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L’incubo infinito di 350 famiglie a Matera: esplode la rabbia per la vertenza CallMat. I Sindacati alzano la voce: “Il tempo delle attese è finito!”

L’incubo insopportabile di 350 Padri e Madri di famiglia! A Matera esplode la rabbia per la Vertenza CallMat: i sindacati lanciano l’ultimatum al Ministero. “Basta silenzi, non tolleriamo più che questa gente viva nel terrore di perdere tutto!” 😡 🏭 C’è un dramma silenzioso che si sta consumando nel cuore del Sud Italia. 350 formidabili lavoratori del sito “CallMat” di MATERA sono stati brutalmente abbandonati in un limbo vergognoso. Nessuno gli dice nulla sul loro destino, le trattative sono ferme e lo spettro del licenziamento aleggia sulle loro teste come una mannaia, distruggendo la serenità di 350 famiglie che non sanno se il prossimo anno avranno ancora lo stipendio per fare la spesa! Oggi i Sindacati uniti (CGIL, UGL, CISL e UIL) hanno sbattuto duramente i pugni sul tavolo e hanno lanciato un Ultimatum pazzesco: il MIMIT (Ministero delle Imprese) deve intervenire ORA, convocare l’Azienda, la Regione e i Committenti (ci sono commesse legate a TIM) e trovare una soluzione! Il paradosso più crudele? La Regione Basilicata ha GIA’ messo a disposizione un mucchio di Soldi Pubblici per salvare la situazione, ma quei soldi sono “congelati” nei cassetti per colpa della burocrazia lenta! Si parla di “Digitalizzazione”: ma per i Sindacati la tecnologia deve servire per creare nuovo lavoro e riqualificare questi 350 dipendenti, e non per usare i computer al posto dell’uomo per tagliare il personale! “La pazienza è finita”, gridano i lavoratori. Se da Roma continueranno ad arrivare silenzi e ritardi, si andrà giù durissimo: scioperi e piazze piene, perché 350 vite umane non sono numeri su un foglio Excel da cancellare con un click! Leggete tutte le dichiarazioni shock dei sindacati nel nostro articolo completo! 👇 ✊ Voi da che parte state? Trovate giusto che nel 2026 un’azienda o un Ministero lascino 350 famiglie nel dubbio angosciante di non avere più un lavoro il 31 dicembre, senza dargli uno straccio di informazione chiara? Scrivete il vostro messaggio di solidarietà nei commenti per abbracciare i lavoratori di Matera e condividete questo post per aiutarli a fare rumore! Non lasciamoli soli!

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I segretari Regionali Basilicata di SLC CGIL, FISTel CISL, UIL FPC, UGL Telecomunicazioni

Matera – C’è un dramma silenzioso, logorante e spietato che si sta consumando in queste settimane nel cuore della Basilicata. È un dramma che non fa rumore, che non finisce sotto i riflettori dei grandi telegiornali nazionali, ma che toglie letteralmente il sonno e il respiro a centinaia di persone.
Stiamo parlando del destino lavorativo di ben 350 padri e madri di famiglia impiegati presso il sito CallMat di Matera. 350 vite umane che, ad oggi, sono state brutalmente parcheggiate in un limbo insopportabile fatto di silenzi istituzionali, riunioni fantasma e un’incertezza psicologica ed economica che sta distruggendo la serenità delle loro case. Di fronte a questo “muro di gomma” burocratico inaccettabile, le sigle sindacali hanno deciso di dire basta e di alzare la voce in modo perentorio e definitivo.

Il grido d’allarme: “Il Ministero prenda in mano la regia”

Attraverso un durissimo comunicato congiunto, i rappresentanti dei lavoratori Anna Russelli (SLC-CGIL), Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni), Vincenzo Piccinni (FISTel-CISL) e Giovanni Letterelli (UILFPC) hanno lanciato un vero e proprio ultimatum.
«Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla ripresa della trattativa. Non è più tollerabile che i lavoratori e le loro famiglie restino sospesi nel vuoto», hanno tuonato i sindacalisti. La richiesta è chiara, diretta e non ammette repliche: la palla deve passare immediatamente a Roma. Il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) deve assumere senza scuse la regia nazionale della vertenza, convocando urgentemente al tavolo l’Azienda, la Regione Basilicata, i Sindacati e i committenti principali (tra cui spiccano ordinativi riconducibili al colosso TIM). Non c’è più spazio per lo scaricabarile: servono garanzie assolute sui volumi di lavoro e sulla continuità aziendale.

