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Salute

Rientro a scuola: tra desiderio di autonomia e ansie di separazione intervento di Adelia Lucattini sulle sfide emotive, la crescita e il benessere degli studenti

Lucattini: “L’ascolto attivo e il dialogo empatico dei genitori aiutano i figli a superare l’ansia da rientro, una reazione iniziale del tutto normale, transitoria e destinata a risolversi con il naturale adattamento”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Ritorno a scuola

Redazione-  Il ritorno in classe rappresenta per bambini e adolescenti molto più di una semplice ripresa della routine quotidiana, è una fase di profonda trasformazione emotiva in cui si mescolano il desiderio di crescita, le aspettative per il futuro e la nostalgia del tempo trascorso con la famiglia durante le vacanze. Accompagnare i più piccoli in questo delicato passaggio significa sapere ascoltare i loro bisogni, accogliere le paure senza drammatizzarle ed essere punti di riferimento stabili.

La psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), al riguardo, in questa intervista. ci guida alla scoperta delle dinamiche psicologiche legate al rientro a scuola, offrendo ai genitori chiavi di lettura preziose e consigli pratici per vivere questa transizione con serenità, fiducia e vicinanza affettiva.

Dott.ssa Lucattini, con la fine dell’estate e la ripresa delle lezioni, per molti bambini e ragazzi si riaprono le porte della Scuola. Quali sono le emozioni prevalenti che caratterizzano questo momento e come si manifestano?

 

Il rientro a scuola è quasi sempre accompagnato da emozioni contrastanti, accanto alla curiosità, al piacere di ritrovare i compagni e al desiderio di tornare alle proprie attività, possono comparire nostalgia per il tempo delle vacanze, paura dei voti e una vera e propria ansia da separazione. È un’ambivalenza fisiologica, poiché ogni ripresa comporta sia un ritorno a qualcosa di conosciuto, che l’inizio di un “nuovo” anno scolastico.

Nei bambini più piccoli, che iniziano o frequentano la Scuola Primaria (materna) queste emozioni si esprimono spesso nel corpo e con il comportamento, hanno ad esempio, difficoltà ad addormentarsi, mal di pancia, mal di testa, maggiore bisogno di vicinanza ai genitori, pianto al momento del distacco, sia a casa, che all’ingresso a scuola. Nei bambini più grandi l’ansia può essere meno evidente e assumere la forma di insofferenza, stanchezza, preoccupazione, a volte del tutto immotivata, per il rapporto con i compagni di classe. Nell’età evolutiva molto spesso, l’ansia viene somatizzata o diviene iperattività fisica, soltanto nella preadolescenza è riconosciuta e verbalizzata con chiarezza (British Journal of Psychiatry Open, 2025).

 

Per molti genitori, l’ansia o il pianto dei figli all’idea di tornare in classe possono tuttavia essere fonte di grande preoccupazione. Quando il pianto o l’ansia legati al ritorno in classe rientrano nella norma e quando invece, diventano campanelli d’allarme?

 

Il pianto, da solo, non è un indicatore di un qualche disturbo, in generale è una manifestazione naturale. Un bambino può piangere perché in quel momento la separazione è emotivamente faticosa e, pochi minuti dopo, entra in classe, si interessa a ciò che succede trascorrendo serenamente la giornata scolastica. In questi casi, il pianto è un modo per scaricare la tensione ed esprimere il conflitto  tra desiderio di restare con i genitori e curiosità per la scuola, che il bambino non riesce a comprendere. È generalmente rassicurante quando l’ansia diminuisce progressivamente, quando il bambino riesce comunque a entrare a scuola, mantiene interesse per i compagni e per le attività e, una volta avvenuta la separazione, ritrova un proprio equilibrio.

È importante soprattutto non entrare in una spirale nella quale l’ansia del bambino allarma i genitori e li rende ansiosi, naturalmente, se il disagio persiste per oltre tre mesi, interferisce con la frequenza scolastica e turba la vita familiare, in questi casi, è utile confrontarsi con la scuola ed eventualmente valutare anche un consulto con uno specialista dell’età evolutiva (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Come si riflette, in particolare, nel comportamento quotidiano il conflitto tra il desiderio di crescita e il timore del distacco e quali accorgimenti i genitori possono adottare al riguardo, senza forzature e ansie?

