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Cronaca

Il mistero inquietante dei Lupi di Noicàttaro: trappole rubate, un cucciolo orfano e il terrore di una città murata nel silenzio

Il mistero inquietante dei LUPI di Noicàttaro: avvistato di notte un dolcissimo (e spaurito) cucciolo da solo. Ma se la madre non lo abbandonerebbe mai, significa che l’hanno uccisa? E scoppia il giallo della TRAPPOLA rubata! 🐺 🚨 La situazione nelle campagne tra Noicàttaro e Torre a Mare sta diventando degna di un thriller, e i cittadini (terrorizzati dai recenti attacchi ai bambini nei parchetti) esigono risposte immediate! L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente ha rilasciato un comunicato durissimo per denunciare le troppe “ombre” di questa vicenda. Da giorni vaga per le strade, di notte, un piccolo cucciolo di lupo di 5 mesi completamente DA SOLO. Una cosa innaturale: i lupi non abbandonano mai i cuccioli! La terribile ipotesi è che i genitori siano stati uccisi illegalmente da qualcuno! E il mistero si infittisce: lo scorso 26 agosto, dei ladri hanno RUBATO un’attrezzatura costosissima della “Task Force” della Regione (una trappola speciale che manda segnali Gps se cattura l’animale). Chi l’ha rubata? Sono stati gli animalisti estremisti per sabotare la cattura, oppure un lupo è stato catturato, ucciso illegalmente e seppellito di nascosto insieme alla trappola? Di fronte a questo clima da far west, la Task Force si è chiusa in un assurdo “silenzio stampa”, non spiegando nulla alla popolazione! Nel frattempo emergono retroscena shock: sembra che i lupi si siano avvicinati alle case perché un’azienda (ora chiusa) buttava abusivamente quintali di scarti di MACELLERIA nelle campagne. Finiti quegli scarti, i lupi (ormai abituati) avrebbero prima sterminato i cani della zona, per poi passare ad attaccare l’uomo per la fame disperata! Leggi tutta la paurosa ricostruzione dei fatti nel nostro articolo completo! 👇 🌑 Voi da che parte state in questo scontro durissimo? Credete che i Lupi vadano abbattuti per proteggere i nostri bambini che giocano per strada, oppure pensate (come le associazioni animaliste) che andrebbero solo catturati e portati altrove, visto che l’avvicinamento al paese è stata colpa dell’uomo che lasciava gli scarti di carne? Diteci la vostra nei commenti e condividete il post per rompere il silenzio stampa!

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Lupo

Noicàttaro (BA) – C’è un mistero dai contorni sempre più oscuri e inquietanti che si aggira famelico nelle campagne e nelle strade periferiche del Barese. Una vicenda che ha smesso da tempo di essere una semplice “questione ambientale” per trasformarsi in un vero e proprio incubo a occhi aperti per le famiglie del territorio. Il paese ha paura, e quando un’intera cittadinanza vive nel terrore che i propri figli vengano attaccati, il silenzio delle Istituzioni diventa un peso insopportabile.
A lanciare una vera e propria bomba mediatica su questa intricatissima faccenda è l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che attraverso un comunicato svela retroscena drammatici e solleva interrogativi pesantissimi su ciò che sta accadendo realmente nella zona tra Noicàttaro e Torre a Mare.

Il cucciolo smarrito nella notte: un presagio drammatico

Il racconto dell’Associazione parte da un’immagine che stringe il cuore ma che, al tempo stesso, fa suonare un gravissimo campanello d’allarme. Negli ultimi giorni è stato avvistato a più riprese (e filmato nitidamente da un automobilista la sera del 28 agosto nei pressi dell’Agri Coop) un bellissimo ma spaurito cucciolo di lupo di circa 5 mesi d’età e 18 kg di peso. Il problema è che questo cucciolo vaga completamente da solo.
Nella rigida e sacra legge del branco, un lupetto di pochi mesi non viene mai e poi mai abbandonato dalla madre, né si allontana volontariamente dalla famiglia (cosa che accade solo verso i due anni di età). Il fatto che questo animale, disorientato e terrorizzato, vaghi in solitudine di notte tra i vigneti, porta gli esperti a una conclusione spaventosa e drammatica: uno o entrambi i genitori potrebbero essere morti, presumibilmente uccisi per mano dell’uomo ancor prima dell’apertura della stagione di caccia.

