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Tecnologia

AI AnthropoCosmic: l’Università Salesiana lancia il progetto sull’etica dell’Intelligenza Artificiale

La tecnologia galoppa, ma l’uomo non deve restare indietro. Con questo nobile spirito la Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma lancia “AI AnthropoCosmic”, un progetto monumentale (in collaborazione con Aiopenmind) nato per indagare l’impatto e l’evoluzione etica dell’Intelligenza Artificiale sulla Persona, sull’Ambiente e sul Cosmo. L’iniziativa, guidata dal professor Fabio Pasqualetti, mira a superare la logica predatoria della tecnologia promuovendo uno sviluppo digitale etico, armonico e incentrato sull’uomo e sugli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Ricercatori ed esperti del settore avranno tempo fino al 18 ottobre per inviare i propri studi rispondendo all’attesa “Call for Paper”: i contributi migliori confluiranno nella stesura di un preziosissimo Libro Bianco aperto alle istituzioni. Il ricco calendario di lavori si svilupperà a novembre con sei appuntamenti online gratuiti e culminerà il 28 novembre a Roma con due imponenti e imperdibili convegni internazionali in presenza presso l’ateneo. Scopri i dettagli del programma e come registrarsi👇

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Locandina evento Roma

Roma – Nel pieno di un’era digitale caratterizzata da cambiamenti vertiginosi e innovazioni tecnologiche che sfidano la nostra stessa comprensione del mondo, il dibattito pubblico sul ruolo delle macchine pensanti nella società moderna assume un’importanza letteralmente vitale e imprescindibile per il nostro futuro. Per tentare di arginare le paure collettive e fornire risposte etiche concrete e praticabili, prende oggi ufficialmente il via *AI AnthropoCosmic*, un’ambiziosa e importantissima iniziativa accademica promossa e organizzata dalla prestigiosa Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana, realizzata in stretta sinergia e collaborazione tecnica con Aiopenmind. Questo innovativo e pionieristico progetto accademico nasce con un nobile scopo ben preciso: contribuire fattivamente e intellettualmente a ridurre la sempre più marcata e pericolosa distanza che separa la fredda evoluzione della tecnologia dalle necessità spirituali, morali e materiali dell’uomo. I numeri messi in campo per questa iniziativa, la cui partecipazione è rigorosamente a titolo gratuito, sono a dir poco impressionanti e testimoniano la vastità dell’impegno profuso dall’ateneo romano: circa 80 voci autorevoli e professionisti del settore, 4 intense giornate di approfondimento tematico, il coinvolgimento diretto di 17 obiettivi fondamentali dell’Agenda 2030 dell’Onu, 18 settori TR 24030 del 2024 e oltre 30 prestigiosi patrocini istituzionali già formalmente ricevuti. Tutti gli attori coinvolti sono mossi e guidati da una singola, potente visione comune e umanistica: mettere la Persona, l’Ambiente circostante e il Cosmo intero al centro del dibattito scientifico, lavorando insieme, senza pregiudizi, per costruire un futuro tecnologico sostenibile e a misura d’uomo.

La “Call for Paper” e il Libro Bianco: come partecipare attivamente al progetto

L’approccio scelto dall’Università Pontificia Salesiana per affrontare un tema così complesso non è affatto verticistico o calato dall’alto, ma punta invece fortemente su una totale condivisione orizzontale e democratica del sapere scientifico e umanistico.
L’articolato progetto multidisciplinare si svilupperà attraverso una ricchissima e fitta serie di Seminari specialistici, Incontri di dibattito e due grandi Convegni finali riepilogativi. Per garantire la massima pluralità di voci e prospettive, l’iniziativa comprende anche una fondamentale Call for Contributors e una strutturata Call for Paper, quest’ultima aperta ufficialmente fino alla scadenza inderogabile del 18 ottobre 2026. L’invito formale alla sottomissione di documenti e saggi è rivolto apertamente a tutta la vasta platea di ricercatori, docenti universitari, studiosi indipendenti, esperti di etica e professionisti operanti sia nel campo della ricerca scientifica pura che in quello della riflessione culturale. Tutti i preziosi contributi accademici e intellettuali che perverranno alla commissione esaminatrice entro i termini stabiliti non andranno perduti: essi confluiranno organicamente in “Pensiero in transito”, uno speciale spazio online dedicato esclusivamente alla conservazione, alla condivisione aperta e alla valorizzazione pubblica di esperienze, idee e conoscenze sul tema. Inoltre, i contributi ritenuti maggiormente significativi e illuminanti verranno accuratamente selezionati dal comitato scientifico per essere inseriti, rielaborati e pubblicati all’interno di un importantissimo Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale, un documento programmatico destinato a fare scuola nel settore dell’etica digitale e aperto ai futuri contributi di studiosi, professionisti informatici e istituzioni governative.

