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Attualità

Padri separati, svolta dal Consiglio d’Europa: Codici con Ivano Giacomelli accoglie il rispetto dei diritti di visita ma vigila sulla bigenitorialità

Svolta storica a Strasburgo per i diritti dei padri separati italiani.

Il Consiglio d’Europa riconosce un’evoluzione positiva nella prassi dei tribunali civili sul diritto di visita ai figli dopo le separazioni. L’associazione Codici accoglie con favore la notizia ma Ivano Giacomelli avverte: “Non è un traguardo, la bigenitorialità deve essere effettiva e serve tutelare chi finisce in povertà”.

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Padri separati

Roma – Una svolta di fondamentale rilevanza giuridica e civile sul delicatissimo fronte delle separazioni conflittuali e dell’affidamento dei minori: il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa a Strasburgo ha formalmente rilevato una progressiva e incoraggiante evoluzione nel rispetto del diritto dei padri italiani di frequentare i propri figli dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza. L’associazione di tutela dei consumatori e dei diritti civili Codici, guidata dal Segretario Nazionale Ivano Giacomelli, ha accolto con favore il pronunciamento internazionale, ribadendo tuttavia come questo risultato rappresenti esclusivamente un punto di partenza e non un traguardo definitivo. Le dinamiche affettive e le trasformazioni del nucleo familiare trovano spazio costante nella nostra rubrica su psicologia delle relazioni, famiglia e benessere sociale.

La valutazione di Strasburgo giunge al termine di una lunga e complessa disamina delle misure correttive introdotte dalle autorità italiane, chiamate a rispondere a ripetute e severe sentenze di condanna emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 8 della Convenzione. L’Italia era finita nel mirino europeo a causa delle sistematiche carenze del sistema degli affidi, della lentezza nell’esecuzione dei calendari di visita e degli automatismi giudiziari dei tribunali civili. Questa riflessione sull’equità dei diritti civili si collega idealmente all’impegno per la sicurezza e l’assistenza universale approfondito nel nostro focus su diritti fondamentali dei cittadini e tutela pubblica, dove la centralità della persona umana deve prevalere su ogni burocrazia.

Il Comitato dei Ministri ha preso atto con soddisfazione del completamento della riforma del processo minorile nel 2022 e delle ulteriori disposizioni normative introdotte nel marzo 2026 per rafforzare la trasparenza e la tracciabilità delle relazioni dei Servizi Sociali. Tuttavia, la vigilanza europea rimarrà attiva, richiedendo allo Stato italiano ulteriori elementi probatori prima di procedere all’archiviazione definitiva della procedura di infrazione. La cronaca giudiziaria e la tutela della legalità costituiscono una colonna portante della nostra testata all’interno del canale riservato a notizie di cronaca giudiziaria e attualità nazionale.

L’obiettivo primario rimane quello di superare i pregiudizi di genere che per decenni hanno relegato le figure paterne a un ruolo secondario o meramente contributivo, penalizzando innanzitutto l’equilibrio psicofisico dei minori coinvolti nelle liti genitoriali. La promozione della giustizia sociale e il supporto alle fragilità rappresentano il cardine informativo della nostra redazione, costantemente presente con approfondimenti dedicati nello spazio su storie di riscatto e comunità dal territorio, dando voce a chi affronta battaglie legali solitarie.

Ivano Giacomelli denuncia le disparità economiche e la solitudine dei padri separati

Nel commentare il responso di Strasburgo, il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli ha richiamato l’attenzione sulla realtà quotidiana vissuta da migliaia di genitori: «Da tempo denunciamo decisioni a senso unico che troppo spesso ignorano le drammatiche fragilità economiche e materiali di molti padri separati, ridotti a comparse marginali nella crescita dei loro stessi bambini. Oggi un prestigioso organismo internazionale riconosce che qualcosa sta cambiando nella sensibilità dei giudici. È un segnale che accogliamo con soddisfazione e che premia la nostra costante battaglia per l’equilibrio tra i ruoli genitoriali».