Il giallo della trappola rubata: sabotaggio o bracconaggio?

Ma è sul fronte della Task Force Regionale (incaricata di monitorare e catturare i lupi) che il mistero si tinge di nero. Il 26 agosto scorso, ignoti hanno rubato l’attrezzatura di cattura posizionata dagli esperti: una fototrappola e un costosissimo “laccio di Aldrich” dotato di allarme radio GPS (uno strumento in grado di avvisare i tecnici ogni 3 minuti in caso di cattura).
Cosa è successo davvero in quella campagna? Le ipotesi avanzate dall’Associazione sono due, entrambe inquietanti. La prima è che un commando di estremisti animalisti abbia sabotato e rubato le attrezzature per impedire la cattura. La seconda, molto più macabra, è che nel laccio sia effettivamente finito un lupo e che qualcuno lo abbia ammazzato silenziosamente, facendo poi sparire il cadavere e la trappola sotto terra prima dell’arrivo della Task Force.

Il muro di gomma della Task Force e il passato oscuro

Di fronte a questo clima da far west, l’Associazione denuncia duramente l’assurdo comportamento della Task Force, chiusa in un blindatissimo e ingiustificabile “silenzio stampa”. I cittadini, che ad agosto hanno vissuto il terrore di tre lupi che hanno attaccato i bambini nei parchi gioco (con due bimbi feriti in modo grave), hanno il sacrosanto diritto di sapere quali risultati concreti siano stati ottenuti in un mese di lavoro. I lupi, purtroppo, sono ancora liberi di circolare.
Ma da dove nasce questo incubo? Secondo diverse segnalazioni, la miccia che ha fatto esplodere la bomba sarebbe legata al comportamento illecito di un’azienda locale (oggi chiusa) che per anni avrebbe abbandonato abusivamente scarti di macelleria nelle campagne. Quegli scarti avrebbero alimentato, fatto riprodurre e avvicinato i lupi alle case. Finita la carne illegale, i predatori affamati avrebbero prima sterminato i cani randagi della zona e poi, spinti dalla disperazione, avrebbero iniziato a puntare l’essere umano. Una convivenza, oggi, drammaticamente impossibile.

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Cronaca

«Amore, l’affare è fallito»: finta ispettrice tradita dalla telefonata al complice, sventata truffa a un’anziana a Castel Sant’Angelo e due arresti

Sventata dai Carabinieri di Cittaducale una tentata truffa aggravata ai danni di un’anziana a Castel Sant’Angelo. La finta ispettrice di polizia, tradita dalla telefonata al complice («Amore, l’affare è fallito»), è stata inseguita e arrestata insieme al partner su una Toyota Yaris grazie alla segnalazione di una vicina 👇

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Polizia di stato

Castel Sant’Angelo – Una frase sussurrata con concitazione all’auricolare dello smartphone nel vano tentativo di coprire la ritirata, l’intuito fulmineo dei militari dell’Arma e la provvidenziale solidarietà di una vicina di casa. Si è conclusa con due arresti in flagranza di reato una drammatica mattinata vissuta a Castel Sant’Angelo, comune alle porte di Rieti, dove una coppia di trasfertisti ha tentato di raggirare un’anziana signora facendo leva sulla paura e spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. L’operazione lampo, condotta con tempestività impeccabile dai Carabinieri della Compagnia di Cittaducale, ha permesso di bloccare i malviventi prima che potessero mettere le mani sui gioielli e sui risparmi di una vita della vittima, consegnando entrambi alla giustizia.