Dalla governance umana all’AI Act: l’impegno del professor Pasqualetti

Il lancio in pompa magna del rivoluzionario progetto *AI AnthropoCosmic* non rappresenta affatto un fulmine a ciel sereno o una semplice trovata accademica del momento, ma si attua in totale e coerente continuità accademica per la Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale.
Si tratta infatti del culmine logico e maturo di un percorso di ricerca lunghissimo, attento e rigoroso, coraggiosamente avviato già nel 2019 con l’iniziativa intitolata “Intelligenza Artificiale e Computer Quantistici”, e successivamente e solidamente consolidato nel difficile anno 2020 attraverso lo studio “Intelligenza Artificiale per una Governance Umana”. Un impegno instancabile che è poi proseguito senza sosta con l’articolato progetto dedicato all’AI Act europeo (il primissimo regolamento giuridico mondiale sull’IA), all’analisi etica dei Big Data, e all’indagine sulle logiche della Governance e degli Standards internazionali. Oggi, forte di questo immenso e prezioso bagaglio di conoscenze accumulate negli anni, la Facoltà romana, guidata sapientemente dalla sicura esperienza del suo Decano, il chiarissimo Professor Fabio Pasqualetti, lancia questa nuova sfida intellettuale con il Patrocinio istituzionale di UNINFO (l’ente federato UNI per le tecnologie informatiche) e con la media partnership garantita da ANSA, Media Duemila e Città Nuova. L’obiettivo dichiarato dal professor Pasqualetti e da tutto il suo eccellente corpo accademico è quello nobilissimo di orientare con forza e determinazione la galoppante innovazione tecnologica unicamente al conseguimento del bene comune globale. Per farlo, occorre promuovere strenuamente un rapporto armonico, equilibrato e non distruttivo tra l’essere umano, l’ambiente naturale e la macchina tecnologica, nel più profondo rispetto di ogni singola forma di vita presente sul nostro fragile pianeta azzurro.

Il calendario accademico: i seminari online e i convegni di novembre a Roma

L’Intelligenza Artificiale, come sottolineato nel manifesto fondativo del progetto universitario, non è più confinabile nei laboratori informatici: oggi essa incide pesantemente e direttamente non solo sulla fiducia pubblica verso le istituzioni, sui delicati e vulnerabili processi democratici del voto e sulla qualità e veridicità dell’informazione che consumiamo, ma ha un impatto profondo e dirompente sulla vita quotidiana stessa delle persone, sull’ambiente fisico in cui vivono e sull’equilibrio climatico dello stesso pianeta che le ospita.
Proprio a fronte di questa innegabile complessità strutturale, la gestione del fenomeno richiede urgentemente una governance globale e multilivello che sia in grado di integrare armonicamente le fredde e calcolatrici competenze ingegneristiche e tecniche con una fortissima responsabilità sociale e morale, sostenuta da una chiara, luminosa e ottimistica visione di futuro. Per contribuire attivamente, concretamente e dal basso a questo ambizioso traguardo, la Facoltà romana ha stilato un calendario denso di appuntamenti di altissimo livello. Nello specifico, l’ateneo promuove ben tre seminari online di riflessione teorica previsti al mattino, abbinati a tre incontri online più operativi al pomeriggio, che si terranno esattamente nelle date del 7, 14 e 21 novembre 2026. L’intero, monumentale percorso accademico culminerà e troverà il suo compimento definitivo nella memorabile e imperdibile giornata di giovedì 28 novembre 2026, data in cui l’università ospiterà due straordinari convegni internazionali rigorosamente in presenza. Al mattino sarà affrontata e sviscerata la delicatissima parte etica della riflessione sull’Intelligenza Artificiale con il grande eponimo convegno “AI AnthropoCosmic”, mentre nel corso del pomeriggio, il secondo convegno intitolato “AI Laboratori del Domani” avrà il compito fondamentale di restituire al grande pubblico e alla stampa tutti gli esiti, le conclusioni e le scoperte emerse dagli incontri online dei giorni precedenti e dalla fitta selezione operata tramite la Call for Paper. Una grande, attesissima Tavola Rotonda finale, cui sono stati formalmente invitati numerosi relatori di altissimo e prestigioso profilo internazionale, chiuderà solennemente i lavori in presenza presso l’imponente e bellissima sede della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma (situata in piazza dell’Ateneo Salesiano 1). La partecipazione ai convegni è gratuita, ma a causa dell’enorme interesse già suscitato, gli organizzatori ricordano che la sala accademica dispone di una capienza limitata di soli 400 posti, rendendo di fatto caldamente opportuna e consigliata una registrazione anticipata sul sito ufficiale per non rischiare di rimanere esclusi da un evento che promette di segnare un prima e un dopo nel fondamentale dibattito sull’etica delle macchine pensanti.

