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Salute

Vaccini e paura dopo la tragedia della difterite in Sicilia. Gli Assistenti Sanitari: “Le multe non bastano, serve ascolto umano”

Morire di Difterite a soli 4 anni nel 2026 è una tragedia inaccettabile! Ma punire i genitori spaventati con multe salatissime è davvero la soluzione giusta? Il monito degli Assistenti Sanitari: “Serve rassicurazione e umanità, non solo fredda coercizione!” 💉 💔 La recentissima e drammatica morte di una bimba per difterite in Sicilia, e il preoccupante calo dei vaccini sull’Isola, hanno spinto la Regione a varare un rigido “pugno di ferro”: convocazioni coatte e multe salate per le famiglie inadempienti! Ma l’ASNAS (Associazione Nazionale Assistenti Sanitari) invita tutti a una profondissima e delicata riflessione: le multe burocratiche non bastano per sconfiggere la paura! “Nelle famiglie già sfiduciate”, spiegano gli esperti dell’Asnas, “un intervento percepito come puramente punitivo e coercitivo rischia di irrigidire le posizioni invece che convincere. Le sanzioni non intercettano i genitori che hanno davvero paura o che sono finiti vittime della disinformazione online! Per loro serve ascolto umano, pazienza e assenza totale di pregiudizio!”. La maggior parte dei bambini non vaccinati, infatti, non appartiene a famiglie “ideologicamente No-Vax”, ma a genitori disorientati o a fasce deboli che non hanno accesso ai servizi (come nel caso del quartiere ZEN di Palermo, il cui ambulatorio vaccinale era incomprensibilmente chiuso dal 2019 ed è stato finalmente riaperto!). Il grido dell’Associazione alle Istituzioni è chiaro: “Basta spaccare la società in tifoserie! Investite negli Assistenti Sanitari per ricostruire un rapporto di fiducia umana e portare la prevenzione lì dove le multe e i controlli non arriveranno mai!”. Leggi la lucida e profonda analisi nel nostro articolo! 👇 👩‍⚕️ Siete d’accordo con gli Assistenti Sanitari? Per convincere un genitore spaventato dai vaccini è più utile mandargli una multa a casa, oppure offrirgli un incontro privato con un professionista in grado di rassicurarlo e ascoltare le sue enormi paure senza giudicarlo? Qual è la vostra opinione? Scrivetela nei commenti e condividete questo interessantissimo dibattito!

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Vaccino difterite

Redazione  – Morire di difterite a soli quattro anni, nel cuore dell’Italia e dell’Europa del ventunesimo secolo, è una tragedia inaccettabile che lacera le coscienze e impone una profondissima riflessione su come il nostro sistema sanitario dialoga con i cittadini. Il recente e drammatico lutto avvenuto in Sicilia, accompagnato dall’allarmante calo delle coperture vaccinali sull’Isola, ha spinto le Istituzioni regionali a correre immediatamente ai ripari, varando un rigido pacchetto di misure basato su convocazioni obbligatorie, appuntamenti fissati d’ufficio e pesantissime sanzioni per le famiglie inadempienti.
Ma la paura di un genitore può davvero essere cancellata con la minaccia di una multa pecuniaria? A rispondere a questo delicato interrogativo è intervenuta con grandissima lucidità ed empatia l’Asnas (l’Associazione Nazionale Assistenti Sanitari), che lancia un messaggio cruciale ai vertici della sanità: le sanzioni non bastano, la vera prevenzione si costruisce unicamente insieme a chi è in grado di ricostruire, giorno dopo giorno, un rapporto di fiducia umana e professionale sul territorio.

