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Esteri

Orrore a Ceuta: 17enne violenta quattro bambini di 10 anni nel centro d’accoglienza. La città è in guerra: “Polizia autorizzata a sparare”

L’orrore assoluto a Ceuta! Migrante stupra 4 bambini di 10 anni nel centro d’accoglienza! La città è in guerra: la Polizia è stata AUTORIZZATA A SPARARE! 🚨 😭 Ci sono notizie che ti spezzano il cuore e ti fanno salire una rabbia incontrollabile! A Ceuta, l’enclave spagnola invasa da 80mila persone a fine luglio, la situazione è ormai degenerata in una vera e propria guerra civile. Come riportato in queste ore da “Il Giornale”, un sedicente 17enne magrebino è stato arrestato dalla Polizia con l’accusa più raccapricciante: ha VIOLENTATO QUATTRO BAMBINI (due maschi e due femmine tra i 10 e gli 11 anni) all’interno del Centro d’accoglienza in cui erano ospitati! Gli altri migranti se ne sono accorti, lo hanno riempito di botte e lo hanno consegnato alla Polizia, ma il terrore degli inquirenti è che i bambini abusati siano molti di più! Il Sindaco di Ceuta è disperato: “Quando si ammassano 9.000 persone senza alcun controllo in queste condizioni, a pagare il prezzo di questa insicurezza sono sempre i più deboli e vulnerabili!”. L’anarchia e la violenza in città hanno raggiunto un livello talmente folle e pericoloso che lo Stato ha dovuto prendere una decisione estrema, da vera ZONA DI GUERRA: le Forze dell’Ordine da oggi sono AUTORIZZATE AD USARE LE ARMI DA FUOCO! A tutte le pattuglie sono stati distribuiti fucili e pistole cariche per difendere i cittadini e la propria vita dalle aggressioni! Leggi l’agghiacciante resoconto nel nostro articolo! 👇 🛑 È questa l’accoglienza e l’integrazione senza regole che l’Europa ci vuole imporre? Fino a che punto dovremo assistere alla distruzione delle nostre città e alla violazione dei nostri bambini prima che la politica intervenga davvero? Scrivete tutta la vostra indignazione nei commenti!

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Migranti , Ceuta

Ceuta– Esiste un punto di non ritorno, una linea rossa invalicabile oltre la quale l’emergenza politica e logistica si trasforma in puro, indicibile orrore criminale. E quel confine, purtroppo, è stato appena spazzato via nel peggiore dei modi possibili. Se a qualcuno non fosse ancora del tutto chiaro in quale voragine infernale sia sprofondata Ceuta (l’enclave spagnola in Nord Africa presa d’assalto dai flussi migratori), le notizie che rimbalzano in queste ore dalla penisola iberica restituiscono la fotografia agghiacciante di una città ormai totalmente fuori controllo, abbandata a se stessa e sprofondata nella barbarie.
Come giustamente e puntualmente riportato in queste ore da ilgiornale.it, la cronaca nera ci consegna un crimine così abietto da far gelare il sangue nelle vene: un sedicente 17enne di origine magrebina (giunto in Spagna durante la massiccia e devastante “invasione” di fine luglio) è stato arrestato dalla Policia Nacional. L’accusa che pende sulla sua testa è la più infamante e imperdonabile che la mente umana possa concepire: aver compiuto ripetute violenze sessuali ai danni di quattro bambini innocenti, due maschietti e due femminucce, di un’età compresa tra i 10 e gli 11 anni.

