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Cronaca

Falzes, migranti rifiutano appartamento di novanta metri quadri con giardino perché troppo piccolo: il sindaco ritira l’alloggio

🔴 Rifiutano una casa di 90 metri quadri con giardino perché troppo piccola: il sindaco ritira l’alloggio.

A Falzes, in provincia di Bolzano, un nucleo di cinque migranti giunti dal Togo ha rifiutato un appartamento centrale appena ristrutturato, dal valore stimato di oltre mezzo milione di euro, pretendendo otto posti letto per futuri parenti in arrivo dall’Africa.

Nessuno ha dormito nell’immobile nemmeno per una notte: il sindaco Roland Tinkhauser ha revocato subito l’assegnazione e rescisso il contratto, mentre la politica chiede di destinare la casa a famiglie locali in difficoltà economica.

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Migranti

Falzes (Bolzano) – Un immobile di novanta metri quadrati, dotato di giardino privato, situato in una zona centrale e con una ristrutturazione appena ultimata è diventato il centro di una clamorosa bufera istituzionale in Val Pusteria. Quella che sul mercato immobiliare locale rappresenta un’abitazione stimata per un valore commerciale superiore al mezzo milione di euro è stata formalmente rifiutata da un nucleo di richiedenti asilo, innescando una reazione durissima da parte dell’amministrazione civica altoatesina.

I protagonisti della vicenda sono cinque cittadini originari del Togo, giunti in Alto Adige attraverso i canali di assistenza provinciale. Accompagnati dagli operatori sociali direttamente dallo scalo ferroviario di Brunico fino all’ingresso della palazzina, i beneficiari hanno espresso immediata insoddisfazione per la metratura, sostenendo che gli spazi non fossero sufficienti a garantire la futura accoglienza di altri parenti in arrivo dal continente africano.

Di fronte al categorico rifiuto di occupare i locali, il sindaco del Comune di Falzes, Roland Tinkhauser, ha scelto la linea dell’intransigenza. Constatato che gli ospiti non hanno trascorso nell’immobile nemmeno una singola notte, il primo cittadino ha disposto l’immediata revoca della disponibilità dell’alloggio, chiudendo il progetto tramite un apposito atto deliberativo approvato dalla giunta comunale e riaprendo il dibattito sulla gestione dei progetti nel nostro territorio montano.

La vicenda ha rapidamente varcato i confini provinciali, trasformandosi in un caso politico di portata nazionale. Il contrasto evidente tra la crescente penuria di abitazioni a canoni accessibili per i residenti storici e la rinuncia sdegnata a una sistemazione signorile ha riacceso i fari sulla cronaca delle politiche di integrazione, richiamando alla mente le recenti criticità di convivenza e gestione della sicurezza affrontate con il monitoraggio sui lupi vicino alle case della Regione Marche.

Roland Tinkhauser e il caso di Falzes: l’alloggio di pregio rifiutato sulla soglia dai richiedenti

La ricostruzione dei fatti fornita dalle autorità comunali evidenzia una dinamica che ha lasciato sbigottiti sia gli amministratori locali sia la cittadinanza. La famiglia togolese, composta da cinque individui, avrebbe preteso una capienza minima di otto posti letto complessivi, affermando di aver ricevuto assicurazioni verbali circa la possibilità di ospitare ulteriori tre familiari tra figli e congiunti stretti.

«Appena arrivati sul posto, in cinque persone, si sono lamentati apertamente perché i letti disponibili non corrispondevano agli otto desiderati», ha spiegato senza mezzi termini il sindaco Roland Tinkhauser. Alla domanda chiarificatrice se il gruppo avesse perlomeno provato ad ambientarsi trascorrendo qualche ora nell’appartamento, la replica del primo cittadino è stata categorica: «Non hanno dormito nemmeno una notte. Sono entrati, hanno guardato le stanze, hanno criticato le dimensioni e hanno girato i tacchi all’istante».

L’amministrazione municipale di Falzes, che in passato aveva già gestito con successo l’accoglienza di rifugiati e famiglie in fuga dal conflitto in Ucraina senza registrare attriti, ha vissuto l’episodio come una mancanza di rispetto verso lo sforzo logistico ed economico compiuto dalla comunità. La delibera di giunta ha così sancito la risoluzione del contratto di locazione stipulato dal municipio con la proprietà privata dell’immobile.