 

La crescita non procede mai come una linea retta, è piuttosto un movimento a spirale con ritorni e progressioni in avanti. I bambini possono avere bisogno di rendersi autonomi e allo stesso tempo di sapere che mamma e papà sono sempre lì per loro. Questa oscillazione tra autonomia e dipendenza non è una contraddizione patologica, ma una caratteristica propria dello sviluppo.

Nei periodi di cambiamento, come l’inizio della scuola, possono comparire anche piccole regressioni, con maggiore richiesta di attenzione, bisogno di rituali che sembravano superati, difficoltà a separarsi o atteggiamenti oppositivi. Talvolta, l’oppositività stessa è un modo per mettere alla prova la solidità del legame e verificare inconsciamente se sia possibile desiderare di andare a scuola senza perdere l’amore dei genitori.

Il ruolo dei genitori non è accelerare la separazione, ma renderla possibile, cioè offrire piccole autonomie proporzionate all’età, senza sostituirsi al bambino, ma neppure ritirando bruscamente la propria presenza amorevole. Sollecitare un bambino a comportarsi da grande o negare la sua paura rischia di trasformare una difficoltà momentanea in un sentimento di inadeguatezza. È molto più utile riconoscere l’emozione e contemporaneamente trasmettere fiducia, comprendendo la paura senza confermare l’idea che la situazione sia pericolosa (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).

In questo delicato percorso di accompagnamento, quanto è determinante il ruolo della comunicazione tra genitori e figli e quali atteggiamenti pratici possono realmente fare la differenza?

 

È fondamentale, a condizione di non confondere la comunicazione con l’interrogatorio. I bambini hanno bisogno di sentire che i genitori sono interessati a ciò che vivono, ma anche di poter avere uno spazio psichico proprio, non continuamente indagato o controllato.

Fare domande molto insistenti appena il figlio esce da scuola porta a una chiusura o a risposte banali. È più efficace cominciare a parlare di se stessi e della propria giornata perché il racconto del bambino emerga spontaneamente, magari durante il tragitto verso casa, a tavola o mentre si fanno i compiti.

La funzione più importante del genitore è quella di aiutare il figlio a trasformare un’emozione in qualcosa che può essere pensato e raccontato, questo significa ascoltare senza minimizzare, ma anche senza amplificare, riconoscere che la giornata è stata difficile e lasciare che il bambino trovi, con il proprio tempo, le parole per spiegarne il perché.

Una ricerca pubblicata su Developmental Psychology (2025) ha mostrato quanto parlare con i figli di come si sentano, ascoltarli con pazienza, spiegare senza interrompere, è associato ad un miglioramento delle reazioni ansiose.

 

Come può la ritualità quotidiana dell’accompagnamento e del ritorno giovare al bambino nella stabilità del suo mondo affettivo e familiare?

 

I rituali hanno una funzione psicologica molto importante perché rendono prevedibile ciò che emotivamente può essere difficile. Il saluto del mattino, il percorso verso scuola, lo stesso modo di salutarsi, così come il momento in cui ci si rincontra nel pomeriggio, costruiscono una cornice affettiva e danno un ritmo al tempo riconoscibile, stabile. Il bambino fa così l’esperienza che ci si può lasciare,  ma che poi, ci si ritrova e si sta insieme.

Dal punto di vista psicoanalitico, questa prevedibilità sostiene progressivamente la capacità del bambino di conservare dentro di sé la sicurezza del legame anche quando il genitore non è fisicamente presente. Il rito diventa così una sorta di ponte tra presenza e assenza, tra casa e scuola.

Per questo, è prezioso anche un piccolo rituale del ritorno, come una merenda insieme, qualche minuto tranquillo o il tempo di riappropriarsi della casa e della cameretta, prima di iniziare compiti e attività (Journal of Family Psychology, 2026).

 

Nei casi in cui il rientro a scuola coincida con un passaggio scolastico particolarmente impegnativo, come il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria o dalle elementari alle medie, in che modo cambiano le dinamiche legate all’ansia da separazione e come può evolvere il rito dell’accompagnamento?

