Rimani in contatto con noi
#

Cultura

“The Breath of Life”, la poesia bilingue di Elisabetta Bonaparte: il respiro della vita tra memoria, pace e amore universale

Pubblicato

a

THE BREATH OF LIFE cover

Roma – Un cammino lirico ed etico che si snoda con passo leggero ma saldo dall’intimità dell’io alla vastità corale del noi, trasformando la fragilità del singolo in un abbraccio di fraternità capace di medicare le ferite sanguinanti della contemporaneità. Si presenta con questa straordinaria forza evocativa «The Breath of Life» (Il Respiro della Vita), la nuova silloge poetica bilingue (in lingua italiana e inglese) firmata da Elisabetta Bonaparte, autrice, avvocata e docente dalla spiccata sensibilità internazionale. Arricchita dalla prestigiosa prefazione dello studioso Kujtim Hajdari e dalla puntuale postfazione del critico Francesca Misasi, l’opera si articola in una rigorosa e armonica architettura a tre sezioni — Amore, Pace e Amore universale —, in cui la parola poetica torna a essere luogo primario di incontro, ascolto e rinascita.

Un’architettura tra verso e racconto: le tre soglie dell’opera

A rendere unica la struttura di The Breath of Life è la scelta compositiva di far precedere ciascuna delle tre sezioni da un racconto breve: «Perso all’orizzonte», «La lanterna» e «Cercando il sole». Non si tratta di mere note introduttive o appendici illustrative, ma di vere e proprie soglie narrative che preparano lo spirito del lettore ai temi dei versi successivi, costruendo un dialogo fluido e ininterrotto tra prosa d’atmosfera e ritmo poetico.

Nel primo capitolo, l’autrice esplora le molteplici declinazioni dell’amore: dal sentimento di coppia all’affetto familiare, dal legame materno e filiale alla devozione per la natura. La perdita, l’assenza e la separazione non sono vissute come voragini sterili, ma come occasioni feconde di trasmutazione interiore, in cui la memoria degli affetti diventa l’argine più solido per resistere alle intemperie della vita.

La poesia civile e il rifiuto della guerra

Con la seconda sezione, dedicata al tema universale della pace, la raccolta di Elisabetta Bonaparte compie un balzo verso la responsabilità civile. Il racconto La lanterna affida a un sopravvissuto ai conflitti bellici il compito sacro di trasmettere alle nuove generazioni il testimone della memoria. Nei versi che compongono questa partitura, la guerra viene spogliata di qualsiasi residuo di retorica eroica o celebrativa: il conflitto è restituito nella sua cruda e disarmante verità di polvere, macerie, vite spezzate e, soprattutto, straziante dolore degli innocenti.

La pace cessa così di essere un’astratta categoria diplomatica per farsi dovere morale quotidiano fondato sull’empatia, sull’accoglienza dell’altro e sul ripudio di ogni logica di prevaricazione. Il respiro dell’opera si allarga ulteriormente nella terza sezione, Amore universale, dove attraverso il viaggio della protagonista Eva nel racconto Cercando il sole, la ricerca della luce all’esterno si rivela essere una scoperta interiore: la consapevolezza che la cura di sé e il rispetto del creato sono le sole chiavi per accedere a una comunione cosmica con il genere umano.

La magia della poesia e dei grandi versi

Per riscoprire il potere curativo e trasformativo della parola lirica, scoprite le grandi Antologie Poetiche Bilingue (Emily Dickinson / Alda Merini) e i prestigiosi Taccuini Moleskine per Poeti e Scrittori in promozione su Amazon.

👉 Scopri le migliori raccolte di poesia bilingue e quaderni per scrittori su Amazon

I giudizi critici: la chiarezza di Hajdari e la tessitura di Misasi

Il valore artistico della silloge trova riscontro unanime nei contributi saggistici che aprono e chiudono il testo. Nella sua prefazione, Kujtim Hajdari sottolinea la pulizia formale dell’autrice: «Il respiro della vita si distingue per sincerità, chiarezza e coerenza tematica. Elisabetta Bonaparte costruisce una poesia fondata su immagini naturali ricorrenti e su una forte tensione emotiva. La sua scrittura non ricerca né l’oscurità né l’esibizione formale: preferisce comunicare, evocare e accompagnare».

