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Cultura

Pol Milo racconta la fuga verso la liberta di Niko Lito in Legend Brindisi: la memoria dellesodo albanese del 1991 nel libro di Katiuscia Vammacigna

🔴 La fuga verso la libertà di Niko Lito: dall’inferno della dittatura all’abbraccio di Brindisi.

Nel saggio del saggista Pol Milo (direttore di Transformisti) sul libro “Legend Brindisi” di Katiuscia Vammacigna, riemerge la commovente storia del calciatore albanese Niko Lito: dopo la morte del padre nel campo di prigionia di Shtyllas e i sogni sportivi spezzati dal regime comunista, la traversata del 1991 verso la Puglia trasformò una fuga disperata nella vittoria della libertà.

Secondo voi la memoria dell’accoglienza di Brindisi nel 1991 rappresenta ancora oggi il volto più bello e nobile dell’Italia? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Pol Milo

Brindisi – Ci sono pagine di storia contemporanea che superano i confini della cronaca per trasformarsi in autentici manifesti della dignità umana, capaci di unire due sponde dello stesso mare attraverso il valore universale dell’accoglienza e del riscatto. È questo il cuore pulsante del profondo saggio firmato dallo scrittore, saggista e intellettuale albanese Pol Milo — direttore della prestigiosa rivista culturale e letteraria Transformisti di Durazzo — dedicato alla figura emblematica di Niko Lito e all’opera “Legend Brindisi” dell’autrice italiana Katiuscia Vammacigna, che ripercorre il drammatico ed epocale esodo albanese del marzo 1991.

Con una formazione multidisciplinare d’eccellenza che unisce gli studi di Psicologia all’Università di Edimburgo, Economia a Roma Tre e Storia bizantina a Tirana, Pol Milo costruisce un ponte ideale tra Albania e Italia, trasformando il dramma della migrazione in una riflessione filosofica sulla libertà. Nelle pagine del libro della Vammacigna, il porto pugliese di Brindisi diventa lo scenario in cui un intero popolo, stremato da decenni di isolamento e oppressione, incontra il calore spontaneo della solidarietà, trovando una naturale risonanza con i valori di civiltà custoditi nel nostro territorio italiano e nelle comunità dell’Adriatico.

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Niko Lito e la fuga da Durazzo: il dramma familiare sotto la dittatura comunista

Tra le testimonianze più potenti raccolte in “Legend Brindisi” risalta la vicenda biografica di Niko Lito, talentuoso calciatore albanese cresciuto sui campi di Durazzo la cui giovinezza fu brutalmente segnata dalla repressione del regime comunista. Suo padre fu infatti condannato dalle autorità di regime e morì nel famigerato campo di concentramento di Shtyllas, una tragedia devastante che impedì al giovane Niko di accedere agli studi universitari e gli precluse per motivi politici il sogno di indossare la maglia della Nazionale albanese.

In quegli anni di sofferenza silenziosa, una figura fondamentale fu il celebre calciatore e allenatore Refik Resmja, che divenne per lui un punto di riferimento paterno e morale, aiutandolo a non spegnere la passione per il pallone. Come evidenziato nell’omaggio letterario al coraggio civile e alla scrittura di Laura Restrepo, l’esperienza sportiva ed esistenziale di Niko Lito si fa metafora di un’intera generazione a cui la tirannia ha tentato invano di strappare i sogni, arricchendo il dibattito promosso dalle nostre sezioni di cultura, diritti e memoria storica.

Lo sbarco a Brindisi il 7 marzo 1991: il dialogo ideale col padre e la liberta riconquistata

Il punto di svolta si compie il 6 marzo 1991, quando Niko Lito sale su una delle carrette del mare in partenza dal porto di Durazzo, lasciando temporaneamente la moglie e i figli per approdare la mattina del 7 marzo a Brindisi. Un viaggio verso l’ignoto che non rappresenta una semplice fuga geografica, bensì una traversata interiore per riconquistare i diritti fondamentali negati dalla dittatura prima del ricongiungimento familiare avvenuto nell’agosto dello stesso anno.

Il momento emotivamente più alto della narrazione, sottolineato con rara sensibilità da Pol Milo, è il colloquio immaginario che Niko rivolge al genitore scomparso: «Papà, non avere paura, la libertà non è morta. L’ho riportata di nuovo in superficie». Quella partita spezzata dal totalitarismo viene così vinta sul terreno della memoria e della libertà, trasformando il pallone da calcio nel simbolo immortale di una vita riconquistata con dignità.