Digitalizzazione e fondi bloccati: il grande paradosso

Il punto centrale (e più rabbioso) di questa triste vicenda è il paradosso della tecnologia. L’azienda parla di “digitalizzazione”, una parola che troppo spesso, nel nostro Paese, viene usata come scusa per licenziare e tagliare i costi sulla pelle degli operai. «Per noi digitalizzare non significa cacciare le persone» – urlano a gran voce i sindacati – «ma significa salvare l’attività, difendere l’occupazione, aggiornare le competenze di questi 350 lavoratori e creare nuove professionalità. La tecnologia deve produrre lavoro stabile, non ridurlo!».
A rendere ancora più grottesca la situazione c’è l’atteggiamento della burocrazia: la Regione Basilicata ha infatti già messo sul tavolo risorse economiche importantissime per sostenere la riconversione industriale del sito di Matera, ma questi fondi sono attualmente “congelati”. Milioni di euro fermi in un cassetto ministeriale, mentre fuori dalla porta 350 famiglie non sanno se avranno i soldi per fare la spesa l’anno prossimo. Una vergogna sociale che grida vendetta.

L’ombra del 31 dicembre e il possibile asse con la Zecca dello Stato

I sindacati chiedono anche che venga esplorata fino in fondo e con estrema serietà ogni possibile prospettiva industriale, compresa quella (molto promettente) di una collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Ma c’è una data che spaventa tutti, una vera e propria spada di Damocle: il 31 dicembre 2026. «Su questo siamo categorici», affermano duramente i segretari, «Non arriveremo all’ultimo giorno dell’anno per ritrovarci ad agonizzare insieme ai lavoratori, senza sapere il loro destino! La soluzione va trovata ADESSO». Il tempo dei tavoli puramente interlocutori e delle promesse vuote è finito. Ogni riunione d’ora in poi dovrà produrre un risultato scritto, misurabile e definitivo.

L’ultimatum finale: “Pronti a scendere in piazza”

La pazienza è terminata. Se da Roma o dai piani alti dell’azienda e della committenza (TIM compresa) continueranno ad arrivare risposte evasive, ritardi o, peggio, un irrispettoso silenzio, la reazione sarà durissima. I Sindacati promettono di non arretrare di un solo millimetro: si attiverà una fortissima mobilitazione che trascinerà i lavoratori, le Istituzioni locali e l’opinione pubblica direttamente nelle piazze. 350 vite umane non sono un numero su un foglio Excel da poter cancellare con un clic. La vertenza CallMat non va “gestita”, va risolta. Oggi, non domani.

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Crisi call center e intelligenza artificiale: UGL TLC Basilicata proclama lo sciopero per l’11 novembre contro esuberi e delocalizzazioni

L’UGL TLC Basilicata aderisce allo sciopero generale del settore call center e customer care (CRM/BPO) proclamato per l’11 novembre 2026. L’allarme di Pino Giordano e Mina Saracino contro automazione da AI e delocalizzazioni all’estero: «Il Governo dia garanzie al tavolo del 12 novembre» 👇

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Cosimina SARACINO, Segretaria Provinciale UGL TLC Matera

Potenza – Una mobilitazione generale per difendere il valore del lavoro, fermare l’emorragia occupazionale e impedire che l’avanzata incontrollata dell’Intelligenza Artificiale si traduca in una macelleria sociale per migliaia di famiglie. L’UGL Telecomunicazioni della Basilicata ha formalizzato la propria convinta adesione allo sciopero nazionale proclamato per l’intera giornata di mercoledì 11 novembre 2026 in tutto il comparto del CRM/BPO (Customer Relationship Management e Business Process Outsourcing). La decisione giunge a seguito del fallimento della procedura di raffreddamento e conciliazione svoltasi lo scorso 7 ottobre presso il Ministero del Lavoro, certificando una distanza incolmabile tra le istanze sindacali e le politiche aziendali di un settore strategico ormai al collasso.