Giacomelli ha ricordato come l’assegnazione automatica della casa coniugale e la fissazione di assegni di mantenimento sproporzionati rispetto al reddito reale spingano spesso gli ex mariti verso la soglia della povertà assoluta, costringendoli a rinunciare a un alloggio dignitoso in cui poter ospitare i propri figli. Per questa ragione, Codici chiede l’introduzione di criteri di valutazione reddituale stringenti e realistici, impedendo che il fallimento di un matrimonio si trasformi in una condanna economica perpetua per uno dei due coniugi.

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La questione della violenza domestica e l’accertamento rigoroso caso per caso

Un capitolo delicatissimo della decisione di Strasburgo riguarda i procedimenti in cui vengono sollevate denunce di violenza domestica o abusi intra-familiari. Su questo aspetto, il Segretario di Codici ha ribadito una posizione di assoluta fermezza: «La tutela dei minori e delle vittime di reati violenti è un principio sacro e inderogabile. Proprio per questa ragione ogni fascicolo deve essere istruito con indagini tempestive e rigorose, evitando che accuse strumentali non verificate congelino per anni i rapporti tra padre e figli o che si creino ingiusti pregiudizi procedurali».

L’associazione sottolinea come la rapidità delle verifiche peritali sia l’unico strumento idoneo a separare le situazioni di reale pericolo – dove l’intervento protettivo deve essere immediato e intransigente – dai conflitti coniugali strumentalizzati per escludere l’altro genitore. In tale ottica, Codici ritiene indispensabile una formazione specialistica continua per i magistrati delle sezioni famiglia e per gli assistenti sociali, al fine di garantire decisioni basate su fatti oggettivi e non su stereotipi precostituiti.

La campagna Voglio papà e i canali di assistenza legale attivati da Codici

«Il principio della bigenitorialità paritaria non può rimanere una formula retorica scritta sulle carte dei codici», ha concluso Ivano Giacomelli. «Deve tradursi in tempo concreto e di qualità condiviso con i figli, in aiuti mirati ai genitori vulnerabili e in aule di tribunale capaci di tutelare il legame primario con entrambi i rami genitoriali». Per supportare i padri in difficoltà, Codici porta avanti su scala nazionale la storica campagna denominata Voglio papà, offrendo consulenza legale, psicologica e mediazione familiare.

Tutti i cittadini che necessitano di orientamento legale possono contattare la segreteria nazionale al numero telefonico 06.5571996, inviare un messaggio WhatsApp dedicato al 375.7793480 oppure inoltrare una richiesta via posta elettronica all’indirizzo istituzionale segreteria.sportello@codici.org.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Esteri

Canada respinge il visto di studio a una ragazza afghana nonostante una borsa di studio completa

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Canada respinge il visto di studio a una ragazza afghana nonostante una borsa di studio completa

Redazione- Il Canada ha respinto la domanda di visto per motivi di studio presentata da una ragazza afghana di 18 anni, nonostante avesse ottenuto una borsa di studio completa presso una scuola privata nella provincia della Columbia Britannica. La borsa copriva tutte le spese di istruzione, alloggio, vitto e spese personali.

La decisione ha suscitato critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani, che denunciano il ripetuto rifiuto delle domande di visto presentate da ragazze afghane, anche quando sono beneficiarie di borse di studio complete.

Secondo quanto riportato venerdì 15 Aqrab dall’emittente canadese CBC, la ragazza era stata ammessa nell’aprile di quest’anno a un istituto privato in Canada per proseguire gli studi. Tuttavia, nell’agosto scorso, l’Immigration, Refugees and Citizenship Canada ha respinto la sua richiesta di visto.

Nella lettera di rifiuto, le autorità hanno indicato, tra le motivazioni, l’insufficienza delle risorse finanziarie per coprire le spese di studio e di soggiorno, oltre alla mancanza di garanzie sul suo ritorno in Afghanistan al termine del percorso scolastico.