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Rosmarie Pamer e il programma provinciale: le polemiche sulla gestione dell’accoglienza in Alto Adige

L’intera operazione era nata sotto l’egida dell’assessorato provinciale alle politiche sociali guidato da Rosmarie Pamer, esponente della Südtiroler Volkspartei. L’accordo prevedeva che i singoli Comuni mettessero a disposizione alloggi reperiti sul mercato privato, con la successiva rendicontazione e copertura delle spese a carico del bilancio della Provincia Autonoma di Bolzano.

Tuttavia, il caso di Falzes ha messo a nudo falle strutturali nella comunicazione preventiva tra i vari livelli istituzionali. «Chi dichiara di trovarsi in uno stato di reale bisogno dovrebbe presentarsi con ben altro atteggiamento e spirito di gratitudine verso la comunità ospitante», ha incalzato Tinkhauser, rimarcando come i sindaci non possano essere relegati al ruolo di meri esecutori senza essere informati sui profili e sulle pretese dei richiedenti.

Il modello dell’accoglienza diffusa, concepito originariamente per favorire percorsi transitori verso l’autonomia lavorativa e abitativa, rischia di andare in cortocircuito quando viene confuso con una concessione permanente o personalizzata. Le normative vigenti sui ricongiungimenti familiari stabiliscono parametri reddituali e volumetrici stringenti che non possono essere scavalcati tramite rivendicazioni arbitrarie all’arrivo.

Sven Knoll e la bufera politica: la richiesta di assegnare la casa alle famiglie locali in difficoltà

Le ripercussioni sul piano della politica regionale non si sono fatte attendere. Il movimento di opposizione Süd-Tiroler Freiheit, per voce del consigliere provinciale Sven Knoll, ha sferrato un attacco frontale alla giunta provinciale, sollecitando l’immediata sospensione del protocollo di intesa e la pubblicazione dettagliata di ogni singolo costo sostenuto con denaro dei contribuenti.

La proposta avanzata dalle forze conservatrici punta a riequilibrare il welfare abitativo territoriale: assegnare quello stesso appartamento ristrutturato di novanta metri quadri, alle medesime condizioni calmierate, a una famiglia altoatesina residente che versi in comprovate condizioni di precarietà economica. La tensione sociale su questo versante è palpabile, considerando che nella provincia di Bolzano i prezzi al metro quadro e i tassi di locazione risultano spesso proibitivi anche per famiglie con due stipendi stabili.

Mentre a Falzes la serrata è ormai definitiva e l’immobile è stato riconsegnato alla proprietà privata, la palla passa ora alla dirigenza provinciale di Bolzano. Le istituzioni saranno chiamate a chiarire quali criteri di selezione vengano adottati, quali controlli preventivi vengano attuati sulle delegazioni in arrivo e come si intenda tutelare i bilanci comunali da situazioni in cui la solidarietà pubblica si scontra con pretese sproporzionate.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

Lupi vicino alle case, la Regione Marche allerta i Comuni: controlli e verifiche con Anci sui comportamenti confidenti

Allerta lupi vicino alle case nelle Marche: la Regione chiama i Comuni per verifiche urgenti.

L’assessore Giacomo Bugaro chiede ad Anci Marche una ricognizione completa tra tutti i sindaci per censire gli avvistamenti nei centri urbani e applicare il protocollo Ispra sui lupi confidenti. Nel mirino la rimozione del cibo vicino alle abitazioni e le misure di prevenzione per garantire la sicurezza senza allarmismi.

Avete mai avvistato lupi vicino al vostro paese? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Branco di Lupi

Ancona – La presenza sempre più ravvicinata e frequente di esemplari di lupo nei pressi delle abitazioni e dei centri abitati accende il confronto istituzionale nelle Marche: la Regione Marche ha avviato una capillare ricognizione su scala regionale per monitorare il fenomeno e mappare con precisione scientifica gli avvistamenti. L’assessore regionale alle Politiche faunistiche e venatorie Giacomo Bugaro ha inviato una formale richiesta ad Anci Marche per sollecitare i sindaci a raccogliere le segnalazioni verificate, verificare le situazioni critiche e fare il punto sulle misure di prevenzione già adottate. Gli aggiornamenti sulla gestione dell’ambiente naturale e della biodiversità trovano spazio continuo nella nostra sezione dedicata ad ambiente, natura e salvaguardia della fauna.

