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Attualità

“Qui è morta la speranza”: il commosso e fiero ricordo di Aldo Di Giovanni a 44 anni dalla strage del Generale Dalla Chiesa

“Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. L’Italia non dimentica! A 44 anni dalla strage di mafia, il ricordo da brividi di Aldo Di Giovanni per il Generale Dalla Chiesa 🇮🇹 ⚖️ Ci sono giorni che hanno cambiato per sempre la storia del nostro Paese. Era il 3 settembre del 1982 quando la spietata mafia corleonese trucidò in via Carini a Palermo il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la sua giovanissima moglie Emanuela Setti Carraro e il coraggioso agente di scorta Domenico Russo. Oggi, nel giorno dell’anniversario (celebrato a Palermo con la deposizione di una corona di fiori alla presenza del Ministro dell’Interno Piantedosi), vi proponiamo il ricordo intimo, commovente e meraviglioso dell’esperto Aldo Di Giovanni, che quella sera si trovava proprio a Palermo. “Ero affacciato al balcone in cerca di fresco quando arrivò la notizia… e mi misi a piangere di rabbia e di immenso dolore!”, ricorda Di Giovanni. “Avevo conosciuto brevemente il Generale per lavoro, e non dimenticherò mai e poi mai il suo sguardo: fiero, orgoglioso e autorevole! Ancora oggi, ogni volta che mi trovo a passare da Via Carini, mi fermo, mi metto sull’attenti e gli rivolgo il saluto militare, per onorare un grande Uomo e un Ufficiale che ha sacrificato la propria vita per combattere la mafia!”. Il giorno dopo la strage, sul luogo dell’eccidio, apparve un cartello scritto a mano diventato simbolo della disperazione: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Ma il sangue del Generale non è stato versato invano: ha risvegliato le coscienze dell’Italia intera! Leggi lo splendido ricordo istituzionale nel nostro articolo! 👇 🌹 Chi lotta contro la mafia non muore mai davvero, ma continua a camminare sulle gambe delle nuove generazioni! Scrivete nei commenti un pensiero per ricordare il Generale Dalla Chiesa, la moglie Emanuela e l’agente Russo, e condividete questo post affinché i nostri ragazzi non dimentichino mai i veri Eroi della nostra Nazione!

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Generale Dalla Chiesa

Redazione – Ci sono date, scolpite nel calendario civile della nostra Nazione, che non rappresentano un semplice scorrere del tempo, ma portano con sé un dolore sordo, una rabbia incancellabile e un sacrosanto dovere di memoria. Il 3 settembre è indubbiamente una di queste.
Esattamente quarantaquattro anni fa, in un caldissimo e maledetto 3 settembre del 1982, la feroce e spietata mafia corleonese trucidò senza pietà, in via Isidoro Carini a Palermo, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la sua giovanissima moglie Emanuela Setti Carraro e il coraggioso agente di scorta Domenico Russo. Un eccidio che decapitò lo Stato e ferì al cuore l’Italia intera.
Oggi, a mantenere viva la fiamma incandescente di quel ricordo, ci pensa la preziosa e toccante testimonianza personale dell’analista Aldo Di Giovanni, che in quelle ore drammatiche viveva in prima persona il clima di una Palermo sotto assedio.

Quella sera sul balcone: le lacrime, la rabbia e il dolore

Il ricordo di Di Giovanni è vivido, nitido e colmo di un’emotività che stringe la gola, restituendoci l’esatta dimensione umana di quella tragedia nazionale.
«Mai dimenticare chi ha lottato fino all’ultimo respiro contro la mafia», esordisce l’analista. «Quella sera del 3 settembre 1982 ero semplicemente affacciato sul balcone di casa mia, a Palermo. Era un momento di ricercata calma, un piccolo respiro di sollievo dal caldo asfissiante della giornata siciliana. Poi, all’improvviso, arrivò quella maledetta notizia. Una notizia che mi fece letteralmente piangere, di rabbia pura e di profondo dolore: avevano appena assassinato il Generale Dalla Chiesa, la sua sposa Emanuela e l’agente Russo».

Un incontro indimenticabile: “Quello sguardo fiero e autorevole”

Per Aldo Di Giovanni, il Generale non era soltanto un altissimo simbolo delle Istituzioni o un volto severo incorniciato dalla divisa in televisione, ma un uomo che aveva avuto l’immenso onore di incontrare e guardare dritto negli occhi.
«Per questioni legate al mio lavoro, nel recente passato avevo avuto l’opportunità di incontrare di persona, seppur brevemente, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa», rivela Di Giovanni. «È un ricordo che custodisco gelosamente nella mia memoria: non potrò mai e poi mai dimenticare il suo sguardo. Era uno sguardo incredibilmente fiero, severo ma giusto, e profondamente autorevole». Lo sguardo di un servitore dello Stato, spedito da solo a Palermo con poteri speciali (rimasti purtroppo solo sulla carta) per sconfiggere il cancro di Cosa Nostra.