La voce dell’Asnas: “La coercizione irrigidisce i genitori”

Sul fronte delle multe e delle convocazioni coatte, l’Asnas non nega certo la validità legale dei provvedimenti. «Sono strumenti del tutto legittimi, che rispondono a un preciso obbligo di legge», ricordano i vertici dell’Associazione. Tuttavia, c’è un enorme “ma” psicologico e sociologico da affrontare, avvalorato dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla fresca e dolorosa esperienza della recente pandemia.
«L’evidenza mostra in maniera inequivocabile che, nelle famiglie già profondamente sfiduciate, un intervento statale percepito come puramente coercitivo e punitivo rischia fortemente di irrigidire ulteriormente le posizioni, invece di convincere e rassicurare», spiegano gli esperti. Le multe, insomma, possono certamente spingere ad adempiere i genitori che erano semplicemente disorganizzati o sbadati, ma «non intercettano, da sole, chi ha davvero paura, chi ha subito una feroce disinformazione online o chi non si fida più delle istituzioni. Per tutte queste famiglie serve un lavoro relazionale e umano che i freddi controlli burocratici non potranno mai sostituire».

Non ideologia, ma esitazione: il caso emblematico dello ZEN

Il dibattito pubblico tende troppo spesso a dividere la società in tifoserie opposte, etichettando tutti i non vaccinati come fanatici ideologici. La realtà, però, è ben diversa. La stragrande maggioranza dei genitori che oggi non protegge i propri figli lo fa semplicemente per esitazione, per la mancanza di un’informazione chiara e accessibile. Una copertura vaccinale contro la difterite ferma all’85% in Sicilia significa che il 15% dei bambini resta quotidianamente esposto a una forma gravissima e potenzialmente letale della malattia. «La priorità assoluta non è dividere il campo tra tifoserie», ribadisce Asnas, «ma spiegare con infinita pazienza il vitale rapporto tra i rischi e i benefici».
A volte, il problema è semplicemente l’assenza dello Stato sul territorio. L’Asnas valuta infatti in modo estremamente positivo la riapertura, decisa in queste ore dalla task force regionale, del centro vaccinale dello ZEN di Palermo (incomprensibilmente chiuso dal lontano 2019). «È la conferma sul campo di quanto i servizi vicini alle persone facciano un’enorme differenza», ha sottolineato Elena Nichetti, presidente nazionale Asnas.

Dalla burocrazia al calore umano: il ruolo dell’Assistente

In un tessuto sociale così frammentato, il contributo specifico dell’Assistente sanitario diventa la vera chiave di volta per salvare vite umane. Lo spiega magnificamente Luigi Vitale, Presidente Asnas Sicilia: «Counselling motivazionale, chiamata attiva, ascolto empatico e totale assenza di giudizio, capacità di trasformare un freddo dato anagrafico in un contatto reale e rassicurante con una famiglia».
Incrociare i dati dei Pronto Soccorso per scovare i non vaccinati è utilissimo, ma «un dato serve a qualcosa solo se c’è un operatore umano che può trasformarlo in un percorso di recupero». Per questo motivo, l’accorato appello dell’Asnas alle Istituzioni chiede che il rafforzamento sanitario in corso in Sicilia non si limiti agli strumenti di polizia e di controllo, ma si traduca in un investimento stabile e massiccio negli Assistenti sanitari.
Perché, come chiosa saggiamente la presidente Nichetti: «Le regole scritte tutelano la collettività. Ma è solo la relazione umana, costruita faticosamente ogni giorno da chi lavora sul territorio, a portare la prevenzione vitale lì dove i controlli, da soli, non arriveranno mai».

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Salute

Rientro a scuola: tra desiderio di autonomia e ansie di separazione intervento di Adelia Lucattini sulle sfide emotive, la crescita e il benessere degli studenti

Lucattini: “L’ascolto attivo e il dialogo empatico dei genitori aiutano i figli a superare l’ansia da rientro, una reazione iniziale del tutto normale, transitoria e destinata a risolversi con il naturale adattamento”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Ritorno a scuola

Redazione-  Il ritorno in classe rappresenta per bambini e adolescenti molto più di una semplice ripresa della routine quotidiana, è una fase di profonda trasformazione emotiva in cui si mescolano il desiderio di crescita, le aspettative per il futuro e la nostalgia del tempo trascorso con la famiglia durante le vacanze. Accompagnare i più piccoli in questo delicato passaggio significa sapere ascoltare i loro bisogni, accogliere le paure senza drammatizzarle ed essere punti di riferimento stabili.

La psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), al riguardo, in questa intervista. ci guida alla scoperta delle dinamiche psicologiche legate al rientro a scuola, offrendo ai genitori chiavi di lettura preziose e consigli pratici per vivere questa transizione con serenità, fiducia e vicinanza affettiva.

Dott.ssa Lucattini, con la fine dell’estate e la ripresa delle lezioni, per molti bambini e ragazzi si riaprono le porte della Scuola. Quali sono le emozioni prevalenti che caratterizzano questo momento e come si manifestano?

 

Il rientro a scuola è quasi sempre accompagnato da emozioni contrastanti, accanto alla curiosità, al piacere di ritrovare i compagni e al desiderio di tornare alle proprie attività, possono comparire nostalgia per il tempo delle vacanze, paura dei voti e una vera e propria ansia da separazione. È un’ambivalenza fisiologica, poiché ogni ripresa comporta sia un ritorno a qualcosa di conosciuto, che l’inizio di un “nuovo” anno scolastico.

Nei bambini più piccoli, che iniziano o frequentano la Scuola Primaria (materna) queste emozioni si esprimono spesso nel corpo e con il comportamento, hanno ad esempio, difficoltà ad addormentarsi, mal di pancia, mal di testa, maggiore bisogno di vicinanza ai genitori, pianto al momento del distacco, sia a casa, che all’ingresso a scuola. Nei bambini più grandi l’ansia può essere meno evidente e assumere la forma di insofferenza, stanchezza, preoccupazione, a volte del tutto immotivata, per il rapporto con i compagni di classe. Nell’età evolutiva molto spesso, l’ansia viene somatizzata o diviene iperattività fisica, soltanto nella preadolescenza è riconosciuta e verbalizzata con chiarezza (British Journal of Psychiatry Open, 2025).

 

Per molti genitori, l’ansia o il pianto dei figli all’idea di tornare in classe possono tuttavia essere fonte di grande preoccupazione. Quando il pianto o l’ansia legati al ritorno in classe rientrano nella norma e quando invece, diventano campanelli d’allarme?

 

Il pianto, da solo, non è un indicatore di un qualche disturbo, in generale è una manifestazione naturale. Un bambino può piangere perché in quel momento la separazione è emotivamente faticosa e, pochi minuti dopo, entra in classe, si interessa a ciò che succede trascorrendo serenamente la giornata scolastica. In questi casi, il pianto è un modo per scaricare la tensione ed esprimere il conflitto  tra desiderio di restare con i genitori e curiosità per la scuola, che il bambino non riesce a comprendere. È generalmente rassicurante quando l’ansia diminuisce progressivamente, quando il bambino riesce comunque a entrare a scuola, mantiene interesse per i compagni e per le attività e, una volta avvenuta la separazione, ritrova un proprio equilibrio.

È importante soprattutto non entrare in una spirale nella quale l’ansia del bambino allarma i genitori e li rende ansiosi, naturalmente, se il disagio persiste per oltre tre mesi, interferisce con la frequenza scolastica e turba la vita familiare, in questi casi, è utile confrontarsi con la scuola ed eventualmente valutare anche un consulto con uno specialista dell’età evolutiva (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Come si riflette, in particolare, nel comportamento quotidiano il conflitto tra il desiderio di crescita e il timore del distacco e quali accorgimenti i genitori possono adottare al riguardo, senza forzature e ansie?

 

La crescita non procede mai come una linea retta, è piuttosto un movimento a spirale con ritorni e progressioni in avanti. I bambini possono avere bisogno di rendersi autonomi e allo stesso tempo di sapere che mamma e papà sono sempre lì per loro. Questa oscillazione tra autonomia e dipendenza non è una contraddizione patologica, ma una caratteristica propria dello sviluppo.

Nei periodi di cambiamento, come l’inizio della scuola, possono comparire anche piccole regressioni, con maggiore richiesta di attenzione, bisogno di rituali che sembravano superati, difficoltà a separarsi o atteggiamenti oppositivi. Talvolta, l’oppositività stessa è un modo per mettere alla prova la solidità del legame e verificare inconsciamente se sia possibile desiderare di andare a scuola senza perdere l’amore dei genitori.