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Tecnologia

Basilicata sesta nella classifica nazionale del gioco 2026: lo studio Casinos.com fotografa la svolta digitale dei pagamenti online

La Basilicata si piazza al sesto posto su venti regioni nello studio “L’Italia che gioca 2026” firmato da Casinos.com, che incrocia i dati Istat con le ricerche Google: la partecipazione resta sotto la media nazionale, ma cresce l’interesse per il gioco in rete, trainato anche dalla diffusione di strumenti di pagamento digitali come PostePay.

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Photo by Alexander Sechenov on Unsplash

Redazione-  La Basilicata si piazza al sesto posto su venti regioni nello studio “L’Italia che gioca 2026” firmato da Casinos.com, che incrocia i dati Istat con le ricerche Google: la partecipazione resta sotto la media nazionale, ma cresce l’interesse per il gioco in rete, trainato anche dalla diffusione di strumenti di pagamento digitali come PostePay.

Basilicata sesta nella classifica nazionale del gioco 2026: lo studio Casinos.com fotografa la svolta digitale dei pagamenti online

Photo by Alexander Sechenov on Unsplash

La Basilicata nella classifica nazionale del gioco

Nella classifica stilata da Casinos.com per il 2026, la Basilicata occupa il sesto posto su venti regioni, con un punteggio di 75,5 su 100. È un risultato che a prima vista sorprende, perché arriva da una regione dove, secondo gli stessi dati, la partecipazione al gioco (30,2%) e la frequenza settimanale (4,2%) restano entrambe sotto la media italiana. A far salire la Basilicata in classifica non sono le abitudini dichiarate dai cittadini, ma le ricerche online: la regione risulta quarta in Italia per l’interesse digitale legato al SuperEnalotto, un segnale che i lucani si informano in rete più di quanto giochino fisicamente. In testa alla graduatoria nazionale restano Campania (93,7 punti) e Calabria (91,8), mentre il Trentino-Alto Adige chiude l’elenco con 40,1 punti, ultimo in quasi tutti gli indicatori misurati.

Lo studio, intitolato «L’Italia che gioca 2026», incrocia due indicatori del rapporto Istat «Giochi e videogiochi» con sei segnali di interesse rilevati su Google Trends negli ultimi tre anni. Secondo i dati Istat pubblicati il 3 settembre 2026, nel 2024 il 52,9% della popolazione italiana sopra i 14 anni, oltre 27 milioni e mezzo di persone, ha praticato almeno un’attività ludica, e quasi un terzo ha partecipato a giochi con vincite in denaro, per un totale di 16,6 milioni di persone. Il gioco più diffuso resta il Gratta e Vinci, che riguarda un quarto della popolazione, seguito da Lotto e lotterie e dal SuperEnalotto. Per la Basilicata, l’indagine segnala una partecipazione concentrata soprattutto su Lotto e lotterie, con una quota che resta comunque tra le più contenute del Mezzogiorno.