“Qui è morta la speranza”: il cartello della disperazione

Il giorno successivo alla strage, Palermo si svegliò immersa in un silenzio di piombo, terrorizzata e orfana del suo unico scudo. «L’indomani, sul luogo esatto del barbaro eccidio, qualcuno trovò la forza di lasciare un cartello di cartone, scritto a mano», ricorda tristemente Di Giovanni. Su quel pezzo di carta vi era incisa una frase che ha fatto la storia, macchiando di vergogna le istituzioni assenti: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Parole intrise di rassegnazione e disperazione, che testimoniavano il crollo della fiducia dei siciliani perbene di fronte allo strapotere sanguinario delle cosche mafiose.

Il saluto militare in Via Carini e le celebrazioni di oggi

Ma se la mafia credeva di aver ucciso la speranza, la Storia ha dimostrato che il sacrificio del Generale ha invece risvegliato le coscienze dell’Italia intera, ponendo le basi per il glorioso pool antimafia di Falcone e Borsellino. E la devozione degli uomini onesti non è mai venuta meno.
«Oggi», confessa con commozione e orgoglio Aldo Di Giovanni, «ogni volta che ritorno nella mia Palermo e mi trovo a passare a piedi da Via Carini, il luogo esatto di quell’eccidio, non posso fare a meno di fermarmi, mettermi sull’attenti e rendere i massimi onori con il saluto militare a quel grande Uomo e formidabile Ufficiale, che ha sacrificato consapevolmente la sua stessa vita per combattere la mafia».
Un tributo silenzioso e solenne che, proprio nella giornata di oggi, 3 settembre 2026, viene amplificato dalle massime Istituzioni dello Stato: a Palermo, infatti, alla presenza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, si ricorderà l’immenso sacrificio del Generale Dalla Chiesa con una cerimonia ufficiale e con la toccante deposizione di una corona di fiori nel luogo della strage. Perché la speranza dei palermitani onesti, in fondo, non è mai morta davvero.

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Attualità

“L’unica gioia al mondo è cominciare”: l’inno di Pavese e il respiro di Settembre nel meraviglioso Mattutino del Castello Sforzini

“L’unica VERA gioia al mondo è cominciare!”. La meravigliosa e profonda citazione di Cesare Pavese ci ricorda che non dobbiamo mai avere paura di ricominciare da zero! La stupenda lezione filosofica del Mattutino del Castello Sforzini. 🍂 🪟 Quanti di voi hanno una dannata paura dei “nuovi inizi”? Quanti preferiscono rimanere intrappolati in una situazione che odiano (un lavoro noioso, una relazione finita, un’abitudine viziata) solo per il puro terrore di dover ricominciare tutto da capo? Questa mattina, la rubrica letteraria del “Mattutino” del Castello Sforzini di Castellar Ponzano ci ha regalato una sveglia per l’anima di una potenza inaudita! Il testo descrive la magia di Settembre (il vero “Capodanno” per tutti noi) e di una finestra aperta prestissimo al mattino, da cui entra “soltanto aria fresca”. Un invito pazzesco a fare pulizia nel nostro cuore, a lasciar andare i vecchi dolori e a respirare ossigeno nuovo. Ma la chiusura è la più emozionante di tutte, e cita la celebre e bellissima frase del grande scrittore Cesare Pavese: “L’unica gioia al mondo è COMINCIARE”. Noi esseri umani siamo vivi e imbattibili soltanto finché abbiamo la forza, il coraggio e la follia di iniziare qualcosa di nuovo! Che sia innamorarsi di nuovo dopo una delusione dolorosa, cambiare vita o perdonare qualcuno. Finché “iniziamo”, noi siamo vivi! Leggete e scoprite il significato psicologico di questo meraviglioso aforisma nel nostro articolo completo! 👇 🌅 Siete d’accordo con queste splendide parole? Riuscite a trovare ancora il coraggio di spalancare le “finestre della vostra vita”, oppure la nebbia delle delusioni passate vi blocca? Diteci la vostra opinione e lasciate un “Mi Piace” per augurare un Buon Nuovo Inizio a tutte le persone a cui volete bene!

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Il Mattutino del 7 settembre 2026

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono mesi dell’anno che scorrono via in modo indolore, nascosti tra le pieghe del calendario, e poi c’è Settembre. Un mese che non è mai soltanto un semplice cambio di stagione, ma rappresenta un vero e proprio spartiacque dell’anima, un “Capodanno” intimo in cui tutti noi facciamo i conti con quello che siamo stati e con ciò che vorremmo disperatamente diventare. Questa mattina, la profonda e imperdibile rubrica filosofica e letteraria del Mattutino (proveniente dalle antiche e sagge mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano) ha regalato ai suoi lettori una carezza letteraria di una potenza inaudita, capace di far tremare i polsi a chiunque si senta bloccato nelle sabbie mobili della propria esistenza.

