorno. L’Unione europea ha definito questi contatti di natura tecnica, precisando che non costituiscono un riconoscimento ufficiale dei talebani.

Anche gli esperti delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Afghanistan, ribadendo l’obbligo di rispettare il principio di non-refoulement, che vieta di rimandare le persone in luoghi dove rischiano persecuzioni o gravi violazioni dei diritti fondamentali. Gli esperti hanno inoltre denunciato la grave situazione delle donne e delle ragazze, chiedendo maggiore attenzione ai rischi che gli afghani potrebbero affrontare in caso di rimpatrio.

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Afghanistan, la denuncia social della travel influencer: «Rifiutata negli hotel e senza diritti perché donna». Scoppia il caso sul «turismo talebano»

Afghanistan, lo sfogo virale della travel influencer neozelandese: «Negati hotel e permessi solo perché donna». La denuncia contro la censura e l’apartheid di genere 👇

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la denuncia social della travel influencer

Kabul – Il contrasto lacerante tra la maestosità mozzafiato dei paesaggi montani dell’Hindu Kush e l’abisso dei diritti umani calpestati quotidianamente. Il video-testimonianza diffuso sui canali social da una viaggiatrice e content creator neozelandese – nota su Instagram con il profilo @molsgonewild – ha riacceso i riflettori della comunità internazionale sulla condizione drammatica e intollerabile delle donne in Afghanistan, sotto il regime teocratico dei Talebani.

Attraverso una serie di filmati e testimonianze dirette raccolte durante il suo itinerario nel Paese, l’influencer ha denunciato gli ostacoli umilianti incontrati lungo il cammino per il solo fatto di appartenere al genere femminile: dal divieto assoluto di accedere autonomamente a strutture alberghiere fino all’impossibilità di pagare personalmente i permessi di viaggio rilasciati dai posti di blocco, negandole ogni forma di riconoscimento giuridico ed economico senza la mediazione di una figura maschile.

Oltre la cartolina esotica: la condanna dell’apartheid di genere

Il messaggio affidato dalla viaggiatrice alla rete è risuonato come un perentorio monito etico: «La bellezza sconfinata dell’Afghanistan e la straordinaria ospitalità della sua popolazione civile non devono in alcun modo diventare una cortina fumogena per dimenticare l’inferno e la cancellazione sistematica che le donne afghane subiscono ogni singolo giorno».

Una presa di posizione netta che si inserisce nel caldissimo dibattito sul cosiddetto “Taliban tourism”, ovvero il fenomeno controverso di blogger e creator occidentali che scelgono l’Afghanistan come meta di viaggi d’avventura, finendo spesso – consapevolmente o meno – per normalizzare l’immagine del regime fondamentalista e occultare l’apartheid di genere denunciato a più riprese dalle Nazioni Unite.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
LETTERATURA & DIRITTI DELLE DONNE

Mille splendidi soli – Khaled Hosseini

Il capolavoro letterario mondiale che racconta il coraggio, la sofferenza e la straordinaria resilienza delle donne afghane contro l’oppressione e la violenza della storia.

★★★★★
4.9 su 5
(oltre 18.500 recensioni)

Disponibile anche in versione audiolibro narrato su Audible. Iscriviti ad Amazon Prime con 30 giorni gratis per iniziare subito l’ascolto.

Dall’istruzione negata ai divieti negli spazi pubblici: l’isolamento di Kabul

Se per una cittadina straniera munita di passaporto occidentale le restrizioni si traducono in disagi burocratici e divieti alberghieri, per le donne afghane la realtà quotidiana è una prigione a cielo aperto. Dal ritorno al potere nell’agosto 2021, le autorità de facto di Kabul hanno smantellato sistematicamente ogni conquista civile faticosamente raggiunta nel ventennio precedente.

Alle ragazze è precluso l’accesso all’istruzione secondaria e universitaria, è vietato l’impiego nella maggior parte dei settori lavorativi e nelle organizzazioni non governative internazionali, ed è negata la frequentazione di parchi pubblici, palestre e saloni di bellezza. L’obbligo del velo integrale (burqa) e il divieto di viaggiare su lunghe distanze senza l’accompagnamento di un mahram (un tutore maschio della famiglia) hanno confinato un’intera generazione femminile tra le mura domestiche.

La responsabilità della narrazione digitale tra etica e censura

Pur trattandosi di un resoconto individuale non verificato in ogni singolo dettaglio da fonti indipendenti in loco – stante il rigido controllo esercitato dalle autorità talebane sull’informazione –, il video rilancia l’urgenza etica di non distogliere lo sguardo dall’Afghanistan.

La narrazione digitale dei social media non può ridursi a una vetrina di paesaggi pittoreschi quando, a pochi metri dall’obiettivo di uno smartphone, a milioni di madri, figlie e studentesse viene negato il diritto fondamentale alla voce, alla libertà e al futuro.

A cura della Redazione Esteri e Diritti Umani di Cavaliere News

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