Il copione del finto perito e l’oro sull’asciugamano: la trappola psicologica

La tecnica criminale adottata ricalca purtroppo il collaudato e odioso copione dei raggiri ai danni della terza età, calibrato per gettare la persona vulnerabile in uno stato di improvviso panico emotivo. L’anziana è stata raggiunta sulla linea telefonica di casa da una voce femminile decisa che si è presentata falsamente come un’ispettrice di polizia. Con tono perentorio e incalzante, la finta agente ha comunicato alla donna che i suoi preziosi rischiavano di essere sequestrati o che potevano essere riconducibili a una rapina a mano armata avvenuta poche ore prima a Roma. Per fugare ogni dubbio ed evitare guai giudiziari, la truffatrice ha intimato alla pensionata di raccogliere immediatamente tutto l’oro e i gioielli custoditi in casa, adagiarli con cura sopra un asciugamano e tenerli pronti sul tavolo per l’imminente arrivo di un presunto “perito della polizia”, incaricato di visionarli e catalogarli.

Un meccanismo di manipolazione psicologica spietato, studiato per azzerare la capacità critica della vittima attraverso la simulazione di un’autorità dello Stato. Tuttavia, a spezzare la trama criminosa è stata l’attenzione vigile di una vicina di casa. Insospettita dalle grida d’aiuto e dal tono agitato con cui l’anziana rispondeva al telefono, la donna ha compreso all’istante la gravità della situazione e ha composto senza esitazione il Numero Unico di Emergenza 112, descrivendo l’accaduto alla centrale operativa dell’Arma.

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Il blitz a Castel Sant’Angelo e la telefonata fatale: «Amore, l’affare è fallito»

Le pattuglie della Compagnia di Cittaducale, già dispiegate sul territorio nell’ambito dei servizi straordinari di controllo anti-truffa disposti dal Comando Provinciale di Rieti, sono confluite in pochi minuti attorno all’abitazione dell’anziana. La rapidità dell’intervento ha colto di sorpresa la malvivente che si era materialmente recata sul posto per ritirare il bottino. Notando movimenti anomali e accorgendosi che qualcosa non stava andando secondo i piani, la donna ha desistito dal bussare alla porta, accelerando il passo verso la strada principale nel tentativo di rendersi invisibile.

Proprio in quell’istante, credendo di non essere osservata, ha composto il numero del complice che la attendeva a poca distanza a bordo di un’autovettura, pronunciando al telefono una frase che ha sciolto ogni residuo dubbio investigativo: «Amore, l’affare è fallito». Le parole sono state chiaramente udite dai carabinieri in borghese che si erano messi alle sue calcagna a debita distanza. Seguendo con discrezione i suoi spostamenti, i militari l’hanno vista salire a bordo di una Toyota Yaris di colore nero condotta da un uomo con il motore già acceso, pronto a premere sull’acceleratore per darsi alla fuga.

La fuga sventata sulla Toyota Yaris e l’arresto della coppia proveniente dalla Sicilia

La manovra di evasione è durata pochissimi metri. I veicoli dei Carabinieri di Cittaducale hanno sbarrato la strada all’utilitaria, bloccando ogni via di fuga e immobilizzando i due occupanti in totale sicurezza. La successiva perquisizione personale e veicolare ha permesso di acquisire elementi probatori inoppugnabili: all’interno dell’abitacolo sono stati rinvenuti telefoni cellulari utilizzati per coordinare i contatti con le vittime, navigatori satellitari impostati su itinerari dell’hinterland reatino e riscontri precisi che collegavano direttamente la coppia alla tentata estorsione appena consumata ai danni dell’anziana di Castel Sant’Angelo.

Dagli accertamenti anagrafici è emerso che i due indagati, un uomo e una donna con specifici precedenti, provenivano dalla Sicilia ed erano giunti nel Reatino con l’obiettivo mirato di compiere raid predatori contro residenti anziani e soli. Al termine delle formalità di rito espletate presso la caserma di Cittaducale, la coppia è stata dichiarata in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentata truffa aggravata continuata in concorso e posta a disposizione della Procura della Repubblica di Rieti, che coordina le indagini per verificare l’eventuale coinvolgimento dei due in ulteriori episodi analoghi verificatisi nel centro Italia.