La giovane, originaria di Kabul e la cui identità non è stata resa pubblica per motivi di sicurezza, ha dichiarato che, dopo il divieto imposto dai talebani all’istruzione delle ragazze oltre la sesta classe, ha continuato a studiare clandestinamente attraverso corsi online.

La ragazza considerava la borsa di studio canadese un’opportunità per completare la propria formazione e costruire un futuro migliore.

«Spero davvero che riconsiderino la loro decisione e riesaminino nuovamente la mia domanda. Questa vicenda non riguarda più soltanto me. Ho accettato dentro di me la responsabilità di rappresentare tutte le ragazze afghane e di portare avanti questo percorso per loro», ha affermato.

Fariba Rezaei, direttrice esecutiva dell’organizzazione non profit «Women Leaders of Tomorrow», ha dichiarato che, delle tre ragazze afghane selezionate quest’anno per il programma di borse di studio dell’organizzazione, le domande di visto di due sono state respinte, mentre la situazione della terza rimane ancora incerta.

Secondo Rezaei, i funzionari dell’immigrazione canadese respingerebbero le domande delle ragazze afghane senza esaminare attentamente i singoli casi. Nel caso della giovane di Kabul, infatti, sarebbe stata ignorata una borsa di studio che copriva tutte le spese di istruzione e di soggiorno.

Anche Gabriel Thibault, avvocato specializzato in immigrazione, ha ipotizzato che il fascicolo della ragazza non sia stato esaminato correttamente. Ha ricordato che un’organizzazione che sostiene i rifugiati era già riuscita a contestare davanti alla Corte federale canadese il rifiuto dei visti di due donne afghane, tra cui una beneficiaria di una borsa di studio universitaria del valore di 75.000 dollari presso la Wilfrid Laurier University.

Thibault ha inoltre sottolineato che il Dipartimento canadese dell’immigrazione utilizza il software automatizzato «Chinook» per valutare le domande e che il sistema potrebbe aver trascurato le informazioni relative alla borsa di studio della richiedente.

L’Immigration, Refugees and Citizenship Canada ha dichiarato che talvolta utilizza strumenti di intelligenza artificiale per attività quali la classificazione delle domande, l’individuazione dei casi ordinari, la preparazione di sintesi dei fascicoli per i funzionari e la risposta alle domande dei richiedenti attraverso chatbot. L’amministrazione ha tuttavia precisato che questi strumenti non partecipano alle decisioni finali.

Nel 2022, il Comitato speciale del Parlamento canadese sull’Afghanistan aveva raccomandato al governo di concedere visti di studio agli afghani beneficiari di borse di studio complete in Canada, senza valutare la loro intenzione di tornare nel Paese d’origine.

In risposta alle domande della CBC, il Dipartimento canadese dell’immigrazione ha affermato che le richieste di visto per motivi di studio vengono esaminate individualmente, sulla base delle informazioni fornite dai richiedenti.

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Attualità

L’Elefante, Massimo Cacciari e Fausto Bertinotti ospiti di Peter Gomez su Rai Tre: anticipazioni della puntata di sabato sette novembre

🔴 Massimo Cacciari e Fausto Bertinotti ospiti a L’Elefante su Rai Tre con Peter Gomez.

Sabato 7 novembre alle 20.15 torna il talk di approfondimento politico e culturale: al tavolo con Gomez e Alessandro Campi anche Marino Sinibaldi e Claudia Di Pasquale di Report.

Spazio all’ironia dissacrante di Dario Vergassola e ai racconti dal territorio di Chiara Francini per decifrare le contraddizioni del nostro Paese.

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Massimo Cacciari

Roma – Il sabato sera della televisione pubblica si arricchisce di un nuovo prestigioso spazio di riflessione critica, approfondimento culturale e confronto civile. Torna in onda sabato 7 novembre 2026 alle ore 20.15 su Rai 3 e in contemporanea streaming su RaiPlay un nuovo appuntamento con L’Elefante, il format informativo guidato con piglio analitico dal giornalista e saggista Peter Gomez, ideato per decifrare le grandi trasformazioni politiche ed etiche del nostro tempo.