A fargli eco è l’intensa analisi di Francesca Misasi nella postfazione: «Una raccolta che resta dentro, che apre nuove soglie e dona vita a una tessitura poetica di indubbio valore letterario. Un florilegio dalla straordinaria forza suggestiva, che racchiude il bisogno interiore di raccogliere riflessioni ed emozioni in un rosario di esistenza. I versi, lucidi e profondi, di ampio respiro lirico ed emozionale, sono liberi e tra la parola e la realtà vi è una profonda corrispondenza. La dimensione narrativa e quella lirica si fondono con rara fluidità comunicativa».

Il profilo internazionale di Elisabetta Bonaparte

Autrice già di tre volumi di successo, Elisabetta Bonaparte gode di un profilo intellettuale di respiro globale. I suoi componimenti sono stati tradotti in inglese, spagnolo, albanese e arabo all’interno di antologie e riviste distribuite in Europa, Asia, Africa e nelle Americhe, conquistando le copertine di prestigiosi periodici esteri come Literary Barcelona in Spagna e Humanity Global Magazine in Venezuela.

Membro di istituzioni accademiche internazionali — tra cui il Circolo dell’Accademia di Farsala in Grecia, La Fenêtre de Paris in Francia, la Maison Naaman pour la Culture in Libano e la World Poet and Literature Organization in India —, l’autrice è stata insignita del titolo di “Messaggera di pace attraverso la letteratura” per il suo costante impegno a favore del dialogo interculturale e dei diritti umani. Presente su WikiPoesia, Elisabetta Bonaparte si conferma una delle voci più autentiche e luminose della nuova poesia civile europea.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

“Una torta, due baci” di Sami Mulaj: memoria, riscatto e dignità albanese sbarcano in Italia con la traduzione di Angela Kosta

Arriva su Amazon in traduzione italiana “Una torta, due baci”, la potente raccolta di racconti dello scrittore albanese Sami Mulaj tradotta da Angela Kosta. Dalle ombre della dittatura comunista alla diaspora a New York, un viaggio toccante tra amori che sconfiggono le antiche vendette, famiglie divise dai confini e il riscatto della dignità umana. Scopri tutti i dettagli e i temi di un’opera fondamentale: 👇

Pubblicato

a

"UNA TORTA, DUE BACI" DI SAMI MULAJ

Roma – Custodire le cicatrici del passato senza permettere che si trasformino in una condanna perenne per il futuro. È questo il cuore pulsante e l’imperativo etico di “Una torta, due baci”, l’intensa raccolta di racconti dello scrittore albanese Sami Mulaj, ora disponibile sulla piattaforma globale di Amazon nella preziosa e accurata traduzione italiana firmata dalla poetessa e saggista Angela Kosta. L’opera rappresenta un viaggio letterario struggente e al tempo stesso luminoso attraverso la memoria individuale e collettiva del popolo delle Aquile, esplorando con rara sensibilità le ferite mai del tutto rimarginate della dittatura comunista, i traumi delle separazioni familiari, il dramma dell’emigrazione e l’insopprimibile anelito alla libertà.

Accanto alla durezza del dolore storico e alla nostalgia per la terra d’origine, le pagine di Mulaj lasciano fiorire la forza rigeneratrice dell’amore, l’arma salvifica dell’ironia e la capacità innata dell’essere umano di conservare la propria dignità anche di fronte alle prove più disumane dell’esistenza.

Oltre le faide ancestrali: il racconto di New York e la forza del perdono

Il racconto che dà il titolo all’intera silloge racchiude uno dei messaggi più universali e coraggiosi dell’autore: la ferma volontà delle nuove generazioni di spezzare la catena della vendetta e dell’odio ereditato dai padri. Ambientata all’interno della comunità albanese di New York – crocevia di speranze e spaesamento per chi ha dovuto ricostruire la propria vita oltreoceano –, la narrazione segue la scelta controcorrente di una giovane coppia decisa a difendere il proprio legame sentimentale a dispetto di antichi rancori familiari che affondano le radici nel codice consuetudinario del passato.

I “due baci” evocati dal titolo si trasformano così in un potente sigillo di pace: non una resa, ma una rivoluzione morale in cui la tenerezza sconfigge il risentimento secolare, ergendosi a manifesto di riconciliazione e speranza per tutti i popoli segnati da conflitti intestine.