Dal gioco fisico ai pagamenti digitali

Il profilo della Basilicata racconta anche un cambiamento di abitudini più ampio: chi cerca informazioni sul gioco lo fa sempre più dal telefono, e questo sposta l’attenzione sugli strumenti con cui si deposita e si preleva denaro online. Tra i casinò online con PostePay recensiti da Casinos.com figurano solo operatori con licenza ADM, una garanzia che in una regione dove la carta prepagata delle Poste resta tra gli strumenti di pagamento più diffusi, soprattutto fuori dai centri urbani maggiori, pesa più che altrove. Non è un dettaglio da poco per un territorio con una popolazione più anziana della media e una rete di sportelli bancari tradizionali meno fitta rispetto al Centro-Nord, dove l’ufficio postale resta spesso il punto di riferimento principale per versamenti, pensioni e piccoli pagamenti quotidiani.

Il legame tra i territori meno serviti dalla rete bancaria tradizionale e il pagamento digitale targato Poste non è casuale. A livello nazionale, Poste Italiane ha chiuso il 2025 con oltre 30 milioni di carte emesse, di cui 22,7 milioni PostePay prepagate e circa 11 milioni nella versione Evolution, dotata di IBAN proprio, e con 3,4 miliardi di transazioni complessive, in crescita del 12,2% rispetto all’anno precedente, come riportato da Adnkronos. È lo strumento di pagamento più capillare del paese, presente in ogni ufficio postale, comprese le aree interne dove le filiali bancarie tradizionali si sono ridotte negli ultimi anni, e questo spiega perché compaia così spesso tra i metodi di deposito accettati dagli operatori di gioco online con licenza italiana.

Sicurezza dei pagamenti, una priorità condivisa

La diffusione capillare di uno strumento di pagamento porta con sé anche il tema della sicurezza, che vale per gli acquisti online quanto per il gioco regolamentato. Lo ha ricordato di recente anche la cronaca locale: a fine settembre un parroco di Altamura è rimasto vittima di una truffa telematica da 120mila euro dopo aver risposto a un semplice sms che sembrava provenire dai Carabinieri, un episodio che CavaliereNews ha raccontato e che resta un monito su quanto conti verificare sempre l’origine di un messaggio prima di autorizzare qualsiasi pagamento, fisico o digitale. Le stesse regole valgono per chi deposita o preleva su una piattaforma di gioco online: controllare l’indirizzo del sito, non condividere mai codici ricevuti via sms e preferire operatori che indicano in modo chiaro la licenza ADM restano le precauzioni più semplici ed efficaci.

Il quadro che emerge dallo studio di Casinos.com per il 2026 è quindi duplice: la Basilicata gioca meno della media nazionale, ma cerca di più online, dentro una transizione dal gioco fisico a quello digitale che riguarda anche i metodi di pagamento. Per chi sceglie di giocare, la raccomandazione resta sempre la stessa: rivolgersi solo a piattaforme con licenza ADM e, in caso di dubbi sul proprio rapporto con il gioco, consultare i servizi di supporto disponibili su gioco.adm.gov.it, nell’ambito del programma Gioca Responsabile.

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Tecnologia

«Il futuro non cerca titoli ma competenze»: a Roma il convegno per rivoluzionare il lavoro con l’Intelligenza Artificiale e le credenziali digitali europee

Il 4 novembre agli Horti Sallustiani di Roma si terrà il convegno nazionale “Il futuro non cerca titoli. Cerca competenze”, promosso da Pomiager con il patrocinio di BI-REX. Istituzioni, CINECA, università e fondi interprofessionali a confronto per superare i limiti delle certificazioni tradizionali grazie all’Intelligenza Artificiale 👇

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Roma – Nel mercato occupazionale contemporaneo, attraversato dalla transizione ecologica e dalla dirompente accelerazione dei software generativi, il valore reale di un professionista non si misura più soltanto attraverso il possesso di un titolo accademico formale, ma sulla capacità concreta di risolvere problemi complessi, padroneggiare nuovi strumenti e adattarsi ai cambiamenti. Parte da questa lucida consapevolezza il convegno nazionale “Il futuro non cerca titoli. Cerca competenze. AI e credenziali digitali per il nuovo mondo del lavoro”, in programma mercoledì 4 novembre 2026, dalle ore 9:30 alle 13:30, nella suggestiva cornice archeologica degli Horti Sallustiani, in piazza Sallustio 21 a Roma. Un appuntamento cruciale che chiamerà a raccolta esponenti di governo, rappresentanti delle Regioni, rettori universitari, fondi paritetici interprofessionali e vertici aziendali per ripensare i meccanismi di certificazione professionale in Italia.

