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“Basta assistenzialismo, il Sud ha fame di lavoro e dignità”: l’appello di Pino Giordano (UGL) al Governo Meloni per il rilancio del Materano

Basta sussidi e mancette di Stato: il Sud Italia ha una disperata fame di CANTIERI, DIGNITÀ e LAVORO VERO! Il potentissimo grido d’allarme di Pino Giordano (UGL) scuote il Materano! 👷‍♂️ 🇮🇹 C’è stato un tempo in cui il Mezzogiorno era tristemente considerato la terra dell’assistenzialismo, ma oggi i lavoratori del Sud rivendicano con fierezza il loro orgoglio! Lo ha urlato a gran voce il combattivo Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, in occasione di un importante vertice istituzionale svoltosi a Bari e dedicato all’azione del Governo Meloni per il rilancio del meridione! “La provincia di MATERA non ha bisogno di elemosine e assistenzialismo”, ha tuonato il leader sindacale, “ma esige infrastrutture e politiche serie per generare Sviluppo Economico!”. Secondo Giordano, i fiumi di denaro in arrivo con il PNRR (ottimamente gestiti dall’assessore lucano Cosimo Latronico) devono avere un solo, gigantesco obiettivo finale: fermare l’emigrazione al Nord dei nostri giovani e creare occupazione di qualità per i padri di famiglia! L’UGL vigilerà in modo serrato sui cantieri, perché, come ha ricordato il Segretario: “La stabilità politica deve portare allo sviluppo, lo sviluppo deve creare Lavoro vero, e il lavoro è l’unica cosa che può garantire un Futuro ai nostri figli!”. Leggi l’appassionato intervento in difesa della Basilicata e dei Lavoratori nel nostro articolo completo! 👇 🚜 Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con il sindacato UGL sul fatto che, invece di dare sussidi a pioggia, lo Stato dovrebbe usare i fondi per creare grandi infrastrutture, moderne autostrade e aiutare concretamente le Imprese del Sud ad assumere i nostri ragazzi? Fate sentire la vostra voce nei commenti e condividete questo post con fierezza!

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Meloni per Bari

Matera – C’è stato un tempo in cui il Mezzogiorno d’Italia era considerato un peso, una terra di mezzo condannata a vivere perennemente aggrappata alle elemosine statali e ai sussidi a pioggia. Ma oggi, per fortuna, le coscienze si sono risvegliate. Il Sud non vuole più essere compatito: ha una fame disperata e rabbiosa di riscatto, di crescita infrastrutturale e, soprattutto, di dignità lavorativa.
È questo il messaggio potentissimo, vibrante e carico di orgoglio territoriale lanciato a gran voce da Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera. Intervenuto a margine della grande e partecipata iniziativa tenutasi a Bari (dedicata proprio alla continuità dell’azione politica del Governo Meloni), il leader sindacale ha tracciato una rotta chiarissima per il futuro della Basilicata, trasformando un semplice appuntamento istituzionale in un accorato manifesto per la sopravvivenza economica e sociale della provincia materana.

Oltre i sondaggi: la stabilità politica come motore del Sud

Nel nostro Paese, purtroppo, siamo sempre stati tristemente abituati a governi “balneari” che duravano lo spazio di una stagione, incapaci di progettare il futuro e concentrati solo sulle beghe di palazzo. «Ma la stabilità di un Governo non è un valore astratto o filosofico», ha attaccato con estrema lucidità Pino Giordano. «La stabilità acquista un significato reale e dirompente solo quando si trasforma nella capacità concreta di programmare, finanziare e realizzare grandi opere pubbliche. Ed è proprio questa la colossale sfida che oggi riguarda direttamente e intimamente il Materano».
Da storico rappresentante del duro mondo del lavoro, il segretario dell’UGL ha voluto riconoscere in modo oggettivo e positivo il percorso avviato a Palazzo Chigi sul Mezzogiorno: «La continuità istituzionale ha finalmente consentito di dare maggiore forza alla programmazione a lungo termine. Oggi il nostro territorio ha davanti un’occasione storica e irripetibile che non può e non deve assolutamente essere sprecata».

