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Cronaca

Strage alla Cronoscalata di Monte Erice: auto da corsa sbanda e piomba impazzita sulla folla. Due morti e un ferito gravissimo

Il rombo dei motori, l’auto impazzita che perde aderenza e poi l’impatto mortale tra le urla: la gloriosa Cronoscalata di Monte Erice si trasforma in un lago di sangue! Due morti e un ferito gravissimo. 🏎️ 🩸 Una domenica di festa sportiva, adrenalina e passione per i motori si è appena trasformata nel peggiore e più angosciante degli incubi. Nelle scorse ore, durante la famosissima 68ª “Cronoscalata del Monte Erice” in Sicilia, una violentissima e devastante tragedia ha scioccato tutta l’Italia! Un’auto da corsa in gara (lanciata a folle velocità lungo i ripidi tornanti della montagna) ha improvvisamente perso il controllo, è schizzata fuori strada come un missile impazzito e ha letteralmente FALCIATO senza pietà un gruppo di tre persone che si trovava a bordo pista! Il bilancio dell’impatto è da brividi: due persone sono state purtroppo UCCISE SUL COLPO (i medici non hanno potuto far nulla per salvarle), mentre una terza è ricoverata in condizioni disperate e gravissime, lottando tra la vita e la morte in ospedale! Di fronte a questo scenario apocalittico, la Direzione ha ovviamente e immediatamente SOSPESO LA GARA (che vedeva iscritti ben 260 equipaggi provenienti da tutta Italia). Ora spetterà alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura ricostruire la dinamica dell’incidente e verificare il posizionamento delle persone investite, ma resta l’immenso e insopportabile dolore per una tragedia senza fine. Leggi la cronaca dell’incidente nel nostro articolo completo. 👇 🏴 Un lutto durissimo per tutto il motorsport italiano. Sappiamo bene quanto i Rally e le Cronoscalate siano affascinanti, ma anche maledettamente e fatalmente pericolose! Esprimiamo le nostre più profonde condoglianze alle famiglie delle due vittime che hanno perso la vita in questa maledetta domenica. Lasciate una preghiera nei commenti per questi due angeli e condividete l’articolo!

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Soccorritori 118

Erice (TP) – Ci sono domeniche che iniziano con il rombo assordante e festoso dei motori, con l’odore acre della benzina e della gomma bruciata sull’asfalto, e che purtroppo si concludono nel silenzio più agghiacciante e straziante. Quella che doveva essere una meravigliosa e storica giornata dedicata allo sport, alla passione per i motori e alla pura adrenalina, si è trasformata in un dramma spaventoso, in una vera e propria strage che ha bagnato di sangue l’asfalto della Sicilia.
Una violentissima tragedia si è abbattuta nelle scorse ore sulla celebre Cronoscalata di Monte Erice, una delle competizioni automobilistiche in salita più famose, amate e prestigiose di tutto il Sud Italia. Per cause ancora in fase di accertamento da parte delle Forze dell’Ordine, una vettura in gara ha improvvisamente perso aderenza, finendo in modo catastrofico e letale fuori strada e falciando senza pietà tre persone che si trovavano a bordo pista. Il bilancio di questo incubo a occhi aperti è drammatico e definitivo: due persone sono rimaste uccise sul colpo, mentre una terza lotta disperatamente tra la vita e la morte, ricoverata in condizioni gravissime.

Il bolide impazzito e le vite spezzate sull’asfalto

La dinamica dell’incidente, ancora frammentaria, restituisce i contorni di una vera e propria fatalità crudele. Durante la velocissima salita lungo i ripidi tornanti del Monte Erice, il pilota della vettura (lanciata a fortissima velocità come prevede la natura stessa della competizione) ha perso il controllo del suo bolide. L’auto si è trasformata in un missile di metallo impazzito, uscendo dalla traiettoria sicura e piombando a peso morto e senza controllo verso il ciglio della carreggiata.
L’impatto con il gruppo di persone è stato devastante, violentissimo e purtroppo fatale. Per due delle persone investite (la cui identità e il ruolo esatto sul percorso sono in fase di accertamento da parte delle autorità giunte sul posto), non c’è stato assolutamente nulla da fare. I soccorsi medici, giunti sul luogo dello schianto a sirene spiegate nel giro di pochi istanti, si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante. Hanno potuto solo constatare il decesso delle due vittime e stabilizzare disperatamente la terza persona falciata dall’auto, trasportata d’urgenza in ospedale in codice rosso e in pericolo di vita.