Ogni passaggio scolastico comporta un piccolo trauma, nel passaggio dalla Scuola dell’Infanzia alla Primaria è ancora molto presente la separazione concreta dalle figure familiari, insieme al timore per un ambiente più richiedente, nuove regole e nuovi compagni. I genitori continuano quindi a rappresentare un punto di riferimento molto forte.

Anche il rito dell’accompagnamento deve evolvere, con un bambino piccolo può significare arrivare insieme fino all’ingresso della scuola. Crescendo può diventare accompagnarlo da lontano, lasciando che si incontri con gli amici prima dell’ingresso. È importante che questa trasformazione avvenga gradualmente, non si può sparire improvvisamente.

L’obiettivo è che la presenza concreta del genitore possa lentamente diventare una presenza interiorizzata. Il bambino e poi l’adolescente, possono progressivamente sentire di avere dentro se stessi una base affettiva sufficientemente sicura da permettere loro di affrontare nuove esperienze anche senza la presenza fisica dei genitori. Le ricerche più recenti sui passaggi di ciclo scolastico confermano quanto la qualità dei legami con i compagni e con l’ambiente scolastico siano fattori importanti per il benessere psicologico (School Mental Health, 2025).

Quali consigli si sente di dare per affrontare al meglio questo nuovo anno scolastico?

-Ricordare che un po’ di ansia all’inizio della scuola è normale e, nella maggior parte dei casi, passeggera, che non è una malattia e tende ad attenuarsi con il tempo e con l’adattamento;

-Avere pazienza e cercare di comprendere ciò che il bambino sta vivendo, senza minimizzare la sua paura ma senza amplificarla;

-Mantenere costanti le abitudini quotidiane, soprattutto l’accompagnamento a scuola e il momento del ritorno a casa. La prevedibilità aiuta il bambino a sentirsi sicuro e capace di farcela;

-Evitare di tartassare il bambino di domande appena esce da scuola. È più utile creare dei momenti tranquilli, senza tecnologia, in cui possa raccontare spontaneamente quello che ha vissuto o è successo a scuola,  e sentirsi ascoltato;

-Mantenere un rapporto fiducioso e collaborativo con la Scuola. La continuità tra famiglia e insegnanti offre al bambino una base di sicurezza e serenità molto solido;

-Se l’ansia non si attenua e persiste per oltre tre mesi e interferisce con la frequenza scolastica, il sonno, le relazioni o la vita quotidiana, è opportuno consultare uno psicoanalista dell’età evolutiva.

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Salute

Autunno: colori, ombre e gioia. Tra Malinconia, Trasformazione e Riscoperta di Sé. Intervista ad Adelia Lucattini della Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Autunno

Redazione-  L’autunno è da sempre una stagione di profondo passaggio. Se da un lato, il paesaggio si tinge delle sfumature calde e avvolgenti del foliage, dall’altro, il progressivo accorciarsi delle giornate e la riduzione della luce naturale invitano a un rallentamento, muovendo ad una vera e propria organizzazione interiore nel nostro mondo emotivo. Non si tratta quindi, come documentano gli studi scientifici, solo di un cambio del calendario o del clima, ma di un nuovo riassetto interiore legato proprio al cambiamento di stagione. Il rientro ai ritmi di studio e lavoro, la perdita della spensieratezza estiva e la necessità di riadattarsi alla routine possono risvegliare nostalgia, malinconia o un senso di stanchezza diffusa. Tuttavia, l’autunno possiede anche una straordinaria dimensione generativa. Come la natura si spoglia dell’inutile per prepararsi a nuova vita, così anche noi siamo chiamati ad accogliere le nostre “zone d’ombra”, trasformando la malinconia in uno spazio di ascolto, riflessione e ripartenza. Per comprendere meglio le dinamiche psicologiche legate a questa stagione e scoprire come viverla  al meglio, abbiamo intervistato Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (IPA) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

 

Dott.ssa Lucattini, l’arrivo dell’autunno porta con sé un’evidente trasformazione del paesaggio, ma anche una profonda e silenziosa riorganizzazione del nostro mondo interno. Le giornate che si accorciano e il calo della luce naturale ci confrontano con il tema del passaggio. Cosa accade, in particolare, quali sono le sfaccettature psicologiche dell’umore che caratterizzano questa stagione?