Katiuscia Vammacigna e la rivista Transformisti: il ponte culturale tra Italia e Albania

L’analisi di Pol Milo accende i riflettori sul valore dell’opera di Katiuscia Vammacigna, laureata in Storia e Filosofia, capace di sottrarre all’oblio le vicende umane di chi sbarcò in Puglia durante quell’anno cruciale. Attraverso il Klubi i Transformizmit di Durazzo e la rivista Transformisti, la cultura si riafferma come strumento vivo di trasformazione sociale e custodia della memoria condivisa tra i popoli delle due sponde adriatiche.

Oggi Niko Lito vive serenamente tra l’Italia e Durazzo: dopo una stimata carriera come ingegnere e il conferimento del titolo onorifico di «Onore della città di Durazzo» da parte dell’associazione Durrësi Autokton, gode della meritata pensione. La sua parabola terrena, celebrata sulle nostre pagine di lifestyle, grandi testimonianze e storie di vita, dimostra come la perseveranza e il coraggio possano sconfiggere qualsiasi tirannia, facendo trionfare il diritto inalienabile a essere liberi.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cultura

Laura Restrepo e il coraggio della scrittura tra esilio e verita: l’intervista esclusiva a cura di Irma Kurti

«Ogni libro è un atto di resistenza: scegliere la pagina invece del silenzio».

L’autrice bestseller colombiana Laura Restrepo si racconta in una straordinaria intervista intima ed esclusiva curata dalla poetessa Irma Kurti, tra esilio politico, riscatto femminile e il potere della parola.

Può davvero la grande letteratura abbattere i conflitti e creare ponti invisibili di empatia tra i popoli?

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Laura Restrepo

Roma – La grande letteratura internazionale torna protagonista sulle pagine del nostro quotidiano attraverso una testimonianza di straordinaria intensità civile e umana. L’autrice bestseller colombiana Laura Restrepo, tra le voci più autorevoli e amate del panorama narrativo mondiale con opere tradotte in oltre venti lingue, si racconta in un dialogo intimo ed esclusivo curato dalla nostra stimata collaboratrice, la poetessa e scrittrice Irma Kurti. Un confronto profondo sul potere salvifico della parola scritta, sulla memoria storica e sulla necessità etica di opporre la pagina bianca al silenzio imposto dai regimi e dalle violenze politiche.

Nata a Bogotà e affermatasi come una delle interpreti più limpide della complessa realtà sudamericana, Laura Restrepo ha saputo conquistare la critica e milioni di lettori grazie alla sua capacità unica di intrecciare il rigore dell’indagine giornalistica con la potenza emotiva del romanzo. Dopo aver vissuto sulla propria pelle il dramma dell’esilio a causa del suo impegno nei processi di pacificazione nazionale, la celebre scrittrice continua a considerare la letteratura come un faro in grado di illuminare le ferite aperte della nostra epoca. Il dialogo offre una prospettiva preziosa che si inserisce nel solco degli approfondimenti dedicati a cultura e società e dialoga idealmente con il recente omaggio a Bilall Maliqi e la poesia balcanica.

Laura Restrepo tra esilio politico e verita: le radici del successo letterario

La conversazione prende avvio dal segreto che si cela dietro un consenso planetario duraturo e trasversale. Alla domanda su quale sia la chiave del suo straordinario percorso, Laura Restrepo risponde con disarmante sincerità: «Se c’è una chiave, credo che risieda nell’onestà. Cerco di scrivere con il cuore sincero, confidando nel fatto che la verità emotiva di una storia possa attraversare i confini più facilmente di qualsiasi passaporto. I lettori riconoscono quando una pagina trasmette qualcosa di vivo: un battito, un conflitto, un desiderio. Il successo, quando arriva, è semplicemente il momento in cui un cuore chiama e un altro cuore risponde». Un legame empatico che affonda le sue radici nei ricordi d’infanzia, quando narrare rappresentava un approdo di libertà interiore.