Oltre il ponte: la nebbia del passato e la luce di Settembre

Il testo domenicale si apre con un’immagine visiva di un fascino decadente e cinematografico: «La nebbia si fermava poco oltre il ponte. Da questa parte, settembre». Quanta psicologia si nasconde dietro a queste due brevissime frasi!
La nebbia è la metafora perfetta del nostro passato, delle nostre insicurezze e dei mesi estivi appena trascorsi, fatti forse di dubbi, di delusioni o di promesse non mantenute. Quella foschia opaca e fredda cerca sempre di invadere la nostra mente, ma oggi si è fermata “oltre il ponte”. Di qua, invece, c’è la limpidezza brutale e meravigliosa di Settembre. Il ponte rappresenta il nostro coraggio di attraversare le difficoltà, di lasciarci alle spalle ciò che non ci serve più e di camminare verso una nuova sponda, dove la luce dell’autunno ci permette finalmente di vedere le cose per quello che sono davvero.

Le finestre aperte all’alba: il coraggio dell’aria fresca

La seconda immagine evocata dal testo è un invito dolcissimo e potente a fare pulizia nella nostra vita: «Qualcuno aveva aperto le finestre molto presto. Entrò soltanto aria. Aria fresca». Quante volte, per paura del freddo o per abitudine, teniamo chiuse le finestre della nostra anima?
Ci ostiniamo a respirare un’aria viziata, ci accontentiamo di relazioni tossiche, di lavori che ci soffocano o di abitudini che ci spengono lentamente. Spalancare le finestre “molto presto”, quando fuori il mondo dorme ancora, è un atto di grandissimo coraggio. E cosa entra? Non ricchezza, non miracoli, ma “soltanto aria fresca”. Perché è proprio dalle cose più piccole, invisibili ed essenziali (come l’ossigeno pulito) che bisogna ripartire per guarire dalle asfissie della vita moderna. Aprire le finestre significa perdonare, lasciar andare i vecchi rancori e permettere alla vita di spazzare via la polvere dal nostro cuore.

L’eredità di Cesare Pavese: la sublime bellezza di ricominciare

Ma è la chiusura del bollettino a lasciare letteralmente senza fiato, citando uno degli aforismi più belli e dolorosi partoriti dal genio letterario dello scrittore Cesare Pavese: «L’unica gioia al mondo è cominciare». (La frase completa recitava: “È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”).
C’è un’energia sovrumana in questo concetto. Noi esseri umani siamo terrorizzati dai nuovi inizi. Abbiamo paura di fallire, di sbagliare strada, di dover faticare da zero. E invece Pavese e il Mattutino ci ricordano che l’essenza stessa della felicità umana non risiede nell’arrivare al traguardo o nel conservare gelosamente ciò che si ha, ma nel brivido magico e assoluto del “nuovo inizio”.
Cominciare un nuovo lavoro, innamorarsi di nuovo dopo una delusione spaventosa, intraprendere un nuovo percorso di studi a cinquant’anni, perdonare e ricominciare a parlarsi in famiglia. Finché avremo la forza e l’incoscienza di “cominciare” qualcosa, saremo vivi e imbattibili. E non a caso, il saluto finale dal Castello Sforzini è sempre lo stesso, inciso sulla pietra: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”. Il coraggio di aprire le finestre, respirare l’aria gelida e fare il primo passo. Buon inizio a tutti noi.

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Esteri

Dall’idea all’impresa: la giovane afghana che ha digitalizzato i biglietti degli autobus a Kabul

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Sadaf Afghan

Redazione- In un Paese segnato da difficoltà e limitazioni, una giovane imprenditrice afghana ha scelto di affidarsi alla tecnologia per rendere più semplice un gesto quotidiano: acquistare un biglietto dell’autobus.

È Sadaf Afghan, giovane imprenditrice che a Kabul ha fondato “Qased”, una piattaforma online che consente ai passeggeri di prenotare i biglietti degli autobus senza doversi recare personalmente al terminal. Il servizio prevede inoltre la consegna del biglietto direttamente a domicilio.

“Qased” è stata fondata circa un anno fa, mentre il servizio di vendita online dei biglietti è entrato ufficialmente in funzione cinque mesi dopo. L’attività, iniziata con appena tre persone, oggi conta un team di otto dipendenti, quattro dei quali sono donne.