Al centro della scaletta della serata ci sarà un dialogo di altissimo profilo intellettuale che vedrà protagonisti il filosofo Massimo Cacciari, voce tra le più autorevoli e ascoltate del pensiero filosofico contemporaneo, e Fausto Bertinotti, già presidente della Camera dei deputati e figura storica della sinistra politica italiana. Insieme a loro, Gomez esplorerà le contraddizioni dell’era post-ideologica, interrogandosi sulle sfide della democrazia rappresentativa e sulla tenuta del legame sociale.

Ad affiancare il conduttore nella conduzione del dibattito sarà ancora una volta il politologo ed editorialista Alessandro Campi, nel ruolo collaudato di compagno di viaggio e bussola interpretativa delle dinamiche socio-economiche. Il talk di Rai Tre si conferma un presidio irrinunciabile per scandagliare le istanze dei cittadini nel territorio nazionale, intrecciandosi con le polemiche che scuotono la tv di Stato affrontate nell’analisi su Report e Sigfrido Ranucci firmata da Monica Macchioni.

L’approfondimento della terza rete si propone di superare la superficialità dei talk show urlati, offrendo una tribuna di alto respiro civile dove la politica ritrovi la propria dignità di visione collettiva. Il confronto tra generazioni e culture differenti dimostra come l’informazione di qualità possa sposarsi felicemente con i tempi televisivi del grande spettacolo culturale.

Peter Gomez e la nuova puntata de L’Elefante: il confronto con Massimo Cacciari e Fausto Bertinotti

Il faccia a faccia tra Peter Gomez, Massimo Cacciari e Fausto Bertinotti promette scintille intellettuali e riflessioni senza sconti. L’analisi verterà sul progressivo scollamento tra la classe dirigente e le esigenze materiali dei ceti popolari, con una riflessione lucida sulle ragioni dell’astensionismo record e sulla crisi dei partiti tradizionali.

Cacciari porterà in studio la consueta lucidità tagliente, interrogandosi sul destino dell’Europa e sul rischio di una tecnocrazia priva di anima etica, mentre Bertinotti ripercorrerà il valore storico dei diritti del lavoro e la necessità di ricostruire una coscienza critica del conflitto sociale. Il dialogo offrirà una prospettiva originale per comprendere le ragioni della disaffezione dei giovani verso le istituzioni parlamentari.

La formula voluta da Gomez punta a smontare i luoghi comuni della propaganda di partito, mettendo a confronto tesi filosofiche e memoria politica per restituire agli spettatori una chiave di lettura complessa e non polarizzata della realtà globale contemporanea.

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Alessandro Campi e il tavolo del dibattito: gli interventi di Marino Sinibaldi e Claudia Di Pasquale

La seconda parte della trasmissione vedrà allargarsi il cerchio degli interlocutori con l’ingresso al tavolo di due figure di primo piano del panorama editoriale e giornalistico italiano: il critico letterario Marino Sinibaldi, storico direttore di Rai Radio3, e la giornalista d’inchiesta Claudia Di Pasquale, tra i volti di punta e conduttrice della nuova stagione di Report.

Il contributo di Sinibaldi consentirà di approfondire l’impatto dei linguaggi digitali sulla formazione dell’opinione pubblica, analizzando come l’industria editoriale e la lettura resistano alla frammentazione dell’attenzione. Di Pasquale porterà invece al centro della discussione le inchieste più scottanti d’attualità, illustrando le difficoltà quotidiane incontrate da chi fa informazione investigativa sul campo tra querele temerarie e pressioni aziendali.

La presenza convergente di sensibilità diverse arricchisce la proposta del programma, consolidando la reputazione di Rai 3 come laboratorio di innovazione e approfondimento democratico in una fascia oraria tradizionalmente dominata dall’intrattenimento leggero.