Grandi Letture e Narrativa Internazionale: Il Dispositivo Digitale di Lusso

Per leggere “Una torta, due baci” di Sami Mulaj e migliaia di capolavori della letteratura mondiale ovunque ti trovi, con display antiriflesso a 300 ppi, illuminazione frontale a tonalità calda regolabile e una memoria sterminata per intere biblioteche d’autore: il lettore e taccuino digitale d’eccellenza per gli amanti dei libri è il Kindle Scribe Premium (o Kindle Paperwhite Signature Edition):

Verifica disponibilità del libro “Una torta, due baci” e offerte Kindle su Amazon

Disponibile in formato cartaceo e digitale con consegna istantanea e compatibilità universale su tutti i dispositivi di lettura.

“La tela bianca sulla quercia”: il confine invalicabile e i segnali dell’anima

Tra le vette emotive della raccolta spicca senza dubbio il racconto “La tela bianca sulla quercia”, dove la linea di confine tra l’Albania ermeticamente chiusa dal regime e la Jugoslavia diventa la metafora fisica della lacerazione degli affetti. Famiglie divise dal filo spinato, madri separate dai figli, amori recisi dalla geopolitica della Guerra Fredda.

Eppure, la violenza delle guardie di frontiera e la cortina di ferro non riescono a spegnere il calore umano: attraverso segnali muti, drappi bianchi appesi ai rami e codici silenziosi affidati al vento, due donne riescono a mantenere viva la loro connessione per decenni. Una testimonianza lirica straordinaria di come la memoria e la fratellanza sappiano resistere a qualsiasi forma di oppressione totalitaria, sconfiggendo il logorio del tempo e la ferocia della storia.

Dalla satira al dramma: la voce di Sami Mulaj tradotta da Angela Kosta

La scrittura di Sami Mulaj rifugge la retorica compassionevole grazie a una straordinaria versatilità di registro. Accanto alle pagine più drammatiche dedicate agli abusi di potere e allo sradicamento migratorio, l’autore inserisce con maestria racconti più lievi, dove l’umorismo, la satira di costume e gli equivoci quotidiani diventano strumenti affilati per osservare con indulgenza le debolezze e le ipocrisie umane. Questa alternanza tra lacrime e riso conferisce al volume una dinamica teatrale, popolata da personaggi vivi, carnali e autentici.

Fondamentale in questo percorso è l’opera di traduzione e mediazione culturale condotta da Angela Kosta. Scrittrice e traduttrice da anni impegnata nel favorire l’interscambio letterario tra le due sponde dell’Adriatico, Kosta ha saputo restituire in lingua italiana la musicalità della prosa albanese, preservando l’anima idiomatica dei dialoghi e la forza espressiva delle metafore originali.

Distribuito capillarmente sugli store Amazon di tutto il mondo (da Amazon Italia ad Amazon US, Germania, Francia, Regno Unito, Canada e Australia), “Una torta, due baci” si candida a diventare una lettura imprescindibile per chi desidera comprendere l’epopea del popolo albanese e riscoprire, attraverso la grande letteratura, che la dignità personale è l’unica vera forma di resistenza che nessuno potrà mai sottrarci.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Cultura

Dhurata Ndoni-Çela e la poesia che varca i confini: da Lushnjë ad Atene, la voce lirica di “Oltre il sogno”

Dalle aule di matematica in Albania alle strade di Atene: la straordinaria parabola umana e letteraria di Dhurata Ndoni-Çela trova compimento nella raccolta poetica «Oltre il sogno» (Përtej ëndrrës). Un viaggio lirico tra le ferite della migrazione, la nostalgia della terra natale e la ricerca della propria metà interiore. Leggi il profilo completo dell’autrice e la toccante poesia “Alla mia metà lontana”: 👇

Pubblicato

a

Dhurata Ndoni-Çela

Roma – C’è un filo invisibile ma indistruttibile che unisce le scienze esatte della matematica e della fisica ai territori misteriosi e sconfinati della lirica. È il sentiero percorso da Dhurata Ndoni-Çela, autrice e docente nata a Goriçaj, nel distretto di Lushnjë in Albania, la cui voce poetica si sta imponendo all’attenzione della critica e del pubblico come una delle testimonianze più limpide e intense della diaspora letteraria balcanica contemporanea. Il suo cammino umano e creativo, approdato ad Atene dopo anni dedicati all’insegnamento nella terra natale, trova oggi la sua compiuta consacrazione nell’opera «Oltre il sogno» (Përtej ëndrrës), raccolta poetica d’esordio pubblicata nell’agosto del 2026.

