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Cronaca

“Scusami se non ti ho protetta”: l’addio straziante della mamma di Maria Spinelli, uccisa a soli 22 anni al rave di Aarau

“Ti chiedo perdono amore mio, non sono riuscita a proteggerti dalla cattiveria del mondo… eri così bella, anche da morta”. Le parole della mamma di Maria (uccisa a 22 anni in Svizzera) fanno piangere il cuore! 💔 🕊️ Dover sopravvivere a un figlio è un dolore innaturale, ma dover riconoscere il corpo senza vita della propria bambina di 22 anni in un obitorio è una condanna all’ergastolo del cuore. L’Abruzzo e l’Italia intera piangono la tragica fine di Maria Spinelli, la bellissima ragazza di Città Sant’Angelo (PE) brutalmente uccisa pochi giorni fa in una sparatoria scoppiata in un rave party in Svizzera, ad Aarau. Oggi, dopo aver affrontato il tremendo calvario del riconoscimento della salma (“Eri fredda, ma immensamente bella”, ha detto), la madre di Maria ha pubblicato una lettera che toglie letteralmente il fiato per la disperazione. La donna ha raccontato che negli ultimi giorni la figlia era “felice, realizzata, letteralmente rinata”, ma confessa di essersi trattenuta dal fare festa per via di un oscuro presentimento materno: “Le mamme sentono il pericolo anche quando c’è tanta luce”. Poi, le strazianti e ingiustificate scuse che fanno crollare il mondo addosso: “Ti chiedo scusa con le lacrime agli occhi, perdonami amore mio se non sono riuscita a proteggerti da questo mondo crudele”. Leggi le parole di questa mamma disperata nel nostro articolo e unisciti al cordoglio. 👇 😢 Di fronte a un dolore così enorme, e a una vita di 22 anni spezzata senza pietà, le parole non bastano mai. Lasciate un cuoricino nei commenti e una preghiera silenziosa per mandare un abbraccio infinito a questa mamma distrutta dal dolore e alla dolcissima Maria.

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Maria Spinelli

Redazione  – Ci sono dolori talmente enormi, innaturali e devastanti che il vocabolario umano non possiede termini sufficienti per poterli descrivere. Sopravvivere alla morte di un figlio è una condanna all’ergastolo del cuore, un lutto che stravolge l’ordine naturale delle cose. Ma dover riconoscere il corpo freddo della propria bambina di soli 22 anni, strappata alla vita dall’assurda e feroce violenza di una sparatoria, è un abisso di disperazione in cui nessuna madre dovrebbe mai precipitare.
È questo il dramma assoluto che sta vivendo in queste ore la famiglia di Maria Spinelli, la splendida ragazza di 22 anni originaria di Città Sant’Angelo (in provincia di Pescara) brutalmente uccisa nei giorni scorsi durante una sparatoria esplosa in un rave party ad Aarau, in Svizzera. Dopo aver compiuto il passo più duro e atroce della sua vita, ovvero il riconoscimento della salma, la madre di Maria ha affidato ai social e alla stampa una lettera che è un vero e proprio pugno nello stomaco, un grido di dolore che lascia senza fiato e con le lacrime agli occhi.

Il dramma del riconoscimento: “Fredda, ma immensamente bella”

Le prime parole della donna sono un ritorno al principio di tutto, all’inizio della vita di Maria. «Sei stata una figlia immensamente voluta, tanto, tantissimo desiderata. Non dimenticherò mai la prima volta che ti ho presa in braccio: eri così piccola, eppure avevi due occhi grandi come due lampade, capaci di illuminare tutto il mio mondo fin dal primo istante».
Poi, il brusco e brutale ritorno all’incubo del presente, a quella fredda stanza di obitorio in terra svizzera. «Quegli stessi occhi che ho cercato di ritrovare oggi, in quel silenzio così ingiusto. Ti scrivo queste parole con il cuore a pezzi, un cuore di madre che si è spezzato per sempre quando la terra mi è crollata sotto i piedi. Sono reduce dal momento più devastante: guardarti per l’ultima volta. Eri bella. Fredda, ma sempre immensamente bella, proprio come ti ho sempre vista».