Oltre il d.lgs. 13/2013: il divario tra repertori burocratici e mercato reale

Il punto di partenza dell’assise romana risiede nell’analisi critica del sistema di individuazione, validazione e certificazione delle competenze delineato dal decreto legislativo 13 del 2013. A oltre un decennio dalla sua promulgazione, la normativa ha mostrato limiti evidenti dinanzi alla velocità con cui si trasformano le professioni: i repertori formali regionali faticano ad aggiornarsi con tempestività e i titoli prodotti risultano spesso scarsamente riconosciuti o valorizzati dalle imprese in fase di selezione. Questo disallineamento finisce per penalizzare sia le aziende, costantemente a caccia di profili tecnici introvabili, sia centinaia di migliaia di lavoratori che hanno acquisito sul campo competenze preziosissime in contesti informali o non formali, senza possedere un attestato ufficiale in grado di certificarle.

A farsi promotrice dell’iniziativa è Pomiager S.r.l., software house e società bolognese leader nello sviluppo di architetture digitali avanzate (blockchain, cloud e intelligenza artificiale), con il prestigioso patrocinio di BI-REX, il Competence Center nazionale specializzato nei Big Data a supporto dell’innovazione d’impresa. La tesi sostenuta da Pomiager ribalta la logica tradizionale: le abilità professionali non devono essere incasellate a posteriori in astratte griglie burocratiche, ma devono essere descritte a partire dalle evidenze pratiche di ciò che una persona ha effettivamente realizzato, integrando le testimonianze di chi le esercita e di chi le osserva nei processi lavorativi.

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L’Intelligenza Artificiale come interprete universale e il passaporto europeo delle abilità

È proprio in questo snodo che interviene l’Intelligenza Artificiale, asse portante del modello sviluppato da Pomiager attraverso piattaforme come C-Box. Gli algoritmi di machine learning e i modelli linguistici avanzati sono in grado di analizzare migliaia di descrizioni eterogenee delle mansioni svolte, raccordando le specificità operative con i parametri semantici standardizzati a livello internazionale. Le attestazioni risultanti confluiscono così in credenziali digitali crittografate, interoperabili e verificabili – quali gli Open Badges, gli standard Europass EDCI e il futuro EU Digital Identity Wallet – rendendo il curriculum di ciascun professionista leggibile e immediatamente spendibile su scala europea.

«Chi ha imparato un mestiere lavorando sul campo, e non dietro a un banco scolastico, oggi incontra difficoltà enormi nel vedersi riconosciuto il proprio valore», spiega con chiarezza Giuseppe Adduce, CEO di Pomiager. «Il nostro obiettivo è fare in modo che le competenze emergano da ciò che una persona ha realmente saputo fare, e che la credenziale digitale rilasciata sia trasparente e affidabile per un’impresa di Bologna esattamente come per una multinazionale di Berlino o Parigi». In questa visione, la pubblica amministrazione non scompare, ma eleva il proprio ruolo da burocrate a garante imparziale del sistema: definendo gli standard, accreditando gli enti certificatori e vigilando sulla tutela dei diritti individuali.

Il programma del convegno: un confronto corale tra accademia, regioni e parti sociali