L’obiettivo prioritario dell’amministrazione regionale è distinguere gli avvistamenti casuali e passeggeri dalle situazioni ben più complesse in cui i predatori manifestano comportamenti confidenti e abitudinari nei confronti dell’uomo. La ricognizione si inserisce nel percorso operativo inaugurato lo scorso 25 settembre durante un vertice dedicato all’applicazione rigorosa del Protocollo Ispra sui lupi urbani. La convivenza tra comunità rurali, sicurezza pubblica e tutela del patrimonio montano si ricollega idealmente alle analisi sulla vigilanza dei nostri territori approfondite nel nostro focus su montagna, sicurezza e addestramento territoriale, dove il controllo del territorio resta primario.

La Regione intende acquisire una banca dati documentata che certifichi gli interventi di dissuasione messi in atto dalle singole amministrazioni comunali, valutandone l’efficacia sul medio periodo e registrando le eventuali difficoltà operative riscontrate dalla polizia locale. L’attenzione verso le crescenti preoccupazioni dei cittadini e degli allevatori costituisce una priorità assoluta per la nostra testata all’interno del canale su notizie di cronaca e sicurezza dei cittadini, informando senza isterismi ma con aderenza ai fatti reali.

La diffusione del grande predatore appenninico verso le fasce collinari e litoranee impone un cambio di paradigma nella gestione dei rifiuti e nella custodia degli animali da affezione all’interno dei borghi storici. Questa riflessione sulla trasformazione dei paesaggi rurali trova spazio costante nella rubrica del nostro quotidiano riservata a storie, tradizioni e cronaca del territorio, dove il dialogo tra istituzioni e residenti guida la tutela dell’identità locale.

Giacomo Bugaro e l’intesa con Anci Marche sul protocollo Ispra per la fauna

Nel delineare i dettagli dell’iniziativa, l’assessore regionale Giacomo Bugaro ha spiegato le motivazioni alla base dell’azione intrapresa: «Occorre prestare la massima attenzione alle segnalazioni che arrivano dai territori e alle comprensibili preoccupazioni espresse dai cittadini. Attraverso verifiche puntuali sul campo e una stretta cooperazione istituzionale con i Comuni marchigiani intendiamo fornire una risposta seria, coordinata e priva di improvvisazioni». La lettera inviata ai vertici di Anci punta a uniformare i criteri di rilevamento in tutte le province.

Il monitoraggio richiederà ai sindaci di trasmettere relazioni dettagliate sulle aree periferiche interessate dagli avvistamenti, specificando la vicinanza a plessi scolastici, parchi pubblici o aziende zootecniche. L’applicazione delle linee guida definite dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) consentirà di attivare, qualora necessario, interventi graduati di dissuasione acustica o visiva per allontanare gli animali senza comprometterne lo stato di conservazione.

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Comportamenti confidenti e attrattori umani da rimuovere nei paesi

Tra gli snodi più delicati dell’indagine regionale figura l’analisi dei fattori antropici di attrazione che spingono i lupi ad abbandonare i boschi per addentrarsi nelle vie di frazioni e periferie. La presenza di bidoni dell’umido non protetti, ciotole con cibo per cani o gatti lasciate incustodite all’esterno dei giardini e carcasse di animali costituiscono potenti richiami alimentari che possono progressivamente abituare i carnivori alla presenza umana.

«Bisogna separare con nettezza il semplice avvistamento occasionale dalle situazioni connotate da presenze ripetute e comportamenti problematici», ha precisato l’assessore Bugaro. «Per ottenere questo risultato occorrono informazioni documentate, continuità nei rilievi e una verifica periodica delle misure messe in campo». La rimozione tempestiva delle fonti di cibo artificiali rappresenta il primo passo indispensabile per ripristinare la naturale diffidenza dei selvatici verso i contesti urbani.