Il mostro nel centro d’accoglienza: l’inferno di El Príncipe

Gli episodi di inaudita violenza si sarebbero verificati all’interno del Centro Piniers, situato nel famigerato quartiere di El Príncipe. Una struttura che era stata allestita in fretta e furia dalle autorità per cercare di fare fronte all’emergenza umanitaria, ma che si è trasformata in una vera e propria trappola mortale per i più piccoli.
Secondo le prime, drammatiche ricostruzioni, i fatti si sarebbero consumati durante le prime due settimane di agosto. A far scattare l’allarme non sono stati i controlli (evidentemente assenti o inefficaci) della sicurezza, ma gli stessi migranti residenti nel centro. Accortisi dell’orrore che si stava consumando ai danni delle piccole vittime, gli ospiti della struttura hanno prima picchiato selvaggiamente l’aggressore magrebino, per poi consegnarlo alle autorità.
Oggi le delicatissime indagini sono affidate alla Unidad de Atención a la Familia y a la Mujer (UFAM), che mantiene il massimo e doveroso riserbo per tutelare l’identità e la fragilissima psiche dei bambini abusati. Ma il terrore degli inquirenti è che il mostro possa aver colpito ancora: in un contesto di anarchia assoluta, con oltre 9.000 migranti ammassati in condizioni critiche, non si esclude affatto che il numero delle giovanissime vittime possa tragicamente salire nelle prossime ore.

La disperazione del Sindaco: “Pagano i più vulnerabili”

Davanti a questa immane tragedia che ha distrutto per sempre la vita di quattro bambini, risuonano come un macigno le parole del sindaco-presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas. Una deriva, quella della violenza, che il Primo Cittadino aveva disperatamente denunciato e previsto fin dai primissimi momenti della crisi.
Vivas è tornato a ribadire la totale e assoluta insostenibilità della situazione locale, puntando il dito contro le politiche nazionali di accoglienza indiscriminata: «L’assenza di un reale controllo dei flussi migratori e il sovraffollamento indiscriminato nei centri finiscono inevitabilmente per generare contesti di gravissima insicurezza», ha denunciato il Sindaco, aggiungendo una dolorosissima verità: «Alla fine, in questo caos, a pagare il prezzo più alto sono sempre le fasce più deboli e vulnerabili». I bambini, appunto.

Stato d’assedio: le Forze dell’Ordine autorizzate a sparare

L’abominio di El Príncipe è solo la punta dell’iceberg di una città che ormai vive in uno stato di guerra civile non dichiarata. L’esasperazione della popolazione, le continue risse, le aggressioni e i tentativi di assalto ai centri di permanenza hanno spinto le autorità a prendere una decisione che fa rabbrividire, certificando il collasso dell’ordine pubblico europeo: le forze dell’ordine spagnole sono state ufficialmente autorizzate a utilizzare le armi da fuoco per difendere la propria vita e quella dei cittadini.
Come rilanciato e sottolineato anche dai reportage de ilgiornale.it, a fronte del progressivo e inarrestabile incremento dello stato di tensione a Ceuta, l’autorità competente ha infatti disposto l’assegnazione e l’uso di armi da fuoco a titolo di autotutela per tutti gli effettivi schierati sul campo. «Sono stati distribuiti i fucili in dotazione e le pistole per ciascuna pattuglia», ha spiegato gelidamente il presidente dell’Associazione di Truppa e Marina Spagnola, Marco Antonio Gómez.
Oggi Ceuta non è più soltanto l’epicentro di una crisi migratoria. È diventata una vera e propria trincea militarizzata dove l’innocenza viene stuprata, lo Stato arretra e la polizia è costretta a girare con il colpo in canna per sopravvivere.

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Esteri

“Se affonda Ceuta, crolla l’Europa”. Il terrore nell’exclave spagnola invasa: uno stupro al giorno, arrestato un marocchino per violenza su una 16enne