Il passaggio cruciale dell’esistenza dell’autrice coincide con il doloroso periodo dell’esilio durato sei anni. Interrogata su come la lontananza forzata abbia inciso sulla sua poetica, la scrittrice offre una riflessione magistrale: «L’esilio lascia una crepa nell’anima attraverso la quale possono entrare sia il dolore che la lucidità. Essere lontano dalla Colombia ha affinato la mia comprensione della sua bellezza e delle sue ferite. La distanza mi ha dato la prospettiva per scrivere di ciò che fa male pur continuando ad amarla profondamente. I miei libri nascono da quella frattura in cui la perdita si confronta con la speranza». Un sentimento di appartenenza che si riflette nella cura per i valori del nostro territorio e delle identità locali.

Incalzata sull’intreccio inestricabile tra militanza ideale e sfera privata, l’autrice sottolinea come l’impegno civico non sia un esercizio astratto: «La politica non è separata dalla vita; è la storia collettiva a cui tutti partecipiamo. Il mio attivismo non è mai stato teorico, ma è nato dall’avere assistito in prima persona a situazioni di ingiustizia. Quindi, quando scrivo, non scrivo di politica, ma di persone che vivono realtà politiche: paura, coraggio, amore, resilienza. Il personale è sempre politico».

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La scrittura femminile come atto di resistenza: il messaggio di Laura Restrepo

Un focus doveroso riguarda la condizione delle donne nel panorama editoriale globale. Alla domanda sulle difficoltà che una scrittrice deve affrontare per affermarsi, Laura Restrepo non nasconde gli ostacoli ancora esistenti: «Sì, eppure noi persistiamo. Le donne spesso devono impegnarsi il doppio per far sentire la propria voce. Ma credo che la letteratura sia diventata il palcoscenico in cui le donne riscrivono la narrativa del potere. Ogni libro pubblicato da una donna è sia una vittoria personale che un passo avanti collettivo». Un messaggio che richiama la centralità della parità e della dignità umana, temi cari anche al mondo di lifestyle e benessere.

Le trame dei suoi romanzi affondano profondamente nella terra d’origine, una terra ricca di fascino ma ferita da lacerazioni sociali. «La Colombia è una terra di contraddizioni, violenza e tenerezza, tragedia e rinascita. Purtroppo, molte delle ferite che affronto rimangono aperte: disuguaglianza, conflitto e migrazione forzata. Ma ci sono anche progressi, resilienza e un profondo desiderio di pace. La mia scrittura cerca di racchiudere entrambi: l’oscurità e la fiamma che rifiuta di spegnersi», chiarisce l’autrice, ricordando come impegno e fatalità si incrocino: il lavoro quotidiano apre le porte, ma è il destino a decidere chi accoglierà la storia.

La letteratura come ponte di pace: il dialogo con la poetessa Irma Kurti

Nel corso dell’intervista emergono anche i dubbi e le insicurezze che accompagnano l’atto creativo: «Il dubbio è un compagno fedele sempre vicino, che sussurra che la storia non è abbastanza forte o che la voce non è degna. Ci sono stati momenti in cui la paura mi ha quasi zittita. Ma ogni libro è un atto di resistenza: scegliere la pagina invece del silenzio». Parole potenti che condensano l’essenza stessa della vocazione artistica nello scenario della cultura contemporanea.

La chiosa finale, affidata alle domande conclusive della nostra collaboratrice Irma Kurti, è un inno alla concordia universale. La letteratura possiede il dono unico di generare ponti invisibili: «Assolutamente sì. La letteratura ci invita a entrare nella vita degli altri e l’empatia è l’inizio della pace. Quando un lettore prova il dolore o la gioia di qualcuno diverso da lui, si crea un ponte. La pace si costruisce su questi ponti invisibili». E alla richiesta di definire cosa sia per lei la pace, Laura Restrepo conclude con una frase destinata a rimanere scolpita: «La pace è il momento di quiete in cui nessuno ha paura. È dignità, è giustizia, è il diritto di sognare senza la paura di svegliarsi in un incubo. La pace non è l’assenza del conflitto, è la presenza dell’umanità».

Intervista esclusiva a Laura Restrepo – A cura della scrittrice e poetessa Irma Kurti – Riproduzione riservata Cavaliere News

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Cultura

Bilall Maliqi, la voce poetica dei Balcani: i versi di nostalgia e amore presentati da Irma Kurti

La grande poesia dei Balcani sbarca su Cavaliere News: Bilall Maliqi presentato da Irma Kurti!

Quarantaquattro libri e una vita tra versi e giornalismo: le toccanti poesie “Ti aspetto” e “Ho cercato” tra nostalgia, amore e il valore sacro della fedeltà.