Il ruolo centrale dei sindaci tra sicurezza dei residenti e tutela faunistica

La collaborazione con Anci Marche valorizza il ruolo dei primi cittadini, prima interfaccia istituzionale a cui si rivolgono i residenti impauriti. Le segnalazioni future dovranno essere corredate da fotografie, registrazioni di telecamere di videosorveglianza o perizie veterinarie in caso di predazioni a danno di greggi o cani da guardia, permettendo al nucleo tecnico regionale di valutare eventuali autorizzazioni straordinarie di cattura o radiocollaraggio.

«La finalità – ha concluso Giacomo Bugaro – è rafforzare la prevenzione e rendere più efficace la gestione del fenomeno nei singoli territori. La sicurezza delle comunità e la tutela della fauna richiedono responsabilità, competenze scientifiche e cooperazione tra enti, evitando sia allarmismi ingiustificati sia pericolose sottovalutazioni del rischio». La Regione Marche punta così a creare un modello di gestione condivisa capace di conciliare la protezione della specie con la serenità dei cittadini.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

A 86 anni finge di cedere alla truffa e incastra il falso carabiniere a Castel di Sangro: arrestato 34enne

A 86 anni recita la parte della vittima e fa arrestare il falso carabiniere.

Straordinaria nonna detective a Castel di Sangro: Carmelina Coletta finge di credere alla telefonata del truffatore, lo attira in camera e lo fa bloccare dal nipote militare e dai carabinieri allertati dal genero. L’uomo finisce dritto in carcere a Sulmona.

Che voto date al coraggio e alla lucidità di questa incredibile nonna abruzzese? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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volante-carabinieri

Castel di Sangro – Una straordinaria prova di coraggio, lucidità e sangue freddo ha trasformato una potenziale vittima indifesa nell’incubo peggiore per un malvivente senza scrupoli. A ottantasei anni compiuti, la signora Carmelina Coletta ha vestito i panni dell’autentica nonna detective, riuscendo a smascherare e far arrestare in flagranza di reato un truffatore campano di trentaquattro anni. Come ricostruito dettagliatamente e riportato dalla testata giornalistica ilmessaggero.it nell’approfondimento a firma di Sonia Paglia, l’anziana donna ha finto di cadere nella trappola telefonica, assecondando il malvivente fino ad attirarlo dentro le mura domestiche per consegnarlo direttamente nelle mani della giustizia del nostro territorio abruzzese.

La vicenda ha avuto inizio con la classica telefonata ingannevole che prende di mira le persone anziane: all’altro capo dell’apparecchio, l’uomo si è spacciato per il comandante della locale stazione dei carabinieri di Roccaraso, presentandosi con il falso nome di Domenico Primo. Il copione criminale raccontava di un gravissimo incidente stradale provocato dall’automobile intestata alla donna, una Fiat Panda, sostenendo che per evitare l’arresto immediato e scongiurare conseguenze giudiziarie rovinose fosse necessario consegnare seduta stante una cospicua somma di denaro in contanti o preziosi in oro a titolo di cauzione, aprendo un nuovo capitolo nella complessa cronaca giudiziaria.

Memore di una dolorosa truffa subita anni prima in cui aveva perso tutti i suoi risparmi, l’anziana ha capito all’istante di trovarsi di fronte a un raggiro e ha iniziato a recitare la parte della donna spaventata e confusa. Con incredibile astuzia, la signora Carmelina Coletta ha trattenuto a lungo il delinquente al telefono, parlando dei mali del mondo e fingendo di affidarsi alla preghiera con la recita del rosario, guadagnando minuti preziosi mentre la rete familiare e investigativa coordinava l’intervento decisivo prima del trasferimento del fermato nel penitenziario peligno, richiamando la rigorosa attenzione alla legalità emersa per l’operazione a Sulmona seguita dalla senatrice Di Girolamo.

Carmelina Coletta e la trappola al finto comandante di Roccaraso

Nel corso dell’infinita conversazione telefonica, la pensionata ha fatto credere all’estorsore di essere disposta a cedere qualunque cosa pur di salvare i propri congiunti dai guai giudiziari prospettati. Con mossa calcolata, la donna ha posizionato in bella vista sul tavolo della cucina un orologio d’oro, spiegando che quello rappresentava soltanto un piccolo anticipo rispetto all’ingente tesoretto custodito all’interno della cassaforte situata nella camera da letto.