“Ceuta NON SI ARRENDE! Ma se affonda la nostra Città, AFFONDA L’EUROPA INTERA!”. Il grido disperato contro l’invasione! 🇪🇸 🛑 Un incubo a occhi aperti fatto di violenze, stupri e paura quotidiana! Quello che sta accadendo a Ceuta (la famosissima exclave spagnola situata in territorio marocchino) è un vero e proprio disastro sociale e umanitario! Dopo l’anomala e massiccia ondata migratoria dello scorso luglio, la piccola città europea è letteralmente sotto assedio! Oggi hanno riaperto le scuole, ma sui volti dei genitori e dei bambini c’era solo il TERRORRE. Le misure di sicurezza sono state potenziate e moltissimi bambini sono stati addirittura “esiliati” nel continente per paura che girassero per strada! Le spiagge sono invase da accampamenti abusivi, ma l’orrore più grande riguarda i crimini atroci contro le donne: i dati ufficiali parlano di UN’AGGRESSIONE SESSUALE AL GIORNO a partire da fine estate! Proprio nelle scorse ore, un migrante marocchino è stato braccato dalla Polizia e sbattuto in carcere con la gravissima accusa di aver stuprato brutalmente una ragazzina di soli 16 anni nel quartiere di “El Principe”! Di fronte a questa catastrofe totale, il Presidente di Ceuta (Juan Jesus Vivas) è volato a Bruxelles, al Parlamento Europeo, e ha puntato il dito contro il Marocco, accusandolo di “complicità” nell’invasione! “Non ci arrenderemo mai!” ha tuonato il Presidente, avvertendo le istituzioni di Bruxelles con una frase pesantissima: “Vi conviene difendere i nostri confini… perché se affonda Ceuta, affonda la Spagna e crolla l’Europa intera!”. Leggi i dati della Polizia e il dramma dei cittadini nel nostro approfondimento esclusivo di politica internazionale! 👇 🗣️ A vostro parere ha ragione il Presidente di Ceuta? L’Unione Europea dovrebbe usare la “mano di ferro” e schierare l’esercito per difendere i propri confini da queste ondate migratorie totalmente incontrollate che generano orrore e violenze? Diteci la vostra opinione senza filtri nei commenti e condividete questa notizia!

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Ceuta, migranti

Ceuta – Ci sono confini geografici che, sulla carta, sembrano lontanissimi dalle nostre case, ma che in realtà rappresentano la trincea di difesa dell’intera civiltà europea. E in questo momento, l’avamposto spagnolo di Ceuta (la celebre exclave situata in territorio marocchino) sta vivendo un vero e proprio incubo a occhi aperti.
Oggi, in un clima surreale e tesissimo, sono riaperte ufficialmente le scuole locali. Ma sui volti delle madri, dei padri e dei bambini non c’era l’abituale sorriso del primo giorno di lezione, bensì il marchio indelebile del terrore. Dopo la spaventosa e incontrollata ondata migratoria del mese di luglio, la città è di fatto sotto assedio. Le misure di sicurezza intorno agli edifici scolastici sono state potenziate ai massimi livelli per cercare di placare un’angoscia collettiva ormai insostenibile.

Un’estate rubata: spiagge occupate e bambini chiusi in casa

Il racconto dell’estate appena trascorsa a Ceuta ha i contorni drammatici di uno scenario di guerra civile. Per intere settimane, migliaia di famiglie sono state letteralmente costrette a barricarsi in casa. Moltissimi genitori, disperati per i gravissimi rischi di sicurezza derivanti dalla massiccia e sregolata presenza di migranti sbandati per le strade, hanno dovuto “esiliare” i propri figli mandandoli dai parenti nel continente spagnolo.
Chi è rimasto intrappolato in città ha perso il diritto alla spensieratezza. Perfino i luoghi sacri dell’estate, come le spiagge libere e i parchi, sono diventati inaccessibili, trasformandosi in immensi accampamenti abusivi occupati dai migranti. Ma il vero orrore di questa invasione silenziosa ha un volto ancora più oscuro e abominevole: quello della violenza di genere.

Il bollettino dell’orrore: uno stupro al giorno

I dati ufficiali forniti dalle autorità spagnole fanno letteralmente gelare il sangue nelle vene. A partire dal 31 luglio, la piccola exclave ha dovuto fare i conti con un’esplosione di violenze sessuali senza precedenti nella storia recente. Le statistiche parlano di una media agghiacciante: quasi un’aggressione sessuale al giorno.
Il numero degli stupri denunciati oscilla tra i 25 e i 35 casi accertati, senza ovviamente contare l’oscuro “sommerso” di tutte quelle donne e ragazze che, per vergogna o terrore di ritorsioni, non hanno avuto la forza di rivolgersi alla polizia. E tra le vittime innocenti di questa brutalità ci sono anche giovanissime minorenni.