La mattinata di lavori agli Horti Sallustiani, moderata da Ugo Calvaruso (Innovation Partner S3.Studium), sarà scandita da interventi e panel di altissimo livello istituzionale e scientifico:
* Ore 9:30 – 10:00: Accreditamento e saluti istituzionali affidati ad Antonio Romeo (Unioncamere) e Giuseppe Adduce (Pomiager).
* Ore 10:10: Introduzione della tesi scientifica a cura del prof. Marcello Bogetti (Labnet, SAA School of Management).
* Ore 10:40: Focus tecnologico su “Tecnologia e AI a supporto del modello”, con Sanzio Bassini (CINECA), Giuseppe Adduce e Sandro Vecchiarelli (Pomiager).
* Ore 11:00: Prospettiva internazionale illustrata da Stefano Merante (ITCILO Torino).
* Ore 11:15: Tavolo istituzionale con Franco Chiaramonte (PTSCLAS) e i dirigenti delle politiche del lavoro Paolo Mora (Regione Lombardia), Francesca Bergamini (Regione Emilia-Romagna) e Leonardo Borselli (Regione Toscana).
* Ore 11:45: Tavolo della ricerca accademica con Eloisa Cianci (Università Cattolica del Sacro Cuore), Tommaso Minerva (UNIMORE), Matteo Colombo (Università di Bergamo) e Roberto Trainito (Intellera Consulting).
* Ore 12:15: Tavolo formazione e lavoro con Alessandro Voutcinitch (Assolavoro), Eleonora Pisicchio (Fondo For.Te.), Marco Damiano (Dintec), Elvio Mauri (Fondimpresa) e Michele Distefano (For.Agri).

Come partecipare all’evento agli Horti Sallustiani

L’appuntamento del 4 novembre rappresenta un’occasione imperdibile per direttori delle risorse umane, consulenti del lavoro, formatori e decisori pubblici chiamati a traghettare le politiche attive dell’occupazione verso i nuovi paradigmi dell’economia algoritmica. La partecipazione all’evento è completamente gratuita fino a esaurimento posti, previa registrazione obbligatoria tramite la piattaforma Eventbrite. Al termine dei lavori è previsto un light lunch di networking per favorire lo scambio diretto di progetti e sinergie tra i partecipanti.

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Tecnologia

Psicologi e cybersicurezza, l’allarme: esplode la paranoia da «spionaggio», un italiano su due teme di essere intercettato da hacker e intelligenza artificiale

Esplode tra gli italiani la sindrome da «spionaggio»: il 52% teme di essere controllato da hacker, microfoni e intelligenza artificiale. I dati della ricerca psicologica e l’analisi dell’esperto Matteo Adjimi (Argo SpA) su app bancarie violate, deepfake vocali e difese efficaci nel nostro articolo completo 👇

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Matteo Adjimi

Roma – Mani che coprono istintivamente la fotocamera del portatile, sguardi guardinghi allo smartphone appoggiato sul tavolo durante una conversazione privata e la costante, opprimente sensazione che un occhio invisibile stia monitorando ogni singolo movimento o transazione bancaria. Quella che fino a pochi anni fa veniva etichettata come una bizzarria da teorici del complotto è diventata nel 2026 una vera e propria emergenza clinica e socioculturale: la cosiddetta sindrome da “spionaggio” o cyber-paranoia. A certificarne la vastità è un’indagine condotta dal periodico online Spot and Web su un campione qualificato di cinquanta psicologi e psicoterapeuti italiani, dalla quale emerge che oltre un cittadino su due (il 52%) convive quotidianamente con il terrore di essere intercettato, sorvegliato o violato nella propria intimità digitale.

I dati delineano un fenomeno pervasivo che si riflette direttamente negli studi terapeutici. Ben il 33% degli intervistati ammette di aver affrontato apertamente la questione durante le sedute con il proprio psicologo, mentre il 27% cerca rassicurazione e conforto confidandosi con amici, familiari e partner. Dato ancora più emblematico della modernità: l’11% degli italiani confessa di interrogare gli stessi assistenti virtuali e l’intelligenza artificiale per scoprire se il proprio dispositivo sia stato compromesso. Il 41,5% della popolazione è fermamente convinto di essere già finito, almeno una volta nel corso dell’ultimo anno, nel mirino diretto di pirati informatici o campagne malevole. Dal punto di vista demografico, la sindrome colpisce maggiormente gli uomini (11%) rispetto alle donne (8%), concentrandosi con particolare ferocia nella fascia d’età tra i 35 e i 55 anni (16%) e tra gli over 60 (14%), mentre la Generazione Z tra i 18 e i 25 anni appare paradossalmente immune, forte di una naturale e disincantata consuetudine all’ecosistema iperconnesso.