 

L’autunno è una stagione di transizione che coinvolge l’ organismo, la vita emotiva e il mondo interno. La progressiva diminuzione della luce naturale influenza i ritmi circadiani, il sonno e i meccanismi neurobiologici che regolano l’umore. Alcune persone possono avvertire maggiore stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o un bisogno più intenso di riposo e raccoglimento.

L’autunno ci confronta con il tempo che passa, la separazione e la trasformazione. La malinconia stagionale non rappresenta necessariamente una sofferenza psicologica, ma può esprimere la difficoltà di lasciare andare ciò che finisce e, insieme, il desiderio di accogliere qualcosa di nuovo.

L’autunno possiede anche una dimensione vitale e creativa. Il rallentamento dei ritmi può favorire l’ascolto dei propri bisogni, il recupero dei ricordi e la rielaborazione delle esperienze. In termini psicoanalitici, quando la malinconia viene riconosciuta e pensata, può trasformarsi in un’occasione di crescita interiore. L’autunno ci ricorda, infine, che ogni cambiamento comporta anche nuove possibilità, accettare ciò che cambia senza viverlo come una perdita insuperabile permette di conservare dentro di sé ciò che è stato importante e di aprirsi a nuovi desideri ed esperienze (Chronobiology International, 2025).

 

Se da un lato, avvertiamo questo rallentamento, dall’altro, la natura autunnale ci regala la bellezza del foliage e piccoli ritrovi conviviali come la raccolta delle castagne. In che modo, questi elementi naturali possono aiutarci a ritrovare calma e buoni propositi?

La natura autunnale, con i suoi colori intensi, i profumi e i ritmi più lenti, offre un’occasione preziosa per ritrovare un contatto con noi stessi. La bellezza del foliage, ad esempio, suscita emozioni positive, meraviglia e un senso di armonia che possono contribuire ad attenuare le tensioni accumulate nella vita quotidiana. Camminare in un bosco, osservare il cambiamento delle foglie, ascoltare i suoni della natura permette di rallentare il flusso dei pensieri e di recuperare una dimensione di tranquillità, spesso sacrificata agli impegni e alla fretta.

Il paesaggio autunnale possiede anche un importante valore simbolico. Le foglie che cambiano colore e cadono dagli alberi ci ricordano che la trasformazione e la perdita fanno parte della vita, ma non coincidono necessariamente con la fine di qualcosa. La bellezza dell’autunno può aiutarci a trasformare la nostalgia in una disposizione più riflessiva e creativa, nella quale diventa possibile riconoscere nuovi desideri e formulare progetti per il futuro.

La convivialità autunnale permette di contrastare la tendenza all’isolamento che talvolta accompagna la malinconia stagionale. La presenza delle persone care, la condivisione di gesti semplici e il piacere di stare insieme rafforzano i legami affettivi e alimentano quel senso di fiducia che sostiene la capacità di affrontare le trasformazioni della vita. È proprio dall’incontro tra la dimensione contemplativa della natura e quella affettiva delle relazioni che possono nascere nuovi propositi. Non sempre per ripartire è necessario accelerare, talvolta è proprio rallentando che ritroviamo le energie emotive e la libertà interiore per cambiare (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Considerando proprio gli aspetti visivi di questo cambio di stagione, in che modo la caduta delle foglie e la diminuzione della luce influiscono sullo stato d’animo, portando talvolta in molte persone, sentimenti di nostalgia e malinconia?

Le trasformazioni del paesaggio possono suscitare emozioni profonde, la caduta delle foglie, gli alberi che si spogliano e la luce più tenue possono evocare, anche inconsciamente, il trascorrere del tempo, la separazione e la perdita, assumendo significati personali legati alla nostra storia.

La caduta delle foglie rappresenta simbolicamente la separazione, i cambiamenti possono riattivare nostalgia e malinconia, soprattutto quando richiamano legami importanti o momenti felici che vorremmo trattenere. La malinconia nasce talvolta proprio dall’intreccio tra ricordo e desiderio, dalla presenza interiore di qualcosa che non appartiene più alla nostra realtà.