Il plauso all’Assessore Latronico e la pioggia del PNRR

Affinché i fiumi di denaro in arrivo da Roma e dall’Europa non si perdano nei meandri della burocrazia, serve però una classe dirigente locale preparata e innamorata della propria terra. In questo delicatissimo quadro, Giordano ha voluto pubblicamente riconoscere l’eccellente lavoro svolto dagli esponenti istituzionali lucani, rivolgendo un sentito ringraziamento all’assessore regionale Cosimo Latronico (titolare della scottante delega al PNRR) per l’impegno costante e maniacale nel seguire i dossier strategici destinati alla Basilicata. «Avere nelle Istituzioni persone che conoscono fisicamente il territorio, che ne comprendono le intime fragilità e ne valorizzano le inespresse potenzialità», ha ribadito il sindacalista, «è un elemento fondamentale per riuscire a trasformare le fredde risorse economiche in risultati tangibili per le famiglie».

La Dignità del lavoro contro la trappola dell’assistenzialismo

Ma il passaggio più emozionante e crudo dell’intervento di Pino Giordano riguarda l’anima stessa dei lavoratori lucani. «La provincia di Matera non ha alcun bisogno di assistenzialismo, ma esige politiche strutturali capaci di generare sviluppo».
Basta sussidi sterili che umiliano chi li riceve: il Sud vuole cantieri, strade moderne e imprese forti. Le enormi carenze infrastrutturali, la doverosa modernizzazione dei collegamenti viari e ferroviari, l’imprescindibile sostegno alle piccole e medie imprese, lo slancio vitale del turismo e la strenua difesa del comparto agroalimentare devono diventare pezzi di un potentissimo e unico mosaico strategico.
«Al centro di questa strategia deve esserci il LAVORO», ha urlato l’UGL. Ogni singolo euro speso dallo Stato deve avere una ricaduta sociale misurabile: fermare l’emorragia dei nostri giovani costretti a emigrare al Nord, creare nuova e stabile occupazione, migliorare la qualità della vita dei padri di famiglia.

L’impegno dell’UGL: vigilare per costruire il Futuro

La città dei Sassi e la sua immensa provincia hanno già ampiamente dimostrato al mondo intero di poter competere a livelli di assoluta eccellenza internazionale. Ora, per evitare di implodere, il territorio è chiamato al salto di qualità definitivo.
L’UGL Matera non arretrerà di un millimetro: collaborerà in modo costruttivo con il Governo e la Regione, ma continuerà a vigilare come un mastino per difendere i diritti dei lavoratori lucani. «La stabilità politica deve diventare sviluppo, lo sviluppo deve diventare occupazione e l’occupazione deve diventare Futuro. Questa è la vera e decisiva partita del Materano», ha concluso brillantemente Giordano. «E noi vogliamo giocarla fino in fondo, spalla a spalla con le istituzioni e le imprese». Chi pensa di lasciare il Sud indietro, questa volta, ha fatto decisamente male i propri calcoli.

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Crisi call center e intelligenza artificiale: UGL TLC Basilicata proclama lo sciopero per l’11 novembre contro esuberi e delocalizzazioni

L’UGL TLC Basilicata aderisce allo sciopero generale del settore call center e customer care (CRM/BPO) proclamato per l’11 novembre 2026. L’allarme di Pino Giordano e Mina Saracino contro automazione da AI e delocalizzazioni all’estero: «Il Governo dia garanzie al tavolo del 12 novembre» 👇

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Cosimina SARACINO, Segretaria Provinciale UGL TLC Matera

Potenza – Una mobilitazione generale per difendere il valore del lavoro, fermare l’emorragia occupazionale e impedire che l’avanzata incontrollata dell’Intelligenza Artificiale si traduca in una macelleria sociale per migliaia di famiglie. L’UGL Telecomunicazioni della Basilicata ha formalizzato la propria convinta adesione allo sciopero nazionale proclamato per l’intera giornata di mercoledì 11 novembre 2026 in tutto il comparto del CRM/BPO (Customer Relationship Management e Business Process Outsourcing). La decisione giunge a seguito del fallimento della procedura di raffreddamento e conciliazione svoltasi lo scorso 7 ottobre presso il Ministero del Lavoro, certificando una distanza incolmabile tra le istanze sindacali e le politiche aziendali di un settore strategico ormai al collasso.