Un’opera che trasfigura l’esperienza della migrazione, la nostalgia delle radici e le contraddizioni dell’animo umano in un canto di rara eleganza formale, capace di costruire ponti di dialogo tra culture e di restituire alla parola la sua originaria forza salvifica.

Dalla cattedra di scienze alla parola poetica: le radici albanesi

La formazione di Dhurata Ndoni-Çela affonda le radici negli studi universitari compiuti presso l’Università “Eqrem Çabej” di Gjirokastër, dove ha conseguito la laurea specialistica in Matematica e Fisica. Lungi dall’inaridire la sensibilità emotiva, il rigore delle formule e delle leggi naturali ha fornito alla sua penna una sorprendente precisione metrica e geometrica, donando ai versi un equilibrio strutturale che sostiene la vertigine delle emozioni.

Per anni, Dhurata ha messo il proprio sapere a disposizione delle giovani generazioni come docente presso la scuola secondaria unificata “Pasho Kurti” a Ngurrëz, nel territorio di Lushnjë. Un’esperienza di profondo valore pedagogico e umano che ha segnato la sua visione del mondo: educare, guidare, ascoltare i silenzi degli adolescenti. Tuttavia, la vocazione letteraria – coltivata fin dall’adolescenza tra i quaderni di scuola – ha continuato a bussare con urgenza alla sua coscienza, reclamando uno spazio d’espressione che andasse oltre l’ordinario quotidiano.

Scrittura Digitale e Grandi Biblioteche: Il Taccuino Elettronico di Lusso

Per poeti, scrittori, traduttori e accademici che desiderano comporre versi, annotare manoscritti e leggere intere biblioteche internazionali con la sensazione naturale della carta autentica e senza affaticare la vista: il dispositivo d’eccellenza mondiale è il Kindle Scribe Premium (64 GB) con penna capacitiva ad alta precisione e custodia in pelle pregiata (o la celebre tavoletta reMarkable 2):

Verifica disponibilità e offerte del Kindle Scribe Premium su Amazon

Display antiriflesso Paperwhite da 10,2 pollici a 300 ppi, illuminazione calda regolabile a sensore, conversione calligrafica e settimane di autonomia.

L’esperienza della diaspora: ricostruire la vita all’ombra del Partenone

Come per centinaia di migliaia di connazionali, la storia di Dhurata ha conosciuto la cesura della partenza. Trasferitasi ad Atene, in Grecia, l’autrice ha dovuto affrontare le sfide complesse dell’integrazione, del ricominciare da capo in una terra straniera, ridefinendo la propria quotidianità professionale e personale. Eppure, la lontananza fisica non ha mai scalfito il legame con l’identità d’origine; al contrario, la distanza ha agito come un prisma che rifrange i ricordi, sublimando la memoria in materia poetica viva.

Le sue poesie hanno cominciato ad apparire sulle più stimate riviste letterarie e sui portali culturali albanesi, attirando recensioni entusiaste, premi e riconoscimenti di settore. Con «Oltre il sogno», l’autrice compie il passo decisivo: non più frammenti sparsi, ma un canzoniere compatto che indaga la finitezza dell’essere, la ricerca della propria metà spirituale e la lotta per non farsi piegare dalle intemperie della vita.

“Alla mia metà lontana…”: il testo e la poetica del frammento

Tra le liriche più rappresentative della silloge brilla “Alla mia metà lontana…”, un componimento di lancinante bellezza in cui si condensano le tematiche cardine della poetica di Ndoni-Çela: l’esilio interiore, il dialogo con l’assente, la tempesta celata dietro l’apparente bonaccia:

«Alla mia metà lontana scrivo: — Porto tempeste nel palmo della mano. Una casa senza tetto, un uccello che non sa dove abbia l’estate, un gessetto spezzato, un diario, un passo timoroso, i tremiti del labbro che non parla… con l’occhio rivolto alla luce, la speranza — palpebra.

Alla mia metà lontana scrivo, con il cuore tremante come l’uccello d’inverno, su un foglio: — Io non sono quella che sembro. Sono il silenzio dopo la parola pronunciata, sono la quiete che cerca quiete. Nella mia quiete si nasconde una tempesta.

Sono la terra assetata dopo la pioggia. Sono la metà che cerca la metà; nello specchio, nel sogno, nella fuga… Sono una barca in un mare senza affanni. Ritorno alla riva, alla metà che mi tiene in ostaggio».