Cosa vi trasmettono questi versi d’autore? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Bilall Maliqi

Presevo – La grande poesia contemporanea del bacino balcanico torna a illuminare le colonne del nostro quotidiano attraverso una testimonianza lirica di rara delicatezza, capace di indagare con pudore e profondità i sentimenti universali dell’amore, dell’attesa e della fedeltà dell’anima. La nostra prestigiosa rubrica letteraria internazionale, curata con appassionata sensibilità dalla scrittrice e poetessa Irma Kurti, accoglie oggi i versi densi di luce del maestro Bilall Maliqi, figura cardine della letteratura balcanica vivente, arricchendo con un contributo prezioso le nostre pagine dedicate alla cultura internazionale e poesia.

Nato nel 1969 nel suggestivo borgo di ElezBali, all’interno del comune di Presevo nella Serbia meridionale, Bilall Maliqi ha costruito un percorso intellettuale ed espressivo di straordinaria fecondità. Formatosi attraverso corsi nazionali e internazionali di giornalismo d’inchiesta, l’autore ha saputo coniugare il rigore dell’indagine documentaria con il candore della fiaba e l’intensità della lirica per adulti, operando con costanza anche come saggista e critico letterario, in ideale sintonia con le grandi narrazioni d’autore balcaniche come il racconto di Sami Mulaj tradotto da Angela Kosta.

Con all’attivo l’incredibile traguardo di quarantaquattro volumi pubblicati tra raccolte poetiche, romanzi e testi per l’infanzia, Bilall Maliqi ha visto la propria voce varcare i confini patri per essere tradotta e apprezzata in lingua inglese, italiana, rumena, francese e svedese. Presidente onorario dell’Associazione degli Scrittori Feniks, guida autorevole della galassia poetica Atunis-Lugina e membro stimato della Lega degli Scrittori del Kosovo, l’autore rappresenta un ponte di dialogo pacifico che parla al nostro territorio culturale europeo.

La proposta presentata da Irma Kurti comprende due componimenti emblematici intitolati Ti aspetto e Ho cercato, gemme che confermano la vitalità del nostro spazio dedicato all’arte e bellezza delle lettere.

La traiettoria letteraria di Bilall Maliqi: quarantaquattro opere e il ponte culturale con il Kosovo

La poetica di Bilall Maliqi si caratterizza per una purezza formale che rifiuta ogni orpello retorico per concentrarsi sulla forza primordiale della parola non contaminata. Vivere e operare a Presevo, terra di confine e di complesse stratificazioni storiche, ha donato alla sua scrittura un’urgenza etica profonda, dove l’atto poetico coincide con la custodia della memoria e con la difesa della dignità dei sentimenti intimi contro l’indifferenza del mondo moderno.

Pluripremiato nei principali certami letterari della penisola balcanica e dell’Europa centro-orientale, l’autore ha fatto della promozione culturale una vera e propria missione di vita. Alla guida delle pubblicazioni della casa editrice Feniks e delle antologie di Atunis, Maliqi ha sostenuto decine di giovani talenti emergenti, dimostrando come la poesia rappresenti ancora oggi il più potente strumento di fratellanza tra i popoli.

Nelle sue liriche d’amore, l’elemento femminile viene trasfigurato in un’icona di grazia e salvezza, capace di redimere le ferite della solitudine e di ricondurre l’essere umano verso un’armonia primigenia con il creato.

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Il testo integrale delle poesie Ti aspetto e Ho cercato: il santuario dei libri e la ricerca di fedeltà

Di seguito riportiamo i due testi poetici curati per la nostra redazione da Irma Kurti, partendo dalla luminosa invocazione amorosa di Ti aspetto:

Ti aspetto (qui) tra i libri.
Con versi di nostalgia
O con frammenti d’amore
Vieni, cosa aspetti?
Mettiti tra me e i versi
Come una principessa
Illuminata da infuocate parole
Come un papavero rosso
Mentre cresce nel Giardino dell’Eden

Nel componimento, lo spazio intimo della lettura e dello studio si trasforma in un tempio sacro in cui l’amata è invocata a incarnarsi tra i fogli scritti, paragonata a un papavero fiammeggiante che sboccia nel paradiso terrestre. La nostalgia non è rassegnazione passiva, ma attesa febbrile illuminata dal potere demiurgico della poesia.