L’allarme di Giordano e Saracino: automazione selvaggia e delocalizzazioni minacciano la Basilicata

A delineare con fermezza le motivazioni della protesta sono il segretario regionale UGL Basilicata TLC, Pino Giordano, e la segretaria provinciale della Federazione di Matera, Mina Saracino. I due dirigenti sindacali accendono i riflettori su una realtà territoriale, quella lucana, che negli anni ha trovato nei servizi di assistenza clienti ed esternalizzazione dei processi un bacino occupazionale fondamentale, soprattutto per giovani e donne, oggi esposto a rischi gravissimi di ridimensionamento.

«L’adesione della struttura regionale lucana – spiegano congiuntamente Pino Giordano e Mina Saracino – si inserisce a pieno titolo nel quadro della vertenza nazionale e nasce dalla crescente e legittima preoccupazione per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center. Parliamo di operatrici e operatori sempre più esposti agli effetti devastanti delle trasformazioni tecnologiche selvagge, alle miopi politiche di mero abbattimento dei costi e alla piaga delle delocalizzazioni all’estero. L’introduzione sempre più estesa e non adeguatamente regolamentata di processi di automazione basati sull’Intelligenza Artificiale, insieme allo spostamento continuo di volumi di attività oltreconfine, sta alimentando un clima di insostenibile incertezza».

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«L’innovazione non può cancellare il lavoro»: la necessità di una transizione digitale etica

Il sindacato denuncia come diverse importanti aziende del settore abbiano già preannunciato o avviato procedure formali di riduzione del personale ed esuberi. Un campanello d’allarme rosso fuoco che impone alle istituzioni lucane e nazionali un immediato cambio di paradigma: la transizione tecnologica non può essere lasciata all’arbitrio del profitto finanziario né ridursi a un mero pretesto per sostituire l’apporto umano con chatbot e algoritmi generativi.

«Anche in Basilicata – incalzano Giordano e Saracino – dobbiamo mantenere altissima la guardia. La tutela dell’occupazione e la salvaguardia delle competenze professionali rappresentano un valore insostituibile per l’intero ecosistema delle telecomunicazioni. Il progresso tecnico deve essere governato da regole chiare, responsabilità sociale d’impresa e politiche industriali lungimiranti capaci di armonizzare innovazione e dignità del lavoro. Non è eticamente né economicamente tollerabile un modello di sviluppo fondato unicamente sulla compressione del costo del lavoro e sulla progressiva espulsione di lavoratori specializzati».

Il tavolo ministeriale del 12 novembre: «Basta dichiarazioni d’intenti, servono impegni vincolanti»

Lo sciopero generale dell’11 novembre si collocherà alla vigilia di una data cruciale: giovedì 12 novembre è infatti calendarizzata la convocazione del Tavolo Nazionale delle Telecomunicazioni alla presenza dei ministri competenti. Per l’UGL TLC si tratterà dell’ultimo banco di prova per verificare se il Governo intenda mettere in campo misure strutturali o limitarsi a promesse interlocutorie.

«La convocazione del tavolo ministeriale è senza dubbio un passaggio rilevante – concludono i segretari Pino Giordano e Mina Saracino – ma adesso è improrogabile passare dalle analisi accademiche agli impegni concreti e vincolanti. Il settore attende una vera e propria clausola sociale per l’AI, incentivi legati al mantenimento dei perimetri occupazionali sul territorio nazionale e un freno severo alle delocalizzazioni mascherate. L’UGL TLC Basilicata farà sentire con forza la propria voce durante lo sciopero dell’11 novembre e porterà le istanze della terra lucana al confronto istituzionale. Perché l’innovazione deve generare benessere e nuove opportunità, non cancellare la dignità di chi lavora».

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Vertenza CallMat Matera, asse unitario dei sindacati per salvare l’occupazione: assemblee con i lavoratori e pressing su azienda e istituzioni

Vertenza CallMat Matera, fronte comune di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL e UGL Telecomunicazioni: assemblee unitarie per difendere l’occupazione e le commesse nel polo dei servizi lucano. Il pressing su azienda e istituzioni per una soluzione industriale definitiva nel nostro articolo completo 👇

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Vertenza Callmat

Matera – La difesa intransigente dei livelli occupazionali, la tutela della dignità professionale di centinaia di famiglie e la ricerca di una soluzione industriale definitiva che scongiuri l’ennesimo impoverimento produttivo del Mezzogiorno. Si intensifica e si compatta l’azione delle organizzazioni sindacali attorno alla delicata vertenza che interessa il sito operativo di CallMat a Matera, uno dei principali presidi occupazionali nel settore delle telecomunicazioni e dei servizi di contact center della Basilicata. Le Segreterie Regionali di categoria di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, insieme al coordinamento delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) aziendali, hanno promosso una serie di partecipate assemblee con le lavoratrici e i lavoratori per fare il punto sullo stato delle trattative e concordare le prossime tappe della mobilitazione.