Nel richiamo al “gessetto spezzato” riaffiora la nostalgia dell’insegnamento perduto; nella “casa senza tetto” la vulnerabilità dello sradicamento migratorio. Eppure, la chiusura non cede alla disperazione: la ricerca dell’altro – che sia l’amore, la patria lontana o la parte più segreta di sé – si trasforma in un atto di fedeltà assoluta verso la vita. Dhurata Ndoni-Çela incarna così la dignità della donna albanese moderna, capace di custodire le proprie radici e trasformare il dolore della lontananza in pura armonia universale.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Cultura

Una vita tra arte, cinema e fotografia: intervista esclusiva al grande regista e documentarista albanese Kristaq Janushi

“Una vita tra arte, cultura e fotografia”: l’intervista esclusiva di Elda Keci al maestro Kristaq Janushi, celebre regista, documentarista e fotoreporter albanese, storico collaboratore della Rai con Luca Turi e Paolo Di Giannantonio. Dai concerti storici a Tirana e Tropoja ai reportage d’inchiesta, fino alla recente proclamazione a Cittadino Onorario. E per chi ama la fotografia d’autore e il cinema documentaristico, scoprite le migliori fotocamere mirrorless in offerta su Amazon. Leggete l’intervista integrale sul nostro giornale 👇

Pubblicato

a

Kristaq Janushi

Tirana – Un viaggio affascinante lungo oltre mezzo secolo di storia culturale, cinematografica e umana dei Balcani. Regista instancabile, documentarista di profonda sensibilità etnografica, autore e maestro dell’arte fotografica, Kristaq Janushi rappresenta una delle figure più poliedriche e autorevoli della scena audiovisiva albanese contemporanea. Storico collaboratore per l’Albania dei più importanti network televisivi europei — a partire dai lunghi reportage realizzati per la Rai al fianco di noti inviati italiani —, Janushi è stato recentemente insignito della cittadinanza onoraria di Bajram Curri per la sua straordinaria opera di valorizzazione della memoria delle Alpi Albanesi e delle tradizioni popolari. Proponiamo ai nostri lettori l’intervista integrale curata da Elda Keci, una toccante conversazione a tutto tondo tra memorie, cinema e amore incondizionato per l’arte.

UNA VITA TRA ARTE, CULTURA E FOTOGRAFIA

Intervista di Elda Keci

Oggi ho avuto il piacere di fare una piacevole conversazione con il regista albanese, amico e maestro della fotografia che rappresenta anche la sua più grande passione il sig. Kristaq Janushi.

Buongiorno sig. Kristaq! Lei è un artista poliedrico: regista, documentarista, sceneggiatore di numerosi documentari, senza dimenticare la sua grande passione per la fotografia. Quanto è riuscito a equilibrare queste diverse discipline artistiche?

«Cerco di adattarmi a ciò che mi appassiona di più. Ho sempre seguito questo principio, in modo da non sentire fatica o sacrificio, ma piacere».

Qual è stata la sua prima passione nel mondo dell’arte e come è iniziato il suo percorso professionale?

«Dopo aver terminato l’Istituto Superiore delle Arti nel 1975, nel Dipartimento di Cultura con specializzazione in Regia, fui nominato Direttore Artistico della Casa della Cultura di Tropoja (città nell’Albania del Nord).

Su raccomandazione di mio cugino, il Prof. Dr. Foto Toti (Maestro dell’Odontoiatria Albanese e pioniere dell’implantologia), incontrai a Bajram Curri (capoluogo di Tropoja, il sig. Ali Mula con il quale in seguito diventammo grandi amici – che mi presentò l’autista del “Saurel”, (il marchio dell’pullman usato in quelli anni in Albania), Bajram Aziraj. Fu lui ad accompagnarmi a Tropoja per incontrare il Segretario del Partito della città, il sig. Ibrahim Uka, un uomo straordinario, positivo e dotato di tutte le virtù dell’uomo montanaro.

Lì trovai persone meravigliose che mi stettero vicino affinché non sentissi troppo la lontananza dalla mia famiglia e dai miei amici. Per gratitudine desidero ricordare il calore ricevuto dalla famiglia Mula: Shaban Mula, vice direttore della Casa della Cultura, e suo padre Ram Mula.

Desidero inoltre ringraziare il magnifico corpo docente della Scuola Media Agraria di Tropoja: Zoj Malaj, Ferit Hyka, Mitika Trojani e molti altri, ai quali chiedo scusa se non riesco a ricordare tutti i nomi.