Gara sospesa: il lutto cancella la 68ª edizione

Di fronte a un dramma di proporzioni così spaventose, la macchina organizzativa si è fermata all’istante. La Direzione Gara ha ordinato la sospensione immediata di tutta la competizione. I motori si sono spenti e un velo di profondo, doloroso lutto è calato sull’intero paddock e sulle migliaia di spettatori presenti lungo il tracciato, pietrificati dallo shock.
Quella interrotta così brutalmente era la gloriosa 68ª edizione della storica cronoscalata, un evento magistralmente organizzato dall’Automobile Club Trapani e che richiamava il gotha del motorsport nazionale. La gara era infatti validissima e cruciale sia per il Campionato Italiano Velocità Salita Auto Storiche (CIVSA), sia per il Campionato Italiano Velocità Montagna (CIVM) dedicato alle vetture moderne, oltre che per il tricolore delle auto classiche. Un appuntamento imperdibile che aveva visto la formidabile iscrizione di ben 260 equipaggi provenienti da tutta Italia, per un totale di 153 vetture moderne e 107 storiche pronte a darsi battaglia contro il cronometro.

Il fascino mortale delle corse in salita

Questa terribile tragedia riapre ferite mai del tutto rimarginate e un dibattito dolorosissimo all’interno della grande famiglia del motorsport italiano. Le cronoscalate e i rally su strada (a differenza delle gare chiuse all’interno degli autodromi recintati) vivono da sempre del meraviglioso ma pericolosissimo contatto diretto tra le auto da corsa e l’ambiente circostante.
È il fascino antico della montagna, ma è anche il suo rischio più letale. Basta un guasto meccanico, lo scoppio di uno pneumatico o un millimetrico errore umano su un tornante per trasformare una festa di sport in un cimitero. Le indagini della Magistratura dovranno ora chiarire l’esatta dinamica della sbandata e accertare che tutte le rigidissime misure di sicurezza sul posizionamento del pubblico fossero state rispettate. Nel frattempo, l’Italia dei motori piange e prega per chi, oggi, è uscito di casa per assistere a una gara e non vi farà mai più ritorno.

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Cronaca

Orrore in Alto Adige, getta 13 gatti nella discarica e ne segrega altri 46 tra feci e denutrizione: denunciata una donna, l’OIPA si costituisce parte civile

Operazione shock in Alto Adige: denunciata una donna che aveva gettato 13 gatti nella discarica di Cortaccia e teneva altri 46 animali segregati tra feci e malnutrizione. L’OIPA si costituisce parte civile e chiede il divieto a vita di detenzione, mentre parte l’appello per l’affido dei cuccioli salvati 👇

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Gatto

Bolzano – Un quadro raccapricciante di degrado igienico, sofferenza animale e crudeltà inaudita è stato portato alla luce in Alto Adige grazie a una massiccia operazione congiunta delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari provinciali. A finire nei guai è una donna residente nella Bassa Atesina, formalmente denunciata alla Procura della Repubblica di Bolzano per i gravi reati di abbandono e maltrattamento continuato di animali. La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica locale e le organizzazioni di tutela zoofila, ha avuto inizio con un gesto di ferocia sconcertante: la donna si era appena disfatta di tredici gatti scaricandoli senza alcuna pietà all’interno della discarica comunale di Cortaccia, condannandoli a una fine atroce tra i rifiuti.

L’intervento tempestivo dei soccorritori ha consentito di recuperare i felini dal centro di smaltimento, ma purtroppo per uno di loro ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano: il piccolo animale è deceduto a causa dei traumi e degli stenti subiti. I dodici gattini sopravvissuti, molti dei quali cuccioli spaventati e gravemente debilitati, sono stati trasportati d’urgenza presso due cliniche veterinarie convenzionate del territorio, dove il personale sanitario ha prestato le prime cure intensive per idratarli, medicare le lesioni e stabilizzarne i parametri vitali. Ma la scoperta fatta nella discarica rappresentava soltanto la punta dell’iceberg di una situazione di incuria e violenza domestica ben più vasta e radicata.