Il contrasto tra la felicità e la tragedia: “Eri appena rinata”

Ciò che rende la morte di Maria Spinelli ancora più inaccettabile è la vitalità che la ragazza stava vivendo in questi ultimi mesi. Era nel fiore degli anni, nel momento più luminoso della sua esistenza. La mamma ricorda con infinita tenerezza gli ultimi scambi di messaggi avuti a distanza: «I miei ricordi più dolci e strazianti sono stampati proprio nei nostri ultimi giorni insieme. Ho ancora davanti agli occhi le foto che mi mandavi, il suono della tua voce e il tuo sorriso radioso durante le nostre videochiamate».
Maria aveva confidato alla madre di aver finalmente trovato la sua strada. «Mi dicevi che eri finalmente felice, che ti sentivi realizzata, che eri letteralmente rinata. Sprizzavi gioia da tutti i pori, eri un vulcano di vita». Una vita che un proiettile esploso nel buio di un rave party ha deciso di spegnere per sempre, senza un perché.

L’oscuro presentimento materno e le lacrime di colpa

Nel passaggio più intimo e lacerante della lettera, la donna confessa di aver provato negli ultimi giorni un oscuro e inspiegabile malessere. Un sesto senso che solo una madre può comprendere. «Le mamme queste cose le sentono e avvertono il pericolo anche quando è nascosto dietro la luce più accecante».
Proprio a causa di questo oscuro presentimento di morte, la madre confessa di essersi come “trattenuta” dall’esultare pienamente per la ritrovata felicità della figlia. E ora, questo piccolo blocco emotivo si è trasformato in un senso di colpa straziante e ingiustificato. «Oggi mi consuma un rimpianto immenso. Mi dispiace così tanto, figlia mia, non averti espresso apertamente tutta la mia contentezza. Ti chiedo scusa con le lacrime agli occhi. Solo ora capisco quanto fossi bloccata da quella paura profonda. Una madre dovrebbe solo gioire, ballare e fare festa quando sente la propria figlia scoppiare di vita».

“Scusami amore mio, non ho saputo proteggerti”

La conclusione di questo doloroso addio pubblico è una straziante supplica di perdono. Un perdono che nessuna madre dovrebbe mai chiedere, perché nessuno può fermare un destino così crudele e feroce.
«Ti prego, amore mio», scrive la donna rivolgendosi per l’ultima volta al cielo, «accetta le scuse di una madre che non è riuscita a proteggerti dalle insidie e dalle ingiustizie di questo mondo e dalle troppe cattiverie che hai incontrato sul tuo cammino. Ti porto dentro di me, ad ogni battito, con la tua bellezza impressa per sempre nella mia mente». L’intero Abruzzo e l’Italia intera si stringono oggi in un silenzioso abbraccio attorno a questa famiglia distrutta, sperando che la giustizia elvetica riesca a dare presto un nome e un volto a chi ha rubato per sempre il sorriso di Maria.

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Cronaca

Fugge dalla Polizia in monopattino e abbandona il cane per strada: l’ingenuo e fedele Labrador lo “tradisce” e lo fa arrestare!

Il Karma non perdona! Scappa dalla Polizia a bordo del monopattino e ABBANDONA IN STRADA il suo Labrador: il cane fedele torna a casa e “consegna” l’indirizzo del suo padrone agli agenti! 🐕 🚔 👮🏻‍♂️ Questa storia tragicomica e a dir poco esilarante, successa in Inghilterra, sembra davvero la trama di un divertentissimo film poliziesco di Hollywood! Un 41enne di Runcorn (Cheshire) guidava il suo monopattino per le strade della città insieme ai suoi due cani. Fermato dalla Polizia (perché puzzava di Cannabis) ha deciso di accelerare a tutta velocità fuggendo a zig zag tra i vicoli per seminare la volante degli agenti. Ma uno dei due cani, uno stanco Labrador, non riusciva a stargli dietro. Il padrone cosa ha fatto? Se n’è fregato e lo ha ABBANDONATO cinicamente in mezzo alla strada per salvare la propria pelle! A quel punto il Poliziotto ha avuto un’intuizione geniale: ha seguito il cane! Il cucciolone, ingenuamente, non ha fatto altro che incamminarsi piano piano verso il cancello di casa per riposarsi. Una volta giunti all’abitazione, i poliziotti hanno fatto irruzione, scoprendo il fuggitivo codardo miseramente nascosto in soffitta sotto dei pannelli isolanti! “L’uomo non ha avuto nessuna lealtà per il cane, ma il Labrador ha avuto lealtà e ci ha portato l’indirizzo!”, hanno commentato divertiti i poliziotti! Per il fuggiasco, oltre alla mega figura barbina, sono scattati 3 MESI DI CARCERE senza sconti! Leggi l’esilarante finale di questa fuga rocambolesca nel nostro articolo! 👇 🐾 I cani sono i migliori amici dell’uomo (e in questo caso, anche i migliori investigatori al servizio della Polizia)! Chi abbandona un cane non andrà mai da nessuna parte… se non in Galera! 🤣 Che voto date all’intuizione geniale dell’agente inglese che ha deciso di pedinare il cucciolone per strada? Fatevi una risata condividendo questo fantastico aneddoto!