Dario Vergassola e Chiara Francini tra ironia e territorio: le storie del Paese nell’access prime time di Rai Tre

A spezzare il rigore dell’analisi saggistica penserà la pungente comicità ligure di Dario Vergassola, pronto a intervenire con le sue incursioni dissacranti e le interviste paradossali per mettere a nudo vizi, tic e ipocrisie dei protagonisti del costume italiano. Il suo sguardo satirico offrirà un controcanto leggero e intelligente ai temi più spinosi della serata.

Un tassello fondamentale del format sarà inoltre rappresentato dai reportage di Chiara Francini, presente in studio per raccontare storie inedite raccolte direttamente dalla voce delle comunità locali. L’attrice e scrittrice toscana condurrà gli spettatori in un viaggio tra borghi dimenticati, mestieri antichi e esperienze umane straordinarie che testimoniano la vitalità nascosta della provincia italiana.

La sintesi tra satira, narrazione del territorio e dibattito filosofico fa de L’Elefante un appuntamento da non perdere nel palinsesto del fine settimana. Un’occasione preziosa per fermarsi a riflettere prima del prime time televisivo.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attualità

Report, Sigfrido Ranucci epurato dalla conduzione e usato dalla Rai per gli ascolti: l’analisi di Monica Macchioni

🔴 Sigfrido Ranucci epurato da Report: Monica Macchioni svela i retroscena della censura in Rai.

Il conduttore allontanato dalla guida della trasmissione e poi usato da Viale Mazzini per fare ascolti nella prima puntata: una mossa politica per renderlo inoffensivo prima delle elezioni?

L’analisi graffiante di Monica Macchioni sul futuro di Report: reggerà lo share del nuovo format o la Rai sarà costretta a fare il mea culpa?

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Ranucci

Roma – Una delle pagine più controverse, amare e laceranti della recente storia radiotelevisiva italiana si consuma sotto gli occhi attoniti dei cittadini e degli osservatori dell’informazione indipendente. Nel nostro paese accade che Sigfrido Ranucci, il giornalista d’inchiesta che per anni ha guidato con rigore etico e ascolti lusinghieri la redazione di Report su Rai 3, si ritrovi improvvisamente esautorato dal proprio ruolo di conduttore in video, disarcionato da una gestione aziendale che continua a proclamarsi imparziale solo nei discorsi di circostanza.

Le ragioni alla base di questo strappo editoriale appaiono prive di qualunque fondamento oggettivo legato alle logiche di mercato o al gradimento popolare. Per quale motivo reale il giornalista è stato allontanato dal timone del programma? Perché è stato vittima di un attentato intimidatorio? Perché era amico di Valter Lavitola? O piuttosto perché risultava politicamente troppo scomodo per gli equilibri del potere di turno, finendo vittima di una rappresaglia politica e personale ordita da chi mal sopportava inchieste coraggiose su affari e dinamiche di palazzo?

Accettare che nell’Italia contemporanea possano ancora trovare cittadinanza metodi che ricordano da vicino i famigerati editti bulgari, capaci di stroncare carriere e imbavagliare professionisti integri, rappresenta un segnale degradante per l’intera società civile. La deriva di un servizio pubblico piegato a logiche partitiche interpella la coscienza democratica di ogni singolo territorio nazionale, affiancandosi alle tensioni che agitano i palinsesti e le grandi sfide di ascolto dell’access prime time raccontate nel successo di Stefano De Martino al timone di Affari Tuoi.

La delegittimazione sistematica del giornalismo investigativo dimostra come la politica nostrana fatichi ad accettare il contropotere della verità, preferendo normalizzare il panorama mediatico in vista dei futuri snodi elettorali. La trasformazione dei canali di Stato in una vetrina addomesticata per il mondo dello spettacolo rischia di privare il pubblico della voce più autorevole del giornalismo d’inchiesta italiano.