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Il blitz tra Cortaccia e Termeno: 46 animali segregati in condizioni disastrose

A seguito dell’allarme scattato per i gatti rinvenuti nella discarica, gli investigatori hanno deciso di estendere immediatamente i controlli alle proprietà riconducibili alla donna. Il blitz, condotto in stretta sinergia dai Carabinieri della Stazione di Cortaccia, dal Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, dal Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e dal Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Bolzano, ha portato alla perquisizione di un appartamento situato nel centro di Cortaccia e di una rimessa rurale a Termeno sulla Strada del Vino.

Lo scenario presentatosi agli occhi degli operatori è stato definito drammatico e insostenibile. All’interno degli immobili sono stati rinvenuti ben quarantasei animali ammassati in spazi angusti, bui e completamente privi di aerazione: 13 cani di varie razze e taglie, altri 12 gatti, 18 galline stipate in gabbie improvvisate e 3 conigli. Gli animali vivevano immersi nei propri escrementi, tra cumuli di rifiuti e residui organici in decomposizione, senza ciotole con acqua pulita né cibo idoneo. Le perizie veterinarie eseguite sul posto hanno riscontrato un quadro clinico preoccupante: infestazioni massive di parassiti e pulci, stati avanzati di malnutrizione, pelo arruffato a chiazze e infezioni oculari acute, tra cui diffuse cheratiti e ulcere corneali non curate che rischiavano di compromettere la vista degli esemplari.

L’azione dell’OIPA: «Costituzione di parte civile e divieto assoluto di detenzione»

L’intera operazione di soccorso, messa in sicurezza e trasporto degli animali è stata supportata attivamente dai volontari delle associazioni animaliste locali, con in prima linea la sezione di Bolzano dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). L’associazione ha espresso il proprio plauso per la celerità e l’efficacia del coordinamento interforze, annunciando al contempo un’immediata offensiva giudiziaria a tutela delle vittime.

«Il sequestro di tutti i quarantasei animali è un passaggio fondamentale e imprescindibile per sottrarre questi esseri innocenti a una sofferenza quotidiana intollerabile», ha dichiarato Monica Morisi, delegata provinciale dell’OIPA Bolzano. «Vogliamo ringraziare di cuore l’Arma dei Carabinieri, il Servizio Forestale, i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria per la straordinaria sensibilità operativa. Tuttavia, il nostro compito non si ferma qui: come associazione siamo già pronti a formalizzare la nostra costituzione di parte civile nel procedimento penale che si aprirà contro la responsabile, con l’obiettivo di ottenere la confisca definitiva degli animali a favore di strutture pubbliche e rifugi accreditati. Chiederemo con la massima fermezza all’autorità giudiziaria e al sindaco l’emissione di un provvedimento di divieto a vita di detenzione di qualsiasi specie animale sia per la donna indagata che per i suoi conviventi, per impedire che l’orrore possa ripetersi in futuro».

Gara di solidarietà per i felini: l’appello per l’affido e l’adozione del cuore

Mentre la magistratura ordinaria prosegue gli accertamenti per definire le singole responsabilità penali ai sensi degli articoli 544-ter e 727 del Codice Penale – norme che puniscono severamente chiunque infligga sevizie, fatiche ingiustificate o abbandoni animali domestici –, l’attenzione primaria è ora rivolta al percorso di riabilitazione delle creature tratte in salvo. Gli animali da cortile e i conigli sono stati dislocati in oasi rurali protette, i cani sono stati accolti nei canili comprensoriali per iniziare i cicli di sverminazione e rieducazione comportamentale, mentre la situazione più delicata riguarda i gatti superstiti della discarica.

I volontari dell’OIPA e i medici delle cliniche veterinarie hanno lanciato una mobilitazione urgente e un accorato appello pubblico a tutte le famiglie e agli amanti degli animali dell’Alto Adige e delle regioni limitrofe: «Questi gatti hanno conosciuto il volto più crudele dell’uomo, ma con pazienza, affetto e calore possono tornare a fidarsi. Cerchiamo con urgenza stalli temporanei e richieste di adozione del cuore per consentire loro di superare il trauma della discarica e iniziare una vita degna di questo nome». Chiunque desideri offrire disponibilità per un affido o supportare le spese veterinarie può mettersi direttamente in contatto con la delegazione OIPA di Bolzano.