L’ultimo caso: arrestato un marocchino per lo stupro di una 16enne

La goccia che ha fatto traboccare il già colmo vaso dell’indignazione spagnola è arrivata proprio nelle scorse ore. Un giudice di Ceuta ha infatti disposto il carcere preventivo per un migrante marocchino accusato della brutale aggressione sessuale ai danni di una ragazzina di soli 16 anni.
L’orrore si è consumato nel quartiere di El Principe, una delle zone che sta maggiormente subendo la pressione migratoria. Subito dopo la denuncia disperata presentata dai genitori della minore, le forze di polizia si sono messe alla ricerca dell’uomo. Il marocchino è stato braccato e fermato domenica scorsa, proprio mentre si trovava nei pressi della frontiera, cercando disperatamente di varcarla per fuggire in Marocco e sottrarsi alla Giustizia. Pur non avendo ammesso le proprie colpe (e pur essendo teoricamente destinato all’espulsione), il giudice lo ha sbattuto in cella con la pesantissima accusa di violenza sessuale su minore.

L’urlo del Presidente Vivas a Bruxelles: “Non ci arrenderemo”

Di fronte a questo totale disastro umanitario e sociale, la politica non poteva più tacere. E così, il Presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, è volato direttamente a Bruxelles per tenere una drammatica conferenza stampa al Parlamento Europeo. Le sue parole sono state pietre lanciate contro l’ipocrisia internazionale.
Vivas non ha esitato un secondo a puntare il dito direttamente contro il governo di Rabat: «Quello che è successo a luglio è stato reso possibile solo grazie alla partecipazione diretta o al consenso del Marocco. Si sono comportati in modo scorretto, mancando di rispetto non solo alla Spagna, ma all’intera Unione Europea».
Infine, il Presidente ha lanciato un monito disperato che suona come una chiamata alle armi per tutta l’Europa, affinché non volti la testa dall’altra parte: «Da Ceuta si è levato un grido di dolore, che è diventato ormai una causa nazionale sostenuta da milioni di spagnoli: Ceuta non è in vendita, Ceuta non si arrenderà mai, Ceuta si difenderà a ogni costo. E spero diventi una battaglia per tutti voi. Perché se affonda Ceuta, affonda la Spagna. E se affonda la Spagna, affonda l’Europa intera».

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Esteri

L’onda d’urto che fa tremare l’Occidente: dopo la Germania, ecco l’effetto domino elettorale che cambierà per sempre l’Europa e gli USA

L’Onda d’urto che fa tremare il mondo intero! 🌍 💥 Dopo lo shock delle elezioni in Germania, un pazzesco “effetto domino” minaccia i Governi Occidentali! Da Trump alla Le Pen, ecco tutte le date elettorali che cambieranno per sempre il nostro futuro e quello dell’Europa. La vittoria clamorosa dell’Estrema Destra (AfD) in Germania non è stata un fulmine a ciel sereno, ma l’inizio di un gigantesco terremoto politico! Il mondo è diventato un posto difficile in cui vivere: l’inflazione ha distrutto i nostri risparmi, le guerre ci spaventano e la Classe Media è sempre più povera. Disperati, milioni di cittadini stanno punendo i vecchi partiti politici votando per chi urla più forte! E nei prossimi mesi avremo un calendario elettorale che sembra un thriller geopolitico! Si parte dal 20 Settembre di quest’anno, dove si deciderà il destino della Capitale Berlino. Il 3 NOVEMBRE in America ci saranno le elezioni di Medio Termine (con i sondaggi che danno Donald Trump in enorme e gravissima difficoltà), mentre a fine Ottobre toccherà a Israele (dove Netanyahu rischia di cadere!). Ma la vera “Bomba” esploderà ad APRILE 2027, quando in Francia la leader dell’estrema destra nazionalista MARINE LE PEN, attualmente data dominatrice assoluta nei sondaggi con oltre 15 punti di distacco, rischierà di prendersi il potere, scardinando per sempre l’attuale assetto dell’Unione Europea! Leggi l’elenco completo di tutti i Paesi a rischio “Ribaltone Politico” (come Spagna, Polonia, Svezia e Slovacchia) nel nostro approfondimento completo! 👇 🗳️ A vostro parere, questa esplosione di partiti “Populisti e Sovranisti” in tutta Europa è un pericolo per le nostre democrazie, oppure è la GIUSTA e inevitabile punizione da infliggere ai vecchi politici moderati che in questi decenni hanno abbandonato la povera gente per chiudersi nei loro “Palazzi dei Bottoni”? Diteci la vostra opionione nei commenti e condividete questo quadro politico pazzesco!