Il ruolo dei genitori non è accelerare la separazione, ma renderla possibile, cioè offrire piccole autonomie proporzionate all’età, senza sostituirsi al bambino, ma neppure ritirando bruscamente la propria presenza amorevole. Sollecitare un bambino a comportarsi da grande o negare la sua paura rischia di trasformare una difficoltà momentanea in un sentimento di inadeguatezza. È molto più utile riconoscere l’emozione e contemporaneamente trasmettere fiducia, comprendendo la paura senza confermare l’idea che la situazione sia pericolosa (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).

In questo delicato percorso di accompagnamento, quanto è determinante il ruolo della comunicazione tra genitori e figli e quali atteggiamenti pratici possono realmente fare la differenza?

 

È fondamentale, a condizione di non confondere la comunicazione con l’interrogatorio. I bambini hanno bisogno di sentire che i genitori sono interessati a ciò che vivono, ma anche di poter avere uno spazio psichico proprio, non continuamente indagato o controllato.

Fare domande molto insistenti appena il figlio esce da scuola porta a una chiusura o a risposte banali. È più efficace cominciare a parlare di se stessi e della propria giornata perché il racconto del bambino emerga spontaneamente, magari durante il tragitto verso casa, a tavola o mentre si fanno i compiti.

La funzione più importante del genitore è quella di aiutare il figlio a trasformare un’emozione in qualcosa che può essere pensato e raccontato, questo significa ascoltare senza minimizzare, ma anche senza amplificare, riconoscere che la giornata è stata difficile e lasciare che il bambino trovi, con il proprio tempo, le parole per spiegarne il perché.

Una ricerca pubblicata su Developmental Psychology (2025) ha mostrato quanto parlare con i figli di come si sentano, ascoltarli con pazienza, spiegare senza interrompere, è associato ad un miglioramento delle reazioni ansiose.

 

Come può la ritualità quotidiana dell’accompagnamento e del ritorno giovare al bambino nella stabilità del suo mondo affettivo e familiare?

 

I rituali hanno una funzione psicologica molto importante perché rendono prevedibile ciò che emotivamente può essere difficile. Il saluto del mattino, il percorso verso scuola, lo stesso modo di salutarsi, così come il momento in cui ci si rincontra nel pomeriggio, costruiscono una cornice affettiva e danno un ritmo al tempo riconoscibile, stabile. Il bambino fa così l’esperienza che ci si può lasciare,  ma che poi, ci si ritrova e si sta insieme.

Dal punto di vista psicoanalitico, questa prevedibilità sostiene progressivamente la capacità del bambino di conservare dentro di sé la sicurezza del legame anche quando il genitore non è fisicamente presente. Il rito diventa così una sorta di ponte tra presenza e assenza, tra casa e scuola.

Per questo, è prezioso anche un piccolo rituale del ritorno, come una merenda insieme, qualche minuto tranquillo o il tempo di riappropriarsi della casa e della cameretta, prima di iniziare compiti e attività (Journal of Family Psychology, 2026).

 

Nei casi in cui il rientro a scuola coincida con un passaggio scolastico particolarmente impegnativo, come il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria o dalle elementari alle medie, in che modo cambiano le dinamiche legate all’ansia da separazione e come può evolvere il rito dell’accompagnamento?

Ogni passaggio scolastico comporta un piccolo trauma, nel passaggio dalla Scuola dell’Infanzia alla Primaria è ancora molto presente la separazione concreta dalle figure familiari, insieme al timore per un ambiente più richiedente, nuove regole e nuovi compagni. I genitori continuano quindi a rappresentare un punto di riferimento molto forte.

Anche il rito dell’accompagnamento deve evolvere, con un bambino piccolo può significare arrivare insieme fino all’ingresso della scuola. Crescendo può diventare accompagnarlo da lontano, lasciando che si incontri con gli amici prima dell’ingresso. È importante che questa trasformazione avvenga gradualmente, non si può sparire improvvisamente.