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Labrador

Redazione– Ci sono storie di cronaca che sembrano letteralmente scritte dagli sceneggiatori di un vecchio e divertentissimo film poliziesco in stile commedia inglese. Quando ha visto lampeggiare i sirenti della Polizia dietro di lui, ha pensato a una sola e unica cosa: scappare a gambe levate per salvare se stesso, costi quel che costi. Così è saltato a bordo del suo monopattino elettrico, ha spalancato l’acceleratore e si è lanciato in una folle corsa tra vicoli stretti e strade senza uscita per cercare di seminare gli agenti britannici.
Insieme a lui, però, correvano a perdifiato anche i suoi due cani. Purtroppo uno dei due, un simpatico e affaticato Labrador, non è riuscito in alcun modo a tenere il passo indiavolato del padrone, rimanendo clamorosamente indietro. Ed è in questo preciso istante che l’uomo ha commesso l’errore più imperdonabile: lo ha cinicamente abbandonato per strada per continuare la fuga in solitaria. Il Labrador, rimasto solo, ha fatto l’unica cosa che un cane fedele ritiene logica e naturale: si è incamminato piano piano verso casa. Peccato solo che la Polizia abbia deciso di seguirlo a distanza!

La fuga folle a Runcorn e l’odore di cannabis

L’incredibile e grottesca vicenda è andata in scena a Runcorn (nel Cheshire, in Inghilterra) lo scorso mese di febbraio, ed è approdata in Tribunale in questi giorni. Secondo quanto fedelmente ricostruito dal dipartimento di polizia locale, un agente a bordo di una pattuglia di routine aveva notato Charles Foy, un 41enne del posto, sfrecciare alla guida di un monopattino elettrico sulle strade pubbliche del quartiere, con i suoi due poveri cani costretti a correre a perdifiato al suo fianco.
Avvicinandosi all’uomo, l’agente inglese aveva chiaramente percepito un fortissimo e inconfondibile odore di cannabis, motivo per cui gli aveva intimato l’alt per un controllo. Foy, in preda al panico, aveva però deciso di ignorare l’ordine, infilando il monopattino a tutta velocità in un dedalo di vicoli stretti, inaccessibili per la massiccia auto di pattuglia.

Il Labrador stanco e l’inseguimento “canino”

Durante questa corsa sconsiderata e folle, il grosso Labrador non era riuscito a tenere il passo ed era rimasto staccato. Il 41enne, senza pensarci due volte e privo di qualsiasi lealtà verso il suo amico a quattro zampe, lo ha abbandonato. A quel punto l’agente, bloccato in auto, ha avuto un’intuizione geniale: è sceso dalla volante e ha iniziato semplicemente a “pedinare” da lontano il cane abbandonato.
Senza alcun sospetto e scodinzolando, il Labrador si è diretto a passo spedito fino in Beaconsfield Road, proprio davanti all’ingresso della casa in cui viveva Foy. L’abitazione sembrava chiusa e buia, ma poco dopo gli agenti hanno notato un piccolo, clamoroso dettaglio: il secondo cane (quello più veloce che aveva continuato la fuga fino all’ultimo insieme al suo irresponsabile proprietario) si è innocentemente affacciato a una finestra del piano terra, ansimando. Un indizio impossibile da ignorare.