L’allarme di Giordano e Saracino: automazione selvaggia e delocalizzazioni minacciano la Basilicata

A delineare con fermezza le motivazioni della protesta sono il segretario regionale UGL Basilicata TLC, Pino Giordano, e la segretaria provinciale della Federazione di Matera, Mina Saracino. I due dirigenti sindacali accendono i riflettori su una realtà territoriale, quella lucana, che negli anni ha trovato nei servizi di assistenza clienti ed esternalizzazione dei processi un bacino occupazionale fondamentale, soprattutto per giovani e donne, oggi esposto a rischi gravissimi di ridimensionamento.

«L’adesione della struttura regionale lucana – spiegano congiuntamente Pino Giordano e Mina Saracino – si inserisce a pieno titolo nel quadro della vertenza nazionale e nasce dalla crescente e legittima preoccupazione per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center. Parliamo di operatrici e operatori sempre più esposti agli effetti devastanti delle trasformazioni tecnologiche selvagge, alle miopi politiche di mero abbattimento dei costi e alla piaga delle delocalizzazioni all’estero. L’introduzione sempre più estesa e non adeguatamente regolamentata di processi di automazione basati sull’Intelligenza Artificiale, insieme allo spostamento continuo di volumi di attività oltreconfine, sta alimentando un clima di insostenibile incertezza».

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«L’innovazione non può cancellare il lavoro»: la necessità di una transizione digitale etica

Il sindacato denuncia come diverse importanti aziende del settore abbiano già preannunciato o avviato procedure formali di riduzione del personale ed esuberi. Un campanello d’allarme rosso fuoco che impone alle istituzioni lucane e nazionali un immediato cambio di paradigma: la transizione tecnologica non può essere lasciata all’arbitrio del profitto finanziario né ridursi a un mero pretesto per sostituire l’apporto umano con chatbot e algoritmi generativi.

«Anche in Basilicata – incalzano Giordano e Saracino – dobbiamo mantenere altissima la guardia. La tutela dell’occupazione e la salvaguardia delle competenze professionali rappresentano un valore insostituibile per l’intero ecosistema delle telecomunicazioni. Il progresso tecnico deve essere governato da regole chiare, responsabilità sociale d’impresa e politiche industriali lungimiranti capaci di armonizzare innovazione e dignità del lavoro. Non è eticamente né economicamente tollerabile un modello di sviluppo fondato unicamente sulla compressione del costo del lavoro e sulla progressiva espulsione di lavoratori specializzati».

Il tavolo ministeriale del 12 novembre: «Basta dichiarazioni d’intenti, servono impegni vincolanti»

Lo sciopero generale dell’11 novembre si collocherà alla vigilia di una data cruciale: giovedì 12 novembre è infatti calendarizzata la convocazione del Tavolo Nazionale delle Telecomunicazioni alla presenza dei ministri competenti. Per l’UGL TLC si tratterà dell’ultimo banco di prova per verificare se il Governo intenda mettere in campo misure strutturali o limitarsi a promesse interlocutorie.

«La convocazione del tavolo ministeriale è senza dubbio un passaggio rilevante – concludono i segretari Pino Giordano e Mina Saracino – ma adesso è improrogabile passare dalle analisi accademiche agli impegni concreti e vincolanti. Il settore attende una vera e propria clausola sociale per l’AI, incentivi legati al mantenimento dei perimetri occupazionali sul territorio nazionale e un freno severo alle delocalizzazioni mascherate. L’UGL TLC Basilicata farà sentire con forza la propria voce durante lo sciopero dell’11 novembre e porterà le istanze della terra lucana al confronto istituzionale. Perché l’innovazione deve generare benessere e nuove opportunità, non cancellare la dignità di chi lavora».

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Vertenza CallMat Matera, asse unitario dei sindacati per salvare l’occupazione: assemblee con i lavoratori e pressing su azienda e istituzioni

Vertenza CallMat Matera, fronte comune di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL e UGL Telecomunicazioni: assemblee unitarie per difendere l’occupazione e le commesse nel polo dei servizi lucano. Il pressing su azienda e istituzioni per una soluzione industriale definitiva nel nostro articolo completo 👇

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Vertenza Callmat

Matera – La difesa intransigente dei livelli occupazionali, la tutela della dignità professionale di centinaia di famiglie e la ricerca di una soluzione industriale definitiva che scongiuri l’ennesimo impoverimento produttivo del Mezzogiorno. Si intensifica e si compatta l’azione delle organizzazioni sindacali attorno alla delicata vertenza che interessa il sito operativo di CallMat a Matera, uno dei principali presidi occupazionali nel settore delle telecomunicazioni e dei servizi di contact center della Basilicata. Le Segreterie Regionali di categoria di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, insieme al coordinamento delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) aziendali, hanno promosso una serie di partecipate assemblee con le lavoratrici e i lavoratori per fare il punto sullo stato delle trattative e concordare le prossime tappe della mobilitazione.