L’appello delle forze dell’ordine: mai consegnare denaro od oro a sconosciuti

L’episodio sventato a Castel Sant’Angelo ribadisce con forza il ruolo cruciale svolto dalla cittadinanza attiva e dalla rete di vicinato, la cui prontezza ha evitato un danno economico e soprattutto morale devastante a una persona indifesa. I Carabinieri colgono l’occasione per rinnovare l’appello a tutta la popolazione, invitando a diffidare categoricamente di chiunque si presenti telefonicamente o alla porta dichiarando di essere un operatore delle forze dell’ordine, un funzionario pubblico, un avvocato o un tecnico del gas e chieda somme di denaro, gioielli o mandati di perizia su oggetti di valore.

Nessun corpo di polizia, nessun tribunale e nessuna istituzione dello Stato richiede la consegna di preziosi o contanti per risolvere controversie, liberare presunti congiunti arrestati o verificare la provenienza di beni domestici. In caso di dubbi o telefonate sospette, la raccomandazione assoluta è quella di interrompere immediatamente la comunicazione e comporre il numero 112 per richiedere l’invio tempestivo di una pattuglia.

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Cronaca

Capitanata paralizzata dalla protesta degli autotrasportatori: l’allarme di Masselli (Stilmarmo) sul caro carburanti e la pietra di Apricena: «Situazione peggiore del Covid»

La Capitanata è bloccata dalla protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti. Durissimo l’allarme di Alfonso Masselli di Stilmarmo da Apricena: «Situazione peggiore del Covid, scaffali vuoti e media nazionali colpevolmente silenti». Vertice unitario tra aziende lapidee e sindacati per chiedere un tavolo d’urgenza al Governo 👇

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Protesta degli autotrasportatori

Apricena – La provincia di Foggia è sull’orlo del blocco totale delle attività produttive e dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità. L’ondata di protesta contro l’insostenibile impennata del costo dei carburanti, guidata dalle categorie degli autotrasportatori e del mondo agricolo, sta paralizzando i principali snodi viari e autostradali della Capitanata, creando una situazione di emergenza logistica che rischia di strangolare l’economia del territorio. A farsi portavoce del gravissimo grido d’allarme che giunge dal tessuto imprenditoriale pugliese è Alfonso Masselli, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Stilmarmo di Apricena, che denuncia l’inerzia della politica e quello che definisce un inaccettabile silenzio da parte dei grandi organi d’informazione nazionali.

L’allarme di Alfonso Masselli: scaffali vuoti, pompe a secco e silenzio dei media

I toni usati da Masselli riflettono la drammaticità delle ore che si stanno vivendo nel Foggiano: «Stiamo vivendo una situazione di caos e di vera e propria emergenza, addirittura superiore a quella vissuta nei giorni più bui della pandemia da Covid-19», ammonisce il dirigente di Stilmarmo. «In quel periodo drammatico, pur tra mille difficoltà, c’era una regia politica nazionale che governava i processi e garantiva i corridoi minimi di rifornimento, a differenza di oggi in cui regna il disinteresse. Siamo senza gasolio e nell’impossibilità materiale di far partire i camion e consegnare le merci».

L’accusa più pesante lanciata da Masselli punta direttamente al disinteresse dei vertici dell’informazione centrale: «Sono profondamente sconcertato dal silenzio colpevole del servizio pubblico radiotelevisivo e delle grandi testate nazionali. Nei supermercati del nostro territorio gli scaffali dei beni alimentari cominciano a essere desolatamente vuoti e le stazioni di rifornimento sono a secco. Cos’altro deve accadere prima che il governo e la Rai decidano di occuparsi di una crisi che coinvolge decine di migliaia di famiglie, imprese e lavoratori?».

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Il polo lapideo di Apricena sotto scacco: marmi fermi nei piazzali e contratti a rischio

A pagare il prezzo più salato della paralisi è il distretto industriale di Apricena, secondo polo estrattivo lapideo d’Italia e comparto strategico per l’export manifatturiero nazionale. La pietra naturale di Apricena alimenta una complessa catena di valore che va dalle cave di estrazione ai laboratori di taglio e lucidatura, fino alla commercializzazione di lastre e blocchi verso i mercati di tutto il mondo. Un’industria pesante che dipende interamente dalla disponibilità immediata di gasolio per azionare macchinari da decine di tonnellate e dal flusso costante dei mezzi pesanti per raggiungere gli scali ferroviari e i porti commerciali.