Monica Macchioni e l’addio di Sigfrido Ranucci a Report: una scelta politica mascherata da riorganizzazione

Il meccanismo utilizzato per colpire il conduttore segue lo schema collaudato della diffamazione strisciante. Si è tentato a lungo di trasformare Sigfrido Ranucci da vittima designata a mostro da sbattere in prima pagina, inondando i rotocalchi di quintali di articoli ostili per gettare ombre sulla sua integrità professionale, come se fosse colpevole di chissà quali nefandezze o trame oscure di corridoio.

Per i paladini della doppia morale televisiva sembra pesare infinitamente di più un banale piatto di spaghetti allo scoglio consumato in un ristorante rispetto alle spigole fatte viaggiare comodamente in aereo di Stato da qualche alto graduato poi approdato agli scranni parlamentari. La regia dell’operazione era evidente: capovolgere i ruoli, delegittimare l’autorevolezza della redazione e rendere inoffensivo un presidio di libertà informativa prima dell’inizio della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche.

Gli stessi colleghi chiamati alla nuova conduzione corale di Report hanno ammesso pubblicamente la totale autonomia del lavoro sul campo, confermando che Ranucci veniva interpellato solo all’avvio dell’indagine e poi a distanza di mesi per la chiusura del montaggio. Qualsiasi accusa di influenze indebite o pressioni verticistiche si rivela dunque per ciò che è realmente: aria fritta e retorica strumentale.

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Sigfrido Ranucci tra il caso Lavitola e gli ascolti Rai: il paradosso di un servizio pubblico sotto accusa

Il paradosso più stridente dell’intera vicenda investe la cinica gestione dei palinsesti aziendali. Dopo aver estromesso il giornalista dalla conduzione per compiacere i vertici ministeriali, la dirigenza di Viale Mazzini non ha esitato a utilizzare proprio la figura e il materiale d’archivio di Ranucci per trainare gli indici d’ascolto del debutto stagionale, collocando in apertura la trattazione del caso Lavitola.

La curiosità morbosa del pubblico, attirato dall’inedito assetto dello studio e dall’attesa di verificare come sarebbe stata affrontata la controversia, garantirà con ogni probabilità dati Auditel lusinghieri nella prima puntata. Tuttavia, sfruttare il lavoro dell’epurato per raccogliere consensi facili all’esordio dimostra una mancanza di visione strategica e una spregiudicatezza manageriale senza precedenti.

Il vero banco di prova per il nuovo format non risiede nei numeri del debutto, ma nella capacità di conservare la fiducia degli spettatori nel lungo periodo. Privato del suo volto storico e della sua impronta editoriale inconfondibile, il programma rischia di smarrire quella radicale indipendenza che lo aveva reso un punto di riferimento insostituibile per milioni di famiglie.

La governance di Viale Mazzini verso le elezioni politiche: la tenuta dello share e le ombre della censura

L’interrogativo che si pone con forza riguarda il futuro immediato della terza rete della televisione pubblica. Reggerà lo share di Report nelle settimane successive o assisteremo a un fisiologico e inesorabile crollo dei telespettatori una volta esaurito l’effetto novità? E in caso di disaffezione del pubblico, la governance della Rai avrà mai il coraggio e la dignità intellettuale di compiere un pubblico mea culpa?

La sensazione diffusa è che i vertici aziendali preferiranno far finta di nulla, avendo già conseguito il loro reale obiettivo non dichiarato: silenziare una voce critica prima della tornata elettorale per non disturbare il grande manovratore che siede a Palazzo Chigi. Meglio sacrificare punti di share sull’altare del conformismo piuttosto che tollerare inchieste capaci di svelare retroscena scomodi sui bilanci e sugli appalti pubblici.

L’operazione messa in atto dalla dirigenza di Stato appare tuttavia riuscita soltanto a metà. La credibilità e la statura morale di Sigfrido Ranucci escono rafforzate da questa prova ingiusta, lasciando sul campo una Rai indebolita e asservita, incapace di onorare il contratto di servizio con i cittadini contribuenti.

Articolo a cura di Monica Macchioni per Cavaliere News – Riproduzione riservata

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