Gli incontri con il personale hanno visto la partecipazione corale dei massimi vertici territoriali delle sigle sindacali: al tavolo dei relatori sono intervenuti i segretari regionali Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Pino Giordano (UILFPC-UIL), Giovanni Letterelli (UGL Telecomunicazioni) e la segretaria provinciale di Matera dell’UGL TLC, Mina Saracino. Nel corso del confronto è stato condiviso il resoconto dettagliato delle interlocuzioni avviate finora con il management aziendale e con le istituzioni pubbliche, sottolineando l’importanza di mantenere una trasparenza informativa totale verso una forza lavoro che da mesi convive con l’angoscia della precarietà contrattuale.

Unità sindacale e interlocuzione a 360 gradi: «Serve un’intesa concreta e duratura»

La vertenza CallMat si inserisce all’interno di un contesto settoriale complesso e altamente competitivo, dove le trasformazioni tecnologiche, l’automazione dei processi tramite intelligenza artificiale e la continua ridefinizione dei volumi di traffico da parte dei grandi committenti telefonici nazionali mettono costantemente a repentaglio la stabilità dei contact center nel Mezzogiorno. Di fronte a questo scenario, la linea espressa congiuntamente dalle quattro sigle sindacali fa leva sul valore insostituibile dell’unità e del senso di responsabilità: «Soltanto attraverso il coinvolgimento attivo, sincero e coordinato di tutte le parti interessate — azienda, organizzazioni sindacali, istituzioni locali e Governo nazionale — sarà possibile individuare una soluzione concreta e duratura nel tempo».

«Il nostro impegno quotidiano prosegue con la ferma determinazione di favorire un dialogo a 360 gradi», hanno ribadito i segretari durante le assemblee. «Non cerchiamo lo scontro fine a se stesso, ma un confronto strutturato capace di mettere a nudo le criticità, avvicinare le posizioni e creare le precondizioni indispensabili per superare una fase di stallo che si protrae ormai da troppo tempo. La priorità assoluta e non negoziabile resta la salvaguardia integrale dell’organico aziendale e la garanzia di un piano di sviluppo solido che restituisca serenità e certezze alle lavoratrici e ai lavoratori che ogni giorno garantiscono la continuità e la qualità dei servizi erogati dal sito lucano».

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Vigilanza massima sul tavolo istituzionale: «Non accetteremo soluzioni tampone»

Se da un lato le parti sociali confermano la propria piena disponibilità a sedersi a qualsiasi tavolo negoziale utile a raggiungere un’intesa condivisa, dall’altro l’attenzione sui prossimi passaggi operativi resta altissima. I sindacati hanno chiarito senza ambiguità che il tempo delle rassicurazioni verbali è scaduto: l’evoluzione della vertenza verrà monitorata passo dopo passo, pretendendo che agli annunci seguano impegni contrattuali stringenti, investimenti sulla formazione continua e la salvaguardia delle commesse strategiche che alimentano le postazioni materane.

«L’auspicio è che il lavoro meticoloso svolto unitariamente fino a oggi e il confronto aperto con l’azienda e con gli assessorati competenti della Regione Basilicata possano favorire un esito positivo in tempi rapidi», conclude la nota congiunta di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL TLC. «Matera non può permettersi di disperdere un patrimonio professionale e occupazionale così rilevante, composto in larghissima parte da giovani e donne che rappresentano l’ossatura economica della comunità locale. Continueremo a batterci con ogni strumento a nostra disposizione affinché la responsabilità sociale d’impresa prevalga sulle logiche di mero contenimento dei costi, restituendo dignità, stabilità e futuro a chi lavora in CallMat».