In un’intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua, Sadaf Afghan ha spiegato che la società si occupa di acquistare online i biglietti richiesti dai passeggeri e di consegnarli direttamente a casa. Ma il suo progetto va oltre la semplice vendita digitale: l’obiettivo è ampliare “Qased” e aprire filiali in altre province dell’Afghanistan, creando nuove opportunità di lavoro sia per le donne sia per gli uomini.

Avviare un’impresa innovativa in un Paese in cui molti servizi vengono ancora gestiti attraverso procedure tradizionali e in presenza non è semplice. Nonostante le difficoltà, però, Sadaf Afghan sostiene che la risposta della popolazione sia incoraggiante.

«Ogni attività è difficile all’inizio, ma non dobbiamo arrenderci. Nel complesso, le persone ci sostengono», ha dichiarato.

Il trasporto su strada continua a rappresentare uno dei principali mezzi di collegamento tra le città afghane. La limitata presenza di infrastrutture ferroviarie e di sistemi di trasporto pubblico moderni rende gli autobus interurbani essenziali per milioni di persone.

Per molti passeggeri, acquistare un biglietto significa ancora recarsi fisicamente al terminal e pagare in contanti. È proprio su questa necessità che “Qased” ha costruito la propria proposta: utilizzare gli strumenti digitali per rendere il processo più semplice, rapido e accessibile.

Sadaf Afghan auspica inoltre che le autorità talebane possano contribuire al miglioramento del sistema dei trasporti e sostenere le imprese che cercano di offrire nuovi servizi alla popolazione.

Il progetto, tuttavia, non si ferma ai biglietti degli autobus. In futuro, la giovane imprenditrice vorrebbe estendere l’attività anche al trasporto aereo, permettendo ai clienti di acquistare online i biglietti dei voli e riceverli direttamente a casa.

Accanto alla dimensione tecnologica e imprenditoriale, “Qased” rappresenta anche una possibilità concreta di lavoro per alcune giovani donne afghane.

Tra i dipendenti c’è Mohammadi, 20 anni, che ogni giorno si sposta in motocicletta per le strade di Kabul consegnando ai clienti i biglietti ordinati attraverso la piattaforma. Dopo aver frequentato la scuola fino alla decima classe, racconta che il lavoro fuori casa e la possibilità di svolgere autonomamente le proprie mansioni gli hanno dato un maggiore senso di indipendenza e fiducia nel futuro.

Con l’espansione dell’attività, Mohammadi spera che possano nascere nuove opportunità professionali, soprattutto per le giovani donne.

La storia di “Qased” è, in apparenza, quella di una semplice piattaforma per la vendita online di biglietti. In realtà, racconta qualcosa di più: la scelta di una giovane donna di trasformare una difficoltà quotidiana in un’opportunità, utilizzando la tecnologia per creare un servizio, generare occupazione e aprire nuovi spazi di partecipazione economica.

In un contesto complesso come quello afghano, iniziative di questo tipo mostrano come l’innovazione e l’imprenditorialità possano ancora diventare strumenti capaci di creare opportunità e immaginare nuove possibilità per il futuro.

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Esteri

Egitto, condannata a morte la conduttrice televisiva Sarah Khalifa

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Sarah Khalifa

Redazione- Un tribunale penale del Cairo ha condannato a morte per impiccagione Sarah Khalifa, 39 anni, nota conduttrice e produttrice televisiva egiziana, insieme ad altre 11 persone, nell’ambito di un maxi-processo legato alla produzione e al traffico di stupefacenti.

Secondo quanto riportato dalla stampa egiziana, tra cui il quotidiano statale Al-Ahram, gli imputati avrebbero fatto parte di una banda criminale organizzata accusata di importare dall’estero sostanze e materie prime destinate alla produzione di droghe sintetiche, per poi lavorarle e distribuirle sul mercato. Gli investigatori avrebbero inoltre sequestrato ingenti quantità di sostanze stupefacenti e materiali utilizzati per la loro produzione, oltre ad armi da fuoco e munizioni detenute illegalmente.

Sarah Khalifa è conosciuta soprattutto per il programma televisivo «Mission Impossible», dedicato a temi legati alla criminalità e alla sicurezza. La conduttrice ha respinto le accuse nei suoi confronti.

Nel procedimento erano complessivamente 28 gli imputati. Oltre alle 12 condanne a morte, il tribunale ha inflitto l’ergastolo a nove persone, mentre altre sette sono state assolte.

La condanna a morte non è ancora definitiva. Il legale di Sarah Khalifa ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso, chiedendo alla magistratura di riesaminare il caso.

La vicenda aveva già attirato l’attenzione dei media egiziani nelle scorse settimane, per il coinvolgimento di una figura televisiva conosciuta e per la gravità delle accuse contestate agli imputati.

Foto: Instagram/ sara_khaliifa

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