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Afd, Germania

Roma – C’è un vento freddo, un fremito profondo e inarrestabile che sta attraversando l’intero mondo occidentale. Non è una semplice e transitoria oscillazione dei sondaggi, ma un vero e proprio urlo di dolore e di rabbia lanciato da milioni di cittadini terrorizzati per il proprio futuro.
Il clamoroso e storico trionfo dell’estrema destra di AfD in Sassonia-Anhalt (che ha letteralmente dimezzato i consensi dei moderati) non è stato un fulmine a ciel sereno, ma la prima grande scossa di un terremoto geopolitico destinato a cambiare la Storia. La classe media, un tempo spina dorsale dell’Occidente, è stata impoverita dalle crisi economiche e ignorata da un’élite politica chiusa nei propri palazzi di vetro. E ora, attraverso le urne, i popoli stanno presentando il conto. Dalla Germania agli Stati Uniti, ci prepariamo a vivere una stagione elettorale al cardiopalma, un gigantesco “effetto domino” che misurerà la sopravvivenza stessa dei partiti tradizionali.

La morsa sovranista sul cuore dell’Europa: Berlino e Parigi

Il contagio è già in atto, a partire proprio dalla Germania. Il prossimo 20 settembre 2026 andranno al voto due Land nevralgici: Meclemburgo-Pomerania Anteriore (dove l’AfD vola solitaria al 28%) e la capitale Berlino, dove si profila un serratissimo scontro tra l’estrema sinistra, i conservatori e l’onnipresente destra radicale.
Ma il vero spauracchio per l’Unione Europea ha i contorni della Francia. Il 18 aprile 2027 si deciderà il successore di Macron: i sondaggi attuali mostrano una Marine Le Pen dominatrice assoluta. La leader nazionalista del Rassemblement National viaggia tra il 33% e il 36%, vantando un distacco abissale sui centristi e sulle sinistre, risultando addirittura vincente in tutte le simulazioni di ballottaggio. Se cadesse Parigi, l’assetto della vecchia Europa andrebbe in frantumi.

I grandi “Referendum” mondiali: Stati Uniti e Israele

Allargando lo sguardo oltreoceano, il mondo trattiene il fiato per le elezioni di metà mandato (Midterm) negli Stati Uniti, fissate per il 3 novembre 2026. Sarà un vero e proprio referendum sulla figura di Donald Trump. I sondaggi mostrano un Presidente in fortissima difficoltà (sotto la soglia critica del 40% di approvazione), con i Democratici in netto vantaggio per la riconquista della Camera dei Rappresentanti.
Dinamica tragicamente simile in Israele, dove il 27 ottobre 2026 si voterà per il rinnovo della Knesset. Le urne saranno un tribunale politico sull’operato di Benyamin Netanyahu dopo il trauma del 7 ottobre. Attualmente l’opposizione (guidata dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot) gode di un margine di vantaggio rassicurante sul blocco governativo.