Segue la toccante ed essenziale ricerca ontologica racchiusa nei versi di Ho cercato:

Ho cercato una parola.
Che non era uccisa.
Una speranza
Non bagnata
di rugiada
Ho cercato una gioia.
Che non era delusa.
Ho cercato ovunque
soltanto un amore
Vestito
Di fedeltà.

Irma Kurti e la valorizzazione della lirica internazionale: la parola poetica contro l’oblio

La seconda lirica tocca le vette dell’aforisma filosofico: la ricerca di una parola non uccisa evoca la responsabilità morale dello scrittore di fronte al logorio e alla volgarizzazione del linguaggio quotidiano. Bilall Maliqi scava nell’essenza del desiderio umano per chiedere soltanto un legame autentico, un amore che non conosca il tradimento e che sia rivestito del manto solenne della fedeltà reciproca.

L’incessante impegno di Irma Kurti nel tessere relazioni tra i grandi protagonisti della cultura albanese, balcanica e il pubblico italiano conferma il valore civile della letteratura, capace di far risuonare anche nei ritmi frenetici del nostro tempo il palpito segreto dell’anima.

Ringraziamo calorosamente la nostra collaboratrice Irma Kurti e il maestro Bilall Maliqi per aver donato ai nostri lettori pagine di così alta intensità spirituale.

Poesie di Bilall Maliqi – A cura della collaboratrice Irma Kurti – Riproduzione riservata Cavaliere News

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Cultura

Cultura, Le nebbie degli anni di Sami Mulaj: il racconto tra medicina, memoria e destino tradotto da Angela Kosta

Le nebbie degli anni: il nuovo toccante racconto di Sami Mulaj tradotto da Angela Kosta!

Dalla gioia per il nuovo lavoro al terrore di una diagnosi alla gola, fino alla clamorosa scoperta dei medici e all’incredibile profezia di un’anziana guaritrice albanese.

Credete al potere della medicina popolare? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Sami Mulaj

Tirana – La grande letteratura balcanica torna a incantare e far riflettere i lettori del nostro giornale attraverso una narrazione intima, toccante e intrisa di sottile ironia, capace di indagare le pieghe imprevedibili del destino umano. La nostra rubrica letteraria internazionale, curata con appassionata dedizione dalla poetessa e traduttrice Angela Kosta, ospita oggi un racconto d’eccezione firmato dal celebre autore albanese Sami Mulaj intitolato Le nebbie degli anni, un testo di altissimo spessore introspettivo che arricchisce la nostra sezione dedicata alla grande cultura internazionale.

L’opera affronta con straordinaria sensibilità psicologica il tema universale dell’emigrazione, il faticoso riscatto sociale di una giovane famiglia all’estero e l’improvviso spalancarsi dell’abisso della paura di fronte alla fragilità del corpo umano. Un viaggio dell’anima che si ricollega idealmente alle grandi retrospettive sulla libertà dello spirito, come la recente monografica dedicata a Wassily Kandinsky a Palazzo Bonaparte, confermando come l’arte e la parola scritta rappresentino l’unico rifugio autentico per comprendere le contraddizioni dell’esistenza contemporanea all’interno del nostro territorio culturale.

La prosa limpida e avvolgente di Sami Mulaj, resa con impeccabile maestria nella lingua italiana da Angela Kosta, conduce il lettore dai corridoi asettici di un moderno ospedale occidentale fino ai villaggi remoti della memoria ancestrale, dove l’antica sapienza delle guaritrici popolari sapeva diagnosticare le anomalie dell’organismo semplicemente attraverso l’ascolto della voce e il tocco sapiente delle mani, un patrimonio immateriale che trova piena cittadinanza nelle nostre pagine di arte e racconto.

Sami Mulaj e la narrativa albanese contemporanea: la poetica dell’emigrazione e della rinascita

La figura letteraria di Sami Mulaj si impone da anni all’attenzione della critica per la capacità di fondere la testimonianza autobiografica con la dimensione allegorica e filosofica. Nella prima parte della narrazione, il protagonista sperimenta l’euforia liberatoria per il superamento di un colloquio di lavoro lungamente atteso, un traguardo fondamentale che promette stabilità economica, sicurezza per gli studi dei figli e il coronamento del tanto agognato sogno americano dopo anni di sacrifici e precarietà.