L’obiettivo è che la presenza concreta del genitore possa lentamente diventare una presenza interiorizzata. Il bambino e poi l’adolescente, possono progressivamente sentire di avere dentro se stessi una base affettiva sufficientemente sicura da permettere loro di affrontare nuove esperienze anche senza la presenza fisica dei genitori. Le ricerche più recenti sui passaggi di ciclo scolastico confermano quanto la qualità dei legami con i compagni e con l’ambiente scolastico siano fattori importanti per il benessere psicologico (School Mental Health, 2025).

Quali consigli si sente di dare per affrontare al meglio questo nuovo anno scolastico?

-Ricordare che un po’ di ansia all’inizio della scuola è normale e, nella maggior parte dei casi, passeggera, che non è una malattia e tende ad attenuarsi con il tempo e con l’adattamento;

-Avere pazienza e cercare di comprendere ciò che il bambino sta vivendo, senza minimizzare la sua paura ma senza amplificarla;

-Mantenere costanti le abitudini quotidiane, soprattutto l’accompagnamento a scuola e il momento del ritorno a casa. La prevedibilità aiuta il bambino a sentirsi sicuro e capace di farcela;

-Evitare di tartassare il bambino di domande appena esce da scuola. È più utile creare dei momenti tranquilli, senza tecnologia, in cui possa raccontare spontaneamente quello che ha vissuto o è successo a scuola,  e sentirsi ascoltato;

-Mantenere un rapporto fiducioso e collaborativo con la Scuola. La continuità tra famiglia e insegnanti offre al bambino una base di sicurezza e serenità molto solido;

-Se l’ansia non si attenua e persiste per oltre tre mesi e interferisce con la frequenza scolastica, il sonno, le relazioni o la vita quotidiana, è opportuno consultare uno psicoanalista dell’età evolutiva.

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Territorio

Allarme West Nile in Abruzzo, il Presidente di Enbital Paolo Provino: “Niente panico, ma serve prevenzione rigorosa e corretta informazione”

Casi di Virus West Nile in Abruzzo, l’Ingegner Paolo Provino (Presidente Enbital) fa chiarezza: “Stop agli allarmismi, ma serve massima e rigorosissima prevenzione!” 🦟 🩺 Con le altissime temperature e l’umidità di questi giorni, in Abruzzo sono stati confermati nuovi casi di “West Nile”, la Febbre del Nilo Occidentale trasmessa dalle zanzare. Una notizia che ha generato non poca preoccupazione tra i cittadini! A riportare la calma ci ha pensato il Presidente dell’Ente Nazionale Bilaterale Italiano (Enbital), Paolo Provino: “In questo momento la priorità è garantire una CORRETTA INFORMAZIONE! Evitiamo inutili e dannosi panici collettivi, ma promuoviamo una vera Cultura della Prevenzione basata sulla Scienza!”. Provino ricorda che il virus viene trasmesso quasi esclusivamente dalla comunissima zanzara “Culex Pipiens” (attiva dal tramonto a notte fonda). La buona notizia è che, nella stragrande maggioranza dei casi, la malattia è asintomatica o si risolve con qualche linea di febbre. Ma per sconfiggere del tutto il virus, le disinfestazioni dei Comuni non bastano: serve l’aiuto di tutti i cittadini! Come? L’Ingegnere ricorda le 3 regole d’oro per combattere le zanzare: 1️⃣ SVUOTARE I RISTAGNI D’ACQUA (i sottovasi e i secchi in giardino sono le vere incubatrici delle larve!); 2️⃣ Usare spray repellenti cutanei; 3️⃣ Indossare abiti chiari e maniche lunghe quando si esce la sera! “Serve una sinergia totale tra Istituzioni, mondo del Lavoro e Sanità Pubblica per tutelare i cittadini”, ha concluso il Presidente di Enbital. Leggi l’approfondimento medico completo nel nostro articolo! 👇 💧 E voi state prendendo le giuste precauzioni nei vostri giardini per evitare il proliferare delle zanzare? Taggate i vostri amici e i vostri nonni nei commenti per ricordargli di svuotare sempre i sottovasi delle piante!