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Stellantis Melfi, produzione di nuovo ferma per carenza di componenti: l’allarme dell’UGL con Florence Costanzo sul futuro dell’indotto e dell’occupazione

Stellantis Melfi, nuovo stop alla produzione il 15 ottobre per carenza di componenti: l’allarme di Florence Costanzo (UGL Metalmeccanici) sulle ricadute per i lavoratori e l’indotto lucano. La richiesta urgente di un piano industriale credibile e investimenti garantiti nel nostro articolo completo 👇

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Stellantis, Melfi

Melfi – Una nuova, pesante battuta d’arresto colpisce il cuore dell’industria manifatturiera del Mezzogiorno, gettando ulteriori ombre sulla tenuta produttiva e occupazionale del comparto automotive italiano. Lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza, è costretto a sospendere nuovamente le linee di montaggio nella giornata di giovedì 15 ottobre 2026 a causa dell’ennesima e critica carenza di componenti e forniture essenziali. A dare notizia dello stop forzato è Florence Costanzo, segretaria regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata, che esprime la crescente preoccupazione dell’organizzazione sindacale di fronte a una sequenza di fermate che rischia di logorare irreversibilmente il tessuto socioeconomico lucano.

«Questo nuovo blocco produttivo rappresenta un ulteriore, drammatico segnale di difficoltà strutturale che non può e non deve essere derubricato a fatto isolato o passeggero», avverte con fermezza Florence Costanzo. L’interruzione delle attività avviene in una fase di estrema vulnerabilità per il settore dell’auto a livello continentale, dove il rallentamento della domanda globale, le frizioni nelle catene logistiche internazionali e le incertezze legate alla transizione ecologica stanno scaricando il proprio peso sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, costretti a convivere con ammortizzatori sociali a singhiozzo e un’intollerabile precarietà di prospettiva.

L’incertezza sul futuro e la richiesta di un tavolo urgente con azienda e Governo

L’UGL Metalmeccanici Basilicata richiama l’attenzione sulla necessità inderogabile di fare piena luce sulle strategie industriali che il gruppo italo-francese intende adottare per il sito di Melfi nei prossimi mesi e anni. Da qui l’appello pressante a un confronto trasparente e costruttivo tra i vertici aziendali di Stellantis, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le istituzioni locali e nazionali, a partire dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dalla Regione Basilicata. Le criticità dell’impianto lucano devono essere affrontate all’interno di un quadro organico capace di governare la trasformazione tecnologica in atto senza tradursi in una progressiva dismissione produttiva.

«È assolutamente fondamentale che lo stabilimento di Melfi continui a svolgere un ruolo strategico e trainante nell’architettura complessiva dell’industria automobilistica italiana ed europea», sottolinea la segretaria regionale Costanzo. «Perché questo avvenga, non bastano annunci generici o impegni sulla carta: occorre un piano industriale solido, credibile, dotato di volumi produttivi adeguati e di investimenti certi e tempestivi sull’allocazione dei nuovi modelli previsti sulla piattaforma STLA Medium. Soltanto la chiarezza dei programmi operativi può restituire serenità e fiducia a una comunità laboriosa che ha sempre garantito livelli di eccellenza qualitativa riconosciuti in tutto il mondo».

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L’effetto a catena sull’indotto lucano: a rischio migliaia di posti di lavoro

A destare l’allarme più acuto tra i sindacati è la tenuta dell’indotto industriale che gravita attorno al polo di San Nicola di Melfi. Il distretto lucano della componentistica, della logistica e dei servizi integrati conta decine di aziende e migliaia di addetti altamente specializzati, la cui sopravvivenza economica è legata a doppio filo alla continuità dei ritmi di fabbrica della capogruppo. Ogni giorno di fermata non programmata nello stabilimento principale genera una reazione a catena che si traduce immediatamente in ore di cassa integrazione per le imprese fornitrici, mettendo a repentaglio la tenuta finanziaria delle piccole e medie imprese del territorio.

Secondo la posizione espressa dall’UGL, è indispensabile salvaguardare con ogni strumento disponibile il patrimonio di competenze professionali, know-how manifatturiero e capitale umano costruito con decenni di lavoro e sacrifici in Basilicata. Sebbene siano apprezzabili gli sforzi normativi e le misure di sostegno pubblico messe in campo dalle istituzioni a tutela della filiera automobilistica, l’onere principale della ripartenza ricade sulle scelte del management aziendale: «Per rilanciare Melfi servono fatti tangibili, commesse certe, volumi produttivi all’altezza della capacità degli impianti e garanzie occupazionali concrete. Solo con un patto industriale chiaro si potranno restituire certezze a migliaia di famiglie lucane che meritano rispetto e futuro», conclude Florence Costanzo.

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