La perquisizione in soffitta e l’arresto

Dopo aver tentato invano di suonare alla porta, gli agenti sono entrati con la forza nell’abitazione e hanno iniziato a perquisire le stanze alla ricerca del fuggitivo in monopattino. Il goffo nascondiglio è stato scoperto quasi subito: una botola segreta che conduceva a una piccola soffitta era stata lasciata spalancata per la fretta. Il 41enne Foy era rannicchiato lì sopra, pietosamente nascosto al buio sotto dei polverosi pannelli di materiale isolante termico.
Davanti ai poliziotti increduli, l’uomo ha provato con faccia tosta a negare tutto, giurando di non essere mai uscito quella sera e inventandosi di dormire regolarmente in soffitta a causa del sovraffollamento dell’appartamento. Scuse surreali che, ovviamente, non hanno affatto convinto i giudici.

In cella per tre mesi: “Senza lealtà verso il suo cane”

L’ironia della sorte ha fatto il suo corso. Il 7 agosto 2026 Foy è comparso davanti ai magistrati del tribunale di Warrington ed è stato inesorabilmente condannato a tre mesi di carcere duro, oltre al ritiro della patente di guida per quattro lunghi anni.
Ma la parte più epica ed emblematica della storia resta proprio quella legata al goffo e inconsapevole “tradimento” del Labrador. «Mentre l’umano Foy non ha mostrato la minima lealtà o pietà verso il suo cane nel tentativo egoistico di sfuggire all’arresto», ha dichiarato sorridendo l’agente Mike Smith ai tabloid inglesi, «il cane si è dimostrato fedele e ci ha fornito un indizio fondamentale, conducendoci dritti dritti all’indirizzo del suo padrone». Insomma, un vero capolavoro di Karma canino: se abbandoni il tuo cane, la giustizia (con quattro zampe e una coda scodinzolante) ti riporterà dritto in galera!

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Cronaca

Lupi fuori controllo in Puglia, strage di cani a Melendugno. Il disperato allarme: “La Regione intervenga, aspettano il morto?”

“Le istituzioni sanno che i Lupi possono aggredire i nostri bambini nei parchi giochi. Cosa aspettano per abbatterli, il primo MORTO?!”. 🐺 ⚠️ Il durissimo e disperato allarme lanciato in queste ore in Puglia per un’emergenza lupi ormai completamente fuori controllo! La tragedia si è consumata pochi giorni fa nelle campagne di Melendugno (Roca): un branco di lupi ha scavalcato un muro di due metri ed è entrato in un giardino privato, massacrando la povera Connie, una femmina di Cane Corso di ben 50 chili! Il cane si è difeso eroicamente mettendo in fuga il branco, ma è morta poche ore dopo per gli enormi e profondi squarci sul corpo. E non è un caso isolato: in agosto, nella stessa zona, i lupi hanno ucciso un altro molosso in una villa e hanno letteralmente divorato un Pastore Tedesco (lasciandone a terra solo le zampe)! L’Associazione Nazionale per la Tutela della Vita Rurale lancia un monito pesantissimo: i lupi pugliesi hanno finito i randagi e ora attaccano prede giganti. Il pericolo per chi porta a spasso il cane o per chi va nei parchi è ALTISSIMO! Tutti ricordano con orrore il caso di Noicàttaro, dove i lupi hanno attaccato nei mesi scorsi ben 4 bambini mentre giocavano, salvati per miracolo dai passanti! La Puglia nel 2026 è la regione con più attacchi in tutta Europa, ma la Politica resta a guardare. Sotto accusa il Presidente di Regione Antonio Decaro: nonostante l’ISPRA (il braccio scientifico del Ministero) abbia autorizzato legalmente la Regione all’ABBATTIMENTO dei lupi problematici per proteggere la cittadinanza, la Giunta pugliese per ora ha incredibilmente autorizzato solo la “Cattura” (una tecnica difficilissima che richiede anni di tentativi a vuoto, mentre i lupi continuano a girare in città). Leggi la spaventosa cronaca di questa emergenza sicurezza nel nostro articolo! 👇 🐕 Questa situazione sta scappando di mano! Voi da che parte state? È giusto tutelare il Lupo a tutti i costi vietando gli abbattimenti come chiedono gli animalisti, o la Regione ha il sacrosanto dovere politico di usare i fucili per difendere l’incolumità dei nostri animali domestici e dei nostri bambini nei parchi? Ditecelo nei commenti!