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Cronaca

Abruzzo, obbligo di lavare la pipì dei cani in strada con multe fino a 500 euro: scatta il ricorso al Tar contro l’ordinanza del sindaco

Scoppia la guerra legale in Abruzzo: l’associazione Tutela Diritti Animali ricorre al Tar contro l’ordinanza del sindaco di Pratola Peligna che impone di lavare la pipì dei cani con multe fino a 500 euro. «Onere impossibile per anziani e misura priva di reale efficacia igienica». Tutti i dettagli del ricorso 👇

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cane che fa la pipì

Pratola Peligna – Si accende un aspro scontro giudiziario e amministrativo nel cuore dell’Aquilano sul tema della convivenza urbana tra cittadini e animali d’affezione. Al centro della bufera c’è l’ordinanza sindacale numero 28 emanata lo scorso 5 ottobre dal Comune di Pratola Peligna, con cui l’amministrazione civica ha introdotto l’obbligo categorico per i proprietari dei cani di lavare immediatamente con acqua le minzioni dei propri animali su tutte le superfici pubbliche, strade, marciapiedi e piazze comunali, prevedendo sanzioni amministrative pesantissime che oscillano tra i 25 e i 500 euro per i trasgressori. Un provvedimento stringente che ha suscitato la reazione immediata del mondo animalista, culminata nel deposito formale di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo per chiederne la sospensiva e il parziale annullamento.

A promuovere l’azione legale dinanzi alla magistratura amministrativa è stata l’associazione Tutela Diritti Animali Ets, guidata dal presidente Gabriele Bettoschi e patrocinata legalmente dall’avvocato Massimo Rizzato. L’atto di impugnazione contesta alla radice i presupposti di ragionevolezza, proporzionalità ed effettiva attuabilità della misura, sostenendo che l’imposizione di un onere materiale continuo finisca per alterare e penalizzare in modo ingiustificato la cura quotidiana degli animali da compagnia: «Chiedere ai cittadini di girare con scorte d’acqua al seguito per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», denuncia Bettoschi, ponendo l’accento sulle oggettive difficoltà pratiche che il provvedimento crea a diverse fasce fragili della popolazione.

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Le ragioni del ricorso: anziani in difficoltà e penuria di fontanelle pubbliche

Nel dossier presentato ai giudici amministrativi, l’avvocato Rizzato snoda una serie di argomentazioni dettagliate che mettono in discussione la fattibilità tecnica dell’ordinanza. In primo luogo viene evidenziata la condizione delle persone anziane, di coloro che soffrono di patologie motorie o che convivono con cani di taglia medio-grande o con più esemplari contemporaneamente. Per queste categorie, dover trasportare recipienti pesanti, bottiglie o vaporizzatori d’acqua durante le uscite quotidiane rischia di diventare una barriera insormontabile, trasformando la normale passeggiata igienica in un calvario logistico.

A pesare sul territorio di Pratola Peligna, lamenta l’associazione, è inoltre la marcata carenza di fontanelle pubbliche funzionanti da cui potersi rifornire lungo i percorsi urbani. Senza punti di approvvigionamento distribuiti capillarmente, il proprietario dell’animale si trova costretto a uscire di casa con un carico d’acqua spropositato per far fronte a più uscite e a minzioni ripetute. L’effetto paradossale dell’ordinanza, sostiene la difesa animalista, rischia così di scoraggiare le uscite regolari all’aria aperta degli animali, incidendo negativamente sul loro benessere psico-fisico e sul diritto fondamentale alla socialità canina tutelato dalla legislazione nazionale.

Il parere della scienza medica: la perizia sull’efficacia igienica e Matteo Bassetti

Un capitolo centrale del ricorso verte sull’effettiva validità igienico-sanitaria della misura imposta dall’amministrazione peligna. L’associazione animalista contesta infatti che il semplice getto d’acqua su asfalto o sanpietrini possa risolvere le problematiche di decoro o igiene pubblica paventate nel testo dell’ordinanza. A sostegno di questa tesi, il ricorso richiama esplicitamente gli interventi pubblici e le valutazioni scientifiche espresse da autorevoli specialisti in malattie infettive, tra cui il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova.