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West Nile, zanzara

Redazione – Nelle ultime settimane, la cronaca sanitaria nazionale e regionale ha riacceso prepotentemente i fari sulla diffusione di un patogeno insidioso e fastidioso che, complici le temperature elevatissime e l’umidità persistente dell’estate, sta tornando a far parlare di sé: il Virus West Nile (Febbre del Nilo Occidentale).
A fronte dei recenti e documentati casi di contagio registrati in Abruzzo, è sceso in campo con grande autorevolezza istituzionale il Presidente di Enbital (Ente Nazionale Bilaterale Italiano), l’Ingegner Paolo Provino. Il suo intervento mira a tracciare una linea chiara e netta: da un lato bisogna assolutamente evitare di generare il panico tra la popolazione, dall’altro è però fondamentale sottolineare la necessità assoluta di mantenere altissima l’attenzione sulla prevenzione e sulla tutela della salute pubblica comunitaria.

Niente allarmismi, ma una cultura della prevenzione

Il messaggio lanciato dall’Ing. Provino è un richiamo alla responsabilità collettiva e all’intelligenza sociale. «Come Enbital, stiamo seguendo con grandissima attenzione e con un fortissimo senso di responsabilità l’evolversi della situazione legata alla circolazione del virus West Nile nei nostri territori», dichiara il Presidente.
Il monito è rivolto soprattutto a chi fa informazione e alle Istituzioni preposte. «In un momento storico e sanitario in cui si registrano nuovi, accertati casi nella nostra amata regione, la priorità assoluta di tutti deve essere quella di garantire una corretta informazione ai cittadini. Dobbiamo imperativamente evitare inutili, dannosi e ingiustificati allarmismi, ma promuovendo al tempo stesso, e con fermezza, una vera e propria cultura della prevenzione che sia rigorosamente basata su dati scientifici verificati e su indicazioni mediche certe».

Conoscere il nemico: la zanzara Culex pipiens

Per combattere efficacemente un virus, il primo passo è conoscerne esattamente il vettore di trasmissione. Le indicazioni fornite in questi giorni dai massimi specialisti in infettivologia ricordano che il virus West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il semplice contatto, ma viene inoculato principalmente dalle zanzare appartenenti al genere Culex pipiens (la comunissima zanzara che ronza nelle nostre case). Questi fastidiosi insetti risultano particolarmente attivi e aggressivi soprattutto nella fascia oraria che va dal crepuscolo a notte fonda.
Dal punto di vista clinico, c’è un dato che deve assolutamente tranquillizzare la popolazione: sebbene il virus sia in circolazione, nella stragrande maggioranza dei casi clinici l’infezione risulta del tutto asintomatica, oppure si manifesta con sintomi lievi simili a una banale influenza stagionale (febbre, mal di testa, dolori muscolari). Le complicanze neurologiche gravi riguardano, infatti, una bassissima percentuale di soggetti, solitamente anziani o già immunocompromessi.
Ecco perché una corretta e capillare divulgazione delle buone pratiche mediche rappresenta, a oggi, il primissimo e più efficace strumento per mitigare ogni potenziale rischio e per indirizzare la comunità abruzzese verso comportamenti igienico-sanitari consapevoli e proattivi.

Le regole d’oro: l’importanza dei piccoli gesti quotidiani

La lotta alla proliferazione delle zanzare non si combatte solo con le grandi disinfestazioni pubbliche. Accanto alle fondamentali e necessarie attività di monitoraggio e ai trattamenti mirati (larvicidi e adulticidi) messi in campo dalle amministrazioni comunali, la diffusione di notizie verificate e trasparenti permette a ogni singolo cittadino di comprendere la portata del fenomeno.
La vera prevenzione nasce infatti nei nostri giardini e sui nostri balconi. Enbital ricorda l’importanza di adottare con estremo rigore quei “piccoli gesti quotidiani” che fanno un’enorme differenza: la sistematica rimozione e svuotamento dei ristagni d’acqua nei sottovasi, nei bidoni e nei tombini (veri e propri “nidi” per la schiusa delle larve di zanzara); l’uso intelligente di spray repellenti cutanei certificati; e l’adozione di un abbigliamento adeguato (pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe, preferibilmente di colore chiaro) durante le uscite nelle ore serali e notturne.