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Lupi

Redazione  – C’è un incubo silenzioso che si aggira con passo felpato nelle notti delle campagne pugliesi. Un incubo fatto di morsi, recinzioni scavalcate e stragi di animali domestici, che sta lentamente ma inesorabilmente trasformando la paura dei residenti in vero e proprio terrore per l’incolumità umana.
La Puglia è ormai ufficialmente sotto l’assedio dei lupi. A lanciare un grido d’allarme durissimo, rivolgendosi direttamente ai vertici della Regione, è l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che ha documentato l’ennesima, gravissima e spietata aggressione avvenuta a Melendugno (in provincia di Lecce). Quella che si sta consumando in queste settimane non è più la “semplice” predazione di qualche animale selvatico nel bosco, ma una vera e propria invasione di predatori nei giardini e nelle ville dei centri abitati.

Il sacrificio di Connie, uccisa nel giardino di casa a Roca

Il caso più recente e straziante risale alla notte tra giovedì 27 e venerdì 28 agosto, nelle campagne di Roca, la nota marina del territorio di Melendugno. La vittima si chiamava Connie, una splendida e vigorosa femmina di Cane Corso del peso di circa 50 chili.
Connie non era legata ad alcuna catena, ma riposava liberamente nel giardino della sua abitazione, ritenuto sicurissimo poiché protetto da un massiccio muro di sassi alto ben due metri. Eppure, questo non è bastato a fermare la furia del branco. Grazie all’intervento della Polizia Municipale, l’Associazione ha raccolto la disperata testimonianza di Rosanna, la proprietaria: «Eravamo usciti per andare in pizzeria, siamo stati assenti poche ore. Quando siamo tornati era tutto apparentemente tranquillo. Ci siamo accorti dello stato di Connie solo la mattina dopo. Purtroppo, nonostante le cure veterinarie, è morta a causa delle gravissime ferite».
Il cane corso ha riportato profondi squarci al petto, alla testa e ovunque. Ha combattuto una battaglia strenua, eroica e disperata per difendere la sua casa, riuscendo incredibilmente a mettere in fuga gli assalitori, ma pagando questo coraggio con la vita. Gli esperti non hanno dubbi: a scavalcare quel muro di due metri sono stati più lupi (ne sono stati avvistati tre insieme in zona). Si tratta, con ogni probabilità, dello stesso branco letale che, solo nel mese di agosto, ha ucciso un altro cane corso in una villa e ha letteralmente sbranato e divorato un Pastore Tedesco a San Foca, del quale sono state ritrovate sul terreno solo le zampe.

L’escalation: dai randagi scomparsi all’incubo per i bambini

L’analisi dell’Associazione è agghiacciante. I lupi hanno ormai predato e fatto sparire tutti i cani e i gatti randagi del territorio. Non trovando più prede selvatiche o rifiuti abbandonati da mangiare, hanno iniziato a puntare bersagli giganteschi: i grossi e combattivi cani da guardia. Il rischio che la situazione precipiti è altissimo: il pericolo è ormai mortale anche per i padroni che portano i propri cani al guinzaglio nei centri abitati, persino in pieno giorno.
Il pensiero corre immediatamente e inevitabilmente a Noicàttaro, dove recentemente un branco di lupi (è stata accertata la presenza di cuccioli e di un giovane maschio di 17 mesi) ha compiuto tre attacchi predatori all’interno dei parchi giochi, trascinando e ferendo ben quattro bambini, salvati per miracolo solo grazie al provvidenziale e coraggioso intervento dei vicini accorsi alle urla. «Dobbiamo divulgare questa situazione», avverte disperata la signora Rosanna. «Anche a Melendugno abbiamo un’area giochi nella Villa Comunale frequentata dalle famiglie, e intorno ci sono solo campi bui».