Quando il trentaquattrenne si è presentato alla porta sicuro di incassare un bottino facile, la padrona di casa lo ha accolto senza tradire la minima esitazione. Il malvivente ha estratto lo smartphone per fotografare l’orologio sul tavolo a testimonianza dell’avvenuta riscossione, per poi seguire l’anziana verso la stanza da letto, convinto di avere la situazione totalmente sotto controllo.

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Andrea Lenci e il blitz della Compagnia Carabinieri di Castel di Sangro

Varcata la soglia della stanza, ad attendere il truffatore non c’era alcuna cassaforte aperta, bensì il nipote dell’anziana, Andrea Lenci, militare in servizio nell’Aeronautica Militare. Con prontezza e addestramento impeccabile, il giovane si è scagliato sul criminale, bloccandolo e immobilizzandolo con decisione sopra una poltrona nonostante i tentativi disperati di divincolarsi e darsi alla fuga.

Nel frattempo, nell’androne del palazzo era posizionato il genero dell’ottantaseienne, il luogotenente carica speciale dei carabinieri Maurizio Lenci, il quale, pur essendo libero dal servizio, aveva predisposto il dispositivo di sicurezza allertando tempestivamente i colleghi dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Castel di Sangro. Una trappola pianificata nei minimi dettagli per tutelare l’incolumità della donna e garantire la serenità del nucleo familiare, promuovendo il senso di sicurezza indispensabile per il benessere nel mondo del lifestyle e della terza età.

Giuseppe Testa e l’arresto del truffatore trasferito al carcere di Sulmona

I militari dell’Arma guidati dal capitano Giuseppe Testa hanno fatto irruzione nell’appartamento nel giro di pochi istanti, dichiarando l’arresto in flagranza di reato del trentaquattrenne con la pesante accusa di truffa aggravata ai danni di persona anziana. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, l’indagato è stato immediatamente condotto presso la casa circondariale di Sulmona in attesa dell’udienza di convalida e del conseguente rito direttissimo.

«Il cuore mi batteva fortissimo, ma cercavo di mantenere la calma per non far capire che avevo paura. Mi ha chiesto se avessi un secondo telefono e ho risposto di no: per fortuna non è squillato. Dovevo stare attentissima a ogni parola per prendere tempo e aspettare il momento giusto», ha confidato con sollievo nonna Carmelina Coletta. Il suo straordinario coraggio e la collaborazione impeccabile tra generazioni diverse restano un esempio luminoso per tutta la cittadinanza, dimostrando che l’astuzia e la prontezza possono sconfiggere anche i raggiri più vili.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

Carcere di Trapani, due detenuti morti al Pietro Cerulli: Nadia Di Rocco e l’avvocato Nadia Grande chiedono ispezioni immediate

Tragedia al carcere di Trapani: due detenuti morti in pochi giorni al Pietro Cerulli.

Nadia Di Rocco (Quei Bravi Ragazzi Family) e l’avvocato cassazionista Nadia Grande chiedono ispezioni straordinarie immediate al Ministero della Giustizia: “Basta rassicurazioni, lo Stato deve garantire la vita e la dignità”.

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Carcere di Trapani

Trapani – Due giovani vite spezzate a distanza di pochissimi giorni dietro le sbarre della casa circondariale Pietro Cerulli, riaccendendo i riflettori sulla drammatica emergenza penitenziaria italiana e sulla tenuta dei diritti fondamentali nelle carceri siciliane. Una sequenza di decessi inquietante che non può più essere archiviata con generiche rassicurazioni di circostanza, aprendo pesanti interrogativi sulle condizioni di detenzione successive alle recenti tensioni interne. A levare una voce indignata chiedendo chiarezza immediata e l’intervento urgente del Ministero della Giustizia sono la presidente dell’associazione Quei Bravi Ragazzi Family, Nadia Di Rocco, e la penalista cassazionista Nadia Fortunata Grande, sollevando un caso che scuote la cronaca giudiziaria nazionale.