Gli incontri con il personale hanno visto la partecipazione corale dei massimi vertici territoriali delle sigle sindacali: al tavolo dei relatori sono intervenuti i segretari regionali Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Pino Giordano (UILFPC-UIL), Giovanni Letterelli (UGL Telecomunicazioni) e la segretaria provinciale di Matera dell’UGL TLC, Mina Saracino. Nel corso del confronto è stato condiviso il resoconto dettagliato delle interlocuzioni avviate finora con il management aziendale e con le istituzioni pubbliche, sottolineando l’importanza di mantenere una trasparenza informativa totale verso una forza lavoro che da mesi convive con l’angoscia della precarietà contrattuale.

Unità sindacale e interlocuzione a 360 gradi: «Serve un’intesa concreta e duratura»

La vertenza CallMat si inserisce all’interno di un contesto settoriale complesso e altamente competitivo, dove le trasformazioni tecnologiche, l’automazione dei processi tramite intelligenza artificiale e la continua ridefinizione dei volumi di traffico da parte dei grandi committenti telefonici nazionali mettono costantemente a repentaglio la stabilità dei contact center nel Mezzogiorno. Di fronte a questo scenario, la linea espressa congiuntamente dalle quattro sigle sindacali fa leva sul valore insostituibile dell’unità e del senso di responsabilità: «Soltanto attraverso il coinvolgimento attivo, sincero e coordinato di tutte le parti interessate — azienda, organizzazioni sindacali, istituzioni locali e Governo nazionale — sarà possibile individuare una soluzione concreta e duratura nel tempo».

«Il nostro impegno quotidiano prosegue con la ferma determinazione di favorire un dialogo a 360 gradi», hanno ribadito i segretari durante le assemblee. «Non cerchiamo lo scontro fine a se stesso, ma un confronto strutturato capace di mettere a nudo le criticità, avvicinare le posizioni e creare le precondizioni indispensabili per superare una fase di stallo che si protrae ormai da troppo tempo. La priorità assoluta e non negoziabile resta la salvaguardia integrale dell’organico aziendale e la garanzia di un piano di sviluppo solido che restituisca serenità e certezze alle lavoratrici e ai lavoratori che ogni giorno garantiscono la continuità e la qualità dei servizi erogati dal sito lucano».

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Vigilanza massima sul tavolo istituzionale: «Non accetteremo soluzioni tampone»

Se da un lato le parti sociali confermano la propria piena disponibilità a sedersi a qualsiasi tavolo negoziale utile a raggiungere un’intesa condivisa, dall’altro l’attenzione sui prossimi passaggi operativi resta altissima. I sindacati hanno chiarito senza ambiguità che il tempo delle rassicurazioni verbali è scaduto: l’evoluzione della vertenza verrà monitorata passo dopo passo, pretendendo che agli annunci seguano impegni contrattuali stringenti, investimenti sulla formazione continua e la salvaguardia delle commesse strategiche che alimentano le postazioni materane.

«L’auspicio è che il lavoro meticoloso svolto unitariamente fino a oggi e il confronto aperto con l’azienda e con gli assessorati competenti della Regione Basilicata possano favorire un esito positivo in tempi rapidi», conclude la nota congiunta di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL TLC. «Matera non può permettersi di disperdere un patrimonio professionale e occupazionale così rilevante, composto in larghissima parte da giovani e donne che rappresentano l’ossatura economica della comunità locale. Continueremo a batterci con ogni strumento a nostra disposizione affinché la responsabilità sociale d’impresa prevalga sulle logiche di mero contenimento dei costi, restituendo dignità, stabilità e futuro a chi lavora in CallMat».