La sinergia tra Enti, mondo del lavoro e Sanità

La presidenza di Enbital chiude il suo accorato intervento ribadendo la propria fortissima vicinanza alle comunità locali colpite e spaventate dai contagi, sottolineando infine l’importanza strategica di un’azione totalmente sinergica. Solo attraverso una chiarezza comunicativa assoluta e una collaborazione fattiva tra Istituzioni pubbliche, mondo datoriale, organizzazioni sindacali e comparto sanitario, si potrà garantire che ogni singola misura di sicurezza venga adottata con tempestività e rigore. La tutela della salute della collettività abruzzese è un bene inestimabile, e la prevenzione è l’arma più potente che abbiamo a disposizione per difenderla.

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Salute

Venezia, l’ombra oscura del Red Carpet: il Dott. Claudio Belardo svela l’ansia e il dramma psicologico delle grandi star del Cinema

Dietro i sorrisi patinati, gli attacchi di panico: lo psicologo Claudio Belardo svela l’inferno emotivo degli attori sul Red Carpet di Venezia! E il dramma del “giorno dopo”… 📸 💔 Li vediamo sfilare meravigliosi, perfetti, sorridenti e vestiti con abiti costosissimi sul tappeto rosso del Festival di Venezia. Ma cosa si nasconde DAVVERO nella mente e nell’anima dei grandi attori e dei registi in quel momento? A svelare un retroscena crudo, psicologico e profondamente umano della kermesse veneziana è il Dott. Claudio Belardo, stimatissimo psicologo dei VIP e degli sportivi. “Il Red Carpet è uno spietato amplificatore emotivo”, spiega l’esperto. “Dietro l’apparenza pubblica di estrema sicurezza, questi artisti vivono un’ANSIA DA PRESTAZIONE schiacciante! In quel momento vengono giudicati in mondovisione, si giocano il lavoro di anni, e la paura di fallire è enorme. Come psicologi, lavoriamo con loro sulla respirazione e sulla gestione del panico dietro le quinte”. Ma l’aspetto più drammatico raccontato dal Dott. Belardo è il famigerato “Giorno Dopo”. “Quando i flash si spengono e si torna a casa, l’adrenalina crolla a picco! Moltissime star sprofondano in un senso di vuoto, tristezza e depressione, un vero e proprio shock psicologico e ormonale!”. Per sopravvivere a questo “effetto down”, lo psicologo consiglia di rifugiarsi tra gli affetti veri (la famiglia) e di ricordarsi sempre che IL PROPRIO VALORE UMANO non dipende mai dagli incassi di un film! Leggi la bellissima analisi psicologica dei divi di Venezia nel nostro articolo! 👇 🎬 Sapevate che anche le grandissime star di Hollywood e del Cinema Italiano soffrono di attacchi d’ansia e depressione dopo i grandi eventi? Cosa ne pensate del prezzo psicologico del successo? Ditecelo nei commenti!

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Il Dott. Claudio Belardo sul Red Carpet della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (Foto d’archivio 2025)

Venezia – Luci accecanti della ribalta, migliaia di flash dei fotografi che scattano all’unisono, urla entusiaste dei fan, abiti sartoriali da sogno e un’eleganza quasi inarrivabile. Visto dall’esterno, attraverso il filtro patinato delle televisioni e dei social network, il Red Carpet della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (attualmente in pieno svolgimento al Lido) sembra il paradiso terrestre, il luogo magico dove ogni sogno diventa realtà.
Eppure, dietro questa irraggiungibile perfezione estetica e dietro i sorrisi magnetici sfoggiati dai grandi divi, si nasconde troppo spesso un microcosmo emotivo devastante, fatto di fortissime tensioni, paure inconfessabili, altissime aspettative e profonde fragilità umane. A tracciare un inedito e affascinante identikit psicologico degli artisti che in questi giorni stanno solcando il prestigioso tappeto rosso veneziano è il Dott. Claudio Belardo, stimatissimo professionista della salute mentale, da sempre vicinissimo alle dinamiche più intime del mondo dello sport, del cinema e dell’alta televisione.