Secondo le testimonianze raccolte dai familiari e le prime ricostruzioni ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria, i due reclusi deceduti sarebbero stati coinvolti nei disordini scoppiati all’interno della struttura e successivamente trasferiti nella sezione riservata all’isolamento disciplinare. Una misura estrema che impone verifiche stringenti sulle modalità di custodia e sull’adeguatezza del supporto sanitario e psicologico erogato, collegandosi alle denunce civili per il riscatto dei diritti nel Mezzogiorno rilanciate dal Movimento Sudisti Italiani con Aurelio Coppeto, a difesa della dignità dei cittadini nel nostro territorio.

Le rassicurazioni fornite dalla direzione dell’istituto penitenziario ai garanti dei detenuti, al sindaco della città e agli esponenti politici regionali sembrano scontrarsi frontalmente con il dolore delle famiglie e con le richieste di aiuto che continuano a filtrare dai reparti. Di fronte a una tragedia che coinvolge persone affidate alla custodia dello Stato, la società civile esige trasparenza assoluta e l’accertamento tempestivo di eventuali responsabilità omissive o gestionali nell’ambito della politica penitenziaria.

Nadia Di Rocco e l’allarme dell’associazione Quei Bravi Ragazzi Family

«Basta con le relazioni tranquillizzanti che non trovano riscontro nella realtà quotidiana: non stiamo parlando di freddi numeri statistici, ma di ragazzi che hanno perso la vita mentre erano sotto la tutela dello Stato», ha dichiarato con fermezza Nadia Di Rocco. La presidente di Quei Bravi Ragazzi Family ha formalizzato la richiesta per l’invio immediato di ispettori straordinari all’interno del carcere trapanese, per accertare se le condizioni del controverso reparto Mediterraneo garantiscano gli standard minimi di igiene, sicurezza e vivibilità.

L’associazione sottolinea come la gestione dell’isolamento continuo richieda protocolli rigorosi e una sorveglianza costante, soprattutto nei confronti di soggetti psicologicamente provati da situazioni di forte stress emotivo. La denuncia pone l’accento sulla necessità di non confondere la privazione della libertà personale con l’annientamento della dignità umana, sollecitando verifiche dirette sul campo per accertare se siano stati rispettati tutti gli obblighi di prevenzione del rischio suicidario e di cura sanitaria tempestiva.

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Nadia Fortunata Grande e la violazione dei diritti costituzionali dei detenuti

Dal punto di vista strettamente giuridico, l’intervento dell’avvocato penalista e cassazionista Nadia Fortunata Grande ha delineato il perimetro dei precisi obblighi normativi che gravano sull’amministrazione penitenziaria. La legale ha richiamato l’articolo 27 della Costituzione italiana, che vieta categoricamente trattamenti contrari al senso di umanità, e l’articolo 32 che eleva la salute a diritto fondamentale dell’individuo, principi ribaditi dagli articoli 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

«Quando una persona è ristretta nella libertà, lo Stato assume una posizione di garanzia rafforzata sulla sua incolumità fisica e psichica. L’articolo 1 della legge sull’ordinamento penitenziario impone il rispetto assoluto della dignità della persona, mentre l’articolo 33 fissa garanzie inderogabili per l’isolamento continuo che non possono essere scavalcate da esigenze sbrigative di ordine pubblico», ha spiegato il difensore, ricordando come una struttura carceraria non possa trasformarsi in una zona franca dove le leggi ordinarie cessano di avere vigore.

Carlo Nordio e le richieste di ispezione straordinaria al carcere di Trapani

L’appello delle legali e delle associazioni interpella direttamente il Guardasigilli Carlo Nordio e i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), affinché dispongano accessi ispettivi immediati per verificare la documentazione sanitaria e i registri di vigilanza del penitenziario trapanese. Contestualmente, viene sollecitato l’intervento della Magistratura di Sorveglianza nell’esercizio delle funzioni di controllo sulla legalità dell’esecuzione della pena stabilite dall’articolo 69 dell’ordinamento.

La richiesta non punta a rivendicare trattamenti di favore per i detenuti, ma a pretendere il rispetto inderogabile dello stato di diritto e della legalità costituzionale. Fare piena luce sulle cause che hanno portato alla morte di due reclusi a Trapani rappresenta un imperativo morale irrinunciabile per un Paese civile, affinché non debbano registrarsi ulteriori tragedie annunciate prima di vedere garantite la sicurezza e la dignità umana all’interno degli istituti di pena.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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