Secondo le evidenze medico-scientifiche richiamate negli atti, la sola acqua non possiede proprietà disinfettanti né antibatteriche; al contrario, limitarsi a spruzzare qualche decilitro di liquido sulla minzione canina ha l’unico effetto pratico di diluire temporaneamente il liquido biologico, allargando la superficie bagnata sul marciapiede senza eliminare la carica batterica né neutralizzare gli odori sgradevoli. Per una reale igienizzazione servirebbero detergenti specifici ed enzimatici che tuttavia, se usati indiscriminatamente da centinaia di cittadini lungo le strade, rischierebbero di risultare tossici per gli stessi animali e inquinanti per le falde acquifere attraverso i tombini.

La giurisprudenza sui cani in città: i precedenti nei TAR italiani

La vertenza di Pratola Peligna non è un caso isolato nel panorama giuridico italiano, ma si inserisce in un solco interpretativo che negli ultimi anni ha visto diversi Tribunali Amministrativi Regionali pronunciarsi su ordinanze comunali simili. Più volte i giudici amministrativi hanno censurato provvedimenti sindacali che eccedevano i limiti dei poteri contingibili e urgenti previsti dal Testo Unico degli Enti Locali, ribadendo che l’obbligo di raccolta delle deiezioni solide – universalmente riconosciuto e doveroso – non può essere esteso in modo indiscriminato e sproporzionato ai liquidi fisiologici senza una comprovata e straordinaria emergenza sanitaria documentata dalle ASL competenti.

Mentre i cittadini del centro peligno attendono la fissazione dell’udienza cautelare che deciderà sull’eventuale congelamento dell’ordinanza numero 28, il dibattito tra favorevoli e contrari infiamma le piazze e i social network locali. Da una parte chi invoca il massimo decoro urbano e la tutela delle facciate storiche dei palazzi, dall’altra chi chiede buon senso, civiltà e rispetto per gli oltre dieci milioni di cani che compongono il tessuto affettivo delle famiglie italiane. La parola definitiva spetta ora al TAR dell’Abruzzo.

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Cronaca

«Amore, l’affare è fallito»: finta ispettrice tradita dalla telefonata al complice, sventata truffa a un’anziana a Castel Sant’Angelo e due arresti

Sventata dai Carabinieri di Cittaducale una tentata truffa aggravata ai danni di un’anziana a Castel Sant’Angelo. La finta ispettrice di polizia, tradita dalla telefonata al complice («Amore, l’affare è fallito»), è stata inseguita e arrestata insieme al partner su una Toyota Yaris grazie alla segnalazione di una vicina 👇

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Polizia di stato

Castel Sant’Angelo – Una frase sussurrata con concitazione all’auricolare dello smartphone nel vano tentativo di coprire la ritirata, l’intuito fulmineo dei militari dell’Arma e la provvidenziale solidarietà di una vicina di casa. Si è conclusa con due arresti in flagranza di reato una drammatica mattinata vissuta a Castel Sant’Angelo, comune alle porte di Rieti, dove una coppia di trasfertisti ha tentato di raggirare un’anziana signora facendo leva sulla paura e spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. L’operazione lampo, condotta con tempestività impeccabile dai Carabinieri della Compagnia di Cittaducale, ha permesso di bloccare i malviventi prima che potessero mettere le mani sui gioielli e sui risparmi di una vita della vittima, consegnando entrambi alla giustizia.

Il copione del finto perito e l’oro sull’asciugamano: la trappola psicologica

La tecnica criminale adottata ricalca purtroppo il collaudato e odioso copione dei raggiri ai danni della terza età, calibrato per gettare la persona vulnerabile in uno stato di improvviso panico emotivo. L’anziana è stata raggiunta sulla linea telefonica di casa da una voce femminile decisa che si è presentata falsamente come un’ispettrice di polizia. Con tono perentorio e incalzante, la finta agente ha comunicato alla donna che i suoi preziosi rischiavano di essere sequestrati o che potevano essere riconducibili a una rapina a mano armata avvenuta poche ore prima a Roma. Per fugare ogni dubbio ed evitare guai giudiziari, la truffatrice ha intimato alla pensionata di raccogliere immediatamente tutto l’oro e i gioielli custoditi in casa, adagiarli con cura sopra un asciugamano e tenerli pronti sul tavolo per l’imminente arrivo di un presunto “perito della polizia”, incaricato di visionarli e catalogarli.