Dal Nord all’Est: populismi e instabilità dilagante

L’insoddisfazione popolare non risparmia nessuna latitudine. In Svezia (voto il 13 settembre), i Socialdemocratici sentono il fiato sul collo dei Democratici Svedesi, la temibile destra nazionalista. In Spagna (voto entro l’estate 2027), il blocco conservatore formato dal Partito Popolare e dall’estrema destra di Vox è dato per la prima volta oltre la fatidica soglia del 50%, sufficiente a garantire la maggioranza assoluta.
Situazione incandescente anche nell’Europa dell’Est e nei Balcani. Se in Russia la tornata elettorale di metà settembre sarà la solita, scontata ratifica del potere assoluto di Vladimir Putin (in assenza totale di una vera opposizione democratica), Paesi come la Polonia, la Lettonia e la Slovacchia vedono una crescita mostruosa delle fazioni euroscettiche, filorusse e ultranazionaliste (come i polacchi di Confederazione o i destrorsi slovacchi di Republika), ormai ad un passo dal potersi prendere le chiavi dei governi nazionali.

Il tempo delle scuse è finito

La mappa globale che emerge da questi sondaggi è chiara, brutale e inequivocabile: l’era della moderazione “di default” è finita. Quando la spesa alimentare costa troppo cara, quando la sicurezza nelle strade vacilla e le guerre spaventano, i cittadini non si accontentano più delle belle rassicurazioni diplomatiche. Cercano uomini e donne dal pugno di ferro. Che piaccia o meno alle cancellerie europee, questa potentissima onda sovranista non è un errore di percorso, ma il sintomo disperato di un mondo che chiede radicali cambiamenti. I partiti tradizionali hanno i mesi contati per tornare a parlare al cuore del popolo, prima che il dado sia tratto per sempre.

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Esteri

La rottura tra USA e Canada: dazi, provocazioni e la strategia di Carney contro le minacce di Trump

“Il Canada ci ha truffati per molto tempo… anche nelle forze armate perché noi difendiamo i canadesi … e i rappresentanti canadesi ci hanno trattati molto male. Sono gente cattiva”. Con queste parole Donald Trump ha cercato di giustificare la recente guerra commerciale con il Canada.

Sono parole durissime perché poco dopo Trump ha aggiunto che Kim Jong-Un lo ha sempre trattato con grande rispetto asserendo che i due si capiscono.

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Usa- Canada

Redazione-  “Il Canada ci ha truffati per molto tempo… anche nelle forze armate perché noi difendiamo i canadesi … e i rappresentanti canadesi ci hanno trattati molto male. Sono gente cattiva”. Con queste parole Donald Trump ha cercato di giustificare la recente guerra commerciale con il Canada.

Sono parole durissime perché poco dopo Trump ha aggiunto che Kim Jong-Un lo ha sempre trattato con grande rispetto asserendo che i due si capiscono.

Nel 2020 gli Stati Uniti, il Canada e il Messico avevano aggiornato il trattato economico firmato da Trump. Poi il presidente Usa ha deciso di non rinnovarlo e si sono avviati incontri bilaterali e non trilaterali per un nuovo trattato con il Canada e il Messico. Sembrava che un accordo fosse vicino ma secondo il primo ministro canadese Mark Carney i negoziatori americani hanno modificato le loro pretese che includevano persino limiti all’uso della lingua francese in Canada. Dopo il fallito accordo Trump ha imposto un dazio del 50% su venti miliardi di prodotti canadesi. Carney ha dichiarato che risponderanno in maniera simile su prodotti americani.

Molti analisti in America non riescono a capire perché il presidente Usa si comporti in questo modo con il vicino del Nord. La stragrande maggioranza degli americani ha un’opinione positiva dei canadesi. I rapporti storici tra i due Paesi sono sempre stati cordiali e rispettosi caratterizzati da un’ampia cooperazione. Non è raro però che il presidente americano si lasci guidare dalle emozioni nel modo di governare. Sembra proprio che il presidente Usa non gradisca tanto il Canada e evidentemente non gli piacciono i leader canadesi, come ha detto il giornalista del Dispatch Stephen Hayes in un recente programma di Washington Week della Public Broadcasting System (Pbs).

La reazione canadese è stata prevedibilmente diplomatica anche se forte. Carney ha reagito dicendo che il Canada è stato “attaccato” parlando anche di “guerra”, asserendo che il suo Paese risponderà in maniera adeguata. Meno diplomatica è stata quella di Doug Ford, il premier conservatore dell’Ontario, la provincia canadese più forte economicamente. Rispondendo alle proposte Usa sui dazi sulle auto, sull’acciaio, e su altri prodotti, Ford ha mandato a quel paese Trump, chiamandolo un “bullo”, “dittatore” e re delle “bancarotte”.