La “Sindrome del Red Carpet”: quando l’immagine schiaccia l’anima

Cosa accade realmente nella mente di un attore, di un regista o di un interprete quando i riflettori si accendono su di lui? «Il tappeto rosso di Venezia non è affatto solo una sfilata o una banale passerella glamour, ma funziona come un gigantesco e spietato amplificatore emotivo», spiega con precisione clinica il Dott. Claudio Belardo. «Per un attore o un regista, quel preciso istante sotto i flash rappresenta il culmine assoluto di mesi, o addirittura di anni, trascorsi su un set. Sono fatiche immense e investimenti personali enormi. Sottoporsi in quel modo al giudizio immediato della critica internazionale, dei media e del pubblico può inevitabilmente innescare una fortissima e paralizzante ansia da prestazione».
La sfida psicologica principale per questi grandissimi professionisti dell’immagine consiste proprio nel riuscire a gestire la pericolosa discrepanza, la spaccatura interiore, tra un’immagine pubblica (che deve obbligatoriamente apparire come sinonimo di assoluta sicurezza, forza e successo) e un’identità privata che, invece, è spessissimo molto vulnerabile, insicura e fragile.

Il ruolo vitale dello psicologo: centratura e respirazione

In un contesto dove la pressione mediatica è letteralmente schiacciante, il rischio di un esaurimento nervoso o di un attacco di panico a favor di telecamera è altissimo. «Il supporto di uno psicologo preparato, in questi particolarissimi contesti d’élite, è ormai diventato fondamentale», sottolinea il Dott. Belardo. «Dietro le quinte si lavora duramente sulla “centratura” dell’individuo, sulla respirazione diaframmatica per calmare il battito cardiaco e, soprattutto, sulla gestione mentale del giudizio esterno. L’obiettivo primario è quello di permettere all’artista di “abitare” il momento presente, godendoselo appieno, senza farsi letteralmente schiacciare dal peso delle aspettative e delle recensioni».

Il dramma del “Giorno Dopo”: il crollo dell’adrenalina

Ma l’analisi del Dott. Belardo si spinge oltre, esplorando un aspetto ancora più oscuro, crudele e spesso totalmente ignorato dal grande pubblico: il famigerato rientro alla normalità dopo i giorni frenetici della kermesse veneziana.
«Quando le proiezioni finiscono e i riflettori del Lido di Venezia si spengono inesorabilmente, moltissimi artisti sperimentano e confessano un vero e proprio, drammatico crollo emotivo», rivela lo psicologo. «I livelli di dopamina e adrenalina (rimasti altissimi per giorni continui tra première, interviste a raffica e passerelle sul red carpet) precipitano repentinamente e in modo brutale. Questo fortissimo shock psicologico, fisiologico e ormonale può far sprofondare il professionista in un angosciante senso di vuoto, tristezza e totale disorientamento», quella che in gergo clinico post-traumatico viene spesso descritta come l’ombra della depressione post-successo.

La ricetta per sopravvivere alla popolarità

Per contrastare questo pericolosissimo “effetto down”, lo psicologo suggerisce di non lasciare mai nulla al caso e di pianificare la fase post-mostra con estrema cura e attenzione. «È di importanza vitale ristabilire fin da subito una routine quotidiana di benessere psicofisico», consiglia il Dott. Belardo. «Gli attori devono circondarsi di affetti autentici, quelli veri che non giudicano il botteghino, e concedersi il giusto tempo biologico per metabolizzare la folle esperienza appena vissuta. Devono soprattutto ricordare sempre un concetto fondamentale: il proprio inestimabile valore umano prescinde totalmente dal successo o dal fallimento della pellicola presentata».
La salute mentale nel mondo dorato dello spettacolo non è più un tabù da nascondere, ma il vero motore invisibile che si cela dietro a ogni indimenticabile performance cinematografica. Parola di psicologo.

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