Tuttavia, proprio nel momento del massimo sollievo, un banale controllo sanitario di routine si trasforma in un incubo kafkiano: la cartella clinica smarrita, gli accertamenti gratuiti offerti dai colleghi dell’ospedale e l’improvvisa telefonata del reparto di radiologia precipitano l’uomo in un’angosciosa attesa solitaria. Il sospetto di una grave patologia laringea rischia di polverizzare in pochi istanti la serenità faticosamente costruita, costringendo il protagonista a misurarsi con la solitudine della paura.

La tensione drammatica cresce di paragrafo in paragrafo, fino al sorprendente ribaltamento finale in cui la tragedia cede il passo a una memorabile scena corale, dove la scienza medica d’avanguardia si inchina con stupore alla memoria di un’anziana donna di villaggio.

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Il testo integrale del racconto Le nebbie degli anni: l’angoscia della diagnosi e la sorpresa in ospedale

Pubblichiamo di seguito la versione integrale del racconto tradotto per i nostri lettori: «Dopo tante emozioni e dopo aver trascorso gli ultimi tre giorni quasi senza dormire, arrivò finalmente la notizia tanto attesa: i documenti per la candidatura al nuovo lavoro erano stati accettati. Insieme alla comunicazione mi indicarono anche la data del colloquio, che si sarebbe svolto il giorno seguente, alle dodici in punto. Verso mezzogiorno, dunque, mi ritrovai nella sala dei colloqui, accanto agli uffici delle Risorse Umane, come vengono chiamati oggi in Albania, o agli uffici del personale, secondo la terminologia ufficiale di molti anni fa, ai tempi della dittatura».

«Il colloquio non durò a lungo. Mi rivolsero alcune domande, più sulle mie conoscenze relative alle procedure di gestione che sulla mia formazione professionale. A quanto pareva, erano rimasti convinti dal mio percorso lavorativo e dalle raccomandazioni di alcune personalità del settore imprenditoriale, che mi conoscevano da anni. Uscii dal colloquio piuttosto sollevato. In fondo, avevo superato anche quella formalità ed ero ottimista: tutto era andato senza complicazioni. Attesi circa trenta minuti nella piccola sala d’attesa, poi la segretaria del consiglio mi chiamò con un sorriso d’approvazione. Il responsabile si congratulò per l’incarico invitandomi a completare le formalità burocratiche».

«Telefonai immediatamente a mia moglie per festeggiare: dopo cinque anni avevo un lavoro stabile, corrispondente alla mia professione e ben retribuito. Ma durante gli accertamenti medici all’ospedale cittadino dove lavoravo prima, non trovarono la mia cartella sanitaria. Si offrirono di rifarmi tutti gli esami gratuitamente. Dopo due giorni arrivò la telefonata gelida della radiologia: avevano notato qualcosa di anomalo nella laringe e mi chiesero di presentarmi con urgenza. Una massa estranea alla gola. Quell’ora di attesa dopo la risonanza magnetica fu una delle più angoscianti della mia vita».

Dalla medicina popolare alla risonanza magnetica: il valore della memoria tradizionale albanese

L’epilogo descritto da Sami Mulaj assume i tratti di un capolavoro di levità: «La porta si aprì e il primario entrò ridendo a crepapelle con gli altri medici: “Lei con quella gola ci ha ingannati alla grande! Non ha alcuna massa estranea: è nato con una laringe incurvata, una deformazione congenita mai vista nei libri di scienza!”. Alla domanda su come nessuno se ne fosse mai accorto prima, ricordai di quando portai mio figlio malato da un’anziana guaritrice nel mio villaggio natio in Albania: la donna, sollevando il piccolo, mi guardò e disse che il vero problema alla gola ce l’avevo io».

I giovani radiologi, affascinati da quella prodigiosa intuizione empirica basata sulla modulazione del timbro vocale, hanno deciso di registrare la voce del protagonista per conservarla nell’archivio scientifico della struttura, tributando un ideale omaggio a quell’antica donna che sapeva leggere il corpo con gli occhi dell’esperienza millenaria, a riprova di come il sapere popolare racchiuda intuizioni straordinarie.

Come conclude liricamente l’autore, la vita somiglia proprio a un viaggio tra le nebbie degli anni, dove la paura e la speranza si avvicendano all’improvviso, ricordandoci che spesso, dietro l’ombra di una presunta sciagura, si nasconde soltanto un’ironica e luminosa svolta del destino pronta a restituirci il sorriso.

Racconto di Sami Mulaj – Traduzione e cura redazionale a cura di Angela Kosta – Riproduzione riservata Cavaliere News

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