I blocchi stradali hanno di fatto congelato le spedizioni. I piazzali delle aziende sono saturi di materiale lavorato pronto per la consegna ma impossibilitato a partire, con penali miliardarie che rischiano di abbattersi sulle imprese per il mancato rispetto dei cronoprogrammi concordati con i committenti esteri. Un danno economico che, giorno dopo giorno, minaccia la stabilità finanziaria delle aziende e la tenuta occupazionale di migliaia di addetti diretti e dell’indotto.

Aziende e sindacati uniti: il vertice di Apricena con Feneal Uil, Fillea Cgil e Filca Cisl

Di fronte alla gravità della situazione, il mondo datoriale e le rappresentanze dei lavoratori hanno scelto la via dell’unità d’intenti. Nella sede legale del Gruppo Stilmarmo si è tenuto un vertice straordinario che ha visto seduti allo stesso tavolo gli imprenditori del settore marmi e i segretari provinciali dei sindacati edili. All’incontro hanno preso parte Antonio Mobilio per Canali Marmi, Alfonso Masselli per Stilmarmo, Giovanni Pizzicoli per Pizzicoli Marmi, Severino Minischetti per la Feneal UIL, Savino Tango per la Fillea CGIL e Giuseppe Villani per la Filca CISL.

Il confronto ha sancito la piena convergenza tra industria e parti sociali: la protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori è riconosciuta come pienamente legittima nei suoi contenuti – schiacciata da rincari energetici che hanno eroso ogni margine di sopravvivenza economica –, ma la gestione dell’emergenza non può essere abbandonata alle sole dinamiche locali. Imprese e sindacati hanno ribadito la necessità di salvaguardare al tempo stesso il diritto di sciopero, la sopravvivenza delle fabbriche e la tutela dei livelli salariali dei lavoratori, messi a repentaglio dalla fermata forzata degli impianti.

L’appello al Governo e alla Prefettura: serve un tavolo di crisi nazionale

La conclusione del vertice di Apricena si è tradotta in una richiesta formale indirizzata al Prefetto di Foggia, alla presidenza della Regione Puglia e ai ministeri competenti (Infrastrutture, Trasporti e Imprese): istituire con urgenza un tavolo di coordinamento nazionale che intervenga sul nodo del caro accise e definisca corridoi logistici protetti per consentire il transito del carburante e delle forniture essenziali.

«Non possiamo permetterci di restare isolati dal resto del Paese», è la voce unanime levatasi dal tavolo pugliese. «La Capitanata è un polmone industriale e agricolo primario per l’Italia. Se il governo non interviene immediatamente per calmierare il costo dei carburanti e sbloccare la circolazione in sicurezza, l’onda d’urto di questa crisi travolgerà l’intero Mezzogiorno con conseguenze sociali ed economiche devastanti e irreversibili».

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Cronaca

Tragedia a Cagnano Amiterno, muore operaio di 30 anni caduto dal ponteggio: l’allarme di Enbital sull’aumento degli incidenti nei cantieri dell’Aquila

Tragedia sul lavoro a Cagnano Amiterno: un operaio di soli trent’anni è morto a seguito delle gravi lesioni riportate precipitando da un ponteggio. Durissima la presa di posizione di Enbital con l’ingegner Paolo Provino: allarmante aumento degli incidenti nei cantieri edili, la sicurezza deve tornare a essere l’asse portante non negoziabile 👇

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Sicurezza Lavoro

L’Aquila – Una nuova, dolorosa ferita scuote la provincia dell’Aquila e riaccende con drammatica urgenza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. A Cagnano Amiterno, comune dell’Alto Aterno impegnato da anni nelle complesse opere di ricostruzione post-sisma, un giovane operaio edile di appena trent’anni ha perso la vita a seguito delle gravissime lesioni riportate dopo essere precipitato nel vuoto da un ponteggio. Il decesso, sopraggiunto a distanza di alcuni giorni dal drammatico incidente nonostante i disperati tentativi dei sanitari di strapparlo alla morte, ha gettato nello sconforto l’intera comunità locale e riaperto il fronte della denuncia sulle condizioni operative all’interno dei cantieri edili del territorio abruzzese e nazionale.