La diminuzione della luce naturale influenza anche l’equilibrio emotivo, agendo sui ritmi circadiani, sul sonno e sui meccanismi neurobiologici coinvolti nell’umore. Nelle persone più sensibili ai cambiamenti stagionali può associarsi a stanchezza, sonnolenza, minore vitalità e maggiore vulnerabilità depressiva, con reazioni che variano secondo la sensibilità individuale.

Attraverso la memoria affettiva, la malinconia assume così una tonalità dolceamara, nella quale la tristezza convive con il piacere del ricordo, accogliere ed elaborare questi sentimenti permette di trasformare la nostalgia in una risorsa per comprendere meglio noi stessi (European Psychiatry, 2025).

Secondo Lei, vivere con serenità il ritmo e il cambiamento legato alle  stagioni, può insegnare ad accogliere le emozioni più complesse, anziché combatterle o reprimerle?

 

Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. La primavera può risvegliare entusiasmo, l’estate vitalità, mentre l’autunno e l’inverno possono favorire l’introspezione. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia. La maturità emotiva non consiste nell’essere sempre sereni, ma nella capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare anche i sentimenti più difficili. Tristezza, nostalgia, paura e rabbia non sono emozioni da reprimere, ma esperienze che seppur non desiderate, possono aiutare a comprendere meglio i nostri bisogni più veri.

L’autunno, in particolare, richiama simbolicamente la  capacità di separarsi da situazioni, aspettative e immagini di sé che appartengono al passato. Accogliere le emozioni non significa subirle passivamente, ma ascoltarle, trovare parole per esprimerle e trasformarle in pensieri. Attraverso questo processo di simbolizzazione, anche un’esperienza difficile può diventare un’occasione di crescita interiore. La serenità non nasce dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di attraversarle, accettando le nostre trasformazioni senza mai perdere la fiducia nella possibilità di affrontarli (Psychological Medicine, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare per vivere al meglio questo periodo dell’anno?

-Rispettare i propri ritmi interiori. Concedersi pause, dormire regolarmente e non eccedere negli impegni favorisce il riposo e l’elaborazione delle esperienze emotive;

-Riscoprire il contatto con la natura. Passeggiare nei boschi, ammirare i colori autunnali e raccogliere castagne può rasserenare e favorire una riconciliazione con noi stessi;

-Coltivare il piacere dell’intimità. Il calore della casa, degli affetti, della lettura e delle piccole abitudini rassicuranti offre sicurezza e contenimento emotivo;

-Mantenere viva la capacità di desiderare. Programmare un viaggio o attendere le festività alimenta il piacere dell’attesa, la speranza e l’investimento affettivo nel futuro;

-Il contatto con la natura cura, ma se non sempre bastasse, un percorso psicoanalitico può aiutare a dare ordine ai pensieri e alle emozioni, a stare meglio e vivere bene, in ogni stagione.

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Salute

Stress killer, il caro carburante e i blocchi al Sud fanno impennare il cortisolo: l’allarme degli esperti su ansia cronica, insonnia e microcircolo

Stress killer al Sud, il caro carburante fa impennare il cortisolo: l’allarme medico tra allerta cronica, insonnia, ritenzione idrica e danni al microcircolo 👇

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Camilla Pizzoni - Direttore Generale Pool Pharma

Napoli – Il Mezzogiorno d’Italia è bloccato e la paralisi non investe soltanto la logistica delle merci, ma si sta trasformando rapidamente in una silenziosa emergenza di sanità pubblica. Con la proroga fino al 27 ottobre delle agitazioni degli autotrasportatori contro l’impennata del costo dei carburanti, le code chilometriche ai distributori di benzina – in particolare nel nodo nevralgico di Napoli – e gli scaffali che iniziano a svuotarsi nella grande distribuzione stanno generando una profonda ondata di apprensione collettiva. Uno stato di allerta permanente che logora l’organismo di milioni di cittadini, innescando una produzione anomala di cortisolo, il micidiale “ormone dello stress”.

A lanciare l’allarme clinico è un’approfondita indagine condotta dal centro studi Pool Pharma su un campione di residenti nelle aree più colpite dalla serrata dei trasporti. Dai rilevamenti emerge un quadro psicofisico drammatico: la provincia in cui si registra il più alto picco di agitazione patologica è Cosenza (72% dei residenti), seguita a ruota da Potenza (66%), Foggia e Cagliari a pari merito (62%), Reggio Calabria (59%), Caserta (55%), Palermo (48%), Bari (44%), Napoli (40%) e Isernia (33%). Tra le categorie lavorative a rischio collasso spiccano i camionisti (82%), seguiti da agricoltori (75%), allevatori (73%), gestori di stazioni di servizio (68%) e addetti ai negozi alimentari (63%).