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Stellantis Melfi, produzione di nuovo ferma per carenza di componenti: l’allarme dell’UGL con Florence Costanzo sul futuro dell’indotto e dell’occupazione

Stellantis Melfi, nuovo stop alla produzione il 15 ottobre per carenza di componenti: l’allarme di Florence Costanzo (UGL Metalmeccanici) sulle ricadute per i lavoratori e l’indotto lucano. La richiesta urgente di un piano industriale credibile e investimenti garantiti nel nostro articolo completo 👇

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Stellantis, Melfi

Melfi – Una nuova, pesante battuta d’arresto colpisce il cuore dell’industria manifatturiera del Mezzogiorno, gettando ulteriori ombre sulla tenuta produttiva e occupazionale del comparto automotive italiano. Lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza, è costretto a sospendere nuovamente le linee di montaggio nella giornata di giovedì 15 ottobre 2026 a causa dell’ennesima e critica carenza di componenti e forniture essenziali. A dare notizia dello stop forzato è Florence Costanzo, segretaria regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata, che esprime la crescente preoccupazione dell’organizzazione sindacale di fronte a una sequenza di fermate che rischia di logorare irreversibilmente il tessuto socioeconomico lucano.

«Questo nuovo blocco produttivo rappresenta un ulteriore, drammatico segnale di difficoltà strutturale che non può e non deve essere derubricato a fatto isolato o passeggero», avverte con fermezza Florence Costanzo. L’interruzione delle attività avviene in una fase di estrema vulnerabilità per il settore dell’auto a livello continentale, dove il rallentamento della domanda globale, le frizioni nelle catene logistiche internazionali e le incertezze legate alla transizione ecologica stanno scaricando il proprio peso sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, costretti a convivere con ammortizzatori sociali a singhiozzo e un’intollerabile precarietà di prospettiva.

L’incertezza sul futuro e la richiesta di un tavolo urgente con azienda e Governo

L’UGL Metalmeccanici Basilicata richiama l’attenzione sulla necessità inderogabile di fare piena luce sulle strategie industriali che il gruppo italo-francese intende adottare per il sito di Melfi nei prossimi mesi e anni. Da qui l’appello pressante a un confronto trasparente e costruttivo tra i vertici aziendali di Stellantis, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le istituzioni locali e nazionali, a partire dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dalla Regione Basilicata. Le criticità dell’impianto lucano devono essere affrontate all’interno di un quadro organico capace di governare la trasformazione tecnologica in atto senza tradursi in una progressiva dismissione produttiva.

«È assolutamente fondamentale che lo stabilimento di Melfi continui a svolgere un ruolo strategico e trainante nell’architettura complessiva dell’industria automobilistica italiana ed europea», sottolinea la segretaria regionale Costanzo. «Perché questo avvenga, non bastano annunci generici o impegni sulla carta: occorre un piano industriale solido, credibile, dotato di volumi produttivi adeguati e di investimenti certi e tempestivi sull’allocazione dei nuovi modelli previsti sulla piattaforma STLA Medium. Soltanto la chiarezza dei programmi operativi può restituire serenità e fiducia a una comunità laboriosa che ha sempre garantito livelli di eccellenza qualitativa riconosciuti in tutto il mondo».

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L’effetto a catena sull’indotto lucano: a rischio migliaia di posti di lavoro

A destare l’allarme più acuto tra i sindacati è la tenuta dell’indotto industriale che gravita attorno al polo di San Nicola di Melfi. Il distretto lucano della componentistica, della logistica e dei servizi integrati conta decine di aziende e migliaia di addetti altamente specializzati, la cui sopravvivenza economica è legata a doppio filo alla continuità dei ritmi di fabbrica della capogruppo. Ogni giorno di fermata non programmata nello stabilimento principale genera una reazione a catena che si traduce immediatamente in ore di cassa integrazione per le imprese fornitrici, mettendo a repentaglio la tenuta finanziaria delle piccole e medie imprese del territorio.

Secondo la posizione espressa dall’UGL, è indispensabile salvaguardare con ogni strumento disponibile il patrimonio di competenze professionali, know-how manifatturiero e capitale umano costruito con decenni di lavoro e sacrifici in Basilicata. Sebbene siano apprezzabili gli sforzi normativi e le misure di sostegno pubblico messe in campo dalle istituzioni a tutela della filiera automobilistica, l’onere principale della ripartenza ricade sulle scelte del management aziendale: «Per rilanciare Melfi servono fatti tangibili, commesse certe, volumi produttivi all’altezza della capacità degli impianti e garanzie occupazionali concrete. Solo con un patto industriale chiaro si potranno restituire certezze a migliaia di famiglie lucane che meritano rispetto e futuro», conclude Florence Costanzo.

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