Regione Puglia ferma: solo catture, nessun abbattimento

In questo clima da vero e proprio far west, i numeri della Puglia fanno paura: nel solo 2026 è divenuta la regione con più attacchi di lupi a esseri umani di tutta Europa (ben 5 in soli due mesi). Basti pensare all’inspiegabile attacco di Gallipoli (tre persone ferite) o al macabro ritrovamento di un cadavere morso alla testa sul lungomare di Barletta a giugno, con l’esito dell’autopsia e del DNA che, scandalosamente, non è ancora stato reso noto dopo ben 80 giorni.
In tutto questo, cosa fa la politica? L’Associazione punta il dito contro il Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ad agosto ha autorizzato per decreto esclusivamente la cattura dei lupi tramite dardi narcotici (fucili con 30 metri di gittata massima), una pratica difficilissima che spesso richiede mesi, se non anni, di tentativi a vuoto.
Eppure, la legge permetterebbe interventi drasticamente più severi. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha classificato il caso di Noicàttaro al “livello 5” (il massimo previsto per i lupi urbani confidenti), specificando che la Regione Puglia ha la totale autorizzazione di legge per procedere all’abbattimento fino a 12 lupi all’anno. Tuttavia, la decisione finale di premere il grilletto spetta ai politici, e la Regione ha espressamente rifiutato questa opzione, chiedendo solo la “captivazione”.
L’Italia conta oggi stime spaventose (dai 6.000 ai 10.000 lupi), ed è il Paese europeo con più attacchi agli esseri umani documentati. Negli altri Stati UE la Direttiva Habitat viene applicata abbattendo legalmente centinaia di esemplari problematici ogni anno per tutelare i cittadini; in Italia siamo fermi a due.
«A prescindere dalle farneticazioni degli animalisti oltranzisti», conclude l’Associazione con rabbia, «il Presidente della Regione sa benissimo che questi lupi potrebbero ogni giorno attaccare e sbranare dei bambini. Cosa stanno aspettando i nostri politici prima di intervenire drasticamente? Il primo morto?».

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Cronaca

Tragedia al Lago del Turano: un tuffo spezza per sempre i sogni della studentessa 24enne Zhao Ziming. Un’intera comunità sotto choc

Tragedia atroce al Lago del Turano: una giovanissima studentessa di 24 anni fa un tuffo per rinfrescarsi e non riemerge più. L’addio alla dolcissima Zhao Ziming 😭 💔 Aveva solo 24 anni, era originaria di Pechino e si era trasferita a Roma per studiare Comunicazione all’Università. Zhao Ziming aveva tutta la vita e un futuro meraviglioso davanti a sé, ma i suoi sogni si sono spezzati per sempre nel tempo di un battito di ciglia. Domenica scorsa la ragazza aveva deciso di fare una gita con gli amici per sfuggire al caldo di Roma, raggiungendo le sponde del Lago del Turano (a Castel di Tora, in provincia di Rieti). Ha fatto un tuffo in acqua e non è MAI PIÙ RIEMERSA. Purtroppo la ragazza pare non fosse un’ottima nuotatrice. Gli amici, disperati, si sono tuffati per cercarla, ma le acque del lago sono ingannevoli: sono scure, la visibilità è nulla, e la 24enne è scomparsa nel buio, sebbene in quel punto l’acqua non fosse neanche troppo profonda. Per recuperare il suo corpo senza vita è stato necessario l’intervento di un elicottero da Ciampino con a bordo i Sommozzatori specializzati dei Vigili del Fuoco, che l’hanno riportata a riva quando ormai non c’era più nulla da fare. Una tragedia che spezza il cuore. Adesso il Comune sta lavorando a stretto contatto con l’Ambasciata Cinese per sbrigare tutte le tristi pratiche burocratiche e permettere alla salma della piccola Zhao di tornare a casa, in Cina, dalla sua famiglia distrutta dal dolore. Leggi la ricostruzione completa di questa terribile domenica nel nostro articolo! 👇 🌹 Facciamo tutti insieme le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di questa giovane studentessa venuta a mancare troppo presto! Riposa in pace, piccolo angelo.