A Tropoja incontrai professionisti di grande valore: gli agronomi Fatbardh Volumi, Lluka Babe, Adem Berisha – uomo di principi – il veterinario Zef Paci, l’economista Vasillaq Mita e numerosi ufficiali, compresi quelli della frontiera, come Ibrahim Totani di Kavaja e Valentin Hida di Tirana. Tropoja è un luogo che amo profondamente e che mi fece innamorare di sé grazie alla bellezza della natura e alla magia della sua gente, che accolse a braccia aperte un ragazzo proveniente dalla capitale dell’Albania, da Tirana. Questa città mi insegnò il valore dell’ospitalità e dell’amore per il lavoro. È stata per me una seconda scuola.

Lì scoprii le bellezze naturali della regione, incontrai artisti talentuosi e amanti dell’arte locale come Shaban e Ram Mula, Ali Mula, Bashkim Kovaçi, Skënder Doishlani e i suoi fratelli, Mal Neziri e molti altri.

Con il gruppo artistico di Tropoja preparavamo concerti e partecipavamo ogni anno ai Festival Regionali e al Festival Folkloristico di Gjirokastër, ottenendo sempre il primo posto.

Anche gli attori amatoriali erano straordinari: Zeqe Neza, Emri Bytyçi e Dila Kola Bytyçi, che in seguito divenne la moglie di Emriu e amica d’infanzia dell’attrice Roza Anagnosti.

Ricordo questi nomi perché sono diventati parte della mia vita a Tropoja, dove ho imparato a comprendere il vero amore per l’arte, circondato da persone appassionate e autentici artisti, fieri e generosi come la splendida natura di Tropoja e il monte Shkëlzen (2407 m di altezza).

In questa atmosfera ricca di talento e passione, anche il mio amore per l’arte, la cultura e la regia trovò il proprio equilibrio».

Ci sono stati momenti particolari nella sua carriera in cui ha capito di voler continuare a organizzare concerti e lavorare con gruppi artistici?

«Non ho mai avuto dubbi sul fatto che questa fosse la mia strada: diventare regista e direttore artistico.

Dopo il mio trasferimento a Tirana, nell’agosto del 1982, grazie alla proposta del mio professore Spiro Gjikondi, il Comitato Esecutivo e il Comitato del Partito mi nominarono Direttore Generale del Concerto dell’Esercito Popolare Albanese, organizzato nella spianata dell’Università di Tirana – dove oggi si trova Piazza Madre Teresa – in occasione del 40º anniversario della sua fondazione.

La direzione artistica generale era affidata al noto compositore Limoz Dizdari e parteciparono circa duemila artisti professionisti e amatoriali di canto e danza.

Fu un concerto grandioso, che richiese enorme impegno da parte mia come direttore, e ricevette grandi apprezzamenti dalle autorità del tempo, in particolare dal Ministro della Difesa Prokop Murra.

Successivamente lavorai anche come Direttore organizzativo dell’Ottavo Congresso della Gioventù, svoltosi a Tirana in tre sale: due del Palazzo della Cultura e quella del Teatro dell’Opera e del Balletto. Anche questo fu un grande concerto organizzato con professionalità e dedizione.

Nonostante gli ottimi risultati e l’insistenza del vice presidente del Comitato Esecutivo dell’epoca, Omer Haxhiaj, non fui autorizzato a continuare a lavorare a Tirana. Il fatto di non essere membro del partito mi penalizzò.

Fui quindi nominato Direttore della Casa della Cultura di Shupal, oggi nota come Zall Dajt, periferia di Tirana. Anche lì lavorai per rilanciare un gruppo artistico di talento, che in seguito vinse il primo posto nei festival regionali e partecipò regolarmente ai concerti della “Decade di Maggio”.

Nel 1986 fui nominato Direttore della Casa della Gioventù N.1 di Tirana, dove lavorai molto per creare un gruppo di giovani artisti talentuosi, oggi molto conosciuti: Ilir Balla, Nestor Likoka, Rudin Bejtja, Alban Lishi, Redon Makashi, Bledar Sejko, Nilda Tahillari, Foel Grillo, Artiola Toska, Fabian Asllani, Altin Gunga, Brikel Gunga, Denis Dynjaja e molti altri.

Con questi giovani appassionati e ben equipaggiati nacque il secondo gruppo artistico più importante di Tirana dopo quello del compositore Vladimir Kotani. Il gruppo conquistò rapidamente il proprio pubblico nei concerti organizzati al Palazzo della Cultura, al Palazzo dello Sport “Asllan Rusi”, nella Sala del Fronte Democratico e nelle strutture turistiche del monte Dajti».