La denuncia di Enbital: la sicurezza non è una formalità né una voce di spesa

Sulla tragedia è intervenuto con fermezza l’Enbital (Ente Nazionale Bilaterale), richiamando l’intero sistema produttivo e istituzionale alla responsabilità morale e giuridica di azzerare i fattori di rischio nelle lavorazioni in quota. A farsi portavoce della presa di posizione dell’ente è l’ingegnere Paolo Provino, che ha espresso profondo cordoglio per la giovane vita spezzata, tracciando al contempo un quadro allarmante sull’andamento infortunistico recente: «I dati statistici e i recenti fatti di cronaca evidenziano un aumento estremamente preoccupante di questo tipo di incidenti all’interno dei cantieri edili», ha dichiarato con nettezza Provino.

«La sicurezza sul lavoro non può e non deve mai essere considerata un costo accessorio, un intralcio operativo o una semplice formalità burocratica da assolvere sulla carta, bensì l’asse portante e imprescindibile di qualsiasi attività esecutiva. Di fronte al ripetersi intollerabile di simili episodi, occorre un cambio di passo immediato e concreto: la salvaguardia fisica dei lavoratori esige un’applicazione rigorosa e intransigente dei protocolli di protezione, il controllo continuo e certificato delle strutture provvisionali e delle attrezzature, e soprattutto un investimento strutturale e costante nella formazione tecnica e nella consapevolezza operativa di tutte le maestranze impiegate nei cantieri».

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I rischi del lavoro in quota e la vulnerabilità dei cantieri della ricostruzione

Il dramma consumatosi a Cagnano Amiterno evidenzia ancora una volta come le cadute dall’alto continuino a rappresentare la prima causa di infortunio mortale nel comparto delle costruzioni in Italia. Nei territori del cratere sismico abruzzese, caratterizzati dalla presenza simultanea di centinaia di cantieri pubblici e privati per la ricostruzione post-terremoto, la gestione delle impalcature e dei sistemi anticaduta richiede un rigore metodologico assoluto. La fretta nell’avanzamento dei lavori, le pressioni sui cronoprogrammi e il ricorso a catene di subappalti spesso frammentate rischiano di abbassare la soglia di guardia su verifiche tecniche che possono fare la differenza tra la vita e la morte.

I protocolli di sicurezza impongono che ogni ponteggio sia sottoposto a verifica preliminare prima della messa in esercizio, con schemi di montaggio conformi al PiMUS (Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio) e controlli periodici sullo stato di ancoraggi, parapetti, fermapiedi e linee vita. A questo deve affiancarsi l’uso corretto e inderogabile dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di terza categoria, a cominciare dalle imbracature dotate di assorbitori di energia con doppio cordino di sicurezza, indispensabili per trattenere l’operatore in caso di sbilanciamento accidentale.

Formazione continua e vigilanza capillare: la ricetta di Enbital per fermare la strage

L’Enbital ha ribadito con forza che la prevenzione non si costruisce moltiplicando adempimenti meramente formali, ma diffondendo una cultura autentica della sicurezza partecipata. Troppo spesso la formazione viene vissuta come un passaggio burocratico slegato dalla realtà operativa, mentre è proprio sul campo che le maestranze devono acquisire la capacità di riconoscere tempestivamente i rischi specifici e pretendere condizioni operative sicure prima di salire su un piano di lavoro sopraelevato.

«Soltanto attraverso una vigilanza capillare, una pianificazione preventiva scrupolosa e una chiara responsabilizzazione etica e giuridica di committenti, datori di lavoro, coordinatori della sicurezza e tecnici esecutori sarà possibile arrestare questa inaccettabile scia di sangue», conclude la nota dell’Ente. La tragica scomparsa dell’operaio di Cagnano Amiterno non può essere archiviata come una fatalità: rappresenta l’ennesimo richiamo corale affinché il lavoro torni a essere garanzia di futuro, dignità e sussistenza, e mai più luogo di pericolo e lutto per le famiglie.

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