Il cortisolo oltre i livelli di guardia: l’analisi della dottoressa Camilla Pizzoni

Quando l’incertezza economica e l’ansia quotidiana diventano un assedio continuo, la fisiologia umana si disintegra. A spiegare la cascata ormonale che colpisce l’organismo è Camilla Pizzoni, Direttore Generale di Pool Pharma:

«Il cortisolo è la risposta chimica primaria all’angoscia prolungata. Il nostro sistema nervoso autonomo simpatico, programmato dall’evoluzione per attivare la reazione ancestrale di attacco o fuga di fronte a un pericolo mortale, rimane costantemente acceso giorno e notte», illustra l’esperta. «Questa iperproduzione supera i livelli di tolleranza, distrugge il naturale ciclo sonno-veglia ed espone il corpo a un’infiammazione sistemica di basso grado. Lo stress cronico danneggia gravemente il microcircolo sanguigno e altera il metabolismo, portando a insonnia, irritabilità, stanchezza opprimente e pericolosi sbalzi della pressione arteriosa».

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Perché alle zebre non viene l’ulcera – Robert M. Sapolsky

Il saggio medico mondiale di riferimento su stress, cortisolo e salute: come l’ansia prolungata danneggia il corpo umano e quali strategie scientifiche adottare per ritrovare l’equilibrio.

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Drenaggio, microcircolo e ritenzione idrica: la cura del professor Fabrizio Malipiero

Tra le manifestazioni somatiche più immediate e subdole dell’eccesso di cortisolo si colloca la ritenzione idrica acuta, favorita in queste settimane dalla sedentarietà forzata, dal ricorso a cibi più calorici e dalla tendenza a bere meno acqua. Un disturbo che non è affatto un mero inestetismo cutaneo, ma il sintomo manifesto di una sofferenza vascolare e linfatica. A fare chiarezza è il professor Fabrizio Malipiero, docente di Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna:

«La nutraceutica moderna affronta il problema con una visione olistica e clinica», chiarisce Malipiero. «Non ha alcun senso limitarsi a espellere liquidi: l’obiettivo terapeutico è sostenere la barriera del microcircolo, riattivare il drenaggio linfatico naturale, preservare l’equilibrio elettrolitico trattenendo i preziosi sali minerali e supportare la tonicità delle pareti venose, impedendo il ristagno tossico nei tessuti periferici».

Il doppio carico delle donne e l’affaticamento epatico negli uomini

Lo stress economico e logistico colpisce ambo i sessi, ma con risvolti differenti. Nelle donne, la conciliazione tra il lavoro, la gestione della casa e la cura dei figli esaspera il carico cognitivo fino a tarda sera, mantenendo i livelli di cortisolo elevati anche durante le ore destinate al riposo notturno.

Negli uomini, di contro, il cortisolo alto si salda con uno stile di vita sedentario e una dieta disordinata, ricca di sodio o alcolici consumati per stemperare le tensioni: fattori che affaticano il fegato e compromettono la depurazione organica. Imparare a gestire i carichi d’ansia, curare l’alimentazione e ricorrere a un corretto supporto nutraceutico rappresentano le uniche armi efficaci per proteggere la salute del corpo dall’onda d’urto delle crisi contemporanee.

A cura della Redazione Salute e Società di Cavaliere News

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Costruire la medicina con i LEGO molecolari: a Teramo la lezione magistrale del professor Marco Di Antonio, dall’Istituto «Alessandrini-Marino» ai vertici dell’Imperial College di Londra

Dall’Istituto Alessandrini di Teramo all’Imperial College di Londra: il prof Marco Di Antonio torna a casa per insegnare come costruire farmaci intelligenti con i mattoncini di DNA 👇

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Marco Di Antonio

Teramo – Il DNA non è soltanto il codice sacro della vita biologica, ma un formidabile set di mattoncini intelligenti con cui architettare le biotecnologie e i farmaci salvavita del futuro. A dimostrarlo alla comunità scientifica internazionale è un talento purissimo sbocciato nel nostro territorio: il professor Marco Di Antonio, oggi docente associato presso il prestigioso Imperial College di Londra e scienziato alla guida di un team di ricerca d’avanguardia noto in tutto il mondo.