Come nasce l’idea di realizzare un documentario o un film, considerando che lei ha realizzato oltre 39 documentari e diversi film?

«Le fonti di ispirazione sono molto varie. I miei documentari e film non sono autobiografici.

Di solito un film o un documentario nasce da qualcosa: un fatto storico, un paesaggio o un personaggio. Per esempio, l’attrice Margarita Xhepa, alla quale ho dedicato il film “Margarita”, che racconta la sua vita.

Abbiamo girato in diversi luoghi, nella città natale dell’attrice e in Grecia, precisamente all’Acropoli, un sogno per ogni cineasta. Girammo sulle scale all’ingresso dell’Acropoli e l’interpretazione di Margarita rimane uno dei miei ricordi più belli».

Strumenti per la fotografia e il cinema documentario

Per immortalare paesaggi mozzafiato, ritratti d’autore e realizzare riprese video cinematografiche di altissima qualità, scoprite le Fotocamere Mirrorless Professionali (Sony Alpha / Canon EOS / Fujifilm) e i migliori Manuali di Regia e Fotografia Documentaristica in offerta su Amazon.

👉 Scopri le migliori fotocamere mirrorless e accessori professionali su Amazon

Possiamo ricordare alcuni dei film documentari nei quali ha lavorato come regista, assistente alla regia, operatore e sceneggiatore?

«Inizialmente fui assistente del regista Ilia Terpini nel Cinecittà Albanese, nel documentario “Una passeggiata ad Atene”, poi assistente alla regia nel documentario “L’amore di una donna francese per l’Albania”, dedicato alla sorella della Regina Madre Albanese.

Successivamente lavorai nel documentario “Le bellezze delle montagne”, regia di Sajmir Kumbaro, operatore Kristaq Janushi.

“Meteora della libertà”, dedicato al martire kosovaro Agim Ramadani: regia Kujtim Gjonaj, sceneggiatura Miradie Maliqi, operatore Kristaq Janushi.

“Apostolo ardente del Bektashismo”, dedicato a Baba Matohasanaj: regia Mihal Ciko, sceneggiatura Petrit Ruka, operatore Kristaq Janushi.

“L’Albania in Europa”, proiettato nell’ Ambasciata della Repubblica d’Albania a Roma e nell’Ambasciata della Repubblica d’Albania in Vaticano in occasione del 28 e 29 Novembre.

“Perché”, documentario dedicato al genocidio dei Çami (popolazione a sud dell’ Albania).

I film “ASP” e “ÇEZES”, entrambi diretti da Kristaq Janushi.

“Panajot Pano”, “Il sogno della Çameria”, “Tra due tempi”, “Tutto per il Kosovo”, dedicato a Ramush Haradinaj e molti altri.

Tra i miei lavori anche: “I Capitani di Gora e il Comintern Segreto”, “Insieme”, “L’amore di un pittore per l’arte”. Per elencare tutti i film e documentari servirebbe molto tempo. Questo lavoro mi ha dato la possibilità di conoscere l’Albania pezzo per pezzo.

È stata una grande esperienza, ricca di ricordi bellissimi e di collaborazioni con grandi professionisti e registi come Kristaq Dhamo, Kristaq Mitro, Kujtim Gjonaj, Ilia Terpini, Sajmir Kumbaro, Viktor Gjika e Piro Milkani».

Come cambia il processo creativo quando si dirige una televisione? Lei ha diretto circa 35 emittenti televisive.

«Naturalmente il metodo creativo cambia rispetto a quello gestionale.

Dopo due anni come Amministratore presso il Partito Democratico, fui tra i fondatori della televisione privata “Tele Arbëria”, della quale venni nominato Direttore Generale nel 1998.

Successivamente fui direttore di “Nesër TV”, “Real TV” e responsabile della sede di Tirana di “Adriatik TV”.

In quel periodo lavorai anche come corrispondente per i Media esteri come RAI, DSF e TF1, oltre che per la Televisione Svizzera.

Insieme al mio amico giornalista Luca Turi e a importanti giornalisti italiani come Vito Carbone, Paolo Di Giannantonio, Luciana Anzalone e Stefano Tura, abbiamo realizzato reportage su problematiche dell’Albania degli anni post comunismo: droga, traffico clandestino, prostituzione e vendette di sangue.