Dal microfono del cellulare al frigo smart: la mappa dei dispositivi temuti

La mappa delle fobie tecnologiche tracciata dagli specialisti della salute mentale vede al primo posto assoluto lo smartphone, considerato dal 66% degli italiani come la principale spia tascabile attiva nelle proprie vite. Seguono a ruota il personal computer (52%), la navigazione generale sul web (49%) e gli algoritmi di intelligenza artificiale generativa (47%), percepiti come entità opache capaci di profilare gusti, intenzioni e vulnerabilità psicologiche. Non mancano timori più classici come la presenza di microspie e cimici ambientali (40%), le smart TV con telecamere e microfoni integrati nel salotto di casa (39%), il ronzio di droni urbani (35%) e persino i moderni elettrodomestici connessi alla domotica, con l’11% che teme violazioni attraverso il frigorifero smart e il 9% diffidente verso gli stessi impianti antifurto domestici.

A gettare benzina sul fuoco di queste ansie collettive sono stati i recenti casi di cronaca finanziaria e criminale informatica, tra cui la massiccia violazione che ha coinvolto i sistemi di Fideuram (gruppo Intesa Sanpaolo), che ha dimostrato la vulnerabilità anche di colossi bancari primari. A fare chiarezza tecnica su questo cortocircuito tra fobia psicologica e pericoli reali è l’esperto Matteo Adjimi, CEO di Argo SpA, azienda leader nelle soluzioni avanzate di cybersicurezza e direttore dell’Osservatorio Argo sulla Sicurezza Digitale.

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L’analisi di Matteo Adjimi (Argo SpA): dal phishing alle voci clonate con l’AI

«Nel 2026 le operazioni di hackeraggio hanno subito un salto qualitativo impressionante: non sono più attacchi massivi e indistinti, ma azioni iper-personalizzate che sfruttano a fondo i modelli di intelligenza artificiale», spiega Matteo Adjimi. «I vettori d’attacco primari riguardano le applicazioni di home banking e finanza personale (47%) e le comunicazioni via newsletter bancarie falsificate (39%). Quanto accaduto con il caso Fideuram ha dimostrato con disarmante evidenza quanto sia semplice oggi per un utente distratto cadere in trappole sofisticate. Il senso di insicurezza diffuso tra la popolazione non è quindi una mera allucinazione psicologica, ma la reazione emotiva a un ambiente cibernetico divenuto oggettivamente ostile e privo di punti di riferimento certi».

Secondo il direttore dell’Osservatorio Argo, per contrastare questa deriva occorre intervenire prima di tutto sul fattore umano e sull’organizzazione della sicurezza personale e aziendale: «La componente umana rappresenta l’anello debole e la fonte della maggior parte degli incidenti. È fondamentale addestrare i cittadini attraverso simulazioni realistiche, capaci di svelare gli inganni visivi e cognitivi che si celano nel flusso quotidiano delle notifiche. Inoltre, l’autenticazione a due fattori basata sul tradizionale SMS non è più sufficiente: se l’attaccante riesce a clonare la SIM o a rubare i cookie di una sessione già autenticata, il codice telefonico viene facilmente bypassato. Occorre migrare verso standard crittografici moderni come le passkey e l’uso di chiavi di sicurezza fisiche FIDO2».

Le regole pratiche per disinnescare la paura e difendere il patrimonio

L’esperto raccomanda l’adozione di rigorosi protocolli di igiene digitale: dall’aggiornamento costante dei sistemi operativi e degli antivirus su tutti i dispositivi utilizzati per lavoro o uso personale, al monitoraggio continuo delle credenziali per identificare tempestivamente eventuali password finite nei database del dark web prima che vengano sfruttate da organizzazioni criminali.

«Per quanto concerne la gestione dei bonifici, delle disposizioni finanziarie e dei cambi di coordinate bancarie», conclude Matteo Adjimi, «è imperativo applicare la regola della verifica ‘fuori banda’: una telefonata diretta a un numero telefonico già noto e archiviato può sventare all’istante anche gli attacchi più sofisticati orchestrati mediante clonazione vocale in tempo reale, dove l’intelligenza artificiale riproduce perfettamente il timbro di voce del proprio direttore di banca o di un familiare». Coniugare consapevolezza psicologica e rigore tecnologico rappresenta l’unica barriera efficace per non soccombere alla paranoia e riappropriarsi con serenità del proprio spazio digitale.

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