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Il miracolo contro i Saraceni riaccende l’orgoglio del borgo: a Spoltore tornano i solenni festeggiamenti per la Madonna del Popolo

La storia, la fede e lo spettacolo si fondono nel cuore dell’Abruzzo per la festa più attesa dell’anno! 🦅✨ Dal 4 al 7 settembre non perdere a Spoltore i solenni festeggiamenti in onore della Madonna del Popolo 2026. Un viaggio immenso e gratuito tra i concerti folk dei Radicanti, il pop travolgente degli Scena Muta e un maxi parco di giochi gonfiabili gratuito per i bambini. 🥁🏰 Domenica 6 settembre l’evento clou con la 28ª rievocazione storica del Miracolo Saraceno insieme agli sbandieratori di Bucchianico, seguito lunedì sera dalla Serata della Spoltoresità con degustazione gratuita di dolci tipici e vino cotto dell’Associazione La Centenaria. Leggi qui il programma completo degli orari e non mancare! 👇

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madonna del popolo

Spoltore (PE) – Ci sono tradizioni popolari e riti religiosi secolari in cui la fede profonda si fonde in modo indissolubile con la storia agraria, il folklore e l’orgoglio di una comunità unita, trasformando le piazze antiche in immenso palcoscenico di memoria e tutele culturali contro l’isolamento dei nostri giorni. Il meraviglioso e fiero borgo di Spoltore, nella provincia di Pescara, si appresta a vivere i giorni più intensi, attesi ed emozionanti del suo calendario identitario. Da venerdì 4 a lunedì 7 settembre 2026 prenderanno ufficialmente il via i solenni festeggiamenti in onore della Madonna del Popolo 2026. La macchina organizzativa, promossa e curata nei minimi dettagli logistici dalla Parrocchia di San Panfilo e dal comitato festeggiamenti con il patrocinio del Comune, propone un ricchissimo cartellone civile e religioso, concepito come un prezioso presidio di prossimità e di solidarietà intergenerazionale per tutte le famiglie del territorio.

Il sipario sulla manifestazione si alzerà domani, venerdì 4 settembre, con il suggestivo e commovente rito del trasferimento della statua lignea della Vergine. La sacra effigie abbandonerà temporaneamente la magnifica cappella interna progettata nel 1906 dall’illustre architetto spoltorese Antonino Liberi – inaugurata esattamente centoventi anni fa in occasione della solenne incoronazione – per essere esposta alla venerazione dei fedeli all’interno della navata centrale della Chiesa di San Panfilo. Il programma civile della prima serata si preannuncia di altissimo livello acustico: alle ore 21:00 in Piazza G. Di Marzio salirà sul palco la Folk Orchestra dei Radicanti. La band trascinerà il pubblico in un viaggio viscerale attraverso le sonorità, i ritmi e i canti della tradizione folkloristica abruzzese e del Sud Italia, eseguendo arrangiamenti originali riletti in chiave moderna e contemporanea.

Dall’area giochi per i bambini al pop trascinante degli “Scena Muta”

I festeggiamenti della Madonna del Popolo si configurano come un format inclusivo a 360 gradi, studiato per accogliere e fare squadra attorno alle esigenze di tutte le fasce d’età, dai bambini agli anziani, garantendo un’accoglienza protetta, sicura e a zero stress. Sempre nella sera del 4 settembre, a partire dalle ore 20:00 e fino a mezzanotte, il campo sportivo della scuola elementare di via G. Di Marzio si trasformerà in un’oasi di divertimento puro grazie all’apertura del grande Parco di Giochi Gonfiabili, un’iniziativa interamente a ingresso libero e gratuito per permettere ai minori di socializzare all’aria aperta, fuggendo dalle vuote trappole digitali e degli schermi degli smartphone.

Sabato 5 settembre, dopo le celebrazioni liturgiche mattutine e pomeridiane a San Panfilo, l’intrattenimento di strada toccherà il culmine alle ore 21:30 con l’attesissimo concerto del gruppo pescarese “Scena Muta”. La band, che sta registrando un successo eccellente nel panorama dei festival del Mezzogiorno, porterà sul panno del palco un repertorio trascinante e denso di ritmo, reinterpretando le più belle canzoni della musica leggera italiana attraverso contaminazioni pop, dance e gipsy, senza trascurare omaggi colti ai grandi successi internazionali di ieri e di oggi, creando le condizioni ideali per un fine settimana di totale condivisione comunitaria.

La 28ª rievocazione del Miracolo Saraceno e il trionfo della Spoltoresità

La giornata di domenica 6 settembre si aprirà all’insegna della tradizione più pura con il tradizionale giro bandistico mattutino per le vie del centro storico, che allieterà il risveglio della cittadinanza con le marce sinfoniche. Nel pomeriggio, alle ore 17:00, prenderà il via il momento più spettacolare e atteso: dal Convento fino a Piazza Di Marzio andrà in scena la 28ª edizione della “Sacra rappresentazione del Miracolo della Madonna in epoca saracena”. Il dramma storico rievoca l’antica leggenda dell’intervento prodigioso della Vergine per difendere il borgo dall’invasione dei pirati d’oltremare, e vedrà la partecipazione straordinaria del gruppo in costume del Corteo Storico Madonna del Popolo e le spettacolari coreografie acrobatiche dei Musici e Sbandieratori di Bucchianico.

A seguire, si snoderà la secolare processione per le strade cittadine, al termine della quale verrà celebrata la messa solenne. La serata della domenica si chiuderà con un imperdibile e struggente concerto tributo ad Antonello Venditti. I festeggiamenti si concluderanno ufficialmente lunedì 7 settembre: dopo la messa di ringraziamento delle 18:30, la statua della Madonna sarà riposta nella sua decoratissima cappella del Liberi. Il gran finale civile scatterà alle ore 21:00 in piazza Di Marzio con la 24ª edizione della Serata della Spoltoresità animata dalle canzoni del gruppo “The Spoltorers”. A coronamento della festa, l’Associazione “La Centenaria” offrirà gratuitamente al pubblico una solenne degustazione di dolci della tradizione locale accompagnati dal tipico e profumatissimo Vino Cotto spoltorese. Non lasciatevi raccontare queste notti dai social network: prendete posto nel borgo e lasciate che la storia e la bellezza di Spoltore illuminino il vostro futuro. 👇

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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moneta

Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Borgo colorato

Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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