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Castel di Tora , lago del Turano

Castel di Tora– Aveva tutta una vita davanti a sé, un futuro luminoso tutto da scrivere e l’entusiasmo tipico di chi viaggia dall’altra parte del mondo per inseguire la propria realizzazione personale. Eppure, tutti i sogni, le speranze e le ambizioni di una giovanissima ragazza si sono spezzati per sempre nel tempo di un battito di ciglia, nell’istante fatale di un tuffo in acqua.
Un’ondata di dolore, sgomento e profonda commozione ha travolto l’intera comunità della valle del Turano per la tragica morte per annegamento di Zhao Ziming, una dolcissima studentessa cinese di soli 24 anni. Quella che doveva essere una spensierata e allegra domenica estiva da trascorrere in compagnia degli amici, si è purtroppo trasformata in uno degli incubi più atroci che la mente umana possa concepire.

La gita al lago e il tuffo fatale

La ricostruzione di questa immane tragedia strazia il cuore. La giovane Zhao Ziming, originaria di Pechino, si era trasferita in Italia per studiare: viveva a Roma, dove frequentava con profitto un corso universitario di comunicazione. Per sfuggire all’opprimente calura della Capitale, domenica scorsa aveva deciso di aggregarsi a un gruppo di amici per una gita fuori porta, raggiungendo il suggestivo borgo di Castel di Tora, sulle sponde del Lago del Turano.
L’intenzione era quella di rinfrescarsi e godersi la natura. Ed è proprio in quelle acque, apparentemente calme e accoglienti, che si è consumato il dramma. Dopo essersi tuffata, la 24enne è stata improvvisamente inghiottita dal lago, senza mai più riemergere. Secondo le prime frammentarie testimonianze raccolte sul posto, il tuffo sarebbe stato forse un po’ avventato, considerando che la giovane studentessa straniera non era considerata una “brava nuotatrice”.

Il disperato tentativo di salvataggio e il recupero

I resoconti degli amici presenti sono agghiaccianti. È stato un attimo: lo scroscio dell’ingresso in acqua e poi il nulla assoluto. Sotto gli occhi terrorizzati dei presenti, Zhao Ziming è scomparsa. Gli amici si sono lanciati disperatamente in acqua per cercarla e tirarla su, ma si sono scontrati con la natura ingannevole e pericolosissima delle acque lacustri: la visibilità limitata (che diventa quasi nulla già a pochi palmi dalla superficie) e il fondo scuro hanno reso totalmente impossibile individuarla. La giovane è andata a fondo a pochi metri dal punto in cui si era tuffata, in un tratto che paradossalmente non era nemmeno particolarmente profondo.
Sul posto si sono immediatamente precipitati i Carabinieri, i sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco. Ma per riuscire a individuare e recuperare il corpo ormai esanime della ragazza si è reso necessario l’intervento dei sommozzatori specializzati, elitrasportati d’urgenza a bordo di un elicottero decollato da Ciampino. Dopo il tragico recupero, al personale medico non è rimasto altro da fare che constatare il decesso.

Il rientro in Cina e il dolore della comunità

La Procura, dopo aver ascoltato le testimonianze degli amici in lacrime, ha stabilito che la morte è avvenuta per annegamento accidentale e non ha disposto alcun esame autoptico, autorizzando l’immediata restituzione della salma alla famiglia.
Ora è la macchina burocratica a essersi messa in moto. Il Comune di Castel di Tora sta provvedendo all’espletamento di tutta la complicata procedura burocratico-amministrativa, rimanendo in contatto costante con l’Ambasciata Cinese in Italia per poter concordare con i familiari (devastati dalla notizia) il triste e doloroso rimpatrio della salma a Pechino.
Questa tragedia riapre una ferita mai del tutto guarita nel territorio sabino, ricordando da vicino il recente e drammatico annegamento di un ragazzino di soli 15 anni nelle gelide acque del fiume Velino, avvenuto lo scorso mese di giugno.
«Questo evento ha lasciato costernata e nel dolore l’intera nostra comunità», ha concluso con la voce rotta dall’emozione la sindaca di Castel di Tora, Cesarina D’Alessandro. «Si tratta di una giovane ragazza e ogni parola oggi sarebbe davvero superflua per commentare una simile tragedia, che ora va trattata con estremo riguardo e delicatezza verso la famiglia». All’Italia non resta che piangere una giovane vita spezzata troppo presto.

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