Un meccanismo di manipolazione psicologica spietato, studiato per azzerare la capacità critica della vittima attraverso la simulazione di un’autorità dello Stato. Tuttavia, a spezzare la trama criminosa è stata l’attenzione vigile di una vicina di casa. Insospettita dalle grida d’aiuto e dal tono agitato con cui l’anziana rispondeva al telefono, la donna ha compreso all’istante la gravità della situazione e ha composto senza esitazione il Numero Unico di Emergenza 112, descrivendo l’accaduto alla centrale operativa dell’Arma.

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Il blitz a Castel Sant’Angelo e la telefonata fatale: «Amore, l’affare è fallito»

Le pattuglie della Compagnia di Cittaducale, già dispiegate sul territorio nell’ambito dei servizi straordinari di controllo anti-truffa disposti dal Comando Provinciale di Rieti, sono confluite in pochi minuti attorno all’abitazione dell’anziana. La rapidità dell’intervento ha colto di sorpresa la malvivente che si era materialmente recata sul posto per ritirare il bottino. Notando movimenti anomali e accorgendosi che qualcosa non stava andando secondo i piani, la donna ha desistito dal bussare alla porta, accelerando il passo verso la strada principale nel tentativo di rendersi invisibile.

Proprio in quell’istante, credendo di non essere osservata, ha composto il numero del complice che la attendeva a poca distanza a bordo di un’autovettura, pronunciando al telefono una frase che ha sciolto ogni residuo dubbio investigativo: «Amore, l’affare è fallito». Le parole sono state chiaramente udite dai carabinieri in borghese che si erano messi alle sue calcagna a debita distanza. Seguendo con discrezione i suoi spostamenti, i militari l’hanno vista salire a bordo di una Toyota Yaris di colore nero condotta da un uomo con il motore già acceso, pronto a premere sull’acceleratore per darsi alla fuga.

La fuga sventata sulla Toyota Yaris e l’arresto della coppia proveniente dalla Sicilia

La manovra di evasione è durata pochissimi metri. I veicoli dei Carabinieri di Cittaducale hanno sbarrato la strada all’utilitaria, bloccando ogni via di fuga e immobilizzando i due occupanti in totale sicurezza. La successiva perquisizione personale e veicolare ha permesso di acquisire elementi probatori inoppugnabili: all’interno dell’abitacolo sono stati rinvenuti telefoni cellulari utilizzati per coordinare i contatti con le vittime, navigatori satellitari impostati su itinerari dell’hinterland reatino e riscontri precisi che collegavano direttamente la coppia alla tentata estorsione appena consumata ai danni dell’anziana di Castel Sant’Angelo.

Dagli accertamenti anagrafici è emerso che i due indagati, un uomo e una donna con specifici precedenti, provenivano dalla Sicilia ed erano giunti nel Reatino con l’obiettivo mirato di compiere raid predatori contro residenti anziani e soli. Al termine delle formalità di rito espletate presso la caserma di Cittaducale, la coppia è stata dichiarata in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentata truffa aggravata continuata in concorso e posta a disposizione della Procura della Repubblica di Rieti, che coordina le indagini per verificare l’eventuale coinvolgimento dei due in ulteriori episodi analoghi verificatisi nel centro Italia.

L’appello delle forze dell’ordine: mai consegnare denaro od oro a sconosciuti

L’episodio sventato a Castel Sant’Angelo ribadisce con forza il ruolo cruciale svolto dalla cittadinanza attiva e dalla rete di vicinato, la cui prontezza ha evitato un danno economico e soprattutto morale devastante a una persona indifesa. I Carabinieri colgono l’occasione per rinnovare l’appello a tutta la popolazione, invitando a diffidare categoricamente di chiunque si presenti telefonicamente o alla porta dichiarando di essere un operatore delle forze dell’ordine, un funzionario pubblico, un avvocato o un tecnico del gas e chieda somme di denaro, gioielli o mandati di perizia su oggetti di valore.

Nessun corpo di polizia, nessun tribunale e nessuna istituzione dello Stato richiede la consegna di preziosi o contanti per risolvere controversie, liberare presunti congiunti arrestati o verificare la provenienza di beni domestici. In caso di dubbi o telefonate sospette, la raccomandazione assoluta è quella di interrompere immediatamente la comunicazione e comporre il numero 112 per richiedere l’invio tempestivo di una pattuglia.

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