Martedì 27 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 11:15, il celebre ricercatore farà ritorno nei luoghi in cui è nata la sua vocazione scientifica per incontrare gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore «Alessandrini-Marino» di Teramo, nell’Auditorium di via San Marino n. 12. Una lectio magistralis intitolata con felice intuizione «DNA o LEGO? Come costruire materiali funzionali utilizzando piccoli mattoncini di DNA», destinata a segnare una tappa memorabile nel percorso formativo delle classi a indirizzo Chimica e Odontotecnico.

Dall’Istituto Tecnico alle vette della nanomedicina mondiale

L’appuntamento assume un valore pedagogico e umano di rara intensità: il professor Di Antonio ha mosso i suoi primissimi passi nello studio delle scienze esatte proprio tra i banchi dell’Istituto «Alessandrini», dove ha conseguito il diploma in Chimica prima di intraprendere una folgorante carriera accademica tra l’Italia e il Regno Unito. La mattinata si aprirà alle ore 10:00 con i saluti inaugurali della dirigente scolastica del Polo Tecnologico Economico, la professoressa Maria Letizia Fatigati, affiancata da una delegata della professoressa Clara Moschella, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Teramo, e dai rappresentanti delle istituzioni territoriali.

A seguire, lo scienziato guiderà la platea in una discesa vertiginosa nella scala nanometrica, spiegando come le singole sequenze di acidi nucleici possano essere ripiegate e ingegnerizzate per costruire biopolimeri strutturali. Una branca rivoluzionaria – la cosiddetta nanotecnologia del DNA – che permette di veicolare principi attivi direttamente all’interno delle cellule malate, aprendo frontiere inedite nella medicina personalizzata e nella diagnostica precoce.

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La doppia elica – James D. Watson

La storia avvincente e senza filtri della scoperta della struttura del DNA: il libro che ha ispirato generazioni di ricercatori a esplorare i misteri della vita e della genetica molecolare.

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La svolta sul tumore ovarico e la sfida clinica contro la SLA

La curiosità e l’attesa per l’arrivo del professor Di Antonio sono amplificate dai risultati eccezionali ottenuti dai suoi recenti studi all’Imperial College. Il suo laboratorio ha infatti decifrato un meccanismo biochimico cruciale legato alle conformazioni secondarie del DNA – note come strutture G-quadruplex – che regolano lo sviluppo della resistenza alla chemioterapia nelle pazienti colpite da carcinoma ovarico. Una scoperta epocale che offre una chiave di volta terapeutica per scongiurare le recidive tumorali e prolungare significativamente le speranze di sopravvivenza.

Parallelamente, l’équipe guidata dallo scienziato abruzzese sta conducendo sperimentazioni pionieristiche per il contrasto della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), aggredendo i meccanismi degenerativi dei motoneuroni con oligonucleotidi di sintesi. Dalle 10:45 alle 11:15 gli studenti potranno interrogare direttamente il professore durante una sessione aperta di domande e risposte, toccando con mano cosa significhi dedicare la vita all’avanzamento della salute globale.

La scuola pubblica come motore di riscatto: le parole della preside Fatigati

Un plauso commosso giunge dalla preside Maria Letizia Fatigati: «Vedere un nostro ex alunno sedere ai vertici accademici dell’Imperial College di Londra testimonia che la scuola pubblica e la formazione tecnica d’eccellenza sono capaci di abbattere qualsiasi barriera. Ai nostri giovani dico che i confini della conoscenza e del successo sono accessibili a chiunque scelga di coltivare con costanza rigore, curiosità intellettuale e passione civile».

L’intero evento sarà fruibile in diretta streaming globale sul canale YouTube dell’istituto (www.youtube.com/user/IISTeramo), confermando l’«Alessandrini-Marino» quale autentico faro culturale e scientifico per l’intera regione.

A cura della Redazione Scuola, Scienza e Territorio di Cavaliere News

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