La difesa di questi due politici e di altri è servita ad unificare l’opinione pubblica canadese che ha lodato le risposte vigorose a Trump. Paradossalmente gli atteggiamenti poco diplomatici di Trump hanno fatto comodo a Carney nell’elezione del 2025 quando il presidente Usa aveva già attaccato il Canada. Nell’elezione dell’anno scorso il leader del Partito Conservatore Pierre Poilievre fu sconfitto da Carney proprio perché fu visto come meno competente nell’affrontare il presidente americano. Ma anche adesso Carney guadagna politicamente dallo scontro poiché il suo indice di gradimento supera il 60%, quasi il doppio di quello di Trump.

Ciononostante l’economia del Canada dipende più dagli Usa che non viceversa poiché circa il 70% dell’export canadese va verso gli Stati Uniti mentre solo il 14% dell’export americano si dirige verso il Canada. Quindi gli Stati Uniti avrebbero più peso se non fosse per il fatto che come tutti sanno i dazi non aiutano nessuno, nemmeno i consumatori americani. Lo ha confermato anche recentemente il Consiglio Editoriale del Washington Post, giornale che negli ultimi tempi si è avvicinato al presidente Usa. Il Post aggiunge anche che il deficit commerciale importa poco e i dazi non sono la maniera efficace per ridurlo.

L’attacco di Trump al Canada, Paese storicamente amico e fedele alleato, non sarà passato inosservato da altri alleati. Proprio nelle ultime settimane il presidente Usa ha attaccato verbalmente l’Oman, uno degli alleati del Golfo Persico. Ha anche ridotto le manovre militari in Corea del Sud giustificandole con il fatto che non ha ricevuto sostegni dell’alleato. Ha anche menzionato gli “ottimi” rapporti con Kim Jong-un, leader nordcoreano, aggiungendo che le manovre mandano un segnale ostile alla Corea del Nord. Ovviamente anche gli alleati europei, asiatici e del Golfo Persico stanno osservando, pensando che il trattamento riservato al Canada potrebbe realmente essere applicato a loro, cercando di programmare misure per affrontarlo.

Il Canada si era già preparato in un certo senso come sappiamo dal memorabile discorso di Carney al World Economic Forum di Davos in Svizzera nel mese di gennaio. Carney ha parlato del nuovo ordine mondiale in cui le medie potenze dovranno ridurre i loro rapporti commerciali con gli Usa. Ciò sta avvenendo come ci dimostrano i dati più recenti. L’anno scorso il 72% dell’export canadese si diresse verso gli Usa ma nel mese di giugno 2026 la cifra era scesa al 69% e nel mese di luglio ancora di più fino al 65%.

Passerà un poco di tempo e le acque si calmeranno e gli Usa e il Canada troveranno qualche accordo. Persino il battagliero Ford ha dato segnali diplomatici recentemente. In un’intervista al programma “This Week” della Abc, il premier dell’Ontario ha ribadito l’alleanza tra i due Paesi e che un accordo che soddisfi entrambi sarà trovato. Nel frattempo il presidente Usa aveva già risposto con una simile trovata nello scontro col Messico l’anno scorso quando cambiò il nome del Golfo del Messico a Golfo d’America. Adesso ha cambiato il nome del Lago Ontario a Lago d’America. Una vittoria per lui a livello personale che rivela la piccolezza del presidente Usa. Lo ha anche confermato il parlamentare repubblicano del Nebraska Don Bacon che non si ricandiderà e quindi non ha nulla da temere da probabili ritorsioni di Trump. Commentando la situazione politica in Usa, Bacon ha detto che alcune delle cose che il presidente Usa sta facendo “hanno odore di caos” e che il cambiamento di nome del Lago Ontario è una sciocchezza, aggiungendo che “la maggior parte della gente lo vede come una stupidaggine”. Difficile dargli torto.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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