Abbiamo realizzato inoltre interviste con l’ex Primo Ministro Pandeli Majko, l’ex Ministro dell’Agricoltura Lefter Xhuveli e il grande scrittore albanese, Ismail Kadare».

Qual è il suo punto di vista sul rapporto tra regista e sceneggiatore?

«Lo sceneggiatore scrive la storia, i dialoghi e la struttura narrativa del film. Il regista prende quel testo e lo traduce in immagini e suoni, scegliendo il modo visivo di raccontare la storia, gli attori adatti ai ruoli e l’impostazione artistica. Il regista è quindi una figura fondamentale e una sorta di leader, ma il successo nasce sempre dall’armonia tra regista e sceneggiatore».

Parlando della fotografia, che è la sua grande passione: ha mai pensato di aprire una mostra fotografica?

«Sì, ho un progetto proposto da “Gazeta e Alpeve”, diretto dal Direttore il sig. Ramiz Lushaj. Si tratta di una mostra dedicata alle più belle fotografie di Valbona, splendida valle del nord Albania considerata una meraviglia delle Alpi Albanesi».

Qual è il messaggio che desidera trasmettere attraverso il suo lavoro?

«Non credo di aver avuto un messaggio specifico, almeno non consapevolmente. Mi impegno con passione e professionalità in ciò che faccio, cercando di lasciare una storia attraverso le fotografie. Ai giovani direi: “Seguite ciò che vi appassiona, al punto da essere pronti persino a pagare pur di fare ciò che amate. Se non siete pronti a questo sacrificio, rischiate di rimanere piccoli professionalmente”».

Con questo significativo messaggio, la ringrazio sig. Kristaq Janushi per questa intervista!


Biografia ufficiale di Kristaq Janushi

Kristaq Sotiraq Janushi, nato a Tirana il 11 febbraio 1953, è un regista, documentarista, giornalista televisivo e fotoreporter albanese. Si è diplomato presso l’Istituto Superiore delle Arti nella facoltà di Cultura, indirizzo regia, nel 1975. Nel corso della sua lunga carriera ha ricoperto diversi incarichi in istituzioni culturali, nei media e nella produzione cinematografica, distinguendosi soprattutto nel campo del documentario e nella promozione del patrimonio culturale albanese.

Tra il 1975 e il 1986 ha diretto e coordinato istituzioni culturali a Tropoja, Tirana e Zall-Dajt, ottenendo premi in festival folkloristici e manifestazioni nazionali. Successivamente ha lavorato come dirigente in emittenti televisive e come corrispondente internazionale per RAI (2000–2013). Dal 2002 si dedica alla produzione indipendente di documentari.

Ha realizzato numerosi film documentari come regista, sceneggiatore e operatore, trattando temi storici, culturali e sociali legati all’Albania e in particolare alle regioni alpine, contribuendo a valorizzare figure storiche, tradizioni e identità locali.

Riconoscimenti e onorificenze

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi e titoli nazionali e internazionali, tra cui “Ambasciatore di Pace” (2004), il Premio alla Carriera, il titolo di “Fotoreporter dell’Anno”, oltre a riconoscimenti da varie istituzioni culturali in Albania, Kosovo e nell’area balcanica. Nel 2026 è stato insignito del prestigioso premio “Syri i Alpeve – Dritëshkronja Alpine” dalla Convenzione Euro-Balcanica delle Alpi.

Nomina a “Cittadino Onorario” (02.07.2026)

Con la Delibera n. 52 del 25.06.2026 del Consiglio Comunale di Bajram Curri, in base alla legislazione sull’autogoverno locale e sui titoli onorifici, Kristaq Janushi è stato proclamato “Cittadino Onorario” con la seguente motivazione:

«Per il suo significativo contributo allo sviluppo della cultura, dell’arte e della vita mediatica albanese, nonché per la lunga attività di promozione dei valori storici, culturali, etnografici e turistici di Tropoja. Attraverso il suo lavoro di regista, documentarista, giornalista televisivo e fotoreporter, ha documentato e reso note le bellezze, le tradizioni e le personalità di questa regione alpina, contribuendo alla valorizzazione del nome di Tropoja in Albania e oltre».

La stessa delibera ha conferito il titolo di “Cittadino Onorario” anche ad altre personalità per meriti in ambito educativo, culturale, giornalistico e per il contributo alla liberazione del Kosovo.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza